Ultime notizie dal mondo dell’ortofrutta

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Disponibile il nuovo portale dei Finanziamenti Agevolati del Polo SACE SIMEST

Il Polo SACE SIMEST lancia il nuovo Portale dei Finanziamenti Agevolati che SIMEST eroga alle imprese su Fondi MISE.

Il nuovo Portale – sacesimest.it – rende più semplice e veloce l’accesso alle risorse ed è quindi ancor più di supporto alle imprese – in particolare alle PMI – che vogliono intraprendere il percorso di crescita internazionale o consolidare la propria competitività sui mercati extra-UE, attraverso la partecipazione alle fiere e missioni guidate da ICE Agenzia, gli studi di fattibilità per valutare investimenti, il rafforzamento della propria capacità di export o l’apertura di strutture commerciali all’estero.

Tutto il processo avviene online: attraverso un’area riservata l’impresa può seguire un percorso guidato ed essere costantemente aggiornata sullo stato di avanzamento della sua richiesta di finanziamento

Accedi all’Education to Export. Come attrezzarsi per crescere all’estero

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Promozione NATEXPORT Parigi 2019

Nell’ambito del Piano Export Sud 2 a favore delle PMI del Mezzogiorno l’ICE-Agenzia organizza una partecipazione collettiva in occasione della Fiera Natexpo Parigi 2019 dal 20 al 22 ottobre 2019. La partecipazione è riservata alla aziende provenienti da: Calabria, Puglia, Sicilia, Campania e Basilicata.

Natexpo oltre ad essere diventata la piattaforma dove nascono le future tendenze Bio in tutti i settori è anche il luogo ideale dove buyers professionisti e responsabili d’azienda, si incontrano sviluppando il proprio business nel settore.

Adesioni entro il 30 aprile

Accedi alla Circolare di adesione

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Partecipazione collettiva a fiera FRUIT ATTRACTION MADRID 2019

L’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane organizza la partecipazione collettiva italiana in occasione della Fiera FRUIT ATTRACTION 2019 che si svolgerà presso il quartiere fieristico di Madrid dal 22 al 24 ottobre 2019.

Adesioni entro il 7 maggio

Perchè partecipare

La Fiera Fruit Attraction costituisce uno degli eventi internazionali di maggior rilievo per il settore ortofrutticolo; l’iniziativa è organizzata dalla Fiera di Madrid (IFEMA) e dall’Associazione spagnola dei produttori ed esportatori di frutta, ortaggi, fiori e piante vive.

Nel 2018 l’export di ortofrutta italiana ha raggiunto il valore record di 5,1 miliardi di euro in crescita del 2,5%. I prodotti ortofrutticoli rappresentano il secondo comparto più esportato dell’agroalimentare nazionale con una produzione di oltre 10 milioni di tonnellate di frutta all’anno e circa 6 milioni di tonnellate di ortaggi.

Vai alle modalità di adesione

Contatti

ICE Agenzia 
ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane 

UFFICIO AGROALIMENTARE E VINI 
Dirigente: PASCARELLI ANNA FLAVIA 
Riferimento evento: GABRIELLA BITETTO 
Telefono: 06 59929595 
Fax: 06 59929595 
Email: AGROINDUSTRIA@ICE.IT 

MADRID 
ICE – Agencia italiana para el Comercio Exterior- Oficina de la Embajada de Italia para la promoción del intercambio comercial 
Agustín de Betancourt, 3 
Telefono: 0034 915974737 
Fax: 0034 915568146 
Email: madrid@ice.it 

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Il biologico protagonista a Macfrut con Ccpb

Macfrut 2019 (Rimini, 8 – 10 maggio), vedrà protagonista l’ortofrutta biologica con Macfrut Bio, uno spazio espositivo (pad. B7-D7/008) e una serie di workshop tematici organizzati in collaborazione con Ccpb.
La frutticoltura bio è uno dei punti di forza del biologico italiano: da anni ormai riscuote crescente successo nel mercato e nei consumatori. Macfrut e Ccpb organizzano quattro workshop tematici per approfondire e favorire lo sviluppo dell’innovazione per rafforzare la sostenibilità e l’efficienza.

Il programma

Mercoledì 8 Maggio ore 15-16 – Sala Camelia Razionalizzazione dell’uso dell’acqua in frutticoltura biologica Moreno Toselli, Docente di Arboricoltura generale, Università di Bologna Francesca Ventura, Docente di Agroclimatologia e Microclimatologia, Università di Bologna Modera: Davide Pierleoni – Ccpb srl

Giovedì 9 Maggio ore 10-11 – Sala Diotallevi 2La sostenibilità e la sua certificazione in frutticoltura biologica Matteo Peyron, Life Cycle Engineering srl Giuseppe Maio – Ccpb srl Modera: Fabrizio Piva – Ccpb srl

Giovedì 9 Maggio ore 11-12 – Sala Diotallevi 2 Smart agriculture in frutticoltura biologica Costanza Fregoni, Horta srl Sara Legler, Horta srl Modera: Filippo Piredda – Ccpb srl

Venerdì 10 Maggio ore 11-12 – Sala Mimosa 2Frutticoltura biologica: la biodiversità e il ruolo del suoloMarco Acutis, Docente di Agronomia Università di MilanoMauro Piazzi, pedologo Timesis srlModera: Giuseppe Maio – Ccpb srl

Fonte: Ufficio stampa Ccpb 

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Cimice asiatica, reti protettive e predatori naturali

Nuovi e interessanti risultati sul fronte della lotta allacimice asiatica (Halyomorpha halys). Il pericoloso insetto esotico che dal 2012 causa gravi danni agli agricoltori in Emilia-Romagna, in particolare suifrutteti, ha determinato costi aggiuntivi per la difesa attiva e passiva, nonché perdite di prodotto di entità variabile, a seconda delle zone, con importanti ricadute economiche sulle singole aziende e sull’intero territorio.
Per affrontare questa grave minaccia, tecnici, ricercatori e imprese agricole si sono associate in unGruppo operativo per l’innovazione (Goi) e hanno avviato nel 2016 un progetto triennale, denominatoHalys, per identificare nuovi approcci di difesa contro un organismo altamente nocivo, che provoca notevoli disagi anche ai cittadini.
E sono numerose le novità arrivate dal Gruppo operativo promosso dal Centro ricerche produzioni vegetali (Crpv) e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020, che vede la partecipazione attiva del sistema cooperativo.Con il Progetto è stato costituito un team di esperti di alto livello tecnico-scientifico con il coinvolgimento tra l’altro dell’università di Modena e Reggio (prof.ssa Lara Maestrello) e di Astra, che hanno operato in stretto collegamento con le attività del Consorzio fitosanitario di Modena e del Servizio fitosanitario regionale, rappresentato da Stefano Boncompagni della direzione. Si tratta di un pool creato per fornire strumenti efficaci ed affidabili a tecnici ed agricoltori così da affrontare il monitoraggio in campo della cimice asiatica ed applicare strategie di difesa sostenibili, che tengano conto dell’etologia ed ecologia di questo insetto esotico limitando l’impiego di prodotti chimici.

“Il progetto triennale (2016/2018) sviluppato dal Goi, denominato ‘Halys’, – spiega la coordinatrice, Maria Grazia Tommasini, del Crpv – ha permesso innanzitutto di conoscere con esattezza la biologia e l’ecologia dell’insetto e il suo adattamento al nostro territorio, evidenziando che il picco delle presenze in uscita dallo svernamento degli adulti si verifica tra aprile e metà maggio e si registrano due generazioni complete, sovrapposte. A metà maggio inizia l’ovideposizione per la generazione svernante con un potenziale riproduttivo fino a 285 uova/femmina, mentre per la generazione estiva l’ovideposizione comincia a metà luglio con un potenziale riproduttivo fino a 215 uova”.
“Sotto il profilo della difesa – prosegue Tommasini – è stata dimostrata l’utilità di tecniche di prevenzione fisica come l’impiego delle reti multifunzionali, che attualmente rappresentano uno degli strumenti più performanti per proteggere le produzioni frutticole dalla cimice asiatica laddove applicate correttamente, vale a dire con copertura tempestiva dopo la fioritura”. “Il progetto – rileva la ricercatrice del Crpv – ha inoltre mostrato il contributo offerto da alcuni predatori naturali presenti nei nostri ambienti (appartenenti alle famiglie ReduvidaeNabidaeTettigonidae), in grado di combattere efficacemente soprattutto gli stadi giovanili della cimice asiatica. A questo proposito, appare quindi determinante preservare l’integrità e la funzionalità degli agroecosistemi per far fronte alla diffusione di specie invasive”.
“Nel triennio – aggiunge Tommasini – sono state valutate anche alcune trappole a feromoni, che hanno evidenziato una buona capacità di attrazione nei confronti di tutti gli stadi di sviluppo mobili della cimice asiatica. Questi dispositivi hanno mostrato una forte variabilità nella cattura, imputabile a diversi fattori esterni, quali l’attrattività e la vigoria delle piante circostanti e il portamento della pianta su cui sono installati. L’impiego delle trappole è comunque utile per rilevare i picchi di presenza dell’insetto nei pressi del campo e il momento in cui fanno la loro comparsa le forme giovanili”.
La ricerca ha anche provveduto a saggiare diversi formulati insetticidi per valutarne l’attività contro uova, forme giovanili e adulte di Halyomorpha halys.“I prodotti più attivi – continua Tommasini – sono risultati quelli appartenenti alle classi degli organofosfati, piretroidi e neonicotinoidi; l’efficacia è basata principalmente sull’attività di contatto (effetto abbattente). Tra i prodotti testati ad oggi non è stata osservata una marcata azione ovicida, mentre più soddisfacenti sono le performance nei confronti degli stadi giovanili, anche per i prodotti biologici. Gli adulti risultano meno sensibili agli interventi insetticidi e mostrano una parziale capacità di recupero inseguito all’applicazione. “Tra l’altro – conclude la coordinatrice – lo studio ha poi comprovato che la presenza di cimici nelle uve non determina danni significativi sulla produzione e non influenza le qualità chimico-fisiche ed organolettiche dei vini Lambruschi e Sangiovese, ma anche Merlot e Lugana”.
“Gli importanti risultati ottenuti attraverso questo progetto – sottolinea Raffaele Drei, presidente del Crpv – sono il frutto del lavoro di squadra condotto dal nostro centro insieme agli altri centri di ricerca specializzati e alle imprese socie, a partire dal sistema cooperativo, e alla Regione con l’importante ruolo svolto dal Servizio fitosanitario regionale, per contrastare e contenere la diffusione del temibile insetto legata aimutamenti climatici. Si tratta di un metodo vincente, che rappresenta un valore aggiunto e in Emilia-Romagna ha già dato buoni esiti in passato, consentendo di limitare la diffusione di altre importanti avversità quali Colpo di fuoco batterico, Psa, ecc…”.
“Occorre pertanto proseguire in questa direzione – ricorda Drei – potenziando gli strumenti di supporto alla produzione, come l’azione di coordinamento dei tecnici di assistenza alle coltivazioni, con ulteriori mezzi per rispondere alle domande ancora aperte sulla cimice asiatica e su altri fronti”. Bisogna infatti tener presente che la “guerra” contro questo temibile insetto è tutt’altro che vinta ed a tale proposito in Cina è stato raggiunto un equilibrio attraverso la diffusione massiva di un antagonista naturale, la “vespa samurai”. Attualmente, la sua importazione in Europa è vietata per motivi di carattere burocratico/precauzionale, ma quest’anno la sua presenza è stata segnalata accidentalmente per cui è opportuno chiedersi se non si possano prendere in considerazione per il futuro, adeguamenti alla normativa vigente.
“Le strategie ed i protocolli messi a punto in questo progetto triennale vanno nella giusta direzione, così come confermato da uno dei massimi esperti della materia, Tim Haye presente all’incontro Crpv, da qui l’impegno della struttura che presiedo – conclude Drei – di proseguire nello sviluppo di un nuovo progetto, perché la ricerca non si deve fermare”.
Un’esigenza particolarmente sentita in tempi in cui la globalizzazione ed i cambiamenti climatici hanno favorito la diffusione e la moltiplicazione di nuovi patogeni alieni. Questo fenomeno, anche alla luce di un quadro normativo giustamente garantista per il consumatore e l’ambiente, lascia l’agricoltore sempre più sprovvisto di strumenti per affrontare in maniera adeguata la difesa del proprio raccolto con pesanti conseguenze sulla redditività.
Fonte: ufficio stampa Crpv

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Le 5 innovazioni che cambieranno il futuro dell’agricoltura

IBM ha recentemente presentato a San Francisco il proprio focus annuale “5 innovazioni in 5 anni”, per raccontare come intelligenza artificiale, blockchain e internet of things e cloud cambieranno il settore

Il tempo a nostra disposizione è ormai poco, come hanno urlato a gran voce i milioni di giovani scesi nelle piazze nelle scorse settimane. Nei prossimi cinque anni la Terra supererà per la prima volta il tetto di 8 miliardi di persone, ed è impensabile continuare a coltivare utilizzando le stesse tecniche che ci hanno portato alla situazione attuale: “La nostra complessa catena alimentare, già logorata dai cambiamenti climatici e dalla limitata disponibilità di risorse idriche, sarà ulteriormente messa alla prova – spiega Arvind Krishna, vice president di Ibm Cloud & Cognitive Software – Per rispondere alle esigenze di questo affollamento futuro, abbiamo bisogno di nuovi algoritmi di intelligenza artificiale e di dispositivi collegati al cloud, di progressi nei settori della chimica e della microbiologia e di modi completamente nuovi di considerare la sicurezza alimentare”.

5 innovazioni in 5 anni

Non è un caso che ad interessarsi della questione sia stata proprio un’azienda come IBM, una delle più grandi al mondo nel settore informatico. L’agricoltura è a una svolta, e a guidare il cambiamento saranno le tecnologie. Per questo IBM ha recentemente presentato a San Francisco il proprio focus annuale “5 innovazioni in 5 anni”, per raccontare come intelligenza artificiale, blockchain, internet of things e cloud cambieranno il settore e cercheranno di rispondere alla sempre più esigente richiesta di cibo da tutto il mondo. Ecco 5 innovazioni che sono state presentate in occasione dell’evento e come potrebbero cambiare in maniera sostanziale il modo di coltivare delle prossime generazioni.

  1. Gemelli digitali

Il seme è, ovviamente, l’elemento base di ogni coltivazione. La soluzione proposta da IBM è quella di applicare la tecnologia del “digital twin”,ovvero dei “gemelli digitali” che sono la copia perfetta di un prodotto (in questo caso agricolo) o di un processo: copie che però hanno vita ed interagiscono tra loro solo nel mondo digitale. È una svolta per le aziende, che hanno la possibilità di risparmiare sulla creazione di un costoso prototipo fisico e iniziare invece a testare le prestazioni di un oggetto solo a livello digitale.“Un digital twin di terreni coltivabili, attività agricole e risorse agricole sarà disponibile per tutti gli agricoltori, fornitori di attrezzature agricole, distributori di generi alimentari, dipartimenti di agricoltura e salute, banche e istituti finanziari, organizzazioni umanitarie di tutto il mondo – spiega Krishna – generando un’economia in grado di condividere risorse e permettendo l’aumento della produttività agricola e della sicurezza alimentare, con un minore impatto ambientale”.

  1. Filiera interconnessa

Si chiama distributed ledger technology, ed è l’applicazione della tecnologia alla filiera alimentare: grazie ad essa, ogni attore saprà esattamente quanto produrre, ordinare e spedire per il successivo anello della catena, evitando così tutti quegli sprechi che caratterizzano il modello attuale. Ma non solo: questa tecnologia garantirà anche più freschezza e qualità dei cibi che arriveranno ai consumatori, grazie all’utilizzo integrato di blockchain, IoT e degli algoritmi di intelligenza artificiale.

  1. Microbi come alleati

Sapere cosa si mangia è alla base di qualunque sviluppo futuro delle tecniche di coltivazione. Oltre alla blockchain, c’è un modo innovativo e, allo stesso tempo, molto classico di scoprire le precise caratteristiche degli alimenti: basta chiedere ai microbi. L’analisi e la mappatura dei microbiomi, organismi che interagiscono e convivono con tutti gli animali, uomo compreso, permette di analizzare il corredo genetico e garantire così la provenienza e la qualità. Alla IBM il progetto è chiamato “Culture Club” e promette di essere un importante passo in avanti nel campo della sicurezza alimentare.

  1. Agenti patogeni

Tanti anni di inchieste e scandali alimentari ci hanno insegnato che è sempre bene interrogarsi sulle sostanze chimiche che vengono usate per coltivare i prodotti alimentari. In futuro sarà possibile analizzare il cibo semplicemente con un dispositivo portatile che ci dirà in tempo reale se all’interno dell’alimento possano esserci elementi dannosi per la nostra salute. “Nel giro di cinque anni, gli agricoltori, le imprese del settore alimentare e i negozi di generi alimentari, insieme ad un miliardo di cuochi – spiega ancora il vice president di Ibm Cloud & Cognitive Software Krishna – saranno in grado di rilevare senza problemi la presenza di pericolosi contaminanti negli alimenti. Sarà sufficiente un telefono cellulare o un piano d’appoggio con sensori basati sull’intelligenza artificiale. I sensori mobili di batteri potrebbero enormemente aumentare la velocità dei test sugli agenti patogeni, passando da giorni a secondi”.

  1. Ciclo chiuso

Altra questione sostanziale quando si parla di alimentazione è quella dei rifiuti: è evidente ormai che l’obiettivo a cui tendere nel futuro dell’agricoltura è la realizzazione di un ciclo produttivo chiuso, che sfrutti i rifiuti e gli scarti per generare nuovi prodotti. Dalla IBM fanno sapere che entro 5 anni tutti gli imballaggi e il packaging saranno realizzati con materiale riciclabile. L’innovazione si chiama VolCat: è un processo chimico catalitico che trasforma alcuni materiali plastici in una sostanza che può essere direttamente riutilizzata nelle macchine per la produzione della plastica per realizzare nuovi prodotti.

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Fruitimprese: “Il futuro è delle imprese strutturate”

L’attuale scenario mondiale è caratterizzato da velocità, incertezza, rischio. È in atto una rivoluzione straordinaria dei comportamenti e delle abitudini delle persone sia nella loro sfera individuale e sociale sia in quella lavorativa. Il mondo dell’ortofrutta non sfugge al contesto”, così ha esordito Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della Op Minguzzi Spa di Alfonsine (Ravenna), nella relazione all’assemblea annuale dei soci dell’associazione, svoltasi tre giorni fa a Cesena.
 
“La cosa non sorprende – dice Minguzzi – ed è stata anche rilevata in un interessante rapporto diffuso in occasione di Fruit Logistica 2019 a Berlino. Lo studio, denominato “Surprises in Store”, realizzato da un’importante società di consulenza, ha evidenziato non solo le tendenze del settore, ma anche quanto questo stia rapidamente cambiando. Dai dati raccolti emerge che il 47% degli intervistati è disponibile a pagare di più per alimenti freschi di migliore qualità e che, all’atto dell’acquisto del prodotto, stanno acquisendo valore sempre maggiore gusto (23%), forma (32%) e dimensioni (12%)”.
 
Dati negativi, invece, sono stati diffusi nel corso della 70° assemblea di Fruitimprese nazionale. L’exportortofrutticolo italiano nel 2018 ha subito un calo di oltre 300 milioni di euro nel fatturato e di circa 450mila tonnellate in quantità. Il comparto della frutta fresca, da solo, ha perso il 16,2% in quantità(circa 425mila tonnellate) e l’11% in valore. Maggiormente colpiti sono stati i nostri prodotti di punta, quali mele, kiwi e uva da tavola. Nel contempo si registra in Europa un forte trend di crescita del settore biologico con oltre 92 miliardi di euro di fatturato complessivo, quasi 3 milioni di produttori e circa 70 milioni di ettari coltivati. L’Italia rappresenta una quota di circa il 2% con 3,14 miliardi di euro, ai quali si aggiungono circa 2 miliardi di export. I prodotti bio rappresentano il 5% del totale di esportazioni alimentari italiane. È un valore che si è quintuplicato dal 2008.
 
“In questo contesto – aggiunge Minguzzi – gli operatori devono adottare adeguate azioni di marketing e di comunicazione e indirizzare i propri sforzi a soddisfare il desiderio sempre più accentuato dei consumatori di avere prodotti sani e una produzione agroalimentare più sostenibile. Le avvisaglie del cambio di rotta dei mercati non mancano. Il classico paradigma del rapporto domanda-offerta non è più l’unico riferimento”.
 
Crisi di prodotto
 
“È esperienza condivisa che la crisi di pesche e nettarine si manifesta anche quando l’offerta è scarsa. Anche le pere, quest’inverno, hanno avuto problemi di mercato nonostante un’offerta contenuta. Analoga situazione si è verificata due anni fa con le mele. Non è un problema di pesche o pere, è un problema di qualità. E’ il consumatore, elemento finale della filiera ortofrutticola, che determina l’andamento del mercato. Le scelte, in pratica, si basano su pochi ma essenziali elementi che devono essere sempre presenti agli operatori: qualità, presenza o meno di certificazioniprezzogusto e conservabilità del prodotto. Ma è a casa del consumatore che avviene l’esame, forse più importante, quello che determinerà le scelte di acquisto future: quello su gusto e conservabilità”.
 
L’ortofrutta in Gdo
 
La critica più diffusa rivolta ai gestori dei reparti ortofrutta della Gdo è quella di vendere prodotti insipidi, senza sapore e che la loro tenuta in termini di shelf life (conservabilità) è irrisoria, in particolare nel periodo estivo, in quanto si presentano già deteriorati nel momento del consumo. Gli effetti di questa scarsa considerazione dei prodotti si riflette inevitabilmente sulle vendite. “Non ci si deve stupire pertanto se a questa bassa considerazione corrisponde un calo considerevole dei consumi con effetti negativi, a cascata, su tutti i soggetti della filiera. Tutto sta cambiando. Tutto è perduto? Assolutamente no. Lo è solo se non ci si adegua al cambiamento – argomenta Minguzzi – Le imprese che sapranno cogliere le opportunità prospereranno, quelle che non lo faranno saranno destinate a scomparire, così come hanno già fatto tante negli ultimi vent’anni”.
 
Esempi virtuosi
 
“È vero che il contesto non aiuta e che è necessario un ripensamento complessivo della fillera dell’ortofrutta nel segno di una qualità adeguata e continuativa, tuttavia ciascuno di noi è chiamato a fare del proprio meglio. Mi piace ricordare gli esempi virtuosi di aggregazioni commerciali di imprese nostre associate che hanno saputo coinvolgere i propri produttori, affermarsi sui mercati internazionali con nuove varietà o con la costituzione di consorzi di filiera. A tal proposito non si può non ricordare che, per la prima volta, un’azienda italiana – la Jingold SpA – espressione di imprese della nostra associazione, ha vinto a Berlino, lo scorso febbraio, il prestigioso Innovation Award di Fruit Logistica di fronte a concorrenti di tutto il mondo. Nulla può essere lasciato all’improvvisazione”.
 
Il mercato chiede imprese strutturate
 
La Gdo chiede ai suoi fornitori organizzazione e affidabilità in modo da poter meglio dialogare in termini di completezza, qualità e continuità delle forniture al fine di ridurre i rischi commerciali, amministrativi e penali connessi alla commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli. Per essere parte della catena di fornitura è necessario essere aziende rispettose delle norme che disciplinano i requisiti sociali e ambientali, la sicurezza alimentare, la salute e sicurezza dei lavoratori, la trasparenza e l’anticorruzione, la gestione dell’energia, la sicurezza dei dati. “È in questa logica che il nuovo codice della crisi dell’impresa, entrato parzialmente in vigore il mese scorso, è intervenuto sull’organizzazione imprenditoriale imponendo alle società di dotarsi di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle loro dimensioni, in grado di effettuare una rilevazione tempestiva della crisi e della possibile perdita della continuità operativa. Sotto questi delicati aspetti di gestione aziendale, con sincero orgoglio, rivendico il ruolo strategico della nostra associazione che, con elevata professionalità, è di supporto agli uffici delle nostre aziende”, conclude Minguzzi.
 
Sicurezza informatica
 
In particolare per quanto riguarda la sicurezza informatica delle aziende, sempre più oggetto di attacchi di hacker e di furti di dati (che costano alle aziende italiane quasi 900 milioni di dollari/anno) Minguzzi ha lanciato un allarme: “Anche il settore ortofrutticolo è sotto attacco. La nostra associazione non trascura certamente la questione. Al contrario, effettua costante opera di aggiornamento e informazione sui rischi della rete e sugli obblighi severi connessi al trattamento dei dati”.
 
L’assemblea ha approvato all’unanimità la relazione di Minguzzi e il bilancio dell’associazione. All’assemblea hanno partecipato Silvia Carpio, general manager assistant and new business del Gruppo Mazzoni e Arturo Barbato e Flavio Rossini di Euler Hermes Italia – Assicurazione dei crediti.
 
Fonte: ufficio stampa Fruitimprese Emilia-Romagna
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Integrazione orizzontale, il Sud ci prova. Anche con la IV Gamma

Con un finanziamento del ministero dell’Agricoltura di 45 milioni di euro, appena stanziato, passa alla fase operativa il contratto di filiera ortofrutticola coordinato da Agrocepi con capofila l’OP calabrese Pomez e il coinvolgimento di 26 aziende agricole, di otto regioni produttive italiane, fra cui tre trasformatori.

Tra le novità del progetto, la nascita del concetto inedito per il mercato, di paniere di beni da proporre alla distribuzione in forma aggregata. Si realizza così un’aggregazione produttiva di tipo orizzontale tra filiere, che darà il via all’ingresso in pompa magna di Soleo, trasformatore campano di frutta in guscio, nel settore dell’ortofrutta fresca e (in termini di investimenti infrastrutturali) all’ampliamento degli stabilimenti di Ortoromi e Finagricola che sono gli altri due trasformatori della rete.

Il finanziamento ministeriale è arrivato dopo l’estensione dei fondi disponibili per i contratti di filiera a complessivi 500 milioni di euro (+220 milioni disposti dal ministro Centinaio) e il contratto di filiera ortofrutticola guidato dall’OP Pomez, è il primo in graduatoria tra i nuovi ammessi.

“Nella prima riunione che si è tenuta nei giorni scorsi a Battipaglia – spiega Corrado Martinangelo, presidente di Agrocepi – abbiamo iniziato a lavorare per creare una sorta di aggregazione produttiva di filiera in senso orizzontale, e non verticale, come comunemente intesa, introducendo il concetto inedito di paniere di prodotti diversificati da presentare congiuntamente sul mercato. Un’offerta unica di più prodotti diversi, dalla IV alla V Gamma, al pomodoro da mensa, kiwi o clementine fresche che costituiranno un’offerta unica con un marchio e un disciplinare comuni. Attraverso il contratto di filiera le aziende coinvolte potranno trovare nuovi sbocchi di mercato sia fuori dalla filiera che dentro la filiera stessa, diventando, ad esempio, fornitori delle aziende di trasformazione coinvolte”.

Questi ultimi due punti saranno oggetto di altrettanti procedimenti burocratici appena avviati che porteranno alla nascita di un marchio (ombrello o collettivo è da decidere) e di un disciplinare unico di produzione.

“Fra le iniziative che si svilupperanno nel quadro del contratto di filiera – continua Martinangelo – c’è la creazione di un nuovo Opificio di Soleo, storico trasformatore campano di frutta in guscio, che aprirà la sua attività anche all’imbustamento di ortofrutta e alla creazione di succhi. Il progetto del contratto di filiera, nel suo complesso, sarà presentato a Macfrut”.

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A Macfrut 2019 le novità di AcquaCampus

Fertirrigazione, sensoristica, climatizzazione delle colture e ottimizzazione dei big data: ecco le novità di AcquaCampus a Macfrut 2019 all’insegna del risparmio idrico in agricoltura saranno protagoniste a Macfrut, la Fiera internazionale dell’ortofrutta (8-10 maggio 2019) in Fiera a Rimini

L’innovazione nell’irrigazione in un campo dimostrativo sarà protagonista a Macfrut, la Fiera internazionale dell’ortofrutta (8-10 maggio 2019) in Fiera a Rimini. E’ la rinnovata proposta di AcquaCampus, il progetto in partnership tra i Consorzi di bonifica associati ad ANBI, i laboratori tecnico-scientifici di ricerca del Canale Emiliano Romagnolo e Cesena Fiera. Uno spazio ricco di novità in grado di rispondere alle esigenze più disparate riguardanti il risparmio di risorse idriche in agricoltura e l’ottimizzazione di tutte le tecnologie più avanzate in campo.

In questa edizione l’area dimostrativa ed espositiva del CER di Budrio viene riprodotta in scala all’interno del padiglione e presenta i modelli di sperimentazione concreta in uno spazio più grande di oltre 640 mq complessivi. Quest’anno infatti, oltre al risparmio di acqua per utilizzo agricolo (fino al 30%) si approfondirà un tema più ampio e innovativo come la fertirrigazioneclimatizzazione delle colture, sensoristica, utilizzo dei big data che racchiude in se tutte le possibili migliorie nella gestione del campo: + tecnologia, – costi, + resa produttiva.

“AcquaCampus è la frontiera più avanzata della ricerca su questi temi – commenta il presidente del CER Massimiliano Pederzoli – i mutamenti climatici in atto richiedono capacità di adattamento sempre più sofisticate e la nostra mission è proprio quella di individuarle, adeguarle alla nostra realtà e proporle alle imprese agricole e ai consorzi di bonifica che operano per difesa e sviluppo del territorio”.

“La nostra presenza ad AcquaCampus – aggiunge Francesco Vincenzi, presidente di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) – conferma l’attenzione dei Consorzi di bonifica e, più in generale, dell’agricoltura al tema dell’ottimizzazione d’uso della risorsa idrica che, comunque va sempre ricordato, nei campi si usa e non si consuma, contribuendo all’equilibrio ambientale oltre che essere risorsa fondamentale per la nostra alimentazione”.

“L’acqua, insieme ai mutamenti climatici, è un tema sempre più strategico a livello mondiale, insieme al problema della riduzione degli sprechi – dichiara il presidente di Macfrut Renzo Piraccini – Siamo contenti di questa rinnovata partnership che farà toccare con mano le più evolute tecniche del sistema irriguo da parte dei principali leader mondiali”.

E proprio in quest’ottica AcquaCampus può contare su collaborazioni importanti con le multinazionali leader dei rispettivi settori come Toro, Irritec, Bosch e Haifa.

Ufficio Stampa Macfrut

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Accordo Unical – MITO per il fondo d’investimento “Progress Tech Transfer”

Firmato martedì 16 aprile scorso, nella Sala Stampa, l’accordo tra Università della Calabria e la società MITO Technology per l’adesione dell’Ateneo a “Progress Tech Transfer”, il nuovo fondo d’investimento per il trasferimento e la valorizzazione delle tecnologie generate dalla ricerca pubblica italiana nel campo della sostenibilità.


L’Accordo ha lo scopo di aumentare per ricercatori e studenti dell’UNICAL le opportunità di investimento e migliorare i tassi di successo delle operazioni di trasferimento tecnologico come le cessioni di tecnologia, le licenze, nonché la creazione di imprese spin-off concernenti tecnologia e diritti di proprietà intellettuale.
Caratteristiche, obiettivi e attese di “Progress Tech Transfer” sono stati presentati da Francesco De Michelis, Amministratore Delegato di MiTo, e da Michele Costabile dell’Università LUISS e partner di MiTo, durante la conferenza, moderata dal Responsabile del Liaison Office Andrea Attanasio, alla quale ha presenziato il Delegato al Trasferimento Tecnologico dell’Unical Giuseppe Passarino che ha firmato l’accordo per UNICAL.
Il fondo, gestito dalla società MITO Technology, come sottolineato da De Michelis, durante la presentazione, apre per gli atenei che aderiscono anche a tecnologie di ricercatori, di dottorandi ma anche di studenti che sono ancora nella fase proof of concept, una fase in cui è molto difficile trovare un investitore. Attraverso call periodiche si selezionano le tecnologie a basso livello di maturazione per le quali saranno effettuati investimenti fino a 200mila euro in cambio di un’opzione sul brevetto che sarà depositato.
Il fondo ha una dotazione complessiva di 40 milioni di euro, sottoscritti pariteticamente dal Fondo Europeo degli Investimenti (FEI), attraverso i fondi InnovFin, e da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) nell’ambito della piattaforma ITAtech.
Oltre che alle tecnologie proof of concept, il fondo si rivolge ai progetti di spin-off in cui ci sia un ricercatore o un dottorando dell’ateneo; in questo caso il fondo interviene sotto forma di equity.
Sia le tecnologie proof of concept, siai progetti di ricerca tecnologici delle spin-off devono ricadere nel settore della sostenibilità (energia, risorse naturali, agri-food) e provenire dal mondo della ricerca pubblica italiana.
“L’iniziativa presentata si inserisce nella strategia complessiva dell’Ateneo che punta sempre di più sul trasferimento tecnologico includendo nelle azioni di valorizzazione della ricerca anche i più giovani attraverso iniziative come la Start Cup Calabria dalla quale negli ultimi due anni sono venuti fuori i vincitori del Premio Nazionale per l’Innovazione” – ha affermato il prof. Giuseppe Passarino definendo l’accordo firmato un’importante opportunità per l’Unical.
Il fondo, che come evidenziato dal prof. Costabile ha l’obiettivo ambizioso di valorizzare la tecnologia dal momento in cui viene progettata fino alla sua brevettazione, si innesta in un’ottica che reputa fondamentale la costituzione di un team con competenze complementari volto ad alimentare il brevetto e lo sviluppo dello business aziendale.
Per accedere al “Progress Tech Transfer” occorre rispondere alle due call annuali del fondo. Per l’anno 2019 la prima si è aperta il 2 aprile con scadenza 31 maggio 2019; la seconda aprirà il 15 settembre prossimo. La piattaforma per la sottomissione delle tecnologie è raggiungibile alla seguente URL: https://progressttfund.it/en/program/1-spring-call-2019