Sezione Innovazione e Ecoinnovazione

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Fosfiti: la ricerca del CREA per vino e ortofrutta bio

Al Biofach, la più importante fiera mondiale sul bio, i primi risultati del progetto Biofosf-Wine

I consumatori che scelgono il bio, si aspettano un prodotto sicuro e privo di residui. Per questo, sta crescendo sempre di più l’attenzione al tema dei fosfiti (sali dell’acido fosforico), residui talvolta inaspettatamente presenti nel vino e nell’ortofrutta biologici, pur essendo in realtà, ammessi solo in agricoltura convenzionale. Di questo si è discusso oggi, in occasione del Workshop internazionale del CREA, intitolato “Why phosphonic acid residues in organic wine? The Italian BIOFOSF-WINE project” (Perché residui dell’acido fosfonico nel vino biologico? Il progetto italiano BIOFOSF-WINE) nell’ambito del Biofach 2020 a Norimberga. Sono stati presentati due progetti specifici, coordinati dal CREA: il primo BIOFOSF, conclusosi nel 2018, il secondo, a cui tra l’altro è dedicato il workshop, focalizzato sul vino e ancora in corso.

I ricercatori del CREA hanno indagato prima di tutto le possibili cause di questa presenza indesiderata nei prodotti bio: dall’uso improprio di fosetyl e/o di fosfito di potassio/sodio per la difesa fitosanitaria, all’aggiunta non dichiarata di fosfiti o fosetyl-Al ai mezzi tecnici, alla naturale presenza di fosfiti nei concimi e negli ammendanti o, infine, alla loro produzione spontanea da parte delle colture arboree.

Nel progetto BIOFOSF, dedicato alle contaminazioni da fosfito delle colture orticole e frutticole, sono state realizzate prove sperimentali di campo su colture bio (patata, uva, rucola, pere, pomodoro e kiwi), applicando concimi organici, inorganici e prodotti per la protezione ammessi in biologico, valutandone la potenziale fonte nascosta di acido fosfonico. E’ stato, quindi, effettuato uno screening dei mezzi tecnici (fertilizzanti) ammessi in bio, per verificare l’assenza di acido fosfonico/etilfosfonico ed uno studio sulla degradazione dei prodotti a base di fosetyl.

È emerso che, nelle colture considerate, l’acido fosfonico non viene prodotto spontaneamente dalla pianta, ma si rileva esclusivamente in seguito ad applicazioni di fosetyl-derivati o sali di fosfito, che possono essere effettuate anche inconsapevolmente, tramite l’uso di mezzi tecnici ammessi in biologico, ma contaminati in fase produttiva o irregolari per aggiunte non dichiarate di fosfito o di fosetyl. Inoltre, a causa di diversi tempi di degradazione, è possibile riscontrare o entrambi gli acidi, etilfosfonico e fosfonico insieme, o, se trascorre più tempo, solo quest’ultimo, che degrada più lentamente. La rilevazione del solo acido fosfonico, pertanto, è di per sé sufficiente per indurre a verificare l’applicazione di sali di fosfito, non ammessi in biologico, e, quindi, di eventuali irregolarità.

La contaminazione da fosfonato – ha dichiarato Alessandra Trinchera, ricercatrice del CREA Agricoltura e Ambiente e coordinatrice di entrambi i progetti – è un problema molto sentito dai produttori biologici italiani, penalizzati per la contaminazione di alcuni loro prodotti, pur avendo seguito correttamente i disciplinari. BIOFOSF ha, di fatto, chiarito sia la dinamica di degradazione del fosetyl, un fitosanitario con ampi residui di acido fosfonico, sia la capacità delle specie frutticole di accumulare il fosfonato nelle loro parti legnose per rilasciarlo successivamente alle foglie ed ai frutti, impattando sui tempi di conversione degli arboreti in bio. Vista la presenza di fosfonato in prodotti a base di rame e di alghe, è, inoltre, necessario implementare adeguatamente il sistema di registrazione e di controllo qualità dei mezzi tecnici per la protezione e la fertilizzazione in biologico. I risultati presentati oggi al Biofach 2020 del progetto BIOFOSF-WINE hanno dimostrato come a volte i 3 anni di conversione in biologico non sono sufficienti a garantire la decontaminazione da fosfiti di un vigneto convenzionale. Nel vino, poi, giocano un ruolo determinante anche i coadiuvanti di fermentazione: abbiamo infatti verificato che il fosfato biammonico e alcuni lieviti possono contenere fosfito, elemento che sottolinea ulteriormente l’importanza di prevedere ulteriori restrizioni per i mezzi tecnici da utilizzare in biologico non solo in campo, ma anche in cantina”.

I due progetti di ricerca dedicati, ossia BIOFOSF “Strumenti per la risoluzione dell’emergenza fosfiti nei prodotti ortofrutticoli biologici” e BIOFOSF-WINE “Strumenti per la risoluzione dell’emergenza fosfiti in uve e vini biologici”, finanziati dal Mipaaf e coordinati dal Crea, con il suo centro Agricoltura e Ambiente, hanno entrambi operato seguendo un approccio ampiamente partecipato. Nel progetto BIOFOSF sono stati coinvolti altri centri CREA (Cerealicoltura e Colture Industriali e Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura), le associazioni del biologico (Federbio), produttori del comparto (BRIO, Apofruit, BioTropic) e la principale associazione italiana di produttori di fertilizzanti (Federchimica- Assofertilizzanti). Nel progetto BIOFOSF-WINE invece collaborano a vario titolo con il CREA – Agricoltura e Ambiente – la Fondazione E. Mach, Federbio, Alleanza Cooperative, l’Unione Italiana Vini, con l’importante supporto dei Laboratori Vassanelli.

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Ortomec: sistema integrato per taglio preciso della foglia

Un sistema elettronico a sensori, automatizza e rende più preciso il taglio e la raccolta della foglia

Prima assoluta a Fruit Logistica 2020 per la novità allo stand di Ortomec che permette di automatizzare, grazie a un sistema elettronico a sensori, il taglio e la raccolta della foglia, come per esempio spinacino o rucola.

“La misurazione del terreno che abbiamo utilizzato fino ad ora infatti -dice Nicola Gallo, titolare di Ortomec-, non consente di fare tagli precisi, con il nostro sistema invece l’altezza di taglio viene misurata in base all’altezza della foglia e la macchina si adatta in automatico senza intervento manuale dell’operatore”.

Un sistema di sensori per un’agricoltura 4.0

Alcuni sensori installati sulle macchine fanno numerose misurazioni al minuto e stabiliscono il giusto livello di taglio, questo permette di avere un prodotto che risponda al meglio ai disciplinari delle aziende di quarta gamma.

“Ci è stato richiesto direttamente dalle aziende -continua Gallo-, così abbiamo messo in test alcune macchine a fine dello scorso anno e ci sono già arrivati degli ordini. Una soddisfazione perché abbiamo lavorato diverso tempo per mettere a punto questo sistema. Nella nostra sede ho assunto degli ingegneri che hanno affinato il sistema rendendolo affidabile, ora è in produzione e si può installare su tutte le macchine a scoppio o elettriche della nostra azienda”.

Fonte: Ortomec

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Tomra Compac: novità macchine per la selezione della frutta

Tre grosse novità sulle macchine Compac che permettono di migliorare la lavorazione della frutta e rispondere al meglio alle esigenze di tipo qualitativo e di sicurezza alimentare.

Sono diverse le novità che Tomra – Compac ha presentato a Fruit Logistica 2020 in fatto di macchine alimentari e selezionatrici di frutta. Ne abbiamo parlato con Roberto Ricci, regional director Emena di Compac, che ci ha illustrato le tre novità dell’azienda presenti allo stand di Berlino.

Materiali per garantire una totale sicurezza alimentare

Si parte dall’innovazione dei materiali e progettazione degli elementi nella piattaforma di selezione di nuova generazione, costruita sulla base del Multi Lane Sorter, che introduce una serie di migliorie che garantiscono una maggiore igiene e sicurezza alimentare.

Compac ha massimizzato l’equilibrio tra delicatezza della manipolazione, produttività e igiene. Ovunque la frutta entri in contatto con il selezionatore, i componenti della macchina sono realizzati in plastica stampata a iniezione o in acciaio inossidabile per alimenti.

UltraView rileva difetti difficili da individuare

Si passa poi al modulo di ispezione UltraView, installato a fine linea nella piattaforma Spectrim, con cui si migliora in maniera significativa la rilevazione dei difetti difficili da individuare perché posizionati a livello dell’inserzione del gambo o all’apice di frutti, “Lo abbiamo già introdotto negli Stati Uniti per le mele, ma permette finalmente l’ispezione anche frutti di forma allungata come kiwi o limoni“, precisa Ricci. La sua introduzione inoltre, è un passo avanti in direzione di una linea di confezionamento totalmente automatizzata.

Sorting delle ciliegie a nuovi livelli con Invision2

Ciliegie e frutta piccola hanno invece a disposizione le migliorie apportate su Invision2, l’evoluzione della piattaforma per la selezione di ciliegie già adottata da Apofruit. Si tratta di innovazione nel software e nei sensori che aumentano a livelli mai raggiunti la calibratura delle ciliegie con risultati che si avvicinano al 100%.

Le altre novità allo stand di Tomra

Sempre a Berlino, nello stand ,interessante la presenza di Tomra 5B, adatta per patate, frutta e prodotti freschi tagliati, con nuove funzionalità che offrono maggiore precisione, aumentando la resa e la redditività.

Sguardo alla tecnologia di Intelligenza Artificiale invece per il software LUCAi di BBC Technologies, ideato per la selezione di mirtilli, è in grado di informa la macchina su come classificare ogni singolo pezzo di frutta elaborando fino a 2.400 singole immagini di frutta al secondo e permettendo la classificazione della frutta anche in base ai piccoli difetti come disidratazione, ammaccature e antracnosi precoce.

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Gestione on line delle aziende agricole: sistema integrato di Coldiretti

Coldiretti presenta a Fieragricola 2020 il primo sistema integrato a disposizione dei soci per la gestione on-line delle aziende agricole con lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico

«Le nuove tecnologie digitali per l’agricoltura 4.0 di precisione sono uno strumento strategico per lo sviluppo delle aziende, in un’ottica di una sempre maggiore efficienza ma anche per la sostenibilità ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici nell’ambito del grande piano per il Green Deal europeo» così il presidente della ColdirettiEttore Prandini,  sottolinea l’importanza dell’adozione delle tecnologie in agricoltura: dai sistemi gps all’utilizzo dei droni, dai sensori nei campi alle etichette intelligenti fino ai sistemi di avanguardia nella produzione ecocompatibile. Tra queste c’è anche il nuovo sistema integrato nel Portale del Socio della Coldiretti per la gestione on line dell’azienda agricola, presentato a Fieragricola 2020.

Check up online di siccità, fertilità e salute delle colture

Il sistema permette agli agricoltori di ottimizzare le rese e la produttività e affrontare le nuove sfide dei cambiamenti climatici. In particolare, fornisce una lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dei dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico. L’applicazione Demetra basata sulle tecnologie Abaco è il primo software agricolo aperto e condiviso dove i dati raccolti vengono valorizzati come patrimonio a disposizione di tutti. Una vera e propria rivoluzione che porta gli agricoltori direttamente nel mondo dell’agricoltura 4.0 di precisione dotandoli di un sistema avanzato di monitoraggio e controllo indispensabile per una gestione efficiente e sostenibile delle colture in campo.  Le nuove tecnologie in agricoltura si applicano anche ai macchinari– spiega Coldiretti – infatti in Italia sono già 1.600 le mietitrebbie con sistema di mappatura delle produzioni, mentre sono in continua espansione i trattori con guida satellitare Global Navigation Satellite System.

Troppi ritardi causati dal digital divide

L’agricoltura 4.0 di precisione rappresenta il futuro dei campi ed entro due anni – sottolinea la Coldiretti – mira a coinvolgere il 10% della superficie coltivata in Italia con lo sviluppo di applicazioni sempre più adatte alle produzioni nazionali su diversi fronti: dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti. Le opportunità offerte dall’agricoltura 4.0 con l’utilizzo dei Big Data Analytics e del cosiddetto “Internet delle cose” rischiano però spesso di non poter essere colte a causa dei ritardi nell’espansione della banda larga nelle zone interne e montane. Esiste purtroppo – evidenzia la Coldiretti – un pesante “digital divide” tra città e campagna dove le nuove tecnologie sono uno strumento indispensabile per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire.

Il prezioso aiuto dei Consorzi agrari

L’obiettivo è introdurre sistemi digitali altamente tecnologici all’interno dei processi produttivi e tecnologie moderne finalizzate ad ottenere l’aumento della produttività accompagnata, però, dalla riduzione dei costi e da un aumento della sostenibilità ambientale. In questa nuova sfida – sottolinea la Coldiretti – l’Italia può anche contare sul sistema dei Consorzi agrari che è già il riferimento di 300mila aziende diffuse capillarmente su quasi tutto il territorio con circa 1300 recapiti, comprese le aree più difficili, ed ha esteso l’operatività, dall’innovazione tecnologica ai contratti di filiera, dalle agroenergie al giardinaggio, dalla fornitura dei mezzi tecnici alla salvaguardia delle sementi a rischio di estinzione.

Scopri tutte le innovazioni presentate a Fieragricola

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Agricoltura 4.0: convegno a cura di Greenplanner

Il Convegno dal titolo “Coltivare smart fa molto ECO. Ovvero l’agricoltura si fa 4.0”, organizzato da Edizioni Greenplanner e moderato dal direttore Cristina M. Ceresa, farà il punto sulle novità tecnologiche da mettere in campo per ottimizzare le coltivazioni e al contempo, ridurre costi, sprechi e impatto ambientale. Dal risparmio idrico, alle serre verticali; dai carburanti green derivati dal riutilizzo degli scarti agricoli, fino alle nuove frontiere della genetica. Queste le soluzioni 4.0 per ottimizzare le attività.

L’appuntamento è fissato per la giornata di mercoledì 26 febbraio dalle 9.30 alle 13.00 in occasione di Myplant & Garden, manifestazione fieristica internazionale dedicata all’orto-florovivaismo, al paesaggio e al garden in Italia che si rivolge ai professionisti del settore dal 26 al 28 febbraio 2020 nella cornice del polo fieristico di Milano Rho Fiera.

Per entrare gratuitamente in fiera richiedere il biglietto a scrivendo a iscrizioni@greenplanner.it

Il Convegno partecipa al programma di formazione professionale continua dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali per 0,406 CFP con riferimento al Regolamento CONAF n. 3/2013. È richiesta l’iscrizione anche tramite il SIDAF.

Qualche anticipazione sulle tematiche affrontate

L’evento si apre con l’intervento dell’Europarlamentare Paolo De Castro con qualche anticipazione sulla PAC (Politica agricola comune), che regola i finanziamenti e gli interventi sull’agricoltura. La politica futura a sostegno del settore, nel solco del Green Deal, avrà bisogno di risorse certe che nei prossimi mesi dovranno essere formalizzate con il nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’UE. E di finanziamenti, bandi e incentivi a livello europeo parla anche Francesco Laera membro dell’ufficio della commissione europea a Milano.

Luigi Cattivellidirettore centro genomica e bioinformatica del Crea, spiega come la biodiversità agricola non sia quasi mai il risultato dell’evoluzione naturale, bensì e soprattutto il frutto dell’azione dell’uomo. Conoscere la genetica delle piante consente di ridurre l’uso della chimica in agricoltura e tutelare l’ambiente, affrontare i cambiamenti climatici e sostenere la competitività del made in Italy agro-alimentare.

Michele Festuccia, Direttore tecnico Cisco Italia, definisce i vantaggi della digitalizzazione applicata all’agricoltura. Lo fa tramite Safety4Food, l’iniziativa di Cisco Italia che divulga il messaggio di adozione del digitale nel comparto dell’agroalimentare nazionale. Un controllo digitale degli ecosistemi per valutazioni e valorizzazioni oggettive della qualità di una supply chain integrata che fornisce una nuova visione dell’agricoltura e dell’industria del cibo, migliorando i processi di produzione e offrendo soluzioni di tracciabilità dei prodotti.

biologi Daniele Brigolin (Università Ca’ Foscari Venezia) e Marco Francese, (Shoreline soc. coop c/o AREA S.P. Trieste) illustrano nuove produzioni basate sull’acquaponica. Carlo Carnevali, Centro studi Enama, Ente Nazionale Meccanizzazione Agricola, descrive invece come ridurre le emissioni inquinanti della mobilità nei campi. Per concludere, Manuela Miloni, Consigliere nazionale Florovivaisti italiani, CIA, spiega alle giovani imprese come diventare smart e portare valore aggiunto al settore.

 

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Ispa: biofortificazione e qualità nutrizionale degli ortaggi

L’Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Cnr ha tra le linee di attività una serie di ricerche sulla biofortificazione, cioè il processo che consente di migliorare la qualità nutrizionale di una pianta o di una porzione di essa. All’argomento il portale Food Hub dedica uno spazio di approfondimento.

La produzione di vegetali biofortificati può essere ottenuta mediante differenti approcci: tecniche di ingegneria genetica, sistemi convenzionali di miglioramento genetico delle piante, approcci di tipo agronomico.

Tra gli approcci agronomici, notevole interesse suscitano i sistemi di coltivazione senza suolo in quanto permettono di gestire in maniera molto precisa e appropriata la nutrizione della pianta, modulando l’accumulo e/o la riduzione di elementi minerali utili o meno per la salute umana.

Aumentare la quantità di micronutrienti biodisponibili in alimenti vegetali per il consumo umano è una sfida particolarmente importante sia per i Paesi in via di sviluppo che per quelli industrializzati; tale processo potrebbe anche rappresentare un valore aggiunto per le produzioni ottenute in società economicamente più evolute, in quanto possono favorire una maggiore competitività dei prodotti.

Per informazioni:
Francesco Serio
CNR – Istituto di scienze delle produzioni alimentari
Via G. Amendola 122/0 Bari
francesco.serio@ispa.cnr.it
080.5929313
Massimiliano D’imperio, Cnr – Istituto di scienze delle produzioni alimentari, Via G. Amendola 122/0 Bari – massimiliano.dimperio@ispa.cnr.it

Per saperne di più sulla biofortificazione: https://www.foodhubmagazine.com/2020/01/31/alimenti-calibrati-per-specifiche-esigenze-nutrizionali/

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Trattori del futuro a guida autonoma ed energia solare

Da qui a dieci anni in Giappone gran parte dei contadini saranno troppo anziani per le dure incombenze nei campi e in risaia. E le nuove leve troppo attaccate al telefonino per sporcarsi le mani con i lavori di campagna. Due problematiche a cui il colosso nipponico Kubota ha pensato di rispondere mettendo a punto X-Tractor 130, un mezzo del futuro a guida autonoma, alimentato con pannelli solari e con i quattro cingolati triangolari per non affondare nelle risaie e sulla sabbia.
 
Il prototipo, dal design in stile navicella spaziale, è stato presentato nei giorni scorsi a Kyoto dal presidente di Kubota, Yuichi Kitao, in occasione del 130/o anniversario del gruppo con sede a Osaka. 
E a Verona è stato illustrato all’Ansa in occasione di Fieragricola dalla Marketing manager divisione trattori della Kubota Europe, Elisabetta Rivolta: “Si tratta di un prototipo e non sappiamo neanche se e quando arriverà sul mercato europeo. Questo prodotto, una sorta di Tesla dei trattori, sarà familiare e compreso tra una decina d’anni” ha premesso. 
L’ultima rivoluzione nel comparto portata in Italia dai giapponesi si avvale di un drone che mappa il terreno e lo guida laddove c’è bisogno di concimare o di irrigare, mentre un agricoltore smart lo controlla da remoto con un telefonino.
 
“L’Italia – ha spiegato Rivolta – è un mercato molto tradizionale e il trattore è identitario per una famiglia di agricoltori. In questo contesto Kubota ha saputo conquistare il 6% del mercato italiano, realizzando qui un fatturato di 45 milioni di euro, rivoluzionando i parametri di qualità del mercato. Prima il trattore si comprava a peso: più era pesante e extra large più valeva. L’industria giapponese propone invece trattori leggeri, quindi a basso consumo di carburanti e sostenibili, ma più potenti e versatili. In linea col motto che campeggia sul marchio ‘per la terra, per la vita’ “.
 
Essere top di gamma non ha fatto dimenticare l’impegno etico non come idea ma come investimento. Al punto che Kubota è già pronta rispetto ai 17 obiettivi per la sostenibilità 2030 indicati dalle Nazioni Unite”. “Puntiamo a garantire una vita di abbondanza per tutti ma proteggendo allo stesso tempo il bellissimo ambiente naturale della terra. E vogliamo mantenere lo spirito del fondatore, Gonshiro Kubota, che a 19 anni fabbricò il primo impianto idraulico in ghisa per preservare i concittadini dal colera. Ed è per questo ricordato tra i grandi nel museo degli imprenditori di Tokyo ” ha sottolineato l’attuale presidente Kitao ricordando che attualmente Kubota ha 40.202 dipendenti, dei quali 3862 in Europa presso 44 società consolidate e produce in tutto il mondo oltre quattro milioni di trattori.
 
Fonte: Ansa.it
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Clementina Sanzo, la tardiva della sibaritide

Presentata a Fruit Logistica da Op Armonia, si chiamerà Perrina in onore del costitutore, Francesco Perri. Primi frutti nel 2023

Circa dieci anni fa in Contrada Sanzo, a Corigliano Calabro, l’agronomo Francesco Perri ha trovato la mutazione di clementina comune che ieri al Fruit Logistica di Berlino è stata presentata come la nuova varietà tardiva capace di raddoppiare la finestra commerciale dei frutti, la Clementina Sanzo.

“Sarà disponibile per tutto gennaio e fino a metà febbraio, garantendo le stesse caratteristiche (agronomiche, qualitative e organolettiche) della comune, ma per quattro mesi – ha detto l’Ad di Op Armonia, Marco Eleuteri –. Sviluppata da Perri, la presentiamo dopo una decina d’anni di test perché partiremo a breve con i primi impianti (15-20 ettari di superficie, ndr) per essere pronti a commercializzare i primi frutti tra tre anni. E, visto che è stata sviluppata da Francesco Perri, abbiamo scelto Perrina come nome commerciale”.

Eleuteri ha anche spiegato che in questo primo triennio, l’obiettivo è raggiungere i 250 ettari di superficie, allargando ad altre realtà produttive con accordi non inferiori ai 50 ettari in modo da garantire da subito volumi di offerta significativi.

Francesco Perri ha quindi illustrato le caratteristiche principali della varietà, che non è sensibile alle principali fitopatie e presenta calibro, colore e sapore ottimi. “Grazie ai nuovi sistemi di diagnostica che permettono screening precoci sugli incroci – ha spiegato Perri – Sanzo non è l’unico frutto ottenuto dalla collaborazione con i ricercatori del Crea. E l’Op Armonia è tra le poche aziende lungimiranti che partecipa a questi progetti garantendo la corretta fase di osservazione e di test di campo”.

Ha chiuso l’avvocato Roberto Manno, esperto di diritto industriale, che ha illustrato le azioni messe in campo per proteggere varietà e nome commerciale.

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Il CREA svela il segreto degli agrumi più dolci

Gli agrumi rappresentano una delle fonti privilegiate di vitamina C nella nostra alimentazione, tuttavia, una delle maggiori barriere al loro consumo è rappresentato dal sapore acido, che li rendono per molti poco gradevoli, se non indigesti.

A breve, però, potremo avere agrumi meno acidi, grazie ai ricercatori del laboratorio di Biotecnologie del CREA Olivicoltura Frutticoltura Agrumicoltura che, in collaborazione con il John Innes Centre di Norwich, hanno caratterizzato la mutazione “acidless” (letteralmente “per nulla acido”) nei frutti di cedro, limone, limetta e arancio, in grado di addolcire il succo rispetto alle varietà classicamente acide.

Le mutazioni acidless hanno da sempre incuriosito nel tempo i ricercatori tanto da consentirne il riconoscimento e l’isolamento in molte specie di agrumi che venivano comunemente indicate come “dolci”, a causa dell’estrema riduzione dell’acidità nel succo. Gli agrumi “dolci”, oltre a perdere l’acidità, hanno anche perso la capacità di colorare di rosso intenso foglie e fiori di molte specie. L’analisi genetica, sviluppata mettendo a confronto varietà acide e “dolci” della stessa specie, ha consentito l’identificazione di un gene, chiamato Noemi, fattore chiave in grado di regolare l’acidità dei frutti e che funziona in stretta sinergia con il gene Ruby (identificato qualche anno fa dallo stesso team https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3336134/pdf/1242.pdf), responsabile della sintesi delle antocianine, ovvero i pigmenti chiave della colorazione rosso porpora.

Lo studio inoltre chiarisce come, attraverso il percorso di domesticazione del cedro (una delle specie vere, insieme a pummelo e mandarino), una mutazione a carico di Noemi sia stata poi trasmessa a tutti gli agrumi da esso derivanti a seguito di incroci interspecifici.

Oggi l’identificazione di Noemi e la possibilità di modulare la sua espressione rappresentano un tassello strategico per il miglioramento genetico degli agrumi, soprattutto per le arance e i mandarini, in quanto il controllo dell’acidità è determinante nell’isolamento di selezioni a diversa epoca di maturazione, di grande impatto per un consumatore attento ed esigente.

Fonte: CREA

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Agrotessili di nuova generazione alla Fruit Logistica di Berlino

Sono state presentate lo scorso 5 febbraio 2020, durante la Fruit Logistica di Berlino, presso l’area del Tech Stage (Padiglione 9) le nuove soluzioni di copertura proposte dalla ditta italiana Arrigoni, in occasione del seminario “Advanced Agrotextilees for Green Healthcare – Air flow/Rain control/Drift control”.

Schemi protettivi per l’agricoltura, in grado di favorire il passaggio dell’aria e, al contempo, il controllo dalla pioggia. Un risultato importante, ottenuto soprattutto grazie ai ricercatori dell’Unversità di Napoli e alla Fondazione “Edmund Mach”.

“Il passaggio dell’aria è sicuramente uno dei problemi più sentiti, per chi coltiva in serra. A un maggior tasso di protezione corrisponde purtroppo un minor passaggio dell’aria, con conseguenze significative in termini di riduzione della resa produttiva”, spiega Davide Daresta di Arrigoni, aggiungendo: “Attraverso il nostro studio, siamo riusciti a ottenere uno schermo con fori molto piccoli, impedendo così l’ingresso persino ad afidi e tripidi, in grado di garantire tuttavia un passaggio d’aria fino al.32% in più”

Una soluzione all’avanguardia, presentata in un contesto importante e perfettamente illustrata da Stefania De Pascale, professore ordinario di orticoltura dell’Università Federico II di Napoli.

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