Sezione Gli Osservatori

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Consultabile on line Osservatorio tendenze mercato ortofrutta, luglio 2019

Consultabile on line l’Osservatorio tendenze mercato ortofrutta del mese di giugno 2019

Scarica e consulta l’Osservatorio Osservatorio tendenze mercati Luglio 2019

 

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Sostegno al settore ortofrutticolo nell’UE, buone performance per l’Italia

I dati diffusi dalla Commissione europea per gli anni finanziari 2017 e 2018 evidenziano e confermano la buona performance dell’Italia.

Il sostegno comunitario al settore ortofrutticolo, assicurato nell’ambito dell’Organizzazione Comune di Mercato (OCM) di cui al regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, si concentra su due ambiti di intervento:
– Programmi operativi delle Organizzazioni dei produttori riconosciute;
– Piani di riconoscimento dei Gruppi di produttori prericonosciuti.


Per l’esercizio 2017, la spesa complessiva dell’Unione europea è stata di 877,9 milioni di euro, di cui 234,2 hanno riguardato l’Italia, che pertanto ha assorbito il 26,7% della spesa
unionale, piazzandosi al 1° posto tra i Paesi beneficiari, a seguire la Spagna (25,9%) e la
Francia (12,5%)

Per il 2018, a fronte di 865,2 milioni di euro spesi complessivamente dall’UE, l’Italia si conferma al primo posto con 249,3 milioni, seguita dalla Spagna con 237,4 milioni e dalla Francia con 110,9 milioni.

La distribuzione del sostegno al settore ortofrutticolo nell’Unione Europea negli anni finanziari 2017 e 2018 (fonte dati: DG Agri – Commissione UE)

Accedi da qui al Report completo Spese_FEAGA_ortofrutticoli_2018

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Rete Rurale, il sostegno alla distribuzione dei prodotti biologici attraverso i PSR

Negli ultimi anni, il crescente interesse da parte del mercato per i prodotti biologici ha permesso un consolidamento della loro presenza nei canali tradizionali ma anche messo in discussione il modello distributivo sulla filiera lunga, che non sempre permette di remunerare adeguatamente il lavoro dell’agricoltore biologico.

Il settore si rivolge con sempre maggior frequenza a forme di commercializzazione alternativa, basate sulla riduzione del numero degli intermediari. La crescita di tali canali è supportata soprattutto dalle politiche di sviluppo rurale, che da sempre stimolano le azioni per le filiere locali e quelle volte alla riduzione degli intermediari.

Il presente rapporto offre quindi un primo contributo al dibattito sull’efficacia delle politiche nel sostenere questi percorsi di commercializzazione alternativi, verificando con quali modalità e secondo quali modelli la politica di sviluppo rurale favorisca la commercializzazione dei prodotti biologici in Italia e stimoli processi di integrazione orizzontale e verticale delle imprese.

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CREAgritrend, andamento congiunturale settore agricolo positivo nel I trimestre 2019

La fotografia scattata nel I trimestre del 2019 da CREAgritrend, il bollettino trimestrale messo a punto dal CREA, centro Politiche e Bioeconomia, ci restituisce un quadro positivo dell’andamento del settore agroalimentare italiano.

Dal secondo numero, infatti, emerge la prevalenza di un clima di fiducia nel settore agricolo con il 49% dei giudizi “positivo e molto positivo”, sulla base dei dati raccolti su twitter, tra aprile e giugno 2019.

Ciò trova ulteriore conferma nei dati che mostrano un aumento del valore aggiunto (+ 4% in termini congiunturali), degli investimenti fissi lordi (+ 3% rispetto al medesimo trimestre 2018) e dell’occupazione (+ 4% tendenziale, +3% congiunturale).

Infine, l’indice del fatturato dell’industria alimentare e delle bevande cresce, trainato dal mercato estero. Le esportazioni agroalimentari, pari a circa a 10,4 miliardi di euro, registrano, rispetto al 2018, un aumento del 6,2%, mentre le importazioni crescono dello 0,3%.

Ulteriori informazioni sono contenute nel trimestrale CREAgritrend.

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Ismea, primo trimestre 2019 positivo per l’agroalimentare

Agroalimentare: in crescita produzione, occupazione, export e consumi nel primo trimestre 2019.

Roma, 3 luglio 2019

L’agroalimentare italiano archivia un primo trimestre complessivamente positivo, nonostante l’incertezza delle relazioni commerciali internazionali continuino a determinare un rallentamento degli scambi.

Relativamente al settore agricolo, il contributo positivo dell’agricoltura al Pil del Paese pari a un modesto +0,1% va contestualizzato rispetto al periodo dell’anno, i primi tre mesi, notoriamente ininfluenti in termini produttivi per la maggior parte dei comparti.A crescere, invece, in maniera consistente in avvio 2019 è l’occupazione del settore (+5,3% su base annua), grazie a una forte spinta degli addetti indipendenti (+10,3%) e in misura minore dei dipendenti (+0,2%).Parallelamente aumentano anche le imprese agricole a conduzione giovanile (+2,1% su base annua), arrivate a fine marzo a quota 53,4 mila unità, esprimendo un andamento in controtendenza rispetto al totale delle aziende del settore.

Sul fronte dell’industria alimentare, si segnala la ripresa della produzione industriale (+1,3% rispetto al primo trimestre 2018), a fronte di una flessione dello 0,8% dell’indice manifatturiero nel complesso. Il buon andamento della produzione industriale riflette l’accelerazione dell’export agroalimentare. Dopo il rallentamento del 2018 (+1,2%), la prima parte del 2019 fa segnare un +5,3% che porta l’export agroalimentare a quota 10,5 miliardi di euro nei primi tre mesi dell’anno.

Tra le destinazioni europee si segnala la ripresa dell’export verso la Germania (+4%, dopo il -0,5% del 2018) e il Regno Unito (+14%, dopo il +1,6% del 2018, probabilmente per una corsa agli acquisti alimentata dalle incertezze sulla Brexit). Tra le destinazioni extra-europee, risultano in accelerazione le esportazioni verso gli USA (+10,7%, dopo il +4% del 2018), mentre rallentano quelle dirette verso la Russia (+1,2%, dopo il +7,4% del 2018) e frenano le esportazioni verso il Canada (-2,1% dopo il +4,2% del 2018). A livello merceologico, quasi tutti i principali settori contribuiscono al progresso dei volumi esportati, ad eccezione di ortaggi freschi, a causa del vuoto di offerta dovuto alle gelate di inizio anno, e dei cereali.

In merito ai consumi alimentari domestici – si veda l’apposito report sugli acquisti delle famiglie –  la spesa delle famiglie registra un aumento che seppure lieve (+0,8%) assume particolare significato se si considera che il 2018 aveva chiuso con un deciso rallentamento del trend di crescita.


Il settore agricolo ha aperto il 2019 con un contributo positivo, seppur piccolo, all’economia nazionale: +0,1% la crescita del valore aggiunto su base tendenziale. Va tuttavia specificato che il primo trimestre è quello in cui si concentra la minore quota del valore aggiunto primario nel corso dell’anno, solo l’8%. A crescere in modo consistente nel primo trimestre 2019 è l’occupazione del settore (+5,3% su base annua), grazie a una forte spinta degli addetti indipendenti (+10,3%) e in misura minore dei dipendenti (+0,2%); in lieve arretramento rispetto all’anno precedente, invece, il numero di imprese agricole archiviate nel Registro delle Imprese, circa 742 mila a fine marzo 2019 (-0,7%). In aumento del 2,1% su base annua le imprese agricole giovanili (con responsabile under 35) che alla fine di marzo 2019 sono arrivate a quota 53,4 mila unità. Il fenomeno della crescita delle imprese giovanili si sta tuttavia affievolendo, come dimostra il calo congiunturale del loro numero (-7,3%). Nel primo trimestre del 2019 anche gli agricoltori si sono dimostrati più ottimisti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: l’indice di fiducia dell’Ismea, con un valore di 2,8 in un intervallo compreso tra -100 e +100, è cresciuto di 2,4 punti su base annua e di 1,3 punti rispetto al trimestre precedente. A partire dalla seconda metà del 2017 gli agricoltori hanno cominciato ad abbandonare gradualmente gli atteggiamenti più pessimisti consentendo all’indice di tornare in terreno positivo. Riguardo alle prospettive a brevissimo termine, il 24% degli agricoltori intervistati prevede che gli affari nel secondo trimestre del 2019 miglioreranno rispetto al primo trimestre, l’8% che peggioreranno, il 63% indica che dovrebbero rimanere invariati, un ultimo 4% non ha elementi per fare previsioni. Sul fronte dell’industria alimentare, si segnala la ripresa della produzione industriale che nei primi tre mesi del 2019 è aumentata dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2018, a fronte di una flessione dello 0,8% dell’indice manifatturiero nel complesso. Per lo più stabile rispetto all’anno precedente il numero di imprese attive del settore (70,6 mila unità)  .


Nel primo trimestre 2019 la spesa alimentare ha ricominciato a crescere dopo l’andamento piatto del 2018. I dati sui consumi delle famiglie del Panel Ismea Nielsen evidenziano, infatti, un incremento di poco sotto l’1% sullo stesso trimestre 2018.
Aumentano in particolare gli acquisti di prodotti confezionati, e tra questi, soprattutto le bevande che mettono a segno una progressione della spesa del 4,8%, con punte del 6,5% per l’insieme dei vini e degli spumanti. Le referenze sfuse, al contrario, subiscono una ulteriore riduzione dell’1,7%, dopo la perdita di oltre tre punti percentuali dello scorso anno.
Tra le sorprese di questo avvio del 2019, si segnala la netta ripresa degli acquisti nel Mezzogiorno (+2,8% i confezionati e +0,9% gli sfusi), che nel 2018 aveva mostrato più che altrove i segni della crisi.
Relativamente alle bevande, i segni più del vino (+ 4,4%), degli spumanti (+18,3%) e della birra (+5,1%), offrono una chiara indicazione su come il cosiddetto “lusso accessibile” sia entrato stabilmente nelle abitudini di consumo di molti italiani.  Tra i generi alimentari, spicca invece il dato degli ortaggi con un più 4,6% della spesa, anche questa volta, grazie al contributo della IV gamma (+6,6%). Stabili gli acquisti dei prodotti ittici e di pasta, riso e farine, mentre per le carni fresche (+0,8%) e i salumi (+1,8%) prosegue la tendenza al recupero osservata a partire dallo scorso anno.
Risultano, infine, in battuta d’arresto gli acquisti di uova (-1,6%) dopo l’exploit del 2018, in un contesto ancora difficile per il latte e derivati (-1,1%)

Fonte: ISMEA

Accedi da qui ai Report ISMEA

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Banca d’Italia, nel 2018 l’economia della Calabria cresce ma meno dell’anno precedente

E’ quanto emerge dal Rapporto sull’economia regionale, pubblico a Giugno 2019

L’economia calabrese nel 2018 è cresciuta, sebbene in misura inferiore all’anno precedente. Il rallentamento ha riguardato sia i consumi sia soprattutto gli investimenti; nell’ultima parte dell’anno si è esteso anche al mercato del lavoro. Le aspettative delle imprese per il 2019 restano comunque moderatamente ottimistiche, anche se l’incertezza continuerebbe a limitare gli investimenti. Nel complesso, la ripresa ciclica in atto dal 2015 rimane modesta, insufficiente a colmare i divari economici rispetto al resto del Paese, che risultano ampi con riguardo alla produttività e al tasso di occupazione.

Le imprese

Il valore aggiunto dell’agricoltura è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2017. Tale settore si caratterizza ancora per una bassa produttività e per una ridotta spesa per investimenti, pur in presenza di un rilevante sostegno pubblico. La produzione dell’industria regionale ha continuato ad espandersi, ma in misura meno intensa rispetto all’anno precedente; nel contempo si è arrestato il processo di accumulazione di capitale fisso. Nelle costruzioni la congiuntura rimane fiacca, frenata da un mercato immobiliare poco vivace e dai bassi livelli di investimento delle amministrazioni pubbliche. Nei servizi l’attività è cresciuta, soprattutto tra le aziende di maggiori dimensioni. Prosegue in particolare l’espansione del comparto turistico, grazie al perdurante incremento delle presenze straniere; nel trasporto marittimo, i traffici di container a Gioia Tauro sono ulteriormente calati.

La redditività aziendale si è mantenuta su livelli elevati nel confronto con gli anni di crisi. L’autofinanziamento si è rafforzato e ha continuato a sopravanzare la spesa per investimenti; il surplus finanziario ha dunque alimentato le disponibilità liquide. L’ampia disponibilità di liquidità da parte delle imprese sane, associata a un’offerta di credito che rimane selettiva rispetto al rischio dei prenditori, ha condizionato la dinamica dei prestiti bancari al settore produttivo, che ha mostrato una flessione sul finire dell’anno. In un’ottica di più lungo periodo, il mercato creditizio risulta oggi meno dinamico rispetto agli inizi della crisi; in particolare, il numero complessivo dei rapporti di credito si è ridotto, così come la loro dimensione media.

Il mercato del lavoro

Nel 2018 l’occupazione in regione è cresciuta. L’aumento degli addetti si è concentrato nei mesi primaverili ed estivi, anche per effetto della stagione turistica favorevole; la situazione è invece leggermente peggiorata nell’ultima parte dell’anno. La crescita dell’occupazione continua a provenire in prevalenza dalla componente degli autonomi; nel lavoro dipendente, il ricorso ai contratti temporanei ha rallentato, senza però generare un aumento dei contratti a tempo indeterminato. In generale, tutti gli indicatori del mercato del lavoro permangono su livelli peggiori della media nazionale, soprattutto con riguardo a donne e giovani. Resta inoltre bassa la capacità del sistema produttivo calabrese di assorbire i laureati.

Le famiglie

Il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro ha influito positivamente sul potere d’acquisto delle famiglie. Nonostante la ripresa dei redditi, la Calabria continua però a caratterizzarsi per livelli di povertà e disuguaglianza elevati, che risultano strettamente connessi alla diffusa mancanza di occupazione. Rimane accentuato il sostegno ai redditi derivante da trasferimenti pubblici, quali ad esempio il Reddito di inclusione, ora sostituito dal Reddito di cittadinanza.

I consumi sono lievemente cresciuti, seppur in rallentamento rispetto al 2017. Anche nel mercato degli immobili residenziali si è registrata una crescita più tenue rispetto all’anno precedente, a cui si è associata una leggera flessione dei prezzi. Nell’insieme i consumi restano sostenuti da un ampio ricorso al credito. Nel corso del 2018, è proseguito l’incremento dei prestiti erogati da banche e società finanziarie alle famiglie, anche se meno intensamente rispetto all’anno precedente. Le condizioni di accesso al credito sono rimaste nel complesso distese; nel caso dei mutui, l’accessibilità finanziaria alla casa di proprietà è favorita dalle basse quotazioni immobiliari che più che compensano il basso livello dei redditi.

Il mercato del credito

Nel 2018 è proseguito il processo di razionalizzazione della rete territoriale degli intermediari e di rafforzamento dei canali telematici per l’accesso ai servizi bancari, in atto nell’ultimo decennio. La diffusione di canali distributivi digitali ha favorito una maggiore diversificazione dei sistemi di pagamento, ma l’utilizzo del contante resta comunque più ampio in regione che nel resto del Paese.

La crescita dei prestiti al settore privato non finanziario si è indebolita, in particolare sul finire dell’anno, mentre si è rafforzata l’espansione dei depositi bancari. La qualità del credito è ancora migliorata, specie per le imprese. Si è anche intensificato il processo di riduzione delle sofferenze accumulate nei bilanci delle banche, soprattutto per effetto di operazioni di cessione sul mercato. Il costo del credito è diminuito ulteriormente; per le imprese rimane tuttavia nettamente superiore rispetto al resto del Paese, soprattutto per i finanziamenti a breve termine.

La finanza pubblica

L’attività degli enti territoriali calabresi rimane condizionata dalla loro difficile situazione economico-finanziaria, derivante da una pesante situazione debitoria e da diffusi disavanzi di bilancio. Tra i Comuni, tali problematiche hanno determinato in parecchi casi l’apertura di procedure di riequilibrio finanziario. Sulle criticità ancora irrisolte nel comparto sanitario è intervenuto il Governo con alcune recenti disposizioni.

Nell’ambito della parte corrente, il contenimento della spesa ha riguardato in particolare gli acquisti di beni e servizi e il costo del personale. La spesa in conto capitale è cresciuta soltanto per la Regione, anche grazie al sostegno del Programma operativo regionale 2014-2020; è invece calata per le Province e i Comuni. All’aumento dei contributi agli investimenti degli operatori privati è però corrisposto un ulteriore calo degli investimenti in opere pubbliche. Dal lato delle entrate, gli enti territoriali calabresi restano maggiormente dipendenti dai trasferimenti dalle Amministrazioni centrali, anche a causa della bassa capacità di riscossione delle entrate proprie. Nel breve periodo, essi potrebbero tornare a ricorrere ad ulteriori incrementi nelle aliquote tributarie, a seguito dello sblocco della leva fiscale locale concesso dal legislatore.

Scarica da qui il Report completo della Banca d’Italia 1918-calabria

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On-line sul sito del CREA “Il contributo dei lavoratori stranieri all’agricoltura italiana”

È on-line Il contributo dei lavoratori stranieri all’agricoltura italiana, la pubblicazione realizzata dal centro di Politiche e Bioeconomia. Il rapporto si articola in due parti: nella prima si illustra la dinamica recente dell’occupazione di lavoratori stranieri nell’agricoltura a livello nazionale, nella seconda sono presentate le analisi regionali realizzate anche attraverso il coinvolgimento degli attori locali.

La presenza di lavoratori stranieri nell’agricoltura italiana, infatti, è un dato ormai strutturale e in crescita costante, che ha profondamente trasformato la nostra società e il sistema economico. La dimensione molto limitata dell’occupazione agricola nei contesti economicamente sviluppati, la natura discontinua e stagionale del lavoro degli stranieri, nonché la variabilità del fenomeno immigratorio rendono molto complessa la ricostruzione di un quadro conoscitivo in continua evoluzione sia rispetto all’entità che, soprattutto, alle caratteristiche degli stranieri occupati e del loro contributo all’agricoltura italiana.

Accedi ai documenti

Il contributo dei lavoratori stranieri all’agricoltura italiana Anno 2019 I PARTE

Il contributo dei lavoratori stranieri all’agricoltura italiana Anno 2019 II PARTE

 

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Consultabile on line Osservatorio tendenze mercato ortofrutta, giugno 2019

Consultabile on line l’Osservatorio tendenze mercato ortofrutta del mese di giugno 2019

 

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Istat: i conti nazionali dell’agricoltura nel 2018

I dati presentati nel Report ISTAT forniscono un quadro generale dell’attività del settore nel 2018.

Dopo un 2017 nettamente sfavorevole (-3,9% il valore aggiunto in volume), il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha registrato nel 2018 una debole ripresa: in volume, la produzione è aumentata dello 0,6% e il valore aggiunto dello 0,9%. L’agricoltura in senso stretto ha fatto segnare una crescita dello 0,6% del volume della produzione e dello 0,8% del valore aggiunto. Segnali positivi sono emersi per la silvicoltura, con un significativo incremento sia della produzione (+1,5%) sia del valore aggiunto (+1,7%). Meno favorevole è stato il risultato del comparto della pesca, per il quale la produzione è cresciuta dello 0,5% e il valore aggiunto è rimasto sostanzialmente stabile (+0,1%).

L’espansione del valore aggiunto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco è stata robusta, con un incremento del 2,7% in volume e del 2,9% espresso a prezzi correnti. Il complesso del comparto agroalimentare, che include agricoltura, silvicoltura e pesca e l’industria alimentare, ha così segnato una crescita del valore aggiunto dell’1,8% in volume e dell’1,3% a prezzi correnti. Nel comparto si è formato il 3,9% del valore aggiunto dell’intera economia, somma di una quota del 2,1% del settore primario e dell’1,8% dell’industria alimentare.

Nel 2018 l’occupazione nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, misurata in Unità di lavoro (Ula), è aumentata dello 0,7% rispetto all’anno precedente, a sintesi di una crescita del 2,5% della componente del lavoro dipendente e di un calo dello 0,2% di quella indipendente. Grazie all’andamento positivo dell’industria alimentare (+1,2%), l’input di lavoro del comparto agroalimentare ha registrato un incremento dello 0,8%.

I redditi da lavoro dipendente in agricoltura silvicoltura e pesca sono aumentati del 4,2%; in particolare le retribuzioni lorde sono cresciute del 4,0%. Gli investimenti fissi lordi nel settore hanno registrato un significativo incremento (+4,1% in valori correnti e +2,5% in volume).

Scarica il Rapporto completo Istat  Andamento-economia-agricola-2018

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La Commissione europea pubblica l’indice DESI 2019

La Commissione europea ha pubblicato, l’11 giugno 2019 i risultati del rapporto 2019 dell’indice DESI. A livello europeo il quadro è molto variegato, in generale tutti i Paesi hanno nel complesso migliorato i propri risultati nel settore della digitalizzazione.

I paesi più performanti e con le economie digitali più avanzate sono Danimarca, Svezia, Finlandia e Olanda, seguiti da Lussemburgo, Irlanda, Regno Unito, Estonia e Belgio. L’Italia insieme a Bulgaria, Romania, Grecia e Polonia invece si colloca in fondo alla lista a conferma del fatto che deve investire ancora molto per migliorare la propria digitalizzazione.

L’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) consente di misurare i progressi compiuti dagli Stati membri dell’UE verso un’economia e una società digitali per aiutare i paesi dell’UE a individuare i settori che richiedono maggiori investimenti e interventi. Costituisce inoltre, nell’ambito del semestre europeo, uno strumento fondamentale per l’analisi delle prestazioni digitali che consente ai paesi dell’UE di discutere i loro piani economici e di bilancio e di monitorare i progressi in momenti specifici dell’anno.

Le relazioni DESI (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società) sono lo strumento mediante cui la Commissione Europea monitora la competitività digitale degli Stati membri dal 2015. L’insieme di relazioni si compone di profili nazionali e di capitoli tematici. Le relazioni nazionali DESI raccolgono prove quantitative derivanti dagli indicatori DESI sotto i cinque aspetti dell’indice, (connettività, capitale umano, uso dei servizi internet, integrazione delle tecnologie digitali, servizi pubblici digitali) con approfondimenti specifici per paese riguardanti le politiche e le migliori prassi. Un capitolo di approfondimento in materia di telecomunicazioni è allegato alla relazione di ciascuno Stato membro.

I capitoli tematici presentano un’analisi a livello europeo della connettività a banda larga, delle competenze digitali, dell’utilizzo di Internet, della digitalizzazione delle imprese, dei servizi pubblici digitali, del settore TIC e delle relative spese in R&S, nonché del ricorso ai finanziamenti di Orizzonte 2020 da parte degli Stati membri.

Al fine di migliorare la metodologia e prendere in considerazione gli ultimi sviluppi tecnologici, sono state apportate alcune modifiche al DESI per il 2019 che ora comprende:

  • preparazione al 5G;
  • competenze digitali superiori a quelle di base;
  • competenze di base in materia di software;
  • specialisti TIC di sesso femminile;
  • laureati nel settore TIC;
  • individui che non hanno mai usato Internet;
  • social network professionali;
  • frequentazione di corsi online;
  • consultazioni e votazioni online;
  • vendita online da parte di individui;
  • big data;
  • scambio di dati medici;
  • ricette digitali.

Il DESI per gli anni passati è stato ricalcolato per tutti i paesi in esame, al fine di rispecchiare le modifiche sopraelencate nella scelta degli indicatori e le correzioni ai dati sottostanti. I punteggi e le posizioni in classifica dei paesi possono quindi aver subito cambiamenti rispetto alle edizioni precedenti.

L’Italia in questo contesto si colloca al 24º posto fra i 28 Stati membri dell’UE nell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) per il 2019. L’Italia è in buona posizione, sebbene ancora al di sotto della media dell’UE, in materia di connettività e servizi pubblici digitali. I servizi pubblici online e open data sono prontamente disponibili e la diffusione dei servizi medici digitali è ben consolidata. La copertura a banda larga veloce e la diffusione del suo utilizzo sono in crescita (pur se quest’ultima rimane sotto la media), mentre sono ancora molto lenti i progressi nella connettività superveloce. L’Italia è a buon punto per quanto riguarda l’assegnazione dello spettro 5G.

Tuttavia tre persone su dieci non utilizzano ancora Internet abitualmente e più della metà della popolazione non possiede competenze digitali di base. Tale carenza nelle competenze digitali si riflette anche in un minore utilizzo dei servizi online, dove si registrano ben pochi progressi. La scarsa domanda influenza l’offerta e questo comporta una bassa attività di vendita online da parte delle PMI italiane rispetto a quelle europee. Le imprese italiane presentano tuttavia un punteggio migliore per quanto riguarda l‘utilizzo di software per lo scambio di informazioni elettroniche e social media.

A livello nazionale, l’Italia ha adottato la Strategia per la crescita digitale 2014-2020 e la Strategia per la Banda Ultra Larga nel marzo 2015. Nel settembre del 2016 l’Italia ha sviluppato la propria strategia Industria 4.0, ribattezzata “Piano nazionale Impresa 4.0” nel 2017, al fine di riflettere meglio l’ampia portata dell’iniziativa, includendo sia le imprese del settore dei servizi sia quelle del settore industriale. L’attuale governo ha confermato il mantenimento del piano Impresa 4.0 (con la possibilità di modificare alcune misure) e ha rinnovato il proprio sostegno alla Strategia per la crescita digitale mediante un orientamento politico ancora più attivo.

Scarica la Relazione nazionale DESI indice_desi_2019