Sezione Sostenibilità Economica Circolare

,

Biopack, il cartone delle uova che si pianta e produce legumi

Sembra un normale cartone per le uova eppure una volta finito il suo compito non finisce tra i rifiuti ma è in grado di germogliare e offrire nuova vita. Si chiama Biopack e di recente ha conquistato il premio Young Balkan Designers 2019.

Ideato da George Bosnas, Biopack è un cartone compatto a base di polpa di carta, farina, amido e semi biologici di leguminose. Una volta usate le uova contenute all’interno, esso non va gettato via ma innaffiato o piantato direttamente nel terreno.

In questo modo, i semi contenuti nelle sue fibre giorno dopo giorno si trasformano in piante.

Il riciclaggio è una forma di gestione dei rifiuti che comporta la conversione di rifiuti e altri materiali usati in prodotti riutilizzabili. Ma ne vale la pena? È un processo in più fasi, che coinvolge il trasporto, lo smistamento, la lavorazione e la produzione di materiali in nuovi beni. È difficile valutare il suo consumo energetico complessivo” spiega l’ideatore sul sito ufficiale.

Secondo Bosnas, infatti ancora oggi il riciclaggio presenta numerose sfide visto che i processi attuali sono ancora complicati, costosi e non sempre totalmente ecologici. Occorre invece ripensare al concetto di monouso, anche a partite dai classici contenitori per uova, spesso fatti di plastica.

Da qui la scelta di dare nuova vita a un prodotto immediatamente invece di aumentare la quantità di rifiuti: “Biopack è un pacchetto progettato per essere ecologico a tutti i livelli. L’obiettivo è quello di creare un prodotto veramente rispettoso dell’ambiente”.

La scatola può ospitare fino a quattro uova. Una volta svuotata, non va gettata ma piantata e innaffiata. In 30 giorni i semi germoglieranno fino a dare vita a nuove piante.

Non solo la confezione sostenibile crea un sistema a ciclo completo che trasforma un prodotto in una pianta, ma secondo Bosnas, la crescita dei legumi aumenterà anche la fertilità del suolo.

Un’invenzione che probabilmente non cambierà il mondo ma offrirà un piccolo contributo per renderlo più pulito e verde.

Da GreeMe

 

Per saperne di più accedi al sito web ufficiale dell’ideatore di “biopack”

,

Consiglio Nazionale delle Ricerche, scarti agricoli per carburanti ecologici

Trasformare le biomasse in combustibile diesel utilizzando vapore e luce solare. Questo il risultato di una ricerca internazionale con possibili applicazioni nel trasporto aereo, pubblicata su Nature Energy e firmata anche dall’Istituto di chimica dei composti organometallici del Cnr

Lo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di chimica dei composti organometallici del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iccom) pubblicato su Nature Energy, dimostra che è possibile usare materiali fotocatalitici, cioè capaci di usare l’energia solare, per trasformare biomasse lignocellulosiche, ovvero derivate da residui agricoli e forestali, in carburanti utilizzabili dagli aereomobili. La ricerca del Cnr-Iccom mira quindi ad aumentare la sostenibilità energetica del trasporto aereo, ancora dipendente dai combustibili fossili.
“Si tratta di un processo a più stadi: in un primo passaggio si scindono le molecole di partenza nelle loro componenti più piccole. Ciò può avvenire attraverso un processo di ‘stem explotion’, cioè utilizzando del vapore caldissimo che spacca le molecole, producendo un liquido che può subire successivi trattamenti. Nel secondo passaggio, quello chiave, viene aggiunto un fotocatalizzatore, cioè un materiale capace di reagire con la luce solare. A questo punto la luce instaura una reazione chimica che dà come prodotto idrogeno e altre molecole. Queste ultime sono dei precursori del diesel, cioè composti che gli assomigliano molto. Il terzo passaggio consiste nel trasformare questi composti in diesel vero e proprio. Noi ci siamo occupati prevalentemente di studiare il passaggio intermedio e in particolare, di comprendere la struttura dei fotocatalizzatori impiegati”, spiega Paolo Fornasiero del Cnr-Iccom.
Il combustibile così ottenuto presenta un minor impatto ambientale. “Questo carburante inquina meno perché non utilizza carbonio fossile ma quello riciclabile ottenuto dalle biomasse, prodotti di scarto che costituiscono la più grande fonte di carbonio in natura (circa 120 miliardi di tonnellate di materia secca per anno)”, afferma Feng Wang, uno degli autori dello studio, ricercatore all’Accademia Cinese delle Scienze.
La ricerca si è valsa di una collaborazione tra Cina, Italia, Francia e Germania coinvolgendo, oltre al Cnr-Iccom anche il Dalian Institute of Chemical Physics – Accademia Cinese delle Scienze, l’Università di Trieste, il Consorzio interuniversitario nazionale per la scienza e la tecnologia dei materiali (Instm), il Sincrotrone francese Soleil e la tedesca Forschungszentrum Juelich GmbH.
Lo studio è stato finanziato dalla National Natural Science Foundation e dal Strategic Priority Research Program dall’Accademia Cinese delle Scienze, dall’Università di Trieste, dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dal consorzio interuniversitario nazionale per la scienza e la tecnologia dei materiali. Inoltre, in via di definizione da parte del Ministero affari esteri e cooperazione internazionale, ulteriori finanziamenti nell’ambito degli Accordi strategici Italia-Cina.

Roma, 1 luglio 2019

La scheda

Chi: Istituto di chimica dei composti organolettici Iccom-Cnr
Che cosa: Nuovi materiali in grado di trasformare biomasse ligneocellulose in combustibile diesel sfruttando la luce solare. Visible-light-driven coproduction of diesel precursors and hydrogen from lignocellulose-derived methylfurans, N. Luo, T. Montini, J. Zhang, P. Fornasiero, E. Fonda, T. Hou, W. Nie, J. Lu, J. Liu, M. Heggen, L. Lin, C. Ma, M. Wang, F. Fan, S. Jin, F. Wang, Nature Energy – 2019 – DOI : 10.1038/s41560-019-0403-5
Per informazioni: Paolo Fornasiero, Cnr-Iccom, pfornasiero@units.it, tel: 040 5583973, Flavia Mancini, Cnr-Iom, mancini@iom.cnr.it, tel: 040 375 6488

Ufficio stampa:
Emanuele Guerrini
Uff. stampa Cnr – Roma
emanuele.guerrini@cnr.it
06.4993.2644

Capo ufficio stampa:
Marco Ferrazzoli
marco.ferrazzoli@cnr.it
ufficiostampa@cnr.it
06 4993 3383
skype marco.ferrazzoli1

,

Nasce il potale Scuola 2030 per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile

A disposizione dei docenti, tanti contenuti e risorse per portare in classe un’educazione ispirata ai valori dell’Agenda 2030

Sei un docente della scuola italiana? Apre proprio per te Scuola2030.indire.it, il portale che offre materiali di auto-formazione, contenuti e risorse per portare in classe un’educazione ispirata ai valori e alla visione dell’Agenda 2030.

L’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 è un programma di sviluppo che 193 Paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto nel 2015. L’Italia, così come molti altri Paesi, ha messo a punto una propria Strategia nazionale che comprende impegni e obiettivi specifici correlati ai 17 Goal di sviluppo sostenibile (SDG, Sustainable Development Goals) previsti dall’Agenda.

In Italia è l’ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile a promuovere l’attuazione dell’Agenda 2030, con l’obiettivo di far crescere nella società italiana la consapevolezza dell’importanza del programma, sensibilizzare l’opinione pubblica e coinvolgere tutti i cittadini, partendo proprio dagli studenti attraverso la scuola e le iniziative di Educazione allo Sviluppo Sostenibile.

Scuola 2030 nasce dalla collaborazione fra MiurIndire e ASviS per contribuire al Goal 4: Istruzione di qualità, e in particolare al Target 4.7: Entro il 2030, assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l’educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la promozione di una cultura di pace e di non violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile.

Le risorse del sito pubblico Scuola2030.indire.it sono liberamente consultabili, mentre i contenuti per l’auto-formazione sono accessibili a tutti i docenti tramite autenticazione con credenziali di tipo SPID.

 

,

Addio plastica nel reparto ortofrutta: un supermercato tailandese ha trovato un modo naturale di sostituirla

Un supermercato thailandese ha deciso di limitare l’utilizzo della plastica degli imballaggi alimentari sostituendola con un packaging del tutto naturale e biodegradabile: le foglie di banano!

Purtroppo nei supermercati di tutto il mondo si utilizza ancora molta plastica per il confezionamento di frutta e verdura. Un utilizzo usa e getta di un materiale fortemente inquinante che sta letteralmente avvelenando il nostro pianeta. Fortunatamente si stanno cercando nuove alternative e alcune già esistono. E’ il caso delle foglie di banano.

Nei paesi tropicali queste foglie grandi, verdi, resistenti ma flessibili sono utilizzate non solo nelle cerimonie e durante le offerte religiose ma anche in cucina per servire i piatti tipici della tradizione e al posto dii pellicola o carta stagnola per il trasporto di cibo take away.

Adesso un supermercato thailandese, il Rimping che si trova a Chiang Mai nel nord del paese, ha deciso di sfruttare questa risorsa naturale anche per confezionare frutta e verdura.

Non tutte le foglie del banano sono adatte per realizzare imballaggi ma quelle più larghe e spesse ben si prestano al confezionamento soprattutto per la loro caratteristica di riuscire a piegarsi senza rompersi. Inoltre la superficie cerosa conferisce loro una forte resistenza all’acqua e le rende più adatte ad entrare in contatto con i liquidi rispetto ad altri materiali naturali.

L’originale alternativa alla plastica è stata molto apprezzata dai consumatori locali ma anche all’estero dato che dopo una condivisione sui social la notizia è diventata virale. La maggior parte delle persone ha elogiato questa nuova iniziativa, alcuni hanno sottolineato però che questo sistema non ha eliminato completamente l’utilizzo di plastica e che si deve fare di più.

A noi sembra un buon inizio però!

Non si tratta in realtà di nulla di nuovo, dato che le foglie di banano sono una soluzione di imballaggio che esiste da migliaia di anni. Oggi però più che mai questo utilizzo, almeno nei paesi dove cresce rigoglioso questo frutto, potrebbe avvantaggiare l’ambiente.

A differenza delle materie plastiche, infatti, le foglie sono organiche e possono, dopo l’uso, diventare compost.

Fonte GreenMe

,

SANA 2019: a Bologna gli stati generali del bio

Oltre 900 espositori per un evento ancora più sostenibile dalla rivoluzione verde alla rivoluzione bio.

La 31esima edizione di SANA, Salone internazionale del biologico e del naturale, si terrà a Bologna dal 6 al 9 settembre 2019. Organizzato da BolognaFiere, in collaborazione con Assobio e Federbio, con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il supporto di ITA, Italian trade agency, SANA è molto di più di un evento fieristico: è la destinazione per il business collegato al mondo del biologico, la piattaforma di confronto culturale sui temi a esso collegato, il luogo in cui incontrare operatori provenienti da tutto il mondo.
Evento business oriented, dunque, che si avvale dell’esperienza di BolognaFiere, secondo operatore fieristico nazionale, fra i primi a livello europeo con un forte know-how nell’organizzazione di eventi b2b leader internazionali nei rispettivi settori.
“La nostra Società – dichiara Gianpiero Calzolari, presidente di BolognaFiere – ha sviluppato un know-how che ci posiziona ai primissimi posti su scala internazionale e ci connota come destinazione e partner privilegiato per il business fieristico. Anche il Salone del biologico e del naturale è dimostrazione di questa specificità che si esplicita in un costante trend di crescita in termini di espositori e operatori e in un confronto sempre più incisivo con i buyer internazionali. Le novità dell’edizione 2019 rafforzeranno ulteriormente SANA come piattaforma di
confronto per il biologico e per la discussione di temi fondamentali per il futuro, in termini economici e ambientali.”


SANA 2019: TRE MACRO SETTORI, OLTRE 900 ESPOSITORI E 52.000 MQ DI ESPOSIZIONE
SANA 2019 articola anche in questa edizione l’ampia proposta espositiva – oltre 900 gli espositori, su una superficie di più di 52.000 metri quadrati – nei settori:
FOOD, che avrà per protagoniste le più importanti aziende del settore alimentazione biologica italiana e internazionale (padiglioni 29 e 30);
CARE&BEAUTY sarà lo spazio dedicato ai produttori di: cosmetici biologici e naturali, prodotti per la cura del corpo, integratori alimentari, prodotti/servizi naturali per la cura della persona (padiglioni 25 e 26);
GREEN LIFESTYLE proporrà, infine, tecnologie, prodotti e soluzioni ecocompatibili, per uno stile di vita sano e responsabile (padiglione 28).

CONVEGNI, WORKSHOP E SEMINARI: A SANA IL CONFRONTO SUL BIO
L’offerta espositiva di SANA si completerà con un ricco programma di convegni, workshop e seminari e un importante azione di incoming di delegazioni commerciali estere; nel 2018 sono stati più di 2.000 gli incontri programmati tra le aziende espositrici e i buyer internazionali.
Confermata, anche nel 2019, la presentazione dell’OSSERVATORIO SANA con un focus dedicato al dimensionamento dell’export italiano dei prodotti agroalimentari biologici (a cura di Nomisma) e gli incontri dedicati alla formazione di SANA ACADEMY che nell’ultima edizione hanno registrato il +27 per cento di partecipanti.

SANA 2019 “PLASTIC FREE”
Per essere ancora più coerente con i temi al centro della manifestazione, SANA 2019 si trasformerà in evento “plastic free” negli ambiti della ristorazione riducendo così, ulteriormente, l’impatto ambientale dell’evento. Al bando la platica monouso, via libera al vetro e ai materiali compostabili per contenitori e suppellettili; l’acqua minerale sarà erogata in modalità free-beverage da distributori dedicati e i visitatori potranno utilizzare speciali borracce messe a loro disposizione.
Anche le proposte di food and beverage avranno una declinazione bio, proponendo snack, panini, brioches, pizze, insalate, frutta e bevande, vini inclusi, rigorosamente bio e in contenitori compostabili. Piccoli gesti, che diventano significativi per l’ambiente quando diventano scelte che ognuno di noi porta nel vissuto quotidiano.

DALLA RIVOLUZIONE VERDE ALLA RIVOLUZIONE BIO: A BOLOGNA GLI STATI GENERALI DEL BIO
L’edizione 2019 di SANA vede riconosciuta e accresciuta la sua centralità per il mondo del biologico dallo svolgimento a Bologna – nelle giornate del 5 e del 6 settembre – dell’iniziativa DALLA RIVOLUZIONE VERDE ALLA RIVOLUZIONE BIO, due giornate di “stati generali del bio”, con confronti ad altissimo livello in cui si delineeranno le scelte strategiche per il futuro dell’agricoltura e di ambiti fondamentali come la sostenibilità, il rispetto dell’ambiente e il corretto utilizzo delle risorse.
L’evento, promosso da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e AssoBio, andrà a stimolare una riflessione sul ruolo del biologico per l’agricoltura italiana e sulla sua correlazione con fattori essenziali in chiave prospettica come: la biodiversità, la protezione delle acque e il climate change.
Nella prima giornata di lavoro DALLA RIVOLUZIONE VERDE ALLA RIVOLUZIONE BIO andrà a toccare, con un approccio multi-disciplinare, i temi d’interesse fondamentali per lo scenario 2030 dell’agricoltura biologica e, nella seconda giornata, attiverà un momento di dibattito con le principali istituzioni e i più rilevanti attori
nazionali e internazionali della filiera.
Lo svolgimento degli “stati generali del bio” parallelamente a SANA darà vita a un momento di massima visibilità per il biologico, ribadendo la manifestazione quale accreditata sede in cui, ogni anno, le associazioni e le istituzioni di competenza, gli esperti, gli operatori e le aziende del settore si danno appuntamento per confrontarsi sugli ambiti di maggior importanza per la tutela dell’ambiente e la sua salvaguardia.

SANA si inserisce in una piattaforma espositiva di networking e confronto negli ambiti rivolti al largo consumo che si completa con MARCAbyBolognaFiere, l’evento di riferimento europeo per i prodotti a marca del distributore, che coinvolge la quasi totalità delle insegne della MDD, e ZOOMARK INTERNATIONAL, leader per l’industria del pet

Ufficio Stampa SANA

,

Beeopak: la pellicola per alimenti che rispetta l’ambiente

Beeopak è un’alternativa “plastic free” alla pellicola di plastica per alimenti e alla carta stagnola

Monica Fissore e Clarien van de Coevering sono le inventrici di Beeopak, un involucro per alimenti creato ricorrendo a cotone biologico, cera d’api, resina di pino e olio di nocciola delle Langhe: “L’esigenza di rispettare l’ambiente e promuovere una condotta sostenibile passa anche dalle scelte che adottiamo in cucina”.


E’ l’unico involucro per cibo fatto con ingredienti biologici certificati. Abbiamo scelto di lavorare esclusivamente con cera biologica certificata in modo tale di avere la certezza che non contenga diserbanti, insetticidi o pesticidi

Usando beeopak tutti possiamo dare il nostro contributo e partecipare al cambiamento salvaguardare il pianeta e sostenere la comunità locale perché beeopak è:

biologico – 100% naturale – riutilizzabile – eco compatibile – biodegradabile – a chilometro zero

Con questo nuovo imballaggio per alimenti naturale, il cibo si conserva fresco e molto più a lungo si evitano gli sprechi alimentari, grazie alle proprietà antibatteriche e traspiranti della cera d’api

Il bee wrap beeopak è un involucro in cera d’api biologico privo di PVC e ftalati assolutamente atossico con il quale eliminiamo la plastica, riduciamo l’inquinamento ambientale

e portiamo colore e bellezza in tavola e in cucina per ogni uso si può calcolare un risparmio di un metro quadrato di pellicola in plastica, senza dimenticare che beeopak e completamente biodegradabile

beeopak è una pellicola alimentare riutilizzabile, versatile e modellabile, pretagliata con particolare attenzione, al fine di evitare sfilacciamenti del cotone biologico con cui è stato realizzato,

questo consente un uso adeguato all’alimento che volete avvolgere grazie ad una gamma completa di misure studiate per coprire le più frequenti esigenze

beeopak è lavabile e riutilizzabile per circa un anno senza perdere le sue caratteristiche che lo rendono ideale per conservare il vostro cibo mantenendone inalterate a lungo le caratteristiche di freschezza e fragranza

da: Beeopak

Accedi per saperne di più ….

,

Al via “Ingreen” il progetto Unibo per la bioeconomia

Un progetto che potrebbe fare da volano per il decollo della bioeconomia. Lanciato da un consorzio internazionale di diciassette partner, parte Ingreen, nuovo progetto europeo che si propone di dare un contributo importante alle sfide poste a livello scientifico, economico e sociale dall’economia circolare. Puntando alla riconversione di scarti e sottoprodotti dell’industria agro-alimentare delle acque di cartiera in nuovi ingredienti bio-based da utilizzare in ambito industriale.
 
Il progetto – partito ufficialmente pochi giorni fa con un kick-off meeting a Bologna – è finanziato con oltre 6,3 milioni di euro nell’ambito della Bio-Based Industries Joint Undertaking (Bbi Ju). Coordinatrice scientifica è la professoressa Rosalba Lanciotti (in foto) del Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna. Per l’Alma Mater sono coinvolti inoltre il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie e il Dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali.
 
Le sfide della bioeconomia 
La bioeconomia è un modello economico e culturale che punta a convertire, con tecnologie innovative ed efficienti di biotecnologia industriale, le risorse biologiche e rinnovabili prodotte dalle industrie in nuove materie prime. La sfida che parte con Ingreen è arrivare a generare nuove catene di valore bio-based tra settori molto distanti tra loro: da quello alimentare, dei mangimi e dei cosmetici, fino a quello farmaceutico, nutraceutico e dell’imballaggio. Altro obiettivo è incrementare la conoscenza e la consapevolezza della società sui benefici e sulle opportunità della economia circolare.
 
“Ingreen – spiega la professoressa Lanciotti – genererà cinque nuove catene di valore e molteplici interconnessioni tra diversi settori industriali e prodotti bio-based innovativi e funzionali, rispondenti in sicurezza e qualità alle normative europee più stringenti. Anche la definizione di nuovi standard e requisiti per le nuove categorie di ingredienti e prodotti rappresenterà uno risultato di Ingreen, che sarà fondamentale per la creazione di una nuova base normativa per i prodotti bio-based”.
 
Nuovi ingredienti e nuovi prodotti
Ingreen, infatti, punta a valorizzare scarti e sottoprodotti dell’industria agro-alimentare e delle acque di cartiera, trasformandoli in ingredienti bio-based, attraverso processi biotecnologici sostenibili e validati a livello industriale. Questi ingredienti potranno così essere riutilizzati, in ambiente industriale, per la produzione di nuovi prototipi alimentari, mangimistici, nutraceutici, cosmetici o farmaceutici di elevata qualità, più sostenibili e più efficaci rispetto ai prodotti di riferimento oggi in commercio.
 
Il progetto inoltre si propone di arrivare a produrre, a partire da reflui ad elevatissimo impatto ambientale come le acque di cartiera, un film completamente biodegradabile a base di poli-idrossialcanoati (Pha) da utilizzare in contenitori innovativi ed ecocompatibili, idonei al confezionamento di prodotti alimentari, nutraceutici o farmaceutici.
 
I protagonisti del progetto
Ingreen è stato finanziato con oltre 6,3 milioni di euro nell’ambito della Bio-Based Industries Joint Undertaking (BBI JU), parte del programma Horizon 2020, grazie alla partnership tra l’Unione Europea e il Bio-based Industries Consortium, e con un contributo per l’Università di Bologna di circa 800 mila euro.
 
Per l’Alma Mater partecipano il Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari con Giovanni Molari, Rosalba Lanciotti, i microbiologi Lucia Vannini, Francesca Patrignani, Fausto Gardini e Andrea Gianotti, ed i tecnologi alimentari Santina Romani, Pietro Rocculi e Marco Dalla Rosa; il Dipartimento di Farmacia e biotecnologie, rappresentato da Beatrice Vitali, Carola Parolin, Stefano Fedi e Martina Cappelleti; il Dipartimento di Ingegneria Civile, chimica, ambientale e dei materiali, che apporta le sue competenze con Noura Raddadi e Alessandro Paglianti.
 
Il progetto vede come coordinatore tecnico Narinder Bains (Ineuvo Ltd, Regno Unito) e come coordinatrice scientifica Rosalba Lanciotti e coinvolge diciassette partner provenienti da diversi paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Germania, Belgio, Olanda, Portogallo, Irlanda, Spagna, Svizzera, Francia. Fanno parte del consorzio la Federazione Europea delle Scienze e Tecnologie Alimentari (Effost), quattro istituti di ricerca pubblici (Unibo, Fhnw, Novaid e Itt), quattro grandi imprese (Smurfit Kappa Italia, Smurfit Kappa Francia, Barilla e Molino Pivetti) e otto piccole-medie imprese (Mambelli, Ineuvo, Innoven, Avecom, Activatec, Depofarma, Isitec, Tecnopackaging).
 
Fonte: Ufficio stampa Università di Bologna 
Accedi per saperne di più
,

Bayer alza i suoi standard di trasparenza, sostenibilità e impegno con nuovi investimenti

Con le sue soluzioni, la società punta a ridurre l’impatto ambientale del 30 per cento. Nel prossimo decennio, circa 5 miliardi di euro saranno investiti in nuovi metodi per combattere le erbe infestanti.

Leverkusen, 14 giugno 2019 – Bayer sta alzando i suoi standard di trasparenza, sostenibilità e impegno, per dimostrare sempre maggiore responsabilità, in linea con il suo ruolo di nuovo leader nel settore agricolo. “Stiamo facendo grandi passi avanti nell’integrare il settore dell’agricoltura che abbiamo acquisito. Stiamo iniziando a mettere in atto una serie di misure per aumentare la trasparenza e la sostenibilità della nostra azienda,” ha dichiarato venerdì Werner Baumann, CEO di Bayer AG. Queste misure rispondono alle domande e alle preoccupazioni rivolte a Bayer riguardo al suo ruolo nel settore agricolo nell’anno seguito all’acquisizione di Monsanto “Continueremo a spingere più in alto i nostri standard, impegnandoci per offrire una vita migliore a questa generazione e a quelle che verranno.”

L’innovazione ridurrà drasticamente l’impronta ecologica del portfolio agricolo di Bayer. Con le sue soluzioni, la società punta a ridurre l’impatto ambientale del 30 per cento entro il 2030. Bayer intende raggiungere questo obiettivo attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie, che permettano una riduzione dei volumi di agrofarmaci e un’applicazione più precisa. Tali misure contribuiranno a ristabilire e preservare la biodiversità, combattere il cambiamento climatico e utilizzare nel modo più efficiente possibile le risorse naturali.

La società misurerà i progressi confrontando l’indicatore EIQ (Environmental Impact Quotient) con gli attuali standard di mercato. L’EIQ è stato messo a punto negli anni ‘90 dalla Cornell University (Stati Uniti) e si riferisce al volume di tossicità. Rappresenta dunque un sistema di misurazione più significativo rispetto al semplice volume. Bayer si impegnerà a migliorare costantemente l’EIQ dei suoi agrofarmaci, investendo in innovazioni di prim’ordine nei settori seeds and traits, agricoltura digitale, soluzioni biologiche e nuovi prodotti con bassi residui e dosaggi ridotti. Inoltre, la società inviterà esperti internazionali e stakeholder a partecipare a un Bayer Sustainability Council per supportare gli sforzi a livello aziendale.

Sebbene il glifosate continuerà a giocare un ruolo fondamentale per l’agricoltura e per il portfolio Bayer, la società si sta impegnando a offrire una più ampia scelta agli agricoltori e, nel prossimo decennio, investirà circa 5 miliardi di euro in nuovi metodi per combattere le erbe infestanti. Questo investimento in ricerca e sviluppo permetterà una migliore comprensione dei meccanismi di resistenza, la scoperta e la messa a punto di nuovi meccanismi di azione, un ulteriore sviluppo di soluzioni personalizzate integrate di gestione delle erbe infestanti e raccomandazioni più precise attraverso strumenti di agricoltura digitale. Inoltre, sarà approfondita la collaborazione con ricercatori di tutto il mondo nel campo delle erbe infestanti, al fine di sviluppare soluzioni su misura per gli agricoltori a livello locale.

La trasparenza è fondamentale per Bayer. Nel 2017, Bayer ha iniziato a pubblicare online tutti i suoi studi di Crop Science relativi alla sicurezza, mettendoli a disposizione di tutti. Da allora, ha pubblicato centinaia di studi su circa 30 composti, compresi tutti i 107 studi sul glifosate di proprietà aziendale. Non solo: la società guiderà un programma invitando ricercatori, giornalisti e rappresentanti delle ONG a collaborare, con la loro preparazione scientifica, all’imminente procedura UE di ri-registrazione del glifosate che inizierà nel corso dell’anno.

Inoltre, l’azienda applicherà ai suoi prodotti standard di sicurezza coerenti, anche laddove dovessero essere più elevati rispetto alle normative locali. Dal 2012, Bayer ha interrotto la vendita di prodotti considerati di tossicità acuta di classe 1 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nonostante fossero permessi su mercati specifici.

Venerdì, Bayer ha annunciato che venderà prodotti per la protezione delle colture solamente sui mercati che rispettino sia gli standard di sicurezza del mercato locale sia gli standard di sicurezza della maggior parte dei Paesi con programmi ben sviluppati volti a regolamentare i prodotti fitosanitari.

Nei prossimi mesi, la società modificherà le sue politiche di interazione con ricercatori, giornalisti, enti regolatori e sfera politica in fatto di trasparenza, integrità e rispetto.

Maggiori informazioni sul sito www.bayer.com/commitments.

Bayer

Bayer è un’azienda mondiale con competenze di base nei settori Life Science nell’ambito dell’assistenza sanitaria e della nutrizione. I suoi prodotti e servizi sono progettati per il benessere delle persone contribuendo a superare le grandi sfide poste dalla crescita e dall’invecchiamento demografico globale. Al contempo, il Gruppo mira ad aumentare il proprio coefficiente di redditività e a creare valore attraverso l’innovazione e la crescita. Bayer si impegna a rispettare i principi dello sviluppo sostenibile e il suo marchio è sinonimo di affidabilità, responsabilità e qualità a livello mondiale. Nell’esercizio 2018, forte di un organico di circa 117.000 dipendenti, il Gruppo ha registrato un fatturato pari a 39,6 miliardi di euro, con spese in conto capitale per 2,6 miliardi di euro e costi di ricerca e sviluppo pari a 5,2 miliardi di euro. Ulteriori informazioni disponibili suwww.bayer.it.

Dichiarazioni previsionali

Il presente comunicato potrebbe contenere dichiarazioni a carattere previsionale che si fondano su presupposti e previsioni attuali stilate dalla dirigenza di Bayer. Vari rischi, incertezze ed altri fattori, noti o meno, potrebbero generare differenze materiali tra gli effettivi risultati futuri, la situazione finanziaria, lo sviluppo o la performance dell’azienda da una parte e le stime qui fornite dall’altra. Tali fattori includono quelli menzionati nei resoconti pubblici di Bayer disponibili sul sito aziendale www.bayer.com. L’azienda non si assume alcuna responsabilità per quanto attiene l’aggiornamento di queste dichiarazioni previsionali o il loro eventuale adeguamento ad eventi o sviluppi futuri.

Fonte: Comunicato Bayer

,

Siena Summer School on Sustainable Development – Seconda edizione 9-20 settembre 2019

Dopo il successo della prima edizione, che ha visto la nascita di alcuni progetti in tema di sviluppo sostenibile, negli spazi del Santa Chiara Lab dell’Università di Siena si svolgerà dal 9 al 20 settembre 2019 la seconda edizione della Siena Summer School on Sustainable Development.

La Scuola è organizzata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in collaborazione con Fondazione Enel, Leonardo, la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (Rus), Sustainable Development Solutions Network Italia, Sustainable Development Solutions Network Mediterraneo ed il Santa Chiara LAB dell’Università di Siena.
Si tratta di una proposta educativa nata dalla volontà di promuovere i contenuti dell’Agenda 2030 e diffondere la conoscenza degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile al fine di sensibilizzare comunità, imprese e singoli individui sui temi della sostenibilità.

Mediante un’impostazione interdisciplinare, la Scuola mira al raggiungimento di una formazione di alto profilo e qualificazione sui temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Affronta le sfide sistemiche dello sviluppo sostenibile e promuovere l’adozione di soluzioni concrete ed efficaci.

La Summer School, della durata di due settimane, e che quest’anno prevedrà anche lezioni in lingua inglese, si articolerà in insegnamenti teorici, seminari e lavori di gruppo, con la partecipazione attiva sia di accademici sia di rappresentanti di istituzioni, imprese e organizzazioni internazionali. Alcune sessioni del programma si svolgeranno in luoghi di interesse storico e particolarmente rilevanti per i temi dello Sviluppo Sostenibile, anche a contatto con esperti del mondo delle imprese.

Sono disponibili 10 Full Scholarship e 30 Partial Scholarship per un programma didattico-scientifico di alto livello. La deadline per le iscrizioni è il 20 Giugno p.v..

Programma e info: http://santachiaralab.unisi.it/siena-summer-school-on-sustainable-develo…

Iscrizioni: http://www.congressi.unisi.it/?page_id=1136

Promo: https://www.youtube.com/watch?v=aAg6V9-qL3Q

Contatti: sienasummerschool@unisi.it.

,

Workshop conclusivo regionale del Focus Chimica Verde per l’ortofrutta

Il 25 giugno prossimo si terrà a Latina l’ultimo evento del Focus della Rete rurale ‘Chimica verde per l’ortofrutta’.

Durante il workshop saranno presentati i risultati del lavoro svolto per l’individuazione di soluzioni innovative e sostenibili ai problemi del comparto ortofrutticolo. Analogamente agli altri workshop del Focus, sulle innovazioni proposte si aprirà un confronto con gli stakeholders del territorio e, successivamente, sarà possibile  visitare l’impianto di produzione di energia da biogas dell’azienda che ospita l’evento.

Il Focus Chimica Verde intende individuare soluzioni innovative e ad elevata sostenibilità per risolvere problemi delle fasi di produzione e trasformazione del settore ortofrutticolo e assicurarne la diffusione ai diversi portatori di interesse.Sarà condotto da un gruppo di coordinamento (Comitato scientifico), costituito da ricercatori di diversa provenienza e coordinato dal CREA-PB. L’approccio partecipativo sarà alla base del Focus, garantendo così il coinvolgimento di portatori di interesse del comparto, di rappresentanti del mondo della ricerca e di quello delle istituzioni in un confronto costante nel corso di un anno circa di attività.

Scarica la locandina del Focus Chimica Verde

Scarica “Il Focus Chimica Verde in sintesi”

Scarica il documento “Per una ortofrutticoltura sostenibile: Le proposte della Chimica Verde” (Maggio 2019)

Scarica il documento “Risultati dei tavoli d’ascolto sui problemi dell’ortofrutta” (Maggio 2019)


L’8 maggio 2019 si tenuto a Rimini, presso la Sala Diotallevi la Fiera MACFRUT,  un Workshop “La chimica verde e la bioeconomia per un’ortofrutticoltura sostenibile”. Il workshop ha avuto un duplice obiettivo:  ha illustrato i risultati del lavoro svolto durante il Focus Chimica verde per l’ortofrutta in cui sono state individuate soluzioni sostenibili per risolvere alcuni dei principali problemi dell’ortofrutta italiana e, in secondo luogo, ha aperto un confronto con operatori (associazioni e organizzazioni) e rappresentanti istituzionali per dibattere sulle possibili azioni utili allo sviluppo del settore.

Scarica e consulta i documenti di presentazione:

presentazione_chiomica_verde_8_5_19_sofia_mannelli

presentazione_lazzeri_matteo_focus_08_05_2019

carbone_macfrut_2019

presentazione_davino_ricerca_e_sostenibilita_in_ortofrutta

Scarica e consulta i casi di studio:

presentazione_chimica_verde_caso_studio_marcello_ficicchiapresentazione_chimica_verde_caso_studio_lamberto_gravina


Giovedì 8 novembre 2018 si tenuto a Bologna un Workshop “La Chimica verde per un ortofrutticoltura sostenibile” L’obiettivo del seminario è duplice. Si intende in primo luogo presentare i risultati del lavoro svolto fino ad oggi e, in secondo luogo, si vuole aprire un confronto tra rappresentanti del mondo della ricerca, delle istituzioni pubbliche e dell’industria. Il confronto, in particolare, ha la finalità di far emergere le possibili tappe di un percorso comune dove, tenendo conto delle istanze che provengono dal mondo operativo, si possa convergere verso l’individuazione, la valorizzazione e la diffusione di soluzioni sostenibili per l’agricoltura e la società.

Scarica e consulta i documenti di presentazione:

CREA Mannelli

Opuntia_Biotech_2018.11.08


Il 16 marzo 2018 a Roma si è tenuto il primo incontro del Focus Chimica Verde, durante il quale sono stati organizzati dei tavoli d’ascolto sui problemi dell’ortofrutta che hanno coinvolto esponenti dei comparti orticolo e frutticolo (Organizzazioni dei produttori, Organizzazioni professionali). Il Comitato scientifico del Focus Chimica verde ha coordinato i lavori orientando il dibattito dei tavoli sui problemi tecnici e organizzativi delle aziende e delle filiere ortofrutticole che non hanno ad oggi soluzioni tecniche adeguate e/o sostenibili sul duplice piano ambientale (impatto di rilievo noto) ed economico (costi elevati). In particolare, sono state affrontate problematiche a livello di:

– nutrizione piante/suolo,
– difesa colture,
– processi di trasformazione materie prime,
– processi di conservazione,
– utilizzazione residui e scarti,
– ostacoli allo sviluppo di processi innovativi nel settore

Scarica e consulta i documenti di presentazione:

Presentazione 16 3 Zezza

Presentazione 16 3 Lazzeri

Raccuia 2018 Roma

S Mannelli cvb Focus CV 16 03 2018

CARBONE_16318