Sezione Sostenibilità Economica Circolare

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Ortofrutta “free from”, una nicchia sempre più di successo

Il cosiddetto universo dei prodotti “free from” rappresenta ormai una tendenza di consumo sempre più radicata nelle abitudini alimentari un po’ in tutto il mondo, tanto che anche in Italia sono comparse nella grande distribuzione vere e proprie corsie dedicata a questi prodotti, a partire da quelli “senza lattosio” e “senza glutine”, sicuramente le due tipologie più richieste. Vanno incontro alle esigenze di chi è realmente intollerante o allergico, ma anche ad una percentuale di consumatori che desidera introdurre nella propria dieta alimentare dei prodotti “senza”.

Il mondo dell’ortofrutta è, però, probabilmente quello che meno di altri ha cavalcato questa tendenza, non enfatizzando l’eventuale “non presenza” di determinati elementi. Recentemente non è passata inosservata il lancio di una linea “Senza diserbanti” di mele presentata dal Consorzio melicolo della Val Venosta, dove la parola “Senza” spicca in modo davvero predominante, ma in generale sono pochi gli esempi di brand della filiera ortofrutticola che enfatizzano questi aspetti.

Anche per il pomodoro, invece, qualcosa si sta muovendo e, dall’esame di due case history sembra proprio che la presenza di pomodori “nichel free” vada a colmare una domanda ben presente e che sino ad ora non era coperta da una offerta ad hoc.


Si chiama Sfera ed in pochissimo tempo è arrivata ad impiegare 250 dipendenti. Nella loro strategia di impresa entra il  free from – oltre il pomodoro nichel free producono anche insalata, basilico e cavolo – in grado di intercettare un bisogno.

La visione aziendale. «Il consumatore consuma di meno, ma vuole qualità più alta. È sempre più attento a tutti i meccanismi, per esempio se vengono pagati stipendi e contributi. La sostenibilità è a più ampio raggio, anche sociale e culturale. Significa condividere i nostri valori con i dipendenti, i primi consumatori. E la nostra cultura si riverbera sul territorio in cui viviamo e lavoriamo e di cui ci prendiamo cura».

E la produzione nichel free è diventata anche una community. Su Facebook si è creato un gruppo dedicato: “Sfera Agricola Customer care con oltre 10 mila gli iscritti, compresi moltissimi chef.

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L’Azienda Gandini, certificata nichel free, è un altro esempio di successo.

In questo caso, la sperimentazione e l’introduzione di innovazioni tecnologiche ha portato alla scelta idroponica e, quasi inconsapevolmente, al pomodoro nichel free.

La visione aziendale. «I nostri pomodori non assorbono nichel dal terreno, perché sono coltivati fuori suolo. I livelli sono così bassi che non hanno conseguenze sul consumatore. Siamo stati primi a presentare la richiesta di certificazione. Prima erano presenti sul mercato creme e bracciali nichel free, ma per quanto riguarda il cibo non c’era niente». Per chi deve rinunciare al pomodoro a causa dell’intolleranza al metallo è un’ancora di salvezza.

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Schedati i 20 nemici per l’agricoltura europea

Xylella, Popillia japonica, Citrus Black Spot, Citrus greening e Anoplophora glabripennis. Sono gli organismi alieni dichiarati nemici pubblici per l’agricoltura europea da Efsa e Commissione

Efsa e Commissione europea schedano i nemici più pericolosi per l’agricoltura. È infatti uscita la lista formulata dal Centro comune di ricerca (Ccr) della Commissione europea e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

La lista è costituita da 20 organismi classificati tra i più nocivi per l‘agricoltura dell’Ue e il materiale vegetale in cui possono trovarsi deve essere messo in quarantena.

La lista dei parassiti più nocivi si apre con:

  • il batterio Xylella fastidiosa che colpisce ulivi, mandorle, vite tra le altre coltureimportanti.
  • Al secondo posto il coleottero giapponese Popillia japonica,
  • il Citrus Black Spot ovvero la patologia fungina della macchia nera degli agrumi
  • il Citrus greening malattia degli agrumi causata da batteri mobili, Candidatus Liberibacter spp.,
  • Anoplophora glabripennis, o coleottero asiatico dalle corna lunghe che sono tra i parassiti di alto livello che incidono sulla salute delle piante in Europa

La lista è stata formulata in base ai danni che i parassiti elencati hanno provocato nel territorio dell’Unione. Manca per ora la cimice asiatica perché i danni sono ancora localizzati solo in pochi paesi.

Ad esempio, il batterio Xylella fastidiosa ha decimato, come sappiamo, gli ulivi centenari nel sud dell’Italia e le popolazioni in aumento di Popillia japonica hanno causato un danno importante nei frutteti degli alberi da frutto.

La loro inclusione nell’elenco degli organismi nocivi prioritari dell’UE comporta obblighi per gli Stati membri in merito a campagne di informazione, indagini rafforzate, piani di emergenza, piani di simulazione e piani d’azione per l’eradicazione.

Gli esperti hanno valutato anche i danni che potrebbero conseguire dalla diffusione di tali organismi nocivi. Il batterio Xylella fastidiosa, l’organismo nocivo con i maggiori impatti sulle colture agricole, compresa la frutta, ha il potenziale di causare perdite di produzione annue di 5,5 miliardi di euro, incidendo sul 70% del valore della produzione dell’UE di ulivi secolari (oltre 30 anni) e il 35% in valore di quelli più giovani; 11% di agrumi; 13% di mandorle e tra l’1-2% della produzione di uva e mettere a rischio quasi 300.000 posti di lavoro in tutta Europa attualmente coinvolti in tale produzione.

Oltre agli impatti diretti sulla produzione, i parassiti hanno effetti indiretti significativi sui settori economici a monte o a valle.

Ad esempio, la diffusione completa dello scarabeo dalle lunghe corna asiatico (Anoplophora glabripennis) potrebbe comportare la perdita diretta di oltre il 5% dello stock complessivo di diverse specie di alberi forestali dell’UE, come ontano, frassino, faggio, betulla, olmo, carpino, acero, platano, pioppo, prunus, sorbo o salice, del valore di 24 miliardi di euro, una perdita che potrebbe comportare un impatto economico nel settore forestale a monte di 50 miliardi di euro. Anche gli impatti sul patrimonio culturale e alimentare possono essere elevati. Popillia japonica potrebbe causare perdite su oltre 80 prodotti protetti da marchi di qualità UE.

Come esempio di indicatore di impatto ambientale, lo scarabeo dalle lunghe corna di agrumi (Anoplophora chinensis) si è classificato al primo posto in termini di numero potenziale di specie di piante attualmente coltivate nelle strade e nei parchi dell’UE che potrebbero essere colpite.

Tibor Navracsics, commissario per l’Istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport, responsabile del Centro comune di ricerca , ha dichiarato: «Per proteggere efficacemente le nostre piante e la qualità della vita dei nostri cittadini, dobbiamo prima catturare l’impatto dannoso di parassiti come lo scarabeo giapponese o la macchia nera di agrumi sulla nostra economia, ambiente e società. Grazie a un nuovo indicatore progettato dal Centro comune di ricerca, ora possiamo stimare il danno causato da questi parassiti in diverse dimensioni, comprese quelle meno tangibili, come il paesaggio e il patrimonio culturale o biodiversità ed ecosistemi. Questo ci ha permesso di identificare i 20 peggiori trasgressori su cui dovremmo concentrare i nostri sforzi».

 

 

 

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Il digitale per l’agrifood, nuove tecnologie di frontiera

Digitalizzazione, la nuova alleata per l’agrifood

Venerdì 27 settembre a Perugia si è conclusa la terza tappa del tour italiano del Team digitale per l’agrifood. L’obiettivo del team è partire dal territorio nazionale, con le sue sfide e le sue complessità, per aggregare sensibilità e competenze attorno a un settore vitale per l’economia italiana come l’agrifood. 

 
Lo sviluppo dell’agricoltura è stato un momento fondamentale per l’umanità. La capacità degli esseri umani di progettare l’ambiente per generare cibo in quantità sufficiente per sostenere una massiccia crescita della popolazione è stato il primo, profondo cambiamento che ha innescato il progresso e la cultura come noi la conosciamo. 
Ma oggi siamo ad una svolta. Con una proiezione demografica globale di 9,7 miliardi di persone entro il 2050 (la stima è delle Nazioni Unite), la produzione agricola dovrà aumentare di almeno il 70% rispetto ai livelli attuali per soddisfare i bisogni nutrizionali. 
 
Diventa perciò essenziale rivolgersi alle tecnologie di frontiera: dalla robotica ai droni, dall’intelligenza artificiale alle blockchain, passando per agricoltura di precisionebiotecnologiesecurity intelligence ambientale. Oggi le aziende hanno accesso a molteplici strumenti in grado di aiutarle soddisfare le esigenze sia su scale globale che locale: occorre apprendere ad utilizzarli nel modo migliore. 
 
L’automatizzazione, spesso associata al concetto di smart (intelligente), rende le aziende più efficienti e rende più sicuro il ciclo completo del prodotto in tutti i suoi comparti: dalla produzione alla trasformazione alla filiera al marketing. 
 
Le blockchain, ad esempio, permettono di presidiare tutti gli snodi della filiera produttiva e quindi di intervenire a mitigare problemi come le frodi alimentari. La struttura delle blockchain garantisce che ogni attore lungo la “catena del valore” alimentare generi e condivida in modo sicuro informazioni atte a creare un sistema responsabile e tracciabile. 
 
Per quanto riguarda l’agricoltura di precisione, un recente rapporto di Grand View Research, Inc. prevede che entro il 2025 il mercato raggiungerà i 43,4 miliardi di dollari. I sensori remoti, i satelliti e gli Uav possono raccogliere informazioni 24 ore al giorno su un intero campo. Questi possono monitorare la salute delle piante, le condizioni del suolo, la temperatura, l’umidità, la presenza di parassiti, microclimi e molto altro. 
 
L’idea è di consentire agli agricoltori di comprendere meglio la situazione sul terreno attraverso una tecnologia avanzata (come il telerilevamento) che può dire di più sulla loro situazione di quanto possano vedere ad occhio nudo. E non solo in modo più preciso, ma anche più veloce. I sensori remoti poi consentono agli algoritmi di interpretare l’ambiente di un campo come dati statistici che possono essere compresi e utili agli agricoltori per il processo decisionale. 
 
All’interno dei lavori il focus non è stato rivolto soltanto verso le aziende, ma anche ai consumatori/ individui. Con le nuove tecnologie e l’automatizzazione dei processi si possono produrre, trasformare e consegnare i prodotti in modo tale da avere sempre freschezza e sostenibilità (il che significa meno spreco). Le pratiche di automatizzazione sono in grado di rendere il settore dell’agrifood ancora più competitivo, riducendo l’uso di pesticidi, fertilizzanti e allo stesso tempo ridurrebbe anche le emissioni di gas serra. Con l’aumento della produttività aumentano anche la resa e il tasso di produzione, riducendo i costi per i consumatori. 
La digitalizzazione del settore agrifood avrà ovviamente anche importanti ricadute sociali: tenendo presente che oggi le persone che soffrono ancora la fame sono 820 milioni, l’11% della popolazione mondiale. 
Ma è importante ribadire che l’uomo non verrà mai messo da parte. La centralità dell’elemento umano, nella produzione come nel consumo del cibo, resta la chiave di volta di un’esperienza insostituibile di cultura e di vita. 
 
Durante la conferenza sono intervenuti Roberto Reale di Aidr, William Nonnis Full Stack & Blockchain Developer del Ministero della Difesa, il Pietro Azzara Presidente di Italia4Blockchain, nonché il mondo accademico con il Luca Grilli Docente di Sicurezza Informatica, Dipartimento di Ingegneria, Angelo Frascarelli Docente di Economia e Politica Agraria dell’Università di Perugia e Marco Santarelli Direttore Scientifico ReS On Network Londra, Fondazione Margherita Hack e Capo Dipartimento Scienze dell’Uomo e Sociali e Responsabile Laboratorio IC2 Lab – Poliarte di Ancona, Fulvio Sarzana di Sant’Ippolito Avvocato e Docente di Diritto dell’Amministrazione Digitale, oltre a David Jose Ramirez Marketing & Wine Specialist, a Simona Riccio Agrifood & organic specialist, a Simone Stricelli Creative Director della Kaos Communication, ad Alessandra Lombardi Avvocato studio legale Spacchetti, a Francesco Paolo Russo di Ciù Ciù Tenimenti Bartolomei – Marketing Innovation. Ha moderato i lavori l’Avvocato Paolo Spacchetti.
 
 
Fonte: Team digitale per l’Agrifood
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Rete Rurale Nazionale. La pianificazione alimentare: concetti e modelli

Quadro di riferimento degli approcci e dei modelli alla base dello sviluppo delle politiche alimentari. Partendo dal concetto di sistema alimentare, si evidenziano le evoluzioni intervenute al suo interno negli ultimi decenni, facendo riferimento anche ai differenti ruoli e pesi che lo stesso ha assunto nelle politiche nazionali e internazionali.

Da alcuni anni, a seguito dei fenomeni che hanno portato all’industrializzazione dei sistemi alimentari e a una disconnessione fra i momenti della produzione e del consumo, le città hanno cominciato a guardare ai sistemi locali del cibo come leve per un ripensamento di molti processi che riguardano la sostenibilità urbana e la qualità della vita dei cittadini. Contemporaneamente, a seguito dei processi di urbanizzazione, i principali programmi internazionali e agende urbane hanno sottolineato la necessità di integrare lo sviluppo sostenibile all’interno delle politiche urbane, andando a indirizzare i modelli alimentari e agricoli verso un nuovo paradigma.

Sotto questi impulsi si sono sviluppati approcci territoriali volti a considerare il tema del cibo come tematica trasversale a molte politiche pubbliche urbane, capace di connettere in modo virtuoso aspetti quali, solo per citarne alcuni, la salute e la nutrizione, le relazioni tra città e campagna, i rapporti all’interno delle filiere, i diritti dei lavoratori, la pianificazione delle aree verdi. In questo contesto, vari modelli di agricoltura, da quella più strettamente urbana a quella svolta in territori rurali, si relazionano in un mix che cerca di combinare la disponibilità e la competizione della risorsa terra con le potenzialità offerte in termini di produzione di cibo e di servizi ad esso correlato, nel tentativo di riconnettere spazialmente, socialmente e cognitivamente produzione e consumo, città e territori rurali, in una rinnovata concezione che supera una ormai obsoleta dicotomia città-campagna verso connessioni urbano-rurali più vibranti, sostenibili ed economicamente interessanti.

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Sarma Group lancia nuova linea confezioni eco-friendly per l’ortofrutta

Compostabilità e sostenibilità sono le parole chiave della nuova gamma di pack che Sorma Group presenterà per la prima volta in fiera a Fruit Attraction 2019, la manifestazione internazionale dedicata a frutta e verdura, che si terrà dal 22 al 24 ottobre in Spagna. Le novità saranno esposte allo stand di Sorma Iberica, sede operativa spagnola del Gruppo Sorma, la multinazionale di riferimento per i sistemi di selezione, pesatura e confezionamento dei prodotti ortofrutticoli.

In seguito a un lungo periodo di ricerca e con l’obiettivo di fornire un’ulteriore risposta concreta alle esigenze del consumatore moderno, l’azienda è riuscita infatti a creare una linea intera di confezioni plastic free, convertendo ogni singola proposta di packaging di Sorma Group in una nuova versione 100% compostabile.

Vertbag, ad esempio, è un packaging per arance, patate e fagiolini costituito da una banda realizzata con una speciale carta compostabile che già a prima vista si differenzia dalle normali confezioni. La rete, invece, è realizzata con una mescola plastic free, anch’essa compostabile. Questo innovativo packaging è stato presentato in anteprima alla quarta edizione di Fresh Retailer: Show&Conference: il 26 settembre scorso a Milano Vertbag era infatti tra le soluzioni eco-friendly selezionate per essere esposte nella vetrina Inspiring Packaging Showcase.

Per saperne di più e scoprire tutte le altre soluzioni l’appuntamento è a Fruit Attraction, Pad. 3, Stand D11 – Sorma Iberica.

Sorma Group opera dal 1973. Attualmente è l’unico complesso di aziende al mondo in grado di offrire ‘chiavi in mano’ l’intera linea di macchinari necessari a selezionare, pesare e confezionare automaticamente i prodotti ortofrutticoli, congiuntamente alla fornitura del materiale tecnico per creare tutte le forme di packaging. Sono oltre 160 i modelli di macchine automatiche proposti, protetti da 60 brevetti interamente sviluppati da un team interno di 35 ingegneri. Più di 30 referenze ortofrutticole possono essere selezionate e “vestite” con la massima precisione e affidabilità, per rispondere efficacemente ai requisiti, sempre più severi, della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). Il Gruppo è presente con le proprie sedi operative in: Spagna, Germania, Francia, Turchia, Olanda, USA e Brasile. A queste filiali si aggiungono oltre 40 distributori specializzati, che operano a livello globale.

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Grandi progetti di Ricerca e Sviluppo, il Mise ha stabilito le modalità di accesso

A partire dall’8 e dal 10 ottobre le imprese potranno avviare la procedura per richiedere le agevolazioni in favore dei grandi progetti di R&S, per i quali sono stati stanziati complessivamente risorse 519 milioni di euro.

Sono stati pubblicati dal MiSE i due decreti che disciplinano le modalità e i termini per la presentazione delle domande relative ai due bandi emanati lo scorso 2 agosto.

Il primo bando stanzia 190 milioni di euro per progetti nelle aree tecnologiche “Fabbrica intelligente”, “Agrifood”, “Scienze della vita” e “Calcolo ad alte prestazioni” coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente. La misura si rivolge alle imprese che svolgono attività industriali, agroindustriali, artigiane, di servizi all’industria in tutto il territorio nazionale, con una riserva di 50 milioni dedicata alle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia.

Il secondo bando rifinanzia con 329 milioni di euro progetti su tutto il tutto il territorio nazionale nei settori “Agenda digitale” e “Industria sostenibile”, con particolare attenzione alla riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare.

L’iter di presentazione delle domande di agevolazioni è articolato nelle seguenti fasi:

  • pre-compilazione delle relative domande di accesso alle agevolazioni, rispettivamente l’8 e il 10 ottobre 2019
  • apertura dello sportello per la presentazione delle relative domande, rispettivamente il 12 e 26 novembre 2019

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Il packaging dall’albume d’uovo

Nel mondo del packaging la ricerca finalizzata alla messa a punto di nuovi materiali ecosostenibili per l’imballaggio vive un momento di grande fermento. In particolare sono attualmente in esame diverse soluzioni realizzate a partire da materiali organici.

Un’équipe di ricercatori dell’Università statale del Michigan ha pubblicato quest’anno sulla rivista Food and Bioprocess Technology uno studio preliminare per la produzione di un film a base di proteine dell’albume d’uovo (EWP) mediante processi di estrusione e calandratura, la più comune tecnologia per la produzione di pellicole.

L’obiettivo è determinare il potenziale del film EWP nell’imballaggio alimentare, misurandone le proprietà meccaniche, termiche, ottiche, di barriera, la perdita di plastificante e la resistenza microbica quando viene esposto a specifiche combinazioni di umidità relativa (RH) e temperatura, oltre a confrontare alcuni dei risultati con quelli del film commerciale di acido polilattico (PLA), la bioplastica più comunemente usata per applicazioni di imballaggio alimentare.

Un film EWP trasparente, continuo, sottile e uniforme è stato prodotto con temperature della zona dell’estrusore di 40-50-60-70-75°C dall’alimentatore alla matrice e con temperature del cilindro a temperatura e velocità definite di 115-120°C e 0,111 giri/ min. La permeabilità, la leggerezza e la trasmittanza del film risultante sono state influenzate dalla temperatura mentre l’RH ha influenzato il suo spessore, le proprietà di trazione, la permeabilità, il colore, la trasmittanza e la perdita di glicerolo.

Rispetto al film in PLA, il film EWP è risultato meno fragile e flessibile, con una barriera all’acqua inferiore e maggiore rigidità, resistenza termica e barriera all’ossigeno. I due materiali presentano trasparenza, leggerezza, colore, barriera all’etanolo e sensibilità all’umidità relativa simili.

Lo studio dimostra quindi che il film EWP può essere prodotto attraverso processi di estrusione e calandratura e utilizzato in alternativa ad altri materiali per applicazioni di imballaggio alimentare in cui sono richieste resistenza termica, rigidità, resistenza, barriera all’ossigeno ed eliminazione della condensa.

Fonte: Food executive

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Il progetto ES-PA ad Agrilevante, Bari

Sostenibilità energetica ed ambientale del settore agricolo. Agrilevante, la piu importante fiera del settore agricolo del Sud Italia ospita una sessione di approfondimento e divulgazione sui contributi che il  progetto ES_PA offre al  sistema delle imprese agricole ed agroalimentari italiane ed  alle istituzioni preposte alle politiche di settore.

Alcune delle linee del progetto ES_PA, curato da ENEA, hanno a riferimento i temi della sostenibilità energetica ed  ambientale del settore primario sia attraverso l’introduzione razionale delle soluzioni tecnologiche rinnovabili e l’efficientamento energetico sia attraverso una valorizzazione in una ottica di economia circolare delle biorisorse che il sistema agroalimentare produce.

I ricercatori dell’ENEA illustreranno le attività ed i prodotti che sono in corso di realizzazione nell’ambito di tre delle linee di attività presenti in ES_PA: Le rinnovabili e l’efficienza energetica per le aziende agricole, la normativa e le  tecnologie delle biomasse e la qualità e la caratterizzazione degli scarti agroalimentari per una loro valorizzazione completa.

Sarà l’occasione per un confronto con diversi stakeholder anche al fine di meglio indirizzare e definire le attività progettuali.

La sessione di interventi dedicati al progetto ESPA si terrà nel pomeriggio del giorno 11 ottobre p.v., all’interno di una sessione, dedicata alle biomasse residuali agricole, all’energia ed alla bioeconomia circolare, organizzata da Chimica Verde, Itabia e federcanapa, presso i locali della  fiera (Sala 5):

14:00 – 16:30 Sessione biomasse residuali agricole, energia e bioeconomia circolare

Energia e Sostenibilità per la Pubblica Amministrazione” Il Progetto ES-PA dell’ENEA

o Fonti rinnovabili ed efficienza energetica in agricoltura: indirizzi tecnici – Nicola Colonna, ENEA

o Conoscere la qualità dei sottoprodotti agroindustriali per un loro impiego razionale –    Antonella Del Fiore e Daniela Cuna, ENEA

o Normative, incentivi e tecnologie per la valorizzazione energetica delle biomasse – Vincenzo Gerardi, ENEA

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Pubblicato in GU il Decreto per creazione e consolidamento dei distretti del cibo

Con il DECRETO 22 luglio 2019 del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, forestali e del Turismo, pubblicato in GU il 23.09.2019, sono stati definiti i criteri, le modalità e le procedure per l’attuazione degli interventi per la creazione e il consolidamento dei distretti dei cibo.

La creazione e consolidamento dei “distretti del cibo” viene attuata attraverso i  Contratti di distretto e Contratto di distretto Xylella.

Il Contratto di distretto ha lo scopo di promuovere lo sviluppo territoriale, la coesione e l’inclusione sociale, favorire l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l’impatto ambientale delle produzioni, ridurre lo spreco alimentare e salvaguardare il territorio e il paesaggio rurale attraverso le attività agricole a agroalimentari. Il Contratto di distretto deve quindi anche favorire processi di riorganizzazione delle relazioni tra i differenti soggetti delle filiere operanti nel territorio del distretto del cibo, al fine di promuovere la collaborazione e l’integrazione fra i soggetti delle filiere, stimolare la creazione di migliori relazioni di mercato e garantire prioritariamente ricadute positive sulla produzione agricola.

Il Contratto di distretto Xylella, oltre quanto previsto per i Contratti del Cibo, ha lo scopo di realizzare un programma di rigenerazione dell’agricoltura nei territori colpiti dal batterio Xylella fastidiosa, anche attraverso il recupero di colture storiche di qualità.

Il Contratto di distretto si fonda su un Accordo di distretto sottoscritto tra i diversi soggetti operanti nel territorio, che individua il soggetto proponente, gli obiettivi, le azioni, incluso il programma, i tempi di realizzazione, i risultati e gli obblighi reciproci.

Al Contratto di distretto possono partecipare sia soggetti beneficiari, impegnati direttamente nella realizzazione di specifici progetti, sia soggetti coinvolti indirettamente che contribuiscono al conseguimento degli obiettivi di integrazione di filiera. In ogni caso, il Contratto di distretto è sottoscritto dai soli soggetti facenti parte dell’Accordo di distretto che sono beneficiari delle agevolazioni in quanto direttamente coinvolti nella realizzazione del Programma.

Sono soggetti beneficiari delle agevolazioni del Contratto di distretto le seguenti categorie di imprese:

a) le imprese come definite dalla normativa vigente, anche in forma consortile, le società cooperative e loro consorzi, nonché le imprese organizzate in reti di imprese, che operano nel settore agricolo e agroalimentare;

b) le organizzazioni di produttori agricoli e le associazioni di organizzazioni di produttori agricoli riconosciute ai sensi della normativa vigente;

c) le società costituite tra soggetti che esercitano l’attività agricola e le imprese commerciali e/o industriali e/o addette alla distribuzione, purché almeno il 51 per cento del capitale sociale sia posseduto da imprenditori agricoli, cooperative agricole e loro consorzi o da organizzazioni di produttori riconosciute ai sensi della normativa vigente. Il capitale delle predette società può essere posseduto, in misura non superiore al 10%, anche da grandi imprese, agricole o commerciali;

d) i distretti di cui al comma 1 del Decreto 22 luglio 2019,  laddove costituiti in forma societaria.

Il Programma deve essere articolato in diverse tipologie di interventi ammissibili in relazione all’attività svolta dai soggetti beneficiari e dimostrare l’integrazione fra i differenti soggetti in termini di miglioramento del grado di relazione organizzativa, commerciale e in termini di distribuzione del reddito e di vantaggio distrettuale.

Gli interventi ammissibili alle agevolazioni comprendono le seguenti tipologie:

a. investimenti in attivi materiali e attivi immateriali nelle aziende agricole connessi alla produzione agricola primaria;

b. investimenti per la trasformazione di prodotti agricoli e per la commercializzazione di prodotti agricoli e alimentari;

c. investimenti concernenti la trasformazione di prodotti agricoli in prodotti non agricoli, nei limiti individuati nei provvedimenti;

d. costi per la partecipazione dei produttori di prodotti agricoli ai regimi di qualita’ e misure promozionali a favore dei prodotti agricoli;

e. investimenti per la promozione dell’immagine e delle attivita’ del distretto;

f. progetti di ricerca e sviluppo nel settore agricolo e agroalimentare.

criteri definiti dal decreto pongono le basi per la futura pubblicazione dei bandi a sostegno dei Distretti del cibo. Gli interventi agevolativi saranno infatti attuati con successivi provvedimenti che individueranno, oltre a quanto previsto nel decreto, le condizioni di ammissibilità dei progetti, i requisiti di accesso dei beneficiari, le spese ammissibili, la forma e l’intensità delle agevolazioni, nonché i termini e le modalità per la presentazione delle domande.

 


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Commissione europea, misuriamo sprechi alimentari per prevenirli e promuovere economia circolare

La Commissione europea ha definito la prevenzione degli sprechi alimentari una priorità per costruire un’economia circolare e una società sostenibile. Per ottenere un cambiamento, dobbiamo essere in grado innanzitutto di misurare correttamente gli sprechi alimentari.

Grazie a una metodologia comune di misurazione e a una definizione comune di sprechi, gli Stati membri potranno quantificarli e monitorarli coerentemente in ogni fase della filiera alimentare in tutta l’UE.

Il Commissario Vytenis Andriukaitis ha accolto l’entrata in vigore dell’atto delegato come un nuovo passo avanti nella lotta contro gli sprechi alimentari: “battersi contro gli sprechi alimentari è un imperativo morale per la sostenibilità del nostro pianeta e dei nostri sistemi alimentari. L’UE si è impegnata a raggiungere l’obiettivo globale di dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030. Grazie alla nuova metodologia dell’UE, ora possiamo esaminare la situazione attuale, valutare l’efficacia delle nostre azioni e seguirne i progressi. Per farla breve: se una cosa la misuri, riesci a gestirla!

La Commissione seguirà da vicino l’attuazione dell’atto delegato e organizzerà regolarmente scambi di informazioni con gli Stati membri per agevolare l’attuazione pratica. Basandosi sulla metodologia comune, gli Stati membri dovranno realizzare un quadro di monitoraggio con il 2020 come primo anno di riferimento. Obiettivo: fornire alla Commissione i primi dati sugli sprechi alimentari entro la metà del 2022. Il quadro di monitoraggio dell’UE contribuirà a standardizzare la segnalazione degli sprechi alimentari delle imprese e a verificare i progressi compiuti in merito all’obiettivo di sviluppo sostenibile 12.3 in tutto il mondo.

Per maggiori informazioni:
https://ec.europa.eu/food/safety/food_waste/eu_actions/food-waste-measurement_en