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In 20 anni il frutteto in Italia ha perso un quarto delle superfici

Il cambiamento climatico e l’omologazione dei consumi stanno colpendo anche i frutteti. E questo è un problema per diverse ragioni. Per la nostra dieta, per quella degli altri animali, ma anche per la lotta al climate change. Meno piante significa meno lavoro e meno contrasto all’inquinamento. A sostenerlo è l’ultimo report della Coldiretti, diffuso al Villaggio contadino di Bologna con l’Arca di Noè della fattoria italiana. A presenziare all’evento, nel giorno del terzo Friday for Future, flora, fauna, cibi a rischio di estinzione e agricoltori, giovani e studenti.

Il Secolo scorso e il confronto con oggi

Nel corso degli ultimi 100 anni sono scomparse dalla nostra tavola tre varietà di frutta su quattro. La perdita di biodiversità riguarda l’intero sistema agricolo e di allevamento: il rischio di estinzione si estende dalle piante coltivate agli animali allevati.

Se nel XX secolo potevamo contare sulla presenza di 8.000 varietà di fruttaoggi il numero è sceso a poco meno di 2.000. Di queste, 1.500 sono considerate a rischio “estinzione” anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale, che privilegiano le grandi quantità e la spersonalizzazione dell’offerta.

L’omologazione e la standardizzazione delle produzioni a livello internazionale concorrono a mettere in pericolo gli antichi semi della tradizione italiana, sapientemente custoditi da generazioni di agricoltori. E questo è un pericolo sia per i produttori che per i consumatori. A rischio c’è il patrimonio alimentare, culturale e ambientale del Made in Italy. Sovranità alimentare e biodiversità sono ora sotto attacco.

Tuttavia, negli ultimi anni l’agricoltura italiana ha invertito la rotta, diventando la più green d’Europa. L’Italia, evidenziano i dati di Coldiretti, è l’unico Paese al mondo che può vantare 5.155 prodotti alimentari tradizionali censiti, 297 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg. È anche leader europeo con quasi 60 mila aziende agricole biologiche, forte della scelta di vietare le coltivazioni Ogm e la carne agli ormoni, a tutela della biodiversità e della sicurezza alimentare.

L’Italia conta 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei vicini francesi e 533 varietà di olive autoctone contro le 70 spagnole.

Quanto offre oggi il “frutteto” italiano

Nell’arco di un ventennio, il “frutteto italiano” ha visto un crollo netto del 23%. A risentirne di più sono state le pesche, con la superficie coltivata a loro disposizione ridotta del 38%. Seguono uva da tavola (-35%), pere (-34 %), limoni (-27%), arance (-23%), mele (-17%), clementine e mandarini (-3%). Un grave danno non solo economico ed occupazionale ma anche ambientale.

“Con l’estinzione dei frutteti viene a mancare il prezioso ruolo di contrasto dell’inquinamento e del cambiamento climatico svolto proprio dalle piante, capaci di ripulire l’aria da migliaia di chili di anidride carbonica e sostanze inquinanti come le polveri pm10”, sottolinea il report Coldiretti.

Frutta salva-ambiente

La superficie italiana destinata a colture legnose (come frutteti e vigneti) è di circa 2.5 milioni di ettari: il 25% della superficie boschiva totale. Il ruolo della frutticoltura nella tutela dell’ambiente deriva dalla sua capacità di catturare CO2: un’azione che potrebbe ulteriormente essere potenziata.

Un ettaro di frutteto in produzione è in grado di catturare 20mila kg di anidride carbonica all’anno, contrastando le polveri sottili PM10 e abbassando la temperatura dell’ambiente circostante durante le estati più calde e afose. Non a caso, rilevano i dati Ispra, la differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi.

Se le emissioni inquinanti non verranno ridotte entro la fine del secolo, la produzione di grano potrebbe calare del 20%, del 40% quella della soia e del 50% quella del mais. “Ma i cambiamenti climatici” continua Coldiretti “hanno un impatto negativo anche sullo stesso valore dei terreni che potrebbero subire una perdita tra il 34 e il 60% nei prossimi decenni rispetto alle quotazioni attuali. E questo proprio a causa dell’innalzamento delle temperature che minaccia anche i redditi agricoli, rischiando di far aumentare la domanda di acqua per l’irrigazione dal 4 al 18%”.

“Un conto salato per un’agricoltura che ha già perso negli ultimi dieci anni ben 14 miliardi di euro tra danni alla produzione agricola nazionale e alle strutture e alle infrastrutture a causa delle anomalie del clima”. L’attuale tendenza alla tropicalizzazione è un nemico, per le coltivazioni, sempre più difficile da affrontare. Sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, il rapido passaggio dal sole al maltempo, ma anche sbalzi termici significativi compromettono i raccolti.

Allora come aiutare il mondo ortofrutticolo? Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini non ha dubbi. “Mettere più frutta italiana nelle bibite per far tornare conveniente piantare alberi nel nostro Paese sarebbe la vera svolta green che aiuta l’ambiente, la salute e l’economia e l’occupazione Made in Italy”.

“Oggi si continua a tollerare la presenza nelle bevande analcoliche di appena il 12% di frutta senza neanche l’obbligo di indicarne la provenienza, con un inganno per i consumatori ed un danno per i produttori. Occorre dire basta alle aranciate senza arance ed impegnarsi concretamente – conclude Prandini – nell’educazione alimentare a partire dalle scuole”.

L’azione di recupero della biodiversità è da attribuire ai nuovi sbocchi commerciali aperti dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica, attivi in tutte le Regioni. Si tratta di opportunità che offrono, ad allevatori e coltivatori, varietà e razze a rischio di estinzione. Una parte di biodiversità che altrimenti non sarebbe mai sopravvissuta alle  attuali dinamiche di produzione e distribuzione.

“La difesa dell’ambiente – sottolinea la Coldiretti – è il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy. Investire sulla distintività è una condizione necessaria per le imprese agricole. Questo perché permette di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo”.

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A Nova Irrigazione, tecnologia per gestire l’acqua in modo facile, sostenibile e redditizio

A Nova Irrigazione la dimostrazione di come lavorano le più evolute macchine per l’irrigazione a pioggia e lo stato dell’arte della ricerca per fornire soluzioni sempre più efficienti per l’uso dell’acqua

Possibilità di gestire da remoto tutte le fasi dell’irrigazione, dal volume dell’acqua all’angolo di gittata, fino alla polverizzazione del getto. Sensori e sistemi di supporto delle decisioni che informano gli agricoltori quando è opportuno somministrare acqua, in quali zone e in che quantità. Il comparto dei rotoloni ha fatto passi da gigante rispetto ai primi modelli e oggi si può dire senza remore che siano strumenti di agricoltura di precisione perché contribuiscono a rendere più sostenibili le attività agricole ottimizzando l’impiego delle risorse idriche, riducendo le immissioni in atmosfera di gas serra, mitigano gli effetti del cambiamento climatico e migliorano la redditività delle imprese. Ma anche per il risparmio economico sull’utilizzo dell’acqua e per l’apporto che danno allo svolgimento del ciclo colturale: evitando alle piante stress da carenza o da sovrabbondanza di acqua si ottengono rese maggiori e caratteristiche organolettiche migliori. Con un conseguente aumento della plv.

Di tutto questo si è ragionato, con tanto di cantieri dove si sono viste in azione le soluzioni più innovative in fatto di irrigatori semoventi per aspersione, alla seconda edizione di Nova Agricoltura irrigazione la giornata in campo organizzata da Edagricole in collaborazione con Cer (Canale Emiliano-Romagnolo) e Amis (Associazione macchine irrigue semoventi) a Mezzolara di Budrio (Bo), proprio nel centro prove e sperimentazioni del Cer Acqua Campus, e sui terreni dell’azienda Tugnoli, che ha messo a disposizione i campi situati lungo il Canale Emiliano-Romagnolo per le prove dimostrative. L’evento si è svolto proprio nel giorno in cui il Cer ha festeggiato 60 anni.

Tecnologia nel segno di Greta

Centraline meteo e sensori di umidità del suolo che dialogano con web server e calcolano le giuste quantità di acqua da erogare e soprattutto quando e dove, inviando allerte facilmente leggibili via pc e smartphone. Attrezzature che si interfacciano tra loro per lavorare in maniera efficace ed efficiente grazie all’alta tecnologia, migliorando l’aspersione dell’acqua, che diventa praticamente una pioggia simulata. Non è fantascienza, sono tutti dispositivi in commercio, offerti dalle principali aziende del settore, molte delle quali presenti a Nova Agricoltura irrigazione per illustrare ai partecipanti il loro funzionamento. Tra l’altro, le macchine per irrigare sono tutte personalizzabili a seconda delle varie esigenze di coltura e conformazione dei campi. Tutto nel segno della massima efficienza e sostenibilità ambientale, temi di stretta attualità e non solo in ambito agricolo, per l’iniziativa della giovane attivista svedese Greta Thumberg.

L’importanza della ricerca e i 60 anni del Cer

Tutti questi risultati sono il frutto di anni di ricerche e sperimentazioni. Un notevole contributo al miglioramento delle performance delle macchine per irrigare l’ha dato il Cer, che proprio in questi giorni compie 60 anni. Un lavoro scrupoloso che ha portato negli anni alla creazione della piattaforma Irriframe, accessibile sia da internet che tramite messaggi sms inviati automaticamente al cellulare dell’agricoltore aderente. In tal modo il consiglio irriguo personalizzato risulta facilmente fruibile. Nel 2018 erano 69 i consorzi aderenti al servizio per 50.000 utenti equivalenti al 65% della superficie irrigua italiana. Numeri che ne fanno il primo servizio di irrigazione europeo. Dal 20 al 25% l’acqua risparmiata grazie ai consigli di Irriframe.

«Negli ultimi 30 anni il cambiamento climatico ha aumentato le esigenze dell’irrigazione agricola del 20% – ha fatto notare il direttore generale del Cer Paolo Mannini durante il convegno del pomeriggio – ricerca e consigli irrigui di Irrinet e Irriframe sono riusciti a contenere queste esigenze, ora speriamo arrivino finanziamenti adeguati dalla nuova Pac per la gestione dell’acqua».

Vincenzi (Anbi): «Serve una politica europea dell’acqua»

«Serve una politica dell’acqua a livello europeo e non solo italiano –  ha detto il presidente dell’Anbi Francesco Vincenzi – la sostenibilità sarà una parola chiave della prossima Pac, dopo che il greening ha fatto un buco nell’acqua anche per i troppi adempimenti burocratici. Ma oggi è diverso – ha sottolineato Vincenzi – ci sono cambiamenti climatici non più ignobili e quindi servono azioni concrete per migliorare la sostenibilità dell’agricoltura. L’85% delle risorse alimentari italiane arriva da agricoltura irrigua, quindi non possiamo scegliere se usare o meno l’acqua, si tratta di un tema di assoluta priorità e dobbiamo farlo capire anche ai Paesi del Nord Europa».

«In Italia c’è una crisi infrastrutturale per la gestione delle risorse idriche – ha sottolineato il presidente dell’Anbi – ma grazie ai consorzi di bonifica si sono fatti passi importanti: oggi abbiamo a disposizione un miliardo di euro di opere di bonifica progettate e cantierabili. Ma il lavoro è lungo, ora puntiamo al piano nazionale degli invasi, il tutto in parallelo alla ricerca e all’innovazione».

Fonte: Nova Agricoltura

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Ministra Bellanova: “Agricoltura strategica per gli obiettivi Agenda 2030

I nostri suoli vanno protetti e curati: fondamentali per invertire la rotta. Coniugare sostenibilità ambientale e sostenibilità economica”.

L’agricoltura può svolgere un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030. La sostenibilità ambientale deve però essere coniugata sempre alla sostenibilità economica dei processi produttivi, senza la quale le imprese agricole non sarebbero messe nelle condizioni di operare al meglio. Questi i temi al centro del dibattito del consiglio informale dei Ministri dell’Agricoltura riuniti oggi, 24 settembre 2019, a Helsinki sotto la Presidenza finlandese.

In questo contesto, è stata analizzata anche la proposta di riforma della Politica agricola comune post 2020 ed evidenziata l’esigenza di prevedere la necessaria sussidiarietà e flessibilità, perché l’agricoltura europea è molto diversa da regione a regione. Occorre inoltre tenere sempre presente l’obiettivo della semplificazione, evitando le complesse sovrapposizioni di azioni e misure con i tre livelli di impegno previsti dalla proposta di riforma: condizionalità rafforzata, eco-schema, misure agro-ambientali del secondo pilastro.

Sono alcune delle questioni sollevate stamane dalla Ministra Teresa Bellanova nel corso della riunione di Helsinki.
“Affrontare insieme la crisi climatica in atto è fondamentale – ha affermato la Ministra – e l’Italia vuole essere in prima fila con un modello di agricoltura sostenibile a livello economico, sociale e ambientale. I nostri suoli vanno protetti e curati, perché possono essere una delle chiavi fondamentali per invertire la rotta. Sul piano operativo, non esiste una ricetta buona per tutte le agricolture europee perché le misure per aumentare il contenuto di sostanza organica nei terreni sono profondamente diverse da regione a regione. Per questo crediamo che ogni Stato membro deve avere la possibilità, nell’ambito del proprio Piano strategico, di definirne una lista in grado di rappresentare la migliore soluzione possibile per aumentare la percentuale di carbonio nei suoli. Proponiamo impegni flessibili e adattabili alle diverse realtà territoriali. Pensiamo per esempio al ruolo importante dei pascoli permanenti, agli allevamenti estensivi che utilizzano pascoli legati a pratiche tradizionali, alle buone pratiche nei frutteti, alla gestione forestale sostenibile e all’utilizzo dei prodotti legnosi derivati”.

“Se i futuri Piani strategici della PAC consentiranno questi adattamenti – ha concluso Bellanova – avremo posto basi più solide per rendere più moderna l’agricoltura. Con risposte utili per le imprese agricole che dovranno essere consapevoli dell’importanza delle sfide che hanno di fronte e anche del loro ruolo primario. Non bisogna dimenticare, infine, che il contenimento delle emissioni di gas serra in agricoltura è un tema globale, non solo europeo. Per questo le politiche commerciali dell’Unione dovranno necessariamente considerare questi aspetti negli accordi commerciali con i Paesi terzi e l’Unione europea dovrà pretendere, nel rispetto del principio di reciprocità, garanzie equivalenti per i prodotti importati, in termini di sostenibilità ambientale, qualitativa e di sicurezza alimentare”.

A latere della riunione, la Ministra Bellanova ha incontrato il collega francese Didier Guillaume al quale ha ribadito la forte contrarietà italiana a eventuali tagli di bilancio sulla Pac, la necessità di semplificare le norme a favore degli agricoltori e riequilibrare la dotazione per l’Italia alla luce delle penalizzazioni subite con l’attuale programmazione, la necessità di rafforzare nel primo pilastro gli interventi settoriali e quella di salvaguardare ruolo e competenze delle Regioni, oggi penalizzate dalla proposta della Commissione.
Si è discusso anche di etichettatura dei prodotti alimentari, tema su cui la Ministra Bellanova ha ribadito l’importanza della trasparenza sull’indicazione dell’origine di tutti i prodotti agricoli.

Ufficio Stampa Mipaaf