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Cimice asiatica, reti protettive e predatori naturali

Nuovi e interessanti risultati sul fronte della lotta allacimice asiatica (Halyomorpha halys). Il pericoloso insetto esotico che dal 2012 causa gravi danni agli agricoltori in Emilia-Romagna, in particolare suifrutteti, ha determinato costi aggiuntivi per la difesa attiva e passiva, nonché perdite di prodotto di entità variabile, a seconda delle zone, con importanti ricadute economiche sulle singole aziende e sull’intero territorio.
Per affrontare questa grave minaccia, tecnici, ricercatori e imprese agricole si sono associate in unGruppo operativo per l’innovazione (Goi) e hanno avviato nel 2016 un progetto triennale, denominatoHalys, per identificare nuovi approcci di difesa contro un organismo altamente nocivo, che provoca notevoli disagi anche ai cittadini.
E sono numerose le novità arrivate dal Gruppo operativo promosso dal Centro ricerche produzioni vegetali (Crpv) e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020, che vede la partecipazione attiva del sistema cooperativo.Con il Progetto è stato costituito un team di esperti di alto livello tecnico-scientifico con il coinvolgimento tra l’altro dell’università di Modena e Reggio (prof.ssa Lara Maestrello) e di Astra, che hanno operato in stretto collegamento con le attività del Consorzio fitosanitario di Modena e del Servizio fitosanitario regionale, rappresentato da Stefano Boncompagni della direzione. Si tratta di un pool creato per fornire strumenti efficaci ed affidabili a tecnici ed agricoltori così da affrontare il monitoraggio in campo della cimice asiatica ed applicare strategie di difesa sostenibili, che tengano conto dell’etologia ed ecologia di questo insetto esotico limitando l’impiego di prodotti chimici.

“Il progetto triennale (2016/2018) sviluppato dal Goi, denominato ‘Halys’, – spiega la coordinatrice, Maria Grazia Tommasini, del Crpv – ha permesso innanzitutto di conoscere con esattezza la biologia e l’ecologia dell’insetto e il suo adattamento al nostro territorio, evidenziando che il picco delle presenze in uscita dallo svernamento degli adulti si verifica tra aprile e metà maggio e si registrano due generazioni complete, sovrapposte. A metà maggio inizia l’ovideposizione per la generazione svernante con un potenziale riproduttivo fino a 285 uova/femmina, mentre per la generazione estiva l’ovideposizione comincia a metà luglio con un potenziale riproduttivo fino a 215 uova”.
“Sotto il profilo della difesa – prosegue Tommasini – è stata dimostrata l’utilità di tecniche di prevenzione fisica come l’impiego delle reti multifunzionali, che attualmente rappresentano uno degli strumenti più performanti per proteggere le produzioni frutticole dalla cimice asiatica laddove applicate correttamente, vale a dire con copertura tempestiva dopo la fioritura”. “Il progetto – rileva la ricercatrice del Crpv – ha inoltre mostrato il contributo offerto da alcuni predatori naturali presenti nei nostri ambienti (appartenenti alle famiglie ReduvidaeNabidaeTettigonidae), in grado di combattere efficacemente soprattutto gli stadi giovanili della cimice asiatica. A questo proposito, appare quindi determinante preservare l’integrità e la funzionalità degli agroecosistemi per far fronte alla diffusione di specie invasive”.
“Nel triennio – aggiunge Tommasini – sono state valutate anche alcune trappole a feromoni, che hanno evidenziato una buona capacità di attrazione nei confronti di tutti gli stadi di sviluppo mobili della cimice asiatica. Questi dispositivi hanno mostrato una forte variabilità nella cattura, imputabile a diversi fattori esterni, quali l’attrattività e la vigoria delle piante circostanti e il portamento della pianta su cui sono installati. L’impiego delle trappole è comunque utile per rilevare i picchi di presenza dell’insetto nei pressi del campo e il momento in cui fanno la loro comparsa le forme giovanili”.
La ricerca ha anche provveduto a saggiare diversi formulati insetticidi per valutarne l’attività contro uova, forme giovanili e adulte di Halyomorpha halys.“I prodotti più attivi – continua Tommasini – sono risultati quelli appartenenti alle classi degli organofosfati, piretroidi e neonicotinoidi; l’efficacia è basata principalmente sull’attività di contatto (effetto abbattente). Tra i prodotti testati ad oggi non è stata osservata una marcata azione ovicida, mentre più soddisfacenti sono le performance nei confronti degli stadi giovanili, anche per i prodotti biologici. Gli adulti risultano meno sensibili agli interventi insetticidi e mostrano una parziale capacità di recupero inseguito all’applicazione. “Tra l’altro – conclude la coordinatrice – lo studio ha poi comprovato che la presenza di cimici nelle uve non determina danni significativi sulla produzione e non influenza le qualità chimico-fisiche ed organolettiche dei vini Lambruschi e Sangiovese, ma anche Merlot e Lugana”.
“Gli importanti risultati ottenuti attraverso questo progetto – sottolinea Raffaele Drei, presidente del Crpv – sono il frutto del lavoro di squadra condotto dal nostro centro insieme agli altri centri di ricerca specializzati e alle imprese socie, a partire dal sistema cooperativo, e alla Regione con l’importante ruolo svolto dal Servizio fitosanitario regionale, per contrastare e contenere la diffusione del temibile insetto legata aimutamenti climatici. Si tratta di un metodo vincente, che rappresenta un valore aggiunto e in Emilia-Romagna ha già dato buoni esiti in passato, consentendo di limitare la diffusione di altre importanti avversità quali Colpo di fuoco batterico, Psa, ecc…”.
“Occorre pertanto proseguire in questa direzione – ricorda Drei – potenziando gli strumenti di supporto alla produzione, come l’azione di coordinamento dei tecnici di assistenza alle coltivazioni, con ulteriori mezzi per rispondere alle domande ancora aperte sulla cimice asiatica e su altri fronti”. Bisogna infatti tener presente che la “guerra” contro questo temibile insetto è tutt’altro che vinta ed a tale proposito in Cina è stato raggiunto un equilibrio attraverso la diffusione massiva di un antagonista naturale, la “vespa samurai”. Attualmente, la sua importazione in Europa è vietata per motivi di carattere burocratico/precauzionale, ma quest’anno la sua presenza è stata segnalata accidentalmente per cui è opportuno chiedersi se non si possano prendere in considerazione per il futuro, adeguamenti alla normativa vigente.
“Le strategie ed i protocolli messi a punto in questo progetto triennale vanno nella giusta direzione, così come confermato da uno dei massimi esperti della materia, Tim Haye presente all’incontro Crpv, da qui l’impegno della struttura che presiedo – conclude Drei – di proseguire nello sviluppo di un nuovo progetto, perché la ricerca non si deve fermare”.
Un’esigenza particolarmente sentita in tempi in cui la globalizzazione ed i cambiamenti climatici hanno favorito la diffusione e la moltiplicazione di nuovi patogeni alieni. Questo fenomeno, anche alla luce di un quadro normativo giustamente garantista per il consumatore e l’ambiente, lascia l’agricoltore sempre più sprovvisto di strumenti per affrontare in maniera adeguata la difesa del proprio raccolto con pesanti conseguenze sulla redditività.
Fonte: ufficio stampa Crpv

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Le 5 innovazioni che cambieranno il futuro dell’agricoltura

IBM ha recentemente presentato a San Francisco il proprio focus annuale “5 innovazioni in 5 anni”, per raccontare come intelligenza artificiale, blockchain e internet of things e cloud cambieranno il settore

Il tempo a nostra disposizione è ormai poco, come hanno urlato a gran voce i milioni di giovani scesi nelle piazze nelle scorse settimane. Nei prossimi cinque anni la Terra supererà per la prima volta il tetto di 8 miliardi di persone, ed è impensabile continuare a coltivare utilizzando le stesse tecniche che ci hanno portato alla situazione attuale: “La nostra complessa catena alimentare, già logorata dai cambiamenti climatici e dalla limitata disponibilità di risorse idriche, sarà ulteriormente messa alla prova – spiega Arvind Krishna, vice president di Ibm Cloud & Cognitive Software – Per rispondere alle esigenze di questo affollamento futuro, abbiamo bisogno di nuovi algoritmi di intelligenza artificiale e di dispositivi collegati al cloud, di progressi nei settori della chimica e della microbiologia e di modi completamente nuovi di considerare la sicurezza alimentare”.

5 innovazioni in 5 anni

Non è un caso che ad interessarsi della questione sia stata proprio un’azienda come IBM, una delle più grandi al mondo nel settore informatico. L’agricoltura è a una svolta, e a guidare il cambiamento saranno le tecnologie. Per questo IBM ha recentemente presentato a San Francisco il proprio focus annuale “5 innovazioni in 5 anni”, per raccontare come intelligenza artificiale, blockchain, internet of things e cloud cambieranno il settore e cercheranno di rispondere alla sempre più esigente richiesta di cibo da tutto il mondo. Ecco 5 innovazioni che sono state presentate in occasione dell’evento e come potrebbero cambiare in maniera sostanziale il modo di coltivare delle prossime generazioni.

  1. Gemelli digitali

Il seme è, ovviamente, l’elemento base di ogni coltivazione. La soluzione proposta da IBM è quella di applicare la tecnologia del “digital twin”,ovvero dei “gemelli digitali” che sono la copia perfetta di un prodotto (in questo caso agricolo) o di un processo: copie che però hanno vita ed interagiscono tra loro solo nel mondo digitale. È una svolta per le aziende, che hanno la possibilità di risparmiare sulla creazione di un costoso prototipo fisico e iniziare invece a testare le prestazioni di un oggetto solo a livello digitale.“Un digital twin di terreni coltivabili, attività agricole e risorse agricole sarà disponibile per tutti gli agricoltori, fornitori di attrezzature agricole, distributori di generi alimentari, dipartimenti di agricoltura e salute, banche e istituti finanziari, organizzazioni umanitarie di tutto il mondo – spiega Krishna – generando un’economia in grado di condividere risorse e permettendo l’aumento della produttività agricola e della sicurezza alimentare, con un minore impatto ambientale”.

  1. Filiera interconnessa

Si chiama distributed ledger technology, ed è l’applicazione della tecnologia alla filiera alimentare: grazie ad essa, ogni attore saprà esattamente quanto produrre, ordinare e spedire per il successivo anello della catena, evitando così tutti quegli sprechi che caratterizzano il modello attuale. Ma non solo: questa tecnologia garantirà anche più freschezza e qualità dei cibi che arriveranno ai consumatori, grazie all’utilizzo integrato di blockchain, IoT e degli algoritmi di intelligenza artificiale.

  1. Microbi come alleati

Sapere cosa si mangia è alla base di qualunque sviluppo futuro delle tecniche di coltivazione. Oltre alla blockchain, c’è un modo innovativo e, allo stesso tempo, molto classico di scoprire le precise caratteristiche degli alimenti: basta chiedere ai microbi. L’analisi e la mappatura dei microbiomi, organismi che interagiscono e convivono con tutti gli animali, uomo compreso, permette di analizzare il corredo genetico e garantire così la provenienza e la qualità. Alla IBM il progetto è chiamato “Culture Club” e promette di essere un importante passo in avanti nel campo della sicurezza alimentare.

  1. Agenti patogeni

Tanti anni di inchieste e scandali alimentari ci hanno insegnato che è sempre bene interrogarsi sulle sostanze chimiche che vengono usate per coltivare i prodotti alimentari. In futuro sarà possibile analizzare il cibo semplicemente con un dispositivo portatile che ci dirà in tempo reale se all’interno dell’alimento possano esserci elementi dannosi per la nostra salute. “Nel giro di cinque anni, gli agricoltori, le imprese del settore alimentare e i negozi di generi alimentari, insieme ad un miliardo di cuochi – spiega ancora il vice president di Ibm Cloud & Cognitive Software Krishna – saranno in grado di rilevare senza problemi la presenza di pericolosi contaminanti negli alimenti. Sarà sufficiente un telefono cellulare o un piano d’appoggio con sensori basati sull’intelligenza artificiale. I sensori mobili di batteri potrebbero enormemente aumentare la velocità dei test sugli agenti patogeni, passando da giorni a secondi”.

  1. Ciclo chiuso

Altra questione sostanziale quando si parla di alimentazione è quella dei rifiuti: è evidente ormai che l’obiettivo a cui tendere nel futuro dell’agricoltura è la realizzazione di un ciclo produttivo chiuso, che sfrutti i rifiuti e gli scarti per generare nuovi prodotti. Dalla IBM fanno sapere che entro 5 anni tutti gli imballaggi e il packaging saranno realizzati con materiale riciclabile. L’innovazione si chiama VolCat: è un processo chimico catalitico che trasforma alcuni materiali plastici in una sostanza che può essere direttamente riutilizzata nelle macchine per la produzione della plastica per realizzare nuovi prodotti.

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Accordo Unical – MITO per il fondo d’investimento “Progress Tech Transfer”

Firmato martedì 16 aprile scorso, nella Sala Stampa, l’accordo tra Università della Calabria e la società MITO Technology per l’adesione dell’Ateneo a “Progress Tech Transfer”, il nuovo fondo d’investimento per il trasferimento e la valorizzazione delle tecnologie generate dalla ricerca pubblica italiana nel campo della sostenibilità.


L’Accordo ha lo scopo di aumentare per ricercatori e studenti dell’UNICAL le opportunità di investimento e migliorare i tassi di successo delle operazioni di trasferimento tecnologico come le cessioni di tecnologia, le licenze, nonché la creazione di imprese spin-off concernenti tecnologia e diritti di proprietà intellettuale.
Caratteristiche, obiettivi e attese di “Progress Tech Transfer” sono stati presentati da Francesco De Michelis, Amministratore Delegato di MiTo, e da Michele Costabile dell’Università LUISS e partner di MiTo, durante la conferenza, moderata dal Responsabile del Liaison Office Andrea Attanasio, alla quale ha presenziato il Delegato al Trasferimento Tecnologico dell’Unical Giuseppe Passarino che ha firmato l’accordo per UNICAL.
Il fondo, gestito dalla società MITO Technology, come sottolineato da De Michelis, durante la presentazione, apre per gli atenei che aderiscono anche a tecnologie di ricercatori, di dottorandi ma anche di studenti che sono ancora nella fase proof of concept, una fase in cui è molto difficile trovare un investitore. Attraverso call periodiche si selezionano le tecnologie a basso livello di maturazione per le quali saranno effettuati investimenti fino a 200mila euro in cambio di un’opzione sul brevetto che sarà depositato.
Il fondo ha una dotazione complessiva di 40 milioni di euro, sottoscritti pariteticamente dal Fondo Europeo degli Investimenti (FEI), attraverso i fondi InnovFin, e da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) nell’ambito della piattaforma ITAtech.
Oltre che alle tecnologie proof of concept, il fondo si rivolge ai progetti di spin-off in cui ci sia un ricercatore o un dottorando dell’ateneo; in questo caso il fondo interviene sotto forma di equity.
Sia le tecnologie proof of concept, siai progetti di ricerca tecnologici delle spin-off devono ricadere nel settore della sostenibilità (energia, risorse naturali, agri-food) e provenire dal mondo della ricerca pubblica italiana.
“L’iniziativa presentata si inserisce nella strategia complessiva dell’Ateneo che punta sempre di più sul trasferimento tecnologico includendo nelle azioni di valorizzazione della ricerca anche i più giovani attraverso iniziative come la Start Cup Calabria dalla quale negli ultimi due anni sono venuti fuori i vincitori del Premio Nazionale per l’Innovazione” – ha affermato il prof. Giuseppe Passarino definendo l’accordo firmato un’importante opportunità per l’Unical.
Il fondo, che come evidenziato dal prof. Costabile ha l’obiettivo ambizioso di valorizzare la tecnologia dal momento in cui viene progettata fino alla sua brevettazione, si innesta in un’ottica che reputa fondamentale la costituzione di un team con competenze complementari volto ad alimentare il brevetto e lo sviluppo dello business aziendale.
Per accedere al “Progress Tech Transfer” occorre rispondere alle due call annuali del fondo. Per l’anno 2019 la prima si è aperta il 2 aprile con scadenza 31 maggio 2019; la seconda aprirà il 15 settembre prossimo. La piattaforma per la sottomissione delle tecnologie è raggiungibile alla seguente URL: https://progressttfund.it/en/program/1-spring-call-2019