Sezione Sostenibilità Economica Circolare

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ENEA, biopellicole intelligenti dagli alimenti

Realizzate dall’Enea, le “plastiche verdi”, ricavate dalla trasformazione degli zuccheri contenuti nel mais e nelle barbabietole, possono essere utilizzate per packaging alimentare

Biopellicole intelligenti che cambiano colore in caso di deterioramento del cibo o che ne prolungano la scadenza; materiali compositi 100% biodegradabili e compostabili. Sono le nuove “plastiche verdi” sviluppate dai ricercatori del Centro Ricerche Enea di Brindisi per possibili applicazioni nel packaging alimentare, nell’arredamento e nei rivestimenti interni dei mezzi di trasporto. Le bioplastiche sono ricavate dalla trasformazione degli zuccheri contenuti nel mais e nelle barbabietole. Mentre i biocompositi sono stati ottenuti aggiungendo alla bioplastica additivi provenienti dagli scarti di lavorazione dei settori agroalimentari tipici del territorio.

Le biopellicole sono antimicrobiche

Grazie all’aggiunta di olio di cardanolo (derivato dall’anacardo) e di una molecola come la porfirina, queste bioplastiche presentano spiccate proprietà antiossidanti e antifungine, molto utili nel packaging alimentare, oltre ad essere in grado di “segnalare” il deterioramento del prodotto alimentare che avvolgono. Come? Reagendo attivamente con l’atmosfera interna della confezione cambiano colore a seconda dell’ambiente acido-base con cui vengono a contatto, diventando così indicatori dello stato di conservazione del prodotto. Inoltre, utilizzando ossido di zinco e alluminio, sono state sviluppate biopellicole dalle proprietà antimicrobiche particolarmente adatte per prolungare la scadenza dei prodotti, in linea con gli obiettivi di riduzione degli sprechi alimentari dell’Agenda Onu 2030.

I nuovi materiali verdi da scarti della filiera agroalimentare

I nuovi materiali verdi in biocomposito sono stati sviluppati aggiungendo alla bioplastica fibre o additivi di origine naturale derivati da scarti della filiera agroalimentare (lino, canapa, scarti di vegetazione olearia e di lavorazione del caffè). Sono dotati di proprietà meccaniche e di resistenza al fuoco, utili per applicazioni nel packaging agroalimentare. In particolare i manufatti realizzati in bioplastica e nocciolino (scarti di lavorazione del settore oleario) hanno dimostrato una maggiore resistenza al fuoco rispetto alla matrice in bioplastica pura.

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Frutta e verdura: stagionalità e biologico sempre più motivi di scelta

Spesa: un italiano su due disposto a spendere di più per tutelare l’ambiente

Intervistate oltre 1.600 persone: il 60% è consapevole del fatto che le proprie abitudini alimentari impattano sul Pianeta.

Cucinare ricette con ingredienti di stagioneridurre il consumo di carneignorare la moda dei “superfood” che spesso incentivano la deforestazione e lo sfruttamento dei lavoratori: sono solo alcuni dei suggerimenti che possono aiutare a “fare del bene” non solo il nostro organismo ma anche quello ambientale. I consumatori non sempre seguono e sono consapevoli di queste semplici, ma utili regole.

Altroconsumo, nell’ambito del progetto La Spesa che Sfida” finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (DM 7 febbraio 2018), ha realizzato alcuni strumenti per rendere più semplice la vita dei consumatori, spiegando a cosa fare attenzionequali informazioni cercare in etichetta, ma anche come non farsi ingannare da immagini e claims pubblicitari o dal posizionamento negli scaffali.

Attraverso brevi video di cui saranno protagonisti dieci nuclei familiari tipo (single, coppia di giovani, coppia di over 65, famiglia con bambini, ecc…), l’Organizzazione aiuterà persone a fare la spesa in maniera consapevole per preservare la salute, l’ambiente e il portafoglio.

L’indagine di Altroconsumo sulle abitudini degli italiani
La spesa impatta non solo su salute e portafogli, ma anche sull’ambiente: ecco perché Altroconsumo ha intervistato 1.625 persone tra i 25 e i 74 anni distribuite su tutto il territorio nazionale.
Dall’indagine – i cui risultati vengono presentati oggi in occasione del Festival del Giornalismo Alimentare nel panel dedicato proprio a La Spesa che Sfida – pubblicata nel numero di Altroconsumo Inchieste di marzo 2020 – è emerso che il 60% degli intervistati crede che le proprie abitudini alimentari impattino sul Pianeta ma al tempo stesso solo il 25% fa “molta attenzione” agli aspetti ambientali valutando ad esempio il tipo di imballaggio utilizzato e controllando se il metodo di produzione è sostenibile.
Il 55% degli intervistati dichiara di essere disposto a spendere di più per acquistare prodotti sostenibili e il 54% sostiene che il prezzo non è il principale criterio di scelta usato per gli acquisti. Questi aspetti vengono cavalcati sempre di più dalle aziende. Da Altroconsumo arriva il suggerimento di non fidarsi ciecamente di slogan, immagini o elementi grafici che lasciano presumere che un prodotto sia “green” ma di approfondire laddove possibile.

Marchi e loghi: il caso emblematico dei prodotti Dop e Igp
L’indagine dell’Organizzazione si concentra anche su marchi, loghi o slogan apposti sulle confezioni, che dichiarano di rispettare determinati criteri, dal bio al benessere animale, fino a Dop e Igp. Su questo tema, un intervistato su due dice di tenere molto all’origine degli alimenti. Questi bollini, però, non sono automaticamente sinonimo di maggiore sicurezza e qualità e addirittura non sempre assicurano un legame stretto con il territorio. Un rischio che evidentemente viene percepito dai consumatori visto che per l’82% le autorità dovrebbero controllare meglio l’uso di loghi e slogan.
Nello specifico, per quanto riguarda gli alimenti bio il prodotto più gettonato sono le uova e l’olio (le sceglie il 41% degli intervistati) seguiti da verdura e legumi (29%) e dalla frutta (26%).


Fonte: Altroconsumo Inchieste, febbraio 2020

 

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Aperti i bandi PRIMA 2020: 71 milioni di euro per la ricerca agroalimentare

A seguito dell’approvazione da parte della Commissione Europea dell’Annual Work Plan 2020, sono ufficialmente aperti i bandi PRIMA 2020.

Dare un contributo al settore agroalimentare dal punto di vista della ricerca e dell’innovazione è l’obiettivo dei nuovi bandi da 71 milioni di euro pubblicati in questi giorni dalla fondazione Prima (Partnership on research and innovation in the mediterranean area).

Costituita dalla Commissione europea e da 19 Stati membri dell’area del Mediteranneo tra cui l’italia, la fondazione Prima nasce come partnership per sviluppare un’agenda strategica di ricerca e innovazione a lungo termine secondo tre aree tematiche: una gestione efficiente delle risorse idriche, un’agricoltura sostenibile e catene del valore agroalimentare come motore per la crescita. Annualmente, viene elaborato un piano di lavoro basato sul parere di un comitato scientifico consultivo che procede alla stesura di bandi e alla valutazione delle proposte in base alle norme Horizon 2020.

L’obiettivo dei bandi di quest’anno è individuare soluzioni per l’agricoltura dell’area mediterranea, fortemente influenzata da cambiamenti climatici, urbanizzazione e crescita della popolazione. In particolare, viene richiesto ai partecipanti di fornire soluzioni alla sfida dei cambiamenti climatici secondo tre diverse azioni: utilizzando sistemi agricoli basati sulla biodiversità o su genotipi che riducono lo stress da siccità, incentivando il risparmio idrico e migliorando l’uso del suolo e, infine, scegliendo soluzioni innovative che contribuiscano ad uno sviluppo sostenibile secondo gli standard europei.
 
Al bando, potranno partecipare almeno tre soggetti privati o pubblici (associazioni produttori, aziende agricole su cui attuare la sperimentazione) dotati di personalità giuridica e stabiliti ciascuno in diversi paesi partecipanti a Prima.
Di questi Paesi, almeno uno dev’essere stabilito in Croazia, Cipro, Francia, Italia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovenia, Spagna; un altro in Algeria, Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Tunisia, Turchia, Israele; infine il terzo Paese può trovarsi in qualunque degli stati aderenti al programma.
 
Per concorrere al bando, i partecipanti dovranno consegnare entro il 15 aprile 2020 una proposta preliminare sintetica di progetto, che sarà valutata da Prima.
Una volta superata la fase preliminare, entro il 16 settembre 2020 è richiesta la consegna del progetto completo per la valutazione finale. I risultati saranno resi noti a dicembre 2020.
Le scadenze per le presentazioni delle proposte progettuali sono nel mese di aprile. Maggiori informazioni sulle modalità di presentazione e sulle tempistiche per le candidature sono disponibili sul sito della Fondazione PRIMA http://prima-med.org/calls-for-proposals/

 

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Cartù, il cartone ondulato più sostenibile

Una nuova generazione di cartoni ondulati promette di rivoluzionare la logistica dell’home delivery rendendola più sostenibile con una riduzione del 74% di emissioni di CO2 in atmosfera e una riduzione dello smaltimento del 90% grazie alla sua elevata comprimibilità.

La tecnologia si basa su un’innovazione degli archi di parabola del cartone ondulato tradizionale che, nella versione brevettata dall’azienda Grifal, quotata in Borsa, realizzata in collaborazione con Cilab, il laboratorio di design del Politecnico di Milano, sono super resistenti grazie ad una maggiore altezza (20 cm contro i 5 del cartone ondulato tradizionale) ed un maggiore spessore delle ‘onde’ e permettono un’elevata protezione del contenuto anche in buste o sfuso.

“Cartù è caratterizzato da significativa resistenza alla compressione verticale e, contemporaneamente da una maggiore leggerezza rispetto alle plastiche – ha spiegato Giulia Gritti, responsabile marketing di Grifal al primo Forum Internazionale sul packaging sostenibile tenutosi a Fico e organizzato da Fondazione FICO e UCIMA -, inoltre ha dimostrato di avere un potere ammortizzante elevato in confronto all’EPS, ossia al polistirene espanso sinterizzato (lavorato a temperatura elevata) noto comunemente come polistirolo. È un prodotto nuovo sul mercato che proponiamo a prezzi estremamente accessibili e che produciamo internamente grazie alle macchine che abbiamo appositamente sviluppato”.

A differenza del polistirolo che è incomprimibile, Cartù ha una elevata comprimibilità e permette di ridurre i costi di smaltimento del 90% proponendosi, per le sue caratteristiche di flessibilità e resistenza, come un’alternativa ecologica alle plastiche.

Si abbattono anche le emissioni di Co2 rispetto al tradizionale cartone ondulato che passano da 82,8 a 21,2 kg/mq.

Oltre a Cartù, la linea di nuovi cartoni ondulati lanciata da Grifal al primo Forum Internazionale sul packaging sostenibile, comprende anche il formato ‘Cushion paper’, che si differenzia dal primo per la forma delle onde e rappresenta un’opzione al pluriball e al polistirolo e, infine, ‘Inspiropack’ che è un sistema di bloccaggio che utilizza la tecnologia del vuoto.

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Fosfiti: la ricerca del CREA per vino e ortofrutta bio

Al Biofach, la più importante fiera mondiale sul bio, i primi risultati del progetto Biofosf-Wine

I consumatori che scelgono il bio, si aspettano un prodotto sicuro e privo di residui. Per questo, sta crescendo sempre di più l’attenzione al tema dei fosfiti (sali dell’acido fosforico), residui talvolta inaspettatamente presenti nel vino e nell’ortofrutta biologici, pur essendo in realtà, ammessi solo in agricoltura convenzionale. Di questo si è discusso oggi, in occasione del Workshop internazionale del CREA, intitolato “Why phosphonic acid residues in organic wine? The Italian BIOFOSF-WINE project” (Perché residui dell’acido fosfonico nel vino biologico? Il progetto italiano BIOFOSF-WINE) nell’ambito del Biofach 2020 a Norimberga. Sono stati presentati due progetti specifici, coordinati dal CREA: il primo BIOFOSF, conclusosi nel 2018, il secondo, a cui tra l’altro è dedicato il workshop, focalizzato sul vino e ancora in corso.

I ricercatori del CREA hanno indagato prima di tutto le possibili cause di questa presenza indesiderata nei prodotti bio: dall’uso improprio di fosetyl e/o di fosfito di potassio/sodio per la difesa fitosanitaria, all’aggiunta non dichiarata di fosfiti o fosetyl-Al ai mezzi tecnici, alla naturale presenza di fosfiti nei concimi e negli ammendanti o, infine, alla loro produzione spontanea da parte delle colture arboree.

Nel progetto BIOFOSF, dedicato alle contaminazioni da fosfito delle colture orticole e frutticole, sono state realizzate prove sperimentali di campo su colture bio (patata, uva, rucola, pere, pomodoro e kiwi), applicando concimi organici, inorganici e prodotti per la protezione ammessi in biologico, valutandone la potenziale fonte nascosta di acido fosfonico. E’ stato, quindi, effettuato uno screening dei mezzi tecnici (fertilizzanti) ammessi in bio, per verificare l’assenza di acido fosfonico/etilfosfonico ed uno studio sulla degradazione dei prodotti a base di fosetyl.

È emerso che, nelle colture considerate, l’acido fosfonico non viene prodotto spontaneamente dalla pianta, ma si rileva esclusivamente in seguito ad applicazioni di fosetyl-derivati o sali di fosfito, che possono essere effettuate anche inconsapevolmente, tramite l’uso di mezzi tecnici ammessi in biologico, ma contaminati in fase produttiva o irregolari per aggiunte non dichiarate di fosfito o di fosetyl. Inoltre, a causa di diversi tempi di degradazione, è possibile riscontrare o entrambi gli acidi, etilfosfonico e fosfonico insieme, o, se trascorre più tempo, solo quest’ultimo, che degrada più lentamente. La rilevazione del solo acido fosfonico, pertanto, è di per sé sufficiente per indurre a verificare l’applicazione di sali di fosfito, non ammessi in biologico, e, quindi, di eventuali irregolarità.

La contaminazione da fosfonato – ha dichiarato Alessandra Trinchera, ricercatrice del CREA Agricoltura e Ambiente e coordinatrice di entrambi i progetti – è un problema molto sentito dai produttori biologici italiani, penalizzati per la contaminazione di alcuni loro prodotti, pur avendo seguito correttamente i disciplinari. BIOFOSF ha, di fatto, chiarito sia la dinamica di degradazione del fosetyl, un fitosanitario con ampi residui di acido fosfonico, sia la capacità delle specie frutticole di accumulare il fosfonato nelle loro parti legnose per rilasciarlo successivamente alle foglie ed ai frutti, impattando sui tempi di conversione degli arboreti in bio. Vista la presenza di fosfonato in prodotti a base di rame e di alghe, è, inoltre, necessario implementare adeguatamente il sistema di registrazione e di controllo qualità dei mezzi tecnici per la protezione e la fertilizzazione in biologico. I risultati presentati oggi al Biofach 2020 del progetto BIOFOSF-WINE hanno dimostrato come a volte i 3 anni di conversione in biologico non sono sufficienti a garantire la decontaminazione da fosfiti di un vigneto convenzionale. Nel vino, poi, giocano un ruolo determinante anche i coadiuvanti di fermentazione: abbiamo infatti verificato che il fosfato biammonico e alcuni lieviti possono contenere fosfito, elemento che sottolinea ulteriormente l’importanza di prevedere ulteriori restrizioni per i mezzi tecnici da utilizzare in biologico non solo in campo, ma anche in cantina”.

I due progetti di ricerca dedicati, ossia BIOFOSF “Strumenti per la risoluzione dell’emergenza fosfiti nei prodotti ortofrutticoli biologici” e BIOFOSF-WINE “Strumenti per la risoluzione dell’emergenza fosfiti in uve e vini biologici”, finanziati dal Mipaaf e coordinati dal Crea, con il suo centro Agricoltura e Ambiente, hanno entrambi operato seguendo un approccio ampiamente partecipato. Nel progetto BIOFOSF sono stati coinvolti altri centri CREA (Cerealicoltura e Colture Industriali e Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura), le associazioni del biologico (Federbio), produttori del comparto (BRIO, Apofruit, BioTropic) e la principale associazione italiana di produttori di fertilizzanti (Federchimica- Assofertilizzanti). Nel progetto BIOFOSF-WINE invece collaborano a vario titolo con il CREA – Agricoltura e Ambiente – la Fondazione E. Mach, Federbio, Alleanza Cooperative, l’Unione Italiana Vini, con l’importante supporto dei Laboratori Vassanelli.

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GlobalGAP annuncia tour mondiale per revisione dello standard

Per GlobalGAP il 2020 è l’anno delle revisioni del suo standard Ifa (Integrated Farm Assurance) verso una maggiore semplificazione. Da Fruit Logistica l’annuncio del World Consultation Tour, una serie di eventi in tutto il mondo che raccoglieranno input e feedback da comunità agricole in diversi Paesi per una nuova versione della certificazione.

Agricoltura di precisione, vertical farming: le innovazioni chiedono una maggiore digitalizzazione

“A partire dalla nostra prima bozza standard più di 20 anni fa, abbiamo sempre seguito una filosofia di riduzione, evitando inutili duplicazioni all’interno dei nostri programmi di assicurazione agricola – ha affermato Kristian Moeller, Ceo di GlobalGap –. Ma solo ora è disponibile la tecnologia per compiere passi importanti verso il miglioramento dell’esperienza dell’utente per gli agricoltori”.

Innovazioni come la vertical farming stanno portando a una nuova era digitale. E sono necessari passi verso una maggiore digitalizzazione. Durante la conferenza stampa a Berlino, tre nuovi membri del consiglio hanno  presentato ulteriori piani per rafforzare le buone pratiche agricole sostenibili, in particolare nell’ambito dei seguenti standard.

• Sustainable Program for Irrigation and Groundwater Use (SPRING)

• TR4 Biosecurity add-on

• Food Safety Modernization Act Produce Safety Rule (FSMA PSR) add-on

• GLOBALG.A.P. Risk Assessment on Social Practice (GRASP)

• GLOBALG.A.P. Farm Sustainability Assessment (GGFSA)

• Primary Farm Assurance (PFA)

Le certificazioni sono una delle soluzioni indicate da Do The Right Thing (right), il Trend Report 2020 di Fruit Logistica, per rispondere alle esigenze di sostenibilitàGLOBALG.A.P sta diventando uno standard sempre più richiesto dai retailer: ben 209.400 produttori in tutto il mondo lo utilizzano, un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente.

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PRIMA. Call for proposals su agroalimentare e risorse idriche nel Mediterraneo

Aperti i bandi PRIMA per progetti di ricerca e innovazione nel settore idrico e agro-alimentare nel Mediterraneo.

Le call sono le seguenti:
Call Section 1 “Water Management 2020”, topic (IA) Implementing sustainable, integrated management of water resources in the Mediterranean, under climate change conditions.
Budget: euro 7.500.000.
Call Section 1 “Agro-Food Value chain 2020” topic (IA) Valorising the health benefits of the Traditional Mediterranean food products.
Budget: euro 8.800.000.
Call Section 1 “Farming Systems 2020” topic Genetic conservation and animal feeds; sub-topic A) Conservation and valorization of local Animal Genetic Resources (RIA).
Budget: euro 3.500.000.
Call Section 1 “Farming Systems 2020” topic Genetic conservation and animal feeds; sub-topic B) Alternative animal feeds (IA).
Budget: euro 7.200.000.
Call Section 1 “Nexus 2020” topic (IA) Demonstrating benefits of the Water-Ecosystem-Food Nexus approach in delivering optimal economic development, achieving high level of environmental protection and ensuring fair access to natural resources.
Budget: euro 6.000.000.
Call Section 2 “Multitopic 2020” topic Transnational call funded by Participating States.
Budget: euro 38.000.000.
SOGGETTI AMMISSIBILI
Organismi di ricerca; Enti locali e Pubblica Amministrazione; Imprese.
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Packaging Speaks Green, presentato il forum internazionale di Bologna

La plastica e il packaging hanno iniziato la corsa alla sostenibilità anche se ad oggi più della metà, il 52%, delle aziende italiane (complessivamente considerate) non è sostenibile, mentre il 30% è poco sostenibile o mediamente sostenibile e il 18% è altamente sostenibile. Solo il 7% delle aziende di beni di consumo investe in economia circolare e per favorire la svolta green UCIMA invoca un piano Green per l’Italia.

È quanto emerge dall’Osservatorio Packaging del Largo Consumo attivato da Nomisma in collaborazione con Spinlife, nel Rapporto 2020 reso noto a Milano, mercoledì scorso, nel corso della conferenza stampa di presentazione del Forum Internazionale “Packaging speaks green” organizzato da UCIMA e Fondazione FICO, che si terrà il 20 e 21 febbraio a Bologna nell’Auditorium di FICO Eataly.

La spinta green – secondo quanto emerge dall’Osservatorio Nomisma – è fondamentale nel settore dell’ortofrutta fresca. Un consumatore su 5 chiede packaging sostenibili per frutta e verdura fresca, un driver della domanda di sostenibilità che è secondo solo alle bottiglie di acqua green.

In questo senso, diventano necessarie le informazioni sulla confezione che permettano di acquisire elementi di consapevolezza e contribuiscano a realizzare scelte di acquisto consapevoli anche in relazione al packaging.

L’Italia è ancora indietro sugli eco-investimenti dell’industria in generale e si colloca al sesto posto tra i Paesi europei, ma sul fronte del packaging la ricerca Nomisma rivela che hanno effettuato investimenti ‘green’ (tra il 2015 e il 2018) ben il 65,4% delle aziende manifatturiere della plastica.

Il settore alimentare è il secondo, dopo quello manifatturiero, maggiormente interessato dagli eco-investimenti con un terzo delle aziende impegnate in questa direzione.

“La sostenibilità è un obiettivo che viaggia su filiera lunga, dalla produzione agroalimentare alle nostre case – spiega il presidente di Fondazione FICO, l’agro-economista Andrea Segrè -. Alla luce dei dati Nomisma il 98% dei cittadini sa che i piccoli gesti quotidiani di ciascuno possono incidere sulla salute del pianeta e un italiano su 2 si dichiara sensibile all’impatto ambientale del pack. Per la realizzazione di un’economia circolare reale, tuttavia, ogni passaggio va coerentemente monitorato: dalle politiche e dalle azioni per la produzione agroalimentare sostenibile alla sensibilizzazione dei cittadini, in modo che le loro scelte alimentari aiutino a ridurre l’impatto ambientale di filiera e a prevenire gli sprechi.  D’altra parte il Rapporto Waste Watcher 2020 ci conferma che cibo e salute sono il binomio strettamente attenzionato dagli italiani: il 66% degli italiani oggi individua una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo, e al momento di acquistare il cibo l’attenzione all’impatto sulla salute incide in maniera determinante per un italiano su 3, il 36%”.

Per il consumatore di food and beverage, dopo la qualità del prodotto, la sostenibilità è il secondo driver di acquisto. E sono considerati sostenibili i prodotti biologici (42%); quelli che hanno una confezione ‘green’ (37%); quelli che derivano da un processo produttivo che impiega fonti di energia rinnovabili (31%); quelli che garantiscono un reddito al produttore (24%) e infine quelli che hanno un basso consumo di acqua e/o energia (18%).

Il packaging riveste un ruolo determinante e il 48% del campione ha dichiarato di aver smesso di acquistare prodotti che presentavano eccesso di imballaggi; il 22% di aver ridotto l’acquisto di prodotti con imballaggio in plastica; il 23% di aver aumentato l’acquisto di prodotti sfusi.

Per i consumatori, è considerato ‘sostenibile’ il packaging fatto con materiali degradabili (56%) o riciclabili (39%) ma più della metà non è disposto a pagarlo di più perché il minore impatto ambientale è considerato un dovere dell’industria e dei retailer.

“All’Italia serve un piano ‘industria green’ – afferma Enrico Aureli, presidente di UCIMA – sulla falsariga di quanto realizzato per ‘Industry 4.0’. La filiera del packaging made in Italy, in quanto leader mondiale e antesignana nello sviluppo di soluzioni sostenibili, ha tutte le caratteristiche per ambire a essere il motore e la guida di una trasformazione verde di materiali e tecnologie di confezionamento su scala internazionale”.

Tra materiali per l’agroindustria considerati più rispettosi dell’ambiente, al primo posto c’è la carta (indicata dal 47% dei responsabili acquisto). Per la categoria bevande, nell’immaginario del consumatore sono vetro e cartone/brick (rispettivamente per il 64% e 26% degli intervistati) mentre la plastica è in coda (4%).

Temi caldi, che saranno affrontati nel corso del Forum internazionale Packaging Speaks Green, organizzato proprio per favorire l’incontro e il confronto fra istituzioni, industrie e mondo accademico in tema di sviluppo sostenibile. Al centro di Packaging Speaks Green ci saranno gli esempi virtuosi delle aziende leader a livello globale come Coca-Cola, Fater (JV: P&G, Angelini), Massimo Zanetti Beverages, Amazon e Coop e l’evento sarà occasione per riflettere, grazie alla presentazione di dati inediti sulle sfide all’orizzonte e su come affrontarle.

“Come Fondazione FICO siamo felici di contribuire alla realizzazione di questo importante evento in collaborazione con UCIMA – dichiara il segretario generale Alessandro Bonfiglioli -. Tutta la nostra attività è indirizzata alla diffusione e divulgazione di buone pratiche sul tema della sostenibilità, oltre che all’alimentazione, e riteniamo che il packaging sia oggi una delle frontiere di maggiore impatto ambientale e che meriti quindi la massima attenzione”.

Fonte: Fresh Cut News

Per saperne di più sull’osservatorio Packaging accedi da qui

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Sormapeel, l’ecodesign nell’imballaggio per l’ortofrutta

L’imballaggio per l’ortofrutta diventa circolare. Ecco la novità di Sorma: si usa, si recupera (facilmente) ed è pronto per essere riciclato

L’imballaggio per l’ortofrutta diventa circolare: si usa, si recupera (facilmente) ed è pronta per essere riciclata. Si chiama Sormapeel l’ultima creazione del Gruppo Sorma Group, presentata a Berlino durante Fruit Logistica, che risponde ai concetti dell’eco design ovvero ogni oggetto deve essere pensato, ideato, progettato e realizzato per essere riusato o riciclato. Spesso non è possibile perché si utilizzano materiali accoppiati che impediscono e vanificano il riciclo.  A Sorma Group hanno risolto il problema.

I materiali sono separabili e garantiscono il riciclo

Nella soluzione di Sormapeel il consumatore non sarà indeciso su quale contenitore usare perchè i due materiali che compongono l’imballaggio viaggiano separatamente.  Ognuno per la sua strada e il suo sistema di riciclo.

Il gruppo romagnolo ha sviluppato questa soluzione patent pending, frutto di una ricerca pluriennale, che permette di offrire vantaggi, oltre alla filiera ortofrutticola, anche agli operatori del recupero di plastica e carta. Il prodotto, inoltre,  risulta  interessante perché la sua adozione non richiede un nuovo investimento per modificare o cambiare le macchine già in dotazione. Si adatta, infatti, a tutta la linea Sorma.

Riciclabile, ma l’imballaggio resta resistente

Con il nuovo design  l’imballaggio  acquista un vantaggio ambientale e d’uso, ma non si perdono quelli precedenti ovvero conserva le medesime caratteristiche di visibilità del contenutotraspirabilità, resistenza, velocità e forza.

La nuova soluzione permette il riciclo separato di plastica e carta

L’elemento innovativo del nuovo prodotto è dato dall’introduzione di una banda in carta “spellicolabile” (da qui “Sormapeel”), cioè facilmente rimovibile da parte del consumatore, che potrà quindi riciclare separatamente e velocemente la plastica e la carta. Inoltre, la componente in plastica è mediamente inferiore di oltre il 50% rispetto a un imballaggio tradizionale ed è completamente riciclabile: in monomateriale, o tutta in PE (Polietilene ad alta densità) o tutta in PP (polipropilene), rende ancora più semplice e immediato il recupero del materiale. I polimeri hanno caratteristiche molto diverse e se sono poliaccoppiato rendono impossibile il riciclo.

SORMAPEEL pesa meno di una moneta da 1 centesimo

La minore quantità di plastica, sostituita in parte dalla carta, rende la nuova linea ultraleggera. Parlano i numeri: il formato da 1 kg di Rosapack e di Sormabag, rispettivamente 2,79g e 2,22g, è più leggero persino delle retine a clip che pesano 2,88g e non sono riciclabili. Sormabag da 1 kg, nello specifico, pesa meno di una moneta da 1 centesimo.

L’AD Mercadini: “Vinta una sfida ambientale”

L’economia della sostenibilità dalle parole ai fatti: “Con SORMAPEEL – ha spiegato Andrea Mercadini, AD del Gruppo – possiamo dire di avere vinto una difficile sfida contro il tempo e a favore dell’ambiente. Da anni, come Gruppo, siamo impegnati nella ricerca di materiali innovativi e di soluzioni “amiche” di quell’economia circolare sempre più necessaria per il rispetto delle risorse del nostro pianeta. Oggi compiamo un importante passo in avanti perché, in un momento storico in cui è in corso un ampio dibattito sui polimeri plastici e il loro futuro, Sorma offre una soluzione che tiene conto degli aspetti più diversi in termini di packaging: praticità, economicità e recuperabilità”.

Materiali di largo consumo per facilitare il recupero

Interessante il ragionamento di Mario Mercadini, Large Scale Manager: “Abbiamo inoltre utilizzato materiali di largo consumo dove il sistema di riciclo che sta a valle è consolidato, in grado di gestirli facilmente e di smaltirli in modo efficace, a differenza di altri materiali come ad esempio i prodotti compostabili. Al nostro interno, l’innovazione SORMAPEEL ha comportato un cambiamento nel processo produttivo, ma già da ora siamo in grado di rifornire con costanza tutti i clienti interessati, in ogni Paese del mondo”.

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Gestione on line delle aziende agricole: sistema integrato di Coldiretti

Coldiretti presenta a Fieragricola 2020 il primo sistema integrato a disposizione dei soci per la gestione on-line delle aziende agricole con lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico

«Le nuove tecnologie digitali per l’agricoltura 4.0 di precisione sono uno strumento strategico per lo sviluppo delle aziende, in un’ottica di una sempre maggiore efficienza ma anche per la sostenibilità ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici nell’ambito del grande piano per il Green Deal europeo» così il presidente della ColdirettiEttore Prandini,  sottolinea l’importanza dell’adozione delle tecnologie in agricoltura: dai sistemi gps all’utilizzo dei droni, dai sensori nei campi alle etichette intelligenti fino ai sistemi di avanguardia nella produzione ecocompatibile. Tra queste c’è anche il nuovo sistema integrato nel Portale del Socio della Coldiretti per la gestione on line dell’azienda agricola, presentato a Fieragricola 2020.

Check up online di siccità, fertilità e salute delle colture

Il sistema permette agli agricoltori di ottimizzare le rese e la produttività e affrontare le nuove sfide dei cambiamenti climatici. In particolare, fornisce una lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dei dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico. L’applicazione Demetra basata sulle tecnologie Abaco è il primo software agricolo aperto e condiviso dove i dati raccolti vengono valorizzati come patrimonio a disposizione di tutti. Una vera e propria rivoluzione che porta gli agricoltori direttamente nel mondo dell’agricoltura 4.0 di precisione dotandoli di un sistema avanzato di monitoraggio e controllo indispensabile per una gestione efficiente e sostenibile delle colture in campo.  Le nuove tecnologie in agricoltura si applicano anche ai macchinari– spiega Coldiretti – infatti in Italia sono già 1.600 le mietitrebbie con sistema di mappatura delle produzioni, mentre sono in continua espansione i trattori con guida satellitare Global Navigation Satellite System.

Troppi ritardi causati dal digital divide

L’agricoltura 4.0 di precisione rappresenta il futuro dei campi ed entro due anni – sottolinea la Coldiretti – mira a coinvolgere il 10% della superficie coltivata in Italia con lo sviluppo di applicazioni sempre più adatte alle produzioni nazionali su diversi fronti: dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti. Le opportunità offerte dall’agricoltura 4.0 con l’utilizzo dei Big Data Analytics e del cosiddetto “Internet delle cose” rischiano però spesso di non poter essere colte a causa dei ritardi nell’espansione della banda larga nelle zone interne e montane. Esiste purtroppo – evidenzia la Coldiretti – un pesante “digital divide” tra città e campagna dove le nuove tecnologie sono uno strumento indispensabile per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire.

Il prezioso aiuto dei Consorzi agrari

L’obiettivo è introdurre sistemi digitali altamente tecnologici all’interno dei processi produttivi e tecnologie moderne finalizzate ad ottenere l’aumento della produttività accompagnata, però, dalla riduzione dei costi e da un aumento della sostenibilità ambientale. In questa nuova sfida – sottolinea la Coldiretti – l’Italia può anche contare sul sistema dei Consorzi agrari che è già il riferimento di 300mila aziende diffuse capillarmente su quasi tutto il territorio con circa 1300 recapiti, comprese le aree più difficili, ed ha esteso l’operatività, dall’innovazione tecnologica ai contratti di filiera, dalle agroenergie al giardinaggio, dalla fornitura dei mezzi tecnici alla salvaguardia delle sementi a rischio di estinzione.

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