Sezione Innovazione e Ecoinnovazione

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Mise, al via il Fondo Nazionale Innovazione

Nella giornata odierna Invitalia ha concluso l’operazione di cessione di una partecipazione pari al 70% del capitale sociale detenuto nella società di gestione del risparmio Invitalia Ventures SGR. Un percorso che avviato con l’approvazione della Legge di Bilancio vede oggi la costituzione del Fondo Nazionale Innovazione, veicolo Invitalia-CDP che rappresenterà il perno della politica industriale in ambito startup e innovazione.

Il closing odierno conclude un percorso condotto dal Ministero dello Sviluppo Economico negli ultimi mesi al fine di creare le condizioni normative e regolamentari per il successo dell’operazione.

Il Fondo Nazionale Innovazione con una dotazione iniziale di 1 miliardo di euro opererà come fondo dei fondi e attraverso investimenti diretti in startup e PMI innovative.

Oggi è una giornata storica per l’innovazione italiana. Con il Fondo Nazionale Innovazione e le altre misure messe in campo nel nostro primo anno di Governo per il digitale contiamo di fare dell’Italia un Paese amico dell’innovazione facendo rientrare le tante startup fondate da italiani che operano in altri Paesi europei e non. Continuiamo a lavorare incessantemente per il futuro, per il bene del nostro Paese e dei nostri giovani, che con le loro idee costituiscono e costituiranno la spina dorsale dell’economia italiana” ha dichiarato il Ministro Luigi Di Maio.

Fonte: Ministero dello Sviluppo Economico, 05.08.2019
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Mipaaft, preavviso contributi a favore della ricerca in agricoltura biologica

E’ on line sul sito web del Mipaaft  il preavviso per la concessione di contributi finalizzati allo sviluppo del settore dell’agricoltura biologica attraverso la realizzazione di progetti di ricerca rispondenti alle tematiche prioritarie di Ricerca e Innovazione individuate nel “Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico”

I progetti di ricerca dovranno essere orientati al miglioramento delle produzioni biologiche, all’innovazione dei processi produttivi delle imprese, al trasferimento tecnologico ed alla fruizione e alla diffusione dei risultati della ricerca e rappresentare una risposta coerente con le esigenze manifestate dalle aziende agricole biologiche e con il contesto di sviluppo nazionale relativo all’azione di ricerca affrontata.
A tal fine i progetti di ricerca dovranno avere un approccio di tipo “multi-attoriale”, con il coinvolgimento obbligatorio delle aziende biologiche nella fase di elaborazione del progetto di ricerca e durante la realizzazione dell’attività di ricerca stessa. I progetti di ricerca dovranno prevedere obbligatoriamente una fase sperimentale presso le aziende biologiche coinvolte nell’attività di ricerca nonché il coinvolgimento diretto di aziende biologiche. Sarà premiante il coinvolgimento delle scuole superiori ad indirizzo agrario nelle fasi sperimentali del progetto nonché il coinvolgimento di aziende biologiche ubicate nelle isole, in territori montani e nei biodistretti.
Il progetto dovrà avere una durata non superiore a 36 mesi e dovrà riferirsi ad una delle seguenti Azioni di ricerca, descritte nell’Allegato 1:
1. Miglioramento genetico in Agricoltura Biologica
2. Riduzione degli input esterni nella Produzione Biologica
3. Trasformazione dei prodotti biologici
4. Florovivaismo biologico
5. Piante officinali biologiche e piante aromatiche biologiche
6. L’agroecologia nell’azienda biologica
7. Meccanizzazione

Requisiti dei partecipanti
Possono partecipare, in qualità di “Soggetto proponente”, i Dipartimenti, gli Istituti Universitari, gli Enti pubblici di ricerca, i Consorzi interuniversitari e gli Enti privati che hanno tra gli scopi istituzionali e statutari la ricerca e la sperimentazione e che non perseguono scopo di lucro.

L’importo destinato all’avviso pubblico sarà pari a 4.000.000 euro. Ogni singolo progetto dovrà prevedere un costo non superiore ad 300.000,00 euro.
Possibile data emanazione avviso pubblico SETTEMBRE 2019

Accedi da qui al Pre-Avviso preavvisoricercabiologico

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Oscar green Calabria, le aziende under 35 premiate da Coldiretti

Nella splendida cornice del lago Arvo, a Lorica si è svolta la finale regionale del premio Oscar Green 2019, giunto alla 13ma edizione, che ha assegnato i premi ai vincitori regionali, giovani innovatori nel mondo agricolo e contadini del presente e del futuro. Al premio, promosso da Coldiretti Giovani Impresa, ha partecipato leader nazionale di Coldiretti Giovani Impresa, Veronica Barbati che ha tenuto a battesimo le aziende vincitrici della selezione regionale. Presentatore della giornata il Delegato regionale dei giovani Enrico Parisi che ha presentato e bene illustrato le aziende finaliste.

Per la categoria Sostenibilità, il premio è stato assegnato a Federica Geraci di Corigliano Calabro (CS) della storica azienda Olearia Geraci con il progetto “Linea cosmetica Kernevo – benessere&bellezza dal nocciolo di oliva”. Per la categoria Campagna Amica, premiato Nardo Fuoco dell’azienda Agricola Patafù di Parenti (CS).  Patafù è la patata sottovuoto, coltivata in Sila, lavorata completamente in acqua, allo scopo di impedirne l’ossidazione, e imbustata attraverso un procedimento che consente la conservazione fino a 10 giorni.

Per Fare Rete il riconoscimento è andato a Flavia Amato di Malìa Lab, di Guardavalle (CZ), un atelier dove si coniugano artigianalità, design e qualità dei filati. Abiti da donna‚ Äu-green‚ realizzati con tessuti naturali, derivati da fibre biologiche e sostenibili quali lana, ginestra, canapa, ortica, scarti di abete recuperando la cultura tessile calabrese. L’azienda accede anche alla finale nazionale.

Per la categoria Creatività, premiato il giovanissimo Pietro Orlando di Bova Marina (RC) che ha realizzato il “Gioiello del Pastore”, che ha lo scopo di difendere il gregge dai lupi e che contribuisce anche alla difesa del lupo stesso, quale specie protetta. L’attacco dei lupi, infatti, mette in grave difficoltà i pastori causando molto spesso una perdita di capi di bestiame. E’ un collare lungo circa 60 cm, con un pezzo di cuoio (crucili), due piccoli fermi (chiaveddi), e un processore che emette ultrasuoni ad una frequenza che infastidisce il lupo. Orlando accede alla finale nazionale.

Per Impresa 4.Terra, premiata l’azienda Santa Marina di Luigi Adinolfi di Oriolo (CS) con il progetto “Dall’origano del Pollino una pasta Vulgare”, che mette insieme tre aziende agricole biologiche (Biosantamarina, Biomanfredi e Bioram) e ha generato una microfiliera nell’Alto Jonio Cosentino, dedita al recupero, coltivazione e trasformazione dell’origano Vulgare Viride del Pollino. Un pastificio di Cosenza, con gli avanzi della lavorazione dell’origano ha avviato in filiera una produzione esclusiva di pasta all’origano.

Per Noi per il Sociale, ha vinto l’azienda agrituristica “Home 4 Creativity” di Montalto Uffugo (CS). Promuove la multifunzionalità delle strutture ricettive convertendole in Coliving, un nuovo modello di ospitalità che permette la residenza temporanea degli ospiti da 1 notte fino a 18 mesi, offre attività di coworking. L’attività si fonda sulla promozione di elementi chiave: sostenibilità, risparmio energetico, cucina tradizionale e tipica.

Sono state attribuite menzioni speciali alle aziende Vecchio Magazzino Doganale (Amaro Jefferson), Azienda Marchisa (Vitivinicolo artistico), Azienda Fonsi (Latte di Capra e Yogurt), Azienda Ugo Amato (Farine e Grani Antichi), Natale Godino (Birra Agricola), Rete d’Imprese Lykion Goji italiano. La giornata è stata arricchita dalla partecipazione degli agrichef di Terranostra – Campagna Amica, che si sono cimentati nel primo concorso masteragrichef per la preparazione di piatti a base di prodotti tipici calabresi. Particolarmente apprezzata la pasta con fiori di zucca dell’altopiano silano, le polpetta di carne con ndujia su fonduta di caciocavallo e il croccante con mousse di ricotta al bergamotto. Durante l’evento il casaro dell’azienda “Paese” ha prodotto in diretta le caratteristiche mozzarelle silane.

Fonte: Coldiretti

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Agrumi italiani: dalla ricerca del CREA un innovativo estratto benefico

La comunità scientifica è ormai concorde nel riconoscere le funzioni antiossidante e antinfiammatoria svolte dalle antocianine e dai polifenoli in generale, molecole bioattive naturali ampiamente presenti nel mondo vegetale, apprezzati per le loro proprietà salutistiche e per il contributo alla prevenzione di numerose patologie.

Il CREA, con il suo centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, ha valutato l’effetto preventivo dell’assunzione di un nuovo estratto proveniente dagli scarti di lavorazione dell’arancia rossa e della scorza di limone, ricco di antocianine e polifenoli, sullo sviluppo e avanzamento delle disfunzioni renali, in particolare la nefropatia diabetica.

La nefropatia diabetica è una malattia cronica che deteriora la funzionalità renale irreversibilmente, fino ad arrivare allo stadio terminale ed è particolarmente frequente in molti casi di diabete mellito (o diabete di tipo II), le cui cause vanno ricercate nell’iperglicemia, nello stress ossidativo e nell’infiammazione renale. Inibire, pertanto, lo stress ossidativo e l’infiammazione potrebbe essere fondamentale per contribuire a ostacolare il progressivo avanzamento della malattia.

Nel dettaglio, lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Cellular Physiology, è consistito nell’inserire nell’alimentazione di animali da esperimento (topi Zucher grassi diabetici) l’estratto di arancia rossa e di limone, per misurarne le ricadute sullo stress ossidativo, sulla funzione renale e su alcuni disturbi metabolici riscontrati nel diabete di tipo II. Le varietà impiegate sono state per l’arancia rossa ‘Tarocco’, ‘Moro’ e ‘Sanguinello’, per il limone il ‘Femminello’, in particolare della sua fioritura estiva, il ‘Verdello’.

Le analisi, effettuate dopo 6, 15 e 30 settimane, hanno evidenziato che tale estratto consente di ripristinare i normali livelli di glucosio nel sangue ed il peso corporeo. Sono stati, inoltre, neutralizzati i radicali liberi a beneficio di una maggiore efficacia del sistema antiossidante. In questo modo è stata attenuata, quindi, la gravità della nefropatia diabetica, bloccandone lo sviluppo, e sono stati limitati i danni renali indotti dal diabete mellito di tipo II. L’estratto è un brevetto CREA N° 102017000057761 “Metodo per la produzione di un estratto da sottoprodotti della lavorazione degli agrumi ed estratto così ottenuto”.

«Possiamo ipotizzare – afferma Paolo Rapisarda, Direttore del CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura – che l’assunzione di tale estratto, contenente i principi attivi delle arance rosse e del limone, potrebbe contribuire a migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da diabete di tipo II, dimostrando così, ancora una volta, gli importanti effetti benefici dei nostri agrumi».

Comunicato stampa CREA

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L’imballaggio attivo di Bestak conquista produttori e insegne della Gdo

Più shelf-life per pesche, nettarine e albicocche con l’imballaggio Attivo di Bestack.

Attivo di Bestack, l’innovativo packaging anti-spreco che allunga la shelf-life, è stato scelto da diversi produttori e insegne della gdo anche per confezionare pesche, nettarine e albicocche. I risultati hanno dimostrato che rispetto ad altre tipologie tradizionali di confezioni, lo scarto si riduce dal 25 al 20% nel caso delle pesche e nettarine e dal 18 al 13% per le albicocche.

Diminuisce lo scarto con un vantaggio per tutta la filiera

Ben 84 mila tonnellate di pesche e nettarine e 12 mila tonnellate di albicocche salvate ogni anno dallo spreco in Italia. Un risparmio economico rispettivamente di 134 milioni e 27,9 milioni di euro. È il beneficio che potrebbe portare lungo tutta la filiera, dal campo alla tavola, l’imballaggio Attivo, il packaging in cartone ondulato brevettato dal Consorzio Bestack con l’Università di Bologna

Dimar, Alì e Ce.Di. Marche stanno testando l’avanguardistico imballaggio con i loro prodotti estivi

Attivo di Bestack viene scelto per confezionare più prodotti ortofrutticoli

Diverse le adesione di produttori e distributori. CICO Mazzoni, OP Armonia, Agrintesa  hanno scelto il packaging brevettato dal consorzio Bestack per i loro prodotti estivi commercializzati in alcune catene della Gdo. Tra queste, i supermercati Mercatò Big, Mercatò e Mercatò Local del gruppo piemontese Dimar; i punti vendita Alì Supermercati e Aliper(Gruppo Alì) in Veneto ed Emilia Romagna e Sì con te (Ce.Di. Marche) nelle Marche e in Abruzzo.

“Come gruppo  – afferma Matteo Mazzoni, responsabile commerciale di CICO Mazzoni –  abbiamo scelto l’imballaggio Attivo per garantire ai clienti la miglior tenuta dei nostri prodotti in punto di vendita. Il progetto ‘Cartone Attivo’ è parte integrante di un percorso del gruppo votato alla sostenibilità ad ampio spettro”. D’accordo Marco Eleuteri, amministratore delegato di OP Armonia. “Per il nostro Gruppo, da sempre impegnato nel miglioramento della sostenibilità ambientale e nella riduzione dell’uso della plastica nell’ortofrutta, si tratta di un’innovazione che si integra perfettamente con la policy aziendale. Siamo stati tra i primi a sposare il progetto e a testarne i risultati, e ci auguriamo di poterne ampliare il suo utilizzo in futuro”.

“Valfrutta fresco –  racconta il direttore generale Stefano Soli –  ha nel dna e nella longevità della sua storia l’ambizione di essere una marca leader che anticipa e interpreta trend e necessità di consumo. Le confezioni svolgono un ruolo importante in termini coerenza dei valori offerti con la marca. Ecco perché l’imballaggio in cartone Attivo costituisce un’innovazione che può elevare il valore collettivo dell’ortofrutta italiana”.

Per saperne di più su Attivo ….

Fonte: Fresh Point

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Giornata dimostrativa Syngenta a Foggia, difesa agronomica di pomodoro da industria e orticole in pieno campo

Orticoltori e tecnici agricoli di Puglia, Basilicata, Campania e Calabria hanno partecipato ieri 22 luglio alla giornata dimostrativa su difesa e gestione agronomica del pomodoro da industria e di altri ortive da pieno campo, organizzata di Syngenta Italia, presso la Stazione sperimentale di Foggia.

Nuovi agrofarmaci ed efficaci linee di difesa integrata, film biodegradabili per pacciamatura, moderne tecniche irrigue, Dss per irrigazione e fertirrigazione, nutrizione del pomodoro da industria, macchine sarchiatrici. Sono state queste le proposte informative offerte dalla giornata dimostrativa su difesa e gestione agronomica del pomodoro da industria e di altre ortive da pieno campo, organizzata da Syngenta Italia presso la stazione sperimentale di Foggia, ai numerosi orticoltori e tecnici agricoli convenuti dalle aree orticole di Puglia, Basilicata, Campania e Calabria.

Le novità fitosanitarie di Syngenta

«Per ottenere ortaggi di qualità, sani, invitanti e salubri, nel rispetto dei requisiti richiesti dalle moderne filiere agroalimentari, fondamentale è la difesa fitosanitaria – ha introdotto Paolo Schiavone, responsabile commerciale Syngenta Italia per la provincia di Foggia –. In tale contesto, è importante la disponibilità di un geo-insetticida granulare come Force® Evo (teflutrin 0,5%), che protegge le coltivazioni di numerose ortive con trattamenti in due tempi successivi: una prima distribuzione localizzata alla fase di semina/trapianto e una seconda a quella di sarchiatura/rincalzatura».

Nell’ambito di una corretta difesa, prioritaria è la protezione dalle malattie fungine che si manifestano sin dal post-trapianto, ha raccomandato Nunzio Prencipe, Field Crop Expert Specialties & Vegetables di Syngenta Italia.

«Novità assoluta che presentiamo oggi è un fungicida a base del principio attivo oxathiapiprolin, che perfeziona ed esalta la strategia Syngenta per il controllo della peronospora su pomodoro, melanzana e lattuga. Altra novità è un fungicida biologico di origine naturale per la protezione fogliare di ortive e vite da botrite e oidio, ideale per ottimizzare i programmi di difesa integrata rivolti a produzioni di qualità».

Pati: Ecopac film biodegradabile nero

Oltre alle novità di Syngenta, altre interessanti proposte sono state offerte dai partner co-organizzatori della giornata dimostrativa. Pati ha tenuto prove di trapianto di cavolo verza su Ecopac film biodegradabile nero.

«Questo è un film per pacciamatura ottenuto da materiali termoplastici biodegradabili a base di amidi (Mater-Bi® di Novamont) – ha illustrato Claudio Di Norscia, referente Pati per il Foggiano –. A fine utilizzo può essere fresato direttamente nel terreno o inviato al compostaggio, abbattendo drasticamente i costi di raccolta e smaltimento e i tempi di lavorazione. Consente un’efficace pacciamatura, sana e protettiva, con una soluzione poco onerosa per il coltivatore attento alle problematiche ambientali. Le caratteristiche di impiego (biodegradabilità e assenza di fitotossicità delle sostanze intermedie di degrado) sono state testate positivamente durante un progetto di ricerca della Commissione europea (Bioplastics)».

Netafim: MixRite più efficiente del tradizionale serbatoio fertilizzante

«La necessità di un sempre più attento e preciso utilizzo dei fertilizzanti e degli agrofarmaci in agricoltura nasce dall’esigenza di ottimizzare l’efficacia dei trattamenti, ridurre i costi dei fattori produttivi e quindi di gestione e diminuire la lisciviazione di queste sostanze, in un’ottica di sostenibilità ambientale ed economica». È quanto ha sostenuto Vito Pollicoro di Netafim nel corso di una prova in cui ha messo a confronto due sistemi di iniezione: il tradizionale serbatoio fertilizzante e il MixRite.

«I due sistemi funzionano entrambi idraulicamente e in funzione del principio del differenziale di pressione creato fra entrata e uscita. Però il MixRite, a differenza del serbatoio fertilizzante, è costituito da un motore idraulico che si aziona con bassi differenziali di pressione e attiva l’aspirazione del prodotto da un serbatoio non pressurizzato, dimostrandosi più efficiente del tradizionale serbatoio. In pratica il fertilizzante aspirato viene dosato in funzione della percentuale desiderata all’interno dell’impianto irriguo, cioè in modo costante e proporzionale alla quantità di acqua che attraversa il dosatore, senza subire l’influenza dalle variazioni di pressione e di portata».

Bluleaf, Dss per irrigazione e fertirrigazione

Bluleaf è un sistema di supporto decisionale (DSS) alle pratiche di irrigazione e fertirrigazione prodotto dall’azienda Sysman di Mesagne (Br) e pensato per agricoltori, agronomi e non solo, per migliorare e ottimizzare l’uso della risorsa acqua e dei nutrienti, rendendo le pratiche agricole eco-sostenibili ed eco-efficienti. È quanto ha riferito Vito Buono, che di Bluleaf è responsabile agronomico, presentando i DSS per l’ottimizzazione nella gestione dell’irrigazione e fertirrigazione delle colture orticole.

«In pratica Bluleaf è un sistema software di supporto alle buone pratiche agricole, in grado di ottimizzare l’uso delle risorse (acqua, fertilizzanti e anche agrofarmaci) e agevolare il lavoro degli agricoltori. Bluleaf utilizza sistemi informatici che integrano tutti i dati del bio-sistema agricolo costituito da suolo, ambiente e colture (umidità del terreno, bagnatura fogliare, caratteristiche del terreno e molti altri), i vincoli produttivi aziendali e algoritmi matematici. Così elabora consigli mirati che aiutano l’agricoltore e/o il tecnico agricolo, il quale li riceverà direttamente sul suo smartphone, a prendere le giuste decisioni in campo nella gestione delle colture, negli interventi di irrigazione e fertilizzazione, nella difesa, personalizzati sulla sua azienda per quantità d’acqua da fornire, miscelazione dei fertilizzanti, trappole da posizionare!».

Yara, linea per la nutrizione del pomodoro da industria

Giovanni Nasca, agronomo, ha presentato la linea commerciale di Yara per la nutrizione del pomodoro da industria.

«In fase di pre-trapianto e sviluppo vegetativo favoriamo l’espansione dell’apparato radicale e la rapida crescita della piantina e prepariamo la fase riproduttiva con i fertilizzanti complessi YaraMila® Rubino, Oro o Partner, YaraVita Magphos™, YaraTera® Amnitra® e YaraTera® Calcinit®. In fioritura e allegagione, quando è molto importante apportare calcio e fosforo, diamo YaraTera®Calcinit® e YaraVita™ Caliphos™. Nella fase di sviluppo e maturazione delle bacche agiamo con YaraTera® Calcinit®, YaraVita™ Caltrac™ 560 Plus, YaraTera™ Krista K™ Plus e YaraVita™ Agripotash™».

Capobianco/Oliver Agro: la sarchiatrice “Rotosark”

La rivendita di macchine agricole Vincenzo Capobianco & figli di Foggia ha effettuato la dimostrazione in campo della sarchiatrice “Rotosark” di Oliver Agro.

«Questa non è una comune sarchiatrice interfilare in quanto raggruppa tre macchine in una: diserbatrice meccanica, arieggiatrice, ricolmatrice – ha puntualizzato Vincenzo Capobianco –. Infatti, grazie alle applicazioni Rotoblizz/Rotovert/Colibrì, agisce direttamente sulla fila di trapianto, senza arrecare danno all’apparato radicale e fogliare, sradicando le infestanti e riducendo così la necessità di diserbanti chimici. Questa è una macchina originale unica nel suo genere: affidabile, per precisione e durata nel tempo; polivalente, in quanto incorpora più funzioni; rivoluzionaria, poiché opera tra le piante e tra le file; flessibile, con più configurazioni; singolare, inimitabile, con un brevetto internazionale; pratica, perché semplice da utilizzare; personalizzabile per tutti i tipi di terreno e di coltura; abbatte i costi di manodopera».

Prove di gestione dell’irrigazione sul pomodoro da industria

Infine Syngenta, insieme con l’Università di Foggia, ha condotto prove di gestione dell’irrigazione sul pomodoro da industria.

«Abbiamo messo a confronto quattro tesi: assenza di irrigazione, restituzione del 50%, del 75% e del 100% dell’evapotraspirazione (ET) – ha informato Marcella Giuliani, docente dell’Università dauna –. La tesi con restituzione del 75% dell’ET (realizzata con doppia manichetta, che ha consentito una migliore distribuzione dell’acqua e una sua maggiore efficienza d’uso) ha raggiunto rese quasi simili alla tesi del 100% (realizzata con manichetta singola), con in più il vantaggio del risparmio del 25% dell’acqua irrigua, risultato rilevante visto che diventa sempre più scarsa e costosa».

 

Fonte: TerraèVita 22 luglio 2019

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Confagricoltura premia gli innovatori: tredici imprese ed aggregazioni testimonial del progresso agricolo

Ieri 18 luglio, a Roma, a Palazzo della Valle, Confagricoltura ha premiato gli innovatori agricoli. Sul podio tredici imprese ed aggregazioni che si sono poste in evidenza per il proprio impegno nell’utilizzare le più avanzate soluzioni tecnologiche e digitali, nell’aggregarsi per raggiungere precisi obiettivi (l’unione fa la forza), nel combinare sostenibilità economica ed ambientale, nell’essere attenti al territorio, nel fare cultura e arte.

Sono intervenuti il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ed il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio.

Il “Premio nazionale per l’innovazione in agricoltura” di Confagricoltura è stato indirizzato a tutte le aziende agricole che hanno sviluppato o implementato negli ultimi tre anni soluzioni innovative. Si è articolato in tre categorie: Nuove frontiere (innovazioni tecnologiche relative a processi, prodotti e servizi, applicati a livello di impresa); Reti, Filiere (soluzioni innovative intraprese tra due o più attori); Smart land, Smart city (innovazioni che mettano in relazione le aree rurali con quelle urbane e progetti capaci di unire arte, turismo e cultura, creando sinergie fra la dimensione agricola e quella culturale nelle sue varie forme).

Emergono le nuove frontiere: dei sistemi idroponici fuori suolo con recupero dell’acqua per l’irrigazione; della precision farming che unisce dati satellitari, dati raccolti con i droni e con i sensori in campo, big data; della viticoltura 4.0; della difesa integrata delle colture. Risaltano le reti e filiere della birra artigianale, sostenibile e territoriale, delle gallette di cereali, dell’acquacoltura che diventa acquaponica, delle rinnovabili. Spiccano le esperienze Smart Land e Smart City con: spazi museali, paesaggistici, esperienze ludiche e ricreative; parco artistico a cielo aperto; parco letterario; fino al provocatorio museo del letame dell’azienda zootecnica, che realizza ed espone nuovi oggetti di reflui e argilla che è anche un progetto di design ed economia circolare.

“Si parla tanto di agricoltura 4.0, di rivoluzione digitale, di economia circolare, di sostenibilità di reti e filiere, di ‘agri-cultura’, con l’iniziativa del nostro Premio abbiamo voluto – ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – presentare esperienze concrete, attività lungimiranti, coraggio imprenditoriale. C’è un volto nuovo dell’agricoltura, c’è un entusiasmo tangibile e contagioso”.

Il premio è stato indetto da Confagricoltura a dicembre 2018 con apposito bando; le molteplici candidature pervenute sono state vagliate dalla giuria presieduta dal prof. Michele Pisante (Università di Teramo) e composta da autorevoli rappresentanti del mondo imprenditoriale, istituzionale ed accademico: Luisa Todini (imprenditrice, presidente di Agronetwork), Andrea Granelli (presidente di Kanso), Silvio Franco, (Università della Tuscia), Raffaele Maiorano (imprenditore agricolo), Enrico Allasia (imprenditore agricolo).

Le imprese e le aggregazioni premiate entreranno a far parte del ‘Club delle imprese agricole innovative’ di Confagricoltura e parteciperanno ad una serie di iniziative come testimonial ufficiali dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli.

Per il Premio Innovazione – categoria Nuove frontiere sono saliti sul podio i rappresentanti delle imprese: Soc. Agr. Antonio Gandini(1° classificato); Soc. agr. Folli di Vigo Mario e Alberto e Soc. agr. Ss Porto Felloni  (2° classificato ex aequo); Ditta individuale Preghenella Giuliano e Soc. agr. Ss Terre Grosse (3° classificato ex aequo).

Per il Premio Innovazione – categoria Reti, Filiere sono risultati vincitrici le aggregazioni: Gruppo CerealInnova (1° classificato); Contratto di rete Gallettificio Valtidone (2° classificato); Gruppo Cannella – Mannino (3° classificato); Gruppo Banfi Avello e Raveri (Menzione speciale).

Per il Premio Innovazione – categoria Smart land, Smart city hanno vinto: Genagricola spa e Soc. az agr. Chiarlo (1° classificato ex aequo); Soc. agr. Castelvecchio (2° classificato); Agt società semplice (3° classificato).

Altre sette innovazioni sono state ritenute di rilevante interesse e saranno considerate nelle successive iniziative che Confagricoltura realizzerà sul tema dell’innovazione.  Sono state realizzate da: Soc.agr. Romei Biagi; Ditta individuale Cannella; Ditta individuale Parapini; Ezio Ditta individuale Carlo Spazzini; Soc. Agr. Bortolan; Ditta individuale Laura Cominato; Soc. Saba.

PREMIATI CATEGORIA NUOVE FRONTIERE

Soc. Agr. Antonio Gandini (Mantova)
Un gioiello tecnologico: 11 ettari di serre con sistemi idroponici fuori suolo per la coltivazione di quattro varietà di pomodoro, con sistema di recupero dell’acqua utilizzata per l’irrigazione delle piante, che avviene a goccia, con temperatura e luce led controllate digitalmente per l’accrescimento delle piante durante tutto l’arco dell’anno. Risultati: aumento dei volumi produttivi, sensibile riduzione dei costi produzione, riduzione del consumo di acqua fino al -90%, e riduzione dei trattamenti fitosanitari.

Soc. Agr. Folli di Vigo Mario ed Alberto (Milano)
L’innovazione dei Vigo consiste nell’aver rivoluzionato l’intera agrotecnica del mais da granella secondo i criteri dell’agricoltura 4.0. Il progetto ‘Combimais’ è stato messo a punto a inizio 2014, con il monitoraggio del Dipartimento di Agronomia e Coltivazioni Erbacee dell’Università di Torino. Dalla lavorazione del terreno alla vendita delle farine: tutte le fasi sono coordinate per favorire, attraverso le nuove tecniche e la digitalizzazione, minori costi, minori impatti ambientali, maggiore sicurezza e qualità del prodotto, maggiori rese. E’ stato messo a punto un protocollo di produzione in grado di combinare e integrare in modo efficiente: genetica, protezione e irrigazione. Si produce di più, con maggior qualità e minor consumo d’acqua.

Soc. Agr. Ss Porto Felloni (Padova, sede operativa Lagosanto FE)
Il Sistema integrato di precision farming consente l’utilizzo combinato di diverse tecnologie innovative: monitoraggio e mappazione dei parametri del terreno, dosaggio variabile degli input produttivi, sistemi di guida semi-automatica della seminatrice, droni e software per l’analisi dei dati. Risultati: riduzione di tempi, di costi e di perdite produttive, elevati standard qualitativi delle produzioni cerealicole, orticole e frutticole. Grande attenzione al personale con corsi di formazione specifici, assunzione di personale nuovo, supporto alle aziende vicine per introdurre pratiche simili.

Ditta individuale Preghenella Giuliano (Trento)
L’azienda agricola di Preghenella ha avviato una sperimentazione vitivinicola innovativa, con il team della Fondazione Bruno Kessler e con il consorzio irriguo locale, orientata a testare l’uso efficiente di risorse irrigue attraverso dei sensori di umidità e stazioni meteo i cui dati vengono raccolti tramite una rete a basso consumo energetico ad ampia copertura ed immagazzinati su una piattaforma IoT, per gestire l’influenza, la penetrazione e la concorrenza dell’inerbimento sul vigneto prima e dopo il taglio.

Soc. Agr. Ss Terre Grosse (Treviso)
L’innovazione della soc. Agr. Terre Grosse consiste nella creazione di un algoritmo specifico “open innovation” in grado di fornire sempre migliori predizioni sulla possibilità di attacchi parassitari al vigneto, facilitando così l’adozione di sistemi di difesa integrata con evidenti risparmi di costi e vantaggi in termini di sostenibilità, anche attraverso lo sviluppo di alcuni sensori dedicati al monitoraggio microclimatico e vegetativo del vigneto.

PREMIATI CATEGORIA RETI, FILIERE

Gruppo CerealInnova (Pralormo, Torino)
La realizzazione della malteria coinvolge cerealicoltori, trasformatori (panettieri), somministratori (agriturismo) e mastri birrai, creando ‘collegamenti e ponti’ fra soggetti diversi. Un gruppo coeso di attori che rende più efficace e rapida la diffusione dell’innovazione, e che fa emergere le capacità creative delle imprese e dei territori. Con l’iniziativa si realizza una birra artigianale dall’elevato appeal con un forte valore aggiunto, dovuto alla caratterizzazione territoriale delle materie prime utilizzate. Dal punto di vista ambientale consente di abbattere drasticamente l’impronta ecologica della logistica del malto.

Contratto di rete – Gallettificio Valditone (Piacenza)
Due aziende agricole da tempo radicate hanno un obiettivo comune, produrre un alimento molto semplice: le gallette di cereali. L’obiettivo della Ree è riuscire ad impiegare le conoscenze agronomiche partendo dalla coltivazione delle materie prime, trasformare il cereale direttamente in azienda agricola utilizzando metodi moderni, preservando il gusto autentico dei cereali. Grazie all’innovazione di lavorazione, le gallette mantengono le caratteristiche organolettiche e soprattutto il sapore e l’aroma dei cereali elevando la qualità del prodotto. L’obiettivo non si poteva raggiungere senza la forza e la passione di entrambe le aziende unite in rete.

Gruppo Cannella – Mannino (Ragusa)
Due giovani biologi siciliani hanno reinventato l’acquacoltura adottando il sistema dell’acquaponica che riduce al minimo l’uso di acqua (-90%), l’uso di spazio, elimina l’uso di erbicidi ma anche di concimi, riduce quello di insetticidi, apportando due rilevanti vantaggi: i prodotti ittici ed i prodotti vegetali sono di qualità mediamente superiore, ed il processo produttivo è innovativo, a costi ridotti ed a bassissimo impatto ambientale. Il fondamento tecnico di riuso degli scarti a base di azoto, fosforo e potassio del metabolismo dei pesci per coltivare le piante rientra appieno nell’idea di economia circolare, e gli scarti vegetali vengono impiegati per alimentare altri pesci erbivori o altri organismi che a loro volta andranno ad alimentare i pesci”.

Gruppo Banfi, Avello e Raveri (Pavia)
Il Gruppo Banfi ha realizzato un Impianto a biomassa legnosa da 115 kwh per la produzione di energia termica da destinare alle strutture dell’Agriturismo Molino Taverna. Le caratteristiche tecniche innovative della speciale caldaia sono contraddistinte da un forno centrale, un particolare sistema d’entrata del combustibile e la camera di combustione dotata di resilienti griglie mobili, permettendo di utilizzare biomasse anche al 70% di umidità, derivanti da coltivazioni di miscanto realizzate dalla startup Planeta Renewables, ospitata presso l’Università Cattolica di Milano.

PREMIATI CATEGORIA Smart Land, Smart Cities

Genagricola SpA (Caorle, Venezia)
Genagricola  ha costruito un vero e proprio Parco Agricolo attraente, innovativo, artistico e pedagogico con un’offerta integrata di spazi museali, paesaggistici, di esperienze ludiche e ricreative in una azienda agricola di lunga storia: 3 opere d’arte monumentali di Alberto Garutti, 32 km di nuovi percorsi ciclopedonali, mostre fotografiche e videoproiezioni, tavoli pedagogici interattivi, visite guidate da app, archeologia industriale di bonifica con vecchie macchine idrovore, un innovativo turismo esperienziale e “responsabile”. A ciò si aggiunge l’attività di agricoltura sociale inclusiva di soggetti svantaggiati, la semina di strisce di impollinazione e sostegno alla biodiversità con 60 varietà di erbe indigene a fioritura scalare, fitodepurazione delle acque.

Soc. Az, Agr. Chiarlo (Asti)
L’azienda agricola vitivinicola Chiarlo ha realizzato un’innovazione volta alla valorizzazione del territorio attraverso il connubio Vino-Cultura, Arte e Sostenibiltà. All’apertura di un Parco Artistico permanente nel vigneto con il coinvolgimento di Artisti di fama mondiale è seguita la realizzazione di un sistema multimediale che permette a chiunque di visitare il Parco autonomamente ed in modo gratuito fornendo informazioni relative alle opere, sia sculture che installazioni, che al territorio. L’azienda ha certificato i suoi 7 vini più importanti “ViVA wine Sustainable” per diffondere una cultura di riduzione di impatto ambientale e mantenere la biodiversita. Ha inoltre realizzato nel corso del 2018 la mitigazione della cantina attraverso il verde verticale che ha consentito un ideale inserimento paesaggistico nel territorio.

Soc. Agr. Castelvecchio (Gorizia)
L’innovazione della Soc. Agr. Castelvecchio è collegata al complesso delle attività che hanno consentito di recuperare terreni marginali alla multifunzionalità e diversificazione aziendale (agriturismo, agriristoro, e produzione di energia da fonti rinnovabili), generando una migliore sostenibilità: produzioni biologiche e contemporanea valorizzazione dell’ambiente a fini di fruizione turistica, un sistema di economia circolare a fianco del Parco letterario Ungaretti.

Soc. Semplice AGT (Piacenza)
In una realtà zootecnica che produce 400 quintali di latte al giorno per il Grana Padano con 2500 bovini di razza selezionata in 5 unità produttive, è presente una provocatoria e geniale iniziativa che disegna il recupero completo della produzione di reflui attraverso la creazione di uno specifico Museo. Una vera e propria estensione massima dei possibili riutilizzi del letame in una chiave tecnologica innovativa ed integrata, a carattere fortemente circolare: dai concimi selezionati, alle rinnovabili, dai nuovi prodotti per l’edilizia, al design ed al florovivaismo.


“L’agricoltura è aperta alle nuove istanze economiche, ambientali e sociali. Sperimenta, si rinnova profondamente, è al passo con i tempi e le attese. Guarda al futuro”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, avviando – a Roma a Palazzo della Valle, alle presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro per le Politiche agricole Gian Marco Centinaio – la prima edizione del “Premio nazionale per l’innovazione in agricoltura”, indetto dall’Organizzazione degli imprenditori agricoli.

“Abbiamo fortemente voluto questo Premio – ha sottolineato il presidente Giansanti – per mettere in luce l’ampia e articolata offerta di soluzioni tecnologiche, di prodotto, di processo ed organizzative che vengono adottate dagli imprenditori agricoli; e poi per valorizzare la loro creatività, lo spirito di aggregazione, apertura, coraggio, sostenibilità che pongono in campo.  È fondamentale far emergere il ruolo, troppo spesso sottovalutato, delle aziende agricole come motore dello sviluppo”.

“Le tredici imprese e aggregazioni che abbiamo premiato sono ‘testimoni’ di un percorso di rinnovamento in atto, che sta già cambiando profondamente il settore agricolo – ha spiegato Massimiliano Giansanti -. Sono capofila dell’innovazione, con soluzioni tecnologiche, ambientali, culturali, sociali, davvero significative ed emblematiche, che vogliamo far conoscere. Per questo entreranno a far parte del ‘Club delle imprese agricole innovative’ di Confagricoltura e parteciperanno ad una serie di iniziative informative e formative”.

“La nuova agricoltura – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura – darà vita anche a nuova occupazione. Può creare centomila nuovi posti di lavoro, ma occorrono politiche innovative, propulsive e mirate”.

Il presidente Giansanti in particolare ha chiesto  una specifica ‘Agenda digitale per l’agricoltura’ che preveda i seguenti obiettivi: piano educativo di ‘imprenditorialità e digitale’ rivolto agli imprenditori del mondo agricolo; progetto strategico sui ‘big data’ del settore agricolo con piattaforme integrate e coinvolgimento di chi genera il dato; piano di infrastrutturazione digitale dei terreni agricoli (smart land) che consenta anche il contributo dei privati; finanza del digitale a misura di azienda agricola; incentivi per l’aggregazione delle PMI agricole per diffondere e gestire l’innovazione; un  programma di impresa 4.0 in chiave agricola e PMI, prevedendo hub di innovazione digitale (DIH) che forniscano servizi alle imprese e poli di ricerca e innovazione (competence center) collegati  alle Università, alla ricerca ed alle imprese.

“Essere innovatori in agricoltura è fondamentale, ma da soli non si va da nessuna parte – ha messo in guardia il presidente di Confagricoltura -. L’impresa agricola ha bisogno di uno Stato ‘partner’, di ricerca finalizzata, di agroindustria che faccia sistema.  Deve poter disporre di adeguate reti infrastrutturali – energetiche, stradali, ferroviarie ma anche digitali e banda ultralarga – e di tecnologie, come blockchain, che sono determinanti per la competitività”.

Fonte: Confagricoltura

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Quanto è sostenibile l’attività della tua impresa, ora è possibile misurarla con “SI Rating”

Si Rating, il Sustainability Impact Rating è sviluppato da Arb Consulting, start up innovativa specializzata nella sostenibilità integrata.

SI Rating è il sistema per misurare, monitorare e comunicare correttamente la sostenibilità, valutando gli impatti Ambientali, Sociali e di Governance ed evidenziando a quali obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU (SDGs) si sta contribuendo.

Strumento completo e user friendly, attraverso una piattaforma on line che valuta oltre 50 strumenti di sostenibilità riconosciuti internazionalmente, determina la sostenibilità delle strategie industriali. La valutazione viene eseguita tenendo presenti 5 criteri: trasparenza, livello di gestione, attendibilità, miglioramento, completezza. Infine, vengono analizzate 26 tematiche ambientali, sociali e di governance sulla base di strumenti internazionali accreditati. I dati ottenuti sono elaborati da un algoritmo che genera la valutazione finale e diventano oggetto di un report che indica all’organizzazione le azioni da intraprendere per migliorare il proprio impegno nella sostenibilità.
Adottando le azioni di sostenibilità suggerite da Si Rating le aziende potranno migliorare la loro brand reputation, rafforzare l’attuale posizionamento sul mercato e intercettare nuove aree d’azione. SI Rating è stato validato dall’ente internazionale di certificazione Rina ed è la prima realtà italiana e tra le prime in Europa ad avvalersi della collaborazione con Sasb (Sustainability Accounting Standards Board).
 
Fonte: Ufficio stampa  SI Rating
Per saperne di più accedi ad ARB Consulting 
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SMART AGRIFOOD, come entra il digitale nella filiera agoalimentare

L’innovazione digitale entra nella filiera agrifood con soluzioni che aumentano la competitività dell’intero settore e migliorano qualità e tracciabilità del Made in Italy alimentare.

Sono già 133 le soluzioni tecnologiche per la tracciabilità presenti sul mercato italiano e il 44% delle imprese che le hanno adottate ha migliorato efficienza ed efficacia, riducendo tempi e costi. Ma è l’Agricoltura 4.0 – l’utilizzo di diverse tecnologie interconnesse per migliorare resa e sostenibilità delle coltivazioni, qualità produttiva e di trasformazione, nonché condizioni di lavoro – l’ambito di maggior fermento, con oltre 300 soluzioni 4.0 già disponibili, orientate soprattutto all’agricoltura di precisione e in misura minore all’agricoltura interconnessa (il cosiddetto internet of farming), impiegate dal 55% di 766 imprese agricole intervistate nella ricerca, con l’età e il titolo di studio che non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0. La crescente offerta tecnologica spinge un mercato in rapida espansione, che nel 2018 raggiunge un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270% in un solo anno), pari a circa il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo, generato da oltre 110 aziende fornitrici fra player affermati e startup.

In questo contesto favorevole, anche le startup che propongono soluzioni digitali al settore agricolo e agroalimentare proseguono nella loro spinta innovativa: sono 500 le startup nel mondo, per un totale di 2,9 miliardi di dollari di investimenti raccolti, attive soprattutto in ambito eCommerce (65%) e Agricoltura 4.0 (24%). L’Italia si colloca davanti a tutti gli altri paesi Europei per numerosità, ma con appena 25,3 milioni di euro di finanziamenti (pari all’1% del finanziamento complessivo) appare ancora marginale per capacità di raccogliere capitali.

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia, presentata questa mattina al convegno “Il digitale scende in campo, ma la partita è di filiera!” presso l’Università degli Studi di Brescia. “L’innovazione digitale è una leva strategica per il settore agroalimentare italiano, in grado di garantire maggiore competitività a tutta la filiera, dalla produzione in campo alla distribuzione alimentare, passando per la trasformazione – dice Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood -. Il successo delle imprese agricole passa sempre di più dalla capacità di raccogliere e valorizzare la grande mole di dati che si genereranno, soprattutto per ottenere il controllo dei costi e l’aumento della qualità della produzione. Va evidenziato comunque che tra gli attori del settore emerge ancora poca chiarezza su come sfruttare queste opportunità; un segnale che serve investire nella creazione di sane competenze, al di là delle mode”.

“Anche nel settore agroalimentare cominciano a emergere chiaramente le opportunità generate da una valorizzazione strategica dei dati – rileva Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart Agrifood -. Il 71% delle soluzioni di Agricoltura 4.0 oggi è in grado di supportare le decisioni facendo leva sui dati anche con sistemi di analytics avanzati e quasi metà degli agricoltori intervistati, il 45%, è cosciente della rilevanza dei dati, ma non gli è ancora chiaro come valorizzarli. Una corretta gestione dei dati in digitale, inoltre, è cruciale per la tracciabilità, su cui siamo ancora agli inizi, mentre è già un chiaro fattore di sviluppo per le startup, che li sfruttano nell’85% dei casi analizzati”.

Il mercato globale dell’Agricoltura 4.0 vale 7 miliardi di dollari (il doppio rispetto allo scorso anno), di cui il 30% generato in Europa. La crescita è ancora più rapida in Italia, dove il mercato ha un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270%), che per circa l’80% è generato da offerte innovative di attori già affermati nel settore (ad esempio i fornitori di macchine e attrezzature agricole) e per circa il 20% da soluzioni di attori emergenti (soprattutto startup), che propongono sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica.

L’Osservatorio ha mappato 110 imprese del comparto (74% brand affermati e 26% startup) che offrono oltre 300 soluzioni tecnologiche di Agricoltura 4.0, con ruoli e posizionamento molto diversi lungo la filiera. Il 49% delle aziende sono fornitrici di soluzioni avanzate come Internet of Things(IoT), robotica e droni, il 22% di soluzioni di data analysis, il 16% di macchine e attrezzature per il campo, il 7% produce componentistica e strumenti elettronici, mentre nel 3% dei casi sono realtà produttive in ambito agricolo. Le soluzioni più frequenti sono i sistemi utilizzabili trasversalmente in più settori agricoli (53%), seguite da quelle rivolte al comparto cerealicolo (24%), ortofrutticolo (24%) e vitivinicolo (16%). Cresce, anche se molto lentamente, l’attenzione per l’internet of farming, abilitato dal 14% delle soluzioni offerte: quasi l’80% delle soluzioni è applicabile in fase di coltivazione, il 13% supporta la fase di pianificazione, il 4% il monitoraggio degli stock e il 3% la logistica aziendale.

Da un’indagine condotta dall’Osservatorio su 1.467 aziende agricole emerge come le imprese italiane siano sempre più consapevoli delle opportunità offerte dal paradigma 4.0 (85% delle 766 rispondenti) e utilizzino sempre più frequentemente soluzioni orientate all’Agricoltura 4.0 (55%). Il controllo dei costi di produzione e l’aumento della produzione sono le esigenze più urgenti per le imprese, mentre i fabbisogni legati all’acquisizione, elaborazione e interpretazione dei dati sono considerati importanti ma non ancora prioritari. Il 55% delle aziende dichiara di utilizzare macchinari o tecnologie avanzate per la pianificazione delle colture, la semina, la coltivazione, il raccolto, e fra questi il 45% lo fa da più di cinque anni. Il 30% degli imprenditori ha meno di 40 anni e un terzo è laureato, ma l’età e il titolo di studio non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0, al contrario, invece, della dimensione dei terreni e dei settori di riferimento. Sotto i 10 ettari solo il 25% delle aziende adotta soluzioni 4.0, contro il 65% di quelle sopra i 100 ettari.

Le tecnologie digitali hanno un grande impatto sull’efficienza e l’efficacia dei processi di tracciabilità alimentare. Il 30% delle imprese che adottano soluzioni digitali di tracciabilità rileva una riduzione degli errori di inserimento dei dati e del rischio di manomissione, il 27% nota una diminuzione dei costi richiesti all’attivazione delle procedure di rintracciabilità e il 21% un risparmio di tempo per la raccolta dei dati. Anche i processi e le relazioni nella supply chain beneficiano di queste soluzioni, soprattutto per quanto riguarda i costi di gestione delle scorte (15%), la riduzione degli sprechi alimentari (14%) e il consolidamento dei rapporti di filiera (13%). Il 13% delle aziende ha anche riscontrato un aumento delle vendite, mentre il 14% evidenzia la necessità di puntare su soluzioni per migliorare i processi di certificazione.

Le 133 soluzioni tecnologiche per la tracciabilità alimentare disponibili sul mercato italiano intervengono nei processi di identificazione univoca, acquisizione del dato, registrazione, analisi, integrazione e trasmissione. Il 59% di queste soluzioni sono ancora “tradizionali” (trasformano il dato in digitale richiedendo un importante contributo umano) e le più diffuse sono piattaforme software per registrazione, integrazione ed elaborazione del dato (62%), seguite da soluzioni che combinano strumenti hardware e software (30%) e da strumenti hardware come sensori IoT e lettori codici a barre (8%). Fra quelle più avanzate (42%), invece, le più utilizzate sono RFID (Radio-Frequency Identification, 20%), Cloud (19%), i Big Data Analytics (14%) e i sensori IoT  (10%).

Cresce l’interesse per l’applicazione delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger nella filiera alimentare: sono 42 i progetti internazionali e italiani mappati dal 2016 al 2018, più che raddoppiati nell’ultimo anno. Si tratta di iniziative che, nel 24% dei casi, trovano applicazione in diversi ambiti, nel 21% sono dedicate alla filiera della carne, nel 17% all’ortofrutta e nel 10% al cerealicolo. Nel 50% dei casi è stato riscontrato un forte ruolo guida da parte degli attori della distribuzione e della trasformazione.

Sono 500 le startup internazionali finanziate che offrono soluzioni digitali al settore agricolo e agroalimentare censite dall’Osservatorio, fondate a partire dal 2012, per un totale di 2,9 miliardi di dollari di investimenti raccolti. Gli Stati Uniti si confermano l’area con la maggior densità di startup (37%) e di finanziamenti alle nuove imprese (41%), seguiti dall’Europa (30% delle startup e 35% dei finanziamenti) e dall’Asia (20% delle startup e 20% degli investimenti). Dopo gli Stati Uniti, i singoli paesi più virtuosi per capacità di convogliare finanziamenti sulle nuove imprese sono Regno Unito (19%), Germania (12%), Cina (8%) e Israele (2%). L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di startup, ma incide soltanto per l’1% sul totale dei finanziamenti ricevuti dalle nuove imprese, con solo 25,3 milioni di euro.

Le startup internazionali si dividono tra fornitori di tecnologia (31%) e di servizi (16%), retailer (34%) e fornitori di servizi nel settore della ristorazione (19%). Oltre metà delle startup (55%) si rivolge a clienti privati, solo il 5% opera in un mercato di nicchia; l’8% vende i propri servizi sia ai consumatori sia alle aziende, offrendo servizi per la disintermediazione della filiera e vetrine per produttori o retailer, mentre il 37% propone servizi o prodotti tecnologici solo alle imprese, servendo in particolare le aziende agricole o zootecniche (68%) e le industrie di trasformazione (10%).

L’eCommerce è il principale ambito di interesse per le startup, con il 65% delle nuove imprese internazionali attive e un’incidenza sui finanziamenti pari all’84% del totale. La maggior parte delle startup eCommerce offre soluzioni B2c per l’acquisito di prodotti agroalimentari (eCommerce Food, 57%), con modelli di business innovativi che puntano a far incontrare produttori agricoli e consumatori finali. Seguono le startup Food Delivery, piattaforme che mettono a confronto le offerte e consentono di ordinare piatti (36%) e gli Aggregatori,piattaforme mirate a favorire lo scambio di informazioni, prodotti e attrezzature agricole (7%). Quasi un quarto delle startup, invece, opera nell’ambito Agricoltura 4.0 (24% delle startup e 11% dei finanziamenti complessivi), in cui emergono soprattutto le soluzioni digitali per il monitoraggio da remoto di terreni e coltivazioni (69%), seguite da servizi di analisi e integrazione dei dati per supportare gli agricoltori nel processo decisionale (27%) e da strumenti di mappatura di terreni e coltivazioni a partire dai dati sulla resa delle colture o da immagini ricavate da droni (24%). Più marginali le startup che offrono soluzioni per migliorare la qualità alimentare (8%) e la sostenibilità (4%) e quelle in ambito zootecnia di precisione (3%).

Tra le tecnologie più rilevanti per l’innovazione del settore agricolo emergono i dati: li usa il 94% delle startup operanti nell’Agricoltura 4.0 e il 56% impiega tecnologie IoT per raccogliere e trasmettere dati in tempo reale sulle condizioni ambientali e per monitorare le attività delle macchine. Seguono i droni (24%) e i robot per le attività in campo (3%). I dati sono preziosi anche per la qualità alimentare: ne fa uso il 78% delle startup operanti in questo ambito, mentre il 75% sfrutta l’IoT.

L’edizione 2018-2019 dell’Osservatorio Smart Agrifood è realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia e con il supporto di A2A Smart City, Almaviva, Dafne, CRIT, Enapra-Confagricoltura, Generali, Image Line, Intesa Sanpaolo, Ismea, SDF, Unitec, AMA, BASF, CNH Industrial, Reply, GS1 Italy, SIA, TrackyFood, Systematica Tec, Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona e Zoogamma S.p.A.

Ufficio stampa Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano


Gli Osservatori Digital Innovation offrono una serie di Guide gratuite basate sui risultati di ricerche pluriennali, per entrare nel cuore dell’innovazione e scoprirne potenzialità e criticità.

Accedi da qui alle Guide sull’Innovazione Digitale 

 

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Agritech Startup Challenge: Corteva premia con 50 mila euro il progetto migliore

Sono aperte le candidature per aziende innovative che sfruttano le nuove tecnologie in agricoltura. A novembre la selezione delle 10 finaliste ed entro gennaio 2020 l’annuncio della vincitrice.

È aperta la Call for ideas di Corteva agriscience  per tutte le startup, ricercatori universitari, e quegli innovatori impegnati nel mondo dell’agroalimentare. Le candidature alla Agritech Startup Challenge resteranno aperte per quattro mesi e Corteva premierà con 50mila euro la migliore proposta di business che sfrutta tecnologie come la blockchain o la robotica, i big data e tutti quei sistemi a supporto delle decisioni per aiutare gli agricolotori. «Per il pitch day di Dicembre, sceglieremo tra quelle sottoposte, le 10 idee più innovative, premieremo la vincitrice con un reward economico e valuteremo l’attivazione di collaborazioni per la validazione dei business case più interessanti», ha commentato Flavio Cozzoli, Digital Business and Transformation Manager di Corteva Agriscience.

Sono tre le macroaree contemplate dalla prima edizione dell’Agritech Startup Challenge:

  • soluzioni farmtech finalizzate ad aumentare la produttività, a ridurre il rischio e a supportare le decisioni (Precision Ag, Big data & AI, robotica, AI ed algoritmi predittivi)
  • innovazioni in campo biologico per l’incremento delle rese e la protezione delle colture da malattie»
  • supply chain

Come candidarsi

C’è tempo fino al 15 ottobre, quando una commissione composta anche da enti esterni selezionerà le dieci finaliste. Per partecipare basta caricare un brief che Corteva Agriscience metterà in evidenza sul sito per dare visibilità alle startup. Serviranno poi un pitch di 10 slide e un business plan.

Accedi da qui al sito web Agritech Startup Challenge


Corteva Agriscience™ si dedica allo sviluppo di nuove soluzioni per l’agricoltura, offrendo agli agricoltori di tutto il mondo la più completa gamma di prodotti e servizi del settore. Corteva Agriscience™, ex Divisione Agricoltura di DowDuPont, è oggi una società indipendente e interamente focalizzata sull’agricoltura, che raggruppa i punti di forza di Pioneer, DuPont Crop Protection e Dow Agrosciences.
Obiettivo della società è quello di non essere solo un mero fornitore di prodotti per l’agricoltura, ma diventare un chiaro punto di riferimento agronomico e gestionale per l’intero comparto agroalimentare italiano, salvaguardando l’ambiente e il pianeta.