Sezione Sostenibilità Economica Circolare

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Sormapeel, l’ecodesign nell’imballaggio per l’ortofrutta

L’imballaggio per l’ortofrutta diventa circolare. Ecco la novità di Sorma: si usa, si recupera (facilmente) ed è pronto per essere riciclato

L’imballaggio per l’ortofrutta diventa circolare: si usa, si recupera (facilmente) ed è pronta per essere riciclata. Si chiama Sormapeel l’ultima creazione del Gruppo Sorma Group, presentata a Berlino durante Fruit Logistica, che risponde ai concetti dell’eco design ovvero ogni oggetto deve essere pensato, ideato, progettato e realizzato per essere riusato o riciclato. Spesso non è possibile perché si utilizzano materiali accoppiati che impediscono e vanificano il riciclo.  A Sorma Group hanno risolto il problema.

I materiali sono separabili e garantiscono il riciclo

Nella soluzione di Sormapeel il consumatore non sarà indeciso su quale contenitore usare perchè i due materiali che compongono l’imballaggio viaggiano separatamente.  Ognuno per la sua strada e il suo sistema di riciclo.

Il gruppo romagnolo ha sviluppato questa soluzione patent pending, frutto di una ricerca pluriennale, che permette di offrire vantaggi, oltre alla filiera ortofrutticola, anche agli operatori del recupero di plastica e carta. Il prodotto, inoltre,  risulta  interessante perché la sua adozione non richiede un nuovo investimento per modificare o cambiare le macchine già in dotazione. Si adatta, infatti, a tutta la linea Sorma.

Riciclabile, ma l’imballaggio resta resistente

Con il nuovo design  l’imballaggio  acquista un vantaggio ambientale e d’uso, ma non si perdono quelli precedenti ovvero conserva le medesime caratteristiche di visibilità del contenutotraspirabilità, resistenza, velocità e forza.

La nuova soluzione permette il riciclo separato di plastica e carta

L’elemento innovativo del nuovo prodotto è dato dall’introduzione di una banda in carta “spellicolabile” (da qui “Sormapeel”), cioè facilmente rimovibile da parte del consumatore, che potrà quindi riciclare separatamente e velocemente la plastica e la carta. Inoltre, la componente in plastica è mediamente inferiore di oltre il 50% rispetto a un imballaggio tradizionale ed è completamente riciclabile: in monomateriale, o tutta in PE (Polietilene ad alta densità) o tutta in PP (polipropilene), rende ancora più semplice e immediato il recupero del materiale. I polimeri hanno caratteristiche molto diverse e se sono poliaccoppiato rendono impossibile il riciclo.

SORMAPEEL pesa meno di una moneta da 1 centesimo

La minore quantità di plastica, sostituita in parte dalla carta, rende la nuova linea ultraleggera. Parlano i numeri: il formato da 1 kg di Rosapack e di Sormabag, rispettivamente 2,79g e 2,22g, è più leggero persino delle retine a clip che pesano 2,88g e non sono riciclabili. Sormabag da 1 kg, nello specifico, pesa meno di una moneta da 1 centesimo.

L’AD Mercadini: “Vinta una sfida ambientale”

L’economia della sostenibilità dalle parole ai fatti: “Con SORMAPEEL – ha spiegato Andrea Mercadini, AD del Gruppo – possiamo dire di avere vinto una difficile sfida contro il tempo e a favore dell’ambiente. Da anni, come Gruppo, siamo impegnati nella ricerca di materiali innovativi e di soluzioni “amiche” di quell’economia circolare sempre più necessaria per il rispetto delle risorse del nostro pianeta. Oggi compiamo un importante passo in avanti perché, in un momento storico in cui è in corso un ampio dibattito sui polimeri plastici e il loro futuro, Sorma offre una soluzione che tiene conto degli aspetti più diversi in termini di packaging: praticità, economicità e recuperabilità”.

Materiali di largo consumo per facilitare il recupero

Interessante il ragionamento di Mario Mercadini, Large Scale Manager: “Abbiamo inoltre utilizzato materiali di largo consumo dove il sistema di riciclo che sta a valle è consolidato, in grado di gestirli facilmente e di smaltirli in modo efficace, a differenza di altri materiali come ad esempio i prodotti compostabili. Al nostro interno, l’innovazione SORMAPEEL ha comportato un cambiamento nel processo produttivo, ma già da ora siamo in grado di rifornire con costanza tutti i clienti interessati, in ogni Paese del mondo”.

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Gestione on line delle aziende agricole: sistema integrato di Coldiretti

Coldiretti presenta a Fieragricola 2020 il primo sistema integrato a disposizione dei soci per la gestione on-line delle aziende agricole con lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico

«Le nuove tecnologie digitali per l’agricoltura 4.0 di precisione sono uno strumento strategico per lo sviluppo delle aziende, in un’ottica di una sempre maggiore efficienza ma anche per la sostenibilità ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici nell’ambito del grande piano per il Green Deal europeo» così il presidente della ColdirettiEttore Prandini,  sottolinea l’importanza dell’adozione delle tecnologie in agricoltura: dai sistemi gps all’utilizzo dei droni, dai sensori nei campi alle etichette intelligenti fino ai sistemi di avanguardia nella produzione ecocompatibile. Tra queste c’è anche il nuovo sistema integrato nel Portale del Socio della Coldiretti per la gestione on line dell’azienda agricola, presentato a Fieragricola 2020.

Check up online di siccità, fertilità e salute delle colture

Il sistema permette agli agricoltori di ottimizzare le rese e la produttività e affrontare le nuove sfide dei cambiamenti climatici. In particolare, fornisce una lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dei dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico. L’applicazione Demetra basata sulle tecnologie Abaco è il primo software agricolo aperto e condiviso dove i dati raccolti vengono valorizzati come patrimonio a disposizione di tutti. Una vera e propria rivoluzione che porta gli agricoltori direttamente nel mondo dell’agricoltura 4.0 di precisione dotandoli di un sistema avanzato di monitoraggio e controllo indispensabile per una gestione efficiente e sostenibile delle colture in campo.  Le nuove tecnologie in agricoltura si applicano anche ai macchinari– spiega Coldiretti – infatti in Italia sono già 1.600 le mietitrebbie con sistema di mappatura delle produzioni, mentre sono in continua espansione i trattori con guida satellitare Global Navigation Satellite System.

Troppi ritardi causati dal digital divide

L’agricoltura 4.0 di precisione rappresenta il futuro dei campi ed entro due anni – sottolinea la Coldiretti – mira a coinvolgere il 10% della superficie coltivata in Italia con lo sviluppo di applicazioni sempre più adatte alle produzioni nazionali su diversi fronti: dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti. Le opportunità offerte dall’agricoltura 4.0 con l’utilizzo dei Big Data Analytics e del cosiddetto “Internet delle cose” rischiano però spesso di non poter essere colte a causa dei ritardi nell’espansione della banda larga nelle zone interne e montane. Esiste purtroppo – evidenzia la Coldiretti – un pesante “digital divide” tra città e campagna dove le nuove tecnologie sono uno strumento indispensabile per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire.

Il prezioso aiuto dei Consorzi agrari

L’obiettivo è introdurre sistemi digitali altamente tecnologici all’interno dei processi produttivi e tecnologie moderne finalizzate ad ottenere l’aumento della produttività accompagnata, però, dalla riduzione dei costi e da un aumento della sostenibilità ambientale. In questa nuova sfida – sottolinea la Coldiretti – l’Italia può anche contare sul sistema dei Consorzi agrari che è già il riferimento di 300mila aziende diffuse capillarmente su quasi tutto il territorio con circa 1300 recapiti, comprese le aree più difficili, ed ha esteso l’operatività, dall’innovazione tecnologica ai contratti di filiera, dalle agroenergie al giardinaggio, dalla fornitura dei mezzi tecnici alla salvaguardia delle sementi a rischio di estinzione.

Scopri tutte le innovazioni presentate a Fieragricola

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Nomisma: il settore agroalimentare italiano e la sfida del Green Deal europeo

Entro il 2050, l’impatto ambientale dell’Europa potrebbe essere pari a zero. È questa la sfida lanciata dal Green Deal, la strategia nata in seno alla Commissione europea, il cui obiettivo è azzerare le emissioni nette di gas serra (raggiungere cioè la cosiddetta “neutralità climatica”) del Vecchio Continente nell’arco dei prossimi tre decenni. A tal fine, è previsto un piano di provvedimenti che coinvolge tutti i settori produttivi, dall’agroalimentare ai trasporti, dall’energia alle costruzioni. In particolare, le iniziative riguardanti l’agricoltura rientrano nella strategia “From Farm to Fork” (i cui obiettivi specifici usciranno nella prossima primavera) ma i cui intenti già dichiarati dalla Commissione Europea possono essere sintetizzati come segue:

  • Garantire prodotti alimentari sostenibili a costi contenuti
  • Far fronte ai cambiamenti climatici
  • Proteggere l’ambiente
  • Preservare la biodiversità
  • Potenziare l’agricoltura biologica

Il tutto, nell’ottica della realizzazione di un’economia circolare in cui ogni passaggio, dalla produzione al consumo, risulti più sostenibile.

Come si posiziona il settore agroalimentare italiano di fronte agli obiettivi del Green Deal? A questa domanda rispondono i dati dell’Osservatorio condotto in collaborazione con Fieragricola. Il report nasce sia per inquadrare il sistema delle imprese agricole italiane rispetto agli indicatori dettati dalla strategia europea in termini di emissioni, sprechi, produzione biologica, ecc., e sia per rapportarlo alle principali economie agricole concorrenti.

Il settore agroalimentare italiano e le sfide vinte

Partiamo dalle sfide vinte. L’Osservatorio ha evidenziato, infatti, tre dati fondamentali riguardanti l’agricoltura in Italia.
Innanzitutto, a dimostrazione di come il settore sia già in vantaggio su uno dei paradigmi cardine del piano operativo sull’economia verde più importante della storia, vi sono i dati riguardanti la sicurezza degli alimenti. Questi presentano percentuali tra le più alte di prodotti che secondo i controlli dell’autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) risultano essere assolutamente privi di residui, meglio di quanto possano vantare Francia, Spagna e Germania.

prodotti del settore agroalimentare italiano

Sul fronte degli sprechi, l’indagine mostra un secondo dato particolarmente significativo: i rifiuti alimentari pro-capite (126 kg annui) risultano inferiori del 16% rispetto alla media europea e in forte calo nell’ultimo decennio.

Alla sensibilità green degli agricoltori italiani va il merito del terzo dato da evidenziare, ossia quello relativo all’impiego di agrofarmaci e fertilizzanti. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nell’ultimo decennio l’utilizzo di questi prodotti è stato notevolmente ridotto: è il caso degli insetticidi (da 1,2 kg di principi attivi ad ettaro a 0,6 kg), dei fungicidi (-30%), degli erbicidi (-20%), ma anche di azoto (-25%), anidride fosforica (-36%) e ossido di potassio (-50%).

Ancora, secondo il report il nostro paese detiene il record Ue di superficie e incidenza bio per seminativi e colture permanenti con 1,5 milioni di ettari, davanti a Francia, Spagna e Germania.
Infine, il settore agroalimentare italiano fa registrare un calo delle emissioni di gas serra (-12,3% negli ultimi vent’anni secondo Eurostat), che incidono per il 7% sul totale delle emissioni contro il 10% della media europea.

settore agroalimentare italiano e bio

Emergenza acqua ed erosione del suolo: i dati da migliorare

Se sul fronte della tutela della biodiversità e delle aree boschive l’Italia risiede stabilmente nella top 5 dei Paesi Ue, dai dati emerge una forte criticità nella gestione del fattore acqua. Il Belpaese mostra, infatti, un elevato rapporto tra prelievi e risorse idriche, dove l’agricoltura incide per la metà del proprio utilizzo complessivo Un problema di natura strutturale legato alla minore quantità d’acqua di cui dispongono i paesi della fascia mediterranea (nel caso della Spagna il rapporto è ancora più elevato, pari al 65%), da contrastare, ad esempio, attraverso il ricorso a sistemi intelligenti di gestione, come l’irrigazione di precisione.

il problema dell'acqua nel settore agroalimentare italiano

Particolarmente grave il dato relativo ai fenomeni di consumo del suolo, cresciuti del 50% negli ultimi 30 anni, così come l’erosione da acqua, che vede il nostro paese in cima alla classifica europea per i danni inferti al territorio. In media, ogni anno in Italia si verifica un’erosione di quasi 9 tonnellate di suolo per ettaro, contro i 4 della Spagna e i 2 della Francia. Eventi di questo tipo caratterizzano soprattutto territori più marginali in cui l’attività agricola risulta praticamente assente o in forte calo.

dati su erosione del suolo e settore agroalimentare italiano

I redditi del settore agroalimentare italiano non crescono

Come rileva Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare di Nomisma e curatore dell’Osservatorio condotto in collaborazione con Fieragricola, dai dati emergono gli enormi sforzi compiuti negli anni dagli agricoltori italiani per rendere la propria attività più rispettosa dell’ambiente. Non solo: dati come quelli relativi ai fenomeni idrogeologici rivelano quanto l’attività delle imprese del settore sia fondamentale per la tutela dei nostri territori.

Emerge quindi la necessità di una sostenibilità ambientale che però non può essere assolutamente scissa da quella economica, senza la quale l’attività agricola stessa non può esistere. Da questo punto di vista, però, i risultati positivi tardano ad arrivare. I dati confermano, infatti, che i redditi delle imprese agricole italiane non sono minimamente cambiati rispetto a cinque anni fa, a fronte di una crescita media europea del 6% (con Spagna e Francia a +11%). Un fenomeno che si lega principalmente a fattori strutturali del settore agroalimentare italiano, come la frammentazione aziendale, la ridotta organizzazione produttiva e commerciale, gli alti costi di produzione e la mancanza di economie di scala.

Conclusioni: cosa devono aspettarsi le aziende agricole italiane

Le sfide che le nostre imprese agricole si troveranno ad affrontare nei prossimi anni saranno soprattutto due.
La prima fa capo alla capacità di soddisfare i nuovi desiderata manifestati dai consumatori. La questione ambientale diventerà, infatti, sempre più preponderante non solo per imposizione dell’Unione europea, ma anche e soprattutto per le scelte compiute dalle persone in fase di acquisto.
Inoltre, il mercato italiano, a fronte di un calo strutturale dei consumi, dovrà riuscire a fare i conti con la concorrenza dei mercati esteri sempre più competitivi e pressanti.

Non è detto che il settore agroalimentare italiano ne esca sconfitto: come hanno rilevato le indagini, infatti, secondo diversi indicatori le nostre imprese agricole risultano molto più virtuose delle concorrenti europee. Una parte del merito va di certo attribuita alla maggiore sensibilità che i nostri agricoltori manifestano nei confronti delle tematiche ambientali.

Fonte: NOMISMA 

 

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Green Deal europeo e agricoltura

I risultati del sondaggio Eurobarometro sull’opinione dei cittadini dell’Ue in materia ambientale confermano l’ampio interesse per un Green Deal a livello europeo e al finanziamento di attività ecocompatibili.Una grandissima maggioranza di europei ritiene che la protezione dell’ambiente sia un aspetto importante (95%) e circa 8 europei su 10 affermano che la protezione dell’ambiente può essere uno stimolo per la crescita economica.

Per questo, il 12 dicembre 2019, la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione al Parlamento e al Consiglio dal titolo Il Green Deal europeo. Anche l’agricoltura è coinvolta nel nuovo corso verde europeo.

Green Deal, il documento della Commissione

La comunicazione del 12 dicembre 2019 pone le basi dell’impegno della Commissione nell’affrontare i problemi legati al clima e all’ambiente, con una precisa tabella di marcia (tab. 1).

Il Green Deal europeo riguarderà tutti i settori dell’economia, in particolare i trasporti, l’energia, l’agricoltura, l’edilizia e settori industriali quali l’acciaio, il cemento, le TIC, i prodotti tessili e le sostanze chimiche. Si tratta sostanzialmente di una strategia di crescita mirata a trasformare l’Ue in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse (figura 1).

Per tradurre in atti legislativi l’ambizione ad essere il primo continente ad emissioni zero entro il 2050, la Commissione presenterà nella primavera 2020 la prima “legge europea sul clima”, la strategia sulla biodiversità per il 2030, la nuova strategia industriale e il piano d’azione sull’economia circolare, oltre che la strategia “dal produttore al consumatore” per una politica alimentare sostenibile.

L’influenza sul settore primario

La presentazione del Green Deal del Commissario Frans Timmermans ha messo in evidenza il ruolo chiave che la comunità agricola europea dovrà svolgere nel realizzare la nuova visione della Commissione. Così come tutti gli altri settori, l’agricoltura sarà influenzata dal nuovo orientamento verde dell’Unione europea.

La produzione alimentare provoca infatti un notevole inquinamento dell’atmosfera, dell’acqua e del suolo, contribuisce alla perdita di biodiversità e ai cambiamenti climatici e consuma quantità eccessive di risorse naturali, mentre una parte importante degli alimenti viene sprecata. Per questo, secondo le intenzioni della Commissione, la produzione di cibo è uno degli aspetti dove concentrare le risorse per perseguire la direzione della sostenibilità ambientale.

Una nuova strategia di filiera

Nella primavera del 2020 la Commissione presenterà la strategia “dal produttore al consumatore” e avvierà un dibattito che coinvolgerà i portatori di interessi, analizzerà tutte le fasi della catena alimentare e sarà la base per politica alimentare più sostenibile, accompagnata dalle nuove tecnologie e dalle scoperte scientifiche (figura 2)

Gli agricoltori sono infatti attori cruciali nella gestione della transizione verso la sostenibilità ambientale e la strategia “dal produttore al consumatore” sosterrà i loro sforzi volti ad affrontare i cambiamenti climatici, proteggere l’ambiente e preservare la biodiversità.

green dealGreen Deal, il ruolo della Pac

La Pac continuerà ad essere uno strumento fondamentale per sostenere l’impegno del settore agricolo nella direzione della sostenibilità ambientale.

Le proposte della Commissione per la Pac 2021-2027 prevedono che almeno il 40% del bilancio complessivo della Pac contribuisca all’azione per il clima.

La Commissione collaborerà con gli Stati membri e i portatori di interessi per garantire che fin da subito i Piani Strategici Nazionali della Pac (che saranno scritti a livello nazionale in attuazione della Pac post 2020) riflettano pienamente l’ambizione del Green Deal e della strategia “dal produttore al consumatore”.

I Piani Strategici, secondo la Commissione, dovranno incentivare l’uso di pratiche sostenibili quali l’agricoltura di precisione, l’agricoltura biologica, l’agroecologia, l’agrosilvicoltura, nonché a norme più rigorose in materia di benessere degli animali. Per questo i Piani Strategici saranno valutati sulla base di solidi criteri climatici e ambientali.

L’ottica è quella di ricompensare gli agricoltori per le migliori prestazioni ambientali e climatiche, che includono la gestione e lo stoccaggio del carbonio nel suolo e una gestione più efficace dei nutrienti per migliorare la qualità dell’acqua e ridurre le emissioni. Di fatto, gli Stati membri, tramite i Piani Strategici, dovranno riflettere un maggiore livello di ambizione per ridurre l’uso di prodotti fitosanitari e i rischi connessi, nonché l’uso di fertilizzanti e antibiotici, anche al fine di ripristinare e tutelare la biodiversità.

Altro obiettivo della Commissione è quello di portare ad un aumento delle superfici coltivate ad agricoltura biologica, metodo di produzione sostenibile ed essenziale per ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura.

green dealConsumo sostenibile

La strategia “dal produttore al consumatore” mirerà a stimolare un consumo alimentare sostenibile e promuovere alimenti sani a prezzi accessibili per tutti. I prodotti alimentari importati che non sono conformi alle pertinenti norme europee in materia ambientale non saranno autorizzati sui mercati dell’Ue.

La Commissione proporrà azioni per sostenere i consumatori nella scelta a favore di un’alimentazione sana e sostenibile e di una riduzione degli sprechi alimentari ed esplorerà nuove modalità per informarli meglio, anche attraverso strumenti digitali, fornendo loro dettagli ad esempio sulla provenienza, il valore nutritivo e l’impronta ambientale degli alimenti. Detta strategia conterrà inoltre proposte per migliorare la posizione degli agricoltori nella catena del valore.

Le figure 2 e 3 riportano, rispettivamente, gli obiettivi della strategia “dal produttore al consumatore” e il ruolo della strategia stessa nell’economia circolare.

Il ruolo degli ecosistemi forestali

La Commissione ha posto l’attenzione anche sugli ecosistemi forestali, che subiscono sempre maggiori pressioni a causa dei cambiamenti climatici.

Affinché l’Europa possa raggiungere la neutralità climatica e sviluppare un ambiente sano è necessario che le aree boschive europee aumentino sia qualitativamente che quantitativamente.

L’imboschimento e il rimboschimento sostenibili, nonché il ripristino delle foreste degradate, possono aumentare l’assorbimento di CO2 migliorando nel contempo la resilienza delle foreste e promuovendo una bioeconomia circolare.

I piani strategici nazionali nell’ambito della Pac dovranno incentivare i gestori delle foreste a preservare, far crescere e gestire le foreste in modo sostenibile.

La Commissione adotterà misure sia di regolamentazione che di altro tipo per promuovere i prodotti importati e le catene del valore che non comportano la deforestazione e il degrado delle foreste.

Tabella di marcia del Green Deal europeo
Azioni Calendario indicativo
Ambizione in materia di clima
Proposta di una normativa europea sul clima che sancisca l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 Marzo 2020
Piano globale per portare l’obiettivo dell’Ue per il 2030 in materia di clima ad almeno il 50 % e verso il 55 % in modo responsabile Estate 2020
Proposte di revisione delle misure legislative pertinenti al fine di conseguire obiettivi ambiziosi in materia di clima, in seguito alla revisione della direttiva sul sistema per lo scambio di quote di emissioni; regolamento sulla condivisione degli sforzi; regolamento sull’uso del suolo, il cambiamento di uso del suolo e la silvicoltura; direttiva sull’efficienza energetica; direttiva sulle energie rinnovabili; norme relative ai livelli di prestazione di autovetture e furgoni per quanto riguarda le emissioni di CO2 Giugno 2021
Proposta di revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia Giugno 2021
Proposta di un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per determinati settori 2021
Nuova strategia dell’Ue di adattamento ai cambiamenti climatici 2020/2021
Energia pulita, economica e sicura
Valutazione dei piani nazionali per l’energia e il clima Giugno 2020
Strategia per l’integrazione settoriale intelligente 2020
Iniziativa per un’”ondata di ristrutturazioni” nel settore dell’edilizia 2020
Valutazione e riesame del regolamento sulle reti transeuropee dell’energia 2020
Strategia per l’energia eolica offshore 2020
Strategia industriale per un’economia pulita e circolare
Strategia industriale dell’Ue Marzo 2020
Piano d’azione per l’economia circolare: comprende un’iniziativa sui prodotti sostenibili con particolare attenzione ai settori ad alta intensità di risorse come quelli tessile, dell’edilizia, dell’elettronica e delle materie plastiche Marzo 2020
Iniziative volte a stimolare i mercati guida per prodotti circolari e a impatto climatico zero nei settori industriali ad alta intensità energetica Dal 2020
Proposta a sostegno dei processi siderurgici a zero emissioni di carbonio entro il 2030 2020
Legislazione sulle batterie a sostegno del piano d’azione strategico sulle batterie e dell’economia circolare Ottobre 2020
Proporre riforme legislative in materia di rifiuti Dal 2020
Mobilità sostenibile e intelligente
Strategia per una mobilità sostenibile e intelligente 2020
Invito a presentare proposte di finanziamento per sostenere la realizzazione di punti di ricarica e di rifornimento pubblici nell’ambito dell’infrastruttura per i combustibili alternativi Dal 2020
Valutazione delle opzioni legislative per promuovere la produzione e l’offerta di combustibili alternativi sostenibili per le diverse modalità di trasporto Dal 2020
Proposta riveduta di direttiva sui trasporti combinati 2021
Riesame della direttiva su un’infrastruttura per i combustibili alternativi e del regolamento sulle reti transeuropee dei trasporti 2021
Iniziative per migliorare la gestione ed aumentare la capacità delle ferrovie e delle vie navigabili interne Dal 2021
Proposta di norme più rigorose in materia di emissioni inquinanti nell’atmosfera per i veicoli con motore a combustione interna 2021
Una politica agricola comune più verde/Strategia “Dal produttore al consumatore”
Esame dei progetti di piani strategici nazionali, con riferimento agli obiettivi del Green Deal europeo e della strategia “Dal produttore al consumatore” 2020-2021
Strategia “Dal produttore al consumatore”Misure, anche a livello legislativo, per ridurre significativamente l’uso di pesticidi chimici e i rischi connessi, nonché l’uso di fertilizzanti e antibiotici Primavera 20202021
Salvaguardia e tutela della biodiversità
Strategia dell’Ue sulla biodiversità per il 2030 Marzo 2020
Misure per affrontare le principali cause della perdita di biodiversità Dal 2021
Nuova strategia forestale dell’UE 2020
Misure a sostegno di catene del valore che non contribuiscono alla deforestazione Dal 2020
Verso l’obiettivo “inquinamento zero” per un ambiente privo di sostanze tossiche
Strategia in materia di sostanze chimiche per la sostenibilità Estate 2020
Piano d’azione per l’inquinamento zero di aria, acqua e suolo 2021
Revisione delle misure volte ad affrontare l’inquinamento provocato dai grandi impianti industriali 2021
Integrare la sostenibilità in tutte le politiche dell’Ue
Proposta di un meccanismo per una transizione giusta, che comprende un fondo per una transizione giusta e un piano di investimenti per un’Europa sostenibile Gennaio 2020
Strategia rinnovata in materia di finanza sostenibile Autunno 2020
Riesame della direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario 2020
Iniziative per esaminare e confrontare le pratiche dei bilanci verdi degli Stati membri e dell’UE Dal 2020
Riesame dei pertinenti orientamenti sugli aiuti di Stato, compreso nei settori dell’ambiente e dell’energia 2021
Allineamento di tutte le nuove iniziative della Commissione agli obiettivi del Green Deal e promozione dell’innovazione Dal 2020
Coinvolgimento dei portatori di interessi per individuare e porre rimedio alle incongruenze della normativa che riducono l’efficacia dell’attuazione del Green Deal europeo Dal 2020
Integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nel semestre europeo Dal 2020
L’Ue come leader mondiale
L’UE continuerà a guidare i negoziati internazionali in materia di clima e biodiversità, rafforzando ulteriormente il quadro politico internazionale Dal 2019
Rafforzamento della diplomazia del Green Deal dell’Ue in cooperazione con gli Stati membri Dal 2020
Sforzi bilaterali per invitare i partner ad agire e garantire la comparabilità delle azioni e delle politiche Dal 2020
Agenda verde per i Balcani occidentali Dal 2020
Lavorare insieme: un patto europeo per il clima
Varo del patto europeo per il clima Marzo 2020
Proposta di un 8º programma d’azione per l’ambiente 2020

 

Scarica da qui il testo integrale della Comunicazione Green Deal Europeo

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Progetto Ecolop, riutilizzo acque reflue per l’irrigazione

Il progetto Ecoloop nasce con l’intento di rendere possibile il pieno riutilizzo delle acque reflue per l’irrigazione, vincendo le attuali barriere del riuso. Come? Coinvolgendo tutti gli attori del riuso, dall’ente gestore del servizio idrico alla cooperativa di distribuzione, a finire alle aziende agricole e fornendo a tutti loro gli strumenti tecnologici necessari a realizzare un’irrigazione in piena sicurezza, rispettando ed incrementando gli obiettivi produttivi.In particolare, saranno realizzati due sistemi di supporto alle decisioni: uno dedicato ai gestori degli impianti di depurazione e distribuzione ed uno dedicato agli agricoltori, dove sarà possibile gestire l’irrigazione, essere costantemente informati sulle analisi di qualità dell’acqua in arrivo, gestire la fertirrigazione e molto altro!

Nel riuso la tecnologia gioca un ruolo fondamentale per due motivi: il controllo e la performance. Se da una parte infatti è fondamentale poter verificare in ogni momento la qualità dell’acqua in ingresso, dall’altra è altrettanto importante poter tenere sotto controllo quello che sta succedendo in campo, per sapere sempre cosa fare per raggiungere gli obiettivi di produzione. Per questo la soluzione ECOLOOP prevede l’utilizzo delle ultime tecnologie per il monitoraggio agronomico (cosa accade in campo) e delle acque (l’acqua in arrivo è buona?), mettendo nelle mani degli agricoltori uno strumento potente e preciso, per gestire a pieno le attività in campo!

Per saperne di più: http://www.ecoloop.it/ecoloop/

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Trattori del futuro a guida autonoma ed energia solare

Da qui a dieci anni in Giappone gran parte dei contadini saranno troppo anziani per le dure incombenze nei campi e in risaia. E le nuove leve troppo attaccate al telefonino per sporcarsi le mani con i lavori di campagna. Due problematiche a cui il colosso nipponico Kubota ha pensato di rispondere mettendo a punto X-Tractor 130, un mezzo del futuro a guida autonoma, alimentato con pannelli solari e con i quattro cingolati triangolari per non affondare nelle risaie e sulla sabbia.
 
Il prototipo, dal design in stile navicella spaziale, è stato presentato nei giorni scorsi a Kyoto dal presidente di Kubota, Yuichi Kitao, in occasione del 130/o anniversario del gruppo con sede a Osaka. 
E a Verona è stato illustrato all’Ansa in occasione di Fieragricola dalla Marketing manager divisione trattori della Kubota Europe, Elisabetta Rivolta: “Si tratta di un prototipo e non sappiamo neanche se e quando arriverà sul mercato europeo. Questo prodotto, una sorta di Tesla dei trattori, sarà familiare e compreso tra una decina d’anni” ha premesso. 
L’ultima rivoluzione nel comparto portata in Italia dai giapponesi si avvale di un drone che mappa il terreno e lo guida laddove c’è bisogno di concimare o di irrigare, mentre un agricoltore smart lo controlla da remoto con un telefonino.
 
“L’Italia – ha spiegato Rivolta – è un mercato molto tradizionale e il trattore è identitario per una famiglia di agricoltori. In questo contesto Kubota ha saputo conquistare il 6% del mercato italiano, realizzando qui un fatturato di 45 milioni di euro, rivoluzionando i parametri di qualità del mercato. Prima il trattore si comprava a peso: più era pesante e extra large più valeva. L’industria giapponese propone invece trattori leggeri, quindi a basso consumo di carburanti e sostenibili, ma più potenti e versatili. In linea col motto che campeggia sul marchio ‘per la terra, per la vita’ “.
 
Essere top di gamma non ha fatto dimenticare l’impegno etico non come idea ma come investimento. Al punto che Kubota è già pronta rispetto ai 17 obiettivi per la sostenibilità 2030 indicati dalle Nazioni Unite”. “Puntiamo a garantire una vita di abbondanza per tutti ma proteggendo allo stesso tempo il bellissimo ambiente naturale della terra. E vogliamo mantenere lo spirito del fondatore, Gonshiro Kubota, che a 19 anni fabbricò il primo impianto idraulico in ghisa per preservare i concittadini dal colera. Ed è per questo ricordato tra i grandi nel museo degli imprenditori di Tokyo ” ha sottolineato l’attuale presidente Kitao ricordando che attualmente Kubota ha 40.202 dipendenti, dei quali 3862 in Europa presso 44 società consolidate e produce in tutto il mondo oltre quattro milioni di trattori.
 
Fonte: Ansa.it
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Giahs, in programma Fao per valorizzare lo lo sviluppo rurale

Tutelare i territori rurali e formare i professionisti del paesaggio agrario con il programma Giahs. Toscana protagonista

Dopo le colline vitate del Soave e gli olivi secolari della fascia pedemontana dell’Umbria tra Assisi e Spoleto, altri territori italiani tra i candidati per l’iscrizione al programma internazionale Giahs della Fao per la tutela dei paesaggi e dei sistemi rurali di interesse globale.

Modelli agricoli tradizionali

I vigneti terrazzati di Lamole in Chianti e i terrazzamenti dell’agricoltura montana della Valtellina fanno parte di una lista di venti modelli agricoli tradizionali e sostenibili selezionati dai partecipanti al primo Master Internazionale di Agricoltural Heritage System che, inserito nel programma FAO, forma nuovi manager per la gestione dei paesaggi agricoli.

I sistemi agricoli candidati al riconoscimento internazionale sono stati presentati il 30 gennaio a Firenze nella sede della Regione Toscana di Palazzo Strozzi Sagrati in occasione del convegno “L’agricoltura salverà il pianeta”, nel corso del quale è stata inaugurata anche la seconda edizione del Master, coordinato dal laboratorio per il Paesaggio del Dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e Forestali dell’Università di Firenze e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo con il contributo di Fao e Regione Toscana.

Il programma Fao

Il programma Giahs, Globally Important Agricultural Heritage Systems, è stato creato dalla Fao per valorizzare modelli di sviluppo rurale unici, frutto di tradizioni e saperi secolari, la cui conservazione garantisce la sopravvivenza e la sostenibilità dei paesaggi, la biodiversità, l’assetto idrogeologico e l’economia delle popolazioni rurali «Per molte aree montane o marginali, anche nel nostro paese, il modello di agricoltura industriale non è funzionale né sostenibile e i rischi sono la stasi, la recessione e l’abbandono» ha spiegato Mauro Agnoletti presidente del Comitato scientifico del Programma della Fao e direttore del Master.

L’abbandono non è una soluzione

«Ma l’idea che l’abbandono del territorio favorisca il ritorno della natura e quindi la conservazione dell’ambiente per l’Italia rappresenta un suicidio. Abbiamo abbandonato dieci milioni di ettari rendendo fragili e improduttivi i nostri territori. Dare visibilità con dei riconoscimenti internazionali a coloro che restano in questi luoghi per produrre ad esempio olio, vino o frumento, significa anche fare arrivare ai consumatori il messaggio che questi contadini che applicano modelli unici di agricoltura sostenibile sono necessari per la conservazione dell’ambiente e anche per la mitigazione del riscaldamento globale».

A differenza dei programmi di valorizzazione dell’Unesco che tengono conto principalmente degli aspetti estetici degli ambienti e dei paesaggi, i modelli che vengono inseriti nei Giahs (e che spesso sono anche siti Unesco) comprendono anche una dimensione dinamica di produttività e non escludono la possibilità di introdurre pratiche o tecnologie innovative purchè sostenibili e rispettose del sistema stesso.

Cinque i criteri che i sistemi agricoli devono possedere per presentare la loro candidatura alla certificazione Giahs: garantire la sicurezza alimentare e produrre cibo di qualità, tutelare l’agro-biodiversità, salvaguardare le conoscenze tradizionali, conservare il paesaggio tradizionale e promuovere valori culturali e sociali.

Le venti forme di agricoltura selezionate dai partecipanti al Master rispondono a questi criteri e comprendono tra gli altri, insieme ai due siti italiani di Lamole e della Valtellina, anche gli orti galleggianti del Lago Inle nel Myanmar, le coltivazioni di rosa in Barzok in Iran, le oasi montane della Tunisia, l’agricoltura delle isole vulcaniche di Sao Tome (Portogallo) e di Lanzarote (Spagna).

In Italia le candidature internazionali al programma Fao così come l’iscrizione ai siti patrimonio dell’Unesco vedono come primo passaggio l’inserimento al Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, gestito dall’Osservatorio nazionale del paesaggio rurale istituito nel novembre 2012 dal Ministero delle Politiche Agricole.

E in Italia tutte le regioni presentano esempi unici da preservare. Nella sola Toscana, oltre ai vigneti di Lamole, i paesaggi silvopastorali di Moscheta e il paesaggio policolturale di Trequanda già iscritti al Registro altri sei siti presentano i requisiti per ambire ai riconoscimenti nazionali e internazionali.

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Agrotessili di nuova generazione alla Fruit Logistica di Berlino

Sono state presentate lo scorso 5 febbraio 2020, durante la Fruit Logistica di Berlino, presso l’area del Tech Stage (Padiglione 9) le nuove soluzioni di copertura proposte dalla ditta italiana Arrigoni, in occasione del seminario “Advanced Agrotextilees for Green Healthcare – Air flow/Rain control/Drift control”.

Schemi protettivi per l’agricoltura, in grado di favorire il passaggio dell’aria e, al contempo, il controllo dalla pioggia. Un risultato importante, ottenuto soprattutto grazie ai ricercatori dell’Unversità di Napoli e alla Fondazione “Edmund Mach”.

“Il passaggio dell’aria è sicuramente uno dei problemi più sentiti, per chi coltiva in serra. A un maggior tasso di protezione corrisponde purtroppo un minor passaggio dell’aria, con conseguenze significative in termini di riduzione della resa produttiva”, spiega Davide Daresta di Arrigoni, aggiungendo: “Attraverso il nostro studio, siamo riusciti a ottenere uno schermo con fori molto piccoli, impedendo così l’ingresso persino ad afidi e tripidi, in grado di garantire tuttavia un passaggio d’aria fino al.32% in più”

Una soluzione all’avanguardia, presentata in un contesto importante e perfettamente illustrata da Stefania De Pascale, professore ordinario di orticoltura dell’Università Federico II di Napoli.

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5 febbraio, Giornata Nazionale Contro lo Spreco Alimentare

Oggi, 5 febbraio 2020, è la settima Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare.
Il tema dello spreco alimentare è un problema globale che alimenta i cambiamenti climatici generando l’8% delle emissioni annuali di gas serra. Purtroppo però, nel nostro paese, la quantità di alimenti persi o sprecati durante tutta la filiera, è ancora troppo alta. Secondo il Food Sustainability Index, sviluppato da Fondazione Barilla con l’Economist Intelligence Unit, ogni anno in Italia sprechiamo 65 Kg di cibo pro capite.

Globalmente questi dati si traducono in una perdita economica pari a 2,6 trilioni di dollari all’anno e in perdite di risorse naturali utilizzate per “produrre spreco alimentare”. La Frutta e la verdura che gettiamo ogni anno, infatti, per essere prodotta ha richiesto oltre 73 milioni di metri cubi di acqua. Un’enormità, se si pensa che con la stessa quantità potremmo soddisfare il fabbisogno di acqua potabile di una regione delle dimensioni della Puglia per 153 giorni.

I numeri dello spreco di cibo dimostrano che siamo davanti a un fenomeno drammatico che, a livello globale, ci allontana dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Tutti noi possiamo fare la nostra parte per contribuire a contrastare questo fenomeno. Come? Scopri i progetti che Fondazione Barilla  ha messo in campo per far meglio comprendere le cause, e quindi per identificare le soluzioni in tema di perdite e sprechi alimentari

La mostra “Noi, il Cibo, il nostro Pianeta: Alimentiamo un futuro sostenibile” nasce per mettere in luce il ruolo fondamentale che la cultura del cibo riveste nell’evoluzione della nostra società e per raccontare come le nostre scelte alimentari possano contribuire a far bene a noi, ma anche al Pianeta. Quest’esperienza interattiva e immersiva è aperta a chiunque abbia interesse ad approfondire i temi che ruotano intorno alla sostenibilità alimentare e ambientale.
La mostra è aperta 7 giorni su 7 e, i prossimi 23 febbraio e 22 marzo, aprirà anche alle famiglie i propri laboratori didattici.

In queste due giornate l’esperienza si aprirà con la visita guidata all’esposizione, in cui immagini tematiche di grande impatto si alterneranno a momenti di approfondimento in specifiche aree didattiche, per acquisire i principali contenuti. Le famiglie saranno successivamente coinvolte in attività laboratoriali. Tutte le attività saranno presentate con una modalità ludica, con lo scopo di consolidare ulteriormente le conoscenze oggetto della mostra. Scopri di più!

Ciascuno di noi può essere attore del cambiamento!
Ecco qualche consiglio per ridurre lo spreco a livello domestico:

 

1) Fai una spesa ragionata: prima di comprare, controlla cosa serve davvero, fai una lista – attieniti ad essa –  e ricorda che sprecare cibo vuol dire buttare via soldi

2) Quando cucini, fai attenzione alle quantità e prepara solo ciò che puoi consumare

3) Fai attenzione all’etichetta: guarda sempre quando scadono i cibi

4) Quando riponi i prodotti in frigorifero, metti i cibi a breve scadenza davanti e riponi in freezer i cibi che non puoi mangiare a breve

5) Ricette contro lo spreco: non buttare via avanzi e scarti alimentari, possono dare vita a nuovi piatti creativi

6) Prodotti freschi e di stagione: privilegia l’acquisto dal produttore

7) Hai comprato troppo cibo? Condividilo con i tuoi vicini di casa o invita degli amici per mangiare insieme

8) Al ristorante: se ti avanza del cibo chiedi di portare a casa gli avanzi in un pacchetto

9) “Da consumare preferibilmente entro il…” vuol dire che gli alimenti risultano ancora idonei al consumo anche successivamente al giorno indicato. Verifica bene prima di buttarli

10) Usa la tecnologia e cerca le app che ti aiutano a sprecare meno cibo.

Fonte: Fondazione Barilla Center for Food&Nutrition

 

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Fruit Logistica 2020: residuo zero e packaging sostenibile

Pratiche ecosostenibili per l’agricoltura e le opportunità della trasformazione di ortofrutta, se ne parlerà il 6 febbraio alla fiera di Berlino

Si terrà il 6 febbraio alle 10 nello spazio dell’Italian Fruit Village il meeting di Asso Fruit che punta sulla sostenibilità nella filiera dell’ortofrutta attraverso per esempio produzioni a residuo zero e un packaging con confezioni compostabili che riducano l’introduzione nell’ambiente di materiali difficili da smaltire.

Al centro dell’attenzione progetti, partnership con enti di ricerca e istituzioni, per sviluppare pratiche ecosostenibili per un’agricoltura che riduca sensibilmente il suo impatto a tutto vantaggio del territorio.

Le opportunità della trasformazione di ortofrutta

Anche una parte della filiera come la trasformazione consente alle produzioni “fresche” di offrire nuove opportunità di reddito. Per il prodotto trasformato, la scommessa attuale è di tipo qualitativa: la salubrità del prodotto prima di ogni cosa e il suo “impatto” in termini ambientali, dalla realizzazione al confezionamento.

Qui di seguito i relatori attesi al convegno

F. Nicodemo, Frutthera Growers Sca – commerciale
G. Signorella, OP Asso Fruit Italia, responsabile ufficio tecnico
S. Pecchia, OP Asso Fruit Italia – responsabile Innovazione e progettazione
G. Coladonato, OP Asso Fruit Italia – consigliere delegato innovazione
Varietale
F. Fanelli, assessore regionale agricoltura, Basilicata