Sezione Mercati e competitività di impresa

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Ocm: il sistema Unaproa si confronta con il Mipaaf

Il 17 ottobre si è tenuta a Roma presso il Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi la riunione tecnica con le Op/Aop associate ad Unaproa sull’Ocm ortofrutta, alla presenza dei referenti ministeriali Roberto Cherubini e Antonio Fallacara. La riunione è stata introdotta dal consigliere Cesare Bellò che ha salutato i partecipanti sottolineando che “l’obiettivo principale dell’incontro tecnico è quello di trasferire agli operatori delle Op/Aop associate le informazioni che riguardano il sistema aggregato in una logica comunitaria e nazionale con riferimento all’attuazione dei programmi operativi”.
 
“Questo è il primo evento che Unaproa organizza dopo la presentazione della Strategia Nazionale per i Po 2018/22 all’Accademia dei Georgofili” al quale ho partecipato in prima persona anche con una testimonianza dell’Op Opo Veneto – prosegue Cesare Bellò – e dalla  successiva scomparsa di Antonio Schiavelli che teneva molto a questi incontri tecnici, perché sono l’occasione per confrontarsi con le persone che devono affrontare i problemi quotidiani riguardanti l’operatività delle società che operano come Op/Aop”.
 
“Dall’analisi dei dati presentati sul sistema aggregato in Op/Aop, sia a livello comunitario che nazionale – precisa Roberto Cherubini, dirigente Mipaaf – emerge in modo inequivocabile  come l’efficienza e l’efficacia del sistema organizzato passino attraverso una migliore organizzazione societaria e una congrua dimensione della rappresentatività economica”.
 
Nel corso della riunione tecnica sono state prese in esame alcune questioni operative introdotte recentemente dalla normativa nazionale che disciplina la materia delle Op/Aop e del Programma operativo. Altresì è stato effettuato un approfondimento sulle azioni di sistema che sono previste dalla Strategia nazionale vigente, nonché una disamina puntuale e precisa delle recenti disposizioni applicative della Disciplina ambientale.
 
“Considerata la complessità e delicatezza della Disciplina ambientale – dichiara Antonio Fallacara, funzionario Mipaaf  – è stato importante e costruttivo poter interagire con i soggetti che quotidianamente applicano le norme sui Programmi operativi e rispondere alle diverse sollecitazioni dei partecipanti”.
 
Unaproa esprime grande soddisfazione per la nutrita partecipazione all’incontro – nonostante l’imminente scadenza del termine per la presentazione dei Programmi operativi – perché crede che questi appuntamenti rappresentino la strada obbligata per una maggiore qualificazione del sistema aggregato e per una filiera sempre più performante.
 
Fonte: Ufficio stampa Unaproa 
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Ortofrutta “free from”, una nicchia sempre più di successo

Il cosiddetto universo dei prodotti “free from” rappresenta ormai una tendenza di consumo sempre più radicata nelle abitudini alimentari un po’ in tutto il mondo, tanto che anche in Italia sono comparse nella grande distribuzione vere e proprie corsie dedicata a questi prodotti, a partire da quelli “senza lattosio” e “senza glutine”, sicuramente le due tipologie più richieste. Vanno incontro alle esigenze di chi è realmente intollerante o allergico, ma anche ad una percentuale di consumatori che desidera introdurre nella propria dieta alimentare dei prodotti “senza”.

Il mondo dell’ortofrutta è, però, probabilmente quello che meno di altri ha cavalcato questa tendenza, non enfatizzando l’eventuale “non presenza” di determinati elementi. Recentemente non è passata inosservata il lancio di una linea “Senza diserbanti” di mele presentata dal Consorzio melicolo della Val Venosta, dove la parola “Senza” spicca in modo davvero predominante, ma in generale sono pochi gli esempi di brand della filiera ortofrutticola che enfatizzano questi aspetti.

Anche per il pomodoro, invece, qualcosa si sta muovendo e, dall’esame di due case history sembra proprio che la presenza di pomodori “nichel free” vada a colmare una domanda ben presente e che sino ad ora non era coperta da una offerta ad hoc.


Si chiama Sfera ed in pochissimo tempo è arrivata ad impiegare 250 dipendenti. Nella loro strategia di impresa entra il  free from – oltre il pomodoro nichel free producono anche insalata, basilico e cavolo – in grado di intercettare un bisogno.

La visione aziendale. «Il consumatore consuma di meno, ma vuole qualità più alta. È sempre più attento a tutti i meccanismi, per esempio se vengono pagati stipendi e contributi. La sostenibilità è a più ampio raggio, anche sociale e culturale. Significa condividere i nostri valori con i dipendenti, i primi consumatori. E la nostra cultura si riverbera sul territorio in cui viviamo e lavoriamo e di cui ci prendiamo cura».

E la produzione nichel free è diventata anche una community. Su Facebook si è creato un gruppo dedicato: “Sfera Agricola Customer care con oltre 10 mila gli iscritti, compresi moltissimi chef.

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L’Azienda Gandini, certificata nichel free, è un altro esempio di successo.

In questo caso, la sperimentazione e l’introduzione di innovazioni tecnologiche ha portato alla scelta idroponica e, quasi inconsapevolmente, al pomodoro nichel free.

La visione aziendale. «I nostri pomodori non assorbono nichel dal terreno, perché sono coltivati fuori suolo. I livelli sono così bassi che non hanno conseguenze sul consumatore. Siamo stati primi a presentare la richiesta di certificazione. Prima erano presenti sul mercato creme e bracciali nichel free, ma per quanto riguarda il cibo non c’era niente». Per chi deve rinunciare al pomodoro a causa dell’intolleranza al metallo è un’ancora di salvezza.

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Agrinsieme chiede al Mipaaf la riconvocazione del tavolo per il settore agrumicolo

“Quello agrumicolo è un comparto di notevole rilevanza per l’economia del Paese, rappresentando circa il 25% degli acquisti di frutta per il consumo domestico, anche se nell’ultimo decennio, a causa di numerose avversità di carattere atmosferico e sanitario, quale ad esempio il cosiddetto virus della tristezza, si è registrata una sensibile riduzione delle superfici e della produzione; tale calo ha danneggiato l’Italia nei confronti dei propri competitor europei, primi fra tutti la Spagna, che nel medesimo periodo ha aumentato la produzione di arance del 24%, diventandone il primo esportatore mondiale, e ha raggiunto un primato analogo in relazione alla produzione di mandarini e clementine”. Lo ha sottolineato il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, intervenendo in audizione in Commissione Agricoltura della Camera dei deputati nell’ambito della discussione congiunta di risoluzioni per iniziative a sostegno del settore agrumicolo.
 
“In ragione di ciò, è sempre più urgente la redazione di un Piano nazionale agrumicolo, adeguatamente accompagnato da risorse finanziarie, utile per programmare gli interventi necessari nel breve e nel lungo periodo e per orientare concretamente il rilancio dell’agrumicoltura nazionale, anche attraverso il coordinamento con gli strumenti di programmazione regionale”, ha suggerito Agrinsieme.
 
“In tale ottica, è prioritario riconvocare il prima possibile il Tavolo di settore al Ministero delle Politiche agricole e riavviare l’iter di approvazione e il confronto sullo schema di decreto del Mipaaf per l’avvio del Fondo nazionale agrumicolo, approvato dalla Conferenza unificata lo scorso febbraio”, ha proseguito il Coordinamento, ricordando che “in Italia manca una base di dati univoca che consenta di avere contezza del patrimonio agrumicolo nazionale ed è pertanto indispensabile l’istituzione di un catasto”.
 
Quanto al commercio internazionale, ad avviso di Agrinsieme “bisogna prevedere una valutazione preventiva e accurata delle concessioni oggetto di accordi bilaterali e di provvedimenti unilaterali, in maniera che queste non perturbino le condizioni del mercato interno; in ogni caso vanno previste clausole di salvaguardia di immediata attivazione nel caso di pregiudizio ai produttori europei, anche con specifico riferimento a determinati areali produttivi”, ha concluso il Coordinamento.
 
Fonte: Ufficio stampa Agrinsieme 
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Top Fresh Retailer 2020: i migliori gruppi distributivi per i fornitori di ortofrutta

Qual è il miglior gruppo distributivo operante in Italia secondo il giudizio dei fornitori di ortofrutta? Per il quarto anno consecutivo in cima alle preferenze c’è Esselunga, il gruppo che nel 2018 ha raggiunto un fatturato di 7,9 miliardi di euro, con una presenza importante nel Nord Ovest. Il premio, giunto alla sesta edizione, è frutto di un’indagine accurata che la testata giornalistica specializzata Fm – Fruitbook Magazine svolge presso i più qualificati produttori/fornitori italiani di ortofrutta: sono loro infatti, con il loro giudizio, a decidere chi premiare.

Passano gli anni, ma non cambia in modo sostanziale il giudizio dei fornitori di ortofrutta per l’uno o l’altro gruppo distributivo operante in Italia, almeno nelle posizioni di vertice. Esselunga si aggiudica anche per l’edizione 2020 il Top Fresh Retailer – è il quarto anno consecutivo – avendo preso le maggiori preferenze alla domanda: “Quali sono, tutto considerato, quelli che giudicate i migliori gruppi distributivi operanti in Italia con cui avere rapporti?”. Chiaramente incidono in modo significativo le condizioni economiche, ma sono elementi determinanti anche la professionalità dei buyer, la capacità di programmazione e di fare partnership, l’apertura alle novità e la flessibilità nella gestione delle criticità, la logistica di approvvigionamento, l’attenzione agli aspetti organolettici, etici e della sicurezza alimentare.

Sul podio dei “migliori” d’Italia vanno anche Coop Consorzio Nord Ovest (vincitore delle prime due edizioni del premio) e l’universo Conad. Precisiamo che non si chiede di premiare un’insegna, ma la centrale di acquisto, legata all’insegna, con cui si hanno i rapporti commerciali. Quindi l’universo Conad non è considerato come un’unica entità ma come 7 cooperative (ora in via di fusione) separate cui si aggiungono gli uffici centrali di Bologna. E a svettare in questo caso è ancora una volta Conad PAC 2000A, che si aggiudica il premio Top Fresh Retailer 2020 nella categoria “Il miglior gruppo distributivo del Centro Sud Italia”, davanti alla pugliese Megamark e alla toscana Unicoop Firenze.

Restando in ambito geografico, quello che viene considerato dai fornitori di ortofrutta come il miglior gruppo del Nordest – questa categoria è una novità del 2019 – risulta essere dall’indagine Aspiag Service, la concessionaria del marchio Despar nel Nordest. In vetta alle preferenze dei fornitori per quest’area c’è anche Alì Supermercati e, in crescita rispetto agli anni scorsi, anche Pam Panorama. La padovana Alì Supermercati peraltro vince per il terzo anno di fila il premio come “Il miglior reparto ortofrutta d’Italia”.

Un’altra categoria introdotta nel 2019 è l’attenzione a tutto ciò che attiene alla sfera della sicurezza alimentare, un tema su cui è sempre più attento il consumatore finale. Premesso che la distribuzione moderna è in generale molto attenta alla food safety, in questo caso il gruppo distributivo più attento, secondo il giudizio dei fornitori, è Lidl Italia, seguito da vicino da Esselunga e Coop Italia. Per quanto riguarda invece il tema dell’innovazione a 360 gradi, è Aldi Italia che, fresco di debutto in Italia, riscuote i maggiori consensi rispetto agli altri gruppi distributivi. Determinanti in questo caso sono la politica di prezzo (e scontistica) chiara, la capacità di fare programmi e rispettarli, l’attenzione elevata agli aspetti organolettici, l’estrema efficienza di tutti i processi: tutte qualità oggi poco riscontrabili nel panorama distributivo italiano, che nella maggior parte dei casi risulta ancora frammentato, inefficiente e, nel rapporto con i fornitori, sempre più mono-focalizzato sul prezzo.


Le dichiarazioni dei vincitori

TOP FRESH RETAILER 2020 – IL MIGLIOR GRUPPO DISTRIBUTIVO D’ITALIA
ESSELUNGA – Francesco Piacenti – Responsabile Acquisti Frutta e Verdura
“Il premio Top Fresh Retailer 2020, che Esselunga è lieta di aver ricevuto, riconosce l’impegno quotidiano nel cercare di offrire, con la proficua collaborazione dei nostri fornitori, oltre 500 prodotti di elevata qualità e freschezza provenienti dalle zone più vocate per le produzioni ortofrutticole”.TOP FRESH RETAILER 2020 – CATEGORIA “IL MIGLIOR REPARTO ORTOFRUTTA D’ITALIA”
ALÌ SUPERMERCATI – Giuliano Canella – Responsabile Freschissimi
“Il nostro gruppo da sempre, ma oggi ancor di più, ritiene che la qualità del prodotto sia alla base di tutto, una priorità assoluta. Laddove la qualità sia estetica che gustativa deve essere reale, tangibile e soprattutto percepita in quanto tale dal consumatore finale, si devono aggiungere poi continue e numerose attività rivolte a valorizzare al meglio l’ortofrutta. Quindi si ripercorrono per esempio progetti con legami forti con il territorio in cui si è presenti e collaborazioni con enti sociali per promuovere tematiche sensibili al fattore umano. In quarta e quinta gamma abbiamo implementato planogrammi con gestione puntuale dello scaffale, mentre una profondità assortimentale di prodotti ad alto contenuto di servizio completa una politica dell’insegna rivolta alla freschezza e al servizio. Infine un personale attento, preparato e disponile racchiude la differenziazione e la distintività che il reparto ortofrutta di Alì vuole esprimere”.TOP FRESH RETAILER 2020 – CATEGORIA “IL GRUPPO PIÙ INNOVATIVO”
ALDI ITALIA – Carlo Fallico – Corporate Buying Director
“Grazie per questo importante riconoscimento che premia l’impegno di ALDI per il secondo anno di seguito. Siamo veramente felici che molti dei nostri fornitori parlino positivamente di noi, come un’azienda seria con la quale poter avviare collaborazioni di lungo periodo. Ed è proprio questo il nostro impegno: crescere insieme instaurando veri e propri rapporti di partnership. Cogliamo l’occasione anche per ringraziare i nostri fornitori per il sostegno che ci hanno dato fin dal nostro arrivo in Italia. ALDI crede nei fornitori italiani e il 75% di tutti i prodotti alimentari in assortimento nasce proprio dalla collaborazione con loro. Selezione efficace dei prodotti e ricerca della qualità, unite a sicurezza e innovazione, guidano le nostre scelte con l’obiettivo di soddisfare i nostri clienti con prodotti di ottima qualità al giusto prezzo”.
TOP FRESH RETAILER 2020 – CATEGORIA “IL GRUPPO PIÙ ATTENTI ALLA FOOD SAFETY”
LIDL ITALIA – Angela Cossu – Responsabile Assicurazione Qualità
“Siamo davvero molto orgogliosi di ricevere per il secondo anno consecutivo il premio Top Fresh Retailer nella categoria “Food Safety”, un ambito, quello della sicurezza alimentare, a cui noi di Lidl teniamo molto. Siamo inoltre molto soddisfatti del fatto che questo premio ci venga attribuito dai nostri fornitori. Riteniamo infatti che la sicurezza alimentare non debba essere interpretata come un processo di controlli a scopo puramente punitivo o sanzionatorio, ma debba essere considerata un percorso di miglioramento costante per entrambe le parti. È solo infatti attraverso una stretta collaborazione con i nostri fornitori che si riescono a ottenere i risultati migliori. Ringrazio quindi tutti i nostri fornitori che con noi lavorano duramente per garantire ai nostri clienti prodotti sempre più sani, sicuri e sostenibili”.

TOP FRESH RETAILER 2020 – CATEGORIA “IL MIGLIOR GRUPPO DEL NORDEST”
ASPIAG SERVICE – Nicola Faccio – Area Manager Acquisti Frutta e Verdura
“Siamo onorati, come azienda, di aver ricevuto questo riconoscimento e di averlo ricevuto proprio da quei fornitori che ormai per noi sono diventati veri e propri Partner. Crediamo fortemente che il cambiamento e l’innovazione siano fondamentali nella nostra attività quotidiana; e la collaborazione di questi anni con i nostri fornitori, con i nostri partner, ci ha permesso di cambiare, di migliorarci e di crescere. La crescita e l’innovazione sono stati reciproci: hanno portato sempre a un’innovazione tecnica e di prodotto e a un miglioramento che vediamo riconosciuto non solo in quello che vendiamo, ma anche nella soddisfazione dei nostri clienti, mai come oggi evoluti e informati. Crediamo che questa sia la strada da percorrere in futuro, in una collaborazione positiva che mette al centro prodotto e cliente e che ci consente di stare al passo con questi tempi veloci”.

TOP FRESH RETAILER 2020 – CATEGORIA “IL MIGLIOR GRUPPO DEL CENTRO-SUD”
CONAD PAC 2000A – Michele Capoccia – Direzione Generale Ortofrutta
“Siamo veramente felici di ricevere per il quinto anno consecutivo questo prestigioso premio che, in un certo qual modo, avvalora le scelte in temine di politiche commerciali e programmazione fatte negli anni con i nostri fornitori che ci piace definire partner. Grazie anche al Consorzio Nazionale per aver sempre più negli anni implementato la filiera dei prodotti a marchio nei vari brand – Conad Percorso Qualità, Conad Verso Natura Bio e Sapori&Dintorni – creando un forte elemento di distintività sul mercato e un processo di selezione e garanzia sui prodotti. Non possiamo dimenticare anche i nostri soci e tutte le maestranze che operano nei punti vendita che quotidianamente ci danno fiducia e finalizzano in modo perfetto le scelte fatte, con grande impegno e sacrificio. Ci aspettano sicuramente sfide sempre più importanti, nuovi scenari di mercato da interpretare, ma siamo convinti che, se continueremo a dare e ricevere fiducia dai nostri partner, raggiungeremo gli obiettivi attesi”.

Fonte: Corriere Ortofrutticolo

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A Novembre il B2B internazionale dell’ortofrutta

Manca un mese al più importante appuntamento dell’anno in Italia per incrementare le esportazioni di ortofrutta The Rome Table, il B2B internazionale che si terrà presso l’A.Roma Lifestyle Hotel giovedì 7 e venerdì 8 novembre 2019.

In due giorni, le aziende partecipanti avranno l’opportunità di conoscere buyer esteri attentamente selezionati in base al loro interesse per le produzioni italiane e per alcuni prodotti in particolare e di incontrarne fino a 20 in incontri d’affari individuali pre-ordinati secondo un preciso calendario prefissato: un’opportunità unica nel nostro Paese in una location comoda, sia per chi venga da Sud che per chi venga da Nord, come Roma.

È prevista la presenza di 30 aziende-buyer25 straniere oltre a 5 catene della GDO italiana. I Paesi europei di provenienza dei buyer sono:  Belgio,  Croazia, Danimarca, Francia, Lussemburgo, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria. I Paesi extra-UE che saranno rappresentati a Roma sono: Arabia Saudita, Argentina, Brasile, Emirati Arabi, Giordania, Khazakistan, Kenya,  India, Libano, Uganda. Sono presenti tutte e tre le principali tipologie di buyer: category manager di catene della distribuzione organizzata, importatori con magazzino, agenzie di import-export.

Scarica il programma Brochure_The_Rome_Table_2019

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Consorzio Bestack innova la comunicazione dell’ortofrutta con flash mob

Mercoledì 25 settembre scorso una performance con 15 attori, ispirata al classico Disney La Bella e La Bestia, ha animato lo storico mercato coperto bolognese, coinvolgendo pubblico e passanti

L’evento, promosso dal Consorzio Bestack con il coinvolgimento di 13 brand leader del settore ortofrutticolo, ha come scopo quello di far conoscere il mondo della frutta e verdura da una prospettiva completamente inedita

Tra i banchi del Mercato delle Erbe di Bologna, mercoledì 25 settembre, è successo qualcosa di insolito. Belle, la protagonista del grande classico Disney “La Bella e la Bestia”, si è aggirata tra piramidi di mele e susine, pere e uva, kiwi e pomodori, incerta nella scelta, tra tante bontà. Sono stati i negozianti a consigliarla, svelando, in un irresistibile dialogo in musica, i segreti della loro merce migliore. È stato infatti un vero e proprio FLASH MOB teatrale e musicale unico nel suo genere, quello che si è svolto nel cuore città felsinea. Un musical mai realizzato prima d’ora, ambientato in uno dei luoghi quotidiani più animati, frequentati, colorati e caratteristici di Bologna, che unisce due mondi apparentemente lontani, ma uniti dalla passione: l’ortofrutta e il teatro.

L’evento bolognese del 25 settembre, organizzato sotto la direzione artistica di Alberto Ricci, è la seconda tappa di un progetto innovativo di comunicazione e informazione sul mondo ortofrutticolo ideato da Bestack, il Consorzio nazionale dei produttori di imballaggi in cartone ondulato per ortofrutta.  Tutto è iniziato con il contest teatrale “Spettacoli alla Frutta”, realizzato lo scorso maggio alla fiera Macfrut di Rimini, in partnership con 13 aziende leader del settore ortofrutticolo. “Spettacoli alla Frutta” ha aperto una strada in questa direzione, creando grande sintonia tra le aziende coinvolte e spingendole a esplorare una nuova modalità di comunicazione per il settore, capace di raccontare l’eccellenza del prodotto attraverso un linguaggio appassionato e coinvolgente, quello del teatro, dando allo stesso tempo l’opportunità a compagnie amatoriali di sperimentare la propria abilità e di esibirsi in contesti decisamente fuori dal comune, affrontando testi curiosi e insoliti.

Protagonisti del flash mob bolognese del 25 settembre sono stati 15 attori, alcuni in abiti di scena e altri mimetizzati tra negozianti e clienti, provenienti da tre compagnie amatoriali romagnole: Qaos, OGM-Organismi Geneticamente Musicalizzati e Compagnia delle Rose. Nei panni di Belle c’era Bianca Sabiu, giovane talento forlivese, figlia di Marco Sabiu, spumeggiante direttore d’orchestra del Festival di Sanremo e collaboratore di Ligabue, Pavarotti e Morricone, che ha collaborato alla realizzazione della parte musicale dell’evento.

La performance, nata come originale sorpresa per le aziende coinvolte in omaggio ai loro prodotti – l’arancia rossa di Sicilia di Oranfrizer, la fragola Solarelli della Basilicata, la mela Melinda della Val di Non, le pesche e nettarine dell’Emilia Romagna Valfrutta Fresco, il pomodoro autentico di Sicilia e Sardegna iLcamone, l’uva di Puglia Viviana, il kiwi Jingold dal cuore colorato, la susina-albicocca Metis, il carciofo di qualità Violì, il melone dolce e precoce di Sicilia del Consorzio Mundial, l’anguria midi dal look fashion Perla Nera, la regina delle pere Angelys e i piccoli frutti Delizie di bosco del Piemonte – si è trasformata presto in una sorpresa per l’intera città e in un’occasione per raccontare in maniera inedita il mondo della frutta a un pubblico ampio e variegato.

“Quella del flash mob – spiega il direttore artistico Alberto Ricci – è un’idea che piace, perché coinvolge e allo stesso tempo ‘fa festa’. Ecco perché nuovamente abbiamo unito il teatro, l’ortofrutta e le confezioni in cartone ondulato di Bestack, attive contro gli sprechi: perché ci piace l’idea di festeggiare e sorprendere, cosi come è sorprendente il legame che unisce la passione di chi fa teatro e quella di chi lavora tutti i giorni nell’ortofrutta e studia nuove idee per proteggerla, anche attraverso il packaging. Spettacoli alla Frutta 2.0 parte proprio da qui!”.

“Crediamo che sia compito di tutti gli attori della filiera contribuire alla promozione del settore ortofrutticolo – dichiara il direttore di Bestack, Claudio Dall’Agata -. Noi lo facciamo facendo innovazione, con un brevetto, quello dell’imballaggio Attivo in cartone ondulato, che mantiene la qualità della frutta nel tempo e riduce gli sprechi alimentari, ma anche proponendo modalità innovative di comunicazione e di informazione. Nasce così l’idea di organizzare un flash mob teatrale ‘al sapore di frutta’ in luogo iconico di Bologna, dove si acquista di frutta e verdura. Con questo evento al Mercato delle Erbe abbiamo parlato di frutta e verdura ai presenti, facendo vivere a ognuno una shopping experience da ricordare. Crediamo infatti che l’incremento dei consumi di ortofrutta possa passare anche da iniziative di questo tipo, mettendo al centro la bontà dei prodotti dell’eccellenza italiana, comunicando le loro peculiarità e occupandosi anche di come e dove vengono venduti, al fine di suscitare un’emozione nel consumatore”.

Per saperne di più su Consorzio Bestack

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Pubblicato in GU il Decreto per creazione e consolidamento dei distretti del cibo

Con il DECRETO 22 luglio 2019 del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, forestali e del Turismo, pubblicato in GU il 23.09.2019, sono stati definiti i criteri, le modalità e le procedure per l’attuazione degli interventi per la creazione e il consolidamento dei distretti dei cibo.

La creazione e consolidamento dei “distretti del cibo” viene attuata attraverso i  Contratti di distretto e Contratto di distretto Xylella.

Il Contratto di distretto ha lo scopo di promuovere lo sviluppo territoriale, la coesione e l’inclusione sociale, favorire l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l’impatto ambientale delle produzioni, ridurre lo spreco alimentare e salvaguardare il territorio e il paesaggio rurale attraverso le attività agricole a agroalimentari. Il Contratto di distretto deve quindi anche favorire processi di riorganizzazione delle relazioni tra i differenti soggetti delle filiere operanti nel territorio del distretto del cibo, al fine di promuovere la collaborazione e l’integrazione fra i soggetti delle filiere, stimolare la creazione di migliori relazioni di mercato e garantire prioritariamente ricadute positive sulla produzione agricola.

Il Contratto di distretto Xylella, oltre quanto previsto per i Contratti del Cibo, ha lo scopo di realizzare un programma di rigenerazione dell’agricoltura nei territori colpiti dal batterio Xylella fastidiosa, anche attraverso il recupero di colture storiche di qualità.

Il Contratto di distretto si fonda su un Accordo di distretto sottoscritto tra i diversi soggetti operanti nel territorio, che individua il soggetto proponente, gli obiettivi, le azioni, incluso il programma, i tempi di realizzazione, i risultati e gli obblighi reciproci.

Al Contratto di distretto possono partecipare sia soggetti beneficiari, impegnati direttamente nella realizzazione di specifici progetti, sia soggetti coinvolti indirettamente che contribuiscono al conseguimento degli obiettivi di integrazione di filiera. In ogni caso, il Contratto di distretto è sottoscritto dai soli soggetti facenti parte dell’Accordo di distretto che sono beneficiari delle agevolazioni in quanto direttamente coinvolti nella realizzazione del Programma.

Sono soggetti beneficiari delle agevolazioni del Contratto di distretto le seguenti categorie di imprese:

a) le imprese come definite dalla normativa vigente, anche in forma consortile, le società cooperative e loro consorzi, nonché le imprese organizzate in reti di imprese, che operano nel settore agricolo e agroalimentare;

b) le organizzazioni di produttori agricoli e le associazioni di organizzazioni di produttori agricoli riconosciute ai sensi della normativa vigente;

c) le società costituite tra soggetti che esercitano l’attività agricola e le imprese commerciali e/o industriali e/o addette alla distribuzione, purché almeno il 51 per cento del capitale sociale sia posseduto da imprenditori agricoli, cooperative agricole e loro consorzi o da organizzazioni di produttori riconosciute ai sensi della normativa vigente. Il capitale delle predette società può essere posseduto, in misura non superiore al 10%, anche da grandi imprese, agricole o commerciali;

d) i distretti di cui al comma 1 del Decreto 22 luglio 2019,  laddove costituiti in forma societaria.

Il Programma deve essere articolato in diverse tipologie di interventi ammissibili in relazione all’attività svolta dai soggetti beneficiari e dimostrare l’integrazione fra i differenti soggetti in termini di miglioramento del grado di relazione organizzativa, commerciale e in termini di distribuzione del reddito e di vantaggio distrettuale.

Gli interventi ammissibili alle agevolazioni comprendono le seguenti tipologie:

a. investimenti in attivi materiali e attivi immateriali nelle aziende agricole connessi alla produzione agricola primaria;

b. investimenti per la trasformazione di prodotti agricoli e per la commercializzazione di prodotti agricoli e alimentari;

c. investimenti concernenti la trasformazione di prodotti agricoli in prodotti non agricoli, nei limiti individuati nei provvedimenti;

d. costi per la partecipazione dei produttori di prodotti agricoli ai regimi di qualita’ e misure promozionali a favore dei prodotti agricoli;

e. investimenti per la promozione dell’immagine e delle attivita’ del distretto;

f. progetti di ricerca e sviluppo nel settore agricolo e agroalimentare.

criteri definiti dal decreto pongono le basi per la futura pubblicazione dei bandi a sostegno dei Distretti del cibo. Gli interventi agevolativi saranno infatti attuati con successivi provvedimenti che individueranno, oltre a quanto previsto nel decreto, le condizioni di ammissibilità dei progetti, i requisiti di accesso dei beneficiari, le spese ammissibili, la forma e l’intensità delle agevolazioni, nonché i termini e le modalità per la presentazione delle domande.

 


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Ad Amendolara (CS), la prima edizione della festa della mandorla

Domenica 29 settembre ad Amendolara,  l’Amministrazione Comunale ha organizzato la prima edizione della festa della mandorla di Amendolara.

Già in mattinata il Sindaco, Avv. Ciminelli, in una partecipata manifestazione pubblica ha fatto il punto della situazione sul processo di valorizzazione della mandorla. In particolare si è sottolineato che già nel corso dell’anno, grazie al prezioso contributo scientifico del CRSFA di Locorotondo Basile Caramia e dell’ARSAC,  è stata ottenuta   la prestigiosa iscrizione della mandorla di Amendolara  al Registro Nazionale delle varietà di piante da frutto di varietà storiche e autoctone calabresi .

Nel pomeriggio ed in serata nella piazza principale del Paese sono stati predisposti stand di degustazione di prodotti trasformati a base di  mandorla di Amendolara che sono stati molto apprezzati dai visitatori.

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In 20 anni il frutteto in Italia ha perso un quarto delle superfici

Il cambiamento climatico e l’omologazione dei consumi stanno colpendo anche i frutteti. E questo è un problema per diverse ragioni. Per la nostra dieta, per quella degli altri animali, ma anche per la lotta al climate change. Meno piante significa meno lavoro e meno contrasto all’inquinamento. A sostenerlo è l’ultimo report della Coldiretti, diffuso al Villaggio contadino di Bologna con l’Arca di Noè della fattoria italiana. A presenziare all’evento, nel giorno del terzo Friday for Future, flora, fauna, cibi a rischio di estinzione e agricoltori, giovani e studenti.

Il Secolo scorso e il confronto con oggi

Nel corso degli ultimi 100 anni sono scomparse dalla nostra tavola tre varietà di frutta su quattro. La perdita di biodiversità riguarda l’intero sistema agricolo e di allevamento: il rischio di estinzione si estende dalle piante coltivate agli animali allevati.

Se nel XX secolo potevamo contare sulla presenza di 8.000 varietà di fruttaoggi il numero è sceso a poco meno di 2.000. Di queste, 1.500 sono considerate a rischio “estinzione” anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale, che privilegiano le grandi quantità e la spersonalizzazione dell’offerta.

L’omologazione e la standardizzazione delle produzioni a livello internazionale concorrono a mettere in pericolo gli antichi semi della tradizione italiana, sapientemente custoditi da generazioni di agricoltori. E questo è un pericolo sia per i produttori che per i consumatori. A rischio c’è il patrimonio alimentare, culturale e ambientale del Made in Italy. Sovranità alimentare e biodiversità sono ora sotto attacco.

Tuttavia, negli ultimi anni l’agricoltura italiana ha invertito la rotta, diventando la più green d’Europa. L’Italia, evidenziano i dati di Coldiretti, è l’unico Paese al mondo che può vantare 5.155 prodotti alimentari tradizionali censiti, 297 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg. È anche leader europeo con quasi 60 mila aziende agricole biologiche, forte della scelta di vietare le coltivazioni Ogm e la carne agli ormoni, a tutela della biodiversità e della sicurezza alimentare.

L’Italia conta 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei vicini francesi e 533 varietà di olive autoctone contro le 70 spagnole.

Quanto offre oggi il “frutteto” italiano

Nell’arco di un ventennio, il “frutteto italiano” ha visto un crollo netto del 23%. A risentirne di più sono state le pesche, con la superficie coltivata a loro disposizione ridotta del 38%. Seguono uva da tavola (-35%), pere (-34 %), limoni (-27%), arance (-23%), mele (-17%), clementine e mandarini (-3%). Un grave danno non solo economico ed occupazionale ma anche ambientale.

“Con l’estinzione dei frutteti viene a mancare il prezioso ruolo di contrasto dell’inquinamento e del cambiamento climatico svolto proprio dalle piante, capaci di ripulire l’aria da migliaia di chili di anidride carbonica e sostanze inquinanti come le polveri pm10”, sottolinea il report Coldiretti.

Frutta salva-ambiente

La superficie italiana destinata a colture legnose (come frutteti e vigneti) è di circa 2.5 milioni di ettari: il 25% della superficie boschiva totale. Il ruolo della frutticoltura nella tutela dell’ambiente deriva dalla sua capacità di catturare CO2: un’azione che potrebbe ulteriormente essere potenziata.

Un ettaro di frutteto in produzione è in grado di catturare 20mila kg di anidride carbonica all’anno, contrastando le polveri sottili PM10 e abbassando la temperatura dell’ambiente circostante durante le estati più calde e afose. Non a caso, rilevano i dati Ispra, la differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi.

Se le emissioni inquinanti non verranno ridotte entro la fine del secolo, la produzione di grano potrebbe calare del 20%, del 40% quella della soia e del 50% quella del mais. “Ma i cambiamenti climatici” continua Coldiretti “hanno un impatto negativo anche sullo stesso valore dei terreni che potrebbero subire una perdita tra il 34 e il 60% nei prossimi decenni rispetto alle quotazioni attuali. E questo proprio a causa dell’innalzamento delle temperature che minaccia anche i redditi agricoli, rischiando di far aumentare la domanda di acqua per l’irrigazione dal 4 al 18%”.

“Un conto salato per un’agricoltura che ha già perso negli ultimi dieci anni ben 14 miliardi di euro tra danni alla produzione agricola nazionale e alle strutture e alle infrastrutture a causa delle anomalie del clima”. L’attuale tendenza alla tropicalizzazione è un nemico, per le coltivazioni, sempre più difficile da affrontare. Sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, il rapido passaggio dal sole al maltempo, ma anche sbalzi termici significativi compromettono i raccolti.

Allora come aiutare il mondo ortofrutticolo? Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini non ha dubbi. “Mettere più frutta italiana nelle bibite per far tornare conveniente piantare alberi nel nostro Paese sarebbe la vera svolta green che aiuta l’ambiente, la salute e l’economia e l’occupazione Made in Italy”.

“Oggi si continua a tollerare la presenza nelle bevande analcoliche di appena il 12% di frutta senza neanche l’obbligo di indicarne la provenienza, con un inganno per i consumatori ed un danno per i produttori. Occorre dire basta alle aranciate senza arance ed impegnarsi concretamente – conclude Prandini – nell’educazione alimentare a partire dalle scuole”.

L’azione di recupero della biodiversità è da attribuire ai nuovi sbocchi commerciali aperti dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica, attivi in tutte le Regioni. Si tratta di opportunità che offrono, ad allevatori e coltivatori, varietà e razze a rischio di estinzione. Una parte di biodiversità che altrimenti non sarebbe mai sopravvissuta alle  attuali dinamiche di produzione e distribuzione.

“La difesa dell’ambiente – sottolinea la Coldiretti – è il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy. Investire sulla distintività è una condizione necessaria per le imprese agricole. Questo perché permette di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo”.

 

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In arrivo il nuovo standard ISO per i prodotti vegetariano e vegano

L’organizzazione internazionale per gli standard (ISO), con sede in Svizzera, sta lavorando ad una nuova certificazione per gli alimenti vegetariani e vegani che armonizzerà tutti gli standard normativi internazionali. Si chiamerà ISO 23662.

Si tratta di una risposta di disciplina, su base volontaria, che risponde ad una esigenza sentita da 30 milioni di cittadini europei i quali, secondo il rapporto Eurispes 2019, lamentano la difficoltà di individuare e acquistare alimenti adeguati alla loro dieta, esigendo di poter leggere con maggior chiarezza nelle etichette la tipologia di prodotto che acquistano.

Anche per questo, a novembre 2018 è partita la prima raccolta firme all’interno dell’Unione, che scadrà dopo un anno, ossia tra due mesi, con l’obiettivo di avviare all’interno della Commissione europea, la discussione dell’etichettatura per alimenti espressamente indicati come ‘non vegetariani’, ‘vegetariani’ e ‘vegani’.

Le tendenze alimentari Veg sono in continua crescita ma da un punto di normativo non hanno ancora una definizione e un significato univocamente riconosciuti. È stato questo gap a spingere l’iniziativa di ISO che sta lavorando già da nove mesi per individuare degli standard internazionali comuni. Il progetto di regolamentazione è partito, infatti, a gennaio di quest’anno e riguarderà esclusivamente la materia prima (il prodotto venduto) e non anche gli imballaggi.

Una certificazione del genere rappresenta un’opportunità per le aziende che vogliono inserirsi in questo trend di consumo in grande crescita che si basa su una maggiore attenzione agli aspetti etici dell’agricoltura, a quelli salutistici e al rispetto dell’ambiente e che interessa (tra vegani e vegetariani), il 7,3% della popolazione italiana, con una maggiore incidenza in Sicilia e Sardegna dove si registrano picchi superiori al 10%.

In Italia manca una normativa specifica che definisca i requisiti di questo specifico settore alimentare anche se nel 2018 erano state presentate due proposte di legge. Nell’attuale incertezza normativa sono nati molti marchi per prodotti vegetariani o per certificazioni per prodotti vegetariani creando molta confusione fra i consumatori e che peraltro hanno due significati profondamente diversi.

Il marchio ‘prodotto vegetariano’ è un’autocertificazione che le aziende ottengono riconoscendo una royalty al titolare del marchio il quale concede i diritti di utilizzo e può effettuare dei controlli periodici sull’azienda. È un processo che risponde unicamente alla normativa UNI EN ISO 14021 cioè lo standard internazionale relativo alla certificazione ambientale di prodotto e indica che l’azienda produttrice è responsabile di quanto dichiarato sui propri prodotti.

La certificazione ‘prodotto vegetariano’ prevede invece il rispetto di un disciplinare molto più rigido e viene rilasciata a fronte di controlli approfonditi e ripetuti da parte di un ente certificatore esterno riconosciuto che ha la responsabilità di garantire il rispetto dei requisiti del disciplinare.

In Italia la certificazione più diffusa nell’ambito vegetariano è Qualità Vegetariana (V label, anche conosciuta come ‘Germoglio’) promossa dall’AVI, l’Associazione vegetariana italiana, che ha sviluppato un disciplinare di produzione sia per prodotti vegetariani che vegani. In questo caso la certificazione viene rilasciata dopo il superamento di un’ispezione (audit) da parte di un ente terzo riconosciuto. Queste certificazioni sono diffuse in tutt’Europa grazie alle ollaborazioni fra l’Avi e le altre associazioni Ue di vegetariani riunite nell’Evu ossia la European Vegetarian Union.