Sezione Innovazione e Ecoinnovazione

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L’Atlante dell’Innovazione tecnologica e il Servizio Industria ed Associazioni imprenditoriali

Se siete un’impresa e volete conoscere tecnologie,   processi e   servizi frutto della ricerca ENEA che possono esservi utili,  potete consultare  l’Atlante dell’innovazione tecnologica, una banca dati con oltre 500 schede, selezionabili per cluster nazionale, codice Ateco o testo libero. Le  schede coprono oltre una ventina di settori, dalla fusione nucleare alla sicurezza, dall’agroalimentare, alle fonti rinnovabili all’efficienza energetica, dalle biomasse alla sensoristica,   dai materiali rari ai beni culturali, dall’inquinamento alla simbiosi industriale e  riportano il  Technology Readiness Level (TRL), ovvero il livello di maturità tecnologica, così come definito dalla Commissione Europea per Horizon 2020.

Info e contatti: eneaperlinnovazione@enea.it

E’ inoltre disponibile il Servizio Industria ed Associazioni imprenditoriali, vero e proprio ‘sportello istituito con l’obiettivo di facilitare l’accesso e il trasferimento dei risultati dei progetti e delle attività ENEA al mondo produttivo con particolare riferimento alle PMI e alle loro associazioni. Nello specifico, il Servizio:

  • promuove e facilita l’incontro tra domanda e offerta di innovazione anche attraverso la partecipazione a reti nazionali e internazionali e l’organizzazione di road show sul territorio;
  • propone accordi per l’utilizzo di brevetti ENEA e per la condivisione di conoscenze scientifiche, la costituzione di laboratori, la realizzazione di progetti di innovazione tecnologica;
  • protegge la conoscenza e l’innovazione prodotta da ENEA mediante gli istituti tecnico-legali della proprietà intellettuale e svolge attività di ricerca di potenziali partner industriali interessati alla valorizzazione dell’invenzione (licensing), curandol’eventuale trasferimento del diritto di utilizzo. Info e contatti: brevetti@enea.it
  • fornisce supporto e assistenza tecnico-amministrativa alla creazione di imprese ad alto contenuto tecnologico come gli spin-off. Info e contatti: spinoff@enea.it
  • cura i rapporti con l’industria e le associazioni per promuovere progetti di ricerca congiunti che possano anche usufruire del credito d’imposta del 50%.

Info e contatti: trasferimentotecnologico@enea.it.

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Wefrood: è on line il Trip Advisor dell’ortofrutta

Nasce il Trip Advisor dell’ortofrutta, si chiama Wefrood (che sta per We first good) e sarà testato nei prossimi tre mesi, dal 15 marzo al 15 giugno, in cinque province (Bologna, Modena,  Reggio Emilia, Mantova e Trento) che contano una popolazione totale di oltre tre milioni di abitanti, più di 4.000 aziende produttrici di ortofrutta, 700 distributori del dettaglio specializzato, una DO ben radicata sul territorio.

Proprio come la piattaforma in cui si trovano le opportunità offerte dagli alberghi insieme ai voti di chi li ha utilizzati, Wefrood, prima nell’ambito territoriale della fase test, poi a livello nazionale, offrirà sin da oggi alle aziende della produzione e della distribuzione l’opportunità di esserci, inserendo il proprio profilo aggiornabile nella piattaforma e caricando le loro offerte, e al consumatore, attraverso la stessa applicazione, di votare prodotti e negozi, costituendo progressivamente una grande – ed inedita per l’ortofrutta – fonte di informazione aperta a tutti su dove trovare il prodotto desiderato alle migliori condizioni di qualità e prezzo.

L’iniziativa è di C2B4Food srl, start up innovativa con sede legale in Emilia e sede operativa a Suzzara (Mantova), specializzata nello sviluppo di piattaforme e servizi innovativi a supporto del consumatore e delle imprese del settore agricolo. L’ha fondata nel 2016 Paolo Beltrami, laureato in agraria, alle spalle un’esperienza internazionale molto significativa nell’ambito degli investimenti privati e pubblici nei settori agricolo e ambientale.

“Abbiamo sviluppato – spiega Beltrami – una soluzione accessibile gratuitamente a tutti, consumatori e imprese, che premia qualità e trasparenza per incrementare i consumi e dare alla fine valore aggiunto ad un settore straordinario come quello ortofrutticolo che fino ad oggi ha espresso a fatica, al consumatore, la propria identità e la propria ricchezza varietale e nutrizionale”.

“Da un lato – precisa il promotore di Wefrood – il consumatore può, attraverso l’APP gratuita, individuare l’offerta che lo circonda, scorrere i giudizi espressi da altri consumatori e recensire a propria volta i propri acquisti. Inoltre, con un sistema di notifiche personalizzate  può essere avvisato sul proprio smartphone dei prodotti in dispensa che stanno scadendo o scambiare referenze ed informazioni con amici e conoscenti sugli argomenti che più gli interessano. D’altra parte le imprese, anche le più piccole, dal sito internet accessibile anche dal loro cellulare, possono raggiungere la APP per promuovere in modo semplice la propria offerta avendo la possibilità di analizzare lo stato di gradimento dei consumatori. Creiamo così un rapporto nuovo nel mercato: semplice, senza filtri e intermediazioni, che alla fine promuoverà i consumi secondo il principio che maggiore è la soddisfazione dei clienti maggiori saranno i consumi.”

Nella prima fase il target di Wefrood è la produzione di prossimità e il rivenditore specializzato, con un progressivo coinvolgimento del più ampio numero possibile di attori della produzione e della distribuzione. C2B4Food prevede di poter fornire i primi riscontri sull’iniziativa e ulteriori informazioni in tempi brevi e di presentare pubblicamente Wefrood il prossimo maggio.

Per le informazioni sul progetto è possibile visitare il sito www.wefrood.com, seguire la piattaforma delle pagine social accessibili dal sito e contattare il team di supporto attraverso l’area contatti.

Il CREA svela i segreti dell’essiccazione degli alimenti

GUARDA IL VIDEO dal minuto 01:30 al  minuto 09:33 https://www.raiplay.it/video/2019/02/Tutta-Salute-4e8cba4b-8048-44e5-b8f3-806521adad22.html

 

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La luce blu aumenta il contenuto di antocianine nelle ciliege

LA LUCE BLU AUMENTA IL CONTENUTO DI ANTOCIANINE NELLE CILIEGIE

Uno studio dell’Università di Ljubljana (Slovenia) ha dimostrato come la lunghezza d’onda della luce possa influenzare la qualità delle ciliegie durante la conservazione refrigerata. L’irraggiamento con luce blu ha aumentato il contenuto di antocianine nelle ciliegie, mentre la luce blu e bianco-blu-verde hanno aumentato l’attività della fenilalanina ammoniaca liasi (PAL); i ricercatori hanno infatti trovato un’alta correlazione tra PAL e antocianine.
Le ciliegie sono state immagazzinate ed esposte per 10 giorni alla luce UV-B e blu, e alla combinazione di luce bianca, blu e verde.
L’irraggiamento con luce blu ha aumentato significativamente il contenuto di cianidina 3-O-glucoside e cianidina 3-O-rutinoside e ha influenzato in modo significativo i parametri cromatici dei frutti. La luce combinata bianco-blu-verde ha prodotto effetti simili a quella blu ma meno pronunciati, mentre la luce UV-B ha prodotto effetti simili al controllo (al buio).

L’irraggiamento non ha avuto invece effetti significativi sull’acido ascorbico e sul profilo fenolico. Sono state trovate correlazioni altamente significative tra gli antociani e la tecnologia PAL da un lato e con il colore del frutto dall’altro”.
da: Freshplaza.it, 6/3/2019

Disponibili i primi report regionali sui fabbisogni di innovazione nelle imprese agricole

L’analisi effettuata dal CREA PB, utilizzando i dati della Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA), parte dall’esigenza di comprendere quali possono essere le innovazioni aziendali in grado di contribuire al perseguimento degli obiettivi generali delle politiche per lo sviluppo rurale: la competitività economica, la sostenibilità ambientale e l’equità sociale.

Il percorso propone una metodologia basata sul confronto di indicatori tra gruppi omogenei di aziende (si confrontano le aziende di una Regione con quelle della Circoscrizione geografica di appartenenza) e delimita i possibili contesti di intervento della politica regionale sulla base delle criticità che le aziende evidenziano in termini strutturali, sociali ed economici; svantaggi che possono essere attenuati o superati con l’introduzione di una specifica innovazione. Le aziende vengono raggruppate per comparto produttivo e dimensione economica.

Accedi ai report già disponibili, delle seguenti Regioni: Piemonte, Marche, Campania, Sardegna e una nota metodologica che descrive nel dettaglio il percorso di analisi utilizzato.

Report regionali 

 

 

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Fondo Nazionale Innovazione: di cosa si tratta?

Il Fondo Nazionale Innovazione (FNI), ha una dotazione finanziaria di partenza, prevista nella Legge di Bilancio 2019, di circa 1 miliardo di euro e verrà gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, attraverso una cabina di regia che ha l’obiettivo di riunire e moltiplicare risorse pubbliche e private dedicate al tema strategico dell’innovazione.

Lo strumento operativo di intervento del Fondo Nazionale è il Venture Capital, e cioè investimenti diretti e indiretti in minoranze qualificate nel capitale di imprese innovative con Fondi generalisti, verticali o Fondi di Fondi, a supporto di startup, scaleup e PMI innovative. Per difendere l’interesse nazionale contrastando la costante cessione e dispersione di talenti, proprietà intellettuale e altri asset strategici che nella migliore delle ipotesi vengono “svendute” all’estero con una perdita secca per il sistema Paese.

Il Fondo Nazionale Innovazione è un soggetto (SGR) multifondo che opera esclusivamente attraverso metodologie di cd Venture Capital. Si tratta dello strumento finanziario elettivo per investimenti diretti o indiretti allo scopo di acquisire minoranze qualificate del capitale di startup, scaleup e PMI innovative. Gli investimenti sono effettuati dai singoli Fondi del FNI in modo selettivo, in conformità con le migliori pratiche del settore, in funzione della capacità di generare impatto e valore sia per l’investimento sia per l’economia nazionale. La selettività, flessibilità e rapidità degli investimenti sono gli elementi che consentono al VC la natura di strumento chiave di mercato per lo sviluppo dell’innovazione. Oltre che il modo migliore per allineare gli interessi di investitori e imprenditori verso il comune obiettivo della crescita economica.

Per saperne di più: Presentazione Fondo Nazionale Innovazione

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Boom dell’Agricoltura 4.0: 400 milioni nel 2018, +270%

Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 nel 2018 vale fra 370 e 430 milioni di euro, il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo; oltre 300 soluzioni già sul mercato, impiegate dal 55% delle aziende agricole intervistate. L’età e il titolo di studio non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0

Il digitale innova anche tracciabilità e qualità alimentare: 133 soluzioni già disponibili, il 38% delle aziende ha migliorato l’efficacia del processo, il 32% l’efficienza

Sono 500 le startup nel mondo, per 2,9 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti solo negli ultimi 2 anni, attive soprattutto in ambito eCommerce (65%) e Agricoltura 4.0 (24%). L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di startup ma con il finanziamento medio più basso

Brescia, 12 febbraio 2019 – L’innovazione digitale entra nella filiera agrifood con soluzioni che aumentano la competitività dell’intero settore e migliorano qualità e tracciabilità del Made in Italy alimentare. Sono già 133 le soluzioni tecnologiche per la tracciabilità presenti sul mercato italiano e il 44% delle imprese che le hanno adottate ha migliorato efficienza ed efficacia, riducendo tempi e costi. Ma è l’Agricoltura 4.0 – l’utilizzo di diverse tecnologie interconnesse per migliorare resa e sostenibilità delle coltivazioni, qualità produttiva e di trasformazione, nonché condizioni di lavoro – l’ambito di maggior fermento, con oltre 300 soluzioni 4.0 già disponibili, orientate soprattutto all’agricoltura di precisione e in misura minore all’agricoltura interconnessa (il cosiddetto internet of farming), impiegate dal 55% di 766 imprese agricole intervistate nella ricerca, con l’età e il titolo di studio che non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0. La crescente offerta tecnologica spinge un mercato in rapida espansione, che nel 2018 raggiunge un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270% in un solo anno), pari a circa il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo, generato da oltre 110 aziende fornitrici fra player affermati e startup.

In questo contesto favorevole, anche le startup che propongono soluzioni digitali al settore agricolo e agroalimentare proseguono nella loro spinta innovativa: sono 500 le startup nel mondo, per un totale di 2,9 miliardi di dollari di investimenti raccolti, attive soprattutto in ambito eCommerce (65%) e Agricoltura 4.0 (24%). L’Italia si colloca davanti a tutti gli altri paesi Europei per numerosità, ma con appena 25,3 milioni di euro di finanziamenti (pari all’1% del finanziamento complessivo) appare ancora marginale per capacità di raccogliere capitali

La Ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milanoe del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia, presentata questa mattina al convegno “Il digitale scende in campo, ma la partita è di filiera!” presso l’Università degli Studi di Brescia. “L’innovazione digitale è una leva strategica per il settore agroalimentare italiano, in grado di garantire maggiore competitività a tutta la filiera, dalla produzione in campo alla distribuzione alimentare, passando per la trasformazione – dice Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood -. Il successo delle imprese agricole passa sempre di più dalla capacità di raccogliere e valorizzare la grande mole di dati che si genereranno, soprattutto per ottenere il controllo dei costi e l’aumento della qualità della produzione. Va evidenziato comunque che tra gli attori del settore emerge ancora poca chiarezza su come sfruttare queste opportunità; un segnale che serve investire nella creazione di sane competenze, al di là delle mode”.

“Anche nel settore agroalimentare cominciano a emergere chiaramente le opportunità generate da una valorizzazione strategica dei dati – rileva Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart Agrifood -. Il 71% delle soluzioni di Agricoltura 4.0 oggi è in grado di supportare le decisioni facendo leva sui dati anche con sistemi di analytics avanzati e quasi metà degli agricoltori intervistati, il 45%, è cosciente della rilevanza dei dati, ma non gli è ancora chiaro come valorizzarli. Una corretta gestione dei dati in digitale, inoltre, è cruciale per la tracciabilità, su cui siamo ancora agli inizi, mentre è già un chiaro fattore di sviluppo per le startup, che li sfruttano nell’85% dei casi analizzati”.

Agricoltura 4.0: mercato e soluzioni

 

Il mercato globale dell’Agricoltura 4.0 vale 7 miliardi di dollari (il doppio rispetto allo scorso anno), di cui il 30% generato in Europa. La crescita è ancora più rapida in Italia, dove il mercato ha un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270%), che per circa l’80% è generato da offerte innovative di attori già affermati nel settore (ad esempio i fornitori di macchine e attrezzature agricole) e per circa il 20% da soluzioni di attori emergenti (soprattutto startup), che propongono sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica.

L’Osservatorio ha mappato 110 imprese del comparto (74% brand affermati e 26% startup) che offrono oltre 300 soluzioni tecnologiche di Agricoltura 4.0, con ruoli e posizionamento molto diversi lungo la filiera. Il 49% delle aziende sono fornitrici di soluzioni avanzate come Internet of Things(IoT), robotica e droni, il 22% di soluzioni di data analysis, il 16% di macchine e attrezzature per il campo, il 7% produce componentistica e strumenti elettronici, mentre nel 3% dei casi sono realtà produttive in ambito agricolo. Le soluzioni più frequenti sono i sistemi utilizzabili trasversalmente in più settori agricoli (53%), seguite da quelle rivolte al comparto cerealicolo (24%), ortofrutticolo (24%) e vitivinicolo (16%). Cresce, anche se molto lentamente, l’attenzione per l’internet of farming, abilitato dal 14% delle soluzioni offerte: quasi l’80% delle soluzioni è applicabile in fase di coltivazione, il 13% supporta la fase di pianificazione, il 4% il monitoraggio degli stock e il 3% la logistica aziendale.

Da un’indagine condotta dall’Osservatorio su 1.467 aziende agricole emerge come le imprese italiane siano sempre più consapevoli delle opportunità offerte dal paradigma 4.0 (85% delle 766 rispondenti) e utilizzino sempre più frequentemente soluzioni orientate all’Agricoltura 4.0 (55%). Il controllo dei costi di produzione e l’aumento della produzione sono le esigenze più urgenti per le imprese, mentre i fabbisogni legati all’acquisizione, elaborazione e interpretazione dei dati sono considerati importanti ma non ancora prioritari. Il 55% delle aziende dichiara di utilizzare macchinari o tecnologie avanzate per la pianificazione delle colture, la semina, la coltivazione, il raccolto, e fra questi il 45% lo fa da più di cinque anni. Il 30% degli imprenditori ha meno di 40 anni e un terzo è laureato, ma l’età e il titolo di studio non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0, al contrario, invece, della dimensione dei terreni e dei settori di riferimento. Sotto i 10 ettari solo il 25% delle aziende adotta soluzioni 4.0, contro il 65% di quelle sopra i 100 ettari.

Il digitale al servizio della tracciabilità alimentare

Le tecnologie digitali hanno un grande impatto sull’efficienza e l’efficacia dei processi di tracciabilità alimentare. Il 30% delle imprese che adottano soluzioni digitali di tracciabilità rileva una riduzione degli errori di inserimento dei dati e del rischio di manomissione, il 27% nota una diminuzione dei costi richiesti all’attivazione delle procedure di rintracciabilità e il 21% un risparmio di tempo per la raccolta dei dati. Anche i processi e le relazioni nella supply chain beneficiano di queste soluzioni, soprattutto per quanto riguarda i costi di gestione delle scorte (15%), la riduzione degli sprechi alimentari (14%) e il consolidamento dei rapporti di filiera (13%). Il 13% delle aziende ha anche riscontrato un aumento delle vendite, mentre il 14% evidenzia la necessità di puntare su soluzioni per migliorare i processi di certificazione.

Le 133 soluzioni tecnologiche per la tracciabilità alimentare disponibili sul mercato italiano intervengono nei processi di identificazione univoca, acquisizione del dato, registrazione, analisi, integrazione e trasmissione. Il 59% di queste soluzioni sono ancora “tradizionali” (trasformano il dato in digitale richiedendo un importante contributo umano) e le più diffuse sono piattaforme software per registrazione, integrazione ed elaborazione del dato (62%), seguite da soluzioni che combinano strumenti hardware e software (30%) e da strumenti hardware come sensori IoT e lettori codici a barre (8%). Fra quelle più avanzate (42%), invece, le più utilizzate sono RFID (Radio-Frequency Identification, 20%), Cloud (19%), i Big Data Analytics (14%) e i sensori IoT  (10%).

La Blockchain nell’agroalimentare

Cresce l’interesse per l’applicazione delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger nella filiera alimentare: sono 42 i progetti internazionali e italiani mappati dal 2016 al 2018, più che raddoppiati nell’ultimo anno. Si tratta di iniziative che, nel 24% dei casi, trovano applicazione in diversi ambiti, nel 21% sono dedicate alla filiera della carne, nel 17% all’ortofrutta e nel 10% al cerealicolo. Nel 50% dei casi è stato riscontrato un forte ruolo guida da parte degli attori della distribuzione e della trasformazione.

Le startup del mondo Smart Agrifood

Sono 500 le startup internazionali finanziate che offrono soluzioni digitali al settore agricolo e agroalimentare censite dall’Osservatorio, fondate a partire dal 2012, per un totale di 2,9 miliardi di dollari di investimenti raccolti. Gli Stati Uniti si confermano l’area con la maggior densità di startup (37%) e di finanziamenti alle nuove imprese (41%), seguiti dall’Europa (30% delle startup e 35% dei finanziamenti) e dall’Asia (20% delle startup e 20% degli investimenti). Dopo gli Stati Uniti, i singoli paesi più virtuosi per capacità di convogliare finanziamenti sulle nuove imprese sono Regno Unito (19%), Germania (12%), Cina (8%) e Israele (2%). L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di startup, ma incide soltanto per l’1% sul totale dei finanziamenti ricevuti dalle nuove imprese, con solo 25,3 milioni di euro.

Le startup internazionali si dividono tra fornitori di tecnologia (31%) e di servizi (16%), retailer (34%) e fornitori di servizi nel settore della ristorazione (19%). Oltre metà delle startup (55%) si rivolge a clienti privati, solo il 5% opera in un mercato di nicchia; l’8% vende i propri servizi sia ai consumatori sia alle aziende, offrendo servizi per la disintermediazione della filiera e vetrine per produttori o retailer, mentre il 37% propone servizi o prodotti tecnologici solo alle imprese, servendo in particolare le aziende agricole o zootecniche (68%) e le industrie di trasformazione (10%).

L’eCommerce è il principale ambito di interesse per le startup, con il 65% delle nuove imprese internazionali attive e un’incidenza sui finanziamenti pari all’84% del totale. La maggior parte delle startup eCommerce offre soluzioni B2c per l’acquisito di prodotti agroalimentari (eCommerce Food, 57%), con modelli di business innovativi che puntano a far incontrare produttori agricoli e consumatori finali. Seguono le startup Food Delivery, piattaforme che mettono a confronto le offerte e consentono di ordinare piatti (36%) e gli Aggregatori,piattaforme mirate a favorire lo scambio di informazioni, prodotti e attrezzature agricole (7%). Quasi un quarto delle startup, invece, opera nell’ambito Agricoltura 4.0 (24% delle startup e 11% dei finanziamenti complessivi), in cui emergono soprattutto le soluzioni digitali per il monitoraggio da remoto di terreni e coltivazioni (69%), seguite da servizi di analisi e integrazione dei dati per supportare gli agricoltori nel processo decisionale (27%) e da strumenti di mappatura di terreni e coltivazioni a partire dai dati sulla resa delle colture o da immagini ricavate da droni (24%). Più marginali le startup che offrono soluzioni per migliorare la qualità alimentare (8%) e la sostenibilità (4%) e quelle in ambito zootecnia di precisione (3%).

Tra le tecnologie più rilevanti per l’innovazione del settore agricolo emergono i dati: li usa il 94% delle startup operanti nell’Agricoltura 4.0 e il 56% impiega tecnologie IoT per raccogliere e trasmettere dati in tempo reale sulle condizioni ambientali e per monitorare le attività delle macchine. Seguono i droni (24%) e i robot per le attività in campo (3%). I dati sono preziosi anche per la qualità alimentare: ne fa uso il 78% delle startup operanti in questo ambito, mentre il 75% sfrutta l’IoT.

da: Ufficio stampa Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

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Un dispositivo laser portatile per controllare la qualità del cibo

Contro le frodi alimentari, l’ENEA ha progettato un dispositivo laser portatile per lo screening rapido e affidabile della qualità del cibo che finisce sulle nostre tavole. Il prototipo è destinato alle attività ispettive di organi di controllo come i NAS dei Carabinieri e per i controlli di qualità nell’industria alimentare. Attualmente non esistono in commercio strumenti con queste caratteristiche. I controlli antifrode vengono fatti in laboratorio con analisi costose, lunghe e complesse che richiedono personale specializzato.
Il nuovo strumento è basato sulla tecnologia della “spettroscopia laser fotoacustica”. Tecnicamente si ‘spara’ sul campione un fascio laser a infrarosso. Il campione a sua volta si riscalda, si espande e genera un’onda di pressione, una sorta di ‘eco’ che viene ascoltata come suono attraverso un microfono. In questo modo riusciamo ad analizzare qualsiasi sostanza, senza che le sue molecole vengano alterate, e ottenere immediatamente i risultati per capire se siamo di fronte a una frode alimentare.
Il dispositivo destinato all’industria alimentare è stato progettato per integrarsi nel processo industriale e monitorare tutta la catena produttiva; mentre il secondo strumento per i NAS, è maneggevole, di facile utilizzo e delle dimensioni di una valigetta. In quest’ultimo caso si tratta di mini laboratorio portatile, dove basterà inserire un piccolo campione di cibo per avere in pochi secondi uno screening rapido e preciso della presenza di eventuali contaminanti. Queste caratteristiche lo rendono adatto per controlli veloci e mirati in tutti i canali di distribuzione, dai mercati ai supermercati, dalle mense di scuole, ospedali e aziende fino ai piccoli negozi di alimentari.

Finora questa tecnologia è stata testata su alimenti di grande consumo come pesce, bibite e succhi di frutta, latte in polvere, olio d’oliva e vino. Nel caso del pesce, sia fresco che in scatola, il laser ha individuato la presenza di istamina, una molecola tossica che si forma quando il pescato è vecchio o conservato male. Dato che questa sostanza non viene distrutta durante la cottura, l’unico modo per tutelare la salute dei consumatori è di bloccare la merce prima che raggiunga la vendita. Nei succhi di frutta e nelle bibite analcoliche il sistema permette di identificare la presenza di cinque dolcificanti non dichiarati in etichetta come fruttosio, glucosio, maltosio, aspartame e saccarosio; nel latte in polvere è in grado di rilevare la contaminazione da melammina, una sostanza usata per produrre la plastica ma capace di simulare il contenuto di proteine, causando gravi danni renali nei neonati, mentre negli agrumi riesce a scovare infezioni da patogeno; nell’olio extravergine di oliva la presenza di oli vegetali a basso costo, oppure nel vino sostanze come metanolo, solfiti e glicole etilenico, quest’ultimo molto usato nei liquidi antigelo per automobili.

da: Teatro Naturale, 22/2/2019

Quale agricoltura del 2050 ?

Ne hanno discusso a Roma lo scorso 4 marzo, l’Accademia Nazionale dei Lincei con l’Accademia dei Georgofili e l’Accademia Nazionale di di Acrigoltura, Cnr, Crea, Aissa.

Le sfide da affrontare e le tecnologie per riuscirci, dal genome editing al digitale.

La sfida è ardua e la posta in gioco ancora di più, il climate change ormai non è più una profezia (solo per dirne una). E le variabili all’interno di questa partita sono moltissime: l’aumento della popolazione mondiale, che la Fao ha stimato raggiungerà più di 9 miliardi di persone tra una generazione (quasi 3 miliardi in più rispetto ad oggi);

  • la diminuzione della Sau, (in Italia il 5% del territorio è stato sottratto all’agricoltura in 60 anni, con una perdita di produzione di 900mln di euro nel periodo 2012-2017 –dati Ispra);
  • l’impatto ambientale della regolazione dei corsi d’acqua, il 70% dell’acqua è consumato in agricoltura (in Italia gli ettari irrigati corrispondono al 23% della SAU);
  • la perdita di biodiversità(75-80% causata dall’agricoltura);
  • l’utilizzo considerevole di mezzi tecnici,dai fitosanitari ai fertilizzanti azotati, necessari per produzioni economicamente sostenibili, ma con un costo ecologico secondo Ispra può essere rilevante, con possibile inquinamento delle falde e dell’aria, dominanza della flora infestante, perdita di biodiversità, emissione di gas serra. In Italia vengono impiegati 130.000 t di prodotti fitosanitari e 400 principi attivi (dati Ispra).

L’agricoltura oggi. E nel 2050?

Ma qual è la fotografia del settore primario oggi? Secondo i dati presentati nel corso del convegno, l’agricoltura coltivando 12-17 milioni di km² di territorio, utilizzando 1.700-2.300 km3 di acqua, distribuendo 104 Tg (milioni di tonnellate) di fertilizzanti azotati e 15-18 Tg di fertilizzanti fosfatici, produce derrate primarie per 7,7 mld di persone e rilascia nell’ambiente l’equivalente di 4,6-5,8 Tg di CO2.

E quella fra trent’anni? Nel 2050 la popolazione arriverà a 9,7 miliardi di persone, il reddito aumenterà del 30%, l’urbanizzazione aumenterà del 70%, le derrate alimentari +50-90%, la domanda di cibo crescerà del 50% (rispetto al 2013), le emissioni di CO+110%, utilizzazione del territorio +66-68%, acque +64-65%, azoto +50-52%, fosforo +51-55% (Dati Springmann et al., 2018 Nature e Ifad, Fao, Faosat e Undesa).

Lo scenario riportato dalla prima fotografia, e ancor più dalla seconda (sebbene siano delle stime), rimanda immediatamente a una necessità: dobbiamo investire su un sistema sostenibile ma ad elevata produttività (attraverso nuove pratiche colturali e varietà più efficienti e adattative), nel rispetto del territorio e delle sue risorse, ottimizzando la gestione delle acque e mitigando gli effetti del cambiamento climatico. Come? Minimizzando l’uso di mezzi e metodi dannosi per l’ambiente e gli esseri umani.

Innovazione, la risposta

Per ingaggiare questa sfida la scienza ha a disposizione mezzi potenti quali, i dati, la letteratura e la capacità di sviluppare innovazione. L’innovazione dei sistemi agroalimentari è, infatti, essenziale per nutrire il pianeta senza esaurirne le risorse.

Nel corso del convegno sono state analizzate le varie innovazioni applicabili al sistema agroalimentare, da quella tecnologica (agricoltura e irrigazione di precisione, blockchain, piattaforme di e-commerce, agricolture urbane, …), all’innovazione colturale (proteine alternative, agro-ecosistemi resilienti, …); fino alle nuove ricerche sugli agrofarmaci bio-inspired e sulle nuove tecniche di miglioramento genetico.

Più comunicazione e formazione

Il convegno che ha fatto luce su una panoramica vastissima dell’agricoltura mondiale e italiana, tra passato, presente e futuro, ha voluto sottolineare come la scienza rappresenti un’azione necessaria per un futuro meno incerto. Oltre all’innovazione, per riuscire in questo processo e progetto bisogna puntare su formazione e comunicazione. Michele Pisante, ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee all’Università degli Studi di Teramo e membro del Comitato scientifico di Terra e Vita, ha più volte sottolineato che i ricercatori devono migliorare il linguaggio informativo, anche attraverso l’utilizzo dei nuovi media, per indirizzare meglio i decisori politici e cittadini. «Il ruolo della scienza – ha concluso Pisante – è quello della condivisione dei saperi e soprattutto di renderli fruibili per una comunità più ampia che vada oltre la scienza. Mi auguro che questo incontro scientifico possa rafforzare il compito della conoscenza scientifica, perché, ad oggi, nonostante gli sforzi il nostro impatto è ancora molto limitato».

Il futuro delle risorse genetiche

Sulle nuove tecniche di genomica (cisgenesi e genome editing) è intervenuto Michele Morgante, professore di genetica all’Università di Udine, che nella sua relazione “Analisi e utilizzo delle risorse genetiche vegetali per il miglioramento genetico e l’adattamento al cambiamento climatico”, ha approfondito il tema della genetica applicata all’agricoltura con le nuove tecniche che accelerano, nei tempi naturali, i miglioramenti varietali, per rendere, le specie coltivate più resistenti ai patogeni e alle avversità atmosferiche.

Dalla presentazione di Michele Morgante

Morgante ha spiegato anche l’introgressione di varianti utili nelle piante tramite CRISPR/CAS (nucleasi diretta da Rna) consente modificazioni mirate identiche a quelle che avvengono spontaneamente. Come sottolinea Morgante, il presupposto fondamentale per il miglioramento genetico è la variabilità genetica, cioè la disponibilità di piante con caratteristiche diverse ma appartenenti alla stessa specie o specie molto simili e comunque sessualmente compatibili, tra cui individuare quelle con le caratteristiche desiderate.

«L’analisi genetica – afferma Morgante – permette di identificare i geni responsabili per caratteri di interesse. Si possono così mettere a punto metodi di modificazione genetica mirata a specifici geni e anche specifici nucleotidi. L’approccio delle moderne biotecnologie di precisione (Genome editing e Cisgenesi) è più veloce, più preciso e permette di conservare intatto il genotipo/varietà di partenza. Sarà il futuro».

Il Cnr Ibimet lancia un’iniziativa per limitare i danni del global warming. Un sistema web based, già applicato e funzionante per la sola Regione Toscana sin dal 2012 è stato ora esteso a tutta l’Italia.

La siccità che colpisce ormai ripetutamente molte aree dei Paesi di tutto il mondo provoca danni economici di valore altrettanto crescente che occorre alleviare con interventi specifici. Ma le azioni riparative sarebbero più efficaci e meno dispendiose se si riuscisse a prevedere l’arrivo di un periodo siccitoso in determinato territorio e di conseguenza valutare in anticipo i danni che tale fenomeno provocherà.

Tutto ciò sarà ora possibile dopo l’entrata in funzione dell’Osservatorio Siccità presentato venerdì 25 gennaio, a Roma, nell’Aula Marconi del Cnr in piazzale Aldo Moro. L’Osservatorio è stato realizzato da un team di ricercatori dell’Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibimet), in collaborazione con il Consorzio Lamma, nel quadro dell’iniziativa Climate Services di Ibimet.

L’osservatorio siccità

L’Osservatorio è un sistema web based, già applicato e funzionante per la sola Regione Toscana sin dal 2012 è stato ora esteso a tutta l’Italia. Esso fornisce un servizio operativo semi-automatico, dettagliato e tempestivo per il monitoraggio della siccità, che dopo le alluvioni, è il secondo disastro a colpire la popolazione e, rispetto agli altri eventi estremi di origine naturale, è un fenomeno complesso e strisciante, le cui intensità ed estensione spaziale sono estremamente variabili. Inoltre la siccità è un fenomeno caratterizzato da un inizio lento e spesso di difficile identificazione e da un’evoluzione duratura.

Lo scopo e le funzioni

Lo scopo principale è quello di ridurre il gap esistente fra il verificarsi di un evento siccitoso e le risposte degli utenti finali nel gestire le emergenze legate al protrarsi del fenomeno, fornendo informazioni e mappe in tempo quasi reale. In particolare lo scopo finale è quello di dare un supporto tecnico su base scientifica a diversi tipi di utenti. Fornire, quindi, informazioni tempestive e affidabili ai decisori, ai gestori e agli utenti delle risorse idriche significa potenziare tanto le attività di monitoraggio e previsione, quanto la pianificazione di misure di mitigazione e educazione della comunità

Il framework si compone di tre parti:

  1. il sistema di monitoraggio, basato su un set di indici di siccità legati a dati a terra di pioggia e a indici derivati da immagini satellitari,
  2. il sistema di previsione stagionale dei parametri meteorologici pioggia e temperatura e l’indice SPI-Standardized Precipitation Index a tre mesi,
  3. il sistema di diffusione delle elaborazioni ed analisi basato sull’uso spinto del web.

Un sistema open source

Un aspetto fondamentale che ha guidato lo sviluppo del progetto di ricerca è l’approccio Open Innovation, fondato sui concetti di Open DataOpen Source e Open Access, caratteristica distintiva dell’Osservatorio insieme all’espandibilità, flessibilità e interoperabilità con altri servizi, pensati per rispondere al meglio ai bisogni dei vari utenti.

Il servizio climatico sviluppato ad hoc a partire da un’infrastruttura di dati della ricerca di Istituto integra dati a terra e da satellite, utilizzando soluzioni Open Source e servizi standard interoperabili per i dati geografici, per produrre indici di vegetazione e di pioggia in grado di seguire l’occorrenza e l’evoluzione di un evento siccitoso.

da: TerraE’Vita