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La ricerca in agricoltura: il piano straordinario del CREA

Approvato il 20 gennaio 2019 lo schema di decreto ministeriale recante approvazione del piano di ricerca straordinario per lo sviluppo di un sistema informatico integrato di trasferimento tecnologico, analisi e monitoraggio delle produzioni agricole attraverso strumenti di sensoristica, diagnostica, meccanica di precisione, biotecnologie e bioinformatica, predisposto dalla stesso Crea.
Lo scopo di tale intervento è quello di rilanciare la ricerca e la sperimentazione in agricoltura ai sensi del’art. 1, comma 381 della legge 23 dicembre 2014, n° 190. Il Piano di ricerca straordinario, di durata triennale, si articola in due grandi progetti (o aree tematiche) denominate rispettivamente Biotecnologie sostenibili per l’agricoltura italiana e “AgriDigit – Agricoltura digitale. Esso prevede anche una terza parte (investimenti) relativa alla realizzazione di strutture ed acquisto di attrezzature.
Il progetto “Biotecnologie sostenibili per l’agricoltura italiana” ha l’obiettivo di rilanciare il settore delle biotecnologie applicate al miglioramento genetico, per costituire nuovi genotipi vegetali con migliori proprietà nutrizionali, adatti alle nuove esigenze colturali e con maggiore resistenza alle avversità biotiche e abiotiche. L’urgenza di tale sperimentazione è legata ai cambiamenti che l’agricoltura italiana è chiamata ad affrontare nei prossimi anni in relazione all’esigenza di un incremento delle produzioni, dell’adattamento delle piante ai cambiamenti climatici e dell’adozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente. Nel piano viene sottolineato come l’Italia, pur possedendo una grande ricchezza di germoplasma di molte specie agrarie, dipende in maniera significativa dall’estero per i materiali di moltiplicazione.

Il progetto AgriDigit – Agricoltura digitale ha, poi, come obiettivo generale la realizzazione di un sistema “tecnologie-dati-servizi-conoscenza”, a supporto dei processi decisionali di vario livello nel settore agricolo italiano, dall’assistenza operativa di pieno campo, alle analisi di livello strategico di soggetti pubblici e collettivi.

La realizzazione del progetto AgriDigit si articola in 5 sub-progetti che affrontano quattro linee di attività principali oltre ad una azione trasversale per lo sviluppo di una infrastruttura informatica. Ogni singolo sotto- 2 progetto è, a sua volta, organizzato in Work- package e task. Nel dettaglio, i sub-progetti riguardano:

AgroFiliere: ha come obiettivo generale l’analisi, lo studio, l’applicazione e la dimostrazione di come le tecnologie digitali (ingegneristiche, meccatroniche, informatiche, logistiche, di comunicazione, ecc.) possano migliorare il rafforzamento sostenibile di alcuni sottosistemi delle agro-filiere (cerealicole, ortive, IV gamma, floricole, olivicole).

AgroModelli: prevede la realizzazione di un sistema dati-servizi, basato su modelli biofisici di processo, a supporto di processi decisionali a diversa scala spaziale per il comparto agricolo ed agroalimentare italiano, dall’assistenza operativa di pieno campo alle aziende agricole, alle analisi di livello strategico di associazioni di produttori ed Enti pubblici.

Selvicoltura: prevede lo sviluppo e verifica di metodi e tecnologie innovative per la valorizzazione del patrimonio forestale nazionale e lo sviluppo delle sue filiere produttive.

Zootecnia: rivolto all’esigenza di maggiore efficienza delle aziende zootecniche inserite nella filiera del latte bovino e bufalino.

Viticoltura: riguarda la gestione del potenziale viticolo che dovrà essere basata sulla riduzione dell’impatto ambientale, sull’affrontare in modo mirato il cambio climatico e i suoi effetti sulle risorse primarie (vedi acqua), sulla possibilità di prevenire le perturbazioni dei mercati dovute allevariazioni produttive;

Agri-lnfo – Piattaforma Informatica: intende realizzare una struttura informatica, funzionale alle azioni del progetto AgriDigit.

Accedi al testo dello schema di decreto CREA – PIANO DI RICERCA STRAORDINARIO

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Il CREA su “Repubblica”: l’agricoltura robotizzata amica dell’ambiente

Quando i robot andranno a mietere il grano. L’agricoltura automatizzata farà risparmiare acqua e concime. E fornirà dati precisi sullo stato di salute delle singole piante

Accedi da qui all’articolo pubblicato su Scienze Ambiente e Tecnologie de la Repubblica del 10 aprile 2019 Scienze 10 Aprile

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Rivoluzione digitale e agricoltura 4.0

La rivoluzione digitale è già una realtà nei paesi tecnologicamente avanzati. Il nostro Paese accusa un certo ritardo, sia a livello pubblico che privato. Si tratta di una opportunità che bisogna sapere cogliere nella consapevolezza però dei cambiamenti che essa porta nella società e nel mondo del lavoro dove, inevitabilmente, verranno a meno determinate mansioni ma nuove ne sorgeranno. Una rivoluzione quindi che ha forti implicazioni sull’economia e sulle persone e che, pertanto, pone questioni anche sul piano etico. A fronte di questi problemi, in un recente convegno tenutosi all’Università Luiss, si è provato a immaginare algoritmi capaci di essere a favore delle persone e non contro di esse.


Alla base di questi cambiamenti vi sono i cosiddetti Big Data. Questi Big Data, non sono solo dati numerici ma molto di più e cioè, ad esempio, foto e immagini ed anche informazione trasmesse come quelle, ad esempio, che il trattore condivide con la macchina operatrice ad esso accoppiata. La mole di dati è veramente enorme grazie alle informazioni contenute nel Cloud, a quelle provenienti dalle costellazioni satellitari, dai sensori montati su mezzi aerei e droni od anche su macchine. Tra le costellazioni, è opportuno ricordare quella dei satelliti Sentinels del programma europeo di monitoraggio ambientale: “Copernicus: lo sguardo dell’Europa sulla Terra”. Infatti, il monitoraggio della costellazione sulla terraferma riguarda, tra l’altro, il modo con cui il terreno viene utilizzato ed anche lo stato di salute della vegetazione, fornendo così informazioni importanti per l’agricoltura. La possibilità di utilizzare questa mole di dati deriva: da un lato, dalla capacità di trasformarli in un formato leggibile da un computer e di poterli elaborare; dall’altro, di riuscire a tradurli in strategie operative attraverso specifici algoritmi. Per l’agricoltura questo significa la possibilità di potere attuare l’agricoltura 4.0.


Tutto questo ha, come anticipato, un forte impatto sulla risorsa capitale umano che, a questa rivoluzione, deve essere preparato attraverso un’adeguata formazione.  Le nuove professioni di cui la rivoluzione digitale necessita devono anzitutto essere formate tramite una stretta collaborazione tra il mondo dell’impresa, che ha necessità di avere persone preparate sulle tematiche digitali, e il mondo universitario, che deve fornire agli studenti le competenze richieste dalla nuova realtà di comunicazione ed economico-produttiva. Solo in questi ultimi anni, alcune Università italiane hanno aperto corsi mirati a questo tipo di formazione, per cui non è ancora chiara la possibilità di occupazione di queste nuove professioni. E’ indubbio però che questa è la strada da seguire in quanto, per potere rispondere ai cambiamenti del mercato del lavoro, è necessario investire sempre più sulle competenze del capitale umano. Competenze che debbono essere continuamente aggiornate, perché l’innovazione in settori come quello dell’Intelligenza Artificiale corre molto velocemente. Oltre alla carenza di competenze, un altro ostacolo all’introduzione del digitale è rappresentato dal ritardo, abbastanza diffuso su scala nazionale, all’accesso a una connessione a banda larga sufficientemente veloce; come pure la costatazione che le piccole e medie imprese, che sono la maggioranza nel tessuto produttivo del nostro Paese, sono quelle che incontrano maggiori difficoltà ad adeguarsi. Da qui l’impegno, anche con politiche adeguate, per questo settore.

Quella del nanismo delle imprese è purtroppo una realtà che caratterizza la nostra agricoltura. Per potere attuare l’agricoltura 4.0 è quindi necessario pensare a realizzare forme di gestione aziendale e dei servizi a più larga maglia territoriale, con un uso condiviso delle macchine e delle tecnologie e/o con il maggiore ricorso alla cooperazione o al contoterzismo. Non va infatti dimenticato che il parco macchine nazionale è fortemente obsoleto, mentre l’agricoltura 4.0 richiede l’impiego di macchine tecnologicamente avanzate. Occorre poi superare il ritardo culturale degli agricoltori nei confronti dell’innovazione della quale non hanno ben chiari i benefici economico-produttivi. Ritardo a cui contribuisce l’età media elevata dei capi azienda (57 anni contro i 38 degli USA). Ancora marginale è la giovane imprenditoria agricola (solo il 10% circa dei conduttori ha meno di 40 anni); imprenditoria che va invece incentivata per accelerare il ricambio generazionale e favorire la formazione delle competenze che l’agricoltura 4.0 richiede.
di Pietro Piccarolo
Georgofili INFO, 3 aprile 2019