Quaderno informativo Filiera agrumicola, mercato interno, scambi con l’estero e competitività

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Quaderno nr. 2 Mercati e competitività

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Smart Agrifood: boom dell’agricoltura 4.0

Il digitale entra nella filiera agroalimentare

Boom dell’Agricoltura 4.0: 400 milioni nel 2018, +270%

Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 nel 2018 vale fra 370 e 430 milioni di euro, il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo; oltre 300 soluzioni già sul mercato, impiegate dal 55% delle aziende agricole intervistate. L’età e il titolo di studio non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0

Il digitale innova anche tracciabilità e qualità alimentare: 133 soluzioni già disponibili, il 38% delle aziende ha migliorato l’efficacia del processo, il 32% l’efficienza

Sono 500 le startup nel mondo, per 2,9 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti solo negli ultimi 2 anni, attive soprattutto in ambito eCommerce (65%) e Agricoltura 4.0 (24%). L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di startup ma con il finanziamento medio più basso.

 

Brescia, 12 febbraio 2019 – L’innovazione digitale entra nella filiera agrifood con soluzioni che aumentano la competitività dell’intero settore e migliorano qualità e tracciabilità del Made in Italy alimentare. Sono già 133 le soluzioni tecnologiche per la tracciabilità presenti sul mercato italiano e il 44% delle imprese che le hanno adottate ha migliorato efficienza ed efficacia, riducendo tempi e costi. Ma è l’Agricoltura 4.0 – l’utilizzo di diverse tecnologie interconnesse per migliorare resa e sostenibilità delle coltivazioni, qualità produttiva e di trasformazione, nonché condizioni di lavoro – l’ambito di maggior fermento, con oltre 300 soluzioni 4.0 già disponibili, orientate soprattutto all’agricoltura di precisione e in misura minore all’agricoltura interconnessa (il cosiddetto internet of farming), impiegate dal 55% di 766 imprese agricole intervistate nella ricerca, con l’età e il titolo di studio che non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0. La crescente offerta tecnologica spinge un mercato in rapida espansione, che nel 2018 raggiunge un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270% in un solo anno), pari a circa il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo, generato da oltre 110 aziende fornitrici fra player affermati e startup.

In questo contesto favorevole, anche le startup che propongono soluzioni digitali al settore agricolo e agroalimentare proseguono nella loro spinta innovativa: sono 500 le startup nel mondo, per un totale di 2,9 miliardi di dollari di investimenti raccolti, attive soprattutto in ambito eCommerce (65%) e Agricoltura 4.0 (24%). L’Italia si colloca davanti a tutti gli altri paesi Europei per numerosità, ma con appena 25,3 milioni di euro di finanziamenti (pari all’1% del finanziamento complessivo) appare ancora marginale per capacità di raccogliere capitali.

La Ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milanoe del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia, presentata questa mattina al convegno “Il digitale scende in campo, ma la partita è di filiera!” presso l’Università degli Studi di Brescia. “L’innovazione digitale è una leva strategica per il settore agroalimentare italiano, in grado di garantire maggiore competitività a tutta la filiera, dalla produzione in campo alla distribuzione alimentare, passando per la trasformazione – dice Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood -. Il successo delle imprese agricole passa sempre di più dalla capacità di raccogliere e valorizzare la grande mole di dati che si genereranno, soprattutto per ottenere il controllo dei costi e l’aumento della qualità della produzione. Va evidenziato comunque che tra gli attori del settore emerge ancora poca chiarezza su come sfruttare queste opportunità; un segnale che serve investire nella creazione di sane competenze, al di là delle mode”.

“Anche nel settore agroalimentare cominciano a emergere chiaramente le opportunità generate da una valorizzazione strategica dei dati – rileva Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart Agrifood -. Il 71% delle soluzioni di Agricoltura 4.0 oggi è in grado di supportare le decisioni facendo leva sui dati anche con sistemi di analytics avanzati e quasi metà degli agricoltori intervistati, il 45%, è cosciente della rilevanza dei dati, ma non gli è ancora chiaro come valorizzarli. Una corretta gestione dei dati in digitale, inoltre, è cruciale per la tracciabilità, su cui siamo ancora agli inizi, mentre è già un chiaro fattore di sviluppo per le startup, che li sfruttano nell’85% dei casi analizzati”.

Agricoltura 4.0: mercato e soluzioni

Il mercato globale dell’Agricoltura 4.0 vale 7 miliardi di dollari (il doppio rispetto allo scorso anno), di cui il 30% generato in Europa. La crescita è ancora più rapida in Italia, dove il mercato ha un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270%), che per circa l’80% è generato da offerte innovative di attori già affermati nel settore (ad esempio i fornitori di macchine e attrezzature agricole) e per circa il 20% da soluzioni di attori emergenti (soprattutto startup), che propongono sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica.

L’Osservatorio ha mappato 110 imprese del comparto (74% brand affermati e 26% startup) che offrono oltre 300 soluzioni tecnologiche di Agricoltura 4.0, con ruoli e posizionamento molto diversi lungo la filiera. Il 49% delle aziende sono fornitrici di soluzioni avanzate come Internet of Things(IoT), robotica e droni, il 22% di soluzioni di data analysis, il 16% di macchine e attrezzature per il campo, il 7% produce componentistica e strumenti elettronici, mentre nel 3% dei casi sono realtà produttive in ambito agricolo. Le soluzioni più frequenti sono i sistemi utilizzabili trasversalmente in più settori agricoli (53%), seguite da quelle rivolte al comparto cerealicolo (24%), ortofrutticolo (24%) e vitivinicolo (16%). Cresce, anche se molto lentamente, l’attenzione per l’internet of farming, abilitato dal 14% delle soluzioni offerte: quasi l’80% delle soluzioni è applicabile in fase di coltivazione, il 13% supporta la fase di pianificazione, il 4% il monitoraggio degli stock e il 3% la logistica aziendale.

Da un’indagine condotta dall’Osservatorio su 1.467 aziende agricole emerge come le imprese italiane siano sempre più consapevoli delle opportunità offerte dal paradigma 4.0 (85% delle 766 rispondenti) e utilizzino sempre più frequentemente soluzioni orientate all’Agricoltura 4.0 (55%). Il controllo dei costi di produzione e l’aumento della produzione sono le esigenze più urgenti per le imprese, mentre i fabbisogni legati all’acquisizione, elaborazione e interpretazione dei dati sono considerati importanti ma non ancora prioritari. Il 55% delle aziende dichiara di utilizzare macchinari o tecnologie avanzate per la pianificazione delle colture, la semina, la coltivazione, il raccolto, e fra questi il 45% lo fa da più di cinque anni. Il 30% degli imprenditori ha meno di 40 anni e un terzo è laureato, ma l’età e il titolo di studio non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0, al contrario, invece, della dimensione dei terreni e dei settori di riferimento. Sotto i 10 ettari solo il 25% delle aziende adotta soluzioni 4.0, contro il 65% di quelle sopra i 100 ettari.

Il digitale al servizio della tracciabilità alimentare

Le tecnologie digitali hanno un grande impatto sull’efficienza e l’efficacia dei processi di tracciabilità alimentare. Il 30% delle imprese che adottano soluzioni digitali di tracciabilità rileva una riduzione degli errori di inserimento dei dati e del rischio di manomissione, il 27% nota una diminuzione dei costi richiesti all’attivazione delle procedure di rintracciabilità e il 21% un risparmio di tempo per la raccolta dei dati. Anche i processi e le relazioni nella supply chain beneficiano di queste soluzioni, soprattutto per quanto riguarda i costi di gestione delle scorte (15%), la riduzione degli sprechi alimentari (14%) e il consolidamento dei rapporti di filiera (13%). Il 13% delle aziende ha anche riscontrato un aumento delle vendite, mentre il 14% evidenzia la necessità di puntare su soluzioni per migliorare i processi di certificazione.

Le 133 soluzioni tecnologiche per la tracciabilità alimentare disponibili sul mercato italiano intervengono nei processi di identificazione univoca, acquisizione del dato, registrazione, analisi, integrazione e trasmissione. Il 59% di queste soluzioni sono ancora “tradizionali” (trasformano il dato in digitale richiedendo un importante contributo umano) e le più diffuse sono piattaforme software per registrazione, integrazione ed elaborazione del dato (62%), seguite da soluzioni che combinano strumenti hardware e software (30%) e da strumenti hardware come sensori IoT e lettori codici a barre (8%). Fra quelle più avanzate (42%), invece, le più utilizzate sono RFID (Radio-Frequency Identification, 20%), Cloud (19%), i Big Data Analytics (14%) e i sensori IoT  (10%).

La Blockchain nell’agroalimentare

Cresce l’interesse per l’applicazione delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger nella filiera alimentare: sono 42 i progetti internazionali e italiani mappati dal 2016 al 2018, più che raddoppiati nell’ultimo anno. Si tratta di iniziative che, nel 24% dei casi, trovano applicazione in diversi ambiti, nel 21% sono dedicate alla filiera della carne, nel 17% all’ortofrutta e nel 10% al cerealicolo. Nel 50% dei casi è stato riscontrato un forte ruolo guida da parte degli attori della distribuzione e della trasformazione.

Le startup del mondo Smart Agrifood

Sono 500 le startup internazionali finanziate che offrono soluzioni digitali al settore agricolo e agroalimentare censite dall’Osservatorio, fondate a partire dal 2012, per un totale di 2,9 miliardi di dollari di investimenti raccolti. Gli Stati Uniti si confermano l’area con la maggior densità di startup (37%) e di finanziamenti alle nuove imprese (41%), seguiti dall’Europa (30% delle startup e 35% dei finanziamenti) e dall’Asia (20% delle startup e 20% degli investimenti). Dopo gli Stati Uniti, i singoli paesi più virtuosi per capacità di convogliare finanziamenti sulle nuove imprese sono Regno Unito (19%), Germania (12%), Cina (8%) e Israele (2%). L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di startup, ma incide soltanto per l’1% sul totale dei finanziamenti ricevuti dalle nuove imprese, con solo 25,3 milioni di euro.

Le startup internazionali si dividono tra fornitori di tecnologia (31%) e di servizi (16%), retailer (34%) e fornitori di servizi nel settore della ristorazione (19%). Oltre metà delle startup (55%) si rivolge a clienti privati, solo il 5% opera in un mercato di nicchia; l’8% vende i propri servizi sia ai consumatori sia alle aziende, offrendo servizi per la disintermediazione della filiera e vetrine per produttori o retailer, mentre il 37% propone servizi o prodotti tecnologici solo alle imprese, servendo in particolare le aziende agricole o zootecniche (68%) e le industrie di trasformazione (10%).

L’eCommerce è il principale ambito di interesse per le startup, con il 65% delle nuove imprese internazionali attive e un’incidenza sui finanziamenti pari all’84% del totale. La maggior parte delle startup eCommerce offre soluzioni B2c per l’acquisito di prodotti agroalimentari (eCommerce Food, 57%), con modelli di business innovativi che puntano a far incontrare produttori agricoli e consumatori finali. Seguono le startup Food Delivery, piattaforme che mettono a confronto le offerte e consentono di ordinare piatti (36%) e gli Aggregatori,piattaforme mirate a favorire lo scambio di informazioni, prodotti e attrezzature agricole (7%). Quasi un quarto delle startup, invece, opera nell’ambito Agricoltura 4.0 (24% delle startup e 11% dei finanziamenti complessivi), in cui emergono soprattutto le soluzioni digitali per il monitoraggio da remoto di terreni e coltivazioni (69%), seguite da servizi di analisi e integrazione dei dati per supportare gli agricoltori nel processo decisionale (27%) e da strumenti di mappatura di terreni e coltivazioni a partire dai dati sulla resa delle colture o da immagini ricavate da droni (24%). Più marginali le startup che offrono soluzioni per migliorare la qualità alimentare (8%) e la sostenibilità (4%) e quelle in ambito zootecnia di precisione (3%).

Tra le tecnologie più rilevanti per l’innovazione del settore agricolo emergono i dati: li usa il 94% delle startup operanti nell’Agricoltura 4.0 e il 56% impiega tecnologie IoT per raccogliere e trasmettere dati in tempo reale sulle condizioni ambientali e per monitorare le attività delle macchine. Seguono i droni (24%) e i robot per le attività in campo (3%). I dati sono preziosi anche per la qualità alimentare: ne fa uso il 78% delle startup operanti in questo ambito, mentre il 75% sfrutta l’IoT.

*L’edizione 2018-2019 dell’Osservatorio Smart Agrifood è realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia e con il supporto di A2A Smart City, Almaviva, Dafne, CRIT, Enapra-Confagricoltura, Generali, Image Line, Intesa Sanpaolo, Ismea, SDF, Unitec, AMA, BASF, CNH Industrial, Reply, GS1 Italy, SIA, TrackyFood, Systematica Tec, Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona e Zoogamma S.p.A.

Fonte: Ufficio stampa Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

 

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Airbus per l’agricoltura di precisione

AgNeo, la piattaforma satellitare di Airbus per l’agricoltura di precisione

Il sistema messo a punto dall’azienda statunitense aiuterà gli imprenditori agricoli a risparmiare tempo, ottimizzare la produzione e aumentare i raccolti

Airbus ha lanciato in questi giorni AgNeo, la nuova soluzione integrata per l’agricoltura di precisione per materie prime e colture permanenti. Fornendo informazioni stagionali basate su immagini satellitari e analisi agronomiche di alta qualità, AgNeo aiuterà gli imprenditori agricoli a risparmiare tempo, ottimizzare la produzione e aumentare i raccolti.

Mappe satellitari

AgNeo sfrutta l’esperienza trentennale di Airbus nel settore agricolo e la proficua collaborazione di lunga data con i suoi clienti per proporre un’ampia gamma di analisi delle colture. AgNeo si basa sulle mappe sanitarie derivate da immagini provenienti dai satelliti Spot, Pléiades, Sentinel-2 e Landsat 8, e supporta una vasta gamma di funzionalità. Da quelle di avviso che indirizzano gli agronomi alle aree di esplorazione nei loro campi che richiedono attenzione immediata, fino alla creazione di zone di coltura e mappe applicative a tasso variabile.

Gli indicatori agronomici

Grazie a un processo di normalizzazione, condotto da Airbus, dei dati di tutti i sensori, i clienti AgNeo possono anche ricavare indicatori agronomici assoluti da utilizzare come input per i propri modelli per la creazione di linee guida sull’utilizzo dell’azoto o la determinazione dei fabbisogni idrici.
AgNeo fornisce anche analisi avanzate per colture permanenti ad alto valore come mandorle, mele e uva. Utilizzando le immagini con una risoluzione di 50 cm di Pléiades, AgNeo crea una maschera di tutte le fronde degli alberi, rimuovendo vegetazione e terreno, per migliorare i risultati e portare l’analisi al livello dell’albero.

Facile da usare e sempre più preciso

Queste analisi includono, tra l’altro, l’inventario del numero degli alberi eliminando i conteggi manuali che richiedono tempo e sono soggetti a errori. AgNeo sarà in grado di utilizzare le immagini di 30 cm provenienti dai nuovi satelliti Pléiades Neo di Airbus che verranno lanciati entro la fine dell’anno.
La soluzione AgNeo è disponibile con una completa interfaccia utente e sarà accessibile
anche tramite Api. Il 10 marzo, Airbus ospiterà un webinar pubblico per svelare l’ultima
aggiunta al suo portafoglio agricolo.

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ENEA, biopellicole intelligenti dagli alimenti

Realizzate dall’Enea, le “plastiche verdi”, ricavate dalla trasformazione degli zuccheri contenuti nel mais e nelle barbabietole, possono essere utilizzate per packaging alimentare

Biopellicole intelligenti che cambiano colore in caso di deterioramento del cibo o che ne prolungano la scadenza; materiali compositi 100% biodegradabili e compostabili. Sono le nuove “plastiche verdi” sviluppate dai ricercatori del Centro Ricerche Enea di Brindisi per possibili applicazioni nel packaging alimentare, nell’arredamento e nei rivestimenti interni dei mezzi di trasporto. Le bioplastiche sono ricavate dalla trasformazione degli zuccheri contenuti nel mais e nelle barbabietole. Mentre i biocompositi sono stati ottenuti aggiungendo alla bioplastica additivi provenienti dagli scarti di lavorazione dei settori agroalimentari tipici del territorio.

Le biopellicole sono antimicrobiche

Grazie all’aggiunta di olio di cardanolo (derivato dall’anacardo) e di una molecola come la porfirina, queste bioplastiche presentano spiccate proprietà antiossidanti e antifungine, molto utili nel packaging alimentare, oltre ad essere in grado di “segnalare” il deterioramento del prodotto alimentare che avvolgono. Come? Reagendo attivamente con l’atmosfera interna della confezione cambiano colore a seconda dell’ambiente acido-base con cui vengono a contatto, diventando così indicatori dello stato di conservazione del prodotto. Inoltre, utilizzando ossido di zinco e alluminio, sono state sviluppate biopellicole dalle proprietà antimicrobiche particolarmente adatte per prolungare la scadenza dei prodotti, in linea con gli obiettivi di riduzione degli sprechi alimentari dell’Agenda Onu 2030.

I nuovi materiali verdi da scarti della filiera agroalimentare

I nuovi materiali verdi in biocomposito sono stati sviluppati aggiungendo alla bioplastica fibre o additivi di origine naturale derivati da scarti della filiera agroalimentare (lino, canapa, scarti di vegetazione olearia e di lavorazione del caffè). Sono dotati di proprietà meccaniche e di resistenza al fuoco, utili per applicazioni nel packaging agroalimentare. In particolare i manufatti realizzati in bioplastica e nocciolino (scarti di lavorazione del settore oleario) hanno dimostrato una maggiore resistenza al fuoco rispetto alla matrice in bioplastica pura.

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ISMEA: tendenze agrumi marzo 2020

Focus arance

Primi segnali di mercato positivi dopo un biennio.  Le difficoltà del comparto agrumicolo nazionale risiedono in gran parte nella propria struttura. L’eccessiva frammentazione della produzione agricola (dimensione media 2,5 ha) e gli impianti poco moderni e razionali provocano minore produttività, scarsa resistenza alle fitopatie (virus della Tristeza) e un calendario di raccolta più breve rispetto ai nostri diretti competitor spagnoli. Dal punto di vista commerciale permane la scarsa propensione degli agricoltori ad associarsi in cooperative e OP che in quanto eccessivamente numerose rimangono di dimensioni economiche medio-piccole e non in grado di svolgere appieno il ruolo di concentrazione dell’offerta. Il quadro si completa con la maturità dei consumi interni mentre aumenta la concorrenza dei paesi mediterranei (durante la stagione di raccolta) e dell’emisfero australe (in controstagione). Il risultato è un’estrema volatilità delle quotazioni del prodotto nazionale in funzione delle produzioni nazionali e dell’andamento del mercato internazionale. Dopo un biennio piuttosto negativo per la filiera, tuttavia, i dati della campagna 2019/2020 mostrano alcune conferme – come la riduzione delle superfici di produzione, anche se una quota in riconversione varietale – e qualche segnale positivo (produzioni di ottima qualità e prezzi all’origine in aumento).

La Calabria si conferma seconda regione per superficie in produzione di arance, dopo la Sicilia

Accedi da qui al Report completo ISMEA Tendenze_Agrumi_1_2020

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La DopEconomy supera 16,2 miliardi di euro

DOP IGP 20% del valore agroalimentare nazionale. Export per la prima volta oltre 9 miliardi

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Credito di imposta 2020: accesso esteso a tutte le aziende agricole

Da quest’anno investire in macchine innovative, software e beni strumentali conviene di più. Il credito d’imposta è infatti ora compatibile con molte altre agevolazioni come i contributi Ocm, Por e Psr.

Nel 2020 chi investe in beni strumentali nuovi può beneficiare di un credito di imposta commisurato al costo dell’investimento effettuato. Si tratta di un’interessante occasione tanto più che il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano a oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto.

Fino allo scorso anno, chi acquistava beni strumentali poteva fruire di due tipi di benefici, a seconda della tipologia del bene, ovvero super e iper ammortamento. Entrambi consistevano in una maggiorazione del costo di acquisto ai fini della determinazione della quota di ammortamento deducibile e, pertanto, avevano come diretto vantaggio quello di far pagare meno imposte per effetto della riduzione della base imponibile determinata proprio dall’incremento del costo dei beni.

Questa agevolazione era riservata ai titolari di reddito d’impresa; ne conseguiva la diretta esclusione degli agricoltori che dichiarano il reddito agrario ma anche di tutti coloro che, pur dichiarando reddito di impresa adottano modalità di determinazione forfetaria del reddito che non ammette deduzione dei costi.

Il credito di imposta, invece, non è per sua natura legato al risultato di esercizio e può essere utilizzato per la compensazione orizzontale, a nulla rilevando il tipo di regime fiscale adottato.

Ambito soggettivo

Possono fruire di questo nuovo credito di imposta tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito. Restano, invece, escluse le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale o altra procedura concorsuale. La fruizione del beneficio è subordinata al rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

La natura degli investimenti

Per fruire del credito di imposta, gli investimenti devono essere effettuati nel periodo compreso tra l’01/01/2020 e il 31/12/2020; sono agevolati anche gli investimenti conclusi entro il 30/06/2021 purché siano rispettate due condizioni, ovvero che alla data del 31/12/2020 l’ordine risulti accettato dal venditore e che, alla medesima data, risultino pagati acconti in misura pari almeno al 20% del costo di acquisizione.

I beni oggetto di agevolazione possono essere classificati in tre gruppi, a ciascuno dei quali corrisponde una diversa misura del credito.

Il primo gruppo è quello dei beni finalizzati alla trasformazione tecnologica delle imprese e che sono inclusi nell’Allegato A della legge 232/2016 e che, fino allo scorso anno, fruivano dell’iper ammortamento. Per questi investimenti il credito di imposta spetta nella misura del 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro, e nella misura del 20% del costo, per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni, e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni .

Il secondo gruppo è quello dei beni immateriali compresi nell’allegato B della Legge 232/2016 (software, ad esempio) e per i quali il credito di imposta spetta in misura pari al 15% del costo, nel limite dei costi ammissibili pari a 700mila euro.

L’ultimo gruppo è quello dei cosiddetti beni strumentali “generici”; si tratta dei beni che non rientrano in nessuno dei due precedenti gruppi e che, fino allo scorso anno, beneficiavano del super ammortamento. Per questi beni, il credito di imposta spetta in misura pari al 6% del costo nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro.

Esclusioni

Alcune categorie di beni, pur se strumentali, sono escluse dal beneficio.

Si tratta, in particolare:

  • dei veicoli indicati nell’articolo 164, comma 1, del Tuir (ovvero quelli per i quali è prevista una limitazione alla deducibilità del costo);
  • dei beni per i quali è previsto un coefficiente di ammortamento ai fini fiscali inferiore al 6,5%, dei fabbricati e delle costruzioni;
  • dei beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Sono esclusi dal credito di imposta anche gli investimenti effettuati nel 2020 per i quali l’ordine era stato accettato dal venditore entro il 31/12/2019 e per i quali, entro la medesima data erano stati pagati acconti in misura pari almeno al 20%.

Per questi investimenti trovano infatti applicazione le previgente disciplina del super e dell’iper ammortamento.

L’utilizzo del credito

Il credito di imposta non è tassato, né ai fini del reddito, né ai fini Irap ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione in 5 quote annuali di pari importo (ridotte a 3 per i beni immateriali), a decorrere dall’anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni ovvero a decorrere dall’anno successivo a quello di interconnessione (per i beni che devono essere interconnessi).

Ad esempio, i produttori agricoli che operano in regime speciale potranno utilizzare il credito per versare l’Iva che risulta dall’applicazione delle percentuali di compensazione oppure per il pagamento dei contributi dei dipendenti.

La cumulabilità

Per la cumulabilità del credito d’imposta si deve fare attenzione se le altre agevolazioni siano a loro volta compatibili con questo credito di imposta.

Nel settore agricolo, infatti, accade spesso che le Regioni eroghino contributi per finanziare l’acquisto di macchinari o attrezzature; si pensi, ad esempio, al Piano di Sviluppo Rurale (Psr) oppure al Piano Operativo Regionale (Por). Talvolta, nel richiedere le agevolazioni è necessario dichiarare di non aver fruito di nessun altro tipo di beneficio. Pertanto, è possibile che il credito di imposta sia compatibile con un’altra agevolazione ma che quest’altra agevolazione non sia a sua volta compatibile con il credito di imposta (e quindi si deve effettuare una scelta).

Regole da incrociare

Tuttavia è difficile definire a priori una cumulabilità tra benefici ma occorre analizzare il singolo caso; le regole di ciascuna agevolazione dipendono, infatti, da bandi regionali e quindi possono variare. Alcune Regioni per la richiesta del Psr prevedono esplicitamente che il richiedente dichiari non aver percepito altre agevolazioni fiscali diverse dal programma di sviluppo rurale 2014/2020. È evidente che, in questi casi, è necessario scegliere solo uno dei due benefici.

Il nuovo credito di imposta appare invece compatibile con l’agevolazione “Sabatini”; infatti, tra le Faq pubblicate sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, viene precisato che le regole di cumulo trovano applicazione solo qualora gli ulteriori contributi pubblici che insistono sulle medesime spese ammissibili alle agevolazioni “Nuova Sabatini” siano inquadrabili come aiuti di Stato e che non si applicano, invece, nel caso di misure fiscali di carattere generale che si applicano alla generalità delle imprese le quali non configurano aiuti di Stato. Il nuovo credito di imposta non è configurato come Aiuto di Stato e pertanto è possibile cumularli.

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Le certificazioni sul Covid-19 sono pratica sleale

Il terzo decreto sul Coronavirus, pubblicato lunedì 2 marzo in Gazzetta Ufficiale, ha stabilito il divieto per gli acquirenti di prodotti agroalimentari di richiedere ai fornitori certificazioni inerenti al Covid-19

L’Articolo 33 del D.l. 2 Marzo 2020, entrato immediatamente in vigore recita testualmente che “costituisce pratica commerciale sleale vietata nelle relazioni tra acquirenti e fornitori ai sensi della direttiva (Ue) 2019/633 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, la subordinazione di acquisto di prodotti agroalimentari a certificazioni non obbligatorie riferite al Covid-19 né indicate in accordi di fornitura per la consegna dei prodotti su base regolare antecedenti agli accordi stessi”.

La norma stabilisce anche sanzioni pecuniarie comprese tra 15mila e 60mila euro per i clienti che non rispettano la legge. “La misura della sanzione è determinata facendo riferimento al beneficio ricevuto dal soggetto che non ha rispettato i divieti”, evidenzia l’Articolo 33. Che prosegue: “L’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione delle frodi dei prodotti agroalimentari del Mipaaf è incaricato della vigilanza e dell’irrogazione delle relative sanzioni, ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689. All’accertamento delle medesime violazioni l’Ispettorato provvede d’ufficio o su segnalazione di qualunque soggetto interessato”.

Gli introiti delle multe saranno versati all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati, con decreto del Ragioniere generale, allo stato di previsione del Mipaaf per il finanziamento di iniziative per il superamento di emergenze e per il rafforzamento dei controlli.
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Aperte candidature per Unicredit Start Lab 2020

Il programma di accelerazione di UniCredit supporta startup e PMI innovative

Al via le candidature per la settima edizione di UniCredit Start Lab che seleziona progetti ad alto contenuto tecnologico nei settori:

  • Life Science (Biotecnologie, Pharma, Medical Devices, Digital Health Care, Tecnologie Assistive)
  • Digital (Sistemi Cloud, Mobile Apps, B2B Services & Platform, Hardware, Fintech, IoT)
  • Clean Tech (Energie Rinnovabili, Efficienza energetica, Mobilità sostenibile, Waste Treatment)
  • Innovative Made in Italy (Agrifood, Fashion & Design, Nanotecnologie, Robotica, Meccanica, Turismo)
Le migliori proposte avranno a possibilità di effettuare incontri di business matching con imprenditori e investitori a fini commerciali o di investimento, alla Startup Academy (un percorso di training manageriale avanzato), ad attività di mentorship e ad un premio in denaro da 10.000 euro (per il 1°classificato di ognuno dei 4 settori).
Per partecipare occorre presentare una proposta entro il 20 aprile.
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Ministero per il Sud e Cassa Depositi e Prestiti firmano protocollo per crescita sostenibile del Mezzogiorno

Previste misure a supporto di Imprese, Infrastrutture e Pubblica amministrazione

 

Roma, 28 febbraio 2020 – Il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, il Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Cassa Depositi e Prestiti hanno sottoscritto oggi un Protocollo d’Intesa, previsto dal Piano Sud 2030, volto a supportare le misure per lo sviluppo del Mezzogiorno e per le politiche di Coesione.

L’accordo, firmato dal Ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, e dall’Amministratore delegato di CDP, Fabrizio Palermo, pone le basi per una collaborazione istituzionale rivolta al supporto delle imprese, delle infrastrutture e delle pubbliche amministrazioni delle Regioni e Comuni del Mezzogiorno attraverso la realizzazione di una serie di progetti e iniziative che promuovano gli investimenti e favoriscano lo sviluppo sostenibile dell’area.

La collaborazione fra CDP e il Ministro per il Sud si allargherà inoltre alla valorizzazione delle opportunità offerte dal nuovo piano di investimenti europeo “InvestEu”. Così come per il Piano Juncker, CDP punta ad affermarsi, anche per InvestEu, come primo Istituto Nazionale di Promozione europeo per risorse mobilitate e strumenti attivati. A tal fine si è già attivata per ottenere il ruolo di “implementing partner” in modo da essere immediatamente operativa contestualmente all’avvio del Piano previsto per il gennaio 2021.

Con la firma di oggi, le Parti s’impegnano a realizzare progetti congiunti nei seguenti ambiti:

  • Supporto alle imprese e alle infrastrutture del Mezzogiorno;
  • Supporto alla spesa dei fondi per la coesione;
  • Sviluppo Sostenibile.

Imprese
Per favorire il tessuto imprenditoriale, accanto al tradizionale strumento dei finanziamenti, saranno attivati strumenti di finanza alternativa come i basket bond; si punterà, inoltre, a favorire il ricorso al credito agevolato attraverso la concessione di finanziamenti a medio – lungo termine, mediante il Fondo Rotativo Imprese e investimenti in risk sharing attraverso la concessione di garanzie. Le Parti s’impegneranno per incentivare la conoscenza e la diffusione degli strumenti finanziari messi a disposizione da CDP a sostegno dell’accesso al credito e degli investimenti delle imprese del Sud.

Pubbliche amministrazioni
Il Protocollo prevede un possibile supporto di CDP alle Pubbliche Amministrazioni delle Regioni e Comuni del Mezzogiorno nella valutazione della sostenibilità finanziaria, dei rischi e della finanziabilità di interventi mediante l’utilizzo di schemi di Partenariato pubblico-privato. CDP inoltre, assisterà le amministrazioni, nelle fasi di sviluppo di nuove iniziative, mettendo a disposizione il proprio know how tecnico amministrativo, e servizi di consulenza gestionale, legale e ingegneristica.

Sostenibilità
Le Parti si impegneranno a promuovere nuovi investimenti nell’ambito della sostenibilità con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile, della transizione energetica, dell’economia circolare e delle infrastrutture sociali. Le parti, inoltre, valuteranno specifiche iniziative di educazione finanziaria nelle scuole con riferimento al risparmio, all’educazione finanziaria e allo sviluppo sostenibile
Le parti s’impegnano a costituire una Cabina di regia per l’attuazione degli obiettivi del Protocollo, composta da tre rappresentanti di CDP e tre rappresentanti del Ministro, prevedendo la partecipazione di rappresentanti di altri Ministeri, in relazione ai temi trattati.

Fonte: Ufficio Stampa Cassa Depositi e Prestiti

Mipaaf, lettera alla Commissione europea per proroghe domande Pac e scadenze PSR

La sollecitazione è giunta in questa settimana da imprese agricole, associazioni di categoria, rappresentanti dei lavoratori, Regioni.

Così, al termine di una prima analisi dello stato dell’arte effettuata dalla Task Force insediata al Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e Forestali per fronteggiare le criticità vissute dal settore in seguito all’emergenza corona virus, dal Mipaaf è già stata inviata alla Commissione Agricoltura dell’Unione Europea una richiesta finalizzata a posticipare di un mese le scadenze per le domande PAC; a prorogare al 15 ottobre alcune scadenze relative ai pagamenti diretti e al 31 dicembre i pagamenti delle misure a superficie dei Programmi di Sviluppo Rurale Regionali; a prorogare l’attuazione dei programmi di promozione e dei programmi di sostegno delle OCM.

“La difficoltà che sta attraversando il settore è evidente”, dice la Ministra Teresa Bellanova, “e bisogna fare di tutto per allentare la morsa che stringe imprese e lavoratori. Le richieste che facciamo a Bruxelles vanno in questa direzione e soprattutto tendono ad impedire che possano vanificarsi risultati e sforzi di anni. Lo slittamento di una iniziativa pubblica significa mandare in fumo investimenti e lavoro rilevanti, ed è un problema che va assolutamente affrontato. Così i problemi nella gestione di alcune misure dei Piani di Sviluppo regionali. Altra storia la Puglia. Lì dobbiamo evitare che l’agricoltura pugliese paghi un danno troppo alto per i milioni e milioni che la Regione non è stata capace di spendere e che rischiano il definanziamento”.

Nel testo si evidenziano, puntualmente, le difficoltà vissute dal settore in queste settimane: logistica e trasporti, anche verso Paesi extra-Ue; difficoltà nell’attuazione “dei programmi di promozione ed informazione dei settori vitivinicolo, ortofrutticolo, olio di oliva, frutta e latte nelle scuole” con il rinvio di numerosissime manifestazioni pubbliche; rischio impasse nell’attuazione dei programmi di sostegno delle OCM; penalizzazioni delle attività commerciali con “riflessi pesanti” anche sul valore della produzione commercializzata; difficoltà nella gestione delle misure dello Sviluppo rurale anche per i possibili slittamenti delle necessarie verifiche da parte degli Organismi pagatori.

Proprio su quest’ultimo aspetto l’ultimo passaggio dedicato alla Puglia per sottolineare come “il mutato scenario sta rallentando le azioni messe in campo dalle Autorità regionali per completare le procedure di erogazione dei contributi previsti dal Psr, a suo tempo sospese a causa del contenzioso generatosi”.

Ufficio Stampa Mipaaf

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La riforma della PAC 2021-2027: il percorso di programmazione strategica in Italia

Con la pubblicazione della proposta di regolamento sulla futura PAC, a giugno 2018, la Commissione europea ha introdotto un nuovo modello di attuazione, che prevede l’elaborazione, da parte di ciascuno Stato membro, di un piano strategico nazionale le cui azioni dovranno concorrere al raggiungimento di 9 obiettivi specifici e un obiettivo trasversale, attraverso la programmazione e l’attuazione degli interventi previsti in entrambe i pilastri della PAC (finanziati dal FEAGA e dal FEASR).
Il percorso di riforma dei regolamenti non è ancora concluso, a causa del prolungarsi dei negoziati a livello comunitario, nel cui ambito uno degli elementi più discussi è proprio la strategia nazionale e le sue relazioni con il livello regionale, che per molti Stati membri – inclusa l’Italia – rappresenta sia un fattore di rilevanza istituzionale, che un valore aggiunto per garantire una maggiore coerenza tra fabbisogni territoriali e interventi finanziati. Oltre alla discussione sul regolamento, la tempistica è anche condizionata dal negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 che tocca gli aspetti di bilancio e il cui sviluppo – includendo le dotazioni per la PAC post 2020 – è in grado di influenzare le ambizioni contenute nel regolamento settoriale.
Nelle intenzioni iniziali della proposta di regolamento, il piano strategico nazionale doveva essere sottomesso formalmente alla Commissione entro il 31 dicembre 2019 per avviare la consultazione (circa un anno) e giungere alla approvazione dello stesso entro il 1 gennaio 2021.
Tuttavia, il protrarsi dei negoziati ha reso necessario prevedere (almeno) un anno di transizione per estendere le attuali norme e attenuare il passaggio con la futura strategia.

IL PERCORSO ITALIANO

In un quadro normativo non ancora definito e consolidato, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf), in collaborazione con le Regioni e Province autonome – e con il supporto della Rete Rurale Nazionale – ha avviato le attività di approfondimento e di confronto indispensabili per costruire la cornice nel cui ambito definire le strategie di intervento, indipendentemente dalle caratteristiche nazionali o regionali che queste assumeranno.
L’approccio adottato vede, pertanto, il costante coordinamento con le strutture istituzionali nazionali, regionali e provinciali, attraverso l’organizzazione di un tavolo tecnico volto a: definire una base comune informativa (di dati e analisi) funzionale al lavoro; definire l’analisi di contesto e la SWOT; avviare la riflessione su strategia di intervento e risultati da raggiungere; strutturare un percorso di sistematizzazione delle esigenze settoriali e territoriali rispetto agli obiettivi della PAC.
Ai lavori del tavolo, oltre alle Regioni e Province autonome, partecipano amministrazioni centrali competenti su tematiche interessate, direttamente o indirettamente, dalla riforma della politica agricola (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – MATTM, Ministero dello Sviluppo Economico – MISE, Ministero della Salute, Presidenza del Consiglio dei Ministri con il Dipartimento della Protezione civile e il Dipartimento per le Politiche di Coesione), enti statistici e di ricerca (ISTAT, ISPRA, ENEA).

LA PRIMA FASE

Una prima fase di sviluppo, condotta nell’ambito dei lavori del tavolo tecnico, si è svolta tra maggio e dicembre 2019, ha portato alla stesura e condivisione di 11 Policy Brief e 10 SWOT. Questi lavori hanno consentito di strutturare l’analisi dello stato attuale dell’agricoltura italiana e delle aree rurali attorno al contenuto informativo degli indicatori di contesto (si veda il Performance Monitoring and Evaluation Framework della PAC), opportunamente arricchiti con altri indicatori ed analisi al fine di descrivere in modo più puntuale aspetti salienti e caratterizzanti a livello nazionale, regionale e territoriale.
Questa metodologia – pur richiedendo uno sforzo maggiore in termini di coordinamento sin dalle fasi iniziali dei lavori – ha consentito di definire gli elementi essenziali per l’elaborazione della strategia, sulla base di un approccio coerente e di un linguaggio comune e condiviso. I documenti prodotti rappresentano, quindi, un’ottima base di lavoro per le Regioni e Province autonome, che hanno avviato le successive fasi di confronto e approfondimento a livello territoriale e settoriale, per far emergere ulteriori elementi caratterizzanti il sistema agricolo, alimentare e forestale del nostro Paese.
Gli 11 Policy brief e le 10 SWOT sono strutturati per individuare fatti oggettivi che caratterizzano il sistema agricolo, alimentare e forestale e le aree rurali e analizzare i punti di forza, di debolezza, le opportunità e i rischi in relazione ai 9 obiettivi specifici e all’obiettivo trasversale sul sistema della conoscenza (Agricultural Knowledge and Innovation Systems – AKIS), come di seguito descritti:

La maturazione e l’ampia condivisione dei documenti realizzati dal tavolo tecnico consentono di avviare il dialogo con il GEOhub della Commissione europea (febbraio 2020). Si tratta di una struttura flessibile, prevista dalla DG AGRI per supportare gli Stati membri sin dalle prime fasi di programmazione, mettendo a disposizione, per consultazioni e confronti informali, esperti della struttura appartenenti ai diversi uffici di pertinenza dei futuri piani strategici della PAC.
Già in questa prima fase di lavoro si è dato avvio alla consultazione delle parti economiche e sociali (ottobre 2019) e di parte degli stakeholder della società civile, in particolare con le organizzazioni impegnate nel settore ambientale e a difesa degli animali (gennaio 2020) e alla condivisione di tutto il materiale prodotto dai tavoli tecnici.

LA SECONDA FASE

La seconda fase si aprirà a marzo del 2020 e consentirà di sviluppare in forma più strutturata le attività di consultazione del partenariato, della società civile e degli stakeholder in generale. Inoltre, consentirà di avanzare nella costruzione della programmazione strategica con l’individuazione e ponderazione dei fabbisogni, della scelta delle priorità e della logica di intervento. Il percorso dovrà essere completato con la definizione della strategia, l’individuazione degli interventi da attivare e del relativo dettaglio regionale, oltre alle modalità di attuazione.
La strategia così delineata dovrà prevedere anche lo sviluppo dei piani finanziari e la chiara quantificazione di indicatori e target di riferimento, elemento fondamentale del new delivery model, che sposta l’attenzione sulla capacità della PAC di conseguire risultati concreti, comunicabili e il più possibile condivisi con la società civile.
In parallelo alla definizione della strategia nazionale, è necessario costruire il nuovo sistema di governance e coordinamento, individuando ruoli e funzioni di tutti gli attori coinvolti a diverso titolo nei processi di programmazione, gestione, pagamento, monitoraggio, controllo e valutazione del futuro piano.
L’obiettivo, tenuto conto dell’avanzamento del negoziato, è di giungere entro la fine del 2020 alla stesura di un piano strategico coerente ed evidence-based, in cui autorità pubbliche nazionali e regionali/provinciali e portatori di interessi si potranno riconoscere per avviare nel corso del 2021 il confronto formale con la Commissione europea, che approverà tutti i programmi strategici della PAC.

Fonte: Rete Rurale Nazionale

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Banca delle terre ISMEA: 28 i terreni messi all’asta in Calabria

Sono 28 i terreni pubblici in Calabria messi all’asta dalla Banca nazionale delle terre agricole:

  • 15 in provincia di Reggio Calabria
  • 7 in provincia di Vibo Valentia
  • 3 in provincia di Crotone
  • 2 in provincia di Cosenza
  • 1 in provincia Catanzaro

L’elenco completo dei terreni messi all’asta è disponibile sul sito www.ismea.it/banca-delle-terre.

Le manifestazioni di interesse on line possono essere presentate fino al 19 aprile, mentre le offerte  potranno essere presentate dal  27 aprile  fino a 11 di giugno 2020.

La partecipazione è aperta a tutti. La finalità del bando è quella di favorire il ricambio generazionale in agricoltura e il ritorno dei giovani alla terra; infatti sono previsti mutui trentennali al 100%  con rate agevolate semestrali o annuali e sostegni ad hoc per l’imprenditoria agricola under 41.

La “Banca nazionale delle terre agricole”, istituita dall’art. 16 della legge 28 luglio 2016, n. 154, costituisce l’inventario completo dei terreni agricoli che si rendono disponibili anche a seguito di abbandono dell’attività produttiva e di prepensionamenti, raccogliendo, organizzando e dando pubblicità alle informazioni necessarie sulle caratteristiche naturali, strutturali ed infrastrutturali dei medesimi, sulle modalità e condizioni di cessione e di acquisto degli stessi. La Banca è gestita dall’ISMEA ed opera a livello nazionale.

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Aperte le iscrizioni al corso Arsac per la potatura del limone

L’Arsac Centro Divulgazione Agricola n. 3 “Alto Ionio Cosentino” di Sibari, in collaborazione con il Consorzio di Tutela del “Limone di Rocca Imperiale IGP”, organizza un corso teorico-pratico  di potatura del limone.

Il corso si svolgerà presso la sala del “Convento dei Frati Osservanti” di Rocca Imperiale  il  20, 22 e 23 Aprile 2020, per un totale di 12 ore:

  • 2 lezioni  teoriche 
  • 1 lezione pratica-dimostrativa.

Per partecipare al corso è necessario compilare la domanda di partecipazione (clicca per scaricare)  la liberatoria di responsabilità (clicca per scaricare) ed allegare copia documento di riconoscimento valido.

La documentazione completa  dovrà  pervenire entro il 31 marzo 2020  al responsabile corso Dr. Domenico Lanza tramite e-mail domenico-lanza@libero.it e domenico.lanza@arsac.calabria.it.

Il corso prevede un massimo di 30 persone che saranno selezionate dall’ARSAC tra le persone che ne faranno richiesta.

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Arsac: ripartono le attività sul miglioramento genetico della fragola

Riparte in Calabria il programma di miglioramento genetico su fragola grazie al rinnovato Accordo di collaborazione siglato nel 2019 tra A.R.S.A.C., Cooperativa Ortofrutticola Torrevecchia di Lamezia T. (CZ) e CREA–OFA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria Centro di Olivicoltura, frutticoltura e agrumicoltura) di Forlì. L’Accordo si prefigge di proseguire il programma di sviluppo avviato con un precedente ciclo progettuale che si è concluso con l’individuazione direttamente in territorio calabrese di alcune nuove selezioni attualmente in fase iniziale di diffusione commerciale. L’obiettivo finale del progetto, che mette insieme i Servizi di Sviluppo Regionali, un soggetto privato ed un organismo di ricerca, è di pervenire alla costituzione di nuove varietà di fragola pienamente adatte all’ambiente calabrese e più in generale alle aree a clima temperato, riducendo l’attuale dipendenza dall’esterno del “sistema fragola” calabrese nella scelta delle varietà da coltivare e quindi migliorare la competitività delle nostre produzioni sui mercati italiani ed esteri in virtù di una maggiore identificazione del prodotto. Nel 2019 nell’ambito del nuovo programma progettuale (della durata di 4 anni) l’Unità Operativa Fragola dell’ARSAC ha costituito nella Piana di Lamezia, presso l’azienda di un socio della Cooperativa Torrevecchia, un “campo semenzali” composto da circa 3.000 semenzali ottenuti da 34 nuove combinazioni di incrocio predisposte da CREA – OFA di Forlì.

L’attività di selezione si è conclusa a metà maggio con l’individuazione di 103 genotipi che sono stati trasferiti in Sila per essere moltiplicati nel vivaio del Centro Sperimentale -Dimostrativo dell’ARSAC di Camigliatello Silano (CS). Con le piante ottenute in vivaio è stato costituto, in ottobre, il campo di 1° livello 2019-2020 dove sul nuovo materiale genetico posto in parcelle proseguirà l’attività di selezione. Nel frattempo sono proseguite le azioni finalizzate alla valorizzazione ed alla diffusione delle nuove selezioni (contrassegnate con la sigla “LAM”) ottenute con il primo ciclo progettuale: LAM 18, LAM 68.4, LAM 22, LAM 85.17. Si tratta di nuovi genotipi che, superata la fase sperimentale preliminare e di collaudo finale in Calabria, hanno iniziato ad essere diffusi già nel 2018 e nel 2019 nelle aziende interessate in Calabria ed in altre Regioni del Sud Italia dove, valutate a confronto con le varietà convenzionali, sono stati in molti casi giudicati positivamente dai produttori e dai tecnici e quindi meritevoli di essere moltiplicati su scala più ampia.

Pertanto, come già accaduto nel 2018, anche nel 2019 si è deciso di affidare il nuovo materiale genetico ai Vivai COVIRO di Cervia (RA), che hanno manifestato interesse e costituito per il secondo anno consecutivo un vivaio in Spagna. Una piccola produzione vivaistica è stata realizzata anche dall’ARSAC nel vivaio del Centro Sperimentale Dimostrativo “Molarotta” di Camigliatello Silano (CS). La produzione complessiva di circa 185.000 piante è stata ritirata da aziende calabresi e da aziende di altre aree fragolicole del Sud Italia ed estere ed inserita nei nuovi impianti 2019-2020, realizzati a partire dal mese di ottobre.

Si ricorda che in Calabria la produzione della fragola è concentrata prevalentemente nella Piana di Lamezia, dove la coltivazione è attuata in coltura protetta su una superficie di circa 200 ettari (in tutta la Calabria la superficie è di circa 240 ettari). Le varietà adottate sono in ordine di importanza la varietà spagnola Sabrina seguita dalla californiana Camarosa e da altre due varietà spagnole Marisol e Melissa.

E’ da rilevare che nel 2019 per la selezione LAM 18 è stata avanzata un richiesta di autorizzazione alla brevettazione in Brasile da parte dell’Università Statale di Santa Catarina – UDESC (Universidade do Estado de Santa Caterina). LAM 18 dopo alcuni di anni di sperimentazione nelle aree fragolicole del Sud del Brasile si è contraddistinta per il suo comportamento costantemente positivo e innovativo per l’areale brasiliano ed il conseguente interesse da parte di ricercatori e produttori che ne prefigurano l’avvio di una diffusione commerciale. Le nuove selezioni contrassegnate con la sigla “LAM” vengono presentate di seguito in una scheda descrittiva.

LAM 18

Selezione a maturazione intermedia, con piante rustiche ad habitus assurgente che hanno elevato accestimento e notevole vigore. Oltre alla una buona produttività (circa 700 g/pianta nelle prove sperimentali ARSAC), l’interesse maggiore per questa selezione deriva dalla grande qualità dei frutti che sono di pezzatura medio-elevata, conico–allungati molto attraenti per la regolarità della forma ed il colore rosso intenso, uniforme anche in inverno. La consistenza della polpa è risultata tra le più elevate tra le varietà e selezioni studiate. La tenuta del frutto (consistenza e tonalità del colore) è buona anche in coincidenza delle alte temperature. Le qualità organolettiche dei frutti sono buone grazie ad un alto contenuto zuccherino ed un equilibrato rapporto acidi-zuccheri. Il contenuto in vitamina C è risultato piuttosto elevato. Il limite alla sua diffusione in Calabria è rappresentato dall’epoca non precoce di maturazione.

LAM 68.4

Pianta rustica e vigorosa. I punti forti di questa selezione sono la precocità di maturazione dei frutti che si abbina ad elevata produttività conseguita sia con piante fresche “cime radicate” che a “radice nuda” (intorno a 800 g/pianta nelle prove sperimentali ARSAC). I frutti hanno un calibro elevato che si riduce soltanto durante l’ultima parte del ciclo produttivo e sono conico regolari e rosso intenso uniforme. Il sapore è buono grazie ad un alto contenuto zuccherino ed un equilibrato rapporto acidi-zuccheri. I punti deboli riguardano la consistenza della polpa che cala in coincidenza delle elevate temperature pur mantenendosi su valori di sufficienza.

LAM 22

Selezione molto interessante per la precocità di maturazione, la buona produttività (circa 700 g/pianta nelle prove sperimentali ARSAC),conseguita con un flusso produttivo costante e per il colore brillante dei frutti. La pianta è rustica e mediamente vigorosa. I frutti, regolari e di grosso calibro, sono di colore rosso brillante piuttosto attraente, hanno una elevata consistenza della polpa ed un buon aroma e sapore.

LAM 85.17

Selezione a maturazione molto precoce con raccolte che, in alcune annate, hanno superato 400 g/pianta nel periodo gennaio – marzo. La pianta è molto vigorosa ed ha evidenziato, in questi anni, la produttività finale più elevata tra tutte le varietà e selezioni studiate nei campi sperimentali a Lamezia T. con produzioni di oltre 900 g/pianta. I frutti sono di forma conico-allungata molto regolare, hanno colore rosso intenso uniforme e consistenza elevata. L’elevata precocità e produttività determinano un calo di pezzatura dei frutti nella seconda parte del ciclo produttivo e una qualità organolettica non elevata ma accettabile, che rappresentano i punti deboli di questa selezione.

Fonte: ARSAC Ufficio Sperimentazione di Catanzaro, Ce.S.A: n. 5

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Approvato dal CdM il disegno di legge sugli illeciti agroalimentari

Mipaaf, Bellanova: “Adesso maggiori tutele per prodotti, made in Italy, indicazioni geografiche, consumatori”

25.02.2020
Da oggi uno strumento in più per la tutela dei prodotti made in Italy, le indicazioni geografiche, i consumatori. E soprattutto per il riconoscimento del valore prioritario della identità dei cibi, uno degli elementi fondativi alla base della Dieta Mediterranea patrimonio dell’umanità.Con la riforma, proponente il Ministro Bonafede e co-proponente la Ministra Teresa Bellanova, approvata stasera dal CDM, si rafforzano gli strumenti normativi contro illeciti agroalimentari: frodi, contraffazioni e agropiraterie. “Il falso made in Italy”, ricorda la Ministra Bellanova, “costa al nostro Paese 100 miliardi di euro l’anno, contro i circa 42 di export dei prodotti autentici. Un vero e proprio furto di identità che danneggia i nostri produttori, mina la salute dei consumatori, ingannandoli, rischia di incrinare la reputazione del Paese. Oggi, con questo testo che prende le mosse da una proposta della Commissione Caselli, si garantisce l’effettiva tutela dei prodotti alimentari, si rielabora il il sistema delle sanzioni, si amplia la sfera delle tutele. Non a caso fin dal mio insediamento al Ministero ho sostenuto la necessita di rafforzare ulteriormente il sistema di controlli che già oggi ci pone fra i migliori al mondo per poter tutelare di più e meglio le nostre indicazioni geografiche e i nostri marchi e sconfiggere la concorrenza sleale che avvelena le filiere e produce distorsioni inaccettabili di mercato. Per questo un grazie a Giancarlo Caselli e a tutti i componenti dell’Osservatorio Agromafie che con il loro lavoro hanno contribuito in modo determinante alla definizione delle nuove norme”.

 

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CREA, online il rapporto di ricerca Infrastrutture e sviluppo territoriale

Il contributo della politica di sviluppo rurale. A cura di Catia Zumpano del CREA-Centro di Politiche e bioeconomia, realizzato nell’ambito del Programma Rete Rurale Nazionale.

Il Volume, riporta i risultati di un’attività di studio volta ad analizzare il ruolo e il peso finanziario delle infrastrutture pubbliche nelle diverse fasi di programmazione della politica di sviluppo rurale al fine di evidenziarne finalità e obiettivi, nonché potenzialità e limiti. Oltre che offrire un quadro delle tipologie di interventi cofinanziati dai Programmi di sviluppo rurale (PSR), all’interno del Volume sono riportate delle riflessioni volte a proporre delle accortezze che potrebbero essere assunte da parte di chi è chiamato a governare la politica di sviluppo rurale, affinché possano essere ridimensionati i colli di bottiglia che le opere infrastrutturali incontrano nel loro percorso di finanziamento da parte dei PSR, nonché meglio programmati. Nello stesso tempo, sul fronte degli Enti locali, si evidenzia la necessità di una loro maggiore consapevolezza e, quindi, di assunzione di responsabilità, rispetto alle implicazioni legate all’utilizzo dei fondi per lo sviluppo rurale.

Accedi da qui per consultare e scaricare il Rapporto Rapporto di Ricerca _INFRASTRUTTURE E SVILUPPO TERRITORIALE. Il contributo della politica di sviluppo rurale

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A Macfrut torna l’Innovation Square per le startup dell’ortofrutta

Un’area dedicata all’innovazione nella filiera ortofrutticola. Si chiama “Innovation Square” lo spazio dedicato alle startup nel settore ortofrutticolo ospitato all’interno della prossima edizione di Macfrut, la fiera internazionale dell’ortofrutta in programma alla Fiera di Rimini da martedì 5 a giovedì 7 maggio 2020. 
A coordinare l’area per il secondo anno consecutivo sarà CesenaLab, l’incubatore di progetti innovativi promosso dal Comune di Cesena e dall’Università di Bologna, in collaborazione con numerose associazioni del territorio.
 
L’area a Macfrut si presenta come un vero e proprio villaggio dell’innovazione pronto ad ospitare le proposte di una decina di imprese da tutta Italia unite dal comune denominatore della novità smart in ambito agrotec. L’opportunità è di quelle allettanti in quanto consente di disporre di uno spazio all’interno della fiera internazionale dell’ortofrutta a un prezzo agevolato con la possibilità di presentare la propria startup agli operatori del settore da tutto il mondo. Le domande per prendere parte allo spazio devono essere presentate entro la metà del mese di marzo direttamente a CesenaLab che farà una valutazione con relativa scrematura dei progetti. Ad oggi sono circa una cinquantina le startup che ne hanno già fatto richiesta sui vari ambiti dell’innovazione di settore, dalla produzione ai sistemi di vendita, sino alla logistica.
“Innovazione e internazionalizzazione da sempre sono i due cardini di Macfrut – aggiunge il presidente Renzo Piraccini – e quindi abbiamo trovato naturale offrire questa opportunità per favorire partecipazione e visibilità a tante realtà che presentano idee innovative. A differenza di quanto si immagini il sistema ortofrutticolo è tra i più dinamici del panorama agroindustriale. Ben venga questo spazio che insieme al Green house Technology Village, Acqua Campus ed altre aree dinamiche rappresenta un plus per questo appuntamento fieristico”.
 
Soddisfazione anche da parte di Dario Maio, presidente di CesenaLab: “ci fa molto piacere che Cesena Fiera abbia scelto anche quest’anno di affidare alle competenze e all’esperienza di CesenaLab il ruolo di selezionare i giovani progetti innovativi a cui assegnare gli spazi dell’Innovation Square. È una collaborazione alla quale teniamo e che ha dimostrato di portare valore a tutto il territorio”.
 
Per informazioni sullo spazio: info@cesenalab.it
 
Fonte: Ufficio stampa Macfrut
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Frutta e verdura: stagionalità e biologico sempre più motivi di scelta

Spesa: un italiano su due disposto a spendere di più per tutelare l’ambiente

Intervistate oltre 1.600 persone: il 60% è consapevole del fatto che le proprie abitudini alimentari impattano sul Pianeta.

Cucinare ricette con ingredienti di stagioneridurre il consumo di carneignorare la moda dei “superfood” che spesso incentivano la deforestazione e lo sfruttamento dei lavoratori: sono solo alcuni dei suggerimenti che possono aiutare a “fare del bene” non solo il nostro organismo ma anche quello ambientale. I consumatori non sempre seguono e sono consapevoli di queste semplici, ma utili regole.

Altroconsumo, nell’ambito del progetto La Spesa che Sfida” finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (DM 7 febbraio 2018), ha realizzato alcuni strumenti per rendere più semplice la vita dei consumatori, spiegando a cosa fare attenzionequali informazioni cercare in etichetta, ma anche come non farsi ingannare da immagini e claims pubblicitari o dal posizionamento negli scaffali.

Attraverso brevi video di cui saranno protagonisti dieci nuclei familiari tipo (single, coppia di giovani, coppia di over 65, famiglia con bambini, ecc…), l’Organizzazione aiuterà persone a fare la spesa in maniera consapevole per preservare la salute, l’ambiente e il portafoglio.

L’indagine di Altroconsumo sulle abitudini degli italiani
La spesa impatta non solo su salute e portafogli, ma anche sull’ambiente: ecco perché Altroconsumo ha intervistato 1.625 persone tra i 25 e i 74 anni distribuite su tutto il territorio nazionale.
Dall’indagine – i cui risultati vengono presentati oggi in occasione del Festival del Giornalismo Alimentare nel panel dedicato proprio a La Spesa che Sfida – pubblicata nel numero di Altroconsumo Inchieste di marzo 2020 – è emerso che il 60% degli intervistati crede che le proprie abitudini alimentari impattino sul Pianeta ma al tempo stesso solo il 25% fa “molta attenzione” agli aspetti ambientali valutando ad esempio il tipo di imballaggio utilizzato e controllando se il metodo di produzione è sostenibile.
Il 55% degli intervistati dichiara di essere disposto a spendere di più per acquistare prodotti sostenibili e il 54% sostiene che il prezzo non è il principale criterio di scelta usato per gli acquisti. Questi aspetti vengono cavalcati sempre di più dalle aziende. Da Altroconsumo arriva il suggerimento di non fidarsi ciecamente di slogan, immagini o elementi grafici che lasciano presumere che un prodotto sia “green” ma di approfondire laddove possibile.

Marchi e loghi: il caso emblematico dei prodotti Dop e Igp
L’indagine dell’Organizzazione si concentra anche su marchi, loghi o slogan apposti sulle confezioni, che dichiarano di rispettare determinati criteri, dal bio al benessere animale, fino a Dop e Igp. Su questo tema, un intervistato su due dice di tenere molto all’origine degli alimenti. Questi bollini, però, non sono automaticamente sinonimo di maggiore sicurezza e qualità e addirittura non sempre assicurano un legame stretto con il territorio. Un rischio che evidentemente viene percepito dai consumatori visto che per l’82% le autorità dovrebbero controllare meglio l’uso di loghi e slogan.
Nello specifico, per quanto riguarda gli alimenti bio il prodotto più gettonato sono le uova e l’olio (le sceglie il 41% degli intervistati) seguiti da verdura e legumi (29%) e dalla frutta (26%).


Fonte: Altroconsumo Inchieste, febbraio 2020

 

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Aperti i bandi PRIMA 2020: 71 milioni di euro per la ricerca agroalimentare

A seguito dell’approvazione da parte della Commissione Europea dell’Annual Work Plan 2020, sono ufficialmente aperti i bandi PRIMA 2020.

Dare un contributo al settore agroalimentare dal punto di vista della ricerca e dell’innovazione è l’obiettivo dei nuovi bandi da 71 milioni di euro pubblicati in questi giorni dalla fondazione Prima (Partnership on research and innovation in the mediterranean area).

Costituita dalla Commissione europea e da 19 Stati membri dell’area del Mediteranneo tra cui l’italia, la fondazione Prima nasce come partnership per sviluppare un’agenda strategica di ricerca e innovazione a lungo termine secondo tre aree tematiche: una gestione efficiente delle risorse idriche, un’agricoltura sostenibile e catene del valore agroalimentare come motore per la crescita. Annualmente, viene elaborato un piano di lavoro basato sul parere di un comitato scientifico consultivo che procede alla stesura di bandi e alla valutazione delle proposte in base alle norme Horizon 2020.

L’obiettivo dei bandi di quest’anno è individuare soluzioni per l’agricoltura dell’area mediterranea, fortemente influenzata da cambiamenti climatici, urbanizzazione e crescita della popolazione. In particolare, viene richiesto ai partecipanti di fornire soluzioni alla sfida dei cambiamenti climatici secondo tre diverse azioni: utilizzando sistemi agricoli basati sulla biodiversità o su genotipi che riducono lo stress da siccità, incentivando il risparmio idrico e migliorando l’uso del suolo e, infine, scegliendo soluzioni innovative che contribuiscano ad uno sviluppo sostenibile secondo gli standard europei.
 
Al bando, potranno partecipare almeno tre soggetti privati o pubblici (associazioni produttori, aziende agricole su cui attuare la sperimentazione) dotati di personalità giuridica e stabiliti ciascuno in diversi paesi partecipanti a Prima.
Di questi Paesi, almeno uno dev’essere stabilito in Croazia, Cipro, Francia, Italia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovenia, Spagna; un altro in Algeria, Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Tunisia, Turchia, Israele; infine il terzo Paese può trovarsi in qualunque degli stati aderenti al programma.
 
Per concorrere al bando, i partecipanti dovranno consegnare entro il 15 aprile 2020 una proposta preliminare sintetica di progetto, che sarà valutata da Prima.
Una volta superata la fase preliminare, entro il 16 settembre 2020 è richiesta la consegna del progetto completo per la valutazione finale. I risultati saranno resi noti a dicembre 2020.
Le scadenze per le presentazioni delle proposte progettuali sono nel mese di aprile. Maggiori informazioni sulle modalità di presentazione e sulle tempistiche per le candidature sono disponibili sul sito della Fondazione PRIMA http://prima-med.org/calls-for-proposals/

 

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Cartù, il cartone ondulato più sostenibile

Una nuova generazione di cartoni ondulati promette di rivoluzionare la logistica dell’home delivery rendendola più sostenibile con una riduzione del 74% di emissioni di CO2 in atmosfera e una riduzione dello smaltimento del 90% grazie alla sua elevata comprimibilità.

La tecnologia si basa su un’innovazione degli archi di parabola del cartone ondulato tradizionale che, nella versione brevettata dall’azienda Grifal, quotata in Borsa, realizzata in collaborazione con Cilab, il laboratorio di design del Politecnico di Milano, sono super resistenti grazie ad una maggiore altezza (20 cm contro i 5 del cartone ondulato tradizionale) ed un maggiore spessore delle ‘onde’ e permettono un’elevata protezione del contenuto anche in buste o sfuso.

“Cartù è caratterizzato da significativa resistenza alla compressione verticale e, contemporaneamente da una maggiore leggerezza rispetto alle plastiche – ha spiegato Giulia Gritti, responsabile marketing di Grifal al primo Forum Internazionale sul packaging sostenibile tenutosi a Fico e organizzato da Fondazione FICO e UCIMA -, inoltre ha dimostrato di avere un potere ammortizzante elevato in confronto all’EPS, ossia al polistirene espanso sinterizzato (lavorato a temperatura elevata) noto comunemente come polistirolo. È un prodotto nuovo sul mercato che proponiamo a prezzi estremamente accessibili e che produciamo internamente grazie alle macchine che abbiamo appositamente sviluppato”.

A differenza del polistirolo che è incomprimibile, Cartù ha una elevata comprimibilità e permette di ridurre i costi di smaltimento del 90% proponendosi, per le sue caratteristiche di flessibilità e resistenza, come un’alternativa ecologica alle plastiche.

Si abbattono anche le emissioni di Co2 rispetto al tradizionale cartone ondulato che passano da 82,8 a 21,2 kg/mq.

Oltre a Cartù, la linea di nuovi cartoni ondulati lanciata da Grifal al primo Forum Internazionale sul packaging sostenibile, comprende anche il formato ‘Cushion paper’, che si differenzia dal primo per la forma delle onde e rappresenta un’opzione al pluriball e al polistirolo e, infine, ‘Inspiropack’ che è un sistema di bloccaggio che utilizza la tecnologia del vuoto.

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Approvato il Piano nazionale contro lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura

Soprattutto prevenzione, più vigilanza e contrasto, uniti a protezione, assistenza e reinserimento socio-lavorativo per le vittime. È quanto prevede il primo Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato (2020-2022), approvato stamani a Roma presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

In apertura del Tavolo, la titolare del Dicastero, Nunzio Catalfo, ha ringraziato i presenti – in particolare, i Ministri Bellanova e Provenzano – per lo straordinario impegno dimostrato da ciascuna Amministrazione nell’affrontare il tema con un approccio operativo davvero condiviso e di cui essere fieri. “La collaborazione di tutti, a ogni livello – ha messo in rilievo Catalfo – non era affatto un risultato scontato”.

Proseguendo sull’approvazione del Piano triennale, ha illustrato quanto esso “abbracci ogni aspetto del problema, definendo un articolato modello di governance che passa appunto dal Tavolo”.

Il Piano è il frutto della collaborazione di tutte le Istituzioni impegnate a livello centrale, regionale e locale contro lo sfruttamento e il caporalato, riunite nel Tavolo presieduto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e aperto anche ad associazioni di categoria, sindacati e Terzo settore. Il Tavolo, inoltre, è supportato dall’International Labour Organization nell’ambito di un programma di sostegno alle riforme strutturali (SRSP) finanziato dalla Commissione Europea.

Partendo da una mappatura dei territori e dei fabbisogni di manodopera agricola, il Piano affianca interventi emergenziali e interventi di sistema o di lungo periodo, seguendo 4 assi strategici: prevenzionevigilanza e contrastoprotezione e assistenzareintegrazione socio-lavorativa.

Proprio questi assi, saranno declinati in 10 azioni, considerate prioritarie:
1. Un sistema informativo con calendario delle colture, dei fabbisogni di manodopera e altri dati e informazioni sviluppato e utilizzato per la pianificazione, gestione e monitoraggio del mercato del lavoro agricolo.
2. Gli interventi strutturali, investimenti in innovazione e valorizzazione dei prodotti migliorano il funzionamento e l’efficienza del mercato dei prodotti agricoli.
3. Il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, l’espansione del numero delle imprese aderenti  e l’introduzione di misure per la certificazione dei prodotti migliorano la trasparenza e le condizioni di lavoro del mercato del lavoro agricolo.
4. La pianificazione dei flussi di manodopera e il miglioramento dell’efficacia e della gamma dei servizi per l’incontro tra la domanda e l’offerta (CPI) di lavoro agricolo prevengono il ricorso al caporalato e ad altre forme d’intermediazione illecita.
5. Pianificazione e attuazione di soluzioni alloggiative dignitose per i lavoratori del settore agricolo in alternativa a insediamenti spontanei e altri alloggi degradanti.
6. Pianificazione e attuazione di soluzioni di trasporto per migliorare l’offerta di servizi adeguati ai bisogni dei lavoratori agricoli.
7. Campagna di comunicazione istituzionale e sociale per la prevenzione e sensibilizzazione sullo sfruttamento lavorativo e la promozione del lavoro dignitoso.
8. Rafforzamento delle attività di vigilanza e contrasto allo sfruttamento lavorativo.
9. Pianificazione e attuazione di un sistema di servizi integrati (referral) per la protezione e prima assistenza delle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura e rafforzamento degli interventi per la loro reintegrazione socio-lavorativa.
10.  Realizzazione di un sistema nazionale per il reinserimento socio-lavorativo delle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura.

Sarà la Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a curare la segreteria del Tavolo. Proprio la medesima Direzione Generale ha già impegnato 88 milioni di euro (su fondi FNPM, FAMI, FSE – PON Inclusione) in interventi contro lo sfruttamento lavorativo.

Guarda le 10 azioni prioritarie individuate dal Tavolo coordinato dal Ministro Catalfo

Consulta il Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato (2020-2022)

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Fosfiti: la ricerca del CREA per vino e ortofrutta bio

Al Biofach, la più importante fiera mondiale sul bio, i primi risultati del progetto Biofosf-Wine

I consumatori che scelgono il bio, si aspettano un prodotto sicuro e privo di residui. Per questo, sta crescendo sempre di più l’attenzione al tema dei fosfiti (sali dell’acido fosforico), residui talvolta inaspettatamente presenti nel vino e nell’ortofrutta biologici, pur essendo in realtà, ammessi solo in agricoltura convenzionale. Di questo si è discusso oggi, in occasione del Workshop internazionale del CREA, intitolato “Why phosphonic acid residues in organic wine? The Italian BIOFOSF-WINE project” (Perché residui dell’acido fosfonico nel vino biologico? Il progetto italiano BIOFOSF-WINE) nell’ambito del Biofach 2020 a Norimberga. Sono stati presentati due progetti specifici, coordinati dal CREA: il primo BIOFOSF, conclusosi nel 2018, il secondo, a cui tra l’altro è dedicato il workshop, focalizzato sul vino e ancora in corso.

I ricercatori del CREA hanno indagato prima di tutto le possibili cause di questa presenza indesiderata nei prodotti bio: dall’uso improprio di fosetyl e/o di fosfito di potassio/sodio per la difesa fitosanitaria, all’aggiunta non dichiarata di fosfiti o fosetyl-Al ai mezzi tecnici, alla naturale presenza di fosfiti nei concimi e negli ammendanti o, infine, alla loro produzione spontanea da parte delle colture arboree.

Nel progetto BIOFOSF, dedicato alle contaminazioni da fosfito delle colture orticole e frutticole, sono state realizzate prove sperimentali di campo su colture bio (patata, uva, rucola, pere, pomodoro e kiwi), applicando concimi organici, inorganici e prodotti per la protezione ammessi in biologico, valutandone la potenziale fonte nascosta di acido fosfonico. E’ stato, quindi, effettuato uno screening dei mezzi tecnici (fertilizzanti) ammessi in bio, per verificare l’assenza di acido fosfonico/etilfosfonico ed uno studio sulla degradazione dei prodotti a base di fosetyl.

È emerso che, nelle colture considerate, l’acido fosfonico non viene prodotto spontaneamente dalla pianta, ma si rileva esclusivamente in seguito ad applicazioni di fosetyl-derivati o sali di fosfito, che possono essere effettuate anche inconsapevolmente, tramite l’uso di mezzi tecnici ammessi in biologico, ma contaminati in fase produttiva o irregolari per aggiunte non dichiarate di fosfito o di fosetyl. Inoltre, a causa di diversi tempi di degradazione, è possibile riscontrare o entrambi gli acidi, etilfosfonico e fosfonico insieme, o, se trascorre più tempo, solo quest’ultimo, che degrada più lentamente. La rilevazione del solo acido fosfonico, pertanto, è di per sé sufficiente per indurre a verificare l’applicazione di sali di fosfito, non ammessi in biologico, e, quindi, di eventuali irregolarità.

La contaminazione da fosfonato – ha dichiarato Alessandra Trinchera, ricercatrice del CREA Agricoltura e Ambiente e coordinatrice di entrambi i progetti – è un problema molto sentito dai produttori biologici italiani, penalizzati per la contaminazione di alcuni loro prodotti, pur avendo seguito correttamente i disciplinari. BIOFOSF ha, di fatto, chiarito sia la dinamica di degradazione del fosetyl, un fitosanitario con ampi residui di acido fosfonico, sia la capacità delle specie frutticole di accumulare il fosfonato nelle loro parti legnose per rilasciarlo successivamente alle foglie ed ai frutti, impattando sui tempi di conversione degli arboreti in bio. Vista la presenza di fosfonato in prodotti a base di rame e di alghe, è, inoltre, necessario implementare adeguatamente il sistema di registrazione e di controllo qualità dei mezzi tecnici per la protezione e la fertilizzazione in biologico. I risultati presentati oggi al Biofach 2020 del progetto BIOFOSF-WINE hanno dimostrato come a volte i 3 anni di conversione in biologico non sono sufficienti a garantire la decontaminazione da fosfiti di un vigneto convenzionale. Nel vino, poi, giocano un ruolo determinante anche i coadiuvanti di fermentazione: abbiamo infatti verificato che il fosfato biammonico e alcuni lieviti possono contenere fosfito, elemento che sottolinea ulteriormente l’importanza di prevedere ulteriori restrizioni per i mezzi tecnici da utilizzare in biologico non solo in campo, ma anche in cantina”.

I due progetti di ricerca dedicati, ossia BIOFOSF “Strumenti per la risoluzione dell’emergenza fosfiti nei prodotti ortofrutticoli biologici” e BIOFOSF-WINE “Strumenti per la risoluzione dell’emergenza fosfiti in uve e vini biologici”, finanziati dal Mipaaf e coordinati dal Crea, con il suo centro Agricoltura e Ambiente, hanno entrambi operato seguendo un approccio ampiamente partecipato. Nel progetto BIOFOSF sono stati coinvolti altri centri CREA (Cerealicoltura e Colture Industriali e Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura), le associazioni del biologico (Federbio), produttori del comparto (BRIO, Apofruit, BioTropic) e la principale associazione italiana di produttori di fertilizzanti (Federchimica- Assofertilizzanti). Nel progetto BIOFOSF-WINE invece collaborano a vario titolo con il CREA – Agricoltura e Ambiente – la Fondazione E. Mach, Federbio, Alleanza Cooperative, l’Unione Italiana Vini, con l’importante supporto dei Laboratori Vassanelli.

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Strumenti di supporto alla formazione dei consulenti M2 dei PSR: on line documento RRN

Nell’ambito della programmazione dello sviluppo rurale 2014-2010, la misura sui servizi di consulenza (misura 2), è tra quelle che hanno particolare rilevanza ai fini del conseguimento di diverse priorità dell’Unione. Uno degli obiettivi della misura è quello di promuovere il trasferimento delle conoscenze e delle competenze, sostenendo anche la formazione e l’aggiornamento dei consulenti per aumentare la qualità e l’efficacia della consulenza offerta.
L’efficacia di tale servizio è direttamente legata alla preparazione dei consulenti. Il Decreto 3 febbraio 2016 che istituisce il sistema di consulenza aziendale in agricoltura, prevede che i consulenti debbano obbligatoriamente frequentare corsi di formazione, e il Regolamento (UE) n. 1305/2013 comprende anche una linea di finanziamento dedicata al sostegno della formazione dei consulenti (sottomisura 2.3).

Il presente documento, per tanto,  si inserisce nel piano di attività della Rete Rurale Nazionale, che prevede la realizzazione di analisi, studi, ricerche e strumenti a supporto della corretta ed efficace attuazione della misura 2, identificando elementi utili alla definizione dei corsi di formazione dei consulenti, per i vari ambiti di consulenza che sono inclusi nel sistema nazionale. Il documento prende spunto da quanto già realizzato nelle precedenti annualità e dalle prime esperienze di implementazione della sottomisura, a livello regionale, riscontrate in questa programmazione.

Accedi da qui per consultare e scaricare il documento completo RRN_elementi_per_formazione_consulenti_2019_def_MDA

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GlobalGAP annuncia tour mondiale per revisione dello standard

Per GlobalGAP il 2020 è l’anno delle revisioni del suo standard Ifa (Integrated Farm Assurance) verso una maggiore semplificazione. Da Fruit Logistica l’annuncio del World Consultation Tour, una serie di eventi in tutto il mondo che raccoglieranno input e feedback da comunità agricole in diversi Paesi per una nuova versione della certificazione.

Agricoltura di precisione, vertical farming: le innovazioni chiedono una maggiore digitalizzazione

“A partire dalla nostra prima bozza standard più di 20 anni fa, abbiamo sempre seguito una filosofia di riduzione, evitando inutili duplicazioni all’interno dei nostri programmi di assicurazione agricola – ha affermato Kristian Moeller, Ceo di GlobalGap –. Ma solo ora è disponibile la tecnologia per compiere passi importanti verso il miglioramento dell’esperienza dell’utente per gli agricoltori”.

Innovazioni come la vertical farming stanno portando a una nuova era digitale. E sono necessari passi verso una maggiore digitalizzazione. Durante la conferenza stampa a Berlino, tre nuovi membri del consiglio hanno  presentato ulteriori piani per rafforzare le buone pratiche agricole sostenibili, in particolare nell’ambito dei seguenti standard.

• Sustainable Program for Irrigation and Groundwater Use (SPRING)

• TR4 Biosecurity add-on

• Food Safety Modernization Act Produce Safety Rule (FSMA PSR) add-on

• GLOBALG.A.P. Risk Assessment on Social Practice (GRASP)

• GLOBALG.A.P. Farm Sustainability Assessment (GGFSA)

• Primary Farm Assurance (PFA)

Le certificazioni sono una delle soluzioni indicate da Do The Right Thing (right), il Trend Report 2020 di Fruit Logistica, per rispondere alle esigenze di sostenibilitàGLOBALG.A.P sta diventando uno standard sempre più richiesto dai retailer: ben 209.400 produttori in tutto il mondo lo utilizzano, un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente.

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Ortomec: sistema integrato per taglio preciso della foglia

Un sistema elettronico a sensori, automatizza e rende più preciso il taglio e la raccolta della foglia

Prima assoluta a Fruit Logistica 2020 per la novità allo stand di Ortomec che permette di automatizzare, grazie a un sistema elettronico a sensori, il taglio e la raccolta della foglia, come per esempio spinacino o rucola.

“La misurazione del terreno che abbiamo utilizzato fino ad ora infatti -dice Nicola Gallo, titolare di Ortomec-, non consente di fare tagli precisi, con il nostro sistema invece l’altezza di taglio viene misurata in base all’altezza della foglia e la macchina si adatta in automatico senza intervento manuale dell’operatore”.

Un sistema di sensori per un’agricoltura 4.0

Alcuni sensori installati sulle macchine fanno numerose misurazioni al minuto e stabiliscono il giusto livello di taglio, questo permette di avere un prodotto che risponda al meglio ai disciplinari delle aziende di quarta gamma.

“Ci è stato richiesto direttamente dalle aziende -continua Gallo-, così abbiamo messo in test alcune macchine a fine dello scorso anno e ci sono già arrivati degli ordini. Una soddisfazione perché abbiamo lavorato diverso tempo per mettere a punto questo sistema. Nella nostra sede ho assunto degli ingegneri che hanno affinato il sistema rendendolo affidabile, ora è in produzione e si può installare su tutte le macchine a scoppio o elettriche della nostra azienda”.

Fonte: Ortomec

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Tomra Compac: novità macchine per la selezione della frutta

Tre grosse novità sulle macchine Compac che permettono di migliorare la lavorazione della frutta e rispondere al meglio alle esigenze di tipo qualitativo e di sicurezza alimentare.

Sono diverse le novità che Tomra – Compac ha presentato a Fruit Logistica 2020 in fatto di macchine alimentari e selezionatrici di frutta. Ne abbiamo parlato con Roberto Ricci, regional director Emena di Compac, che ci ha illustrato le tre novità dell’azienda presenti allo stand di Berlino.

Materiali per garantire una totale sicurezza alimentare

Si parte dall’innovazione dei materiali e progettazione degli elementi nella piattaforma di selezione di nuova generazione, costruita sulla base del Multi Lane Sorter, che introduce una serie di migliorie che garantiscono una maggiore igiene e sicurezza alimentare.

Compac ha massimizzato l’equilibrio tra delicatezza della manipolazione, produttività e igiene. Ovunque la frutta entri in contatto con il selezionatore, i componenti della macchina sono realizzati in plastica stampata a iniezione o in acciaio inossidabile per alimenti.

UltraView rileva difetti difficili da individuare

Si passa poi al modulo di ispezione UltraView, installato a fine linea nella piattaforma Spectrim, con cui si migliora in maniera significativa la rilevazione dei difetti difficili da individuare perché posizionati a livello dell’inserzione del gambo o all’apice di frutti, “Lo abbiamo già introdotto negli Stati Uniti per le mele, ma permette finalmente l’ispezione anche frutti di forma allungata come kiwi o limoni“, precisa Ricci. La sua introduzione inoltre, è un passo avanti in direzione di una linea di confezionamento totalmente automatizzata.

Sorting delle ciliegie a nuovi livelli con Invision2

Ciliegie e frutta piccola hanno invece a disposizione le migliorie apportate su Invision2, l’evoluzione della piattaforma per la selezione di ciliegie già adottata da Apofruit. Si tratta di innovazione nel software e nei sensori che aumentano a livelli mai raggiunti la calibratura delle ciliegie con risultati che si avvicinano al 100%.

Le altre novità allo stand di Tomra

Sempre a Berlino, nello stand ,interessante la presenza di Tomra 5B, adatta per patate, frutta e prodotti freschi tagliati, con nuove funzionalità che offrono maggiore precisione, aumentando la resa e la redditività.

Sguardo alla tecnologia di Intelligenza Artificiale invece per il software LUCAi di BBC Technologies, ideato per la selezione di mirtilli, è in grado di informa la macchina su come classificare ogni singolo pezzo di frutta elaborando fino a 2.400 singole immagini di frutta al secondo e permettendo la classificazione della frutta anche in base ai piccoli difetti come disidratazione, ammaccature e antracnosi precoce.

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Distretti del cibo, dal Mipaaf 30 milioni

Parte il primo bando nazionale per il finanziamento dei Distretti del cibo, strumento per garantire ulteriori risorse e opportunità per la crescita e il rilancio a livello nazionale di filiere e territori.
Al via anche il bando per il finanziamento di contratti di distretto nell’area colpita da Xylella, secondo quanto previsto dalle leggi di bilancio 2018 e 2019.

“Investiamo nella progettazione territoriale – ha detto la ministra Teresa Bellanova dalla Sicilia, dove è impegnata in incontri e visite istituzionali anche in alcune aziende agroalimentari del palermitano – per favorire la crescita dell’Italia. Dobbiamo sbloccare energie e investimenti. L’agricoltura e l’agroalimentare sono un motore di idee, progetti, nuovi posti di lavoro. Di futuro. Abbiamo lavorato con le Regioni per mettere a punto un bando, il primo, che dia stimolo a una nuova stagione dei distretti del cibo. C’è molto interesse e fermento in tutti i territori, già questa è una scommessa vinta. L’Italia può essere un laboratorio di buone pratiche, investendo sull’economia circolare, sulla ricerca e su formule più forti di collaborazione tra agricoltori, allevatori, imprese di trasformazione e istituzioni. Noi ci siamo e vogliamo accompagnare questo sviluppo”.

Tutti i dettagli per la partecipazione, e per l’invio delle domande che dovrà avvenire entro il 17 aprile 2020, sono già disponibili sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Alla stessa pagina è pubblicato anche il Registro nazionale dei Distretti del cibo che raccoglie tutte le realtà riconosciute dalle Regioni. Il riconoscimento dei Distretti, infatti, viene affidato per legge alle Regioni e alle Province autonome che provvedono a comunicarlo al Mipaaf presso il quale è istituito il Registro nazionale.

I bandi finanziano progetti da 4 a 50 milioni di euro di investimenti con un’ampia tipologia di spese ammissibili.
Il Contratto di distretto ha lo scopo di promuovere lo sviluppo, la coesione e l’inclusione sociale, favorire l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l’impatto ambientale delle produzioni, ridurre lo spreco alimentare e salvaguardare il territorio e il paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari.

Il Contratto di distretto Xylella, oltre quanto previsto sopra, ha lo scopo di realizzare un programma di rigenerazione dell’agricoltura nei territori colpiti dal batterio Xylella fastidiosa, anche attraverso il recupero di colture storiche di qualità.

Le risorse disponibili per il finanziamento in conto capitale ammontano a 18 milioni di euro per il bando dei distretti del cibo e a 13 milioni di euro per il distretto Xylella, che utilizza fondi diversi rispetto allo stanziamento di 300 milioni di euro del Piano recentemente approvato in Conferenza Stato-Regioni.

Laddove la richiesta di fondi superasse la disponibilità, è previsto un tetto massimo al contributo a fondo perduto per singolo programma di investimenti pari a 2,5 milioni di euro.

I DISTRETTI DEL CIBO

La legge definisce Distretti del cibo:
– i distretti rurali e agroalimentari di qualità già riconosciuti o da riconoscere;
– i distretti localizzati in aree urbane o periurbane caratterizzati da una significativa presenza di attività agricole volte alla riqualificazione ambientale e sociale delle aree;
– i distretti caratterizzati dall’integrazione fra attività agricole e attività di prossimità.
– i distretti biologici.
Per garantire lo sviluppo di tutto il territorio e non solo delle singole filiere, i Distretti opereranno attraverso programmi di progettazione integrata territoriale.

Fonte: Mipaaf

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Rur@Lab: progetto formativo pilota su agricoltura di precisione

Sono disponibili nel laboratorio didattico Rur@Lab le lezioni multimediali realizzate nell’ambito del progetto formativo pilota rivolto ai tecnici che svolgono attività di supporto alle aziende agricole.

Rur@Lab è un laboratorio didattico virtuale sviluppato dal CREA-PB nell’ambito del progetto della Rete Rurale Nazionale (scheda 25.1) a supporto delle azioni formative dedicate allo sviluppo delle aree rurali. Si tratta di uno spazio, ancora in fase prototipale, finalizzato alla sperimentazione di alcuni contenuti e strumenti formativi che potranno poi essere affinati, personalizzati e utilizzati nei corsi organizzati dagli Enti formativi accreditati.

Il laboratorio didattico mette a disposizione:

  • un repertorio di unità didattiche multimediali su tematiche relative al settore agroalimentare;
  • un programma per Windows che agevola la creazione di unità didattiche multimediali riproducibili con i comuni programmi di navigazione per il web (browser);
  • un manuale utente per guidare il formatore nella progettazione e implementazione di unità didattiche multimediali.

Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Veneto agricoltura e si è avvalso della partecipazione di un gruppo di consulenti e di formatori selezionato dalle Organizzazioni professionali agricole che hanno seguito il percorso formativo suggerendo revisioni e miglioramenti.
L’obiettivo dell’attività pilota della Rete Rurale è quello di avvicinare l’offerta alla domanda formativa progettando percorsi e sperimentando contenuti e strumenti adeguati ai nuovi fabbisogni professionali dei consulenti aziendali.

Laboratorio didattico Rur@Lab

Percorsi formativi sperimentali

Agricoltura di precisione

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PRIMA. Call for proposals su agroalimentare e risorse idriche nel Mediterraneo

Aperti i bandi PRIMA per progetti di ricerca e innovazione nel settore idrico e agro-alimentare nel Mediterraneo.

Le call sono le seguenti:
Call Section 1 “Water Management 2020”, topic (IA) Implementing sustainable, integrated management of water resources in the Mediterranean, under climate change conditions.
Budget: euro 7.500.000.
Call Section 1 “Agro-Food Value chain 2020” topic (IA) Valorising the health benefits of the Traditional Mediterranean food products.
Budget: euro 8.800.000.
Call Section 1 “Farming Systems 2020” topic Genetic conservation and animal feeds; sub-topic A) Conservation and valorization of local Animal Genetic Resources (RIA).
Budget: euro 3.500.000.
Call Section 1 “Farming Systems 2020” topic Genetic conservation and animal feeds; sub-topic B) Alternative animal feeds (IA).
Budget: euro 7.200.000.
Call Section 1 “Nexus 2020” topic (IA) Demonstrating benefits of the Water-Ecosystem-Food Nexus approach in delivering optimal economic development, achieving high level of environmental protection and ensuring fair access to natural resources.
Budget: euro 6.000.000.
Call Section 2 “Multitopic 2020” topic Transnational call funded by Participating States.
Budget: euro 38.000.000.
SOGGETTI AMMISSIBILI
Organismi di ricerca; Enti locali e Pubblica Amministrazione; Imprese.
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Packaging Speaks Green, presentato il forum internazionale di Bologna

La plastica e il packaging hanno iniziato la corsa alla sostenibilità anche se ad oggi più della metà, il 52%, delle aziende italiane (complessivamente considerate) non è sostenibile, mentre il 30% è poco sostenibile o mediamente sostenibile e il 18% è altamente sostenibile. Solo il 7% delle aziende di beni di consumo investe in economia circolare e per favorire la svolta green UCIMA invoca un piano Green per l’Italia.

È quanto emerge dall’Osservatorio Packaging del Largo Consumo attivato da Nomisma in collaborazione con Spinlife, nel Rapporto 2020 reso noto a Milano, mercoledì scorso, nel corso della conferenza stampa di presentazione del Forum Internazionale “Packaging speaks green” organizzato da UCIMA e Fondazione FICO, che si terrà il 20 e 21 febbraio a Bologna nell’Auditorium di FICO Eataly.

La spinta green – secondo quanto emerge dall’Osservatorio Nomisma – è fondamentale nel settore dell’ortofrutta fresca. Un consumatore su 5 chiede packaging sostenibili per frutta e verdura fresca, un driver della domanda di sostenibilità che è secondo solo alle bottiglie di acqua green.

In questo senso, diventano necessarie le informazioni sulla confezione che permettano di acquisire elementi di consapevolezza e contribuiscano a realizzare scelte di acquisto consapevoli anche in relazione al packaging.

L’Italia è ancora indietro sugli eco-investimenti dell’industria in generale e si colloca al sesto posto tra i Paesi europei, ma sul fronte del packaging la ricerca Nomisma rivela che hanno effettuato investimenti ‘green’ (tra il 2015 e il 2018) ben il 65,4% delle aziende manifatturiere della plastica.

Il settore alimentare è il secondo, dopo quello manifatturiero, maggiormente interessato dagli eco-investimenti con un terzo delle aziende impegnate in questa direzione.

“La sostenibilità è un obiettivo che viaggia su filiera lunga, dalla produzione agroalimentare alle nostre case – spiega il presidente di Fondazione FICO, l’agro-economista Andrea Segrè -. Alla luce dei dati Nomisma il 98% dei cittadini sa che i piccoli gesti quotidiani di ciascuno possono incidere sulla salute del pianeta e un italiano su 2 si dichiara sensibile all’impatto ambientale del pack. Per la realizzazione di un’economia circolare reale, tuttavia, ogni passaggio va coerentemente monitorato: dalle politiche e dalle azioni per la produzione agroalimentare sostenibile alla sensibilizzazione dei cittadini, in modo che le loro scelte alimentari aiutino a ridurre l’impatto ambientale di filiera e a prevenire gli sprechi.  D’altra parte il Rapporto Waste Watcher 2020 ci conferma che cibo e salute sono il binomio strettamente attenzionato dagli italiani: il 66% degli italiani oggi individua una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo, e al momento di acquistare il cibo l’attenzione all’impatto sulla salute incide in maniera determinante per un italiano su 3, il 36%”.

Per il consumatore di food and beverage, dopo la qualità del prodotto, la sostenibilità è il secondo driver di acquisto. E sono considerati sostenibili i prodotti biologici (42%); quelli che hanno una confezione ‘green’ (37%); quelli che derivano da un processo produttivo che impiega fonti di energia rinnovabili (31%); quelli che garantiscono un reddito al produttore (24%) e infine quelli che hanno un basso consumo di acqua e/o energia (18%).

Il packaging riveste un ruolo determinante e il 48% del campione ha dichiarato di aver smesso di acquistare prodotti che presentavano eccesso di imballaggi; il 22% di aver ridotto l’acquisto di prodotti con imballaggio in plastica; il 23% di aver aumentato l’acquisto di prodotti sfusi.

Per i consumatori, è considerato ‘sostenibile’ il packaging fatto con materiali degradabili (56%) o riciclabili (39%) ma più della metà non è disposto a pagarlo di più perché il minore impatto ambientale è considerato un dovere dell’industria e dei retailer.

“All’Italia serve un piano ‘industria green’ – afferma Enrico Aureli, presidente di UCIMA – sulla falsariga di quanto realizzato per ‘Industry 4.0’. La filiera del packaging made in Italy, in quanto leader mondiale e antesignana nello sviluppo di soluzioni sostenibili, ha tutte le caratteristiche per ambire a essere il motore e la guida di una trasformazione verde di materiali e tecnologie di confezionamento su scala internazionale”.

Tra materiali per l’agroindustria considerati più rispettosi dell’ambiente, al primo posto c’è la carta (indicata dal 47% dei responsabili acquisto). Per la categoria bevande, nell’immaginario del consumatore sono vetro e cartone/brick (rispettivamente per il 64% e 26% degli intervistati) mentre la plastica è in coda (4%).

Temi caldi, che saranno affrontati nel corso del Forum internazionale Packaging Speaks Green, organizzato proprio per favorire l’incontro e il confronto fra istituzioni, industrie e mondo accademico in tema di sviluppo sostenibile. Al centro di Packaging Speaks Green ci saranno gli esempi virtuosi delle aziende leader a livello globale come Coca-Cola, Fater (JV: P&G, Angelini), Massimo Zanetti Beverages, Amazon e Coop e l’evento sarà occasione per riflettere, grazie alla presentazione di dati inediti sulle sfide all’orizzonte e su come affrontarle.

“Come Fondazione FICO siamo felici di contribuire alla realizzazione di questo importante evento in collaborazione con UCIMA – dichiara il segretario generale Alessandro Bonfiglioli -. Tutta la nostra attività è indirizzata alla diffusione e divulgazione di buone pratiche sul tema della sostenibilità, oltre che all’alimentazione, e riteniamo che il packaging sia oggi una delle frontiere di maggiore impatto ambientale e che meriti quindi la massima attenzione”.

Fonte: Fresh Cut News

Per saperne di più sull’osservatorio Packaging accedi da qui

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Sormapeel, l’ecodesign nell’imballaggio per l’ortofrutta

L’imballaggio per l’ortofrutta diventa circolare. Ecco la novità di Sorma: si usa, si recupera (facilmente) ed è pronto per essere riciclato

L’imballaggio per l’ortofrutta diventa circolare: si usa, si recupera (facilmente) ed è pronta per essere riciclata. Si chiama Sormapeel l’ultima creazione del Gruppo Sorma Group, presentata a Berlino durante Fruit Logistica, che risponde ai concetti dell’eco design ovvero ogni oggetto deve essere pensato, ideato, progettato e realizzato per essere riusato o riciclato. Spesso non è possibile perché si utilizzano materiali accoppiati che impediscono e vanificano il riciclo.  A Sorma Group hanno risolto il problema.

I materiali sono separabili e garantiscono il riciclo

Nella soluzione di Sormapeel il consumatore non sarà indeciso su quale contenitore usare perchè i due materiali che compongono l’imballaggio viaggiano separatamente.  Ognuno per la sua strada e il suo sistema di riciclo.

Il gruppo romagnolo ha sviluppato questa soluzione patent pending, frutto di una ricerca pluriennale, che permette di offrire vantaggi, oltre alla filiera ortofrutticola, anche agli operatori del recupero di plastica e carta. Il prodotto, inoltre,  risulta  interessante perché la sua adozione non richiede un nuovo investimento per modificare o cambiare le macchine già in dotazione. Si adatta, infatti, a tutta la linea Sorma.

Riciclabile, ma l’imballaggio resta resistente

Con il nuovo design  l’imballaggio  acquista un vantaggio ambientale e d’uso, ma non si perdono quelli precedenti ovvero conserva le medesime caratteristiche di visibilità del contenutotraspirabilità, resistenza, velocità e forza.

La nuova soluzione permette il riciclo separato di plastica e carta

L’elemento innovativo del nuovo prodotto è dato dall’introduzione di una banda in carta “spellicolabile” (da qui “Sormapeel”), cioè facilmente rimovibile da parte del consumatore, che potrà quindi riciclare separatamente e velocemente la plastica e la carta. Inoltre, la componente in plastica è mediamente inferiore di oltre il 50% rispetto a un imballaggio tradizionale ed è completamente riciclabile: in monomateriale, o tutta in PE (Polietilene ad alta densità) o tutta in PP (polipropilene), rende ancora più semplice e immediato il recupero del materiale. I polimeri hanno caratteristiche molto diverse e se sono poliaccoppiato rendono impossibile il riciclo.

SORMAPEEL pesa meno di una moneta da 1 centesimo

La minore quantità di plastica, sostituita in parte dalla carta, rende la nuova linea ultraleggera. Parlano i numeri: il formato da 1 kg di Rosapack e di Sormabag, rispettivamente 2,79g e 2,22g, è più leggero persino delle retine a clip che pesano 2,88g e non sono riciclabili. Sormabag da 1 kg, nello specifico, pesa meno di una moneta da 1 centesimo.

L’AD Mercadini: “Vinta una sfida ambientale”

L’economia della sostenibilità dalle parole ai fatti: “Con SORMAPEEL – ha spiegato Andrea Mercadini, AD del Gruppo – possiamo dire di avere vinto una difficile sfida contro il tempo e a favore dell’ambiente. Da anni, come Gruppo, siamo impegnati nella ricerca di materiali innovativi e di soluzioni “amiche” di quell’economia circolare sempre più necessaria per il rispetto delle risorse del nostro pianeta. Oggi compiamo un importante passo in avanti perché, in un momento storico in cui è in corso un ampio dibattito sui polimeri plastici e il loro futuro, Sorma offre una soluzione che tiene conto degli aspetti più diversi in termini di packaging: praticità, economicità e recuperabilità”.

Materiali di largo consumo per facilitare il recupero

Interessante il ragionamento di Mario Mercadini, Large Scale Manager: “Abbiamo inoltre utilizzato materiali di largo consumo dove il sistema di riciclo che sta a valle è consolidato, in grado di gestirli facilmente e di smaltirli in modo efficace, a differenza di altri materiali come ad esempio i prodotti compostabili. Al nostro interno, l’innovazione SORMAPEEL ha comportato un cambiamento nel processo produttivo, ma già da ora siamo in grado di rifornire con costanza tutti i clienti interessati, in ogni Paese del mondo”.

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Gestione on line delle aziende agricole: sistema integrato di Coldiretti

Coldiretti presenta a Fieragricola 2020 il primo sistema integrato a disposizione dei soci per la gestione on-line delle aziende agricole con lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico

«Le nuove tecnologie digitali per l’agricoltura 4.0 di precisione sono uno strumento strategico per lo sviluppo delle aziende, in un’ottica di una sempre maggiore efficienza ma anche per la sostenibilità ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici nell’ambito del grande piano per il Green Deal europeo» così il presidente della ColdirettiEttore Prandini,  sottolinea l’importanza dell’adozione delle tecnologie in agricoltura: dai sistemi gps all’utilizzo dei droni, dai sensori nei campi alle etichette intelligenti fino ai sistemi di avanguardia nella produzione ecocompatibile. Tra queste c’è anche il nuovo sistema integrato nel Portale del Socio della Coldiretti per la gestione on line dell’azienda agricola, presentato a Fieragricola 2020.

Check up online di siccità, fertilità e salute delle colture

Il sistema permette agli agricoltori di ottimizzare le rese e la produttività e affrontare le nuove sfide dei cambiamenti climatici. In particolare, fornisce una lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dei dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico. L’applicazione Demetra basata sulle tecnologie Abaco è il primo software agricolo aperto e condiviso dove i dati raccolti vengono valorizzati come patrimonio a disposizione di tutti. Una vera e propria rivoluzione che porta gli agricoltori direttamente nel mondo dell’agricoltura 4.0 di precisione dotandoli di un sistema avanzato di monitoraggio e controllo indispensabile per una gestione efficiente e sostenibile delle colture in campo.  Le nuove tecnologie in agricoltura si applicano anche ai macchinari– spiega Coldiretti – infatti in Italia sono già 1.600 le mietitrebbie con sistema di mappatura delle produzioni, mentre sono in continua espansione i trattori con guida satellitare Global Navigation Satellite System.

Troppi ritardi causati dal digital divide

L’agricoltura 4.0 di precisione rappresenta il futuro dei campi ed entro due anni – sottolinea la Coldiretti – mira a coinvolgere il 10% della superficie coltivata in Italia con lo sviluppo di applicazioni sempre più adatte alle produzioni nazionali su diversi fronti: dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti. Le opportunità offerte dall’agricoltura 4.0 con l’utilizzo dei Big Data Analytics e del cosiddetto “Internet delle cose” rischiano però spesso di non poter essere colte a causa dei ritardi nell’espansione della banda larga nelle zone interne e montane. Esiste purtroppo – evidenzia la Coldiretti – un pesante “digital divide” tra città e campagna dove le nuove tecnologie sono uno strumento indispensabile per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire.

Il prezioso aiuto dei Consorzi agrari

L’obiettivo è introdurre sistemi digitali altamente tecnologici all’interno dei processi produttivi e tecnologie moderne finalizzate ad ottenere l’aumento della produttività accompagnata, però, dalla riduzione dei costi e da un aumento della sostenibilità ambientale. In questa nuova sfida – sottolinea la Coldiretti – l’Italia può anche contare sul sistema dei Consorzi agrari che è già il riferimento di 300mila aziende diffuse capillarmente su quasi tutto il territorio con circa 1300 recapiti, comprese le aree più difficili, ed ha esteso l’operatività, dall’innovazione tecnologica ai contratti di filiera, dalle agroenergie al giardinaggio, dalla fornitura dei mezzi tecnici alla salvaguardia delle sementi a rischio di estinzione.

Scopri tutte le innovazioni presentate a Fieragricola

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Nomisma: il settore agroalimentare italiano e la sfida del Green Deal europeo

Entro il 2050, l’impatto ambientale dell’Europa potrebbe essere pari a zero. È questa la sfida lanciata dal Green Deal, la strategia nata in seno alla Commissione europea, il cui obiettivo è azzerare le emissioni nette di gas serra (raggiungere cioè la cosiddetta “neutralità climatica”) del Vecchio Continente nell’arco dei prossimi tre decenni. A tal fine, è previsto un piano di provvedimenti che coinvolge tutti i settori produttivi, dall’agroalimentare ai trasporti, dall’energia alle costruzioni. In particolare, le iniziative riguardanti l’agricoltura rientrano nella strategia “From Farm to Fork” (i cui obiettivi specifici usciranno nella prossima primavera) ma i cui intenti già dichiarati dalla Commissione Europea possono essere sintetizzati come segue:

  • Garantire prodotti alimentari sostenibili a costi contenuti
  • Far fronte ai cambiamenti climatici
  • Proteggere l’ambiente
  • Preservare la biodiversità
  • Potenziare l’agricoltura biologica

Il tutto, nell’ottica della realizzazione di un’economia circolare in cui ogni passaggio, dalla produzione al consumo, risulti più sostenibile.

Come si posiziona il settore agroalimentare italiano di fronte agli obiettivi del Green Deal? A questa domanda rispondono i dati dell’Osservatorio condotto in collaborazione con Fieragricola. Il report nasce sia per inquadrare il sistema delle imprese agricole italiane rispetto agli indicatori dettati dalla strategia europea in termini di emissioni, sprechi, produzione biologica, ecc., e sia per rapportarlo alle principali economie agricole concorrenti.

Il settore agroalimentare italiano e le sfide vinte

Partiamo dalle sfide vinte. L’Osservatorio ha evidenziato, infatti, tre dati fondamentali riguardanti l’agricoltura in Italia.
Innanzitutto, a dimostrazione di come il settore sia già in vantaggio su uno dei paradigmi cardine del piano operativo sull’economia verde più importante della storia, vi sono i dati riguardanti la sicurezza degli alimenti. Questi presentano percentuali tra le più alte di prodotti che secondo i controlli dell’autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) risultano essere assolutamente privi di residui, meglio di quanto possano vantare Francia, Spagna e Germania.

prodotti del settore agroalimentare italiano

Sul fronte degli sprechi, l’indagine mostra un secondo dato particolarmente significativo: i rifiuti alimentari pro-capite (126 kg annui) risultano inferiori del 16% rispetto alla media europea e in forte calo nell’ultimo decennio.

Alla sensibilità green degli agricoltori italiani va il merito del terzo dato da evidenziare, ossia quello relativo all’impiego di agrofarmaci e fertilizzanti. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nell’ultimo decennio l’utilizzo di questi prodotti è stato notevolmente ridotto: è il caso degli insetticidi (da 1,2 kg di principi attivi ad ettaro a 0,6 kg), dei fungicidi (-30%), degli erbicidi (-20%), ma anche di azoto (-25%), anidride fosforica (-36%) e ossido di potassio (-50%).

Ancora, secondo il report il nostro paese detiene il record Ue di superficie e incidenza bio per seminativi e colture permanenti con 1,5 milioni di ettari, davanti a Francia, Spagna e Germania.
Infine, il settore agroalimentare italiano fa registrare un calo delle emissioni di gas serra (-12,3% negli ultimi vent’anni secondo Eurostat), che incidono per il 7% sul totale delle emissioni contro il 10% della media europea.

settore agroalimentare italiano e bio

Emergenza acqua ed erosione del suolo: i dati da migliorare

Se sul fronte della tutela della biodiversità e delle aree boschive l’Italia risiede stabilmente nella top 5 dei Paesi Ue, dai dati emerge una forte criticità nella gestione del fattore acqua. Il Belpaese mostra, infatti, un elevato rapporto tra prelievi e risorse idriche, dove l’agricoltura incide per la metà del proprio utilizzo complessivo Un problema di natura strutturale legato alla minore quantità d’acqua di cui dispongono i paesi della fascia mediterranea (nel caso della Spagna il rapporto è ancora più elevato, pari al 65%), da contrastare, ad esempio, attraverso il ricorso a sistemi intelligenti di gestione, come l’irrigazione di precisione.

il problema dell'acqua nel settore agroalimentare italiano

Particolarmente grave il dato relativo ai fenomeni di consumo del suolo, cresciuti del 50% negli ultimi 30 anni, così come l’erosione da acqua, che vede il nostro paese in cima alla classifica europea per i danni inferti al territorio. In media, ogni anno in Italia si verifica un’erosione di quasi 9 tonnellate di suolo per ettaro, contro i 4 della Spagna e i 2 della Francia. Eventi di questo tipo caratterizzano soprattutto territori più marginali in cui l’attività agricola risulta praticamente assente o in forte calo.

dati su erosione del suolo e settore agroalimentare italiano

I redditi del settore agroalimentare italiano non crescono

Come rileva Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare di Nomisma e curatore dell’Osservatorio condotto in collaborazione con Fieragricola, dai dati emergono gli enormi sforzi compiuti negli anni dagli agricoltori italiani per rendere la propria attività più rispettosa dell’ambiente. Non solo: dati come quelli relativi ai fenomeni idrogeologici rivelano quanto l’attività delle imprese del settore sia fondamentale per la tutela dei nostri territori.

Emerge quindi la necessità di una sostenibilità ambientale che però non può essere assolutamente scissa da quella economica, senza la quale l’attività agricola stessa non può esistere. Da questo punto di vista, però, i risultati positivi tardano ad arrivare. I dati confermano, infatti, che i redditi delle imprese agricole italiane non sono minimamente cambiati rispetto a cinque anni fa, a fronte di una crescita media europea del 6% (con Spagna e Francia a +11%). Un fenomeno che si lega principalmente a fattori strutturali del settore agroalimentare italiano, come la frammentazione aziendale, la ridotta organizzazione produttiva e commerciale, gli alti costi di produzione e la mancanza di economie di scala.

Conclusioni: cosa devono aspettarsi le aziende agricole italiane

Le sfide che le nostre imprese agricole si troveranno ad affrontare nei prossimi anni saranno soprattutto due.
La prima fa capo alla capacità di soddisfare i nuovi desiderata manifestati dai consumatori. La questione ambientale diventerà, infatti, sempre più preponderante non solo per imposizione dell’Unione europea, ma anche e soprattutto per le scelte compiute dalle persone in fase di acquisto.
Inoltre, il mercato italiano, a fronte di un calo strutturale dei consumi, dovrà riuscire a fare i conti con la concorrenza dei mercati esteri sempre più competitivi e pressanti.

Non è detto che il settore agroalimentare italiano ne esca sconfitto: come hanno rilevato le indagini, infatti, secondo diversi indicatori le nostre imprese agricole risultano molto più virtuose delle concorrenti europee. Una parte del merito va di certo attribuita alla maggiore sensibilità che i nostri agricoltori manifestano nei confronti delle tematiche ambientali.

Fonte: NOMISMA 

 

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Agricoltura 4.0: convegno a cura di Greenplanner

Il Convegno dal titolo “Coltivare smart fa molto ECO. Ovvero l’agricoltura si fa 4.0”, organizzato da Edizioni Greenplanner e moderato dal direttore Cristina M. Ceresa, farà il punto sulle novità tecnologiche da mettere in campo per ottimizzare le coltivazioni e al contempo, ridurre costi, sprechi e impatto ambientale. Dal risparmio idrico, alle serre verticali; dai carburanti green derivati dal riutilizzo degli scarti agricoli, fino alle nuove frontiere della genetica. Queste le soluzioni 4.0 per ottimizzare le attività.

L’appuntamento è fissato per la giornata di mercoledì 26 febbraio dalle 9.30 alle 13.00 in occasione di Myplant & Garden, manifestazione fieristica internazionale dedicata all’orto-florovivaismo, al paesaggio e al garden in Italia che si rivolge ai professionisti del settore dal 26 al 28 febbraio 2020 nella cornice del polo fieristico di Milano Rho Fiera.

Per entrare gratuitamente in fiera richiedere il biglietto a scrivendo a iscrizioni@greenplanner.it

Il Convegno partecipa al programma di formazione professionale continua dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali per 0,406 CFP con riferimento al Regolamento CONAF n. 3/2013. È richiesta l’iscrizione anche tramite il SIDAF.

Qualche anticipazione sulle tematiche affrontate

L’evento si apre con l’intervento dell’Europarlamentare Paolo De Castro con qualche anticipazione sulla PAC (Politica agricola comune), che regola i finanziamenti e gli interventi sull’agricoltura. La politica futura a sostegno del settore, nel solco del Green Deal, avrà bisogno di risorse certe che nei prossimi mesi dovranno essere formalizzate con il nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’UE. E di finanziamenti, bandi e incentivi a livello europeo parla anche Francesco Laera membro dell’ufficio della commissione europea a Milano.

Luigi Cattivellidirettore centro genomica e bioinformatica del Crea, spiega come la biodiversità agricola non sia quasi mai il risultato dell’evoluzione naturale, bensì e soprattutto il frutto dell’azione dell’uomo. Conoscere la genetica delle piante consente di ridurre l’uso della chimica in agricoltura e tutelare l’ambiente, affrontare i cambiamenti climatici e sostenere la competitività del made in Italy agro-alimentare.

Michele Festuccia, Direttore tecnico Cisco Italia, definisce i vantaggi della digitalizzazione applicata all’agricoltura. Lo fa tramite Safety4Food, l’iniziativa di Cisco Italia che divulga il messaggio di adozione del digitale nel comparto dell’agroalimentare nazionale. Un controllo digitale degli ecosistemi per valutazioni e valorizzazioni oggettive della qualità di una supply chain integrata che fornisce una nuova visione dell’agricoltura e dell’industria del cibo, migliorando i processi di produzione e offrendo soluzioni di tracciabilità dei prodotti.

biologi Daniele Brigolin (Università Ca’ Foscari Venezia) e Marco Francese, (Shoreline soc. coop c/o AREA S.P. Trieste) illustrano nuove produzioni basate sull’acquaponica. Carlo Carnevali, Centro studi Enama, Ente Nazionale Meccanizzazione Agricola, descrive invece come ridurre le emissioni inquinanti della mobilità nei campi. Per concludere, Manuela Miloni, Consigliere nazionale Florovivaisti italiani, CIA, spiega alle giovani imprese come diventare smart e portare valore aggiunto al settore.

 

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Green Deal europeo e agricoltura

I risultati del sondaggio Eurobarometro sull’opinione dei cittadini dell’Ue in materia ambientale confermano l’ampio interesse per un Green Deal a livello europeo e al finanziamento di attività ecocompatibili.Una grandissima maggioranza di europei ritiene che la protezione dell’ambiente sia un aspetto importante (95%) e circa 8 europei su 10 affermano che la protezione dell’ambiente può essere uno stimolo per la crescita economica.

Per questo, il 12 dicembre 2019, la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione al Parlamento e al Consiglio dal titolo Il Green Deal europeo. Anche l’agricoltura è coinvolta nel nuovo corso verde europeo.

Green Deal, il documento della Commissione

La comunicazione del 12 dicembre 2019 pone le basi dell’impegno della Commissione nell’affrontare i problemi legati al clima e all’ambiente, con una precisa tabella di marcia (tab. 1).

Il Green Deal europeo riguarderà tutti i settori dell’economia, in particolare i trasporti, l’energia, l’agricoltura, l’edilizia e settori industriali quali l’acciaio, il cemento, le TIC, i prodotti tessili e le sostanze chimiche. Si tratta sostanzialmente di una strategia di crescita mirata a trasformare l’Ue in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse (figura 1).

Per tradurre in atti legislativi l’ambizione ad essere il primo continente ad emissioni zero entro il 2050, la Commissione presenterà nella primavera 2020 la prima “legge europea sul clima”, la strategia sulla biodiversità per il 2030, la nuova strategia industriale e il piano d’azione sull’economia circolare, oltre che la strategia “dal produttore al consumatore” per una politica alimentare sostenibile.

L’influenza sul settore primario

La presentazione del Green Deal del Commissario Frans Timmermans ha messo in evidenza il ruolo chiave che la comunità agricola europea dovrà svolgere nel realizzare la nuova visione della Commissione. Così come tutti gli altri settori, l’agricoltura sarà influenzata dal nuovo orientamento verde dell’Unione europea.

La produzione alimentare provoca infatti un notevole inquinamento dell’atmosfera, dell’acqua e del suolo, contribuisce alla perdita di biodiversità e ai cambiamenti climatici e consuma quantità eccessive di risorse naturali, mentre una parte importante degli alimenti viene sprecata. Per questo, secondo le intenzioni della Commissione, la produzione di cibo è uno degli aspetti dove concentrare le risorse per perseguire la direzione della sostenibilità ambientale.

Una nuova strategia di filiera

Nella primavera del 2020 la Commissione presenterà la strategia “dal produttore al consumatore” e avvierà un dibattito che coinvolgerà i portatori di interessi, analizzerà tutte le fasi della catena alimentare e sarà la base per politica alimentare più sostenibile, accompagnata dalle nuove tecnologie e dalle scoperte scientifiche (figura 2)

Gli agricoltori sono infatti attori cruciali nella gestione della transizione verso la sostenibilità ambientale e la strategia “dal produttore al consumatore” sosterrà i loro sforzi volti ad affrontare i cambiamenti climatici, proteggere l’ambiente e preservare la biodiversità.

green dealGreen Deal, il ruolo della Pac

La Pac continuerà ad essere uno strumento fondamentale per sostenere l’impegno del settore agricolo nella direzione della sostenibilità ambientale.

Le proposte della Commissione per la Pac 2021-2027 prevedono che almeno il 40% del bilancio complessivo della Pac contribuisca all’azione per il clima.

La Commissione collaborerà con gli Stati membri e i portatori di interessi per garantire che fin da subito i Piani Strategici Nazionali della Pac (che saranno scritti a livello nazionale in attuazione della Pac post 2020) riflettano pienamente l’ambizione del Green Deal e della strategia “dal produttore al consumatore”.

I Piani Strategici, secondo la Commissione, dovranno incentivare l’uso di pratiche sostenibili quali l’agricoltura di precisione, l’agricoltura biologica, l’agroecologia, l’agrosilvicoltura, nonché a norme più rigorose in materia di benessere degli animali. Per questo i Piani Strategici saranno valutati sulla base di solidi criteri climatici e ambientali.

L’ottica è quella di ricompensare gli agricoltori per le migliori prestazioni ambientali e climatiche, che includono la gestione e lo stoccaggio del carbonio nel suolo e una gestione più efficace dei nutrienti per migliorare la qualità dell’acqua e ridurre le emissioni. Di fatto, gli Stati membri, tramite i Piani Strategici, dovranno riflettere un maggiore livello di ambizione per ridurre l’uso di prodotti fitosanitari e i rischi connessi, nonché l’uso di fertilizzanti e antibiotici, anche al fine di ripristinare e tutelare la biodiversità.

Altro obiettivo della Commissione è quello di portare ad un aumento delle superfici coltivate ad agricoltura biologica, metodo di produzione sostenibile ed essenziale per ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura.

green dealConsumo sostenibile

La strategia “dal produttore al consumatore” mirerà a stimolare un consumo alimentare sostenibile e promuovere alimenti sani a prezzi accessibili per tutti. I prodotti alimentari importati che non sono conformi alle pertinenti norme europee in materia ambientale non saranno autorizzati sui mercati dell’Ue.

La Commissione proporrà azioni per sostenere i consumatori nella scelta a favore di un’alimentazione sana e sostenibile e di una riduzione degli sprechi alimentari ed esplorerà nuove modalità per informarli meglio, anche attraverso strumenti digitali, fornendo loro dettagli ad esempio sulla provenienza, il valore nutritivo e l’impronta ambientale degli alimenti. Detta strategia conterrà inoltre proposte per migliorare la posizione degli agricoltori nella catena del valore.

Le figure 2 e 3 riportano, rispettivamente, gli obiettivi della strategia “dal produttore al consumatore” e il ruolo della strategia stessa nell’economia circolare.

Il ruolo degli ecosistemi forestali

La Commissione ha posto l’attenzione anche sugli ecosistemi forestali, che subiscono sempre maggiori pressioni a causa dei cambiamenti climatici.

Affinché l’Europa possa raggiungere la neutralità climatica e sviluppare un ambiente sano è necessario che le aree boschive europee aumentino sia qualitativamente che quantitativamente.

L’imboschimento e il rimboschimento sostenibili, nonché il ripristino delle foreste degradate, possono aumentare l’assorbimento di CO2 migliorando nel contempo la resilienza delle foreste e promuovendo una bioeconomia circolare.

I piani strategici nazionali nell’ambito della Pac dovranno incentivare i gestori delle foreste a preservare, far crescere e gestire le foreste in modo sostenibile.

La Commissione adotterà misure sia di regolamentazione che di altro tipo per promuovere i prodotti importati e le catene del valore che non comportano la deforestazione e il degrado delle foreste.

Tabella di marcia del Green Deal europeo
Azioni Calendario indicativo
Ambizione in materia di clima
Proposta di una normativa europea sul clima che sancisca l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 Marzo 2020
Piano globale per portare l’obiettivo dell’Ue per il 2030 in materia di clima ad almeno il 50 % e verso il 55 % in modo responsabile Estate 2020
Proposte di revisione delle misure legislative pertinenti al fine di conseguire obiettivi ambiziosi in materia di clima, in seguito alla revisione della direttiva sul sistema per lo scambio di quote di emissioni; regolamento sulla condivisione degli sforzi; regolamento sull’uso del suolo, il cambiamento di uso del suolo e la silvicoltura; direttiva sull’efficienza energetica; direttiva sulle energie rinnovabili; norme relative ai livelli di prestazione di autovetture e furgoni per quanto riguarda le emissioni di CO2 Giugno 2021
Proposta di revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia Giugno 2021
Proposta di un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per determinati settori 2021
Nuova strategia dell’Ue di adattamento ai cambiamenti climatici 2020/2021
Energia pulita, economica e sicura
Valutazione dei piani nazionali per l’energia e il clima Giugno 2020
Strategia per l’integrazione settoriale intelligente 2020
Iniziativa per un’”ondata di ristrutturazioni” nel settore dell’edilizia 2020
Valutazione e riesame del regolamento sulle reti transeuropee dell’energia 2020
Strategia per l’energia eolica offshore 2020
Strategia industriale per un’economia pulita e circolare
Strategia industriale dell’Ue Marzo 2020
Piano d’azione per l’economia circolare: comprende un’iniziativa sui prodotti sostenibili con particolare attenzione ai settori ad alta intensità di risorse come quelli tessile, dell’edilizia, dell’elettronica e delle materie plastiche Marzo 2020
Iniziative volte a stimolare i mercati guida per prodotti circolari e a impatto climatico zero nei settori industriali ad alta intensità energetica Dal 2020
Proposta a sostegno dei processi siderurgici a zero emissioni di carbonio entro il 2030 2020
Legislazione sulle batterie a sostegno del piano d’azione strategico sulle batterie e dell’economia circolare Ottobre 2020
Proporre riforme legislative in materia di rifiuti Dal 2020
Mobilità sostenibile e intelligente
Strategia per una mobilità sostenibile e intelligente 2020
Invito a presentare proposte di finanziamento per sostenere la realizzazione di punti di ricarica e di rifornimento pubblici nell’ambito dell’infrastruttura per i combustibili alternativi Dal 2020
Valutazione delle opzioni legislative per promuovere la produzione e l’offerta di combustibili alternativi sostenibili per le diverse modalità di trasporto Dal 2020
Proposta riveduta di direttiva sui trasporti combinati 2021
Riesame della direttiva su un’infrastruttura per i combustibili alternativi e del regolamento sulle reti transeuropee dei trasporti 2021
Iniziative per migliorare la gestione ed aumentare la capacità delle ferrovie e delle vie navigabili interne Dal 2021
Proposta di norme più rigorose in materia di emissioni inquinanti nell’atmosfera per i veicoli con motore a combustione interna 2021
Una politica agricola comune più verde/Strategia “Dal produttore al consumatore”
Esame dei progetti di piani strategici nazionali, con riferimento agli obiettivi del Green Deal europeo e della strategia “Dal produttore al consumatore” 2020-2021
Strategia “Dal produttore al consumatore”Misure, anche a livello legislativo, per ridurre significativamente l’uso di pesticidi chimici e i rischi connessi, nonché l’uso di fertilizzanti e antibiotici Primavera 20202021
Salvaguardia e tutela della biodiversità
Strategia dell’Ue sulla biodiversità per il 2030 Marzo 2020
Misure per affrontare le principali cause della perdita di biodiversità Dal 2021
Nuova strategia forestale dell’UE 2020
Misure a sostegno di catene del valore che non contribuiscono alla deforestazione Dal 2020
Verso l’obiettivo “inquinamento zero” per un ambiente privo di sostanze tossiche
Strategia in materia di sostanze chimiche per la sostenibilità Estate 2020
Piano d’azione per l’inquinamento zero di aria, acqua e suolo 2021
Revisione delle misure volte ad affrontare l’inquinamento provocato dai grandi impianti industriali 2021
Integrare la sostenibilità in tutte le politiche dell’Ue
Proposta di un meccanismo per una transizione giusta, che comprende un fondo per una transizione giusta e un piano di investimenti per un’Europa sostenibile Gennaio 2020
Strategia rinnovata in materia di finanza sostenibile Autunno 2020
Riesame della direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario 2020
Iniziative per esaminare e confrontare le pratiche dei bilanci verdi degli Stati membri e dell’UE Dal 2020
Riesame dei pertinenti orientamenti sugli aiuti di Stato, compreso nei settori dell’ambiente e dell’energia 2021
Allineamento di tutte le nuove iniziative della Commissione agli obiettivi del Green Deal e promozione dell’innovazione Dal 2020
Coinvolgimento dei portatori di interessi per individuare e porre rimedio alle incongruenze della normativa che riducono l’efficacia dell’attuazione del Green Deal europeo Dal 2020
Integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nel semestre europeo Dal 2020
L’Ue come leader mondiale
L’UE continuerà a guidare i negoziati internazionali in materia di clima e biodiversità, rafforzando ulteriormente il quadro politico internazionale Dal 2019
Rafforzamento della diplomazia del Green Deal dell’Ue in cooperazione con gli Stati membri Dal 2020
Sforzi bilaterali per invitare i partner ad agire e garantire la comparabilità delle azioni e delle politiche Dal 2020
Agenda verde per i Balcani occidentali Dal 2020
Lavorare insieme: un patto europeo per il clima
Varo del patto europeo per il clima Marzo 2020
Proposta di un 8º programma d’azione per l’ambiente 2020

 

Scarica da qui il testo integrale della Comunicazione Green Deal Europeo

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Ispa: biofortificazione e qualità nutrizionale degli ortaggi

L’Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Cnr ha tra le linee di attività una serie di ricerche sulla biofortificazione, cioè il processo che consente di migliorare la qualità nutrizionale di una pianta o di una porzione di essa. All’argomento il portale Food Hub dedica uno spazio di approfondimento.

La produzione di vegetali biofortificati può essere ottenuta mediante differenti approcci: tecniche di ingegneria genetica, sistemi convenzionali di miglioramento genetico delle piante, approcci di tipo agronomico.

Tra gli approcci agronomici, notevole interesse suscitano i sistemi di coltivazione senza suolo in quanto permettono di gestire in maniera molto precisa e appropriata la nutrizione della pianta, modulando l’accumulo e/o la riduzione di elementi minerali utili o meno per la salute umana.

Aumentare la quantità di micronutrienti biodisponibili in alimenti vegetali per il consumo umano è una sfida particolarmente importante sia per i Paesi in via di sviluppo che per quelli industrializzati; tale processo potrebbe anche rappresentare un valore aggiunto per le produzioni ottenute in società economicamente più evolute, in quanto possono favorire una maggiore competitività dei prodotti.

Per informazioni:
Francesco Serio
CNR – Istituto di scienze delle produzioni alimentari
Via G. Amendola 122/0 Bari
francesco.serio@ispa.cnr.it
080.5929313
Massimiliano D’imperio, Cnr – Istituto di scienze delle produzioni alimentari, Via G. Amendola 122/0 Bari – massimiliano.dimperio@ispa.cnr.it

Per saperne di più sulla biofortificazione: https://www.foodhubmagazine.com/2020/01/31/alimenti-calibrati-per-specifiche-esigenze-nutrizionali/

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Progetto Ecolop, riutilizzo acque reflue per l’irrigazione

Il progetto Ecoloop nasce con l’intento di rendere possibile il pieno riutilizzo delle acque reflue per l’irrigazione, vincendo le attuali barriere del riuso. Come? Coinvolgendo tutti gli attori del riuso, dall’ente gestore del servizio idrico alla cooperativa di distribuzione, a finire alle aziende agricole e fornendo a tutti loro gli strumenti tecnologici necessari a realizzare un’irrigazione in piena sicurezza, rispettando ed incrementando gli obiettivi produttivi.In particolare, saranno realizzati due sistemi di supporto alle decisioni: uno dedicato ai gestori degli impianti di depurazione e distribuzione ed uno dedicato agli agricoltori, dove sarà possibile gestire l’irrigazione, essere costantemente informati sulle analisi di qualità dell’acqua in arrivo, gestire la fertirrigazione e molto altro!

Nel riuso la tecnologia gioca un ruolo fondamentale per due motivi: il controllo e la performance. Se da una parte infatti è fondamentale poter verificare in ogni momento la qualità dell’acqua in ingresso, dall’altra è altrettanto importante poter tenere sotto controllo quello che sta succedendo in campo, per sapere sempre cosa fare per raggiungere gli obiettivi di produzione. Per questo la soluzione ECOLOOP prevede l’utilizzo delle ultime tecnologie per il monitoraggio agronomico (cosa accade in campo) e delle acque (l’acqua in arrivo è buona?), mettendo nelle mani degli agricoltori uno strumento potente e preciso, per gestire a pieno le attività in campo!

Per saperne di più: http://www.ecoloop.it/ecoloop/

sPATIALS3: un hub integrato nell’ambito della nutrizione

Si è svolto il 4 febbraio presso l’area della ricerca del Cnr di Milano l’evento di lancio del progetto sPATIALS3 che mira al miglioramento delle produzioni agroalimentari e alla creazione di tecnologie innovative per un’alimentazione più sana, sicura e sostenibile, grazie alla realizzazione di un hub integrato e multidisciplinare.

Il progetto sPATIALS3, guidato dal Consiglio nazionale delle ricerche con la partecipazione di 12 Istituti e la partnership di 4 aziende del settore agroalimentare e packaging [FlaNat, Mirtilla Bio, Ecozinder, Corapack] e di 4 centri clinici, è tra i 33 vincitori del bando di Regione Lombardia ‘Call Hub Ricerca e Innovazione’, nell’ambito del POR FESR 2014-2020, ASSE 1 Ricerca e Innovazione.

Folta la partecipazione sia dei partner di progetto che di stakeholder e interessati invitati alla presentazione delle attività progettuali che hanno visto l’inizio il 1 febbraio 2020. Ben oltre 100 le presenze complessive, fra cui i rappresentanti di 9 aziende del settore agroalimentare e 3 Associazioni di categoria/settore, già interessate alle attività di progetto e a possibili collaborazioni, pur non essendo partner di progetto.

La mattinata ha visto l’apertura lavori con i saluti di Francesco Loreto, Direttore del dipartimento scienze bio agroalimentari del Cnr e di Aldo Ceriotti, Presidente area della ricerca Cnr di Milano.

Alla presentazione complessiva del progetto da parte del responsabile scientifico, Francesca Sparvoli (Cnr-Ibba), hanno fatto seguito i work package leader che hanno descritto in modo approfondito le attività che si intendono svolgere durante i 30 mesi di progetto. Al fine di avere un forte coinvolgimento di potenziali stakeholder e fruitori del hub, sono stati invitati aziende, enti di ricerca e Associazioni di categoria/settore.

A sostanziare la fase di co-progettazione del hub sono state organizzate due tavole rotonde, moderate dalla responsabile della comunicazione, Cristina De Capitani (Cnr-Ipcb); il cui obiettivo è stato quello di cogliere il punto di vista delle aziende ed il punto di vista dei clinici. Sono seguiti altri momenti di confronto, con altri stakeholder, anche istituzionali.

L’hub sPATIALS3 affronta le problematiche, sempre più attuali, legate alla nutrizione, al benessere e alla salute del cittadino e risponde alle nuove esigenze della filiera produttiva in materia di qualità, sicurezza e sostenibilità degli alimenti, in un’ottica olistica coinvolgendo in prima persona tutti gli attori di questo processo con l’obiettivo di fornire soluzioni innovative per aziende e consumatori.

Le sinergie del sistema saranno testate grazie allo sviluppo di case studies ideati per e con le aziende partner.  La collaborazione con i 4 centri clinici consentirà la valutazione clinica di formulazioni alimentari studiate ad hoc e lo sviluppo di modelli predittivi della loro efficacia sullo stato di salute dei pazienti. I cittadini saranno direttamente coinvolti sia nella fase di progettazione (in ottica user centered), sia nella fase di validazione, non solo come gruppi target, ma anche come utenti del sistema di supporto alle decisioni, che consentirà al consumatore una scelta più consapevole rispetto ai propri bisogni alimentari e fornirà al produttore indicazioni per la realizzazione di prodotti in linea con le necessità del consumatore.

In questo modo sPATIALSporta avanti il concept principale di mettere in campo idee che, tramutate in prodotti e servizi, vengano validate attraverso un percorso di ricerca, così da dare concretezza ad un effettivo processo di trasferimento tecnologico.

Prossimo appuntamento con sPATIALSsarà il 27 febbraio presso la sede di Regione Lombardia per un incontro one-to-one tra stakeholder e partner del progetto.

Per informazioni:
Francesca Sparvoli
CNR – Istituto di biologia e biotecnologia agraria
sparvoli@ibba.cnr.it
0223699435
Coordinatore scientifico del progetto

Vedi anche:

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Trattori del futuro a guida autonoma ed energia solare

Da qui a dieci anni in Giappone gran parte dei contadini saranno troppo anziani per le dure incombenze nei campi e in risaia. E le nuove leve troppo attaccate al telefonino per sporcarsi le mani con i lavori di campagna. Due problematiche a cui il colosso nipponico Kubota ha pensato di rispondere mettendo a punto X-Tractor 130, un mezzo del futuro a guida autonoma, alimentato con pannelli solari e con i quattro cingolati triangolari per non affondare nelle risaie e sulla sabbia.
 
Il prototipo, dal design in stile navicella spaziale, è stato presentato nei giorni scorsi a Kyoto dal presidente di Kubota, Yuichi Kitao, in occasione del 130/o anniversario del gruppo con sede a Osaka. 
E a Verona è stato illustrato all’Ansa in occasione di Fieragricola dalla Marketing manager divisione trattori della Kubota Europe, Elisabetta Rivolta: “Si tratta di un prototipo e non sappiamo neanche se e quando arriverà sul mercato europeo. Questo prodotto, una sorta di Tesla dei trattori, sarà familiare e compreso tra una decina d’anni” ha premesso. 
L’ultima rivoluzione nel comparto portata in Italia dai giapponesi si avvale di un drone che mappa il terreno e lo guida laddove c’è bisogno di concimare o di irrigare, mentre un agricoltore smart lo controlla da remoto con un telefonino.
 
“L’Italia – ha spiegato Rivolta – è un mercato molto tradizionale e il trattore è identitario per una famiglia di agricoltori. In questo contesto Kubota ha saputo conquistare il 6% del mercato italiano, realizzando qui un fatturato di 45 milioni di euro, rivoluzionando i parametri di qualità del mercato. Prima il trattore si comprava a peso: più era pesante e extra large più valeva. L’industria giapponese propone invece trattori leggeri, quindi a basso consumo di carburanti e sostenibili, ma più potenti e versatili. In linea col motto che campeggia sul marchio ‘per la terra, per la vita’ “.
 
Essere top di gamma non ha fatto dimenticare l’impegno etico non come idea ma come investimento. Al punto che Kubota è già pronta rispetto ai 17 obiettivi per la sostenibilità 2030 indicati dalle Nazioni Unite”. “Puntiamo a garantire una vita di abbondanza per tutti ma proteggendo allo stesso tempo il bellissimo ambiente naturale della terra. E vogliamo mantenere lo spirito del fondatore, Gonshiro Kubota, che a 19 anni fabbricò il primo impianto idraulico in ghisa per preservare i concittadini dal colera. Ed è per questo ricordato tra i grandi nel museo degli imprenditori di Tokyo ” ha sottolineato l’attuale presidente Kitao ricordando che attualmente Kubota ha 40.202 dipendenti, dei quali 3862 in Europa presso 44 società consolidate e produce in tutto il mondo oltre quattro milioni di trattori.
 
Fonte: Ansa.it
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ISMEA, il futuro della nocciola Made in Italy

Uno scontro goloso al gusto di nocciola. L’eco della “guerra” commerciale, scoppiata tra le più importanti industrie dolciarie italiane nel settore delle creme spalmabili alla nocciola, è arrivata anche oltreoceano, sulle pagine del New York Times, che ha dedicato al tema un reportage dal titolo “In Italia una guerra civile alla crema di nocciola”. Che alla fine le preferenze dei consumatori vadano verso l’uno o l’altro prodotto in realtà poco importa: il vincitore assoluto di questo goloso scontro è senza dubbio la nocciola ma quella italiana, pur protagonista, non ha colto ancora tutte le potenzialità, come evidenziano i dati Ismea su consumi, export e produzione.

Nocciole italiane: un frutto amato dai consumatori dal Nord al Sud. Sarà per il gusto, sarà per le proprietà nutrizionali, ma l’acquisto di nocciole da parte delle famiglie italiane negli ultimi tre anni è andato costantemente crescendo; le vendite a volume di nocciole confezionate presso la Grande Distribuzione, sono aumentate del 6,3% nel 2019 rispetto all’anno precedente, per un valore totale di circa 38 milioni di euro. Una crescita che si registra su tutto il territorio italiano, con un picco nel Nord-Ovest del Paese, con vendite di circa 700 mila kg, per un valore di circa 12 milioni di euro. Le nocciole piacciono alle famiglie italiane, e non solo a Natale: i dati del Consumer Panel di Ismea evidenziano, per il 2019, una crescita di spesa del 6,9% rispetto al 2018, favorita anche dall’aumento delle vendite in promozione (+5,2% nel 2019) e da un prezzo medio in contrazione (-2,3% nel 2019).

Le nostre varietà Igp e Dop
. L’Italia è un territorio d’elezione per la coltivazione delle nocciole, e oggi rappresenta il secondo player mondiale – alle spalle della Turchia. Nel 2019, il totale della superfice coltivata in Italia è arrivata a 86mila ettari, con una prevalenza geografica nel Lazio (29%), in Piemonte (28%) e in Campania (25%). Si tratta delle aree da cui hanno origine anche le varietà più note e tradizionali tanto da poter vantare la protezione comunitaria in quanto Dop e Igp: le più rappresentative sono la Tonda Gentile delle Langhe Igp (da sola costituisce il 90% della produzione certificata di frutta in guscio italiana Dop/Igp) che nel 2018 contava oltre 8.000 tonnellate certificate per un valore di 29 milioni di euro, la Nocciola di Giffoni Igp e la Tonda Romana Gentile Dop.

Un futuro con qualche ombra. Mentre aumentano le coltivazioni di nocciolo a livello mondiale, il saldo della bilancia commerciale italiana per questo settore è passivo e, nell’ultima campagna, il deficit è cresciuto del 75%, arrivando a 90 milioni di euro. Le ragioni di questo conto al negativo sono imputabili al fatto che la domanda da parte dell’industria dolciaria italiana è superiore di circa un terzo alla produzione nazionale, determinando quindi la necessità di importare nocciole. Il futuro dei corilicoltori italiani appare segnato: valorizzare le produzioni facendo leva su qualità e origine, per sfuggire a dinamiche di mercato internazionali che vedono spesso i prezzi a bordo di montagne russe mozzafiato.

Fonte: Ismea

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Soddisfazione dopo un anno di Made in Nature

Tutti soddisfatti dopo un anno del progetto che finanziato dall’Unione Europea e CSO Italy per promuovere il biologico in Italia, Francia e Germania.

Piace, consente di far conoscere il mondo del biologico italiano con maggior forza comunicativa sia in Italia che all’estero ed ora altre iniziative partiranno in questa nuova stagione. A Berlino, nello spazio del CSO Italy Fruit Logistica, si è fatto il punto su Made In Nature, il progetto finanziato dall’Unione Europea e CSO Italy per un totale di 1,6 milioni di euro dedicato alla promozione del biologico in Italia, Francia e Germania e che vede partecipare aziende come BrioCanova, Conserve Italia, Veritas Biofrutta, RK Growers e Lagnasco Group.

Un anno fa qui a Berlino veniva presentato questo progetto e quest’anno siamo ancora qui per portare le testimonianze di quanto fatto e quello che faremo nel secondo anno di attività” ha spiegato Paolo Bruni, presidente del CSO Italy. Obiettivo: dare forza ed energia all’ortofrutta italiana. Un paese, il nostro, “che si è distinto per le proprie eccellenze produttive nelle denominazioni di origine ma anche del biologico, del quale è diventato leader del settore a livello europeo”.

“Stiamo facendo molti contatti con giornalisti e buyer per dare l’idea del biologico italiano come offerta di qualità superiore. Non dimentichiamoci che il biologico in Europa è nato in Italia, che è stato il primo bacino di produzione. Negli ultimi due mesi abbiamo registrato oltre 300 mila impression sui social a testimonianza del fatto che il biologico riesce ad emozionare” ha spiegato invece Alessandra Ravaioli, che ha condotto l’incontro.

Le considerazioni delle aziende

All’incontro hanno partecipato alcuni esponenti delle aziende che partecipano al progetto. A partire da Luca Zocca (Brio Spa), che ha sottolineato come il progetto stia consentendo di commercializzare e comunicare meglio i prodotti bio all’estero, come ad esempio con l’operazione svolta nei supermercati Tegut che verrà replicata anche quest’anno in Germania con kiwi e mele. “Abbiamo fatto incoming in Italia, workshop e una delle cose più importanti fatte con il CSO Italy è stata quella di ospitare i responsabili dei punti vendita o del reparto ortofrutta in azienda – ha continuato Zocca – per spiegare loro cosa è il biologico e questo permette agli addetti dei reparti di trasferire le informazioni poi ai consumatori. Paolo Pari (Almaverde Brio) ha evidenziato  come in Germania gli assortimenti del biologico si sono ampliati molto ormai, soprattutto nei discount. “Aumenta la competizione per noi  produttori anche se va ricordato come le eccellenze italiane dell’ortofrutta valgono anche nel biologico. Progetti come questi aumentano sicuramente il valore della percezione del biologico italiano soprattutto sul fronte del mercato estero”.

Antonio Cogo (Veritas Ortofrutta) ha ricordato come il mercato sia in costante evoluzione. “Stiamo cercando di far capire ai produttori produttore come si sta evolvendo il mercato facendogli vedere che il biologico sia il futuro. Siamo contenti del progetto, stiamo portando avanti la conoscenza in Francia e Germania e stanno arrivando ottime soddisfazioni. Massimo Perotto (Lagnasco Group), infine, ha evidenziato come il biologico stia crescendo molto nella grande distribuzione, ma come anche a grossisti e dettaglianti stiano donando molta importanza all’ortofrutta biologica. “Stiamo valutando di intensificare degustazioni verso i nostri clienti Germania – ha concluso – con i piccoli frutti e stiamo discutendo se fare un evento con mele biologiche a Parigi per farle conoscere alla ristorazione”.

Archiviato il primo anno, ora Made in Nature sarà attivo per i prossimi due anni, in cui sarà prevista la partecipazione a fiere di settore e l’organizzazione di workshop, attività instore nei paesi target e altre iniziative che proseguiranno nell’obiettivo di raggiungere oltre 24 milioni di utenti singoli e sensibilizzarli ai valori del biologico come scelta di benessere e sicurezza.

Fonte: MyFruit

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Clementina Sanzo, la tardiva della sibaritide

Presentata a Fruit Logistica da Op Armonia, si chiamerà Perrina in onore del costitutore, Francesco Perri. Primi frutti nel 2023

Circa dieci anni fa in Contrada Sanzo, a Corigliano Calabro, l’agronomo Francesco Perri ha trovato la mutazione di clementina comune che ieri al Fruit Logistica di Berlino è stata presentata come la nuova varietà tardiva capace di raddoppiare la finestra commerciale dei frutti, la Clementina Sanzo.

“Sarà disponibile per tutto gennaio e fino a metà febbraio, garantendo le stesse caratteristiche (agronomiche, qualitative e organolettiche) della comune, ma per quattro mesi – ha detto l’Ad di Op Armonia, Marco Eleuteri –. Sviluppata da Perri, la presentiamo dopo una decina d’anni di test perché partiremo a breve con i primi impianti (15-20 ettari di superficie, ndr) per essere pronti a commercializzare i primi frutti tra tre anni. E, visto che è stata sviluppata da Francesco Perri, abbiamo scelto Perrina come nome commerciale”.

Eleuteri ha anche spiegato che in questo primo triennio, l’obiettivo è raggiungere i 250 ettari di superficie, allargando ad altre realtà produttive con accordi non inferiori ai 50 ettari in modo da garantire da subito volumi di offerta significativi.

Francesco Perri ha quindi illustrato le caratteristiche principali della varietà, che non è sensibile alle principali fitopatie e presenta calibro, colore e sapore ottimi. “Grazie ai nuovi sistemi di diagnostica che permettono screening precoci sugli incroci – ha spiegato Perri – Sanzo non è l’unico frutto ottenuto dalla collaborazione con i ricercatori del Crea. E l’Op Armonia è tra le poche aziende lungimiranti che partecipa a questi progetti garantendo la corretta fase di osservazione e di test di campo”.

Ha chiuso l’avvocato Roberto Manno, esperto di diritto industriale, che ha illustrato le azioni messe in campo per proteggere varietà e nome commerciale.

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Giahs, in programma Fao per valorizzare lo lo sviluppo rurale

Tutelare i territori rurali e formare i professionisti del paesaggio agrario con il programma Giahs. Toscana protagonista

Dopo le colline vitate del Soave e gli olivi secolari della fascia pedemontana dell’Umbria tra Assisi e Spoleto, altri territori italiani tra i candidati per l’iscrizione al programma internazionale Giahs della Fao per la tutela dei paesaggi e dei sistemi rurali di interesse globale.

Modelli agricoli tradizionali

I vigneti terrazzati di Lamole in Chianti e i terrazzamenti dell’agricoltura montana della Valtellina fanno parte di una lista di venti modelli agricoli tradizionali e sostenibili selezionati dai partecipanti al primo Master Internazionale di Agricoltural Heritage System che, inserito nel programma FAO, forma nuovi manager per la gestione dei paesaggi agricoli.

I sistemi agricoli candidati al riconoscimento internazionale sono stati presentati il 30 gennaio a Firenze nella sede della Regione Toscana di Palazzo Strozzi Sagrati in occasione del convegno “L’agricoltura salverà il pianeta”, nel corso del quale è stata inaugurata anche la seconda edizione del Master, coordinato dal laboratorio per il Paesaggio del Dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e Forestali dell’Università di Firenze e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo con il contributo di Fao e Regione Toscana.

Il programma Fao

Il programma Giahs, Globally Important Agricultural Heritage Systems, è stato creato dalla Fao per valorizzare modelli di sviluppo rurale unici, frutto di tradizioni e saperi secolari, la cui conservazione garantisce la sopravvivenza e la sostenibilità dei paesaggi, la biodiversità, l’assetto idrogeologico e l’economia delle popolazioni rurali «Per molte aree montane o marginali, anche nel nostro paese, il modello di agricoltura industriale non è funzionale né sostenibile e i rischi sono la stasi, la recessione e l’abbandono» ha spiegato Mauro Agnoletti presidente del Comitato scientifico del Programma della Fao e direttore del Master.

L’abbandono non è una soluzione

«Ma l’idea che l’abbandono del territorio favorisca il ritorno della natura e quindi la conservazione dell’ambiente per l’Italia rappresenta un suicidio. Abbiamo abbandonato dieci milioni di ettari rendendo fragili e improduttivi i nostri territori. Dare visibilità con dei riconoscimenti internazionali a coloro che restano in questi luoghi per produrre ad esempio olio, vino o frumento, significa anche fare arrivare ai consumatori il messaggio che questi contadini che applicano modelli unici di agricoltura sostenibile sono necessari per la conservazione dell’ambiente e anche per la mitigazione del riscaldamento globale».

A differenza dei programmi di valorizzazione dell’Unesco che tengono conto principalmente degli aspetti estetici degli ambienti e dei paesaggi, i modelli che vengono inseriti nei Giahs (e che spesso sono anche siti Unesco) comprendono anche una dimensione dinamica di produttività e non escludono la possibilità di introdurre pratiche o tecnologie innovative purchè sostenibili e rispettose del sistema stesso.

Cinque i criteri che i sistemi agricoli devono possedere per presentare la loro candidatura alla certificazione Giahs: garantire la sicurezza alimentare e produrre cibo di qualità, tutelare l’agro-biodiversità, salvaguardare le conoscenze tradizionali, conservare il paesaggio tradizionale e promuovere valori culturali e sociali.

Le venti forme di agricoltura selezionate dai partecipanti al Master rispondono a questi criteri e comprendono tra gli altri, insieme ai due siti italiani di Lamole e della Valtellina, anche gli orti galleggianti del Lago Inle nel Myanmar, le coltivazioni di rosa in Barzok in Iran, le oasi montane della Tunisia, l’agricoltura delle isole vulcaniche di Sao Tome (Portogallo) e di Lanzarote (Spagna).

In Italia le candidature internazionali al programma Fao così come l’iscrizione ai siti patrimonio dell’Unesco vedono come primo passaggio l’inserimento al Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, gestito dall’Osservatorio nazionale del paesaggio rurale istituito nel novembre 2012 dal Ministero delle Politiche Agricole.

E in Italia tutte le regioni presentano esempi unici da preservare. Nella sola Toscana, oltre ai vigneti di Lamole, i paesaggi silvopastorali di Moscheta e il paesaggio policolturale di Trequanda già iscritti al Registro altri sei siti presentano i requisiti per ambire ai riconoscimenti nazionali e internazionali.

Per saperne di più sul progetto GIAHS accedi da qui

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Online il CREAAgritrend sul III trimestre 2019

La fotografia scattata nel III trimestre del 2019 da CREAgritrend, il bollettino trimestrale messo a punto dal CREA, con il suo Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia, conferma un’ulteriore fase di ristagno dell’attività economica generale, rispetto al trimestre precedente.

I dati evidenziano, infatti, una diminuzione del valore aggiunto (-2% rispetto al trimestre precedente e del -4,2% rispetto allo stesso trimestre nel 2018) e degli investimenti fissi lordi (-0,2%). Aumenta invece l’occupazione, registrando un +2,3% di ore lavorate e +1,6% di unità di lavoro.

L’indice del fatturato dell’industria alimentare e delle bevande cresce (rispettivamente +3,7% e + 10%), trainato dal mercato estero. Le esportazioni agroalimentari, pari a circa a 10,77 miliardi di euro, registrano, rispetto allo stesso periodo del 2018, un aumento del 6%, mentre le importazioni crescono del 4,5%. In aumento i flussi verso gli USA (+19,4%), Spagna e Danimarca. I settori merceologici maggiormente dinamici sono i derivati dei cereali e i prodotti lattiero-caseari, entrambi con un tasso di crescita superiore al 10% e delle bevande, leggermente al di sotto del 10%.

Sulla base dei dati raccolti su twitter, emerge, in ogni caso, un clima di fiducia nel settore agricolo con il 58,1%% dei giudizi “positivo e molto positivo” sulle condizioni del settore e sulle politiche attuate (+2,1% rispetto al trimestre precedente).

 

Ulteriori informazioni sono contenute nel trimestrale CREAgritrend.

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Il CREA svela il segreto degli agrumi più dolci

Gli agrumi rappresentano una delle fonti privilegiate di vitamina C nella nostra alimentazione, tuttavia, una delle maggiori barriere al loro consumo è rappresentato dal sapore acido, che li rendono per molti poco gradevoli, se non indigesti.

A breve, però, potremo avere agrumi meno acidi, grazie ai ricercatori del laboratorio di Biotecnologie del CREA Olivicoltura Frutticoltura Agrumicoltura che, in collaborazione con il John Innes Centre di Norwich, hanno caratterizzato la mutazione “acidless” (letteralmente “per nulla acido”) nei frutti di cedro, limone, limetta e arancio, in grado di addolcire il succo rispetto alle varietà classicamente acide.

Le mutazioni acidless hanno da sempre incuriosito nel tempo i ricercatori tanto da consentirne il riconoscimento e l’isolamento in molte specie di agrumi che venivano comunemente indicate come “dolci”, a causa dell’estrema riduzione dell’acidità nel succo. Gli agrumi “dolci”, oltre a perdere l’acidità, hanno anche perso la capacità di colorare di rosso intenso foglie e fiori di molte specie. L’analisi genetica, sviluppata mettendo a confronto varietà acide e “dolci” della stessa specie, ha consentito l’identificazione di un gene, chiamato Noemi, fattore chiave in grado di regolare l’acidità dei frutti e che funziona in stretta sinergia con il gene Ruby (identificato qualche anno fa dallo stesso team https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3336134/pdf/1242.pdf), responsabile della sintesi delle antocianine, ovvero i pigmenti chiave della colorazione rosso porpora.

Lo studio inoltre chiarisce come, attraverso il percorso di domesticazione del cedro (una delle specie vere, insieme a pummelo e mandarino), una mutazione a carico di Noemi sia stata poi trasmessa a tutti gli agrumi da esso derivanti a seguito di incroci interspecifici.

Oggi l’identificazione di Noemi e la possibilità di modulare la sua espressione rappresentano un tassello strategico per il miglioramento genetico degli agrumi, soprattutto per le arance e i mandarini, in quanto il controllo dell’acidità è determinante nell’isolamento di selezioni a diversa epoca di maturazione, di grande impatto per un consumatore attento ed esigente.

Fonte: CREA

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Agrotessili di nuova generazione alla Fruit Logistica di Berlino

Sono state presentate lo scorso 5 febbraio 2020, durante la Fruit Logistica di Berlino, presso l’area del Tech Stage (Padiglione 9) le nuove soluzioni di copertura proposte dalla ditta italiana Arrigoni, in occasione del seminario “Advanced Agrotextilees for Green Healthcare – Air flow/Rain control/Drift control”.

Schemi protettivi per l’agricoltura, in grado di favorire il passaggio dell’aria e, al contempo, il controllo dalla pioggia. Un risultato importante, ottenuto soprattutto grazie ai ricercatori dell’Unversità di Napoli e alla Fondazione “Edmund Mach”.

“Il passaggio dell’aria è sicuramente uno dei problemi più sentiti, per chi coltiva in serra. A un maggior tasso di protezione corrisponde purtroppo un minor passaggio dell’aria, con conseguenze significative in termini di riduzione della resa produttiva”, spiega Davide Daresta di Arrigoni, aggiungendo: “Attraverso il nostro studio, siamo riusciti a ottenere uno schermo con fori molto piccoli, impedendo così l’ingresso persino ad afidi e tripidi, in grado di garantire tuttavia un passaggio d’aria fino al.32% in più”

Una soluzione all’avanguardia, presentata in un contesto importante e perfettamente illustrata da Stefania De Pascale, professore ordinario di orticoltura dell’Università Federico II di Napoli.

Accedi da qui per saperne di più

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Le priorità dell’ortofrutta italiano, documento congiunto consegnato alla Ministra

Incrementare l’export di ortofruttasalvaguardare e garantire le produzioni, sia in termini di quantità che di qualità, mettendo a disposizione dei produttori mezzi di difesa e prodotti fitosanitari efficaci, salvaguardando l’ottica della sostenibilità a partire da una sicurezza alimentare in cui l’Italia è da primato in Europa.

Queste le “assolute necessità per l’Italia” contenute nel documento consegnato a Berlino  nell’ambito Fruit Logistica 2020, all’inaugurazione della collettiva “Italy.The Beauty of Quality” alla Fruit Logistica 2020alla ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanovadal presidente di CSO Italy Paolo Bruni. Una richiesta congiunta, firmata dal coordinatore Ortofrutta di Alleanza delle Cooperative Italiane Davide Vernocchi,  dal presidente di Assomela Ennio Magnani, dal presidente di Fruitimprese Marco Salvi, dal presidente di Italia Ortofrutta Gennaro Velardo, oltre che dallo stesso Bruni.

Il presidente Bruni ha sintetizzato il contenuto del documento al ministro, davanti a un settore rappresentato dai suoi vertici, un settore che ha dato il segno della compattezza e della determinazione a fare gioco di squadra attorno a questi due punti essenziali. Obiettivi condivisi sia da Coldiretti, presente con il presidente Ettore Prandini, che da Confagricoltura, pure rappresentata dal suo presidente nazionale, Massimiliano Giansanti.

Per esportare di più, l’Italia deve aprire nuovi mercati “ancor oggi chiusi da barriere fitosanitarie”. Il documento evidenzia i risultati positivi ottenuti negli ultimi mesi, che riguardano Messico e Colombia per il kiwi, Taiwan, Vietnam e Tailandia per le mele e puntualizza i prossimi obiettivi. Con il Brasile è in corso un negoziato per la ripresa delle esportazioni di susine angeleno, la varietà più importante. Con il Messico sono sul tappeto i dossier congiunto su mele e pere. E’ poi in fase di negoziazione il dossier pere con la Cina, quello sul kiwi con il Vietnam, quelli su kiwi, pere, uva da tavola e altri prodotti con la Tailandia.

Nuove prospettive per l’ortofrutta italiana in Cina: export con la nave stiva

Per l’ortofrutta italiana in Cina si sta poi aprendo una nuova prospettiva. E’ infatti in fase di ultimazione l’addendum per esportare i prodotti ortofrutticoli utilizzando anche la nave stiva, un mezzo alternativo all’aereo e alla nave porta-container già ammessi, ma che permette di accorciare il transit-time a circa 20 giorni, contro i canonici 45 del container.

In questo contesto – sottolinea il documento – “non bisogna tralasciare un aspetto di primaria importanza anche per andare verso nuovi mercati, ovvero salvaguardare e garantire le nostre produzioni. Infatti ad oggi ci troviamo in una situazione quanto mai drammatica che a causa della presenza di nuovi organismi nocivi (vedi ad esempio la cimice asiatica) e dei cambiamenti climatici, vede una drastica riduzione delle produzioni”.

Diventa quindi indispensabile – precisa la dichiarazione congiunta – “mettere a disposizione dei produttori i mezzi di difesa e prodotti fitosanitari efficaci, pur sempre in un’ottica di sostenibilità per garantire le produzioni”.

Il documento specifica quindi alcuni strumenti ritenuti indispensabili per affrontare le crisi sul fronte delle fitopatie.

Tavolo dell’ortofrutta convocato per il 25 febbraio

Immediata la risposta di Teresa Bellanova: tavolo dell’ortofrutta convocato per il 25 febbraio prossimo per fissare le modalità di lavoro e raggiungere, “tutti insieme”, finalità condivise.

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5 febbraio, Giornata Nazionale Contro lo Spreco Alimentare

Oggi, 5 febbraio 2020, è la settima Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare.
Il tema dello spreco alimentare è un problema globale che alimenta i cambiamenti climatici generando l’8% delle emissioni annuali di gas serra. Purtroppo però, nel nostro paese, la quantità di alimenti persi o sprecati durante tutta la filiera, è ancora troppo alta. Secondo il Food Sustainability Index, sviluppato da Fondazione Barilla con l’Economist Intelligence Unit, ogni anno in Italia sprechiamo 65 Kg di cibo pro capite.

Globalmente questi dati si traducono in una perdita economica pari a 2,6 trilioni di dollari all’anno e in perdite di risorse naturali utilizzate per “produrre spreco alimentare”. La Frutta e la verdura che gettiamo ogni anno, infatti, per essere prodotta ha richiesto oltre 73 milioni di metri cubi di acqua. Un’enormità, se si pensa che con la stessa quantità potremmo soddisfare il fabbisogno di acqua potabile di una regione delle dimensioni della Puglia per 153 giorni.

I numeri dello spreco di cibo dimostrano che siamo davanti a un fenomeno drammatico che, a livello globale, ci allontana dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Tutti noi possiamo fare la nostra parte per contribuire a contrastare questo fenomeno. Come? Scopri i progetti che Fondazione Barilla  ha messo in campo per far meglio comprendere le cause, e quindi per identificare le soluzioni in tema di perdite e sprechi alimentari

La mostra “Noi, il Cibo, il nostro Pianeta: Alimentiamo un futuro sostenibile” nasce per mettere in luce il ruolo fondamentale che la cultura del cibo riveste nell’evoluzione della nostra società e per raccontare come le nostre scelte alimentari possano contribuire a far bene a noi, ma anche al Pianeta. Quest’esperienza interattiva e immersiva è aperta a chiunque abbia interesse ad approfondire i temi che ruotano intorno alla sostenibilità alimentare e ambientale.
La mostra è aperta 7 giorni su 7 e, i prossimi 23 febbraio e 22 marzo, aprirà anche alle famiglie i propri laboratori didattici.

In queste due giornate l’esperienza si aprirà con la visita guidata all’esposizione, in cui immagini tematiche di grande impatto si alterneranno a momenti di approfondimento in specifiche aree didattiche, per acquisire i principali contenuti. Le famiglie saranno successivamente coinvolte in attività laboratoriali. Tutte le attività saranno presentate con una modalità ludica, con lo scopo di consolidare ulteriormente le conoscenze oggetto della mostra. Scopri di più!

Ciascuno di noi può essere attore del cambiamento!
Ecco qualche consiglio per ridurre lo spreco a livello domestico:

 

1) Fai una spesa ragionata: prima di comprare, controlla cosa serve davvero, fai una lista – attieniti ad essa –  e ricorda che sprecare cibo vuol dire buttare via soldi

2) Quando cucini, fai attenzione alle quantità e prepara solo ciò che puoi consumare

3) Fai attenzione all’etichetta: guarda sempre quando scadono i cibi

4) Quando riponi i prodotti in frigorifero, metti i cibi a breve scadenza davanti e riponi in freezer i cibi che non puoi mangiare a breve

5) Ricette contro lo spreco: non buttare via avanzi e scarti alimentari, possono dare vita a nuovi piatti creativi

6) Prodotti freschi e di stagione: privilegia l’acquisto dal produttore

7) Hai comprato troppo cibo? Condividilo con i tuoi vicini di casa o invita degli amici per mangiare insieme

8) Al ristorante: se ti avanza del cibo chiedi di portare a casa gli avanzi in un pacchetto

9) “Da consumare preferibilmente entro il…” vuol dire che gli alimenti risultano ancora idonei al consumo anche successivamente al giorno indicato. Verifica bene prima di buttarli

10) Usa la tecnologia e cerca le app che ti aiutano a sprecare meno cibo.

Fonte: Fondazione Barilla Center for Food&Nutrition

 

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Banca Monte Paschi di Siena per innovazione e sostenibilità agroalimentare

Dalle tecnologie digitali alla riduzione degli sprechi, dalla finanza alla semplificazione della filiera. Sono cinque le sezioni per le quali start up e pmi possono presentare progetti innovativi

Innovazione e sostenibilità nel settore agroalimentare. Questo il tema nella nuova iniziativa lanciata da OfficinaMps, laboratorio permanente e community di Banca Monte dei Paschi di Siena, realizzato in collaborazione con Accenture, dedicato alle start up e Pmi innovative. Officina Mps vuole supportare l’innovazione partendo dai territori e da uno dei settori di eccellenza del nostro Paese.

Questa nuova iniziativa di Officina Mps vuole supportare e facilitare l’incontro tra nuove realtà imprenditoriali, start up e Pmi innovative, che offrono soluzioni in campo agroalimentare, e il tessuto più tradizionale dell’economia italiana. Il contest si articola attraverso un processo di selezione delle idee imprenditoriali che vantano soluzioni innovative applicabili lungo l’intera filiera agroalimentare.

Le cinque sezioni del concorso

Sono cinque gli ambiti in cui concorrere. Tecnologie per l’agroalimentare. Rientrano in questa categoria le soluzioni abilitate da nuove tecnologie digitali per migliorare i processi produttivi e di trasformazione.

Semplificazione della filiera. Si tratta dell’ambito dei nuovi modelli di business che connettono i diversi attori, fornitori, produttori, distributori e clienti, in maniera più efficiente ed efficace.

Riduzione sprechi. Include tutte quelle soluzioni per l’ottimizzazione degli scarti di materie prime, risorse  e prodotti finiti lungo tutta la catena del valore.

Affidabilità e sicurezza. Per le soluzioni e le tecnologie in grado di tracciare i prodotti alimentari e garantire sicurezza, originalità, conformità e tutela della proprietà intellettuale.

Finanza per l’agroalimentare. È la categoria dei prodotti e servizi finanziari specifici per il settore agroalimentare. Le start up e le Pmi individuate entreranno nella community di Officina Mps e verranno selezionate dalla banca per partecipare a eventi sul territorio, dove incontreranno attori di rilievo del settore agroalimentare a cui potranno presentare le proprie soluzioni e creare così opportunità di sviluppo tra tutte le parti coinvolte.

L’iniziativa si conferma un’occasione di crescita per tutte le parti coinvolte. Start up e Pmi potranno confrontarsi con attori di filiera rilevanti, i rappresentanti delle aziende  agroalimentari avranno una panoramica sulle nuove tecnologie e sulle prospettive future del proprio settore e i professionisti Mps accresceranno le loro competenze contaminandosi direttamente con chi fa innovazione. Alla fine di ogni evento sul territorio, una giuria di esperti valuterà start up e Pmi e sceglierà una finalista.

Innovazione e sostenibilità: premio da 25mila euro

Tutte le finaliste concorreranno per aggiudicarsi il premio finale di 25.000 euro che verrà assegnato alla vincitrice durante un evento conclusivo. La Banca riconoscerà un premio speciale di 10.000 euro alla proposta in grado di generare valore nel tempo per il territorio di riferimento, gli stakeholder e per la collettività.

Le start up interessate potranno partecipare, a partire dal 5 febbraio 2020 e fino al 5 aprile 2020, al contest agrifood sul sito, www.officina.mps.it, in cui è presente l’informativa completa. Per potersi candidare basterà registrarsi nella community OfficinaMps e partecipare al contest dalla propria area riservata.

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Start-up innovativa per riconoscere batteri in frutta e verdura

Instabact, start-up innovativa italiana nata per portare sul mercato il rivoluzionario sistema per l’autocontrollo aziendale che permette l’identificazione rapida dei principali batteri patogeni, e la loro quantificazione, è stata selezionata tra le 20 realtà che parteciperanno alla seconda edizione dello Start Up Day che avrà luogo venerdì 7 febbraio 2020 a Berlino. L’evento è infatti promosso da Fruit Logistica, fiera di riferimento a livello mondiale del commercio ortofrutticolo del fresco.
 
Ad instabact è stato riconosciuto dagli esperti del settore il carattere innovativo della tecnologia adottata che permette di abbattere i rischi per la salute delle persone garantendo un processo di autocontrollo rapido ed efficiente dei prodotti freschi, innalzando così al contempo gli standard di sicurezza e qualità dell’industria. 
 
La contaminazione batterica in prodotti quali frutta verdura costituisce, ancora oggi, una delle maggiori minacce per la salute del consumatore e per l’intero settore agricolo; la presenza di pericolosi batteri quali E.coliSalmonella o Listeria nel prodotto, genera danni gravissimi in termini economici e di immagine, sia ai coltivatori sia ai distributori. 
 
Per il proprio rivoluzionario sistema di autocontrollo, Instabact ha adottato la tecnologia israeliana Yarok, già validata dall’Institute for Food Microbiology and Consumer Goods selezionata e premiata da esclusive istituzioni di settore, come lo storico Istituto statunitense per le tecnologie alimentari, e l’organizzazione per lo sviluppo industriale dell’Onu, consente l’individuazione ultrarapida di batteri nocivi attivi senza incorrere in falsi positivi derivanti dalla rilevazione di agenti patogeni non attivi o presenti in concentrazioni minime. A differenza dei test tradizionali, i risultati sono ottenibili in poche ore anziché in giorni, permettendo il controllo del prodotto agricolo prima della sua commercializzazione e senza comprometterne la freschezza.
 
“A solo un anno dalla presentazione al mercato della nostra soluzione, siamo particolarmente onorati di essere stati selezionati e invitati a presentare il nostro progetto all’interno di un evento esclusivo come lo Start Up Day di Fruit Logistica e come unica realtà operante nel segmento del foodsafety” ha commentato Stefano Sanese, direttore generale di instabact. “Lavoriamo costantemente con il chiaro obiettivo di favorire una positiva rivoluzione all’interno dell’intero sistema di autocontrollo aziendale che porti benefici tangibili alla salute delle persone mettendo fine alle problematiche dovute al consumo di alimenti contaminati generando così al contempo un grande valore per l’industria”.
 
La soluzione instabact si basa sull’uso di speciali reagenti e di un software bioanalitico proprietario, utilizzati con un semplice pacchetto integrato di attrezzature di laboratorio. Grazie a strumenti di facile impiego i produttori, singoli o in consorzio, ai trasformatori ed ai distributori di disporre di un proprio laboratorio, dove utilizzare kit di analisi che possono essere acquistati con cadenza periodica.
 
La procedura di analisi è semplice e non richiede da parte dell’operatore una precedente esperienza di laboratorio. I risultati presentati dal software sono espressi come richiesto dalla normativa europea, ovvero in unità indicanti la presenza di batteri vivi e quindi attivamente pericolosi.
 
Fonte: Ufficio stampa Instabact
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Nocciole calabresi, Consorzio di tutela dice no a Ferrero

“La Ferrero in Calabria? La nostra produzione di nocciole è incompatibile con una logica globalizzata”. E’ quanto afferma in una nota Giuseppe Rotiroti, presidente del Consorzio di Valorizzazione e Tutela della Nocciola di Calabria di Torre di Ruggiero“Da giorni ha trovato spazio – afferma il presidente Rotiroti – la notizia sull’arrivo salvifico in Calabria della Ferrero, multinazionale che, questa la narrazione, determinerebbe la rinascita ed il rilancio della filiera corilicola calabrese. Siamo stati contattati tre anni fa dalla Ferrero che si apprestava a lanciare il progetto Nocciola Italia e abbiamo risposto no. In primo luogo gli alberi, che ci donano la tonda Calabrese, non hanno le caratteristiche per una produzione più intensiva; per gli obiettivi della Ferrero di fatto non basterebbe l’intero territorio vocato alla produzione e ricompreso tra i Comuni di Cardinale, Torre di Ruggiero e Simbario”.
 
“Qui una storia produttiva che parte dal Regno delle Due Sicilie – prosegue Rotiroti – ha disegnato il territorio e consentito il raggiungimento di una qualità riconosciuta ormai a livello nazionale ed internazionale; il progetto della multinazionale invece richiederebbe grandi distese, una qualità ridotta a fronte di una quantità che sarebbe invece enormemente superiore. Le nocciole sarebbero poi trasformate fuori. La nostra scelta è quella della qualità e di una trasformazione del prodotto che deve avvenire qui, consentendo alle imprese di strutturarsi ed ai territori di mantenere la propria identità”. 
 
“Noi, come Consorzio – sostiene ancora il presidente Rotiroti – abbiamo un sogno che, per fortuna, si sta lentamente trasformando in realtà; abbiamo deciso di puntare sul piccolo imprenditore che intende diventare grande attraverso la qualità del proprio prodotto. Ecco perché, ad esempio, chiediamo da tempo al ministro Bellanova la convocazione del Tavolo Corilicolo nazionale e condividiamo le valutazioni espresse del presidente nazionale Città della nocciola Rosario d’Accunto, secondo cui la corilicoltura non può e non deve essere abbandonata alle scelte delle multinazionali”. 
 
Fonte: Ansa 
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Rapporto ISMEA sulle grandi aziende agricole assicurate

La polizza resta uno strumento cardine delle politiche aziendali di gestione del rischio

C’è una diffusa consapevolezza tra gli operatori del settore agricolo sull’importanza di adottare strumenti e strategie di prevenzione dei rischi, sia climatici sia economico-finanziari. Con l’assoluta centralità riconosciuta allo strumento della polizza assicurativa agevolata a copertura delle perdite di produzione causate da eventi atmosferici avversi.
E’ quanto emerge dal Rapporto sulla gestione del rischio nella percezione delle grandi aziende agricole assicurate, basato su una indagine condotta da ISMEA su un panel di 500 operatori con valori assicurati superiori a 300.000 euro. I risultati evidenziano una diffusa cultura della prevenzione tra gli intervistati (chi si assicura lo fa a scopo cautelativo), con solo il 10% delle aziende che denota un atteggiamento di carattere opportunistico, motivando il ricorso alle polizze con l’aspettativa di ottenere un vantaggio economico dalla frequenza e dall’entità dei risarcimenti.
Il contributo pubblico, fino al 70% sul premio, rappresenta un importante incentivo, ma un’eventuale riduzione del sostegno non porterebbe all’abbandono dello strumento per una buona metà delle aziende del campione.
L’analisi, realizzata nell’ambito delle attività di supporto al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, nell’ambito del PSRN 2014-2020 – Misura 17, ha puntato ad acquisire proposte e suggerimenti per lo sviluppo delle politiche in materia di gestione del rischio in agricoltura, individuando nello specifico i punti di forza e di debolezza dell’attuale sistema assicurativo, i fabbisogni delle aziende per fronteggiare i rischi ai quali si sentono maggiormente esposte, nonché le modalità e le strategie per favorire una maggiore e più omogenea diffusione sul territorio nazionale degli strumenti oggi disponibili.
Un’azienda su quattro individua nella semplificazione e nella trasparenza dei contratti assicurativi gli elementi cruciali per incrementare il ricorso alle assicurazioni agricole agevolate. Ma c’è bisogno di correttivi a partire dalle franchigie, ritenute il principale elemento di criticità, e di una revisione delle modalità di perizia per un’adeguata quantificazione delle perdite economiche derivanti non solo dal calo di resa ma anche dal danno di qualità, oggi limitata a poche colture.
A giudizio degli intervistati (tre su quattro) la polizza agricola non “migliora” il merito creditizio delle aziende, in un contesto operativo in cui le modalità di concessione dei prestiti bancari risultano ancora sbilanciate su schemi tradizionali, basati essenzialmente sulla richiesta di garanzie reali e fideiussorie. Se valutata in sede di istruttoria, tuttavia, la polizza assume un ruolo significativo nella concessione del credito o nell’erogazione di un importo addirittura superiore a quello altrimenti ottenibile.
In relazione agli strumenti innovativi, emerge, tra i pochi che hanno dichiarato di conoscerle, una prevalente diffidenza verso le polizze parametriche, che per il calcolo dell’indennizzo fanno riferimento a un indice predeterminato, mentre la polizza ricavo, a copertura anche del rischio prezzo, seppure ancora poco diffusa, mostra un elevato potenziale di sviluppo, catalizzando le attenzioni degli agricoltori soprattutto nei settori più esposti al fenomeno della volatilità dei prezzi.
Ancora poco noti, i fondi di mutualizzazione (tre quarti degli intervistati non sanno di cosa si tratti) sono ritenuti utili da chi conosce lo strumento, ma prevalentemente in combinazione con uno schema di polizza tradizionale.
Ampio il consenso sull’ipotesi di introdurre, con la riforma della Politica agricola comune, una copertura obbligatoria contro gli eventi catastrofali (gelo, siccità e alluvione) a garanzia di tutte le aziende agricole italiane, fenomeni meno frequenti della grandine o dell’eccesso di pioggia, ma con potenziali di danno molto elevati. È emersa anche la necessità di una semplificazione dell’attuale iter burocratico, strumentale soprattutto all’abbattimento dei tempi di erogazione dei contributi e alla riduzione degli adempimenti in capo agli agricoltori, come già riscontrato in precedenti indagini sul tema. Suggerita inoltre l’opportunità di ampliare il ventaglio delle avversità, includendo i danni da fauna selvatica, e di rimodulare a livello territoriale le finestre temporali di copertura assicurativa, oggi “tarate” sulle specifiche esigenze delle regioni del Nord Italia.

Accedi da qui per consultare e scaricare il Rapporto completo: IsmeaReportIndagineGrandiAssicurati

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Rete Rurale: l’agricoltura sociale nella normativa regionale italiana

L’agricoltura sociale è presente nella normativa di quasi tutte le regioni italiane, alcune della quali hanno provveduto anche a modificare e adeguare le norme a seguito dell’approvazione della legge nazionale (141/2015).
Il documento elaborato da Rete Rurale Nazionale propone una panoramica aggiornata ad Ottobre 2019 del quadro normativo disponibile in Italia in materia di Agricoltura Sociale.

“A seguito dell’approvazione della Legge n. 141/2015, recante “Disposizioni in materia di agricoltura sociale”, alcune regioni italiane hanno legiferato in materia, modificando e adeguando la normativa regionale previgente. Il rinnovato panorama legislativo in materia di agricoltura sociale rende importante un aggiornamento del lavoro realizzato dalla Rete Rurale Nazionale nel mese di aprile 2016 offrendo una lettura delle leggi regionali ad oggi disponibili nel panorama normativo italiano, dei relativi regolamenti attuativi e linee guida.
L’obiettivo è fornire un quadro utile a quanti si occupano, a vario titolo, di questo tema anche in considerazione della recente approvazione del decreto attuativo della legge n. 141/2015, ossia il Decreto Ministeriale (MIPAAFT) n. 12550 del 21 dicembre 2018 sulla “Definizione dei requisiti minimi e delle modalità relative alle attività di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 141/2015”.
Il D.M. n. 12550/2018 fornisce, innanzitutto, indicazioni generali sui requisiti di carattere temporale e sulle modalità di esercizio delle attività di agricoltura sociale (art. 1), stabilendo che sono riconosciute come attività di agricoltura sociale (di seguito “AS”) quelle esercitate “regolarmente e con continuità, anche con carattere stagionale” e rimettendo alle Regioni il compito di fissare i termini temporali atti a garantire il carattere continuativo. Individua, poi, le categorie di soggetti pubblici e privati con le quali gli operatori dell’AS, che possono ricorrere anche a strumenti contrattuali di natura associativa, sono chiamati a collaborare nell’esercizio delle attività, ove previsto dalle normative di settore; tale collaborazione può essere attestata con convenzione, accordo o altra forma contrattuale riconosciuta dalla normativa vigente. Con riguardo, poi, alle singole tipologie di attività identificate all’art. 2, comma 1, della Legge n. 141/2015 (inserimento sociolavorativo; prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali; prestazioni e servizi che affiancano e supportano le terapie mediche, psicologiche e riabilitative; progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità), il Decreto Ministeriale individua i requisiti minimi, le modalità di svolgimento e le categorie dei destinatari (artt. 2-5), prevedendo la possibilità di esercitare congiuntamente anche più attività di AS a condizione che sia garantite la “compresenza dei requisiti” indicati per ciascuna attività dal medesimo decreto. All’art. 7, infine, sono fornite indicazioni di dettaglio sulle caratteristiche delle strutture e dei luoghi utilizzati per l’esercizio delle attività di AS.

Accedi da qui per consultare e scaricare la pubblicazione completa Normativa_regionale_AS_aggiornamento_14

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Effetto della sostanza organica nel fornire acqua alle colture

Studio congiunto tra l’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo (Cnr-Isafom) e l’emerito professore in Soil Science Johan Bouma (University of Wageningen – Olanda) pubblicato sulla prestigiosa rivista Geoderma di Elsevier (IF 4.3). Tale studio ha mostrato come l’accumulo di sostanza organica nei suoli rappresenta un’opportunità per mitigare i cambiamenti climatici ed allo stesso tempo influenzare le caratteristiche fisiche chimiche dei suoli e quindi la capacità di quest’ultimi di rendere disponibile l’acqua per le colture.

Nel lavoro appena pubblicato gli autori analizzano l’effetto dell’incremento della sostanza organica nell’orizzonte superficiale (strato o porzione di suoli lavorato, denominato Ap) sulle proprietà fisiche (ritenzione idrica e conducibilità idraulica) di sei suoli a diversa tessitura in termini disponibilità idrica per la coltura di mais in condizioni di cambiamento climatico (scenario RCP 8.5). Nei risultati ottenuti e nella discussione riportata è stato evidenziato come il concetto statico di Available Soil Water Capacity (AWC, capacità di ritenuta idrica di un suolo) non sia in grado di rappresentare la reale disponibilità idrica per la coltura, la quale è definita dalla Moisture Supply Capacity (SMC, capacità di approvvigionamento idrico), e come quest’ultima non aumenti incondizionatamente all’aumentare della sostanza organica dell’orizzonte superficiale. In conclusione, l’incremento di sostanza organica in un suolo favorisce sicuramente la mitigazione del cambiamento climatico ma non sempre migliora la disponibilità idrica di un suolo.

Bonfante, A., Basile, A., Bouma, J., 2020. Exploring the effect of varying soil organic matter contents on current and future moisture supply capacities of six Italian soils. Geoderma 361, 114079. https://doi.org/10.1016/j.geoderma.2019.114079

Vedi anche:

Fonte: Consiglio Nazionale delle Ricerche

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Consultabile il Manuale di Statistica europea 2020 del Fruit Logistica

Berlino, 3 febbraio 2020 – L’importanza che l’Europa continua a rivestire come importante mercato di frutta e verdura fresca è sottolineata nella terza edizione annuale del Manuale di Statistica Europea, pubblicato questa settimana alla fiera FRUIT LOGISTICA di Berlino. Offrendo una comoda raccolta di preziose informazioni sui principali mercati e produttori del continente, nonché sui principali flussi commerciali di frutta e verdura che sostengono la sua attività di import-export, la pubblicazione annuale può aiutare gli operatori del settore a prendere decisioni migliori e più informate.

Infatti, la pubblicazione non contiene solo numeri, ma anche analisi informate, utili all’industria per dare un senso alla produzione, all’offerta e ai dati commerciali in diversi mercati in tutta Europa. Ad esempio, i dati sulla produzione di frutta e verdura fresca in Europa potrebbero sembrare normali in termini di volume complessivo, ma all’interno di categorie specifiche le tendenze sono più complicate: il calo della produzione di mele in Polonia rispetto a una maggiore coltivazione di pesche in Spagna è solo un esempio delle differenze regionali e settoriali – comprese le contrastanti fortune legate al tempo – che sono documentate nell’edizione di quest’anno.

Sebbene la sostenibilità sia ormai una priorità per il business internazionale dei prodotti freschi, le indicazioni all’interno di questo Manuale di Statistica Europea indicano che il commercio di frutta e verdura fresca sta diventando sempre più internazionale, con la comparsa di nuovi fornitori per l’UE. Per questo motivo, per la prima volta vengono inclusi alcuni paesi dell’Europa dell’Est.

In termini commerciali, il tasso di cambiamento nel mercato europeo dei prodotti freschi potrebbe non essere così pronunciato, ma ci sono segnali che il consumo, soprattutto in alcuni dei mercati più piccoli dell’UE, potrebbe essere in aumento. Germania, Francia e Regno Unito sono rimasti i principali mercati di importazione di prodotti freschi nell’ultimo anno, ma i loro tassi di crescita sono stati apparentemente superati dai paesi dell’Europa orientale e meridionale, anche se da una base inferiore. Detto questo, i cinque grandi paesi europei in termini di spesa dei consumatori di frutta e verdura fresca – Germania, Italia, Regno Unito, Francia e Spagna – hanno raggiunto nel 2019 un valore complessivo di oltre 64 miliardi di euro, una cifra significativa anche nel contesto della recente uscita del Regno Unito dall’UE.

Fonte: Ufficio Stampa Fruit Logistica 2020

Accedi da qui per scaricare e consultare la pubblicazione European_Statistics_Handbook_2020

 

Il Manuale di Statistica Europea 2020 2020 è prodotto da Agrarmarkt Informations-Gesellschaft (AMI) e pubblicato dalla fiera leader mondiale dei prodotti freschi FRUIT LOGISTICA in collaborazione con Fruitnet Media International. Il manuale può essere scaricato gratuitamente

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Fruit Logistica 2020: residuo zero e packaging sostenibile

Pratiche ecosostenibili per l’agricoltura e le opportunità della trasformazione di ortofrutta, se ne parlerà il 6 febbraio alla fiera di Berlino

Si terrà il 6 febbraio alle 10 nello spazio dell’Italian Fruit Village il meeting di Asso Fruit che punta sulla sostenibilità nella filiera dell’ortofrutta attraverso per esempio produzioni a residuo zero e un packaging con confezioni compostabili che riducano l’introduzione nell’ambiente di materiali difficili da smaltire.

Al centro dell’attenzione progetti, partnership con enti di ricerca e istituzioni, per sviluppare pratiche ecosostenibili per un’agricoltura che riduca sensibilmente il suo impatto a tutto vantaggio del territorio.

Le opportunità della trasformazione di ortofrutta

Anche una parte della filiera come la trasformazione consente alle produzioni “fresche” di offrire nuove opportunità di reddito. Per il prodotto trasformato, la scommessa attuale è di tipo qualitativa: la salubrità del prodotto prima di ogni cosa e il suo “impatto” in termini ambientali, dalla realizzazione al confezionamento.

Qui di seguito i relatori attesi al convegno

F. Nicodemo, Frutthera Growers Sca – commerciale
G. Signorella, OP Asso Fruit Italia, responsabile ufficio tecnico
S. Pecchia, OP Asso Fruit Italia – responsabile Innovazione e progettazione
G. Coladonato, OP Asso Fruit Italia – consigliere delegato innovazione
Varietale
F. Fanelli, assessore regionale agricoltura, Basilicata

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A Fruit Logistica la vetrina delle novità

Ben 81 novità provenienti da 14 Paesi, tra cui 38 prime mondiali, sono presenti nella collezione Spotlight di Fruit Logistica 2020, consultabile anche sul sito della Fiera.

Tante idee di packaging plastic free, ma anche nuove varietà e idee per la quarta gamma

La vetrina è dedicata alle prime mondiali, anteprime europee e ai debuttanti all’evento. Un facile accesso alle ultime tendenze, come prodotti e innovazioni. Tra le varie soluzioni ideate, molte guardano alla sostenibilità. Come la polacca Sofrupak, la britannica Keymac e la canadese CKF, che sveleranno le idee di packaging ecocompatibile. Il gruppo olandese VAM WaterTech esporrà, invece, una nuova soluzione per il riciclo dell’acqua. BASF Vegetable Seeds  lancerà la piccola e pratica anguria Kisy, pronta da mangiare. Tra le aziende sementiere, occhi puntati sulle novità che verranno proposte da Top Seeds e Syngenta.

McGarlet presenta Biopac, il nuovo packaging ecosostenibile e completamente plastic free. Viene realizzato con cartone, che deriva dalla lavorazione di legname proveniente da foreste rinnovabili, biodegradabile e certificato FSC. Tra le altre italiane in vetrina, da segnalare L’insalata Dell’Orto, con il nuovo marchio MissaladLa Linea Verde, che ha sviluppato un nuovo design di imballaggio per le sue insalate; Zerbinati con nuove ricette e ingredienti innovativi.

L’impegno per l’ambiente protagonista della nuova edizione

Spotlight  è un esempio dello spirito innovativo della Fiera. Come il premio annuale Fruit Logistica Innovation Award, le sessioni informative sul palco del Future Lab, lo Start-up Day.

L’attenzione di Fruit Logistica per la sostenibilità gioca un ruolo da protagonista per la nuova edizione.  Come dimostra anche un importante studio sulle sfide affrontate dalle aziende del settore mondiale della frutta e verdura fresca, Do The Right Thing (Right). Il Trend Report 2020 sarà pubblicato in occasione di Fruitnet World of Fresh Ideas, l’evento ufficiale di apertura della Fiera, che si terrà il 4 febbraio.

Per saperne di più accedi da qui https://www.fruitlogistica.it/

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On line il Report dell’osservatorio regionale sul credito agricolo

Lo scopo del rapporto – redatto nell’ambito dell’Osservatorio per l’analisi del mercato del credito con dati della Banca d’Italia aggiornati a giugno 2019 – è fornire un aggiornamento del contesto economico generale e del settore agroalimentare ponendo l’attenzione sulla chiusura del 2018 e su quanto avvenuto nei primi sei mesi del 2019.

Secondo le informazioni della Banca d’Italia, a livello nazionale, il credito concesso al sistema produttivo nel suo complesso (esclusi i pronti contro termine, ma incluse le sofferenze), a giugno 2019 è diminuito del 6,6% su base annua. Per quanto riguarda il credito del settore primario, lo stesso stock a giugno 2019 è diminuito del 2,9% su base annua. Il credito richiesto dalle imprese agricole per investimenti, che a differenza del precedente contiene i soli prestiti in bonis, dopo aver chiuso il 2018 con un -1,8%, a giugno 2019 ha segnato un -3,3%.

A sostenere il credito al settore non sembrerebbe essere stata sufficiente neppure la possibile spinta derivante dall’avanzamento della spesa pubblica per le imprese agricole nell’ambito delle politiche per lo sviluppo rurale. I dati a giugno 2019 riportano infatti una percentuale di esecuzione nazionale del 37,95%, per un totale prossimo ai 7 miliardi di euro di spesa pubblica complessivamente sostenuta, in netta crescita rispetto ai valori di giugno 2018 (rispettivamente 22,57% e 3,8 miliardi).

Come di consueto, insieme all’analisi, è stata anche aggiornata la banca dati (BD) contenente i dati regionali del credito bancario concesso al settore agricolo e all’industria alimentare. Tale BD, disponibile in formato Excel, è consultabile alla pagina web del portale Rete Rurale Nazionale dedicata a questo report.

Accedi da qui al Report completo Report_credito_regionale_N.1_2019

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CREA: pubblicato on line L’agricoltura italiana conta

Giunto alla 32° edizione “L’agricoltura italiana conta”, curato dal CREA Centro Politiche e Bio-economia, costituisce un agile e apprezzato strumento informativo sull’andamento del sistema agroalimentare italiano.

“Il sistema agricolo italiano, inteso nel suo insieme di agricoltura, silvicoltura e pesca, segna nel 2018, in un contesto economico complessivamente piuttosto difficile, una piccola ma significativa ripresa dei suoi principali indicatori.  Aumentano lievemente sia la produzione in volume (+0,6%), pari a 59,2 miliardi di euro correnti, che il valore aggiunto (+0,9%), pari a 33.070 miliardi di euro in termini assoluti. Di segno positivo risultano anche l’occupazione (+0,7% le unità di lavoro) e gli investimenti (+4,1%). Prosegue il buon andamento dell’export agroalimentare italiano, che con 41,6 miliardi di euro, rappresenta il 9% delle esportazioni totali di merci del nostro paese. La componente del made in Italy rafforza ulteriormente il suo peso sull’agroalimentare complessivo grazie soprattutto a prodotti quali i vini DOP, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, ed in generale ai prodotti di più complessa trasformazione.
Questo non significa che il settore sia esente da criticità operative e difficoltà strutturali. Ne è testimonianza il peggioramento della ragione di scambio (-3%), innescato da un incremento dell’indice dei prezzi dei consumi intermedi (+3,7%) superiore a quello dell’indice dei prezzi dei prodotti agricoli (+1%), che ha colpito in modo particolare il comparto zootecnico, specie nelle due componenti della suinicoltura e dell’allevamento ovi-caprino. A fronte dell’aumento dei costi di produzione, il settore non trova sollievo nella facilità di accesso al
credito, che anzi si contrae ulteriormente (-3,9%).
Al di là degli andamenti congiunturali, rimane solida l’evidenza che il sistema agroalimentare – come somma di agricoltura, silvicoltura e pesca, industria alimentare e bevande, commercio al dettaglio e servizi di ristorazione – è una parte strategica del nostro sistema economico. Esso rappresenta il 15% del fatturato totale dell’economia nazionale, per un valore pari a 522.170 miliardi di euro, un peso sempre più rilevante e in continua crescita dal 2013, caratterizzato da alcune dinamiche particolarmente favorevoli, come nel caso del settore della ristorazione (+20% nel quinquennio), che rappresenta un mercato tra i più importanti d’Europa.
La fotografia del settore non sarebbe completa senza considerare le importanti funzioni svolte dall’agricoltura in favore dell’ambiente, fornendo beni e servizi utili alla collettività e contribuendo in modo  rilevante allo sviluppo della bioeconomia, di cui costituisce una componente prioritaria. Sul fronte delle emergenze ambientali, benché il bilancio delle emissioni climalteranti del settore abbia rallentato il trend di marcata riduzione avviato dal 1990, grazie al ruolo delle foreste e della copertura arbustiva, incluse le colture permanenti, che interessano più della metà del territorio nazionale, l’agricoltura continua a svolgere un insostituibile ruolo di mitigazione, fornendo un contributo strategico nell’assorbimento di CO2 dall’atmosfera.
In questo quadro complessivamente positivo, si conferma vivace anche la dinamica della componente non strettamente agricola delle attività aziendali, che viene definita come “diversificazione”: il valore congiunto della produzione delle attività di supporto e secondarie ha superato ormai l’incidenza del 20% sulla produzione agricola totale, anche grazie al ruolo di primo piano giocato dalla produzione di energia da fonti rinnovabili e dall’attività agrituristica.”

Accedi da qui al Rapporto completo del CREA ITACONTA_2019_def_WEB (1)

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A Fruit Logistica un’App per la rendicontazione delle OP

Il palco berlinese di Fruit Logistica 2020 è l’occasione che Eurocirce e GreenTOP hanno deciso di cogliere per la presentazione di una nuova app per la rendicontazione delle Organizzazioni di Produttori. Frutto di una intensa e costruttiva collaborazione, il progetto è nato da un’idea della responsabile OP di Eurocirce Simona Barbisan e del presidente Simone Dalla Valle ed è stato realizzato grazie ai tecnici di GreenTOP che lavorando sui processi di rendicontazione secondo le norme di legge delle attività finanziate dalla CE, hanno anche ottimizzato i tempi da dedicare a queste operazioni. 
 
Eurocirce, app che prende il nome dall’omonima cooperativa, viene incontro agli imprenditori agricoli cogliendo l’esigenza di evolvere e migliorare il sistema di gestione globale delle OP in operazioni quali il controllo del fascicolo agricolo, il controllo della tracciabilità e la gestione del quaderno di campagna, il controllo delle rese di campo e la condivisione delle analisi al fine di migliorare le tecniche di produzione. 
 
Un’App Made in Italy
Fruit Logistica 2020, con la sua media di 3.200 espositori e oltre 78.000 visitatori, è l’evento internazionale dedicato al commercio ortofrutticolo in cui tutti gli operatori del settore si ritrovano a confrontarsi sullo stato dell’arte di un mercato in continua crescita, a trovare soluzioni comuni a problemi condivisi e a sviluppare il loro potenziale di business nel commercio di prodotti ortofrutticoli freschi raccontando e scrivendo la loro personale storia di successo. «Nei suoi quarant’anni di attività Eurocirce ha assistito a diverse trasformazioni del comparto tra le quali la digitalizzazione di numerosi processi.
 
“L’informatizzazione – spiega Simone Dalla Valle, presidente della Cooperativa Eurocirce – ci ha permesso di rendere efficienti molti reparti della nostra azienda nelle attività legate alla tracciabilità, alle statistiche e alle analisi dei dati. Informatizzare è stato per noi “informare” i soci sul lavoro quotidiano svolto in cooperativa, sui loro prodotti conferiti e lavorati. A completamento di questo lavoro di informatizzazione e informazione, abbiamo deciso di affidarci a GreenTOP per migliorare il sistema di gestione globale della cooperativa sia in termini tecnici che di organizzazione e di condividerlo con altri operatori sotto forma di app”. 
 
GreenTOP ed Eurocirce saranno presenti a Fruit Logistica 2020 con uno stand dedicato (Hall 4.2, stand A-09) dal quale forniranno una panoramica completa sulle potenzialità della app e sulle possibili e future implementazioni ad hoc per ogni singola esigenza aziendale.
 
Fonte: ufficio stampa Green Top
Accedi da qui per saperne di più: https://greentop.it/
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NutrInform Battery per la tutela del Made in Italy

Lo scorso 27 gennaio è stata notificata alla Commissione europea la proposta italiana relativa a un sistema di etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari, che ha l’obiettivo di costituire un’alternativa al sistema francese del Nutriscore.

Si tratta di un decreto interministeriale predisposto dai Ministeri dello Sviluppo Economico, della Salute, delle Politiche Agricole, Alimentari e forestali, frutto di un lavoro sinergico portato avanti, insieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, al Dipartimento per le Politiche Europee e a tutta la filiera agroalimentare, per tutelare i prodotti del Made in Italy.

Il sistema proposto dall’Italia si basa su un simbolo “a batteria”, denominato NutrInform Battery, che indicherà al consumatore l’apporto nutrizionale dell’alimento in rapporto al suo fabbisogno giornaliero e al corretto stile alimentare, evidenziando la percentuale di calorie, grassi, zuccheri e sale per singola porzione rispetto alla quantità raccomandata dall’Unione europea.

La proposta italiana mira a superare gli effetti penalizzanti per il Made in Italy, derivanti dal sistema Nutriscore che utilizza invece i colori del semaforo per esprimere un giudizio sui prodotti agroalimentari, attraverso un algoritmo di misurazione che, basato su 100 gr, li classifica dalla A alla E, in contrapposizione ai principi della dieta mediterranea che si basa su un consumo bilanciato di tutti gli alimenti.

I produttori e i distributori del settore alimentare potranno adottare volontariamente il nuovo sistema di etichettatura ‘a batteria’, dopo il via libera della Commissione europea.
Con il sistema italiano di etichettatura nutrizionale il Governo si pone l’obiettivo sia di fornire al consumatore una informazione chiara e sintetica sulla presenza di alcuni nutrienti negli alimenti, utile a collocarli all’interno di una dieta varia e bilanciata, quale quella mediterranea, sia di valorizzare e tutelare tutta la filiera agroalimentare italiana.

Fonte: Ministero dello Sviluppo Economico

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Corte dei conti europea: tecnologie per il monitoraggio in agricoltura

Secondo quanto contenuto nella  Relazione Speciale 04/2020 della Corte dei conti europea, la Commissione europea ha promosso l’utilizzo delle nuove tecnologie di produzione e trattamento delle immagini ai fini del monitoraggio in agricoltura, ma permangono ostacoli a una sua ulteriore diffusione. Risorse tecnologiche come i satelliti Sentinel di Copernicus, di proprietà dell’Ue, costituiscono un potenziale punto di svolta nella gestione e nel monitoraggio della politica agricola comune (Pac). Tuttavia, sebbene negli anni recenti l’Ue ne abbia incoraggiato l’uso per valutare gli aiuti diretti per superficie erogati agli agricoltori, il loro utilizzo per monitorare i requisiti climatici e ambientali ha registrato progressi più lenti, sostiene la Corte.
 
Dal 2018, gli organismi pagatori degli Stati membri possono avvalersi di dati Sentinel di Copernicus e di altre nuove tecnologie, come le immagini geo-referenziate e i droni, per verificare il rispetto delle regole della Pac da parte degli agricoltori. Grazie a questa verifica automatica, costituita dai cosiddetti “controlli tramite monitoraggio”, è possibile individuare le colture e monitorare le pratiche esercitate nelle singole parcelle agricole (come la lavorazione del terreno, la raccolta e lo sfalcio) durante l’intero periodo vegetativo. Il nuovo approccio può anche ridurre il costo delle verifiche e consentire, al contempo, il monitoraggio di tutti gli agricoltori (anziché incentrarsi su un campione di essi). La Corte ha valutato se la Commissione europea e gli Stati membri avessero preso provvedimenti sufficienti per sfruttare i potenziali benefici di queste nuove tecnologie per la gestione e il controllo della Pac.
 
È stato constatato che la Commissione si era adoperata per promuovere e sostenere l’utilizzo delle nuove tecnologie di produzione e trattamento delle immagini. Ha modificato il quadro giuridico, rendendolo più chiaro, per utilizzare i dati Sentinel ai fini del monitoraggio dei pagamenti diretti degli aiuti per superficie. Nel maggio 2018, per la prima volta un organismo pagatore italiano ha iniziato a effettuare “i controlli tramite monitoraggio” nella provincia di Foggia (Puglia). Nel 2019, 15 organismi pagatori (in Belgio, Danimarca, Italia, Malta e Spagna) hanno adottato questo nuovo approccio per alcuni dei loro regimi. Altri 13 organismi pagatori di altri otto Stati membri intendono adottarlo quest’anno per alcuni regimi di aiuto e per una parte dell’area di propria competenza.
 
La Corte rileva attualmente vari ostacoli a un uso più diffuso di queste nuove tecnologie. Tra questi, gli organismi pagatori temono che la Commissione possa mettere in discussione le decisioni prese sulla base dei controlli tramite monitoraggio. In aggiunta, l’adozione del nuovo approccio comporta modifiche significative alle procedure e ai sistemi informatici degli organismi pagatori. La Commissione ha cercato di agevolare e standardizzare l’accesso ai dati Sentinel mediante servizi “cloud”, ma il loro uso a fini operativi resta limitato. Ha finanziato anche alcuni progetti di ricerca al riguardo, i cui risultati però devono ancora essere sfruttati.
 
A tutt’oggi, il lavoro della Commissione ha dato priorità all’utilizzo delle nuove tecnologie per monitorare i regimi di pagamento diretto per superficie, piuttosto che i requisiti climatici e ambientali. Nel 2019, nessuno degli organismi pagatori ha espletato controlli tramite monitoraggio per questi prerequisiti né per i regimi di sviluppo rurale. Questo in parte perché molti di essi non possono essere monitorati soltanto tramite dati Sentinel. La Corte ha inoltre riscontrato che l’insieme proposto di indicatori di performance per la Pac futura non è stato, per lo più, concepito per il monitoraggio diretto con dati Sentinel di Copernicus. 
 
Poiché è attualmente in fase di definizione la nuova Pac per il periodo 2021 2027, la Corte raccomanda alla Commissione europea di:
  • promuovere l’approccio dei “controlli tramite monitoraggio” come sistema fondamentale di controllo per gli organismi pagatori, individuando ad esempio sinergie per quanto riguarda l’elaborazione, la conservazione e l’acquisizione dei dati satellitari;
  • sfruttare meglio le nuove tecnologie per il monitoraggio dei requisiti climatici e ambientali ed elaborare piani d’azione per rimuovere gli ostacoli a un loro uso più diffuso.
Da molto tempo la politica agricola comune si avvale della fotografia aerea o delle immagini satellitari per il controllo degli aiuti per superficie, che oggi rappresentano quasi l’80 % dei finanziamenti erogati dall’Ue a favore dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. Benché queste immagini presentino di norma un’altissima risoluzione spaziale, prima del 2017 non erano disponibili con una frequenza sufficiente per verificare le attività svolte sui terreni agricoli nel corso dell’anno.
La relazione speciale 04/2020, intitolata “L’uso delle nuove tecnologie di produzione e trattamento delle immagini per monitorare la politica agricola comune: i progressi registrati sono, nel complesso, costanti, ma più lenti per il monitoraggio ambientale e del clima”, è disponibile in 23 lingue dell’Ue sul sito della Corte (eca.europa.eu).
La Corte ha pubblicato di recente una rassegna preliminare all’audit sulle risorse spaziali dell’Ue e sul loro utilizzo.
La Corte presenta le proprie relazioni speciali al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Ue, nonché ad altre parti interessate, come i parlamenti nazionali, i portatori di interessi del settore e i rappresentanti della società civile. La grande maggioranza delle raccomandazioni formulate nelle relazioni della Corte è posta in atto.
 
Fonte: Ufficio stampa Corte dei Conti europea
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Fedagromercati: nuova piattaforma di trade finance

“Analizzare le diverse opportunità di finanziamento per il credito commerciale a disposizione dei grossisti ortofrutticoli, migliorare la gestione delle fatture commerciali attraverso la digitalizzazione e creare un servizio dedicato per gli associati di Fedagromercati: sono questi gli obiettivi del nuovo progetto di Fedagromercati sulla cessione dei crediti, che vede la realizzazione di una Piattaforma Trade Finance con la collaborazione di Deloitte e del Mof, in partnership con 0KM Finance e Kobo.
L’iniziativa, promossa da Confcommercio come esempio di sviluppo a favore delle piccole e medie imprese italiane, sarà presentata in occasione della fiera Fruit Logistica 2020 il prossimo giovedì 6 febbraio alle ore 11.30 presso lo stand B07 nella Hall 6.2 (stand Mof). Oltre alla dimostrazione di una demo della Piattaforma, si svolgerà una tavola rotonda a cui interverranno Valentino Di Pisa, presidente di Fedagromercati-Confcommercio, Enzo Addessi, amministratore delegato del Mof, Bernardino Quattrociocchi, presidente del Mof, Stefano Andolina per Deloitte Consulting, Filippo Sabatini per Kobo Capital e Antonio Castagna per 0KM Finance. 
 
Inoltre, durante la giornata si svolgeranno delle sessioni individuali fra i consulenti della finanza e gli imprenditori all’ingrosso per approfondire l’attività imprenditoriale ed avere un’analisi dettagliata delle opportunità a favore di ciascuna azienda”.
 
L’appuntamento è per giovedì 6 febbraio 2020 alle ore 11.30 presso lo stand B07 Hall 6.2 (Stand Mof) alla fiera Fruit Logistica di Berlino.
Fonte: Ufficio stampa Fedagromercati
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2020: debutto dei fondi di mutualità

Con i nuovi strumenti gli agricoltori possono tutelarsi anche da eventuali crisi di mercato. Le risorse pubbliche copriranno fino al 70% delle quote di adesione. Il ruolo centrale dei Condifesa

La campagna 2020 è l’anno del debutto di due nuovi strumenti agevolati per la gestione del rischio in agricoltura. Accanto alle polizze assicurative debutteranno anche i fondi di mutualità e i fondi per la stabilizzazione del reddito settoriale. Come per le assicurazioni, gli agricoltori che aderiranno alle coperture mutualistiche potranno godere di un contributo pubblico a parziale copertura della quota di adesione al fondo.

Il fondo di mutualità e il fondo di stabilizzazione del reddito settoriale sono strumenti previsti dalle norme comunitarie, rispettivamente dal Regolamento Ue 1305/2013 e dal Reg. Ue 2393/2017, quindi entrambi finanziati con le risorse previste dal Programma di sviluppo rurale nazionale. I fondi sono strumenti non sostitutivi di quello assicurativo ma complementari, utili a coprire i rischi che oggi il mercato non copre.

Con l’attivazione di questi nuovi strumenti, in abbinamento a quelli assicurativi, gli agricoltori possono potenzialmente coprire tutti i rischi ai quali sono assoggettate le produzioni agricole e zootecniche, comprese le crisi di mercato.

Questo è l’anno zero per l’attivazione di questi prodotti nell’ambito degli strumenti agevolati, anche se per i fondi di mutualità in questi anni sono già state attivate delle esperienze, ad esempio nella provincia di Trento, in Veneto e in Friuli, seppure senza agevolazione pubblica.

Assicurazioni, gestione collettiva

I fondi di mutualità si caratterizzano perché la proprietà e la gestione sono degli stessi agricoltori che aderiscono, pertanto la gestione dei rischi è una collettiva. Mentre con una polizza assicurativa la cessione del rischio è verso una compagnia di assicurazione, nel caso dei fondi è ceduto al fondo e quindi condiviso tra i soci che hanno aderito allo stesso strumento.

La costituzione dei fondi attivati in questa campagna è stata promossa dagli agricoltori o da loro aggregazioni come i Condifesa, che ne sono il soggetto gestore. Questa tipologia di strumenti prima di essere operativi devono seguire un iter autorizzativo da parte del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e quindi avere un riconoscimento formale dall’autorità competente.

I tre strumenti (polizze assicurative, fondo di mutualizzazione e fondo di stabilizzazione del reddito settoriale), possono essere attivati anche contestualmente, ma è vietata sovra compensazione, ovvero una perdita non può essere risarcita da strumenti diversi.

Le coperture

I fondi di mutualizzazione, in base a quanto previsto dal Reg. Ue 1305/2013, possono coprire potenzialmente i danni arrecati alle produzioni vegetali da avversità atmosferiche, fitopatie, infestazioni parassitarie, mentre per gli allevamenti zootecnici sono coperti i danni da epizoozie (stessi rischi che si possono coprire con lo strumento assicurativo). Di fatto però sono i prestatori di garanzia (ovvero le compagnie di assicurazione), a decidere quali rischi coprire, e a oggi, nell’ambito delle polizze sono coperte quasi esclusivamente le sole avversità atmosferiche, non considerando alcune coperture sperimentali verso le fitopatie. Anche nel caso dei fondi di mutualizzazione è il soggetto gestore che decide le garanzie da mettere nella disponibilità dei soci, tenendo conto sia di quanto previsto dal regolamento comunitario sia dalle norme nazionali e in particolare dal Piano di gestione di rischi in agricoltura, pubblicato annualmente dal Mipaaf.

Le agevolazioni

In questo tipo di strumento, l’agevolazione consiste nella parziale copertura con fondi pubblici della quota di adesione al fondo versata dall’agricoltore fino al 70%; sono agevolabili anche le spese amministrative per la costituzione del fondo al massimo per un triennio e in maniera decrescente. La copertura mutualistica per essere agevolabile deve prevedere una soglia danno del 30% (tab. 1) per attivare la possibilità di compensazioni. L’agricoltore matura il diritto alla compensazione se la perdita di produzione è maggiore del 30% della produzione media annua calcolata come produzione media dell’ultimo triennio o quinquennio escludendo l’anno migliore e quello peggiore.

Per il singolo beneficiario la copertura mutualistica deve prevedere così come per le polizze assicurative, nel caso delle produzioni vegetali l’intero prodotto coltivato nel comune, nel caso degli allevamenti o produzioni zootecniche l’intero allevamento o prodotto derivante dai capi in produzione per ciascuna specie (tab. 2) allevata nel territorio comunale. Sempre alla stregua delle coperture assicurative, la copertura mutualistica deve essere sottoscritta entro dei termini prestabiliti secondo la tipologia di coltura.

Assicurazioni, i fondi settoriali

I fondi di stabilizzazione del reddito settoriale aziendale hanno lo scopo di tutelare il reddito aziendale derivante da un determinato settore produttivo. Per il 2020 i settori (tab. 3) che potenzialmente possono utilizzare questo strumento sono: frumento duro, olivicoltura, ortofrutta, latte bovino, latte ovicaprino, avicoltura. Questa tipologia di strumento può coprire i cali drastici di reddito di un determinato settore in seguito a crisi di mercato o altre condizioni negative. La garanzia si attiva quando viene accertato il superamento del trigger event, ovvero si determina una crisi di mercato tale da comportare una variazione negativa di reddito del settore maggiore al 15% del reddito medio del triennio precedente.

Il superamento del trigger event è decretato dall’Autorità di gestione del Psrn 2014-2020 che con il supporto tecnico di Ismea rileva la variazione negativa di reddito del settore, in base all’analisi dei prezzi di vendita e dei costi di acquisto dei mezzi coerenti specifici per la produzione oggetto di copertura.

Quando scatta l’indennizzo

Una volta stabilito il superamento del trigger event e quindi attivata la garanzia, l’agricoltore può accedere all’indennizzo se la perdita di reddito settoriale aziendale è maggiore del 20% (soglia di danno) del reddito medio annuo generato complessivamente dal settore di riferimento determinato su base unitaria. La soglia si considera superata quando la differenza tra il reddito medio su base unitaria riferita all’anno solare oggetto di copertura e il reddito medio (sempre su base unitaria) dell’agricoltore, ottenuto come media del triennio precedente o del quinquennio precedente escludendo l’anno peggiore e migliore è maggiore del 20%.

In caso fossero attivati anche altri strumenti, eventuali indennizzi derivati da coperture assicurative o fondi di mutualità concorrono al calcolo dei ricavi aziendali.

Con questa tipologia di strumento, la compensazione non può essere maggiore del 70% della perdita di reddito subìta e accertata da parte dell’azienda aderente.

I tempi per aderire

La copertura mutualistica è riferita all’anno solare, l’adesione deve essere formalizzata entro il 31 marzo, salvo proroghe stabilite con apposito decreto da parte del Mipaaf, ed è prevista una contribuzione pubblica rispetto alla quota di adesione al fondo, fino al 70% del costo.

I nuovi strumenti saranno operativi una volta autorizzati dall’Autorità competente e i dettagli delle procedure di adesione saranno rese note con la pubblicazione del Piano di gestione dei rischi in agricoltura 2020, attualmente in fase di valutazione in Conferenza permanente Stato delle Regioni e Province autonome.

 

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Formazione: seminari Storytelling a Catanzaro

ICE Agenzia organizza nell’ambito del Piano Export Sud 2, in collaborazione con Confartigianato Imprese, un percorso gratuito di seminari su Storytelling e Comunicazione di Impresa
rivolto a PMI, start-up, cooperative, consorzi e reti di impresa delle c.d. Regioni meno sviluppate (Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Sicilia).
Il percorso, costituito da tre giornate di formazione e una di incontri individuali, offre un approfondimento su una tematica fondamentale PER PROMUOVERE E COMUNICARE L’IMPRESA E
I PRODOTTI sui mercati internazionali.

Obiettivi: Acquisire conoscenze e competenze pratiche suIlo Storytelling per una comunicazione efficace
dell’azienda.

Esercitarsi e analizzare alcuni casi di Storytelling d’impresa.
La partecipazione è gratuita.

Come aderire
Per iscriversi, compilare la scheda di adesione, entro il 3 febbraio, su https://www.ice.it/it/pianoexport-il-sud

Contatti
ICE Agenzia
formazione.pianosud@ice.it
06.5992.6070/6075
Eliana Zappalà/Libero Tessitore
Confartigianato Imprese Calabria
info@confartigianatocalabria.it
0961.746328

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Servizio Valutazione Azienda di SACE Simest

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A tutte le imprese che devono prendere decisioni di business in Italia o all’estero.

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Agrivoltaismo e serre innovative

Sono stati presentati questo gennaio al Sival di Angers due nuovi modelli di serra altamente innovativi che rendono più competitive le produzioni in coltura protetta soprattutto nel quadro dei cambiamenti climatici che amplificano l’incertezza data dalla variabile meteo.

La prima si chiama Asy-Tracker, dell’azienda Ets Barre di Clairac in Aquitania. Partecipante agli Innovation Awards, questa serra introduce l’innovativo sistema denominato Agrivoltaismo dinamico (Agrivoltaïsme dynamique) applicato ad una struttura di serre asimmetriche proprie dell’azienda.

Attualmente non esiste energia rinnovabile in grado di soddisfare, in maniera sostenibile il fabbisogno di una serra, sia in termini di capacità di approvvigionamento, normalmente insufficiente, che di spazio necessario per gli impianti di produzione di energia che di solito supera di gran lunga le superfici disponibili con la conseguenza che laddove vengono applicate si verificano ritardi significativi nella precocità produttiva e perdite fino al 70% nelle colture, ad esempio, di pomodoro; dell’81% per i peperoni e del 53% per le fragole.

La questione ‘elettricità verde’ per le serre, è insomma ancora una questione irrisolta e in questo quadro si inserisce la tecnica dell’Agrivoltaismo dinamico che è una sorta di tecnica pilota allo studio dal 2007 che si basa su pannelli mobili sempre orientati verso il sole grazie ad uno sterzo dinamico e intelligente con controllo n remoto e pianificazione della rotazione in funzione delle esigenze fisiologiche della pianta e delle tecniche di coltivazione usate.

Questo sistema garantisce un controllo costante e in tempo reale dell’ombreggiatura in serra, in base ai parametri di coltura impostati, alle previsioni meteo e alle esigenze dell’agricoltore, eliminandola del tutto, ad esempio, durante i mesi invernali quando il bisogno di luce è maggiore. In quelli estivi, invece, quando è maggiore il, fabbisogno di ombra, l’elettricità prodotta dalla serra, diventa un suo sottoprodotto.

L’altra grande novità in tema di serre hi-tech, è stata presentata da CMF Cultures e si chiama Green Push. È un’innovativa serra metallica multispan (ossia basata su strutture multiuso con lati verticali, tetti alti e grondaie interconnesse) che permette un’accelerazione della produzione e maggiori rese.

L’innovazione principale sta nella struttura e in particolare nel nuovo dimensionamento del tubo ovale (che compone la struttura della serra insieme ai pilastri metallici) che è più grande rispetto a quello che si trova sul mercato: 105×60 mm, contro i 50X90 mm dei tubi più grandi.

Ciò permette una maggiore resistenza della struttura che può reggere fino al 60% di carico in più a parità di perimetro; un aumento di luce dentro la serra del 10% ed un aumento delle rese che per la varietà di fragole Manon de Frais arriva da 400 a 500 grammi per pianta con un calibro medio per frutto di 15-18 g.

Per saperne di più Sival di Angers

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La cartografia catastale, ora è anche a portata di App

Per visualizzare una mappa è sufficiente avere una semplice connessione Internet e accedere al Geoportale, il sito dedicato che ospita uno straordinario patrimonio di conoscenze del territorio.

Le innovazioni, che da diversi anni stanno coinvolgendo la cartografia catastale, sono spesso note solo a pochissimi addetti ai lavori. Nel pensiero di molti le mappe catastali rimangono oggetti antichi, avvolti da una nebbia di indeterminatezza e scarsa utilità, se non di vero e proprio mistero, accessibili solo a pochi specialisti, conoscitori di pratiche e linguaggi tramandati da tempi remoti.
Da qualche tempo tutto questo è solo un lontano ricordo. Oggi, anche dall’applicazione mobile dell’Agenzia delle entrate è, infatti, immediatamente possibile per tutti i cittadini consultare la cartografia catastale, totalmente informatizzata, accedendo al Geoportale cartografico catastale.

Navigazione libera
Nell’ambito del percorso di attuazione della direttiva europea Inspire da parte dell’Agenzia delle entrate, l’intero patrimonio cartografico del catasto, quotidianamente aggiornato, è consultabile attraverso una semplice connessione Internet da un sito web dedicato: il Geoportale cartografico catastale.
Un paio di click sono più che sufficienti per visualizzare la mappa e navigare dinamicamente tra particelle, fabbricati, acque e strade, che probabilmente molti immaginano ancora impressi sulla carta e chiusi in qualche polveroso armadio. Oggi è invece possibile da un qualunque smartphone o tablet muoversi dinamicamente sull’intera cartografia catastale, uno straordinario patrimonio di conoscenze del territorio costituito da oltre 85 milioni di particelle e circa 18 milioni di fabbricati, che costituiscono una tassellazione dell’intero territorio nazionale (a eccezione delle zone gestite, per delega dello Stato, dalle Province autonome di Trento e di Bolzano).

Ricerca di un immobile
Ciascuna particella catastale ha un proprio codice identificativo, che consente l’individuazione univoca e certa di ogni singolo oggetto immobiliare, terreno o fabbricato, presente sul territorio e rappresentato in cartografia. Che tale identificativo provenga da un atto di acquisto, dall’eredità di una anziana zia o da uno dei tanti atti tecnici in cui vengono individuati gli immobili tramite i riferimenti catastali, per il Geoportale non è un problema: è possibile in maniera semplice e per chiunque ricercare e visualizzare un immobile rappresentato sulla mappa in un qualsiasi punto del territorio nazionale.

Tanta la strada percorsa…
Un lavoro impegnativo è iniziato da qualche decennio e sta proseguendo in innovativi progetti cartografici con l’obiettivo di migliorare la qualità della cartografia catastale e di renderla interoperabile, ovvero una vera e propria infrastruttura del Paese, in grado di essere al servizio della fiscalità ma anche di supportare Pubbliche amministrazioni, cittadini, imprese e  professionisti nei molteplici processi di gestione del territorio e degli immobili, per aumentare trasparenza e sicurezza del mercato immobiliare, gestire emergenze, tutelare ambiente e beni culturali, progettare opere, supportare le politiche di sviluppo, gestire i beni pubblici, eccetera.
Tramite un sistema di regole e strumenti informatici raffinato nel corso degli anni, oggi la cartografia catastale viene quotidianamente aggiornata mediante la registrazione automatica degli atti tecnici trasmessi telematicamente dai liberi professionisti, senza alcun intervento da parte degli operatori dell’Agenzia; ogni giorno vengono registrati nelle mappe catastali circa 1.500 atti di aggiornamento che movimentano circa 3mila particelle. Attraverso i servizi di consultazione online (Geoportale cartografico catastale e servizio standard Web map service) gli utenti possono in qualunque momento e da qualsiasi luogo monitorare l’evoluzione quotidiana della banca dati cartografica dell’Agenzia, che oggi segna un’importante tappa verso la trasparenza dei propri processi di aggiornamento. I servizi di consultazione online sono utilizzati da un numero sempre crescente di utenti e le loro prestazioni sono costantemente monitorate, al fine di garantire idonei livelli di servizio e di adottare tempestivamente tutti i possibili interventi migliorativi. In una prospettiva di totale trasparenza, grafici che danno conto dell’utilizzo dei servizi, quotidianamente aggiornati, sono disponibili nella sezione Dati e statistiche del Geoportale Cartografico Catastale.

… lo sguardo è rivolto alla strada ancora da percorrere
I numeri testimoniano una fruizione importante e sempre maggiore della cartografia catastale attraverso i servizi online, ma ciò impone di adoperarsi per un progressivo miglioramento sia dei dati resi disponibili sia delle opportunità di utilizzo tramite servizi sempre più evoluti.
Tanta è la strada ancora da percorrere per aumentare la qualità della cartografia catastale, che presenta nelle diverse zone del Paese livelli di accuratezza posizionale non omogenei, in relazione alle differenti metodologie utilizzate nel tempo per la formazione, l’informatizzazione e l’aggiornamento. Diversi innovativi progetti in tal senso sono in corso da alcuni anni, per il recupero dell’accuratezza e la costruzione della congruenza topologica fra mappe contigue,  per il rifacimento di mappe nelle zone del Paese in cui queste sono state originariamente ereditate dai catasti preunitari. Nuovi progetti sono in corso di sperimentazione per aumentare il livello di completezza delle informazioni presenti nella cartografia catastale, in particolare per la componente relativa ai fabbricati.
In un contesto in cui le tecnologie rendono possibile gestire e integrare sempre maggiori quantità di dati in maniera semplice e proficua, risulta evidente la necessità di adoperarsi per un continuo miglioramento dei servizi, in una prospettiva di costante evoluzione sia in termini di contenuti resi disponibili sia relativamente alle modalità di fruizione del patrimonio informativo catastale, per renderle sempre più rispondenti alle esigenze delle diverse categorie di utenti.

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Il progetto Made in Nature presenta il bio italiano agli influencer parigini

Il 2020 del progetto Made in Nature – Scopri i valori del biologico europeo, finanziato dall’Unione Europea e Cso Italy che coinvolge le aziende leader del settore (Brio, Canova, Conserve Italia, Lagnasco Group, Rk Growers e VeryBio), comincia alla grande con un’iniziativa organizzata nel cuore di Parigi che ha visto coinvolti un gruppo di giornalisti, food blogger e influencer francesi selezionati. Gli invitati hanno potuto gustare il meglio del biologico fresco e confezionato made in Italy attraverso uno show cooking esclusivo di Jean-Yves Vuong, vincitore della prima edizione di Masterchef Francia, che ha aperto le porte del suo home restaurant per questo evento speciale.

Il menù, ideato dallo stesso chef per valorizzare, a modo suo,  alcuni prodotti protagonisti del progetto, ha visto la preparazione di un apprezzatissimo cocktail molecolare con champagne, litchi e frutti rossi, due entrèe di cucina fusion con ampia proposta di verdure biologiche made in Italy come zucchine, peperoni, pomodori e ancora un secondo piatto a base di carne  bianca, arricchito da verdure bio e un fantastico dolce macaron du chef al melone e passion fruit con mango, fragola, succo d’arancia e limone.
L’evento è stato l’occasione per spiegare agli invitati gli obiettivi del progetto, e l’importanza del biologico italiano, dei suoi valori e delle sue potenzialità. La Francia, insieme a Italia e Germania, è fra i paesi target del progetto e fra le nazioni che negli ultimi anni hanno visto un incremento delle aree di coltivazione destinate al biologico (+17%, da 1,7 milioni di ettari a più di 2) creando un mercato, in costante aumento, che si attesta attorno ai 9,7 milioni di euro (+15% rispetto al 2017) tra produzione ed export che ne fanno  il secondo mercato europeo assoluto per dimensione.
Per raggiungere l’obiettivo comunicativo e, quindi, diffondere i pregi del biologico, si è scelto di affiancare ai giornalisti di settore, alcuni fra i più importanti e seguiti influencer e food blogger francesi che hanno permesso, attraverso l’uso dei propri canali social, di condividere con i follower lo svolgimento della serata in diretta, raggiungendo già numerosi contatti in tempo reale e rendendo l’evento ancora più efficace. Un successo, quindi, che si sposa appieno con i numeri del primo anno di Made in Nature che, continuerà a puntare su un duplice percorso comunicativo, offline e online, in modo da allargare target e la quantità di pubblico.
Questo format di evento, visto il successo, sarà presto riproposta in altre città dei paesi target che caratterizzeranno i tre anni di progetto (con conclusione il 31 gennaio 2022) e che vede un finanziamento di 1,5 milioni di euro di cui il 70% dall’Unione Europea, e il 30% dalle aziende socie di Cso Italy coinvolte nel progetto.
Il prossimo appuntamento con i media  vedrà il progetto Made in Nature presente a Fruit Logistica di Berlino con un evento che vedrà protagoniste le aziende leader del biologico italiano che presenteranno i risultati dell’anno, il 6 febbraio nell’area Ice del Pad 2.2 Stand Italy The Beauty of Quality.
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Agricoltura italiana sicura e sostenibile, male la gestione di acqua e suolo

Italia agricola promossa su sicurezza alimentare, bio, riduzione sprechi e chimica ancora criticità su gestione acqua e erosione suolo

Roma, 22 gennaio 2020 – Da coimputato ad alleato verde. Alla vigilia del Green Deal europeo l’agricoltura italiana sfata molti luoghi comuni e si scopre in forte empatia con la rivoluzione sostenibile a emissioni zero voluta da Bruxelles. L’Italia è il Paese con i cibi più sani e sicuri del Vecchio continente, il più attento agli sprechi e alle emissioni di gas serra; uno Stivale che negli ultimi 10 anni ha diminuito l’utilizzo della chimica nei propri campi con punte del 50% in favore di un’agricoltura più biologica, la prima in Europa per seminativi e colture permanenti. Per contro, il primario italiano paga alcune lacune strutturali del Paese – come la carenza e la gestione di acqua in alcune zone del territorio, oltre all’erosione del suolo – e dovrà far valere la propria fungibilità per contribuire alla transizione sostenibile. Lo rivela il report presentato oggi a Roma dall’Osservatorio Fieragricola-Nomisma in occasione della presentazione della rassegna di riferimento per il settore, in programma a Veronafiere dal 29 gennaio al 1° febbraio prossimiPer il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani«Se il valore sociale delle nostre campagne in termini di approvvigionamento alimentare è storicamente assodato, lo stesso non si può dire per le potenzialità in chiave sostenibile. Il trust verde della nuova agricoltura rappresenta uno degli assi portanti in grado di contribuire in modo decisivo alla transizione verso le emissioni zero della rivoluzione economica che ci apprestiamo ad affrontare. Un passaggio epocale, nel quale Fieragricola sarà ancora una volta monitor e interprete».

 

FROM FARM TO FORK – IL CIBO VA A BRACCETTO CON L’AMBIENTE

È il nome della strategia che interessa il settore agroalimentare e che fa parte della comunicazione, licenziata lo scorso 11 dicembre, “Green Deal Europeo”. L’Ue pubblicherà gli asset strategici entro la prossima primavera, ma già dalla comunicazione si capisce dove il Green Deal vuole andare a parare (e in parte a finanziare), indicando tutta una serie di obiettivi ai quali l’agricoltura europea dovrà tendere nella logica di costruire un’economia circolare basata su un sistema alimentare sano, equo e rispettoso dell’ambiente.

 

SICUREZZA PRODOTTI, SPRECO, CHIMICA E BIO – ITALIA PARTE IN POLE

Lo studio realizzato dall’Osservatorio Fieragricola-Nomisma ha messo in luce come l’agricoltura italiana, in attesa del piano operativo sull’economia verde più importante della storia, sia già in vantaggio su uno dei paradigmi cardine: la salubrità e la sicurezza dei suoi alimenti, che presentano le percentuali più alte di prodotti che secondo i controlli dell’autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) risultano essere assolutamente privi di residui, meglio di quanto possano vantare Francia, Spagna e Germania. Buone notizie anche sul fronte degli sprechi, con i rifiuti alimentari pro-capite (126 kg annui) del 16% inferiori alla media europea e in forte calo nell’ultimo decennio. Dalla tavola alla terra, secondo il report di Fieragricola-Nomisma, le virtù si sommano: lo Stivale detiene il record Ue di superficie e incidenza bio per seminativi e colture permanenti con 1,5 milioni di ettari, davanti a Francia, Spagna e Germania, mentre calano anche le emissioni di gas serra (-12,3% negli ultimi vent’anni secondo Eurostat), che incidono per il 7% sul totale delle emissioni contro il 10% della media europea. Ma la sensibilità green degli agricoltori e dei prodotti italiani è ancora più evidente alla prova di agrofarmaci e fertilizzanti. Infatti, secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nell’ultimo decennio se ne è fatto sempre meno uso e spesso i consumi si sono dimezzati: è il caso degli insetticidi (da 1,2 kg di principi attivi ad ettaro a 0,6 kg), dei fungicidi (-30%), degli erbicidi (-20%), ma anche di azoto (-25%), anidride fosforica (-36%), ossido di potassio (-50%).

 

BIODIVERSITÀ E FORESTE DA PROTEGGERE. EMERGENZA ACQUA ED EROSIONE SUOLO

E proprio dalla tutela del territorio e delle sue risorse arrivano gli elementi su cui sarà fondamentale operare un salto di qualità. Se – per l’indagine Fieragricola Nomisma – sul fronte della tutela della biodiversità e delle aree boschive l’Italia è stabilmente nella top 5 dei Paesi Ue, è invece più problematica la gestione del fattore acqua, con il Belpaese fanalino di coda nel rapporto prelievi/risorse idriche, dove l’agricoltura incide per la metà del proprio utilizzo complessivo. Un problema strutturale da mitigare attraverso sistemi intelligenti di gestione – come l’irrigazione di precisione – al pari dei consumi di energia da fonti rinnovabili che nel primario rappresenta solo il 2% dei consumi totali. Gravosi infine, e sempre più nemici della preservazione del territorio e dell’ambiente, i fenomeni di consumo del suolo, cresciuti del 50% solo negli ultimi 30 anni, così come l’erosione da acqua che vede il nostro Paese in cima alla classifica europea per i danni inferti al territorio da tali eventi metereologici. In media in Italia si verifica un’erosione di quasi 9 tonnellate di suolo per ettaro all’anno, contro i 4 della Spagna e i 2 della Francia.

SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE MA NON ECONOMICA

«È evidente – ha detto il responsabile agroalimentare di Nomisma e curatore dello studio, Denis Pantini – come dallo studio emergano gli enormi sforzi fatti negli anni dagli agricoltori italiani per rendere la propria attività più rispettosa dell’ambiente e come il loro operato sia fondamentale per la tutela dei nostri territori, soprattutto a fronte delle calamità prodotte dai cambiamenti climatici. Una sostenibilità ambientale che però non può essere scollegata da quella economica, senza la quale l’attività agricola stessa non può esistere. E da questo lato, purtroppo, negli ultimi cinque anni i redditi delle imprese agricole italiane non si sono mossi, a fronte invece di quelli degli agricoltori spagnoli e francesi».

Sul piano economico complessivo, l’Italia è in testa nel panorama produttivo europeo come valore aggiunto (32,2 miliardi di euro, media ultimo biennio), al secondo posto dietro la Francia (76,3 miliardi di euro) per valore della produzione (56,7 miliardi di euro, media biennio), mentre è più indietro (4ª) nell’export, a 7,6 miliardi di euro. Critica invece la situazione relativa al reddito delle imprese, segnalato nell’ultimo quinquennio in calo nel Belpaese dell’1% a fronte di una media Ue a +6%, con Spagna e Francia a +11%.

Dieci padiglioni, 900 espositori italiani ed esteri, 130 mila operatori attesi e un calendario di 130 eventi tra convegni, workshop e prove dinamiche. Questi i numeri della 114ª edizione di Fieragricola (29 gennaio-1 febbraio 2020), storica rassegna internazionale di Veronafiere, che a 122 anni dalla nascita si conferma termometro del settore primario e punta sul connubio tra specializzazione e nuove tecnologie. Tra i temi cardine, innovazione, sostenibilità ed economia circolare; dall’agricoltura 4.0 alla meccanica e attrezzature agricole di ultima generazione fino ai sistemi più avanzati per viticoltura, frutticoltura, colture specializzate e zootecnia per affrontare le sfide del Green Deal europeo. Attese, al convegno inaugurale dedicato all’agribusiness di Ue e Italia in Africa, la ministra alle Politiche agricole, Teresa Bellanova, e la ministra dell’Agricoltura della Croazia, Marija Vučković.

Fonte: ufficio stampa Veronafiere

Fieragricola 2020, i numeri della kermesse

Fieragricola 2020 occuperà dieci padiglioni dell’expo scaligera. Di questi: 5 dedicati alla meccanica, 2 alle colture specializzate in vigneto e frutteto, 3 alla zootecnica; 900 espositori (+8,2% sull’edizione 2018); una superficie netta di 67.600 metri quadrati (+18,7%); due aree demo esterne di 9.500 metri quadrati allestite per gli «special show»; 800 capi di bestiame in esposizione (+14,3%); 130 mila operatori attesi; oltre 130 convegni, workshop e prove dinamiche in quattro giorni, per un evento che punta su innovazione, sostenibilità ed economia circolare.

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L’andamento della campagna 19-20 delle clementine

I dati dell’analisi della campagna commerciale delle clementine 2019-2020 a cura di Bmti-Italmercati: le superfici investite, i prezzi e il commercio estero.

Il clementino Comune è ancora la cultivar più coltivata nelle regioni produttive italiane. L’andamento delle quotazioni si è mantenuto molto simile nel corso degli anni, mostrando un forte calo nel periodo di maggiore produzione, che coincide con le prime settimane di dicembre.

La raccolta 2019 non ha fatto eccezione, anche se il livello delle quotazioni è sempre stato notevolmente più elevato rispetto alle precedenti campagne: si è osservato un inizio della produzione ritardato e con un livello qualitativo poco omogeneo (soprattutto per quanto riguarda la cultivar Spinoso). La qualità del prodotto è successivamente migliorata raggiungendo livelli ottimali, mentre i quantitativi offerti sono risultati sempre inferiori rispetto alle annate precedenti, determinando il livello elevato dei prezzi. La campagna sta terminando con forte anticipo e la riduzione dei prodotti offerti ha causato una notevole impennata delle quotazioni già dai primi giorni del 2020.

Superfici investite a clementine

Le superfici investite a clementina si sono mantenute sostanzialmente stabili tra il 2015 e il 2019, attestandosi poco sotto i 26mila ettari. Le aree coltivate si concentrano in Calabria, che comprende il 62% delle superfici nazionali. Seguono Puglia e Sicilia, con quota rispettivamente del 19% e del 9%. Da un punto di vista produttivo, nel 2019 si è verificato un calo della produzione determinato dal cattivo andamento climatico, caratterizzato da frequenti piogge sia nel periodo della fioritura che della raccolta, da elevate temperature in autunno che hanno ritardato la maturazione e dalla siccità estiva la quale, oltre a rallentare l’incremento ponderale dei frutti, ha rallentato l’entrata in produzione.

Andamento delle superfici italiane dal 2015 al 2019 e andamento delle superfici in Calabria e in Puglia

I prezzi della clementina comune per calibro

La campagna è stata caratterizzata da una leggera prevalenza di frutti di calibro medio piccolo e le differenze di prezzo tra i vari calibri si sono mantenute nella norma.

Da segnalare la bassa presenza di clementine di grandi dimensioni, motivo per cui le quotazioni di queste ultime sono risultate sostanzialmente equivalenti a quelle della classe di calibrazione inferiore.

I prezzi delle varietà di clementina

Anche per questa campagna si rileva come la produzione nazionale di clementine precoci sia quasi inesistente, per cui i consumi vengono coperti dall’importazione di prodotto prevalentemente spagnolo. Nello specifico, la cultivar Clemenruby, prodotto che è risultato di buona qualità, ha mostrato un andamento costante delle quotazioni su livelli medio alti. Verso la metà di ottobre si è aggiunta la cultivar Oronules, ben apprezzata dai consumatori in quanto simile al clementino comune che ha avuto buon esito. Mantenendosi le quotazioni su livelli più elevati, la vendita di prodotto spagnolo è proseguita fino ai primi giorni del mese di dicembre.

Il commercio estero delle clementine

Le importazioni nella campagna 2018/19 si sono attestate oltre le 51.500 tonnellate, per un valore di 61,1 milioni di euro, in calo rispetto alla campagna precedente. Si osserva come l’import sia rappresentato principalmente da prodotto spagnolo.

Dal lato dell’export, i volumi si sono attestati sulle 72.800 tonnellate, con un valore monetario di 43,8 milioni di euro, particolarmente inferiore al valore dei volumi importati. Questa dinamica ha determinato una bilancia commerciale positiva in volume e negativa in termini monetari.

Fonte: Fresh Point Magazine

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App MyIfco per l’economia circolare

Ifco Systems, leader mondiale nella fornitura di soluzioni di imballaggi in plastica riutilizzabili (Rpc) presenta la nuova versione della sua app MyIfco™ in occasione di Fruit Logistica, che si svolgerà dal 5 al 7 febbraio a Berlino. Due le principali funzionalità dell’app: MyIfco™ recollect per una scansione semplificata degli Rpc e MyIfco™ order per l’ottimizzazione del processo d’ordine degli imballaggi in plastica riutilizzabili.
Con le proprie soluzioni digitali, Ifco propone un modello di economia circolare rivolto al futuro. Nello sviluppo dell’App MyIfco™, l’azienda ha dimostrato particolare impegno nella semplificazione dei flussi di lavoro aziendali, mettendo a punto una supply chain efficiente, sostenibile e priva di criticità.
Digitale dal momento dell’ordine fino al ritiro. “MyIfco™ è la prima app progettata specificamente per la digitalizzazione delle supply chain degli alimenti freschi con l’obiettivo di semplificare i processi di ordine e raccolta degli Rpc lungo tutte le fasi della catena di fornitura”, spiega Wolfgang Orgeldinger, Ceo di Ifco Systems.
L’ottimizzazione della digitalizzazione dell’intera supply chain è resa possibile dalle due funzionalità dell’App MyIfco™:
• MyIfco™ recollect: gli utenti possono scansionare gli Rpc con la fotocamera del loro smartphone e l’app rileva automaticamente il numero di Rpc da restituire evitando lunghi conteggi. Questa funzionalità è attualmente disponibile presso i service center di Ifco al fine di velocizzare e semplificare la scansione degli RpcC, e in futuro MyIfcoTm recollect supporterà i produttori, i fornitori di soluzioni logistiche e i rivenditori nella scansione degli Rpc, accelerando sensibilmente i processi e risparmiando tempo prezioso senza investimenti aggiuntivi.
• MyIfco™ order: grazie alla funzionalità che consente di gestire gli ordini da remoto in modo semplice, tutti i protagonisti della supply chain potranno richiedere gli Rpc via smartphone o tablet. Ciò faciliterà il lavoro dei dipendenti: se si trovano nel magazzino, potranno infatti ordinare gli Rpc da lì, senza dover tornare nel proprio ufficio. Gli ordini possono essere visualizzati in modi diversi (settimana, lista…) e filtrati a seconda di molteplici parametri come il numero d’ordine, la tipologia di Rpc o la data. Inoltre, gli utenti potranno avvalersi di funzionalità d’ordine rapide che consentono di impostare e piazzare nuovamente ordini preesistenti per un processo il più efficiente possibile, mentre le notifiche push consentono all’utente di essere sempre aggiornato sullo stato del proprio ordinativo. MyIfco™ order è disponibile in 25 lingue e può essere utilizzato in tutti i paesi in cui è già disponibile il sistema per gli ordini online di Ifco.
Grazie alle opzioni per la digitalizzazione offerte dalla propria app MyIfco™, l’azienda continua a supportare l’ottimizzazione della sostenibilità e dell’efficienza economica delle supply chain aziendali. Oltre alle funzionalità MyIfco™ recollect e order, Ifco sta già lavorando a opzioni aggiuntive che saranno rese disponibili nel breve periodo. MyIfco™ è disponibile per iOS e Android.
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Federbio, progetto “prezzo equo”

“Per assicurare un futuro prospero alla filiera del biologico e garantire al consumatore un prodotto sano e sicuro, dobbiamo salvaguardare prima di tutto gli agricoltori”. È questo il concetto chiave che Roberto Zanoni, presidente di Assobio, l’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici e naturali, ha voluto sottolineare al convegno “BIO: il prezzo è giusto?” tenutosi a MarcabyBolognafiere. Come è emerso dall’incontro, riconoscere il prezzo giusto ai prodotti biologici é un’operazione che richiede ai soggetti acquirenti – buyer delle aziende di produzione che comprano le materie prime (ortofrutta, grano, pomodoro, latte) o buyer della GDO – un contributo fondamentale. “Vogliamo che durante l’atto dell’acquisto si accenda nella testa del buyer una lampadina che gli faccia immediatamente sorgere un dubbio in merito al prezzo di acquisto se quest’ultimo è troppo basso” afferma Zanoni.

In base ai dati Istat negli ultimi 27 anni il numero delle aziende agricole italiane è diminuito fortemente, il 62% ha chiuso ed è importante interrogarsi sulle motivazioni che spingono gli agricoltori italiani a smettere di fare gli agricoltori. Assobio ha finanziato questo studio proprio per impedire che ciò avvenga anche nel mondo del biologico.

“Il fatto che AssoBio abbia finanziato questo studio potrebbe sembrare atipico in quanto i suoi consociati (produttori e i distributori) dovrebbero poter comprare al prezzo più basso per essere competitivi. AssoBio crede invece che sia importante che l’azienda agricola abbia il giusto compenso affinchè i valori del biologico siano rispettati da tutta la filiera” aggiunge Roberto Zanoni.

Se l’obiettivo è quello di corrispondere il prezzo giusto all’agricoltore biologico, la proposta di AssoBio comprende “l‘istituzione di una Commissione unica nazionale che lavori su una filiera trasparente e correttamente tracciata in relazione alle zone di produzione per evidenziare i costi reali dei processi. Un lavoro da portare avanti assieme alle organizzazioni professionali e di concerto con il mondo dell’agricoltura convenzionale”.

Il progetto sul ‘prezzo equo’ sarà presentato al MIPAAF, alle associazioni di categoria, agli enti certificatori, a tutti i soggetti interessati. L’intento è quello di creare un percorso condiviso e sinergico a sostegno di tutte le aziende biologiche che lavorano in modo serio. Il fine è quello di dare agli agricoltori biologici prospettive di sviluppo e incentivare gli agricoltori convenzionali alla conversione al biologico, raggiungendo così anche l’obiettivo di proteggere e/o rigenerare porzioni di suolo asfittico, in nome di una sostenibilità ambientale che giovi trasversalmente all’intero comparto e rappresenti una speranza di sostenibilità anche economica per tutta l’agricoltura italiana.

AssoBio ha incaricato e supportato FederBio Servizi nell’analisi delle linee tecniche di coltivazione e allevamento e dei costi di produzione nei diversi territori, a partire dalle produzioni più diffuse. Nel corso del convegno sono state presentate le linee tecniche e i costi di produzione per le filiere del pomodoro, del frumento, del latte e del formaggio; un’indagine che sarà allargata a molte altre produzioni italiane, fornendo così alle imprese e al mercato informazioni trasparenti e riferimenti certi per contratti di compravendita, consentendo ai consumatori l’accesso a tutte le informazioni per un acquisto sempre più consapevole.

La tracciabilità rappresenta un altro degli strumenti principali per garantire un futuro da protagonista al biologico. Esso prevede un patto di coerenza tra tutti gli attori della filiera: dalle aziende agricole ai distributori di alimenti e servizi, fino al consumatore finale, tramite una piattaforma di tracciabilità che dovrà essere validata dal Ministero e dove tutti saranno obbligati a inserire i passaggi dell’intero processo produttivo.

AssoBio crede che per poter indirizzare in modo coerente i processi produttivi del biologico, sostenere tale mercato e proteggere l’ambiente, gli agricoltori debbano essere messi nelle condizioni di poter lavorare serenamente ed essere adeguatamente compensati. E’ determinante per il futuro del biologico e del pianeta pagare in modo corretto chi produce in maniera coerente.

Fonte: Corriere Ortofrutticolo

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ISTAT: nel 2019 produzione agricola in calo

Nel 2019 la produzione dell’agricoltura si è ridotta dell’1,3% in volume. Il valore aggiunto lordo ai prezzi di base è sceso del 2,7% in volume e le unità di lavoro sono diminuite dello 0,1%. Lo rileva l’Istat che ha diffuso la stima preliminare dei conti economici dell’agricoltura per l’anno 2019. Secondo l’istituto di statistica, la flessione “è stata determinata principalmente da fattori climatici sfavorevoli”.

L’Istat rileva che è pari a 31,9 miliardi di euro il valore aggiunto dell’agricoltura in Italia. L’Italia si conferma al primo posto nella Ue28 davanti a Francia (31,0 miliardi di euro) e Spagna (26,5 miliardi) segnala l’Istituto di Statistica nella stima preliminare dei conti economici dell’agricoltura per l’anno 2019. Il valore aggiunto dell’agricoltura per l’insieme della Ue28 è pari a 188,1 miliardi di euro. L’indicatore di reddito agricolo per l’Italia è -2,6%, in controtendenza rispetto alla Ue28 (+2%). Le Unità di Lavoro (Ula) hanno subito un modesto calo (-0,1%), sintesi di un incremento dei lavoratori dipendenti (+0,4%) e di un calo di quelli indipendenti (-0,4%) rileva ancora l’Istat. I contributi alla produzione ricevuti dal settore sono aumentati del 3,8%, valore che segue il forte incremento del 16,8% registrato nel 2018. Il reddito dei fattori è diminuito del 2,2% in valore e, conseguentemente, l’indicatore di reddito agricolo ha subito un decremento del 2,6%, conclude l’Istat.

E’ stato vistoso il calo della produzione del vino (-12,0%) mentre un buon recupero si è avuto per l’olio di oliva (+32,0%), rileva ancora l’Istat, che indica diminuzioni rilevanti anche per frutta (-3%) e cereali (-2,6%) mentre è proseguito il trend positivo delle attività secondarie (+1,3%) e delle attività dei servizi (+0,4%). Più contenuta, rispetto al 2018, la crescita sia dei prezzi alla produzione (+0,7%) sia di quelli relativi ai costi (input) sostenuti dagli agricoltori (+0,9%), segnala ancora l’Istat.

In particolare, l’Istat rileva che risultati decisamente negativi si sono registrati per la produzione di vino, diminuita del 12,0% dopo l’exploit del 2018, quando era aumentata del 14,3%. Altri settori hanno subìto cali rilevanti quali: frutta (-3,0% contro il +1,4% del 2018), cereali (-2,6%, +3,5% nel 2018), piante industriali (-1,6% contro +7,0% del 2018) e produzione zootecnica (-0,3%, -0,5% nel 2018).

Al contrario, il 2019 è stato un anno favorevole per la produzione di olio, cresciuta del 32,0% dopo il crollo registrato nel 2018 (-36,9%). Dinamiche positive, come nel 2018, anche per le coltivazioni foraggere (+3,5%), le patate (+2,0%) e gli ortaggi (+1,1%). Confermato il trend positivo delle attività secondarie (+1,3%) e delle attività dei servizi (+0,4%).

Più contenuta, rispetto al 2018, la crescita sia dei prezzi alla produzione (+0,7% contro +1,4% dell’anno precedente) sia di quelli relativi ai costi (input) sostenuti dagli agricoltori (+0,9% contro +4,4%). L’andamento congiunto dei prezzi dell’output e dell’input ha indotto nel 2019 un lieve peggioramento della ragione di scambio per il settore agricolo (-0,2%). Nel complesso, il valore aggiunto lordo a prezzi base è diminuito del 2,7% in volume.

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Fieragricola 2020, dal 29 gennaio al 1° febbraio

Macchine, mezzi, attrezzature specifiche di agricoltura di precisione e di sostenibilità per migliorare la competitività delle imprese agricole specializzate.

Fieragricola a Verona dal 29 Gennaio al 1 Febbraio 2020, da oltre un secolo il punto di riferimento nel panorama agricolo internazionale, l’unica manifestazione in Italia ad affrontare tutte le tematiche legate al mondo dell’agricoltura. L’offerta espositiva ad ampio raggio, i dibattiti, gli incontri tecnici e scientifici, le esibizioni e le prove dinamiche, fanno di Fieragricola una vetrina importante per tutti gli operatori del settore primario.

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CHEP Italia: nuovo pallet sostenibile

CHEP Italia propone il nuovo pallet europeo B1208A

Sostenibilità ed ottimizzazione della supply chain: i due pilastri sui quali si basa la visione di CHEP Italia vengono ulteriormente confermati dal nuovo pallet europeo B1208A che, a poco più di un anno dall’inizio delle consegne sta registrando risultati molto positivi.

A fronte di più di 1,5 milioni di pallet immessi, le difettosità del ripiano superiore risultano ridotte di oltre il 50%, sono stati utilizzati 500 alberi in meno ogni anno ed è stata rilevata una sensibile riduzione delle rilavorazioni, dei rischi ergonomici e degli incidenti, con una conseguente ottimizzazione delle risorse.

Il nuovo pallet B1208A ha una piattaforma più robusta che offre maggiore qualità e sicurezza, oltre a una durabilità superiore, mantenendo le stesse dimensioni e tolleranze in modo da non compromettere le operazioni nella catena di approvvigionamento e nei magazzini automatici.

Questo nuovo design aumenta la superficie coperta di materiale al 90,6%, riducendo il potenziale rischio di danni all’imballaggio.

La distribuzione di questo nuovo pallet conferma l’impegno di CHEP nell’applicazione concreta della strategia di sostenibilità del Gruppo Brambles e nel raggiungimento dei suoi obiettivi di sostenibilità per il 2020.

A confermare il valore aggiunto offerto da CHEP con il nuovo pallet B1208A, anche il prestigioso premio “Logistico dell’anno”, che gli è stato conferito in occasione dell’edizione 2019 nella categoria “Sostenibilità”. Questo riconoscimento conferma il significativo contributo di CHEP nell’ottimizzazione della Supply Chain grazie al design innovativo di questa soluzione, in grado di assicurare elevati standard in termini di qualità, rendimento ed uniformità dimensionale.

https://www.chep.com/it/it/consumer-goods/about-us/global-chep/about-us

 

 

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Consorzio di Pachino IGP: gli obiettivi per il 2020

Risparmio energetico, totale tracciabilità e rintracciabilità anche tramite l’utilizzo di Blockchain, sostenibilità e salubrità, insieme a produzione integrata: sono queste le linee guida che il Consorzio pomodoro di Pachino IGP intende seguire e, dopo gli ottimi risultati raggiunti nel 2019, sempre più approfondire anche nel 2020. Si tratta di obiettivi messi in evidenza nell’ambito quarta edizione dell’IGP Day, appuntamento annuale organizzato nei giorni scorsi dal Consorzio con i suoi soci produttori a Portopalo.

A breve sarà formalizzato un protocollo d’intesa per realizzare il progetto di una serra vetrina in cui verrà svolta attività formativa sulle tecniche di produzione completamente sostenibile del pomodoro. Perché la formazione è uno dei punti su cui il Consorzio vuole insistere, dando una svolta sociale e di educazione, oltre che di consapevolezza, alle nuove generazioni di giovani imprenditori agricoli. La serra vetrina verrà realizzata nell’ambito di un progetto che vede coinvolti, tra gli altri, enti e istituzioni come il dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, l’Ispettorato dell’Agricoltura di Siracusa, l’Istituto superiore Agrario-Alberghiero Paolo Calleri di Pachino e il Servizio Fitosanitario della Regione Sicilia.

Sostenibilità ambientale, così come risparmio e basso input energetico, sono altri due obiettivi perseguiti dal Consorzio di Pachino a livello di comunicazione. I pomodori prodotti nell’areale, grazie a un micro clima unico al mondo in cui la luce raggiunge i livelli d’intensità e durata più alti d’Europa e la temperatura difficilmente scende sotto i 5°C, sono coltivati in serre fredde – ovvero le tipiche serre mediterranee dove il riscaldamento avviene solo attraverso l’effetto serra determinato dal materiale di copertura – senza emissione di CO2.

http://www.igppachino.it/

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La rivoluzione digitale dell’agroalimentare al Marca

Blockchain Plaza, innovazione e sostenibilità arrivano a Marca by BolognaFiere 2020
Nei giorni 15 e 16 gennaio 2020 numerosi appuntamenti dedicati alla Blockchain, per garantire tracciabilità e controllo delle frodi
La digital innovation dell’agroalimentare arriva a Marca, il grande Salone internazionale sui prodotti a marca del distributore che si è tenuto a Bologna il 15 e 16 gennaio 2020, grazie a Blockchain Plaza, il nuovo format ideato da CSQA – Ente di Certificazione leader in Europa per il settore agroalimentare – ed Euranet – Società di consulenza e tecnologie per la compliance – per condividere esperienze, idee e proposte su una grande tematica di sviluppo del settore Food.

Ad aprire il programma, il 15 gennaio,è stato Pietro Marchionni, coordinatore dell’infrastruttura blockchain Europea EBSI.
Ospite del Salone SANA UP – dedicato alle soluzioni innovative in tema di tracciabilità, Blockchain, BIO e Free from – Blockchain Plaza racconterà alle aziende i nuovi innovativi processi per assicurare, a produttori e consumatori, tracciabilità e rintracciabilità, anti-contraffazione e controllo delle frodi. L’obiettivo finale è quello di diventare il punto di incontro tra imprese e aziende delle filiere agroalimentari per lo sviluppo della “Data Economy” italiana.

Un progetto di ampio respiro nato dalla collaborazione di aziende leader, provenienti da vari settori e con know-how differenti. Hanno infatti aderito all’iniziativa come partner: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Italiano, InfoCert, GS1 Italy, Becker LLC, Antares Vision e A2A Smart City.
Argomenti principali delle numerose relazioni che, durante Marca, hanno composto il programma di Blockchain Plaza grazie agli interventi dei partner e delle aziende coinvolte: “L’utilizzo delle Blockchain pubbliche e private per la tracciabilità dei prodotti food”, “La Blockchain per il virtual audit dell’Ente di Certificazione”, “Il valore della blockchain per imprese e consumatori”, “I prodotti si raccontano: dal package al gemello digitale con gli standard GS1”, “Qualità e tracciabilità in un ecosistema intelligente”, “Il Passaporto Digitale dei prodotti agroalimentari di qualità”, “Gli smart contract della Blockchain”, “Blockchain e IOT: la catena di filiera sicura”, “La filiera agroalimentare con informazioni qualificate e valore legale”.
Blockchain Plaza è all’interno del Salone SANA UP pad. 28 stand A3
Info e programma dettagliato su https://www.blockchainplaza.it

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Conserve Italia punta sull’agricoltura di precisione

Bologna, 10 gennaio 2020 – Sostenibilità economica e sostenibilità ambientale rappresentano un connubio indissolubile per Conserve Italia e possono essere ottenute puntando sull’agricoltura di
precisione. Lo dimostra il progetto triennale di innovazione agronomica dal titolo “Agricoltura di precisione sulle colture orticole industriali per migliorare la gestione delle risorse idriche, dei
fertilizzanti e dei pesticidi” * che il Consorzio cooperativo dei marchi Valfrutta, Yoga, Cirio, Derby Bue e Jolly Colombani ha concluso nel corso del 2019 dopo aver sperimentato nuovi strumenti da mettere a disposizione degli agricoltori, come sistemi di allerta personalizzati per i trattamenti fungicidi e l’applicazione per smartphone che informa in maniera dettagliata sullo stato nutrizionale delle piante.
I risultati di queste attività, svolte nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, l’Università di Genova e il C.I.C.A. di Bologna, sono stati presentati questa mattina nel corso di un convegno tenutosi nella sede aziendale di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna.
“Ridurre l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente è un impegno che portiamo avanti da anni, promuovendo coltivazioni sempre più sostenibili a partire da un minore consumo idrico e da una razionalizzazione del ricorso ai fitofarmaci – ha dichiarato il presidente di Conserve Italia, Maurizio Gardini -. Siamo una grande cooperativa che riunisce migliaia di agricoltori, la nostra filiera integrata parte dal seme, passa dal campo e dopo la trasformazione industriale arriva fino alla commercializzazione; siamo quindi in grado di controllare l’intero processo produttivo”.
“Con questo progetto sull’agricoltura di precisione – continua Gardini – abbiamo testato l’utilità di alcuni strumenti da mettere a disposizione dei nostri agricoltori per ottenere dalle piante il massimo delle loro potenzialità, contribuendo da un lato ad aumentare la redditività delle aziende agricole, dall’altro a razionalizzare l’utilizzo di acqua, fertilizzanti e pesticidi così da ridurre l’impatto sull’ambiente. I risultati ci dicono che applicando le tecniche sperimentate sarà  possibile, ad esempio, diminuire fino al 7% il consumo idrico per colture orticole come
pomodoro da industria, pisello, mais dolce e borlotto”.
Il progetto triennale, co-finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, ha coinvolto tre aziende agricole associate a Conserve Italia presenti nelle province di Ferrara e Piacenza. “Grazie alle sperimentazioni svolte – aggiunge il direttore generale di Conserve Italia, Pier Paolo Rosetti – abbiamo verificato l’importanza di nuovi strumenti per rendere più efficienti i trattamenti fungicidi, razionalizzare le concimazioni, ridurre l’impiego di acqua e conoscere nel dettaglio le strategie di adattamento delle piante ai cambiamenti climatici così da sviluppare varietà più adatte per le condizioni che si verificheranno nei prossimi decenni. I sistemi di allerta per i trattamenti fungicidi e la app per smartphone che informa nel dettaglio sullo stato nutrizionale delle piante, permettendo così di definire le dosi ottimali di concime, sono i primi dispositivi sperimentati e che vogliamo mettere a disposizione dei nostri agricoltori per gestire i 12.000 ettari di orticole di Conserve Italia”.
“La qualità e la sostenibilità dei nostri prodotti – conclude Rosetti -, dai succhi di frutta alle conserve rosse fino ai vegetali, deriva innanzitutto dal lavoro nei campi svolto dai soci produttori
coadiuvati dai tecnici di Conserve Italia e delle cooperative di primo grado. Vogliamo offrire tutto il nostro sostegno per accompagnare le aziende associate verso l’agricoltura del futuro”.
Per rendere più efficaci ed efficienti i trattamenti fungicidi, sono stati sperimentati sistemi di allerta in particolare per la peronospora del pisello e del pomodoro, l’antracnosi del fagiolo e l’alternariosi del pomodoro. Grazie a bollettini resi disponibili ogni giorno per ogni patogeno, questi sistemi di allerta hanno consentito agli agricoltori di eseguire trattamenti solo nel caso
fosse previsto un rischio di infezione medio o alto, evitando così i trattamenti a calendario. La possibilità di distribuire prodotti fungicidi solo quando realmente necessario ha garantito così agli
agricoltori di risparmiare tempo e risorse e di diminuire l’impatto ambientale dei sistemi colturali, grazie all’impiego di quantitativi minori di prodotti fitosanitari.
È stata invece sviluppata una applicazione per quantificare lo stato nutrizionale delle colture, permettendo al coltivatore di utilizzare il proprio smartphone per capire se la coltura di interesse si trovi in condizioni di marcato stress, leggero stress, leggero consumo di lusso o marcato consumo di lusso. Queste informazioni hanno consentito all’agricoltore di dosare correttamente il
quantitativo di azoto da distribuire, evitando sia perdite produttive dovute a insufficiente disponibilità di nutrienti che problemi dovuti ad eventuale sovradosaggio (per via dell’aumentata
suscettibilità ad allettamento o ad infezioni da parte di patogeni fungini). Si è al contempo limitato al minimo il rischio di sovradosaggi – frequenti nel caso di concimazioni azotate di copertura – che porta a perdite di azoto nell’ambiente. La app è da qualche mese disponibile per mais e recentemente è stata estesa anche al pomodoro da industria. *Iniziativa realizzata nell’ambito del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Emilia-Romagna – Tipo di operazione 16.1.01 – Gruppi operativi del parternariato europeo per l’innovazione: “produttività e sostenibilità dell’agricoltura” – Focus Area 4B – Progetto AGRICOLTURA DI PRECISIONE SULLE COLTURE ORTICOLE  INDUSTRIALI PER MIGLIORARE LA GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE, DEI FERTILIZZANTI E DEI PESTICIDI.

UFFICIO STAMPA CONSERVE ITALIA
Giovanni Bucchi
giovanni.bucchi@conserveitalia.it
051.6228554 – 348.8995192

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UniCaLab: al via il bando per studenti e laureati

C’è tempo fino al 10 febbraio per candidarsi all’innovativo e avvincente percorso di contaminazione e formazione che fa diventare startupper

Dopo le precedenti edizioni che hanno riscosso tanto successo in termini di partecipazione e di ricadute, l’Università della Calabria ha lanciato il bando per la selezione dei partecipanti al III ciclo di UniCaLab, il percorso di formazione e contaminazione che mira a promuovere l’attitudine imprenditoriale attraverso la contaminazione dei talenti.

L’opportunità è rivolta a studenti delle lauree triennali, magistrali e a ciclo unico, di master universitari di I e II livello, di corsi di perfezionamento, di corsi di dottorato di ricerca e a laureati da non più di 18 mesi.
UniCaLab, oltre a dare la possibilità ai partecipanti di imparare a sviluppare un’idea trasformandola in progetto di impresa, favorisce l’arricchimento del curriculum con attività formative aggiuntive rispetto all’offerta didattica del proprio corso di studio.
Il bando selezionerà 100 partecipanti che accederanno, innanzitutto, al programma formativo, denominato Academy: 3 mesi di formazione durante i quali si svolgeranno lezioni, laboratori e challenge con il coinvolgimento di importanti aziende del territorio.
A supporto dell’azione formativa saranno organizzati: incontri con esperti; iniziative ed esperienze di contaminazione (come talk con ospiti di eccezione, party meeting, partecipazione a eventi attinenti al percorso UniCaLab); testimonianze di startup e aziende di successo; community project; giornate di team building fuori dalle aule per consolidare le relazioni fra i gruppi di UniCaLab, incrementare il livello di fiducia nei compagni di avventura e stimolare la creatività.
Dopo l’Academy, le 15 idee progettuali con maggiori potenzialità di sviluppo imprenditoriale accederanno alla fase di Pre-Acceleration, della durata di 3 mesi, che si configura come un percorso basato sul lavoro di gruppo, fortemente orientato a rafforzare il processo di sviluppo dei progetti definiti. E, infine, avrà luogo una competizione basata su una pitch session durante la quale verranno presentate le idee progettuali a una platea di esperti interni ed esterni (potenziali investitori quali business angel, acceleratori) al fine di premiare 3 gruppi che seguiranno il percorso di accelerazione.
Le 3 idee vincitrici si aggiudicheranno servizi di incubazione gratuita nello spazio di co-working di TechNest dell’Unical, di mentorship e un budget di 3mila euro da spendere in viaggi e trasferte, pubblicità e divulgazione verso i targetfocus group con potenziali clienti, ecc.
La domanda di partecipazione deve essere presentata online all’indirizzo https://forms.gle/BxZW6zupD6h3creS7, a cui è possibile accedere esclusivamente autenticandosi con un account Google entro e non oltre il 10 febbraio 2020.
Per informazioni è possibile fare riferimento al Liaison Office d’Ateneo all’indirizzo unicalab@unical.it
Il bando è disponibile in allegato e a questoLINK
Seguici sulla pagina Facebook Contamination Lab Cosenza – Unicalab
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Blockchain Plaza, innovazione e sostenibilità arrivano a MARCA 2020

La rivoluzione digitale dell’agroalimentare protagonista a Bologna

Nei giorni 15 e 16 gennaio 2020 numerosi appuntamenti dedicati alla Blockchain, per garantire tracciabilità e controllo delle frodi

La digital innovation dell’agroalimentare arriva a Marca, il grande Salone internazionale sui prodotti a marca del distributore che si terrà a Bologna il 15 e 16 gennaio 2020, grazie a Blockchain Plaza, il nuovo format ideato da CSQA – Ente di Certificazione leader in Europa per il settore agroalimentare – ed Euranet – Società di consulenza e tecnologie per la compliance – per condividere esperienze, idee e proposte su una grande tematica di sviluppo del settore Food. Ad aprire il programma, il 15 gennaio, sarà Pietro Marchionni, coordinatore dell’infrastruttura blockchain Europea EBSI.

Ospite del Salone SANA UP – dedicato alle soluzioni innovative in tema di tracciabilità, Blockchain, BIO e Free from – Blockchain Plaza racconterà alle aziende i nuovi innovativi processi per assicurare, a produttori e consumatori, tracciabilità e rintracciabilitàanti-contraffazione e controllo delle frodi. L’obiettivo finale è quello di diventare il punto di incontro tra imprese e aziende delle filiere agroalimentari per lo sviluppo della “Data Economy” italiana. Un progetto di ampio respiro nato dalla collaborazione di aziende leader, provenienti da vari settori e con know-how differenti. Hanno infatti aderito all’iniziativa come partner: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Italiano, InfoCertGS1 ItalyBecker LLCAntares Vision e A2A Smart City.

Argomenti principali delle numerose relazioni che, durante Marca, comporranno il programma di Blockchain Plaza grazie agli interventi dei partner e delle aziende coinvolte: “L’utilizzo delle Blockchain pubbliche e private per la tracciabilità dei prodotti food”, “La Blockchain per il virtual audit dell’Ente di Certificazione”, “Il valore della blockchain per imprese e consumatori”, “I prodotti si raccontano: dal package al gemello digitale con gli standard GS1”, “Qualità e tracciabilità in un ecosistema intelligente”, “Il Passaporto Digitale dei prodotti agroalimentari di qualità”, “Gli smart contract della Blockchain”, “Blockchain e IOT: la catena di filiera sicura”, “La filiera agroalimentare con informazioni qualificate e valore legale”.

SCARICA IL PROGRAMMA COMPLETO DELL’INIZIATIVA

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ICE Agenzia e Confartigianato Imprese Calabria per l’internazionalizzazione

ICE–Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane organizza, nell’ambito del Piano Export Sud 2 ed in collaborazione con Confartigianato Imprese Calabria , il percorso formativo “STORYTELLING: Evocare le emozioni per conquistare i mercati internazionali”

Il percorso, gratuito, è costituito da tre giornate di formazione e una di incontri individuali, offre un approfondimento su una tematica fondamentale per promuovere e comunicare l’impresa e i prodotti sui mercati internazionali.

Le aziende avranno l’opportunità di:

  • acquisire conoscenze, competenze ed obiettivi dello Storytelling per una comunicazione efficace d’impresa;
  • approfondire le tecniche: dal brief alla realizzazione finale;
  • esercitarsi e analizzare alcuni casi di storytelling in diversi settori

Per conoscere i requisiti di ammissione, il programma e il calendario didattico:

 

 SCARICA LA CIRCOLARE 

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Export Tips: l’Export in pillole

Il corso gratuito dell’ICE, facile e online per esportare.

Segui Export Tips, il corso

  • Facile e Veloce
  • Completo
  • Gratuito

15 video di pochi minuti su tutte le tematiche di Export Management, che puoi approfondire scaricando gratuitamente il materiale in pdf

Accedi da qui ai contenuti formativi

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Dazi USA: nuovo Piano di supporto dell’ICE

L’Agenzia ICE vuole aiutare le aziende produttrici delle merceologie colpite dai dazi Usa e ha elaborato un articolato programma di supporto.

Ecco le azioni previste:

  • Azioni a favore delle imprese produttrici di beni direttamente colpiti dai dazi su altri mercati esteri.

Per ulteriori informazioni rivolgersi all’Ufficio Agroalimentare e Vini: agro.alimentari@ice.it

SERVIZI DI ASSISTENZA GRATUITI

Dal 1° Gennaio, fino al 30 Giugno 2020, per le aziende produttrici delle merceologie colpite dai dazi, i seguenti servizi ICE, normalmente a corrispettivo, saranno forniti gratuitamente dalla Rete degli Uffici ICE negli USA:

  • Ricerca partner e clienti esteri
  • Organizzazione incontri d’affari
  • Distribuzione materiale informativo
  • Ricerca professionisti locali
  • Ricerche di mercato personalizzate

Per ulteriori informazioni rivolgersi all’Ufficio Relazioni con il Pubblico:
– urp@ice.it  tel 800 98 98 00 dal lunedì al venerdì 10:00/12:30
oppure all’Ufficio ICE di New York, competente per il settore agroalimentare negli Stati Uniti:
– newyork@ice.it

HELP DESK

L’ICE, inoltre, ha attivato un canale diretto per il supporto alle aziende presso l’ufficio ICE di New York, dedicato agli adempimenti amministrativi e doganali connessi al nuovo regime doganale USA.
Per ogni informazione, scrivere a: newyork@ce.it

Bando Isi e sicurezza sul lavoro: 250 milioni di euro

Date di apertura e chiusura della procedura online entro gennaio 2020

L’Inail ha pubblicato nei giorni scorsi gli estremi del Bando Isi, lo strumento che dal 2010 mette a disposizione delle imprese che investono in sicurezza nei luoghi di lavoro, numerosi incentivi a fondo perduto ripartiti su base regionale. Le risorse a disposizione per questa edizione saranno assegnate sino ad esaurimento. Varrà l’ordine cronologico di ricezione delle domande, e l’impegno è pari ad oltre 250 milioni di euro. Ecco, nel dettaglio, le peculiarità della misura e le specifiche per partecipare al bando.


Obiettivi e destinatari del Bando Isi

L’obiettivo del Bando Isi 2019 è incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Tra le finalità, sostenere le micro e piccole imprese della produzione agricola nell’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature di lavoro “sostenibili” e innovativi. Il tutto per:

  • cercare di ridurre in maniera significativa le emissioni inquinanti,
  • migliorare il rendimento,
  • conseguire la riduzione del livello di rumorosità o del rischio infortunistico.

I destinatari del finanziamento sono le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale. Devono essere iscritte alla Camera di commercio industria, artigianato ed agricoltura. Spazio agli enti del terzo settore ma solo per l’asse 2.

Gli assi di finanziamento del Bando Isi

Asse 1: Progetti di investimento e di adozione di modelli organizzativi

I fondi destinati al primo asse di finanziamento sono pari a 96.226.450 euro. La suddivisione è la seguente:

  • 94.226.450 euro per i progetti di investimento,
  • 2 milioni per i progetti di adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale.

Tra i progetti di investimento finanziabili rientrano quelli che affrontano i rischi di tipo chimico, biologico e sismico,  i sospetti di inquinamento. Inoltre, lo sviluppo di misure idonee a prevenire i rischi derivanti da vibrazioni meccaniche, rumore e cadute dall’alto. La percentuale del contributo in conto capitale è pari al 65% dei costi ammissibili. L’importo erogabile è compreso tra un minimo di cinquemila e un massimo di 130 mila euro.

Asse 2: Riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi

Il secondo asse prevede 45 milioni destinati a finanziare progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi. È confermata la possibilità di accedere ai fondi di questo asse di finanziamento per gli enti del terzo settore, come organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali e strutture assistenziali. La percentuale del contributo in conto capitale è pari al 65% dei costi ammissibili, con un importo erogabile compreso tra un minimo di cinquemila e un massimo di 130 mila euro.

Asse 3: Bonifica da materiali contenenti amianto

Per gli interventi di bonifica da materiali contenenti amianto il nuovo bando Isi mette a disposizione 60 milioni di euro. Per essere ammessi al contributo, i progetti devono comprendere la rimozione, il trasporto e lo smaltimento dei materiali nocivi in una discarica autorizzata ad opera di ditte qualificate iscritte all’Albo nazionale dei gestori ambientali. La percentuale del contributo in conto capitale è pari al 65% dei costi ammissibili, con un importo erogabile compreso tra un minimo di cinquemila e un massimo di 130 mila euro.

Asse 4: Micro e piccole imprese della fabbricazione mobili e della pesca

Confermato lo stanziamento di 10 milioni di euro per le micro e piccole imprese che operano nel settore della fabbricazione mobili insieme a quello della pesca. Per quanto riguarda la fabbricazione mobili, in particolare, saranno finanziati interventi per la riduzione del rumore e del rischio chimico, infortunistico e da movimentazione manuale dei carichi.  Gli interventi finanziabili nel settore della pesca potranno invece riguardare due o più tipologie di intervento tra quelle previste, come l’acquisto o sostituzione di macchine e attrezzature di lavoro, l’acquisto di trasmettitori di localizzazione di emergenza, defibrillatori e giubbotti di salvataggio. E ancora: la realizzazione di cappottature e pannelli fonoassorbenti, l’acquisto e installazione di rilevatori di gas, sistemi d’allarme e impianti di spegnimento automatici. La percentuale del contributo in conto capitale è pari al 65% dei costi ammissibili, con un importo erogabile compreso tra un minimo di duemila e un massimo di 50 mila euro.

Asse 5: Progetti per le micro e piccole imprese agricole

Sono 40 i milioni stanziati per sostenere le micro e piccole imprese del settore della produzione agricola nell’acquisto o noleggio di macchine e trattori nuovi, più sicuri e meno inquinanti. Di questi, 7 milioni sono riservati ai giovani agricoltori under 40. Ogni progetto può prevedere al massimo l’acquisto di due beni, in una delle seguenti combinazioni:

  • un trattore agricolo o forestale e una macchina agricola o forestale dotata o meno di motore proprio,
  • due macchine agricole o forestali, di cui una sola dotata di motore,
  • due macchine agricole o forestali senza motore.

Sono ammessi motori a benzina, a gasolio ed elettrici. Il contributo in conto capitale è pari al 40% dell’investimento per la generalità delle aziende e al 50% per i giovani agricoltori, da un minimo di mille fino a un massimo di 60 mila euro.

Come partecipare al bando Isi

La domanda di partecipazione dovrà essere presentata in modalità telematica. Sul sito www.inail.it le imprese avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà loro, attraverso un percorso guidato, di inserire la domanda di finanziamento con le modalità indicate negli Avvisi regionali. Le date di apertura e chiusura della procedura informatica saranno pubblicate sul portale dell’Istituto, nella sezione dedicata all’Avviso Isi 2019, entro il 31 gennaio 2020. 

Per informazioni e assistenza sull’Avviso è possibile fare riferimento al numero telefonico 06.6001 del Contact center Inail.

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Rur@Lab: laboratorio didattico Innova Rurale

Rur@Lab è un laboratorio didattico virtuale sviluppato dal CREA-PB nell’ambito del progetto della Rete Rurale Nazionale (scheda 25.1) a supporto delle azioni formative dedicate allo sviluppo delle aree rurali. Si tratta di uno spazio, ancora in fase prototipale, finalizzato alla sperimentazione di alcuni contenuti e strumenti formativi che potranno poi essere affinati, personalizzati e utilizzati nei corsi organizzati dagli Enti formativi accreditati.

Il laboratorio didattico mette a disposizione:

  • un repertorio di unità didattiche multimediali su tematiche relative al settore agroalimentare;
  • un programma per Windows che agevola la creazione di unità didattiche multimediali riproducibili con i comuni programmi di navigazione per il web (browser);
  • un manuale utente per guidare il formatore nella progettazione e implementazione di unità didattiche multimediali.

Vai al Laboratorio

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Attivo lo spazio virtuale del CREA a supporto delle imprese

Il 19 dicembre alle ore 10:00 presso la sede del CREA a Roma si è tenuto un primo evento informativo sulla creazione di uno spazio virtuale sul portale dell’Ente interamente dedicato alle imprese, già attivo al link https://www.crea.gov.it/spazio-impresa.

Attraverso questa iniziativa, che si colloca nell’ambito delle attività di trasferimento delle conoscenze e dei risultati prodotti dai propri Centri di ricerca, il CREA si propone di individuare nuove forme di comunicazione e partenariato con le imprese nonché di rafforzare sempre più il rapporto di collaborazione e condivisione nei diversi comparti, organizzando in modo più fruibile gli strumenti messi a disposizione finora.


Nell’intento di rafforzare il rapporto di collaborazione e partenariato con le imprese operanti nei diversi comparti del settore agroalimentare, il CREA offre servizi ed opportunità, adottando strumenti di comunicazione e collaborazione tradizionali o innovativi, nel reciproco interesse.

Le imprese interessate potranno iscriversi allo SPAZIO IMPRESA per accedere tempestivamente alle informazioni che il CREA intende rendere disponibili, previa condivisione degli scopi e dei principi che ne regolano l’utilizzo.

Con l’adesione allo SPAZIO IMPRESA si potranno ricevere direttamente informazioni su:

  • avvisi per manifestazione d’interesse sulle innovazioni dell’Ente per collaborazioni/licenze, anche organizzati per comparto produttivo/settore di riferimento
  • elenco delle altre innovazioni disponibili e dei risultati immediatamente trasferibili o in fase di sviluppo
  • eventi per le imprese organizzati presso i Centri di ricerca
  • aggiornamento continuo del catalogo dei risultati della ricerca, delle invenzioni industriali, delle privative per novità vegetali, delle varietà iscritte ai registri nazionali varietali

Inoltre:

  • iscrizione automatica alle Comunità di pratiche del CREA
  • attivazione di eventuali tematiche di approfondimento (e-learning) anche su richiesta

Per iscriversi:

 

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L’innovazione nel frigorifero: frutta e verdura alla luce del sole

Active Fresh Blue Light™ è la nuova tecnologia che simula la luce del sole per conservare frutta a verdura in maniera ottimale come se fosse appena raccolta nell’orto. E’ stata presentata da Beko, marchio internazionale di elettrodomestici del gruppo turco Arçelik, che ha lanciato i frigoriferi che riproducono la luce del sole, fonte di energia essenziale per la vita delle piante e quindi anche per la crescita di frutta e verdura.
I prodotti vengono riposti in un innovativo cassetto trasparente che cambia colore nel corso della giornata. Questa nuova tecnologia riproduce e mantiene le proprietà della luce solare dopo la raccolta, all’interno dei frigoriferi con un contenitore trasparente che simula il ciclo di questa luce naturale, dall’alba al tramonto sfruttando tre diverse colorazioni (verde, blu e rossa) attraverso un innovativo sistema di illuminazione a led. In questo modo è possibile ricreare e mantenere, anche per molto tempo dopo l’acquisto, la condizione naturale in cui frutta e verdura crescono e maturano.
L’obiettivo è quello di conservare ortaggi e frutta fresca, garantire più sapore e preservare i livelli di vitamine (soprattutto A e C).
Secondo uno studio della multinazionale, che ha eseguito test di laboratorio misurando i livelli delle vitamine nel pomodoro e nel peperone verde esposti alla luce diretta per 7 giorni, grazie a questa tecnologia i livelli di questi micronutrienti vengono preservati molto più a lungo.
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Arrivano sulle tavole le prime clementine sostenibili

Arrivano sulle tavole le prime clementine sostenibili, che rispettano l’ambiente e la biodiversità, combattono lo sfruttamento e garantiscono un equo compenso agli agricoltori. L’iniziativa nasce da un protocollo d’intesa sottoscritto da Federdistrbuzione, Coldiretti e Fai – Filiera agricola italiana – che porterà sugli scaffali dei supermercati e ipermercati nazionali una selezione di prodotto di alta qualità proveniente soprattutto dalla Calabria e dalla Basilicata, sostenuta da una campagna di informazione sulle proprietà e le caratteristiche degli agrumi Made in Italy.
L’iniziativa di Coldiretti, Fai e Federdistribuzione punta quindi a valorizzare le clementine tricolori per l’intero periodo di raccolta che va da dicembre a fine marzo, per dare la possibilità al consumatore di trovare nella proposta dei punti vendita dalla GDO un prodotto nazionale con determinate caratteristiche e poter quindi meglio scegliere.
Il prodotto nazionale verrà presentato con un packaging dedicato che ne illustrerà anche le principali caratteristiche.
“L’obiettivo dell’intesa è aprire sbocchi di mercato e promuovere la competitività del prodotto italiano con concrete ricadute economiche sui territori – sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini -, ma anche garantire che dietro gli alimenti in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute”.
“La firma del protocollo con Coldiretti e Filiera Agricola Italiana ha un duplice valore – osserva il Presidente Federdistribuzione Claudio Gradara -: da una parte si ripropone l’importante obiettivo di diffondere i prodotti italiani di qualità e in particolare il vero prodotto agricolo Made in Italy attraverso la fitta rete distributiva delle imprese associate a Federdistribuzione; dall’altra segna un importante accordo che vede la maggiore associazione di rappresentanza del comparto agricolo e la principale associazione della distribuzione moderna organizzata, unire gli sforzi per un lavoro sinergico che intende sempre più migliorare la consapevolezza del consumatore nelle scelte d’acquisto accompagnando l’azione economica con profili etici e di sostenibilità delle produzioni nazionali, delle eccellenze locali e dei prodotti della tradizione italiana”.
Fonte: Ufficio stampa Coldiretti
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Manovra 2020, i principali provvedimenti per l’agricoltura

Approvata in via definitiva dalla Camera lo scorso 23 dicembre, la legge di Bilancio per l’anno 2020 (legge n. 160 del 27 dicembre 2019) è stata pubblicata sul Supplemento ordinario n. 45 della Gazzetta ufficiale n. 304 del 30 dicembre.

Di seguito ecco una illustrazione di sintesi dei principali aspetti fiscali e finanziari della manovra che risultano di interesse agricolo.

Terreni esenti da Irpef

L’art. 1, comma 183, conferma per l’anno 2020 l’esenzione totale dall’Irpef dei redditi dominicali e agrari dei terreni dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.

Redditi da florovivaismo

Per le attività dirette alla commercializzazione di piante vive e prodotti della floricoltura acquistate da imprenditori agricoli florovivaistici di cui all’articolo 2135 del codice civile, nei limiti del 10% del volume di affari, da altri imprenditori agricoli florovivaistici, il reddito è determinato applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell’Iva il coefficiente di redditività del 5%.

Investimenti innovativi

L’art. 1, al comma 123, istituisce un fondo per gli investimenti innovativi nel settore agricolo, con una dotazione di 5 milioni di euro per l’anno 2020 (che costituisce il limite massimo di spesa).

Le imprese agricole destinatarie sono quelle che determinano il reddito agrario ai sensi dell’art. 32 del testo unico delle imposte dirette di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, o i soggetti che effettuano investimenti in beni immateriali strumentali compresi nell’elenco di cui all’allegato B annesso alla legge n. 232 del 2016, n. 232, come integrato dall’art. 1, comma 32, della legge n. 205 del 2017, n. 205.

Imprese colpite da cimice asiatica

I commi 501 e 502 dell’art. 1 prevedono che le imprese agricole ubicate nei territori che hanno subito danni derivanti dalla cimice asiatica, e che non hanno sottoscritto polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi, possano beneficiare degli interventi compensativi finanziati dal Fondo di solidarietà nazionale-interventi indennizzatori, che viene appositamente incrementato di 40 milioni di euro per l’anno 2020 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022.

Nuovi impianti di arboree pluriennali

Il comma 509 dispone, nell’ambito della determinazione del reddito imponibile delle società e degli enti commerciali, per gli esercizi 2020-2022, l’incremento del 20% della quota di ammortamento deducibile dalle imposte sui redditi (art. 108, comma del Tuir), a fronte di spese sostenute per investimenti in nuovi impianti di colture arboree pluriennali.

Imprenditoria agricola femminile

I commi da 504 a 506 dell’art. 1, prevedono la concessione di mutui a tasso zero, nel limite di 300mila € e per la durata massima di 15 anni comprensiva del periodo di preammortamento, in favore di iniziative finalizzate allo sviluppo o al consolidamento di aziende agricole condotte da imprenditrici attraverso investimenti nel settore agricolo e in quello della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli. Le risorse stanziate sono pari a 15 milioni di euro per l’anno 2020.

Altri provvedimenti significativi

  • la proroga del credito d’imposta in favore delle piccole e medie imprese per la partecipazione a manifestazioni internazionali di settore, con una dotazione elevata da 5 a 10 milioni di euro per l’anno 2019, e di 5 milioni per il 2020;
  • il fondo per l’agricoltura biologica (4 milioni di euro per il 2020 e a 5 annui a decorrere dal 2021);
  • una nuova disciplina incentivante a favore degli esercenti impianti di produzione di energia elettrica esistenti alimentati a biogas;
  • l’estensione alle attività di “oleoturismo” delle disposizioni relative all’attività di enoturismo; le disposizioni per il cosiddetto “Green new deal” che coinvolgono anche le imprese agricole;
  • la revisione della disciplina del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali;
  • il fondo di 15 milioni di euro per l’anno 2020 e di 14,5 milioni di euro per l’anno 2021, dedicato al sostegno alla competitività del settore agricolo e agroalimentare;
  • la proroga del “bonus verde”.
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In crescita l’agriturismo italiano, molto bene la domanda estera

L’agriturismo italiano continua a crescere. Secondo l’ultimo report ISMEA, arrivi e presenze, segnano un incremento positivo di quasi il 6% rispetto all’anno precedente.

Sono principalmente i turisti stranieri a sostenere la domanda: la presenza negli agriturismi italiani di turisti provenienti da Paesi esteri ha superato il milione e seicentomila. Provengono soprattutto da Germania, Paesi Bassi, Francia e Stati Uniti e acquistano il 59% degli oltre 13 milioni di pernottamenti. Nell’ultimo anno anche Portogallo, Spagna, Repubblica Ceca, Russia, Canada, Brasile e Australia hanno fatto registrare incrementi a doppia cifra sia per numero di turisti che di notti prenotate negli agriturismi italiani.

Il settore nazionale continua a crescere anche sul fronte dell’offerta, con 23.615 aziende agrituristiche autorizzate (+ 0,9%), per un totale di oltre 262.000 posti letto e 460.000 posti a tavola, il fatturato complessivo sfiora la quota di 1,4 miliardi di euro nel 2018, con una crescita del 2,5% rispetto all’anno precedente.

Accedi da qui al Rapporto completo Rapporto_2019_WEBpdf

Variazioni colturali 2019: in GU l’elenco dei comuni interessati

I contribuenti che dovessero riscontrare incoerenze negli aggiornamenti possono presentare una richiesta di rettifica in autotutela, utilizzando l’apposito modello dal sito dell’Agenzia

È consultabile, nella Gazzetta Ufficiale n. 305 del 31 dicembre 2019, il comunicato dell’Agenzia delle Entrate con la lista dei Comuni per i quali è stata completata l’operazione di aggiornamento della banca dati catastale, relativa alle particelle di terreno che, nel 2019, hanno subito variazioni colturali, le quali hanno determinato un cambiamento del reddito dominicale.

I contribuenti che effettuano variazioni della coltura praticata su una particella di terreno, rispetto a quella censita nella banca dati del Catasto terreni, hanno infatti l’obbligo di dichiarare queste variazioni, a meno che l’uso del suolo sulle singole particelle catastali non venga dichiarato correttamente a un Organismo pagatore, contestualmente alla richiesta presentata ai fini dell’erogazione dei contributi agricoli.

L’aggiornamento delle informazioni censuarie viene effettuato, infatti, sulla base degli elenchi che l’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) ha predisposto a partire dalle dichiarazioni dei contribuenti titolari delle singole particelle catastali. Quindi, le dichiarazioni presentate agli Organismi pagatori, riconosciuti dalla normativa comunitaria, esonerano i soggetti obbligati all’adempimento previsto dall’articolo 30 del Tuir.
 
Dove reperire le informazioni
Sul sito dell’Agenzia delle entrate è possibile consultare la lista delle particelle catastali variate. Il percorso da seguire dalla homepage è Cittadini>Fabbricati e terreni>Aggiornamento  dati  catastali e ipotecari>Variazioni colturali.
Inoltre, nei 60 giorni successivi alla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, gli elenchi possono essere consultati anche presso gli uffici provinciali – Territorio dell’Agenzia delle entrate e presso i Comuni interessati.
 
Cosa fare in caso di incoerenza
Coloro che riscontrano delle incoerenze nell’attribuzione delle qualità di coltura, possono presentare una richiesta di rettifica in autotutela, utilizzando l’apposito modello che, una volta compilato, deve essere presentato all’ufficio provinciale – Territorio dell’Agenzia delle Entrate di competenza.
In ogni caso, entro 120 giorni dalla pubblicazione del comunicato in GU, è possibile fare ricorso avverso la variazione dei redditi alla Commissione tributaria provinciale competente per territorio.

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Più alveari e apicoltori grazie al sostegno dell’UE: migliora la biodiversità

Il numero di alveari e di apicoltori nell’UE è aumentato nel corso degli anni, consentendo un incremento del 16 % della produzione di miele nell’UE tra il 2014 e il 2018. È questa una delle conclusioni principali della relazione sull’attuazione dei programmi apicoli nell’UE, pubblicata oggi dalla Commissione europea.

Janusz Wojciechowski, Commissario per l’Agricoltura, ha dichiarato: “Il settore dell’apicoltura è fondamentale per l’agricoltura e per la biodiversità in generale. Dobbiamo incoraggiare gli apicoltori in tutta l’UE. È per questo che sostengo pienamente l’aumento da 120 a 180 milioni di euro dei finanziamenti dell’UE per i prossimi programmi apicoli triennali nel quadro della proposta della Commissione per il prossimo bilancio agricolo.”

La relazione presentata oggi traccia una panoramica del settore e analizza l’attuazione delle misure di sostegno messe in atto nell’UE con i programmi apicoli.

Con 17,5 milioni di alveari, gestiti da 650 000 apicoltori, nel 2018 l’UE ha prodotto 280 000 tonnellate di miele. L’apicoltura è praticata in tutti gli Stati membri dell’UE e l’Unione europea è il secondo produttore mondiale di miele.

L’UE cofinanzia i programmi apicoli, che sono formulati a livello nazionale in cooperazione con il settore per migliorare le condizioni del settore dell’apicoltura e la commercializzazione dei relativi prodotti. I programmi hanno una durata di tre anni, e nel triennio 2017-2019 l’UE ha messo a disposizione un contribuito annuo di 36 milioni di euro, importo raddoppiato grazie ai contributi nazionali. Per il triennio 2020-2022 il contributo annuale dell’UE è passato da 36 milioni di euro a 40 milioni di euro. I fondi sono assegnati a ciascuno Stato membro sulla base del numero di alveari comunicato all’UE.

Nel 2018, tra le otto misure ammissibili per i programmi apicoli, le azioni di assistenza tecnica (ad esempio, formazione, sostegno per l’acquisto di attrezzature tecniche, sostegno ai giovani apicoltori) e le azioni di lotta contro gli aggressori degli alveari hanno ricevuto la maggior parte dei finanziamenti disponibili, con una percentuale complessiva del 60 %. Il ripopolamento del patrimonio apicolo e l’assistenza nella gestione dei movimenti degli alveari durante la stagione della fioritura hanno ricevuto complessivamente oltre il 30 % dei fondi. Le altre misure ammissibili riguardano la ricerca applicata, l’analisi dei prodotti dell’apicoltura, il miglioramento dei prodotti e il monitoraggio del mercato.

Per quanto riguarda la PAC post-2020, la Commissione ha proposto di includere i programmi apicoli nei piani strategici della PAC. Questi piani, elaborati a livello nazionale, definiscono le modalità secondo le quali ciascuno Stato membro intende conseguire gli obiettivi della PAC. Sarà in tal modo accresciuta la visibilità del settore dell’apicoltura, garantendone allo stesso tempo il contributo agli obiettivi generali della PAC, anche per quanto riguarda l’azione per il clima.

I programmi saranno inoltre resi obbligatori per gli Stati membri, così da garantire l’adozione e il sostegno continui.

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Al via il nuovo Smart&Start Italia

Il Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato la circolare che definisce i nuovi criteri e le modalità di presentazione delle domande per richiedere l’agevolazione prevista dalla misura Smart&Start Italia, che ha l’obiettivo di sostenere la nascita e lo sviluppo, su tutto il territorio nazionale, di startup innovative.

Smart&Start Italia ha a disposizione circa 90 milioni di euro di risorse per finanziare piani d’impresa, di importo compreso tra 100 mila euro e 1,5 milioni di euro, finalizzati alla produzione di beni e l’erogazione di servizi ad alto contenuto tecnologico e innovativo. Questi piani d’impresa potranno essere realizzati anche in collaborazione con organismi di ricerca, incubatori e acceleratori d’impresa, Digital Innovation Hub.

Le principali novità introdotte, sulla base del decreto ministeriale del 30 agosto 2019, riguardano la semplificazione dei criteri di valutazione e di rendicontazione, l’introduzione di nuove premialità, l’incremento del finanziamento agevolato fino al 90%, un fondo perduto fino al 30% per le imprese del Sud e un periodo di ammortamento fino a 10 anni.

A partire dal 20 gennaio 2020 le domande con i nuovi criteri per la richiesta dell’agevolazione potranno essere inviate a Invitalia, soggetto gestore della misura.

Per maggiori informazioni

Smart & Start Italia – Sostegno alle startup innovative

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Transizione 4.0, una nuova politica industriale per il Paese

Lettera del Ministro a “Il Sole 24 Ore”

Mercoledì, 18 Dicembre 2019

Gentile Direttore,

la ringrazio per lo spazio concessomi. In queste settimane la polemica politica ha infuriato a scapito del buon senso e di una corretta narrazione della Legge di Bilancio. In questa Manovra sono infatti presenti importantissime misure per le imprese: l’Italia si dota di una nuova politica industriale 4.0, più inclusiva e attenta alla sostenibilità, che ho avuto modo di anticipare proprio su queste pagine appena insediato. Diciamo, senza alcuno slogan, una promessa mantenuta. Il Piano Transizione 4.0 oggi è realtà grazie anche al contributo delle associazioni che abbiamo coinvolto da subito.

Entriamo nel merito e nel metodo. I numeri ci hanno confermato l’effetto le-va sugli investimenti del piano Impresa 4.0, evidenziando al contempo criticità. Se prendiamo come riferimento il valore complessivo degli investi-menti in beni materiali e immateriali connessi a tecnologie 4.0, pari a circa 13 miliardi di euro, il dato è positivo. Se lo confrontiamo con il numero di imprese beneficiare, circa 53 mila, e soprattutto con il numero di quelle che hanno goduto del superammortamento (oltre un milione di contribuenti) ci rendiamo conto che la platea di potenziali beneficiari delle misure è ancora ampia.

Se si scende nel dettaglio ci si accorge che i 2/3 degli incentivi sono andati a medio grandi imprese; gli investimenti hanno riguardato principalmente la componente macchinari (10 miliardi d’investimenti in beni materiali contro i 3 miliardi in beni immateriali). Inoltre, solo 95 imprese in Italia hanno effettuato investimenti in beni di valore superiore ai 10 milioni di euro; 233 sono state invece interessate da progetti di ricerca e sviluppo di valore superiore ai 3 milioni di euro.

Tutto questo ci ha spinti a rivedere alcuni meccanismi e caratteristiche del mondo 4.0. Anzitutto, abbiamo dato alle misure una maggiore stabilità programmando la revisione in ottica pluriennale, così da garantire alle imprese un respiro di medio lungo periodo. Poi siamo passati agli strumenti di accesso, individuando il credito d’imposta come principale canale. Con la trasformazione del super e iper ammortamento nel nuovo credito d’imposta per beni strumentali, genereremo un significativo ampliamento della platea dei potenziali beneficiari: le stime sono +40%. Le misure diverrebbero infatti fruibili anche dai soggetti senza “utili” e in regime forfettario (penso alle imprese agricole).

Inoltre, il ricorso al credito d’imposta compensabile in 5 anni comporta una riduzione del tempo di rientro dell’incentivo (soprattutto per i beni materiali, se si considera un periodo medio di ammortamento di 8 anni) e un’anticipazione del momento di fruizione già da gennaio dell’anno successivo. Mentre oggi bisogna aspettare la dichiarazione fiscale dell’anno seguente a quello dell’investimento: un recupero di tempo pari a circa 7 mesi.

In ogni caso abbiamo preservato l’automatismo degli incentivi ed escluso ogni limite alla compensazione. Oltre a garantire un maggiore accesso, abbiamo potenziato l’incentivo per acquisto di software, incrementandone l’intensità per l’acquisto di beni immateriali ed eliminando il vincolo d’investimento con i beni materiali.

Soprattutto, abbiamo caratterizzato il Piano Transizione 4.0 con una maggiore attenzione all’innovazione, agli investimenti green e per le attività di design e ideazione estetica svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e moda, calzaturiero, occhialeria, orafo, mobile e arredo e della ceramica. Il tutto per valorizzare ulteriormente le produzioni del nostro Made in Italy.

Siamo convinti delle potenzialità delle nuove misure anche perché garanti-ranno una maggiore competitività, tendendo a premiare maggiormente chi più investe in innovazione sostenibile, ricerca, sviluppo e formazione.

L’intero piano comporta un’iniezione di risorse per le imprese pari a circa 7 miliardi di euro. Nessuno può considerarsi escluso, nemmeno le grandi: i nuovi tetti alle misure comportano comunque la possibilità di beneficiare dell’incentivo nei limiti della nuova soglia. Inoltre, avranno la possibilità di accedere alle ulteriori risorse disponibili presso il MiSE per circa un miliardo di euro, dedicate specificamente a grandi progetti di ricerca, sviluppo e in-novazione.

Il Piano Transizione 4.0 non è l’unica misura prevista in manovra a favore delle imprese: penso allo stanziamento dei 100 milioni per l’IPCEI sulle batterie; al rifinanziamento di tutte le misure strategiche del MiSE come la “Nuova Sabatini”; i Contratti di sviluppo per il sostegno all’innovazione dell’organizzazione, dei processi e della tutela ambientale; le aree di crisi industriale; il Fondo di garanzia PMI rifinanziato con ben 670 milioni; fino al potenziamento degli ITS.

Non possiamo tuttavia limitarci a stanziare risorse. La crescita tecnologica è un processo che va supportato anche con il sostegno in termini di formazione e informazione. Per questo motivo abbiamo lanciato la misura dei manager dell’innovazione e vogliamo creare una solida e stabile connessione tra il mondo produttivo e quello della ricerca. Il fine è garantire un adeguato livello di trasferimento tecnologico: a breve presenteremo il pro-getto Atlante 4.0, il primo portale nato con la collaborazione di Unioncamere per far conoscere le strutture che operano a supporto dei processi di trasferimento tecnologico e trasformazione digitale delle imprese; con Enea stiamo elaborando un piano che, grazie anche al sostegno del Fondo Nazionale Innovazione, contribuirà alla crescita degli investimenti in in-novazione nel nostro Paese.

La Transizione è una grande sfida, ma il nostro tessuto imprenditoriale saprà coglierla avendo il MiSE come primo alleato.

Sterfano Patuanelli

Ministro dello Sviluppo Economico

Fonte: Ufficio Stampa MISE

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ICE e Confartigianato Imprese Calabria: percorso formativo Storytelling

ICE–Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane organizza, nell’ambito del Piano Export Sud 2 ed in collaborazione con Confartigianato Imprese Calabria , il percorso formativo “STORYTELLING: Evocare le emozioni per conquistare i mercati internazionali”

 

Il percorso, gratuito, è costituito da tre giornate di formazione e una di incontri individuali, offre un approfondimento su una tematica fondamentale per promuovere e comunicare l’impresa e i prodotti sui mercati internazionali.

Le aziende avranno l’opportunità di:

  • acquisire conoscenze, competenze ed obiettivi dello Storytelling per una comunicazione efficace d’impresa;
  • approfondire le tecniche: dal brief alla realizzazione finale;
  • esercitarsi e analizzare alcuni casi di storytelling in diversi settori.

Per conoscere i requisiti di ammissione, il programma e il calendario didattico:

 SCARICA LA CIRCOLARE 

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“Coltiviamo Agricoltura Sociale 2019” di Confagricoltura: tra i tre premiati un’azienda calabrese

Un settore in espansione in tutta Italia a testimonianza della risposta al cambiamento sociale in atto

Sono stati premiati oggi a Palazzo Della Valle, sede di Confagricoltura, i tre progetti vincitori del Bando Agricoltura Sociale, giunto alla sua IV edizione.

Il bando, nato da un’idea di Confagricoltura, Onlus Senior-L’Età della Saggezza a Roma e Rete fattorie sociali, ha visto una progressiva espansione garantendosi quest’anno la collaborazione attiva di Reale Foundation e ottenendo il patrocinio del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, oltre alla sempre proficua collaborazione dell’Università di Roma Tor Vergata.

A ciascuno dei vincitori sono stati assegnati 40mila euro e una borsa di studio per la partecipazione al Master di agricoltura sociale organizzato dall’Università di Tor Vergata.

L’agricoltura sociale è in forte espansione, segue il cambiamento del concetto di welfare in atto nel Paese e suscita sempre più attenzione da parte dei giovani. Il numero e il livello qualitativo crescente dei progetti presentati, l’ampliamento della platea dei beneficiari, che spazia dai bambini agli anziani, dai portatori di handicap ai detenuti, ne sono la prova concreta. La piattaforma web “Coltiviamo agricoltura sociale” ha registrato quasi 2 milioni di visualizzazioni e 250mila accessi, di cui 70mila soltanto nell’ultimo anno.

“Confagricoltura prima di altri ha creduto nelle opportunità dell’agricoltura sociale – ha ricordato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti durante la premiazione – attivandosi da subito con gli interlocutori politici ed istituzionali, partecipando ai lavori dell’Osservatorio per la stesura dei decreti attuativi della Legge 141/2015 che, ad oggi, sono ancora in corso di definizione. Fare agricoltura sociale significa fare innovazione nel welfare, dare slancio a questa rete virtuosa di professionalità”.

«Il mondo agricolo continua a svolgere un ruolo di rilievo nell’economia italiana e Reale Foundation, la fondazione corporate di Reale Group, ha voluto sostenere questa iniziativa, il cui obiettivo coniuga bene innovazione sociale e inclusione socio-economica – ha dichiarato Luca Filippone, direttore generale di Reale Mutua – Reale Foundation è orgogliosa di poter lavorare con partner di eccellenza come Confagricoltura al fine di partecipare alla generazione di impatti positivi, misurabili e intenzionali, in linea con i valori della mutualità che da sempre guidano il nostro modo di fare impresa».

“In quattro anni il nostro bando è cresciuto, ha incentivato forme di produzioni e servizi ad alto valore aggiunto sociale – ha detto il segretario generale della Onlus Senior-L’Età della Saggezza, Angelo Santori – favorendo l’integrazione tra i diversi attori dell’agricoltura sociale e la realizzazione di modelli di buone pratiche”.

I tre vincitori del Bando Coltiviamo agricoltura sociale 2019 – IV edizione sono:

Azienda agricola La Pesa, di Castellamonte (Torino), con il progetto “Io ho un sogno oggi”, che ha come obiettivo di favorire l’inclusione sociale e lavorativa di soggetti fragili, favorendo pratiche innovative e sostenibili nelle comunità agricole pre-montane della Valle Sacra, caratterizzate da una forte emigrazione, soprattutto giovanile, diffusa disoccupazione e significativo calo demografico.
Azienda agricola Casa del Pietro, di Capolona (Arezzo), con il progetto “Eureka: Solleviamo l’orto”, destinato a disabili, minori e giovani con disagio sociale. L’obiettivo è creare una rete di supporto per le famiglie inserendo questi soggetti nella cura di un orto, nella realizzazione di un pollaio, nella successiva trasformazione degli ortaggi e delle erbe aromatiche, fino alla vendita dei prodotti.
Don Milani Società Cooperativa Sociale, di Acri (Cosenza), con il progetto “Gli Agri-Saggi del Villaggio” rivolto agli anziani del territorio, che verranno integrati nelle attività aziendali con l’obiettivo di offrire loro la possibilità di stare all’aria aperta, di fare una moderata attività fisica e di uscire dall’isolamento intessendo nuove relazioni. E’ prevista la creazione di una serra, la realizzazione di un orto, la sistemazione del giardino e dei sentieri botanici esistenti.
Ai tre vincitori Confagricoltura assicura il supporto necessario per lo svolgimento dei progetti secondo l’accordo siglato oggi, che stabilisce anche modalità e tempi di erogazione dei premi.

Fonte: Ufficio Stampa Confagricoltura

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Programma promozionale in Texas e West Coast USA: manifestazione di interesse per l’agroalimentare

La Camera di Commercio Italiana in Texas e la Camera di Commercio Italiana per la West Coast USA, nel quadro del progetto di promozione delle aziende calabresi in Texas, Louisiana e California, attuati in cooperazione con la Regione Calabria, indicono una manifestazione di interesse per le aziende del territorio operanti nel settore agroalimentare.Scadenza adesioni : 31 dicembre 2019; N.B. Per la sola Azione C la scadenza adesioni è fissata per il 18 dicembre 2019.

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Notizie dai Gruppi Operativi PEI: nuove tecniche per la peschicoltura

Pubblicata nella banca dati la scheda del Gruppo Operativo VPM – Introduzione di nuove tecniche a basso impatto ambientale per la valorizzazione della peschicoltura nelle Marche. Il principale obiettivo è quello di orientare la produzione del pesco verso un completo riconoscimento della qualità e tipicità del prodotto, identificando i principali elementi che la contraddistinguono e sviluppando tecniche a basso impatto così da aumentarne la competitività rispetto ad altre realtà produttive caratterizzate da costi di produzione bassi ma non attente alla sostenibilità ambientale. A questo fine si intende perseguire una strategia basata sull’introduzione di tecniche e tecnologie innovative nei punti più critici della filiera di produzione ed informare il consumatore del valore aggiunto del prodotto.

Vai alla scheda del Gruppo Operativo

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RRN Magazine: “I love turismo rurale”

Il profondo cambiamento che ha caratterizzato, a partire dagli anni ’80, le aree rurali italiane ed europee trova la sua principale motivazione nella visione multifunzionale dell’agricoltura che ha rafforzato l’azienda agricola ampliandone il campo di azione: essa, infatti, non è più solo luogo di produzione di beni alimentari, trasformati e non, ma anche di offerta di servizi alla popolazione e di azioni di tutela dell’ambiente e del paesaggio che contribuiscono alla creazione di nuovi posti di lavoro, incoraggiano l’economia locale e promuovono la resilienza nelle aree rurali.

Lo sviluppo di questa nuova visione che ha investito e cambiato il carattere delle aree rurali europee trova il supporto, oltre che dal ruolo assegnato dalle politiche di sviluppo al settore agricolo, dalla crescente domanda di consumo manifestata dalla società civile sempre più sensibile nei confronti dell’ambiente e alla ricerca di ritmi di vita più lenti e prodotti salubri e di qualità.

Tra le diverse attività che hanno caratterizzato la nuova impresa agricola multifunzionale senz’altro l’agriturismo è quella che ha rappresentato, e rappresenta tutt’ora, il cavallo di battaglia ma soprattutto è l’iniziativa che ha contribuito ad aprire i territori rurali, tendenzialmente caratterizzati da una minore apertura economica e sociale, verso l’esterno grazie all’accoglienza dei flussi turistici, nazionali e non, e alla nascita di nuovi canali commerciali. Questo processo di cambiamento, accompagnato all’avvio di nuove relazioni tra l’identità locale, l’ambiente e la produzione agricola, ha reso le aree rurali nel loro complesso una destinazione attrattiva dal punto di vista turistico.

Per l’instaurarsi di queste relazioni, per la possibilità di svolgere diverse attività e, infine, per gli effetti prodotti sul territorio, non è possibile ricondurre il turismo rurale a un’unica definizione ma a molteplici essendo questo collegato ai diversi tipi di “capitale territoriale” (ambientale, culturale, gastronomico, ecc.) che caratterizzano una specifica area. Ecoturismo, turismo enogastronomico, turismo religioso, cicloturismo, birdwhatching, turismo didattico, ittiturismo sono solo alcune delle tante declinazioni attribuite all’offerta turistica rurale che trovano il loro comune denominatore nell’approccio esperienziale e cioè nell’opportunità offerta al turista di vivere la propria vacanza a contatto con le persone, il territorio e le tradizioni del luogo in un’ottica sostenibile e in maniera tutt’altro che standardizzata.

Partendo dal crescente interesse manifestato nei confronti del turismo rurale, il presente numero del Magazine cerca di evidenziare, attraverso il racconto di esperienze il ruolo del territorio e delle sue peculiarità nel favorire lo sviluppo delle interconnessioni tra il settore agricolo e quello turistico, ambiti strumentali per la definizione di un’offerta turistica sostenibile capace di stimolare sui territori l’avvio di percorsi di recupero e qualificazione che vanno dalle infrastrutture alle tradizioni, dal patrimonio culturale a quello colturale. Per porsi come settore potenzialmente strategico per lo sviluppo delle aree rurali, il turismo rurale necessita tuttavia della creazione di un sistema di governance territoriale capace di mettere a sistema gli attori locali e i capitali territoriali, e garantire allo stesso tempo un equilibrio tra il consumo e la riproduzione di quest’ultimi.

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Pubblicato il Regolamento di attuazione della nuova normativa fitosanitaria

Il Servizio fitosanitario nazionale è l’autorità competente per la protezione delle piante ai sensi dei regolamenti (UE) 2016/2031 e 2017/625.
Il REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2019/2072 DELLA COMMISSIONE del 28 novembre 2019 stabilisce condizioni uniformi per l’attuazione del regolamento (UE) 2016/2031 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le misure di protezione contro gli organismi nocivi per le piante e che abroga il regolamento (CEn. 690/2008 della Commissione e modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2018/2019 della Commissione


Il Servizio fitosanitario nazionale è l’autorità competente per la protezione delle piante ai sensi dei regolamenti (UE) 2016/2031 e 2017/625.
Esso si articola nel Servizio fitosanitario centrale, nei Servizi fitosanitari regionali per le Regioni a statuto ordinario o speciale, nei Servizi fitosanitari delle province autonome per le province di Trento e Bolzano ed è supportato a livello scientifico dall’Istituto nazionale di riferimento per la protezione delle piante individuato nel Centro di ricerca Difesa e Certificazione del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA – DC).
Il Servizio fitosanitario centrale opera presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e rappresenta l’autorità unica di coordinamento e di vigilanza in materia di difesa della salute delle piante ai sensi dell’articolo 2 del regolamento (UE) 2016/2031.
Il Comitato Fitosanitario Nazionale è l’organo deliberativo tecnico del Servizio Fitosanitario Nazionale. Partecipano al Comitato tutti i rappresentanti delle parti sopra.
Quali sono le modifiche principali apportate dal nuovo contesto normativo fitosanitario?
·Estensione dell’obbligo del passaporto fitosanitario a tutti i vegetali destinati alla piantagione . Il passaporto, che rappresenta la condizione imprescindibile per la libera circolazione delle merci nella UE, si presenterà sotto forma di etichetta apposta sull’unita di vendita (lotto), con un formato semplificato e armonizzato in tutto il territorio unionale.
·Maggiori responsabilità dell’operatore professionale . Gli operatori professionali autorizzati all’emissione di un passaporto delle piante devono assumersi maggiori responsabilità per il proprio operato. Questi sono tenuti a controllare regolarmente lo stato di salute delle loro merci e a disporre delle conoscenze necessarie per identificare i segni della presenza degli organismi nocivi regolamentati dalla nuova legislazione. In futuro la frequenza dei controlli ufficiali di un operatore professionale autorizzato dipenderà anche dalle modalità con cui attua le misure di prevenzione. Anche nel settore del materiale da imballaggio in legno viene promossa una maggiore responsabilità individuale da parte delle aziende sulla base della norma internazionale per le misure fitosanitarie ISPM n.15.
·Sospetta presenza di un Organismo nocivo : quando vi sia anche il solo sospetto della presenza di un Organismo nocivo da quarantena rilevante per il territorio dell’Unione europea o di un organismo che può soddisfare le condizioni per essere considerato tale, un operatore professionale ha l’obbligo di informare subito il Servizio fitosanitario competente e adottare tutte le misure precauzionali per impedirne la diffusione.
·Sistemi di tracciabilità . Ogni operatore professione che acquista o vende piante e prodotti delle piante deve registrare tutti i dati che gli consentono di identificare il fornitore o l’acquirente di ogni unità movimentata. La tracciabilità deve essere mantenuta anche per lo spostamento di piante all’interno e tra i propri siti di produzione;
·Inasprimento delle condizioni per l’importazione da Paesi terzi e controlli frontalieri rafforzati . L’importazione di materiale vegetale vivo (piante, frutta, ortaggi, fiori recisi, sementi, ecc.) da Paesi terzi è consentita unicamente se tale materiale è scortato da un certificato fitosanitario. Ciò vale anche per i materiali vegetali introdotti nel bagaglio dei viaggiatori.
·Nuova catalogazione degli organismi nocivi. Gli organismi nocivi delle piante sono suddivisi in quattro categorie principali al fine di una migliore definizione delle priorità delle azioni e delle misure da adottare nonché una migliore assegnazione delle risorse:
1. Organismi da quarantena: sono organismi nocivi la cui identità è stata accertata, che non sono presenti nel territorio, oppure, se presenti, non sono ampiamente diffusi e sono in grado di introdursi, di insediarsi e di diffondersi all’interno del territorio. Il loro ingresso determina un impatto economico, ambientale, sociale inaccettabile sul territorio in questione Negli organismi da quarantena rientra, ad esempio, il batterio Xylella fastidiosa.
2. Organismi da quarantena rilevanti per la UE: sono organismi nocivi da quarantena il cui territorio di riferimento è l’Unione europea. Possiedono lo status di organismi da quarantena soltanto all’interno della UE. Il Servizio Fitosanitario nazionale è tenuto a informare gli Operatori Professionali circa il rinvenimento di tali organismi
3. Organismi da quarantena rilevanti per la UE prioritari: organismi nocivi da quarantena rilevanti per l’Unione il cui potenziale impatto economico ambientale o sociale sul territorio dell’Unione è più grave rispetto ad altri organismi nocivi da quarantena. Qualora dovessero insediarsi in Europa potrebbero comportare danni economici, sociali ed ecologici considerevoli. Per tali organismi è previsto un rafforzamento delle misure di prevenzione come, per esempio, l’intensificazione di indagini di sorveglianza, l’elaborazione di piani di emergenza e di piani di azione, lo svolgimento di corsi con esercitazioni (simulazioni), che prevedono anche la formazione degli uffici competenti per la gestione di eventuali emergenze (SFN e laboratori).
4. Organismi nocivi regolamentati non da quarantena: Si tratta di OPP ampiamente diffusi in UE e trasmessi prevalentemente da determinate piante da impianto. Vista la loro diffusione non rispondono (più) ai criteri di un organismo da quarantena ma, date le ripercussioni economiche inaccettabili che la loro comparsa potrebbe comportare, occorre adottare misure fitosanitarie a livello di materiale di moltiplicazione. Appartengono a questa categoria, in particolare, gli «organismi di qualità» noti nel settore della certificazione dei materiali di moltiplicazione, incluse le sementi. Gli elenchi di tali organismi nocivi regolamentati sono in corso di definizione da parte della Commissione europea.

Accedi da qui alla normativa fitosanitaria in vigore dal 14 dicembre 2019 

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Treccani accoglie le DOP e le IGP nel patrimonio culturale italiano

Pubblicata dall’Istituto della Enciclopedia Italiana l’edizione 2020 dell’Atlante Qualivita

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Federbio soddisfatta: il biologico al centro del Green Deal Europeo

Il documento presentato dalla presidente della commissione EU Ursula Von Der Leyen punta su una strategia di crescita verde che dovrà portare l’Europa a essere il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050.

Bologna, 12 dicembre 2019 – L’incremento dei terreni coltivati ad agricoltura biologica è tra le 50 proposte della roadmap del Green Deal europeo presentato dalla Presidente della Commissione europea. Il piano prevede iniziative volte a favorire l’economia circolare, gli investimenti verdi in Europa e la strategia “Dal produttore al consumatore” per progettare  un sistema alimentare giusto, sano e rispettoso dell’ambiente attraverso la diffusione di pratiche sostenibili come l’agricoltura e l’allevamento biologici.

FederBio valuta estremamente positivi anche i piani strategici finalizzati a ridurre significativamente l’uso di pesticidi chimici, fertilizzanti e antibiotici la cui attuazione non può prescindere dalla conversione al biologico.

“Esprimiamo grande soddisfazione per la nuova strategia di crescita verde per l’Europa presentata al Parlamento EU da Ursula von der Leyen. Il Green Deal europeo è un vero e proprio cambio di paradigma e tra le proposte l’approccio agroecologico e la transizione verso l’agricoltura biologica per favorire la biodiversità e il contrasto al cambiamento climatico rappresentano alcuni dei punti fondamentali.  Inoltre, c’è una chiara indicazione affinché i piani strategici nazionali della Politica Agricola Comunitaria (PAC) riflettano pienamente l’ambizione del Green Deal e siano indirizzati a ridurre significativamente l’utilizzo dei pesticidi e dei fertilizzanti chimici nonché l’uso di antibiotici e a premiare gli agricoltori per il miglioramento delle prestazioni ambientali e climatiche. Auspichiamo che le direttive europee siano propulsive per una veloce approvazione al Senato della proposta di legge sull’agricoltura biologica, già approvata a grande maggioranza alla Camera”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

Ufficio Stampa FederBio

La transumanza iscritta nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale Unesco

La “Transumanza”, pratica rurale tradizionale appartenente a Italia, Austria e Grecia, è stata iscritta nella Lista rappresentativa degli elementi dichiarati Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. La decisione è stata approvata oggi all’unanimità dai 24 Stati membri del Comitato intergovernativo, riuniti a Bogotà, in Colombia.
È la terza volta, dopo la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello della comunità di Pantelleria e l’arte dei muretti a secco, che viene attribuito questo prestigioso riconoscimento a una pratica rurale tradizionale.
La candidatura della “Transumanza. Il movimento stagionale del bestiame lungo gli antichi tratturi nel Mediterraneo e nelle Alpi”, avanzata nel marzo 2018 dall’Italia come capofila insieme alla Grecia e all’Austria, è stata coordinata a livello internazionale dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e ha visto il coinvolgimento diretto delle comunità italiane afferenti alle Regioni di Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Lazio, Abruzzo, Lombardia e alle province di Trento e Bolzano, che in questi anni, insieme alle comunità di Austria e Grecia, come anche riconosciuto dall’Unesco, hanno saputo creare un network attivo per la valorizzazione e la salvaguardia di questa pratica, grazie al fondamentale apporto di famiglie e pastori che ne hanno mantenuto negli anni la vitalità, nonostante le difficoltà socio-economiche e lo spopolamento delle aree rurali.
“Siamo fieri di questo riconoscimento per la tradizione rurale italiana – ha dichiarato la Ministra delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova – con la transumanza che diventa patrimonio immateriale dell’Unesco. Ringrazio le comunità e le istituzioni locali, gli esperti del MIPAAF, del MAECI e della Commissione nazionale italiana per l’Unesco e tutti quelli che con il loro impegno hanno reso possibile un risultato che ribadisce il ruolo di primo piano svolto dal nostro Paese nel valorizzare il proprio patrimonio agroalimentare, i paesaggi rurali, le tradizioni e il nostro saper fare”.
La “Transumanza” rappresenta la migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che, insieme ai loro cani e ai loro cavalli, si spostano in differenti zone climatiche, percorrendo le vie semi-naturali dei tratturi. Il viaggio dura giorni e si effettuano soste in luoghi prestabiliti, noti come “stazioni di posta”. La transumanza quale elemento culturale, dal forte contenuto identitario, ha saputo nei secoli creare forti legami sociali e culturali tra i praticanti e i centri abitati attraversati, nonché rappresentare un’attività economica sostenibile caratterizzata da un rapporto peculiare tra uomo e natura, influenzando con la sua carica simbolica tutti i campi dell’arte. La transumanza è ancora oggi praticata sia nel Centro e nel Sud Italia, dove sono localizzati i Regi tratturi, partendo da Amatrice e Ceccano nel Lazio ad Anversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise, Rivello in Basilicata, Lacedonia e Zungoli in Campania a San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo in Puglia. Pastori transumanti sono ancora in attività anche nell’area alpina, in particolare in Lombardia e nel Val Senales in Alto Adige.
Quanto ai riconoscimenti Unesco, nel 2010 è arrivata la proclamazione della Dieta Mediterranea, primo elemento culturale al mondo a carattere alimentare iscritto nella prestigiosa lista dell’Unesco; nel 2014 il riconoscimento della Coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, primo elemento culturale al mondo di carattere agricolo riconosciuto dall’Unesco. Nel 2017 è stata la volta dell’Arte del “pizzaiuolo” napoletano e nel 2018 dell’Arte dei muretti a secco. Dei 10 elementi italiani riconosciuti dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale, ben 5 sono riconducibili al patrimonio rurale e agroalimentare, a conferma che in Italia l’agricoltura è un elemento caratterizzante la cultura del Paese.

Fonte: Mipaaf

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Arancia Rossa di Sicilia IGP, arriva la blockchain contro le contraffazioni

L’Arancia Rossa di Sicilia IGP da oggi è protetta dalle contraffazioni anche con tecnologia Blockchain, che garantisce l’autenticità e integrità del frutto in Italia e all’estero. Un bollino tecnologico che racconta l’origine e le caratteristiche del prodotto, facilita le procedure doganali e monitora le condizioni e la temperatura delle arance durante il trasporto per garantire ovunque un frutto di eccellenza.

R.O.U.G.E. “Red Orange Upgrading Green Economy” progetto del Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP dal raccolto 2019/2020 offre soluzioni di tracciabilità Smart grazie a una piattaforma digitale ad hoc, progettata e realizzata da Almaviva, e basata su tecnologia Blockchain, su modelli di Agricoltura 4.0 e sui principi della Green Economy per la tutela di produttori e consumatori.

Il progetto è stato presentato al Convegno “Rouge, l’Arancia Rossa di Sicilia IGP diventa “Smart”, organizzato dal Consorzio di tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP con il patrocinio del Mipaaf, presso la Sala Cavour del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

“Le arance sono un’eccellenza del Made in Italy: oltre il 50% della produzione totale nazionale viene dalla Sicilia, nel 2018 un milione di tonnellate circa su una produzione italiana di un milione e 622 mila tonnellate. Contraffazioni e frodi rappresentano un danno per il consumatore e una perdita per i produttori. La piattaforma nasce per tutelare l’Arancia Rossa di Sicilia IGP e l’esportazione di questo prodotto unico al mondo che, quest’anno, ha raggiunto anche il mercato cinese” afferma Giovanni Selvaggi, Presidente del Consorzio di tutela Arance Rosse di Sicilia IGP.

I principali vantaggi derivanti da Rouge sono il miglioramento delle operazioni di controllo e quindi della tutela della denominazione insieme alla lotta alla contraffazione, la semplificazione degli adempimenti burocratici e la diminuzione della documentazione cartacea, la riduzione degli errori di imputazione dei dati, il monitoraggio del settore da parte dell’Amministrazione e la possibilità di attuare strategie di promozione dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP sui mercati nazionali ed internazionali.

“Attraverso un bollino TAG/NFC apposto sulla cassetta di frutta e sofisticati sensori che verificano le condizioni di viaggio, come l’umidità e la temperatura, l’App permette di monitorare il campo di produzione grazie a un sistema di geolocalizzazione della mappa fornita da fonte pubblica, la data del raccolto, le modalità di conservazione e di distribuzione”, dichiara Fulvio Conti, responsabile Practice Agricoltura e Ambiente di Almaviva “Il consumatore può conoscere tutta la storia di ogni singola confezione di Arancia Rossa di Sicilia IGP attraverso il proprio smartphone”.

Il bollino hi-tech collegato al sistema Blockchain garantisce la riconoscibilità certa dei dati, basati su informazioni provenienti dalla pubblica amministrazione e dalle aziende legate al Consorzio di tutela. Il

Progetto infatti unisce le competenze del CREA, che raccoglie ed elabora dati di produzione, dell’Università di Catania che sviluppa modelli economici rispetto ai dati raccolti sul campo a supporto delle decisioni di produzione, del Consorzio e dei soci che tracciano il precorso delle produzioni e di Almaviva quale partner tecnologico.

Con la collaborazione e adesione delle GDO alla filiera, Rouge è di supporto anche nella fase di export. grazie alla certificazione delle GDO, che diventa così garante del prodotto, sarà possibile semplificare e snellire gli adempimenti amministrativi, standardizzando le modalità di controllo e riducendo così tempi e costi dell’intero processo di sdoganamento.

 

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IBF Servizi, dalla semina al raccolto. Tutto di precisione

IBF Servizi nasce da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), ente pubblico economico, e da Bonifiche Ferraresi, la più grande azienda agricola italiana.
È un progetto con obiettivi strategici: il miglioramento della competitività dell’agricoltura italiana, l’incremento della qualità, la riduzione dei costi, la sostenibilità degli impatti ambientali.
Ed è soprattutto la prima società che eroga servizi di agricoltura di precisione, rendendoli accessibili alle aziende agricole di tutte le dimensioni, con contratti trasparenti di consulenza e affiancamento in tutte le fasi del ciclo di coltivazione.
IBF Servizi offre servizi completi alle aziende nazionali che vogliono applicare metodi dell’agricoltura di precisione.
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Radicchio di Chioggia IGP, una buona prassi per sostenere il turismo locale

Nei giorni scorsi, all’ortomercato di Chioggia è stato sottoscritto il protocollo d’intesa che unisce il mondo dell’agricoltura e del turismo in un accordo volto allo sviluppo di un progetto per la realizzazione di sette percorsi destinati al turismo lento all’interno dell’area di produzione del Radicchio di Chioggia Igp, tra le provincie di Padova, Venezia e Rovigo. Ossia una macro area che dà precisi confini, oltre al paesaggio creato dallo sviluppo dell’orticoltura di cui il Principe Rosso è indubbiamente il prodotto più rappresentativo, agli ambienti naturali più suggestivi di questa parte del Veneto, ossia la Laguna di Venezia, che con i suoi 550 chilometri quadrati la rendono la più grande d’Italia, e il Delta del Po, con una superficie di oltre 700 chilometri quadrati che lo colloca tra i più grandi apparati deltizi in Europa, insieme alla Camargue, al Delta del Danubio e al Parco Nazionale delle Doñana in Spagna.

La firma costituisce un precedente unico nella collaborazione tra il mondo del primario e quello turistico, in quanto mai in precedenza gli interessi di sviluppo turistico hanno trovato una convergenza così larga. Il progetto “Gli itinerari del Radicchio di Chioggia Igp”, dopo il convegno di presentazione dello scorso 8 novembre, è diventato un volano aggregativo che oggi ha riunito attorno ad un tavolo per la firma i presidenti e i rappresentanti di ben sette realtà operative, ossia: il Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp; il Consorzio di promozione turistica Lidi di Chioggia; l’A.S.A. Associazione Albergatori di Chioggia, Sottomarina Lido, Isola Verde; l’Ascot Associazione Operatori Balneari; La società Ortomercato del Veneto e la società di comunicazione Speak Out Srl, che si sono presi l’impegno di portare avanti congiuntamente un programma di azioni progettuali rivolte alla valorizzazione e il sostegno del settore turistico. Un risultato storico dunque in quanto sotto alle sigle elencate, tra alberghi, Bed&Breakfast, stabilimenti balneari, campeggi, aziende produttive e di trasformazione agricola, si ritrovano più di 200 realtà del territorio che saranno coinvolte nelle opportunità di sviluppo che il cicloturismo, il turismo gastronomico e quello di visitazione possono portare nel territorio.

“Al Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp – spiega il presidente, Giuseppe Boscolo Palo – è appena stato rinnovato per un altro triennio, dal Ministero delle Politiche Agricole, l’incarico per la tutela e la vigilanza del prodotto e mi pare che questo sia già un risultato che ci pone in continuità con il nostro mandato. Promuovendo il Chioggia Igp, facciamo conoscere anche la sua terra sia in termini di realtà unica nel suo genere, e per questo capace di trasferire valori inimitabili al Radicchio, sia come area piena di fascino e suggestioni che possono essere importanti anche ai fini turistici”.

L’unione porterà più forza nel realizzare progetti strutturali e nel reperire contributi europei, nazionali, regionali e comunali necessari alla promozione dell’offerta “slow”.

“Il turismo rurale, quello naturalistico e il cicloturismo – spiega Giuliano Boscolo Cegion, presidente Associazione Albergatori Chioggia – sono tutte forme dell’offerta che possono contribuire nell’integrare le presenze e gli arrivi degli attuali centri turistici. Chioggia, infatti, potrebbe aumentare l’attuale milione e 400 mila turisti che arrivano ogni anno, ma sarà anche possibile aumentare la loro spesa media. Infatti, il turista standard della vacanza al mare spende circa 67 euro al giorno, mentre chi si sposta verso itinerari culturali, naturalistici o con scopi enogastronomici è disposto a tirare fuori dal portafogli anche 134 euro al giorno. Inoltre l’offerta per il turismo lento può estendere la stagione turistica, aggiungendo al periodo estivo anche la primavera e l’autunno, i migliori momenti dell’anno per viaggiare su due ruote”.

Ed è questa la fetta che potrebbe essere ampliata, proponendo al turista non solo le località più rinomate, ma attirandolo verso le altre preziose e molteplici destinazioni di cui l’area di produzione del Radicchio di Chioggia Igp è punteggiata.

“Creare degli itinerari di visitazione che conducono alla conoscenza di un territorio attraverso i prodotti tipici – spiega Renzo Bonivento, presidente del Consorzio di promozione turistica riconosciuto dalla Regione Veneto Lidi di Chioggia – è un modo di accrescere la conoscenza sia del prodotto che del territorio. Perché, a tutti gli effetti, i prodotti tipici sono forme commestibili della terra che li produce, elementi che rientrano come ingredienti nella cucina locale, ossia in quella cucina che il mondo ci invidia e che sta diventando uno dei driver per orientare il turismo internazionale. I prodotti tipici, infatti, stanno diventando sempre più dei punti di riferimento per l’individuazione delle destinazioni turistiche. Erano il 21% tre anni fa quelli che per la scelta delle loro vacanze cercavano la visita di musei del gusto, l’escursione lungo le strade del Vino o il soggiorno in agriturismo e oggi sono diventati il 48%”.

I sette percorsi dedicati all’area di produzione del celebre Radicchio sono stati pensati per collegare le principali ciclovie che attraversano l’area tra la Laguna di Venezia e il Delta del Po. Da Ovest raggiungono l’Adriatico la Destra Adige, che collega il centro Europa con Rosolina, la B12 Ciclovia del Po, che dalle foci del grande fiume giunge nella zona meridionale del Delta veneto, la Ciclovia VenTo, che da Torino raggiunge Venezia e attraversa il centro di Chioggia, l’Itinerario Tartaro-Fissero-Canalbianco che dal Medio Polesine raggiunge Porto Levante. Da Nord invece scende il Corridoio Adriatico che da Trieste raggiunge Santa Maria di Leuca in Puglia.

“Questa interessante contaminazione tra importanti realtà produttive del territorio, che insieme formano un unicum senza repliche in altre località- ha concluso Giorgio Bellemo, presidente di Ascot, Associazione Operatori Balneari – sono la spinta propulsiva per valorizzare il patrimonio di bellezze, culturale, storico ed altro che non siamo mai riusciti a far ben comprendere”.

Per i primi mesi del nuovo anno, intanto sarà pronta, la cartina dei sette percorsi, con testi in due lingue, interattiva con il web attraverso dei Qr-Code, nella quale sarà possibile trovare tutti gli itinerari comprensivi di roadmap e schede di presentazione dei siti di interesse storico, architettonico e paesaggistico, nonché le aziende disponibili per una visita e per far conoscere le produzioni connesse al Radicchio di Chioggia Igp e alla sua trasformazione.

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Pomodoro “premium” per 365 giorni l’anno in serre Hi-Tech

“Grazie alle nostre serre hi-tech – spiega Mattia Gandini dell’azienda mantovana Gandini – riusciamo a produrre pomodoro premium per 365 l’anno che vendiamo sia con il marchio dell’Op Guidizzolo che con la marca privata dei principali catene italiane. La nostra strategia punta a distinguere il nostro prodotto sugli scaffali non solo per l’alta qualità ma anche per la sua disponibilità costante durante tutti i mesi dell’anno con due prezzi praticati, uno per l’estate e uno per l’inverno. Per questo, non ci poniamo in competizione con le varietà, cosiddette, di prezzo ma ci collochiamo su un segmento di mercato dove al momento, in Italia, siamo tra i pionieri spuntando prezzi a scaffale superiori di tre o quattro volte quelli delle varietà coltivate tradizionalmente”.

Progetti di espansione in vista per l’azienda mantovana che sta per portare in dote all’Op Guidizzolo un piano di ampliamento delle superfici in serra hi-tech per il pomodoro, che solo nel prossimo anno, prevedono la costruzione di due nuove strutture altamente tecnologizzate per complessivi 5 nuovi ettari che porteranno a 16 gli ettari di proprietà dell’azienda. L’obiettivo su scala nazionale, è arrivare al raddoppio delle superfici portando, nel medio periodo, da 50 a 120 gli areali complessive (tutti in serre idroponiche hi-tech dedicati al pomodoro) che ruotano nell’orbita dell’Op Guidizzolo.

“A noi interessa principalmente il mercato italiano – precisa Gandini – perché sa riconoscere e valorizzare la qualità del pomodoro. La leva su cui lavoriamo è proprio questa: il fatto che per anni sul mercato italiano si è venduto prodotto non sempre di prima qualità che invece è il nostro core business. Grazie alla tecnologia. Riusciamo ad abbattere quasi completamente i trattamenti fitosanitari. Al momento stiamo lavorando su sette varietà fra cui le principali sono il ciliegino, costoluto, mini-plumcocktail con sviluppi anche su cuore di bue e datterini colorati. Ma testiamo sempre nuovi prodotti anche per rispondere ad una richiesta del mercato che dà molta attenzione ai prodotti di alta qualità. A dimostrazione di ciò, basti pensare che in soli tre anni siamo passati da 2 milioni a 8 milioni di vaschette di pomodoro commercializzate”.

L’ultima novità, lanciata a luglio scorso, è la linea di confezionamento plastic free che permette all’azienda di proporre anche confezioni con un vassoio in cartoncino con flow pack in PLA e etichetta compostabile. “Siamo fra i primi in Italia ad essere partiti. Non sappiamo ancora se questa sia la strada migliore in assoluto ma abbiamo creato un’alternativa per i clienti che lo richiedono. Siamo in una fase di test anche se forse l’ideale per eliminare il problema della plastica esistente sul mercato, sarebbe di riuscire a riciclarla tutta impedendo quindi l’inquinamento dell’ambiente. Stiamo guardando anche ad eventuali sviluppi di economia circolare ma è un percorso che richiede anni e per il momento non c’è nulla sul tavolo se non qualche idea”.

Fonte: Corriere Ortofrutticolo

RRN, Pubblicati gli orientamenti per utilizzo costi semplificati PSR

La Rete Rurale Nazionale, nell’ambito delle attività a sostegno del miglioramento della capacità amministrativa delle Autorità di Gestione dello sviluppo rurale, ha elaborato una metodologia per l’individuazione delle unità di costo standard (UCS) per gli impianti arborei da frutto finanziati dalla misura 4 del PSR. Al fine di facilitare l’adozione di tali opzioni semplificate in materia di costi, è stato elaborato il presente documento. In esso, sono definiti gli orientamenti per la definizione delle domande da parte dei beneficiari e per l’istruttoria delle stesse da parte dell’Amministrazione.

Scarica il documento:

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Unioncamere Calabria, corso di formazione su EIC Accelerator Horizon 2020

Unioncamere Calabria, in qualità di partner della rete Enterprise Europe Network, organizza, attraverso il supporto tecnico di APRE- Agenzia per la Promozion della Ricerca Europea, Il CORSO DI FORMAZIONE EIC Accelerator e business model innovativi in Horizon 2020, che si terra’ nei giorni 10 E 11 DICEMBRE 2019 presso la Sala Conferenze di Unioncamere Calabria (Lamezia Terme )

Obiettivi principali del corso:

  • chiarire quali sono gli elementi di base per rendere una proposta di Horizon 2020 convincente nei suoi aspetti legati alla sostenibilità sul mercato;
  • presentare le principali novità che caratterizzeranno l’EIC Accelerator (ex SME Instrument) nel 2019-2020,
  • fornire una serie di strumenti operativi che supportino i proponenti, in particolare PMI, spin off e start up innovative, a considerare adeguatamente le dimensioni del mercato e del business nelle loro domande di finanziamento.

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione, da effettuare on line, tramite il seguente link https://forms.gle/ZSZtpKctJNURtTtb8 . Nella richiesta di iscrizione potrà essere indicato l’interesse ad un incontro personalizzato (sessione mattutina dell’11/12/2019) con l’esperto APRE, indicando il quesito da sottoporre. Le richieste saranno prese in considerazione in ordine cronologico di arrivo e fino ad esaurimento dei posti disponibili. In ogni caso, le richieste che non potranno essere accolte, riceveranno risposta tramite e-mail.

 

Scarica il programma del corso.

 

Per maggiori informazioni:

Dottssa Irene V. Lupis (i.lupis@unioncamere-calabria.it)

Dott.ssa Porzia Benedetto (p.benedetto@unioncamere-calabria.it)

Unioncamere Calabria

Desk Enterprise Europe Network

Tel. 0968/51481

E-mail: bridge@unioncamere-calabria.it

http://een.unioncamere-calabria.it/

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Il MISE mette a disposizione 50 milioni di euro per brevetti, marchi e trasferimento tecnologico

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato cinque Bandi per la valorizzazione di brevetti, marchi, disegni e per il trasferimento tecnologico delle attività di ricerca e sviluppo. Le risorse finanziarie disponibili sono circa 50 milioni di euro.

“Lo sviluppo del nostro sistema produttivo passa anche attraverso la tutela della proprietà intellettuale dei marchi e dei brevetti industriali – ha dichiarato il Ministro Stefano PatuanelliIl pacchetto di misure previsto dal Decreto Crescita va, infatti, nella direzione di facilitare e promuovere la brevettabilità delle innovazioni. L’obiettivo è quello di fornire un quadro di strumenti finanziari e normativi in grado di dare, nei prossimi mesi, stabilità e certezza sia alle imprese che investono sul loro know how che alle università e agli enti di ricerca impegnati in progetti di ricerca e sviluppo da trasferire in campo industriale”.

Le micro, piccole e medie imprese potranno presentare la richiesta di accesso agli incentivi per l’acquisto di servizi, fino all’esaurimento delle risorse, a partire:

  • dal 30 gennaio 2020 per le domande relative al bando Brevetti+, a cui sono destinati 21,8 milioni di euro, gestiti da Invitalia;
  • dal 27 febbraio 2020 per le domande relative al bando Disegni+, a cui sono destinati 13 milioni di euro, gestiti da Unioncamere;
  • dal 30 marzo 2020 per le domande relative al bando Marchi+, a cui sono destinati 3,5 milioni di euro, gestiti da Unioncamere.

Le Università e gli enti pubblici di ricerca potranno, invece, presentare richiesta di accesso agli incentivi per finanziare progetti a partire:

Per maggiori informazioni

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La delegazione FAI del Pollino, si discute di biodiversità dei prodotti locali

Il FAI (Fondo Ambiente Italiano) delegazione del Pollino organizza l’iniziativa dal titolo “La biodiversità alimentare nel Parco Nazionale del Pollino” che si svolgerà martedì 10 dicembre alle ore 17,00 a Castrovillari (CS) presso i locali dell’Ente Parco Nazionale del Pollino “Palazzo Gallo”, in Corso Garibaldi. Nell’ambito di questa iniziativa è previsto il contributo di Luigi Gallo dell’ARSAC sul tema: Lbiodiversità dei prodotti locali”.

PROGRAMMA

Saluti

Domenico Lo Polito – Sindaco di Castrovillari

Donatella Laudadio – Capodelegazione FAI Pollino

Carlo Sangineti – Presidente Centro Aggregazione Anziani “A. Varcasia” – Castrovillari

Interventi

Luigi Blotta – Docente IPSEOA Castrovillari “Il cibo tra alimentazione e cultura”

Luigi Gallo – ARSAC – Ce.D.A. n.2 Castrovillari  “ La biodiversità dei prodotti locali”

Conclusioni

Domenico Pappaterra – Presidente Parco Nazionale del Pollino

Modera: Mario Alvaro – giornalista

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Accordo provvisorio sulle prescrizioni minime per il riutilizzo dell’acqua in agricoltura

La Commissione accoglie con favore l’accordo provvisorio raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulle prescrizioni minime per il riutilizzo dell’acqua. Le nuove norme, proposte dalla Commissione nel maggio 2018, stabiliranno prescrizioni minime armonizzate riguardo alla qualità delle acque per un riutilizzo sicuro delle acque reflue urbane trattate nell’irrigazione agricola.

03-12-2019

Virginijus Sinkevičius, Commissario responsabile per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, ha dichiarato: “Questo accordo provvisorio fornisce all’UE un potente strumento per affrontare alcune delle sfide poste dai cambiamenti climatici. Insieme alle misure su risparmio ed efficienza idrica, l’utilizzo di acque depurate nel settore agricolo può svolgere un ruolo importante per combattere lo stress idrico e la siccità, garantendo contemporaneamente la piena sicurezza dei nostri cittadini“.

Attualmente la pratica del riutilizzo dell’acqua è attiva solo in pochi Stati membri ed è sfruttata molto al di sotto del suo potenziale. Le nuove norme concordate faciliteranno e incoraggeranno l’adozione di questa pratica positiva che può garantire un approvvigionamento più prevedibile di acqua pulita agli agricoltori dell’UE, aiutandoli ad adattarsi ai cambiamenti climatici e a mitigarne gli effetti. Grazie alle prescrizioni minime, le nuove norme assicureranno la sicurezza della pratica e rafforzeranno la fiducia dei cittadini nei prodotti agricoli sul mercato interno dell’UE.

L’accordo provvisorio deve ora essere formalmente approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE. Il testo integrale del comunicato stampa è disponibile online.

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Consultazione europea: valutazione delle indicazioni geografiche e specialità tradizionali UE

Unioncamere Calabria, in qualità di partner della rete Enterprise Europe Network, promuove la Consultazione “Valutazione delle indicazioni geografiche e delle specialità tradizionali garantite protette nell’UE”.

La Commissione ha avviato una consultazione pubblica e chiede un feedback sulle indicazioni geografiche (IG) e le specialità tradizionali garantite (STG), entrambe parte delle politiche in materia di qualità dell’UE.

Questa consultazione pubblica si rivolge al grande pubblico e alle parti interessate quali produttori, trasformatori, autorità nazionali e ricercatori. L’obiettivo è raccogliere feedback sulla comprensione e percezione dei regimi di qualità dell’UE. La consultazione pubblica è disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’UE ed è aperta per un periodo di 12 settimane.

Le IG sono denominazioni protette di prodotti che hanno un legame speciale con la loro origine geografica. Esistono tre tipi di IG (denominazione di origine protetta (DOP), indicazione geografica protetta (IGP) e indicazione geografica (IG)), a seconda del tipo di prodotto e della forza del legame con la loro regione di origine. La designazione STG evidenzia invece l’aspetto tradizionale del prodotto, come il modo in cui è realizzato o la sua composizione, senza che sia collegato ad una specifica area geografica.

I partecipanti alla consultazione pubblica avranno la possibilità di esprimere il proprio parere sulla performance dei sistemi e su come migliorare l’efficienza e semplificare le procedure dei regimi di qualità dell’UE. Ciò include la registrazione di un nome, le modifiche alle specifiche del prodotto e la cancellazione di un nome registrato.

La consultazione pubblica fa parte di una valutazione generale dei regimi di qualità dell’UE. La valutazione stabilirà quanto siano efficaci, efficienti, pertinenti e coerenti questi sistemi.

Contesto

Le tre diverse tipologie di IG includono:

  • La denominazione di origine protetta (DOP) può essere denominazione di vini e prodotti agroalimentari. Per essere riconosciuto come DOP, ogni parte del processo di produzione, trasformazione e preparazione del prodotto deve avvenire in una regione specifica.
  • L’indicazione geografica protetta (IGP) può anch’essa essere denominazione di vini e prodotti agricoli e alimentari. Tuttavia, le IGP possono essere riconosciute se almeno una delle fasi della produzione, trasformazione o preparazione ha luogo nella regione.
  • Le IG per le bevande spiritose e i vini aromatizzati possono essere riconosciute solo se almeno una delle fasi di distillazione o preparazione è eseguita nella regione. Tuttavia, gli ingredienti grezzi non devono provenire obbligatoriamente da quella regione.

Le STG – che indicano prodotti tradizionali – possono applicarsi solo ai nomi di prodotti agricoli e alimentari.

Tutti e quattro gli regimi proteggono la denominazione dalla falsificazione e dall’uso improprio. Le IG appartengono al sistema di diritti di proprietà intellettuale dell’UE, essendo legalmente protette dall’imitazione e dall’abuso all’interno dell’UE e nei paesi extra-UE in cui una protezione specifica si applica attraverso un accordo o un’applicazione diretta da parte del titolare del diritto.

Si invitano, le parti interessate a rispondere a questa breve indagine e a trasmettere, entro il prossimo 15.12.2019, al seguente indirizzo e-mail bridge@unioncamere-calabria.it, il questionario allegato, debitamente compilato, prestando particolare attenzione ai campi obbligatori (contrassegnati con un *).

 

Allegato:

Per ulteriori informazioni è possibile contattare:

Unioncamere Calabria, dott.sse Porzia Benedetto e Irene Lupis

Tel. 096851481

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Agrifood Next: l’agricoltura del futuro a Expo 2020

Grande successo di pubblico, con moltissimi giovani che hanno attivamente preso parte ad Agrifood Next, alla due giorni sull’innovazione tecnologica e la sostenibilità nelle Pmi dell’agroalimentare svoltosi a Siena e promosso dalle Fondazioni Prima e Qualivita.

L’Expo 2020 di Dubai, la prima nel mondo arabo sul tema sostenibilità e necessità idriche, sarà vetrina di eccellenza per l’agrifood italiano. Porteremo un osservatorio sull’innovazione per offrire un modello dell’analisi e del monitoraggio delle dinamiche aziendali e delle filiere dell’agri-food italiano e mediterraneo”. L’annuncio è di Paolo Glisenti, commissario generale per l’Italia Expo 2020, che da Siena ha spiegato come ci sia “grande aspettativa da parte degli altri Paesi che vedono l’Italia leader del settore”. 

Il Belpaese, ha spiegato Glisenti, “intende portare all’attenzione internazionale le migliori pratiche per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche, i sistemi alimentari, l’agricoltura di precisione insieme alle competenze italiane nel settore e in generale nella gestione del suolo”.

Proprio a Siena sono state raccontate storie di innovazione e organizzazione del settore

Dalle soluzioni per il miglioramento dei processi di irrigazione alla coltivazione di uva da tavola fuori suolo, dalle farming coach, le fattorie di comunità per il coworking, agli impianti idroponici e ai big data. Una vera e propria community che segna le linee guida per la nascita di una piattaforma sull’innovazione sostenibile del futuro dell’agrifood, aperta per la ricerca, le aziende, i consorzi di tutela, scuole e università.

Sostenibilità condivisa, blockchain a portata di agricoltore, sicurezza alimentare e agricoltura di precisione per la qualità dei prodotti e del lavoro, queste le sfide lanciate per il sistema agroalimentare. “Dobbiamo conciliare le piccole dimensioni dell’azienda con qualità, sostenibilità e redditività – ha detto Angelo Riccaboni, presidente di Prima -. Per creare questo equilibrio occorre fare innovazione. Solo con l’innovazione le imprese possono coniugare la qualità dei loro prodotti e il necessario rispetto dei principi della sostenibilità ambientale e sociale”.

Le storie presentate a Siena verranno raccolte nella piattaforma digitale, prima observatory on innovation, che raccoglie le buone pratiche e casi innovativi del settore agroalimentare.

 AGRICOLTURA DI PRECISIONE

VALLERIA VILLANI – Agricola Carlini

Presidente regionale Agia, Valeria Villani è una giovane agricoltrice, che per la propria azienda agricola a conduzione familiare ha puntato su innovazione tecnologica, know-how e spinta imprenditoriale. L’Azienda, situata a Gualtieri RE, sulle sponde del Po, è attiva nel settore cerealicolo. Dopo l’abbassamento dei prezzi cerealicoli, l’azienda ha investito in strumenti innovativi per ottimizzare le risorse, aderendo al circuito FieldView, che monitora la produzione tramite sensori installati sui macchinari, collegati a dei satelliti, raccogliendo dati essenziali per la pianificazione. Nella coltivazione di mais, i sistemi satellitari ottimizzano i costi e massimizzano le rese.  La spinta innovativa dei giovani di casa, Valeria e il fratello Mirco, ha portato l’azienda a puntare su sistemi altamente tecnologici per migliorare la sostenibilità produttiva ed economica della propria azienda.

CRISTIANO SALVAGNIN – Porto Felloni

L’azienda Porto Felloni, a Lagosanto (FE), della famiglia Salvagnin, è stata tra le prime in Italia (1990) ad aprirsi verso le nuove tecnologie di Agricoltura di Precisione.  500 ettari di terreno di proprietà coltivati con tecniche sempre più avanzate di precision farming e sistemi integrati che oggi arrivano a trasferire dai macchinari al campo le informazioni nei gestionali dell’azienda. Oggi tutta l’azienda è mappata, questo permette di conoscere la struttura del terreno, la presenza di elementi nutritivi, le produzioni, la salinità e le pendenze. Incrociando i dati, è possibile avere una gestione aziendale integrata. Grazie agli input inviati dai macchinari in campo ai software in azienda è possibile avere il controllo delle persone, dei macchinari e dei prodotti, questo permette un’analisi dei costi e una rintracciabilità continua, puntuale e accurata di tutte le operazioni colturali. Ultimamente  l’azienda ha  acquisito anche  immagini satellitari e da drone e sonde per la rilevazione dell’umidità in tempo reale, elaborando modelli previsionali per le varie fasi di coltivazione.

COSIMO CALCIANO –  Revortree è una startup innovativa, che ha creato una piattaforma hardware e software per l’agricoltura di precisione per monitorare lo stato dei terreni, gestire le operazioni agronomiche e le attività agricole, automatizzare l’impianto di irrigazione, ottimizzando i suoi processi. Un aiuto concreto per nuovi imprenditori agricoli e per un’agricoltura sostenibile. Un valido aiuto per chi ha vigneti, frutteti e nella gestione dell’irrigazione tramite monitoraggio in real time, dati e intelligenza artificiale: un esempio di precision farming, che sfrutta le nuove tecnologie per aumentare la produttività del terreno risparmiando tempo, energie e risorse. Una rete di sensori distribuita tra i filari, trasmette le informazioni raccolte sul terreno ad un software sullo smartphone del proprietario. L’agricoltore, può così controllare dal proprio smartphone umidità e temperatura del frutteto o dell’uliveto, programmando l’irrigazione. Il vantaggio di questo sistema, oltre alla gestione dell’irrigazione, è l’aumento del potenziale di tracciabilità del prodotto, potendo collegare i dati dei sensori alla produzione.

LUCA TONINATO – Ager Coop

Luca Toninato, agronomo, esperto di viticoltura, è presidente della cooperativa AGER – Agricoltura e Ricerca che si occupa di realizzare progetti sperimentali nel campo della viticoltura, delle piante ornamentali e della zootecnia, con particolare interesse nello sviluppo di progetti di viticoltura sostenibile e di viticoltura di precisione. Ager Coop è composta da un team variegato di competenze che opera in vari settori delle produzioni agricole, seguendo il principio comune della sostenibilità. Il loro metodo di lavoro si basa su un’agronomia semplice e naturale che interviene solo se necessaria, nel rispetto della pianta e dell’ambiente che la circonda. AGER ha elaborato il sistema ARS di agricoltura di precisione che, in base alle esigenze specifiche delle aziende, individua corrette strategie d’intervento. Grazie a sensori e sistemi di posizionamento (GPS) vengono evidenziate le disomogeneità presenti negli appezzamenti, permettendo di gestire al meglio le differenze vegeto-produttive rilevate.

EMANUELE VITA  –  Azienda agricola Geva, Agrigento

L’azienda agricola Geva coltivava uva da tavola e ortaggi in maniera convenzionale. Messa in difficoltà dai prodotti che arrivavano dall’Africa ha deciso di puntare sull’innovazione e sulla qualità. L’innovazione si è tradotta nella coltivazione di uva da tavola fuori suolo, (creando il primo vigneto in Europa in fuori suolo), che consiste nel sostituire il terreno agrario con vari substrati in diverse tipologie di contenitori, dove le esigenze idriche e nutrizionali delle piante sono soddisfatte dalla distribuzione di soluzioni nutritive acquose “irrigazione fertilizzante”. I fuori suolo vengono attuati all’interno di serre o sistemi protetti (coltivazione senza terra in substrato o in idroponica), tecnica che ha permesso a Geva di arrivare prima sul mercato, con un prodotto di grande qualità, destinato al mercato estero. Parallelamente è iniziata anche la coltivazione di albicocche sotto serra e la coltivazione fuori suolo di finger lime, frutto di origine australiana, detto caviale di limone per via delle vescicole presenti nel frutto che alla vista assomigliano al caviale. La coltivazione fuori suolo a ciclo chiuso recupera con delle canalette l’acqua che viene data alle piante, che, sterilizzata, viene rimessa in circolo, per  ottimizzare i costi e rispettare l’ambiente.

CARLO BISAGLIA – CREA

L’analisi dell’economia agraria permette di elaborare nuove tecniche in agricoltura, cercando di prevedere e studiare le variabili che la caratterizzano (produzioni,  appezzamenti, suolo,  coltura, fattori avversi e gestione). Fino ad oggi era difficile tenere conto di questa variabilità perché le attuali agrotecniche si sono basate su valori medi aziendali. L’agricoltura di precisione e l’agricoltura digitale permettono di gestire la variabilità con l’introduzione di tecnologie, ma servono investimenti e competenze extra-agricole . Ma ne conseguirà una riduzione fino al 15% dei concimi minerali distribuiti a parità di produzione ( con benefici agronomici, economici e ambientali) e una riduzione fino al 20% dei concimi organici distribuiti (liquame, digestato). L’agricoltura di precisione e digitale potrà ridurre fino al 70% le quantità di fitofarmaci distribuiti (benefici economici, ambientali, biologici e contrasto alla resistenza sviluppata dai patogeni nei confronti dei princìpi attivi) e sanitari. Porterà a rese superiori del 10% seminando a densità maggiore solo dove il terreno è più fertile e a un risparmio del 30% di acqua irrigua utilizzando Sistemi di Supporto alle Decisioni (SSD)

TERRITORIO E INDICAZIONI GEOGRAFICHE

RICCARDO DESERTI – Consorzio Parmigiano Reggiano

Riccardo Deserti, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop delinea le scelte strategiche per il futuro del Consorzio che è nato ufficialmente nel 1934 e cresciuto negli anni, portando avanti l’arte e la tradizione di un prodotto storico, eccellenza e simbolo del Made in Italy alimentare. Molto attivo nel salvaguardare e migliorare il già altissimo livello qualitativo di un prodotto unico e prezioso come il Parmigiano Reggiano DOP, il Consorzio oggi si trova ad affrontare l’innovazione nella gestione della produzione e della tutela del brand, intervenendo sull’offerta per far crescere la domanda nel mercato globale, per dare un valore maggiore alla produzione e far diventare la Dop Parmigiano Reggiano una sorta di Limited Edition. Prossimi obiettivi del Consorzio: piano di regolamentazione dell’offerta –partecipazione economica dei produttori agli investimenti – sviluppo dell’export e particolare attenzione per il benessere animale.

FORTUNATO AMARELLI – Amarelli Fabbrica di Liquirizia

L’azienda Liquirizia AmarellI, a Rossano,  Calabria, ha una  lunga storia fatta di passione, cultura, impresa e tradizione. Documenti storici attestano che già intorno al 1500 la famiglia Amarelli commercializzava i rami sotterranei di una pianta che tutt’ora cresce in abbondanza nei suoi latifondi: la liquirizia – nome scientifico di Glycyrrhiza Glabra – cioè radice dolce. Per raccontare questa storia, la famiglia ha aperto il Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli” che ha ottenuto nel Novembre 2001, il “Premio Guggenheim Impresa & Cultura, situato nel palazzo sede dell’azienda”. Nell’aprile 2004, le “Poste Italiane” hanno riconosciuto l’unicità di questo Museo, con un francobollo della serie “Il Patrimonio artistico e culturale italiano”, emesso in 3.500.000 esemplari.

GUALBERTO RICCI CURBASTRO – Consorzio Franciacorta

Gualtiero Ricci Curbastro interviene in rappresentanza del Gruppo giovani del Consorzio Franciacorta, formalizzato fin dal 2016 all’interno del Consorzio costituito nel 1990 a Corte Franca per garantire e controllare il rispetto della disciplina di produzione del vino Franciacorta. Si tratta dell’unica realtà consortile italiana ad avere al suo interno un gruppo Gruppo Giovani formalizzato, nato per dare nuova vitalità al Consorzio, che lo ha ufficializzato favorendo l’ingresso di alcuni rappresentanti dei giovani nel Cda del Consorzio. Il gruppo di under  40, con la voglia di mettere in campo idee e contributi per la crescita della Denominazione, si riunisce per degustazioni tecniche e comparative, effettua incontri  sul territorio per conoscere le tante realtà storiche e per parlare del futuro dello spumante Metodo classico Franciacorta.

FRANCESCO LORETI-  Urbani Truffleland

Il grande vivaio Urbani Truffleland (Scheggino, in Umbria) produce piante micorrizate per la coltivazione dei tartufi con una metodologia rivoluzionaria, destinate al mercato italiano e internazionale. Coltiva nuove piante da tartufo che nascono al centro di infinite tartufaie naturali che sono invece lì da secoli e che hanno bisogno di nuova forza. Sono piante di quercia, nocciolo e carpino, curate singolarmente da mani esperte. Piantate poi all’esterno, per cinque anni se ne stanno silenziose ad assorbire tutto il nutrimento, aspettando con pazienza che la terra le maturi. Il risultato è il tartufo, cibo unico e profumato. Truffleland, un’azienda che  esporta in tutto il mondo, valorizza la biodiversità, e indica la via più virtuosa per il recupero delle zone abbandonate, per l’aumento della redditività dei terreni montani incolti, attraverso la creazione di ecosistemi ad elevatissima biodiversità con un impatto benefico sull’ambiente.

GIOVANNA TIEZZI-  Azienda Agricola Pacina

Pacina è un antichissimo convento del 900 a Castelnuovo Berardenga (Siena) con intorno vigneti, oliveti, campi e boschi e ancora più in là le Crete Senesi. Giovanna Tiezzi interviene per raccontare la sua esperienza di agricoltore che da 30 anni vive di agricoltura che rispetta l’equilibrio dell’ambiente. Un piccolo luogo in cui le differenze in qualche modo sono state rispettate e mantenute, differenze dell’habitat variato, sia nella presenza del bosco e di vari tipi di coltivazioni, sia nell’alternarsi del lavoro e del riposo della terra, così che gli ecosistemi vegetali e animali hanno potuto mantenere la loro ricchezza e le loro interrelazioni. Le monocolture sono la morte dell’agricoltura, la differenziazione è alla base dell’equilibrio. Giovanna Tiezzi che produce vino, olio cereali, legumi e legname, vuole dimostrare attraverso la sua storia personale, che di agricoltura si può vivere bene, in sintonia con i ritmi e gli equilibri della natura.

L’INNOVAZIONE NELLA FORMAZIONE DEGLI IMPRENDITORI DEL FUTURO

PAOLO NENCI – Azienda Agricola Nenci

Imprenditore agricolo e Farming Coach, questo è Paolo Nenci, dell’Azienda agricola Nenci a Chiusi (Siena) che da due anni ha creato un lavoro inesistente prima di lui, aiutando gli imprenditori agricoli a capire come creare un maggior reddito, con minore spese, utilizzando nuove idee e nuovi concept, facendo crescere il loro brand, in modo che possano sprecare meno tempo, energie e soldi ed essere più soddisfatti ed economicamente liberi. Utilizza in maniera innovativa il web e nello specifico i Social Network attuando strategie di marketing digitale che hanno fatto crescere il suo fatturato e la sua popolarità. Nenci, il Contadino Social, organizza corsi per i tutti gli appassionati del mondo dell’agricoltura. Uno dei suoi corsI di formazione, in particolare quello sulla potatura della vite, ha raggiunto il massimo di iscrizioni permesse, solo dopo 72 ore dal lancio sui social.

LUIGI GALIMBERTI – Sfera Agricola

Sfera Agricola, situata a Gavorrano (GR) è una serra attiva, è infatti in grado di adattare in tempo reale il suo clima per far sì che la crescita degli ortaggi avvenga sempre in condizioni ottimali, indipendentemente dalle condizioni metereologiche esterne. Il recupero delle acque piovane e il ciclo di coltivazione chiuso permettono a Sfera di accumulare acqua nei mesi piovosi, per poi impiegarla nei periodi di siccità con un risparmio idrico fino al 90% rispetto alle coltivazioni su suolo. All’interno di Sfera si utilizzano quasi esclusivamente mezzi di lotta biologica, come gli insetti utili e molecole di origine naturale. Per un prodotto buono e anche salutare. L’Azienda ha investito sulle nuove tecniche di idroponica e consegna in sole 24 ore dal raccolto.  I prodotti di Sfera Agricola sono un’eccellenza culinaria prodotta preferendo l’utilizzo di insetti buoni ai trattamenti chimici e con un’attenta e precisa valorizzazione di ogni risorsa naturale. Nasce su 3 valori fondamentali: sostenibilità, efficienza e sicurezza.

ANGELA LOBASCIO – Terradiva – Azienda Agricola Biologica

Angela Lobascio – Terradiva – Azienda Agricola Biologica Terradiva, pugliese, alle porte del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, è l’azienda agricola della famiglia Lobascio dedita all’agricoltura già dai primi anni del 1900. Gli ULIVI ricoprono circa 27 ettari dell’azienda e sono circa 10.000, hanno un’età media di 60-70 anni e affondano le loro radici in un terreno tufaceo. La varietà di olive prevalente è la Coratina. Da oltre 20 anni l’azienda è certificata dall’ente di controllo ICEA autorizzato dal Ministero dell’Agricoltura. L’agricoltura biologica mantiene e rispetta la biodiversità, ovvero la varietà degli esseri viventi presenti sul nostro pianeta, da esseri piccolissimi a piante, animali ed ecosistemi, tutti legati l’uno a l’altro e indispensabili. Infatti, l’uso di pesticidi chimici di sintesi, tipico delle colture non biologiche, determina la scomparsa di insetti utili e l’impoverimento del suolo.

FILIERE

FRANCESCA PETRINI – Fattoria Petrini

La Fattoria Petrini è un’azienda a conduzione familiare che produce pregiati oli di oliva extra-vergini biologici con le olive provenienti dagli uliveti di proprietà nel comune di Monte San Vito, vicino Ancona. L’azienda è situata sul colle “SAN VITO”, noto fin dai tempi degli antichi Romani per il suo clima e la sua posizione particolarmente favorevoli alla coltivazione dell’ulivo.  Ha recuperato l’antico ulivo romano e ha costruito una filiera integrata e sostenibile che ha portato alla produzione di uno degli oli extra-vergini biologici che fa parte dell’eccellenza italiana. Nel 2015 Francesca Petrini è stata nominata quale testimonial delle Marche nel mondo, in occasione di Expo 2015

LAURA GAZZA – CREA

Laura Gazza del Centro di Ricerca Ingegneria e Trasformazioni agroalimentari (CREA) presenta il progetto di valorizzazione del grano monococco, un grano antico che possiede molte qualità per un’alimentazione moderna e sostenibile. Il progetto è un esempio di agricoltura sostenibile e di innovazione alimentare, di ottimizzazione di filiera, di agricoltura low input ad alto reddito. che lo rendono adatto ad

NICOLÒ BARBANO- Xfarm

xFarm è una azienda che ha progettato e realizzato un software che aiuta gli agricoltori a lavorare migliorando la gestione dei dati:  dalla raccolta dei dati personali, al parco macchine, fino al registro delle attività in campo, attraverso un quaderno di campagna digitale e creando tutti i documenti oggi fondamentali per tracciare le proprie attività e garantire i propri prodotti. L’applicazione aiuta e semplificare il duro lavoro degli agricoltori rendendo semplice l’utilizzo di moderne tecnologie. L’azienda ha un progetto sulla viticoltura con: Cantine Ricci Curbastro (Franciacorta), Ruffino (Toscana), Torrevento (Puglia).

ANDREA SOZZI SABATINI – Agrorobotica

Agrorobotica è una start up innovativa nata nel 2017 che si occupa di agricoltura di precisione e farming management: progetta, produce e commercializza veicoli e attrezzature semiautomatiche che, sfruttando algoritmi di apprendimento, sono in grado di trasportare sensori ad alto contenuto tecnologico e di utilizzare sistemi avanzati di comunicazione al fine di fornire soluzioni innovative basate sull’elaborazione e visualizzazione dei dati acquisiti. SpyFly è il prodotto di punta di Agrorobotica, una trappola robotica contro la mosca delle olive ed altri insetti nocivi: attira, cattura, fotografa e riconosce tramite algoritmi di intelligenza artificiale gli insetti nocivi e avvisa l’agricoltore. L’Intelligenza Artificiale di cui è dotata la SpyFly analizza i dati ambientali rilevati in campo combinandoli con i dati delle catture, ed elabora modelli previsionali in grado di allertare preventivamente l’agricoltore delle condizioni ideali per la presenza degli insetti dannosi.

ANDREA BENCINI – Marchesi Antinori

In tutta la sua lunga storia, attraverso 26 generazioni, la Famiglia Antinori ha sempre gestito direttamente l’attività con scelte innovative e talvolta coraggiose ma sempre mantenendo inalterato il rispetto per le tradizioni e per il territorio. In Toscana, l’azienda è capofila del progetto di introduzione e collaudo di tecniche di lotta biologica per un controllo efficace e sostenibile di insetti dannosi alla vite, con l’obiettivo di ridurre l’impiego di insetticidi chimici e rendere più sostenibile la gestione.

Il progetto ha creato un modello di riferimento innovativo che è stato adottato anche in altre aziende (non solo Antinori) ed in altri areali viticoli.

DIGITALE, BLOCKCHAIN E BIG DATA 

STEFANO IMPERATORI – Ist. Poligrafico Zecca dello Stato

Stefano Imperatori, IPZS, propone l’esempio di due Indicazioni Geografiche italiane (Cioccolato di Modica IGP e Aceto Balsamico di Modena IGP) che hanno avviato la sperimentazione del Passaporto Digitale, il sistema di tracciabilità agroalimentare realizzato in collaborazione fra Poligrafico dello Stato, Fondazione Qualivita e supervisionato da CSQA Certificazioni. La soluzione sviluppata dal Poligrafico per il settore agroalimentare prevede l’integrazione di un sistema di anticontraffazione e tracciabilità e i dati certificati da CSQA, attraverso la tecnologia blockchain, con il coinvolgimento di tutta la filiera. Il passaporto digitale è una soluzione tecnologica a difesa della qualità ed originalità del prodotto.

FULVIO CONTI – Almaviva

Almaviva è un gruppo leader italiano nell’Information & Communication Technology ed è una delle società di innovazione digitale più grande d’Europa. Si occupa con il MIPAAF del primo caso di Blockchain pubblica legata al vino. Fulvio Conti, racconta il caso delle arance rosse dell’Etna: Digital Transformation a supporto del Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP. Un esempio di blockchain che mette in campo funzionalità sia per i consumatori, che per gli operatori a tutela dell’agrumicoltura siciliana.

STENO FONTANARI – MPA Solutions

Intelligenza artificiale al servizio dell’agricoltore. MPS Solutions realizza soluzioni per tutti i dispositivi che rendono efficace e semplice la raccolta e la gestione dati. E’ specializzata nello sviluppo di piattaforme per i “big data” che rendono pratica, efficace e tempestiva la raccolta, l’organizzazione e la condivisione di dati georiferiti; fornisce soluzioni di AI a supporto del dicision making. L’obiettivo è efficientare processi secolari introducendo soluzioni di Intelligenza Artificiale con uso di tecnologia sostenibile nei costi e per l’ambiente con un parallelo percorso di formazione per agronomi e agricoltori.

PHILIPPE LEJEUNE – Irritec

Da oltre 40 anni Irritec offre soluzioni irrigue all’avanguardia per l’agricoltura. Nel corso degli anni, l’offerta dell’azienda si è ampliata, dando agli agricoltori la possibilità di incrementare quantitativamente e qualitativamente i propri raccolti. Microirrigazione, subirrigazione, fertirrigazione: tutti sistemi di irrigazione atti a migliorare la produzione utilizzando il quantitativo minore possibile di acqua, energia elettrica e fertilizzanti. Irritec realizza soluzioni irrigue efficienti, appropriate ed efficaci per ogni coltura, ottimizzando i processi produttivi al fine di ridurre gli impatti ambientali.

AGRIBUSINESS

 THOMAS MARINO – The Circle

The Circle è un’azienda agricola ed energetica dall’alto contenuto tecnologico che sta lavorando ad un modello di sviluppo sostenibile e competitivo che produce cibo ed energia, senza alcun impatto sull’ambiente. Ha realizzato il primo impianto commerciale acquaponico d’Italia: 1500 mq di serra che ospitano un sistema di coltivazione tecnologico e competitivo. Nell’impianto acquaponico l’acqua circola dalle vasche dei pesci raggiungendo e fertilizzando le piante, per tornare poi nuovamente pulita ai pesci. Questo consente di recuperare tutta l’acqua che le piante non sono state in grado di assorbire; riducendo del 90% il consumo di acqua per kg di prodotto rispetto all’agricoltura tradizionale. La tecnologia aquaponica consente di coltivare interamente fuori suolo, anche nei suoli esausti o contaminati.

LORENZO GIORGI – Bloom Project

Partita come start up Bloom Project oggi ha fatto il suo business progettando soluzioni pensate per aiutare gli agricoltori a tenere sotto controllo in modo semplice i parametri ambientali che influenzano la resa e la qualità dei loro raccolti. La start up fa ricerca collaborando con università italiane e straniere, avvalendosi della competenza di ricercatori nel campo della botanica, dell’agraria, delle biotecnologie e dell’ingegneria.

Bloom Project realizza pratiche di agricoltura circolare portando nei paesi del sud del mondo un tipo di innovazione open source e low tech, a basso impatto ambientale e positive ricadute sociali ed economiche. Agritube è il primo progetto idroponico di Bloom che permette di coltivare anche in condizioni di estrema scarsità d’acqua o dove il terreno non è fertile, è inquinato o è troppo secco.

LAPO SECCIANI – LS Nutraceutici

Laboratori Scientifici Nutraceutici è una start up innovativa che studia, produce e distribuisce integratori nutraceutici Made in Italy, incubata all’interno del Distretto Biomedicale di Mirandola. Realizza prodotti nutraceutici che siano di supporto e aiuto nella ricerca del benessere e nel mantenimento di un corretto stato di salute. Integra tradizione Ayurvedica e medicina occidentale, fa ricerca scientifica e selezione dei principi attivi. Con la sua attività l’azienda dimostra che è possibile fare business sostenibile a livello ambientale, sociale, economico. Lapo Secciani, rappresenta un esempio di giovane imprenditore etico, impegnato per la comunità. “Nutraceutica” è un termine che deriva dall’unione dei termini “Nutrizione” e “Farmaceutica” ed è un settore che studia “i componenti alimentari o i principi attivi presenti negli alimenti che hanno effetti positivi per il benessere e la salute, inclusi la prevenzione ed il trattamento delle malattie”.

CLAUDIO SCIPIONI – Azienda Agricola Scipioni

L’Azienda Agricola Scipioni opera da generazioni nel contesto della Piana del Fucino in Abruzzo, con una visione innovativa di ricerca e sperimentazione in collaborazione con il Dipartimento di Biologia di base e applicata dell’Università dell’Aquila e il consorzio ITQ.SA. Specializzata nella produzione di patate, carote e cipolle. Negli ultimi anni ha messo a punto una coltivazione a basso impatto ambientale, che riduce o elimina le concimazioni solfatiche o azotate e non impoverisce il terreno. Per le caratteristiche di sostenibilità delle sue produzioni l’Agricola Scipioni è stata scelta come fornitore di patate per McDonald’s attraverso il progetto “Fattore Futuro”, promosso in occasione dell’Expo 2015 da McDonald’s,con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per sostenere l’agricoltura italiana e i giovani imprenditori. Questo progetto ha permesso di inserire giovani imprenditori attenti all’ambiente e alla sostenibilità , fra i fornitori per l’Italia di materie prime di alta qualità destinate ai ristoranti del colosso del food americano.

Fonte: InformaCibo.it

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Un fondo europeo a sostegno della bioeconomia circolare

Il futuro fondo, istituito nell’ambito della strategia dell’UE per la bioeconomia, mira a raccogliere 250 milioni di euro di fondi da investitori pubblici e privati entro l’inizio del 2020, che investirà in settori come l’agricoltura e l’allevamento, l’acquacoltura, la pesca, la silvicoltura, i prodotti biochimici, i biomateriali e l’alimentazione. La Banca europea per gli investimenti dovrebbe investire fino a 100 milioni di euro nel fondo, che è sostenuto da una garanzia di InnovFin – Finanziamento dell’UE per l’innovazione , un’iniziativa finanziata nel quadro di Orizzonte 2020.

Accedi da qui per saperne di più: https://www.ecbf.vc/

 

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Eni-Cnr per la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile della risorsa idrica

Lo scorso 26 novembre  è stato inaugurato a Metaponto alla presenza del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, il centro di ricerca congiunto Eni – Cnr dedicato alla promozione di soluzioni e tecnologie innovative per l’efficienza e l’ottimizzazione della gestione delle acque volte ad una corretta valorizzazione delle risorse idriche. Le attività si svilupperanno su tre direttrici progettuali: l’ottimizzazione dell’uso dell’acqua in agricoltura, le tecnologie avanzate di riutilizzo di acque urbane e industriali e la gestione ottimale delle acque sotterranee costiere e dei rischi di salinizzazione, per un investimento economico di oltre 7 milioni di euro in 5 anni (2019 -2024).

L’avvio del centro si inquadra all’interno della collaborazione a livello nazionale fra Eni e Cnr (Joint Research Agreement) siglata lo scorso 24 marzo che prevede la costituzione di quattro poli di ricerca di eccellenza nel Mezzogiorno per uno sviluppo ambientale ed economico sostenibile. Il centro di ricerca congiunto nella fase iniziale prevede l’impegno di 13 ricercatori e tre assegnatari di borse di dottorato dell’Università della Basilicata e disporrà di laboratori dotati di strumentazioni tecnologiche d’eccellenza e di 2 serre sperimentali.

Il tema della disponibilità di acqua dolce rivestirà un ruolo sempre più rilevante nel prossimo futuro e per questo l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ha inserito tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile l’accesso sicuro alla risorsa idrica. In linea con questo obiettivo, i ricercatori Eni e Cnr lavoreranno insieme in quello che è destinato a diventare un centro di riferimento per quanto riguarda la ricerca nell’ambito dell’economia circolare per tutto il Mediterraneo. Un particolare impegno inoltre sarà dedicato alla promozione di soluzioni e tecnologie innovative in grado di aumentare la produttività e l’efficienza dell’uso dell’acqua nel comparto agricolo e alla  mitigazione degli impatti crescenti della siccità nel Mediterraneo.

Nel corso dell’evento sono stati anticipati i risultati dello studio ‘Opportunità per la Basilicata’, che nasce dalla collaborazione di Eni con le eccellenze scientifiche e tecnologiche del Mezzogiorno: Cnr-Alasia di Metaponto, Enea della Trisaia, Università della Basilicata, Fondazione Eni Enrico Mattei di Potenza ed Università Federico II di Napoli. Lo studio intende fornire un contributo per valorizzare le risorse energetiche e le potenzialità legate al territorio della Basilicata attraverso 11 traiettorie tecnologiche prioritarie per uno sviluppo ‘innovation-driven‘. I risultati saranno utilizzati per individuare congiuntamente agli stakeholder regionali e locali le linee di potenziali interventi nei settori dello Smart Farming, della bioeconomia ed economia circolare, dell’energia e mobilità sostenibili e dell’Industria culturale e creativa nell’ambito di una progettualità partecipata per la creazione di valore nel lungo periodo.

Per informazioni:
Francesco Loreto, Cristina Battaglia
francesco.loreto@cnr.it
cristina.battaglia@cnr.it
Contatti Eni: Ufficio Stampa, tel. +39/02/52031875, +39/06/598220300 email: ufficio.stampa@eni.com; Centralino Eni: +39/06/59821

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Vodafone al fianco delle cooperative per un’agricoltura 4.0

Alleanza cooperative agroalimentari e Vodafone hanno siglato oggi a Roma un accordo quadro per proporre alle cooperative associate un ampio ventaglio di servizi e di collaborazioni nel campo della smart agriculture. Vodafone è pronta a sviluppare per le principali cooperative servizi e progetti innovativi quali: app per smartphone e tablet, sensori per il controllo di parametri agroclimatici, sistemi informativi gestionali, tecnologie blockchain.
 
“Nel mondo cooperativo c’è una attenzione crescente alle innovazioni e alle nuove tecnologie, che stanno assumendo un ruolo sempre più strategico per la competitività del comparto – spiega il presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri – Abbiamo scelto di farci affiancare da Vodafone in un percorso di ammodernamento del comparto, in cui le nostre aziende cooperative non partono certo da zero. 
“In particolare – prosegue Mercuri – per rispondere alle aspettative e alle crescenti richieste di trasparenza dei consumatori abbiamo bisogno che le aziende riescano a trasferire tutte le fasi di lavoro che ci sono dietro un prodotto. Questo possiamo farlo solo tracciando in modo innovativo le nostre produzioni attraverso il ricorso alla blockchain, una tecnologia in forte crescita proprio perché ha il vantaggio di arrivare direttamente ai consumatori”.
 
La blockchain consente ai consumatori, attraverso una generica app che rileva il Qr-code applicato sull’etichetta di un prodotto, di visualizzare sullo smartphone il campo in cui un prodotto è stato coltivato e seguire i singoli passaggi e metodi del processo produttivo. La tecnologia blockchain può essere utilizzata in innumerevoli altre applicazioni per rispondere alle esigenze delle aziende.
 
“L’obiettivo che ci poniamo come Vodafone Business – precisa Alessandro CanzianHead of Corporate sales & innovative services in Vodafone Italia – è quello di sviluppare un completo ecosistema di soluzioni, replicabili e scalabili a supporto della produttività e sostenibilità delle aziende agricole italiane combinando la migliore connettività fissa e mobile con la piattaforma di servizi IoT, Analytics e Cloud. L’utilizzo esteso di soluzioni IoT, da parte delle piccole imprese agricole riunite in cooperative e rappresentate nell’Alleanza cooperative agroalimentari, permetterà da un lato di porre maggiore attenzione al raccolto, alla lavorazione e alla conservazione, e dall’altro di favorire il passaggio ad un’agricoltura, dove i dati raccolti in tutta la filiera rendono evidente la qualità del prodotto. Andremo ad automatizzare alcuni elementi della Blockchain per semplificare l’adozione di questa tecnologia da parte di tutti i soggetti che fanno dell’Alleanza cooperative agroalimentari un soggetto importante per guidare la trasformazione digitale del settore agroalimentare”.
 
Nella foto la firma dell’accordo: a sinistra Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza cooperative Agroalimentari e Alessandro Canzian, Head of corporate sales & innovative services in Vodafone.
 
Fonte: Ufficio stampa Confcooperative
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Mipaaf: Bando per progetti innovativi contro sprechi alimentari

Bando per la selezione pubblica nazionale per l’erogazione di contributi per il finanziamento di progetti innovativi, relativi alla ricerca e allo sviluppo tecnologico nel campo della shelf-life dei prodotti alimentari e al confezionamento dei medesimi, finalizzati alla limitazione degli sprechi e all’impiego delle eccedenze alimentari.

TERMINE PER LA PRESENTAZIONE DELLE FAQ: ORE 14.00 del 29 NOVEMBRE 2019

TERMINE PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE: ORE 14.00 del 20 DICEMBRE 2019


Cosa viene finanziato

Erogazione di contributi per il finanziamento di progetti innovativi, relativi alla ricerca e allo sviluppo tecnologico, nel campo della shelf life dei prodotti alimentari e al confezionamento dei medesimi, finalizzati alla limitazione degli sprechi e all’impiego delle eccedenze alimentari, nonché per il finanziamento di progetti di servizio civile nazionale, che assicurino una concreta applicazione dei risultati conseguiti.
Il finanziamento complessivo, per i progetti di cui al comma 1, è pari a euro 800.000 (ottocentomila/00).
Il finanziamento massimo ammissibile per ciascun progetto è pari a euro 50.000.


Chi può partecipare:

a. enti pubblici, università, organismi di diritto pubblico e soggetti a prevalente partecipazione pubblica;
b. associazioni, fondazioni, consorzi, società, anche in forma cooperativa e imprese individuali;
c. una aggregazione, nelle forme consentite dalla vigente normativa, anche temporanea o nella forma di start up, di due o più dei soggetti individuati al punto a) e b). La costituzione dell’aggregazione deve essere già avvenuta, al momento della presentazione della domanda;
d. una rete di imprese, come definita ai sensi dell’art. 3, comma 4-ter, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni dalla L. 9 aprile 2009, n. 33 e successive modificazioni ed integrazioni;
e. soggetti iscritti all’Albo nazionale ed agli Albi delle Regioni e delle Province autonome  Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile

 

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Dal CREA: la ricerca per prevenire la malattia senza rimedio degli agrumi

Potrebbe essere per gli agrumi quello che la xylella è stata per gli ulivi. Si tratta del greening o HLB (Huangolongbing o “malattia del ramo giallo”), una terribile malattia causata dal batterio Candidatus liberibacter che sta mettendo in ginocchio l’agrumicoltura mondiale. Per questo la ricerca, in una vera e propria corsa contro il tempo, sta provando a fermarne l’avanzata verso il Mediterraneo ed il Vecchio Continente, adottando una strategia preventiva grazie a PreHLB – (PREVENTING HLB EPIIDEMICS FOR ENSURING CIITRUS SURVIVAL IIN EUROPE).


La malattia senza rimedio

Si tratta del greening o HLB (Huangolongbing o “malattia del ramo giallo”), una terribile malattia causata dal batterio Candidatus liberibacter che sta mettendo in ginocchio l’agrumicoltura mondiale. Colpisce sia il portainnesto che la varietà di agrumi (arancio, pompelmo, limone, lime, mandarino) e ad oggi non si conoscono purtroppo specie agrumicole “resistenti”. Quindi, si può solo giocare d’anticipo per impedire l’eventuale diffusione del batterio, di cui esistono tre specie, alle quali è stato attribuito il nome del continente nel quale sono state ritrovate per la prima volta: asiaticus (il più aggressivo e temuto), africanus e americanus.
Il batterio viene trasmesso da un insetto parassita, ma anche attraverso l’innesto o il movimento di materiale infetto. Le piante colpite mostrano ingiallimento delle nervature e maculature a chiazze delle foglie, che progrediscono fino a conferire a tutto il ramo un intenso colore giallo. I frutti sono piccoli, asimmetrici, e mostrano a maturità una persistente colorazione verde, da cui il nome di Citrus greening. Il succo conserva un basso rapporto tra grado zuccherino e acidità. Una volta infettata, la pianta va in declino e muore nell’arco di pochi anni.
Sebbene l’HLB sia comparsa in Cina da oltre un secolo, oggi rappresenta la principale minaccia a livello mondiale per l’agrumicoltura. Basti pensare che in Florida, dalla sua prima identificazione nel  2005, ad oggi, in 14 anni, la produzione di arance è crollata più del 75%, mentre quella di pompelmo addirittura dell’85%. Intanto, il batterio viaggia ed il suo vettore è stato già ritrovato nelle Isole Canarie e in Portogallo.

L’impegno della ricerca
Per questo la ricerca, in una vera e propria corsa contro il tempo, sta provando a fermarne l’avanzata verso il Mediterraneo ed il Vecchio Continente, adottando una strategia preventiva grazie a PreHLB – (PREVENTING HLB EPIIDEMICS FOR ENSURING CIITRUS SURVIVAL IIN EUROPE).
Si tratta di un progetto H2020 di durata quadriennale, (2019-2023) con uno stanziamento di poco più 8 milioni di euro, coordinato dalla Spagna (CSIC-IBMCP) e che coinvolge 24 Paesi, tra cui quelli a vocazione agrumicola dell’area mediterranea sicuramente più a rischio (come Portogallo, Spagna, Italia, e Israele), oltre a Francia, Regno Unito, Olanda e 2 paesi extra europei  (Brasile e Cina), in cui il Greening è già presente. L’Italia partecipa con il CREA Olivicoltura Frutticoltura Agrumicoltura di Acireale, l’Università di Catania e il CNR di Bari.
Sono due gli obiettivi da raggiungere: in primo luogo lo sviluppo e l’attuazione di un piano strategico multidisciplinare che mira ad adottare tutte le principali misure per proteggere l’area agrumicola mediterranea dalla potenziale invasione dei vettori (Trioza erytreae e Diaphorina citri) e del patogeno C. liberibacter; poi, la messa a punto di nuove soluzioni per gestire la malattia, anche a lungo termine. Tra queste ultime, vi è anche l’identificazione di geni di resistenza, utilizzati per dar vita, in futuro, a nuovi genotipi immuni al batterio, mediante l’utilizzo delle New breeding techniques e la produzione di biopesticidi innovativi.

Il contributo del CREA
Ed è proprio in questo ambito che sono impegnati i ricercatori del CREA Olivicoltura, Frutticoltura, Agrumicoltura di Acireale, coordinati da Concetta Licciardello e responsabili dello studio del genoma di una pianta che resiste alla malattia, ma appartenente a un genere affine ai citrus, ovvero l’Eremocitrus glauca che, insieme al cosiddetto “Caviale di limone” è tra le pochissime specie resistenti ad HLB. Ed è proprio lì che si dovranno individuare le fonti di resistenza per “trasferirle” nelle piante minacciate e, magari, arrivare a degli ibridi che siano inattaccabili dal greening. Il CREA, inoltre, coordina tutte le attività del progetto inerenti la trascrittomica ovvero lo studio dei geni che si attivano a seguito dell’infezione. In particolare, guiderà ricercatori spagnoli, francesi e cinesi, che si interesseranno ciascuno di specie affini ai citrus, tolleranti e suscettibili al Greening. Attualmente, il CREA ha avviato la scelta delle piante e tutte le procedure che, con il nuovo anno, porteranno ai primi dati di sequenziamento di Eremocitrus.
Il trasferimento dei risultati a tutte le parti interessate (la ricerca, gli agricoltori, gli stakeholders e i servizi fitosanitari) sarà fondamentale per concorrere ad arrestare la diffusione di una malattia dagli esiti potenzialmente devastanti e che vede nei piccoli giardini (appezzamenti) -considerata la rapidità con cui la malattia si diffonde- le realtà agrumicole più a rischio.

Contatto stampa: Giulio Viggiani cell. 3384089972
Coordinatore Ufficio Stampa: Cristina Giannetti cell 345 045 1707

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Unioncamere Calabria, finanziamenti per l’innovazione

Unioncamere Calabria, desk Enterprise Europe Network (EEN),  organizza una giornata di incontro, sulle opportunità e le problematiche connesse ai finanziamenti/incentivi a favore delle imprese  in tema di innovazione.

L’evento si terrà il 5 dicembre 2019 a  partire dalle ore 9.00  e consisterà in un Focus group  dal titolo “Opportunità e finanziamenti per l’innovazione”, che tratterà i seguenti punti:

  • Principali incentivi/agevolazioni regionali e nazionali attivi a favore delle PMI sui seguenti temi: investimento, R&S, servizi, digitalizzazione
  • Insidie nella partecipazione e gestione di strumenti agevolativi da parte di PMI
  • Caratteristiche e vantaggi fiscali delle start-up e delle PMI innovative
  • Principali modalità di finanziamento di start-up e spin-off imprenditoriali
  • Percorsi di Open Innovation – metodologia e vantaggi, tipologie di imprese maggiormente interessate
  • Operazioni di crownfunding

Sarà inoltre possibile effettuare degli incontri one-to-one di assistenza specialistica con gli esperti nella sessione pomeridiana.

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione, da effettuare on line, tramite il seguente link, https://forms.gle/nah4mupHmFdmRPam8  entro il 03/12/2019 e sino ad esaurimento dei posti disponibili.

Nella richiesta di iscrizione potrà essere indicato l’interesse ad un incontro personalizzato (sessione pomeridiana) con gli esperti, indicando il quesito da sottoporre.

Le richieste saranno prese in considerazione in ordine cronologico di arrivo e fino ad esaurimento dei posti disponibili. In ogni caso, le richieste che non potranno essere accolte, riceveranno risposta tramite e-mail.

 

Scarica la locandina.

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Made in Nature: il bio italiano punta su differenziazione ed identità

Il progetto Made in Nature, finanziato da Unione Europea e dai principali produttori di biologico in Italia come Brio, Canova, Conserve Italia, Lagnasco RK Growers, VeryBio coordinati da CSO Italy, ha organizzato a Bologna un incontro con i media per sintetizzare l’andamento di una annata che ha visto soprattutto penalizzate le quantità disponibili a causa di problemi climatici che hanno determinato una perdita di produzione superiore al 30% su base annua.
Il problema del clima per il biologico è importante e va certamente a ridimensionare il potenziale produttivo vegetale ma va anche detto che il biologico, secondo studi recenti, è un modello che limita le emissioni di gas serra e favorisce la fissazione del carbonio nel terreno quindi è da considerare un potenziale strumento per ridurre il riscaldamento globale.
Sul fronte dei produttori comunque si sono rilevati problemi produttivi anche per le produzioni autunnali biologiche come pere, mele e uva anche se fortunatamente la qualità dell’offerta italiana è straordinaria e la domanda vivace.

A livello distributivo il biologico si sta sempre più concentrando sulla GDO, un fenomeno in atto vistosamente in Italia negli ultimi anni ma anche in altri paesi Europei come Germania e Francia che sono i due paesi target del progetto Made in Nature insieme all’Italia.

La Francia, importante paese di sbocco del biologico italiano, sta investendo massicciamente sulla sostenibilità ambientale e quindi sul bio e i consumatori sono particolarmente sensibili ai temi ambientali come dimostra la ricerca pubblicata il 12 novembre su statista.com nella quale si evidenzia che il 32% dei francesi dichiara di acquistare regolarmente biologico e il 52 % saltuariamente. Percentuali importanti di attenzione sul prodotto. In tale contesto l’offerta italiana deve essere identificabile e di qualità percepita elevata per penetrare un mercato sempre più affollato.

Anche per la Germania il tema chiave è l’identità del prodotto italiano che deve differenziarsi e caratterizzarsi in un mercato estremamente recettivo per il biologico ma certamente molto esigente sia in termini di qualità che di prezzo.

Negli ultimi dieci anni il mercato del biologico in Germania è passato da 5,8 miliardi di euro del 2008 ai 10,9 miliardi di euro del 2018 e con la crescita costante dell’attenzione dei consumatori verso stili di vita salutistici e consapevolezza sulle modalità di produzione del cibo, certamente le previsioni future sono di crescita.

Tutti gli indicatori sono positivi per il biologico a livello globale e da questo successo si deve riuscire a creare diversità legata al Made in Italy.

L’Italia, va ricordato, è stata primo produttore di biologico al mondo fino a pochi anni fa. È stata anticipatrice di questo trend produttivo e detiene la cultura di prodotto più profonda d’Europa.

Una produzione che viene dal basso, dalle specifiche caratteristiche delle aziende bio nazionali. Piccole realtà produttive spesso a gestione famigliare condotte da giovani imprenditori molto attenti all’ambiente e alla sostenibilità.

La realtà produttiva agricola italiana è unica e rispecchia un modello qualificato di offerta spesso aggregata in organizzazioni evolute ma sempre vicina alla terra e ai suoi produttori.

Fonte: CSO Italy Centro Servizi Ortofrutticoli

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Parte il Fondo Nazionale Innovazione

Il Fondo Nazionale Innovazione (FNI) ha una dotazione finanziaria di partenza, prevista nella Legge di Bilancio 2019, di circa 1 miliardo di euro e verrà gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, attraverso una cabina di regia che ha l’obiettivo di riunire e moltiplicare risorse pubbliche e private dedicate al tema strategico dell’innovazione.

Con la nomina da parte di Cassa Depositi e Prestiti di Enrico Resmini, quale amministratore delegato del Fondo Nazionale Innovazione entra nell’operatività il “fondo nazionale di innovazione” denominato Invitalia Ventures Sgr. Il fondo ha una dotazione che potrà arrivare fino a 1 miliardo e sarà a supporto dell’innovazione.


Lo strumento operativo di intervento del Fondo Nazionale è il Venture Capital, ovvero investimenti diretti e indiretti in minoranze qualificate nel capitale di imprese innovative con Fondi generalisti, verticali o Fondi di Fondi, a supporto di startup, scaleup e PMI innovative. Per difendere l’interesse nazionale contrastando la costante cessione e dispersione di talenti, proprietà intellettuale e altri asset strategici che nella migliore delle ipotesi vengono “svendute” all’estero con una perdita secca per il sistema Paese.

Il Fondo Nazionale Innovazione è un soggetto (SGR) multifondo che opera esclusivamente attraverso metodologie di cd Venture Capital. Si tratta dello strumento finanziario elettivo per investimenti diretti o indiretti allo scopo di acquisire minoranze qualificate del capitale di startup, scaleup e PMI innovative. Gli investimenti sono effettuati dai singoli Fondi del FNI in modo selettivo, in conformità con le migliori pratiche del settore, in funzione della capacità di generare impatto e valore sia per l’investimento sia per l’economia nazionale. La selettività, flessibilità e rapidità degli investimenti sono gli elementi che consentono al VC la natura di strumento chiave di mercato per lo sviluppo dell’innovazione. Oltre che il modo migliore per allineare gli interessi di investitori e imprenditori verso il comune obiettivo della crescita economica.

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La Banca Europea degli Investimenti da il via ai prestiti agli agricoltori

Bei ha firmato i protocolli con Intesa Sanpaolo  per 100 milioni, Unicredit per 100 milioni, e Credit Agricole Italia  per 50 milioni. In arrivo anche l’adesione formale di Bpm (100 milioni). I prestiti riguardano il finanziamento di nuovi progetti e avranno durata massima 12 anni. Corsia preferenziale per i giovani agricoltori

I prestiti della Banca Europea degli Investimenti destinati all’agricoltura decisi ad aprile 2019, divengono operativi e l’Italia è in prima fila nell’utilizzo dei 700 milioni di euro destinati al settore agricolo.

La Bei ha firmato nelle scorse settimane i protocolli d’intesa con le banche italiane che riceveranno ed istruiranno le richieste di finanziamento da parte degli agricoltori, per un ammontare complessivo di 350 milioni di euro e, quindi per il 50% del programma di prestiti da 700 milioni della Banca europea degli investimenti (Bei) e dedicato ai giovani agricoltori a cui riserva almeno il 10% dei fondi e alla bioeconomia.

In particolare la Bei ha sottoscritto i protocolli con le banche Intesa Sanpaolo  per 100 milioni di euro, Unicredit per 100 milioni, e Credit Agricole Italia  per 50 milioni, mentre l’adesione formale di Bpm (100 milioni), che si è già impegnata con la Bei, potrebbe arrivare entro la fine dell’anno 2019.

Gli accordi stabiliti tra la Bei e i singoli istituti bancari italiani prevedono che i fondi europei vengano integrati da quelli messi a disposizione dalle singole banche in modo da consentire prestiti per investimenti pari al almeno 700 milioni di euro.

I prestiti saranno destinati alle piccole e medie imprese con un organico di meno di 250 dipendenti e alle imprese con un minimo di 250 e meno di 3.000 dipendenti, operanti nei settori dell’agricoltura e della bioeconomia.

Ogni banca, cui spetta il compito di selezionare i progetti e gestire i finanziamenti alle aziende, può arrivare a coprire con fondi BEI fino a 12,5 milioni di euro in caso di progetti di investimento con valore inferiore a 25 milioni di euro, e fino al 50% per progetti di investimento il cui valore è compreso tra 25 e 50 milioni di euro. Almeno il 10% del prestito sarà destinato ai giovani agricoltori di età inferiore a 41 anni. I prestiti riguardano il finanziamento di nuovi progetti, e avranno durata massima 12 anni.

Nel caso dei giovani imprenditori agricoli, il programma, fatto di piccoli finanziamenti in partnership con le banche con tassi più bassi e durata più lunga, prevede prestiti fino a 15 anni.

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A Milano gli Stati Generali dell’ortofrutta: il Manifesto programmatico

Alla 20° edizione dello speciale Frutta & Verdura di Mark Up al centro i temi cardine della filiera ortofrutticola. Sul palco tanti ospiti della produzione, della politica e della grande distribuzione

Un carrello della spesa colmo di frutta e verdura, quasi fuso insieme ad un carretto, anch’esso ricco di ortofrutta e usato più a monte della filiera di questo settore. Campeggiava questo strano oggetto sul palco del Teatro Manzoni di Milano durante la presentazione della 20esima edizione dello Speciale Frutta & Verdura edito da Mark Up e curato da Roberto Della Casa in collaborazione con Italiafruit news.

Quasi una metafora fisica che sicuramente ben raffigura uno degli obiettivi, forse da sempre il più evocato e mai completamente realizzato, del settore: fare sistema e cambiare finalmente i rapporti di filiera. Cercare di stare uniti senza incomprensioni al fine di generare conoscenza nei confronti del consumatori. Una speranza evocata a più riprese durante le 3 ore e mezza di questo ormai classico appuntamento del settore ortofrutticolo che anche questa volta ha attirato moltissimi partecipanti. E, non a caso, è anche uno dei punti cardine del “Manifesto dell’ortofrutta”, presentato alla fine di quelli che sono stati definiti dei veri e propri Stati Generali.

Per sviscerare i tanti temi presenti nel voluminoso speciale di Mark Up, anche quest’anno si sono avvicendati sul palco molti protagonisti, i cui interventi sono stati intervallati da brevi video degli sponsor, chiamati anch’essi a proporre spunti, riflessioni e soluzioni.

Paolo De Castro, parlamentare europeo e primo vice-presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale, ha aggiornato la platea sui tempi della nuova Pac, la cui riforma verrà prorogata a fine 2022. “C’è tempo per lavorare ai regolamenti di riferimento. Noi vogliamo che rimanga comune a tutti i Paesi europei, magari più flessibile, ma non smembrata in tante differenti politiche regionali. Non vogliamo tanti piani strategici regionali». Per quanto riguarda le nuove misure che proteggono gli agricoltori dalle pratiche commerciali sleali, approvate dal Parlamento europeo a marzo di quest’anno e che hanno visto proprio l’europarlamentare italiano protagonista come relatore del dossier, sembra non mancare molto alla loro reale applicazione che ha ammesso come in futuro bisognerà apportare delle modifiche poiché, in questo momento non c’è la reciprocità. «Non potevamo prendere in considerazione gli atti sleali dei fornitori contro la Gdo. Non c’è reciprocità al momento e la chiederemo. In questo momento la Gdo non può denunciare in forma anonima eventuali pratiche sleali fornitori».

Molto interessante la case history del colosso spagnolo San Lucar, raccontata direttamente dal ceo e fondatore Stephan Rötzer, nato in una famiglia di commercianti e ingrosso di ortofrutta e oggi, dopo tante esperienze a capo di una realtà che produce 90 referenze di ortofrutta in 35 paesi, vendute in 36 e che riesce a brandizzare circa 1000 punti vendita di insegne di primo piano della grande distribuzione nel mondo. «In questi posti noi non siamo solo il primo fornitore di ortofrutta, ma di tutto il supermercato. Come ci riusciamo? I supermercati vogliono sempre fare cose diverse, noi abbiamo la capacità di farlo». E a proposito della capacità di fare cose nuove, ha colpito il progetto denominato “Dreams” acronimo di “Developing Responsible Environments And Multicultural Societies”, con il quale San Lucar sviluppa progetti locali che portano benefici immediati ai suoi dipendenti e alle loro famiglie e comunità in paesi produttori che hanno concrete difficoltà.

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ha puntato il dito su alcuni dei problemi che affliggono da tempo la filiera ortofrutticola: dalle barriere fitosanitarie che non ci consentono di esportare in paesi come la Cina, nonostante questi ultimi possano invece farlo liberamente esercitando, di fatto, una “concorrenza sleale”, all’importanza dell’educazione alimentare nei confronti dei piccoli, dopo il fallimentare progetto Frutta nelle Scuole, che “è stato quasi un disincentivo per i bambini a causa di una proposta sempre identica e spesso di bassa qualità». Prandini ha invocato maggiori controlli per le importazioni per evitare altri casi come quello della cimice asiatica e un desiderio: «Avere non un ministro dell’agricoltura, ma dell’agroalimentare, un ministero di filiera che si occupi di tutti i tanti problemi del settore e possa così rapportarsi alla politica per avere delle risposte».

Tra i tanti ospiti – Angelo Benedetti di Unitec ha mostrato i risultati ottenuti dai produttori cileni di ciliegie con gli investimenti in tecnologia e l’elevazione degli standard minimi; Andrea Segrè ha evidenziato quanto ancora ci sia da fare sul tema nello spreco di frutta e verdura, aspetto cardine della sostenibilità; Francesco Mutti, ceo dell’omonima azienda di conserve di pomodoro, ha narrato la storia dell’aziende e le sue politiche rivolte alla qualità più che alla quantità – anche due esponenti della distribuzione moderna, spesso evocata durante la mattinata.

Maniele Tasca, general manager di Selex, ha mostrato i plus di un modello organizzativo che sino ad ora si è dimostrato vincente riuscendo a tenere assieme molte anime e insegne differenti su tutto il territorio. Il ruolo dell’ortofrutta? «Centrale. I freschissimi sono fondamentali in tutte le imprese del nostro gruppo. Al di là di aver messo l’ortofrutta nel posto giusto, il passaggio chiave è averci messo la faccia con la marca del distributore sviluppando 150 prodotti. Ma un altro passaggio chiave è stato creare nei punti vendita layout standardizzati e ora siamo in fase di segmentazione e valorizzazione dell’offerta. Aumentiamo l’offerta con segmenti specifici e cerchiamo di aumentare la penetrazione del reparto ortofrutta per cercare di aumentare i consumi. Per fare tutto questo serve metodo».

Maura Latini, invece, amministratore delegato di Coop Italia, ha focalizzato il suo intervento per spiegare le ragioni dell’ormai famosissimo spot “La spesa Coop cambia il mondo” che ha suscitato più di qualche polemica quando è apparso per la prima volta. «Spot contro agricoltura? No, il nostro è un messaggio “per” e non “contro” qualcuno» ha chiarito. «Lo spot nasce da una consapevolezza ed è una proposta collettiva. Ci occupiamo di sostenibilità da decenni, ma lo stato della terra, dell’economia e del modo consumare è tale che la buona volontà delle singole imprese non basta più. Allora abbiamo alzato l’asticella con una proposta che fa intravedere un futuro: tanti atti di acquisto, se consapevoli, indirizzano l’economia. La “buona spesa” non è quella della Coop, ma di tutti quelli che vogliono fare cose positive».

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Ciclo di seminari: promuovere la diversità per innovare i sistemi agricoli

Programma di seminari tecnici ARSIAL e Rete Semi Rurali nel Lazio 2019-2020

Roma, 26 novembre – 21 gennaio 2019

ARSIAL e Rete Semi Rurali vi invitano ad un ciclo di seminari indirizzati ai tecnici Arsial e Regione Lazio, aperto anche ai portatori d’interesse in materia di biodiversità agricola.
Il programma è rivolto a tutti quegli attori che si dedicano alla tutela della biodiversità, anche nell’ambito dei sistemi biologici e biodinamici, e alla transizione verso sistemi di produzione “low inputs”.

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Il CREA celebra in Calabria la Giornata Internazionale dell’Olivo 2019

Il 26 novembre, in occasione della Giornata Internazionale dell’Olivo 2019, il CREA organizza l’evento “Olivo in festa: laboratori ludico-didattici per bambini”, presso l’Istituto comprensivo statale di San Fili (CS).

Nell’ambito della prima giornata internazionale dell’olivo, il CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura organizza un incontro dedicato ai bambini per avvicinarli al meraviglioso mondo dell’olivicoltura, alla scoperta dell’olivo e dei suoi prodotti, in particolare dell’olio extravergine di oliva, elemento cardine della Dieta Mediterranea, riconosciuta  nel 2010  dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. Relatori  del CREA Olivicoltura, Frutticoltura, Agrumicoltura saranno Elvira Romano, Gabriella Lo Feudo, Massimiliano Pellegrino.

GUARDA LA LOCANDINA IN ALLEGATO LOC GIORN INTERNAZ OLIVICOLTURA_26 nov 2019 (1)

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Più di 200 milioni di € per promuovere i prodotti agroalimentari europei

Nel 2020 la Commissione europea stanzierà 200,9 milioni di € per finanziare attività di promozione dei prodotti agroalimentari europei all’interno e all’esterno dell’UE.

Il programma di lavoro 2020 relativo alla politica di promozione, adottato oggi dalla Commissione, definisce le principali priorità del sostegno. La politica dell’UE nella promozione dei prodotti agroalimentari si prefigge di aiutare il settore ad approfittare al meglio del mercato agroalimentare globale, sempre più grande e dinamico, di sensibilizzare i cittadini sui regimi di qualità, compresi i prodotti biologici, e di sostenere i produttori che si trovano a far fronte a turbative di mercato o alla perdita di fiducia dei consumatori.

Phil Hogan, Commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale, ha dichiarato: “La reputazione dei prodotti agroalimentari europei nel mondo non ha uguali. Non a caso l’UE è il principale esportatore agroalimentare mondiale: la nostra politica di promozione, il cui bilancio è in costante crescita, aiuta i produttori non solo a far conoscere i loro prodotti sia all’interno che all’esterno dell’UE ma anche a far fronte alle difficoltà del mercato, sensibilizzando ulteriormente i cittadini sulla loro produzione. Gli accordi commerciali in vigore creano inoltre condizioni favorevoli all’aumento delle esportazioni verso mercati a forte crescita.”

Nel 2020 più della metà del bilancio (118 milioni di €) sarà destinato a campagne per mercati al di fuori dell’UE con un elevato potenziale di crescita, come Canada, Cina, Giappone, Corea, Messico e Stati Uniti. Le campagne selezionate dovrebbero migliorare la competitività e il consumo dei prodotti agroalimentari dell’Unione, ottimizzarne l’immagine e aumentare la loro quota di mercato nei paesi interessati.

Le campagne informeranno inoltre i consumatori dell’UE e del resto del mondo dei vari regimi e delle diverse etichette di qualità dell’UE, quali le indicazioni geografiche o i prodotti biologici. Le campagne intendono inoltre mettere in evidenza gli elevati standard di sicurezza e qualità, la diversità e gli aspetti tradizionali dei prodotti agroalimentari dell’UE. Infine, all’interno dell’UE, l’accento sarà posto sulla promozione di un’alimentazione sana e sull’aumento del consumo di frutta e verdura fresca nel quadro di un’alimentazione equilibrata.

Gli inviti a presentare proposte per le prossime campagne saranno pubblicati nel gennaio 2020. Un’ampia gamma di organismi, come le organizzazioni professionali, le organizzazioni di produttori e i gruppi agroalimentari responsabili delle attività di promozione, possono presentare proposte e richiedere finanziamenti.

I cosiddetti programmi “semplici” possono essere presentati da una o più organizzazioni del medesimo Stato membro; i programmi “multipli” coinvolgono almeno due organizzazioni nazionali provenienti da almeno due Stati membri o da almeno una o più organizzazioni europee.

Per il 2020 i programmi semplici riceveranno 100 milioni di € e i programmi multipli 91,4 milioni di €.

Un importo supplementare di 9,5 milioni di € è riservato alle iniziative della Commissione. Tra queste figurano la partecipazione a fiere e campagne di comunicazione, nonché iniziative diplomatiche promosse dal commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale e accompagnate da una delegazione commerciale.

Per ulteriori informazioni

Programma di lavoro annuale 2020

Per ulteriori informazioni sulla politica di promozione dei prodotti agricoli dell’UE

Accordo sul bilancio dell’UE per il 2020

Le tre istituzioni dell’UE hanno raggiunto oggi un accordo sul bilancio dell’UE per il 2020, che consentirà all’Unione di concentrare le sue risorse sulle priorità che contano per i cittadini: cambiamenti climatici, occupazione, giovani, sicurezza e solidarietà nell’UE.

19-11-2019

Le tre istituzioni dell’UE hanno raggiunto oggi un accordo sul bilancio dell’UE per il 2020, che consentirà all’Unione di concentrare le sue risorse sulle priorità che contano per i cittadini: cambiamenti climatici, occupazione, giovani, sicurezza e solidarietà nell’UE. Il bilancio per l’anno a venire, che sarà il settimo ed ultimo esercizio nel quadro dell’attuale ciclo di bilancio a lungo termine per il periodo 2014-2020, preparerà inoltre la transizione verso il prossimo ciclo di bilancio.

Günther H. Oettinger, Commissario europeo per il Bilancio e le risorse umane, ha dichiarato: “Il bilancio dell’UE per il 2020 è all’insegna della continuità: è l’ultimo nel quadro dell’attuale bilancio a lungo termine e l’ultimo proposto e negoziato dalla Commissione Juncker. Convoglierà le risorse là dove sono necessarie. Contribuirà a creare posti di lavoro, ad affrontare i cambiamenti climatici e a mobilitare investimenti in tutta Europa. Investirà nei giovani e in un’Europa più sicura. Tutte queste priorità si riflettono anche nella proposta della Commissione per il bilancio a lungo termine dell’UE oltre il 2020. Ora dobbiamo concentrarci sull’adozione tempestiva del prossimo bilancio a lungo termine, in modo da poter offrire certezza e stabilità ai nostri beneficiari e continuare a creare un valore aggiunto dell’UE per tutti.”

Il bilancio dell’UE per il 2020 prevede 168,69 miliardi di € in stanziamenti di impegno (ovvero i finanziamenti che possono essere stabiliti nei contratti in un determinato anno) e 153,57 miliardi di € in stanziamenti di pagamento (ovvero i finanziamenti che saranno erogati). Tra gli elementi principali del bilancio figurano i seguenti:

  • il 21% del bilancio complessivo sarà destinato a misure volte ad affrontare i cambiamenti climatici. Il programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima, ad esempio, riceverà 589,6 milioni di € (+5,6% rispetto al 2019). Orizzonte 2020, che tradizionalmente apporta un contributo sostanziale al conseguimento degli obiettivi climatici, otterrà un importo pari a 13,46 miliardi di € (+8,8% rispetto al 2019). Alla componente Energia del meccanismo per collegare l’Europa, che investe nella diffusione su vasta scala delle fonti rinnovabili, nel potenziamento delle infrastrutture esistenti per la trasmissione dell’energia e nello sviluppo di nuove infrastrutture, saranno assegnati 1,28 miliardi di € (+35% rispetto al 2019). La componente Trasporti del meccanismo per collegare l’Europa riceverà un sostegno pari a 2,58 miliardi di €;
  • quasi la metà dei fondi – 83,93 miliardi di € in stanziamenti di impegno (+4,1% rispetto al 2019) – contribuirà a rendere la nostra economia maggiormente competitiva. Di tali fondi, 58,65 miliardi di € (+2,5% rispetto al 2019) saranno destinati a ridurre il divario economico negli Stati membri e tra di essi, a stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro e a promuovere la convergenza attraverso i Fondi strutturali e d’investimento europei (fondi SIE);
  • il sistema globale di navigazione satellitare europeo Galileo beneficerà di un sostegno pari a 1,2 miliardi di € (+74,7% rispetto al 2019) per aumentare la sua diffusione sul mercato a livello mondiale fino a raggiungere 1,2 miliardi di utenti entro la fine del 2020;
  • un importo di 255 milioni di € offrirà incentivi alle imprese europee affinché collaborino per sviluppare prodotti e tecnologie della difesa nel quadro del programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa;
  • i giovani beneficeranno di una serie di programmi: 2,89 miliardi di € saranno destinati all’istruzione tramite Erasmus+ (+3,6% rispetto al 2019), mentre il Corpo europeo di solidarietà offrirà opportunità di volontariato o lavoro nell’ambito di progetti nel proprio paese o all’estero grazie a uno stanziamento di 166,1 milioni di € (+15,9% rispetto al 2019);
  • gli agricoltori europei beneficeranno di 58,12 miliardi di €;
  • La sicurezza e la gestione della migrazione continueranno a ricevere un sostegno. Ad esempio, 2,36 miliardi di € confluiranno nel Fondo Asilo, migrazione e integrazione, nel Fondo sicurezza interna e nelle agenzie che operano in questo settore [Europol, Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), EASO, eu-LISA].

Bilancio UE 2020 (in milioni di €):

STANZIAMENTI PER RUBRICA Bilancio 2020

(variazione nominale in % rispetto al 2019)

  Impegni Pagamenti
1. Crescita intelligente e inclusiva:  83,931 (+4,1%)  72,351 (+7,1%)
Competitività per la crescita e l’occupazione  25,285 (+7,9%)  22,308 (+8,7%)
Coesione economica, sociale e territoriale  58,646 (+2,5%)  50,046 (+6,4%)
2. Crescita sostenibile: risorse naturali  59,907 (+0,4%)  57,904 (+0,9%)
Spese connesse al mercato e aiuti diretti  43,410 (+0,5%)  43,380 (+0,6%)
3. Sicurezza e cittadinanza  3,729 (-1,5%)  3,685 (+4,5%)
4. Europa globale  10,262 (-9,3%)  8,929 (-4,6%)
5. Amministrazione  10,272 (+3,3%)  10,275 (+3,3%)
Altri strumenti speciali  588 (-32,5%)  419 (-40,6%)
Stanziamenti totali  168,689 (+1,5%)  153,566 (+3,4%)

 

L’accordo si basa sul presupposto che il Regno Unito, dopo il suo recesso dall’Unione europea entro il 31 gennaio 2020, continui a contribuire e a partecipare all’esecuzione del bilancio UE fino alla fine del 2020, come se fosse ancora uno Stato membro.

Contesto

La Commissione europea presenta, di norma nella tarda primavera di ogni anno, un progetto di bilancio dell’UE per l’anno successivo. Quest’anno la Commissione ha presentato la sua proposta iniziale il 5 giugno 2019.

Su questa base il Parlamento europeo e il Consiglio adottano le rispettive posizioni. Quest’anno il Consiglio ha adottato formalmente la sua posizione il 3 settembre 2019, mentre il Parlamento europeo ha votato la sua posizione nella seduta plenaria del 23 ottobre 2019.

Le divergenze tra le posizioni del Parlamento europeo e del Consiglio sono affrontate nell’ambito di un processo negoziale denominato “procedura di conciliazione”. Il periodo di conciliazione – della durata di 21 giorni – è intercorso quest’anno dal 29 ottobre al 18 novembre 2019.

I negoziati sono condotti da un comitato di conciliazione appositamente convocato, cui partecipano 28 rappresentanti del Parlamento europeo e 28 rappresentanti del Consiglio. Per quanto riguarda il Parlamento europeo, i negoziati sono stati condotti da Johan Van Overtveldt, presidente della commissione per i bilanci, da Monika Hohlmeier e da Eider Gardiazabal Rubial, relatori per il bilancio 2020. Per quanto riguarda il Consiglio, il capo negoziatore è stato Kimmo Tiilikainen, sottosegretario di Stato presso il ministero delle Finanze della Finlandia, il paese che detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio. La Commissione europea, che svolge l’importante ruolo di mediatore leale, è stata rappresentata da Günther H. Oettinger, Commissario responsabile per il Bilancio, coadiuvato da esperti della direzione generale del Bilancio.

Quest’anno i negoziati per il bilancio 2020 si sono svolti parallelamente ai negoziati sul prossimo bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2021-2027, avviati il 2 maggio 2018 in seguito alla presentazione da parte della Commissione di una proposta di bilancio equo, equilibrato e moderno per realizzare le priorità dell’Europa, come indicate dal Presidente Juncker nei suoi discorsi sullo stato dell’Unione e convenute dai leader dell’UE a Bratislava nel 2016 e a Roma nel 2017. A tale proposta sul bilancio a lungo termine hanno fatto immediatamente seguito proposte legislative per i 37 programmi settoriali che fanno parte del futuro bilancio a lungo termine, compreso il programma sulla politica di coesione. Da allora la Commissione si è adoperata per far avanzare i negoziati, lavorando insieme alle diverse presidenze di turno del Consiglio e in stretta collaborazione con il Parlamento europeo, in vista di un accordo tempestivo. La Commissione è convinta che un accordo rapido sia essenziale per le centinaia di migliaia di studenti, agricoltori e ricercatori in tutta Europa e per qualunque altra persona che beneficia del bilancio dell’UE.

Prossime tappe

Per suggellare il compromesso raggiunto oggi, il Parlamento europeo e il Consiglio devono entrambi approvare formalmente il testo entro 14 giorni.

Per ulteriori informazioni

– Bilancio UE 2020: la Commissione concentra la sua proposta su occupazione, crescita e sicurezza (5 giugno 2019)

– Progetto di bilancio dell’UE 2020 – Domande e risposte (5 giugno 2019)

– Bilancio dell’UE 2021-2027: il momento di decidere (9 ottobre 2019)

– Proposta della Commissione per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE

– Il bilancio dell’UE in sintesi

Il Ministro Bellanova annuncia emendamenti governativi

“Stiamo lavorando per integrare la legge di bilancio con alcune misure importanti per l’agricoltura. Oltre agli emendamenti parlamentari, abbiamo presentato due emendamenti governativi: proroga del Bonus Verde e indennità fermo pesca obbligatorio”. Lo ha detto la Ministra Teresa Bellanova stamane al Tavolo con le Regioni.
“Nella Legge di Bilancio”, ha proseguito la Ministra Bellanova, “abbiamo riportato l’agricoltura al centro dell’agenda politica ed economica introducendo misure significative: azzeramento delI’Irpef agricola per un valore di 200milioni di euro; 80 milioni in tre anni sul Fondo di solidarietà per l’emergenza cimice asiatica; sgravi contributivi nei primi due anni per i giovani che diventano imprenditori agricoli; 15 milioni per favorire gli investimenti delle donne in agricoltura istituendo un Fondo per mutui a tasso zero; 30 milioni di euro per l’agroalimentare Made in Italy con interventi per il rafforzamento delle filiere.
Accanto a queste azioni, e a quanto verrà dal lavoro parlamentare, la Manovra prevede un Collegato Agricoltura che ci consentirà di dare nuove prospettive e futuro al settore e dovrà coordinarsi con il Piano strategico nazionale. Su questo ritengo essenziale il contributo attivo e fattivo delle regioni per rispondere in modo puntuale alle diverse esigenze territoriali e mi auguro che da tutti voi giungano in tempi celeri indicazioni e proposte”.

Ufficio Stampa Mipaaf