Sezione Innovazione e Ecoinnovazione

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Cimice asiatica, reti protettive e predatori naturali

Nuovi e interessanti risultati sul fronte della lotta allacimice asiatica (Halyomorpha halys). Il pericoloso insetto esotico che dal 2012 causa gravi danni agli agricoltori in Emilia-Romagna, in particolare suifrutteti, ha determinato costi aggiuntivi per la difesa attiva e passiva, nonché perdite di prodotto di entità variabile, a seconda delle zone, con importanti ricadute economiche sulle singole aziende e sull’intero territorio.
Per affrontare questa grave minaccia, tecnici, ricercatori e imprese agricole si sono associate in unGruppo operativo per l’innovazione (Goi) e hanno avviato nel 2016 un progetto triennale, denominatoHalys, per identificare nuovi approcci di difesa contro un organismo altamente nocivo, che provoca notevoli disagi anche ai cittadini.
E sono numerose le novità arrivate dal Gruppo operativo promosso dal Centro ricerche produzioni vegetali (Crpv) e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020, che vede la partecipazione attiva del sistema cooperativo.Con il Progetto è stato costituito un team di esperti di alto livello tecnico-scientifico con il coinvolgimento tra l’altro dell’università di Modena e Reggio (prof.ssa Lara Maestrello) e di Astra, che hanno operato in stretto collegamento con le attività del Consorzio fitosanitario di Modena e del Servizio fitosanitario regionale, rappresentato da Stefano Boncompagni della direzione. Si tratta di un pool creato per fornire strumenti efficaci ed affidabili a tecnici ed agricoltori così da affrontare il monitoraggio in campo della cimice asiatica ed applicare strategie di difesa sostenibili, che tengano conto dell’etologia ed ecologia di questo insetto esotico limitando l’impiego di prodotti chimici.

“Il progetto triennale (2016/2018) sviluppato dal Goi, denominato ‘Halys’, – spiega la coordinatrice, Maria Grazia Tommasini, del Crpv – ha permesso innanzitutto di conoscere con esattezza la biologia e l’ecologia dell’insetto e il suo adattamento al nostro territorio, evidenziando che il picco delle presenze in uscita dallo svernamento degli adulti si verifica tra aprile e metà maggio e si registrano due generazioni complete, sovrapposte. A metà maggio inizia l’ovideposizione per la generazione svernante con un potenziale riproduttivo fino a 285 uova/femmina, mentre per la generazione estiva l’ovideposizione comincia a metà luglio con un potenziale riproduttivo fino a 215 uova”.
“Sotto il profilo della difesa – prosegue Tommasini – è stata dimostrata l’utilità di tecniche di prevenzione fisica come l’impiego delle reti multifunzionali, che attualmente rappresentano uno degli strumenti più performanti per proteggere le produzioni frutticole dalla cimice asiatica laddove applicate correttamente, vale a dire con copertura tempestiva dopo la fioritura”. “Il progetto – rileva la ricercatrice del Crpv – ha inoltre mostrato il contributo offerto da alcuni predatori naturali presenti nei nostri ambienti (appartenenti alle famiglie ReduvidaeNabidaeTettigonidae), in grado di combattere efficacemente soprattutto gli stadi giovanili della cimice asiatica. A questo proposito, appare quindi determinante preservare l’integrità e la funzionalità degli agroecosistemi per far fronte alla diffusione di specie invasive”.
“Nel triennio – aggiunge Tommasini – sono state valutate anche alcune trappole a feromoni, che hanno evidenziato una buona capacità di attrazione nei confronti di tutti gli stadi di sviluppo mobili della cimice asiatica. Questi dispositivi hanno mostrato una forte variabilità nella cattura, imputabile a diversi fattori esterni, quali l’attrattività e la vigoria delle piante circostanti e il portamento della pianta su cui sono installati. L’impiego delle trappole è comunque utile per rilevare i picchi di presenza dell’insetto nei pressi del campo e il momento in cui fanno la loro comparsa le forme giovanili”.
La ricerca ha anche provveduto a saggiare diversi formulati insetticidi per valutarne l’attività contro uova, forme giovanili e adulte di Halyomorpha halys.“I prodotti più attivi – continua Tommasini – sono risultati quelli appartenenti alle classi degli organofosfati, piretroidi e neonicotinoidi; l’efficacia è basata principalmente sull’attività di contatto (effetto abbattente). Tra i prodotti testati ad oggi non è stata osservata una marcata azione ovicida, mentre più soddisfacenti sono le performance nei confronti degli stadi giovanili, anche per i prodotti biologici. Gli adulti risultano meno sensibili agli interventi insetticidi e mostrano una parziale capacità di recupero inseguito all’applicazione. “Tra l’altro – conclude la coordinatrice – lo studio ha poi comprovato che la presenza di cimici nelle uve non determina danni significativi sulla produzione e non influenza le qualità chimico-fisiche ed organolettiche dei vini Lambruschi e Sangiovese, ma anche Merlot e Lugana”.
“Gli importanti risultati ottenuti attraverso questo progetto – sottolinea Raffaele Drei, presidente del Crpv – sono il frutto del lavoro di squadra condotto dal nostro centro insieme agli altri centri di ricerca specializzati e alle imprese socie, a partire dal sistema cooperativo, e alla Regione con l’importante ruolo svolto dal Servizio fitosanitario regionale, per contrastare e contenere la diffusione del temibile insetto legata aimutamenti climatici. Si tratta di un metodo vincente, che rappresenta un valore aggiunto e in Emilia-Romagna ha già dato buoni esiti in passato, consentendo di limitare la diffusione di altre importanti avversità quali Colpo di fuoco batterico, Psa, ecc…”.
“Occorre pertanto proseguire in questa direzione – ricorda Drei – potenziando gli strumenti di supporto alla produzione, come l’azione di coordinamento dei tecnici di assistenza alle coltivazioni, con ulteriori mezzi per rispondere alle domande ancora aperte sulla cimice asiatica e su altri fronti”. Bisogna infatti tener presente che la “guerra” contro questo temibile insetto è tutt’altro che vinta ed a tale proposito in Cina è stato raggiunto un equilibrio attraverso la diffusione massiva di un antagonista naturale, la “vespa samurai”. Attualmente, la sua importazione in Europa è vietata per motivi di carattere burocratico/precauzionale, ma quest’anno la sua presenza è stata segnalata accidentalmente per cui è opportuno chiedersi se non si possano prendere in considerazione per il futuro, adeguamenti alla normativa vigente.
“Le strategie ed i protocolli messi a punto in questo progetto triennale vanno nella giusta direzione, così come confermato da uno dei massimi esperti della materia, Tim Haye presente all’incontro Crpv, da qui l’impegno della struttura che presiedo – conclude Drei – di proseguire nello sviluppo di un nuovo progetto, perché la ricerca non si deve fermare”.
Un’esigenza particolarmente sentita in tempi in cui la globalizzazione ed i cambiamenti climatici hanno favorito la diffusione e la moltiplicazione di nuovi patogeni alieni. Questo fenomeno, anche alla luce di un quadro normativo giustamente garantista per il consumatore e l’ambiente, lascia l’agricoltore sempre più sprovvisto di strumenti per affrontare in maniera adeguata la difesa del proprio raccolto con pesanti conseguenze sulla redditività.
Fonte: ufficio stampa Crpv

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Le 5 innovazioni che cambieranno il futuro dell’agricoltura

IBM ha recentemente presentato a San Francisco il proprio focus annuale “5 innovazioni in 5 anni”, per raccontare come intelligenza artificiale, blockchain e internet of things e cloud cambieranno il settore

Il tempo a nostra disposizione è ormai poco, come hanno urlato a gran voce i milioni di giovani scesi nelle piazze nelle scorse settimane. Nei prossimi cinque anni la Terra supererà per la prima volta il tetto di 8 miliardi di persone, ed è impensabile continuare a coltivare utilizzando le stesse tecniche che ci hanno portato alla situazione attuale: “La nostra complessa catena alimentare, già logorata dai cambiamenti climatici e dalla limitata disponibilità di risorse idriche, sarà ulteriormente messa alla prova – spiega Arvind Krishna, vice president di Ibm Cloud & Cognitive Software – Per rispondere alle esigenze di questo affollamento futuro, abbiamo bisogno di nuovi algoritmi di intelligenza artificiale e di dispositivi collegati al cloud, di progressi nei settori della chimica e della microbiologia e di modi completamente nuovi di considerare la sicurezza alimentare”.

5 innovazioni in 5 anni

Non è un caso che ad interessarsi della questione sia stata proprio un’azienda come IBM, una delle più grandi al mondo nel settore informatico. L’agricoltura è a una svolta, e a guidare il cambiamento saranno le tecnologie. Per questo IBM ha recentemente presentato a San Francisco il proprio focus annuale “5 innovazioni in 5 anni”, per raccontare come intelligenza artificiale, blockchain, internet of things e cloud cambieranno il settore e cercheranno di rispondere alla sempre più esigente richiesta di cibo da tutto il mondo. Ecco 5 innovazioni che sono state presentate in occasione dell’evento e come potrebbero cambiare in maniera sostanziale il modo di coltivare delle prossime generazioni.

  1. Gemelli digitali

Il seme è, ovviamente, l’elemento base di ogni coltivazione. La soluzione proposta da IBM è quella di applicare la tecnologia del “digital twin”,ovvero dei “gemelli digitali” che sono la copia perfetta di un prodotto (in questo caso agricolo) o di un processo: copie che però hanno vita ed interagiscono tra loro solo nel mondo digitale. È una svolta per le aziende, che hanno la possibilità di risparmiare sulla creazione di un costoso prototipo fisico e iniziare invece a testare le prestazioni di un oggetto solo a livello digitale.“Un digital twin di terreni coltivabili, attività agricole e risorse agricole sarà disponibile per tutti gli agricoltori, fornitori di attrezzature agricole, distributori di generi alimentari, dipartimenti di agricoltura e salute, banche e istituti finanziari, organizzazioni umanitarie di tutto il mondo – spiega Krishna – generando un’economia in grado di condividere risorse e permettendo l’aumento della produttività agricola e della sicurezza alimentare, con un minore impatto ambientale”.

  1. Filiera interconnessa

Si chiama distributed ledger technology, ed è l’applicazione della tecnologia alla filiera alimentare: grazie ad essa, ogni attore saprà esattamente quanto produrre, ordinare e spedire per il successivo anello della catena, evitando così tutti quegli sprechi che caratterizzano il modello attuale. Ma non solo: questa tecnologia garantirà anche più freschezza e qualità dei cibi che arriveranno ai consumatori, grazie all’utilizzo integrato di blockchain, IoT e degli algoritmi di intelligenza artificiale.

  1. Microbi come alleati

Sapere cosa si mangia è alla base di qualunque sviluppo futuro delle tecniche di coltivazione. Oltre alla blockchain, c’è un modo innovativo e, allo stesso tempo, molto classico di scoprire le precise caratteristiche degli alimenti: basta chiedere ai microbi. L’analisi e la mappatura dei microbiomi, organismi che interagiscono e convivono con tutti gli animali, uomo compreso, permette di analizzare il corredo genetico e garantire così la provenienza e la qualità. Alla IBM il progetto è chiamato “Culture Club” e promette di essere un importante passo in avanti nel campo della sicurezza alimentare.

  1. Agenti patogeni

Tanti anni di inchieste e scandali alimentari ci hanno insegnato che è sempre bene interrogarsi sulle sostanze chimiche che vengono usate per coltivare i prodotti alimentari. In futuro sarà possibile analizzare il cibo semplicemente con un dispositivo portatile che ci dirà in tempo reale se all’interno dell’alimento possano esserci elementi dannosi per la nostra salute. “Nel giro di cinque anni, gli agricoltori, le imprese del settore alimentare e i negozi di generi alimentari, insieme ad un miliardo di cuochi – spiega ancora il vice president di Ibm Cloud & Cognitive Software Krishna – saranno in grado di rilevare senza problemi la presenza di pericolosi contaminanti negli alimenti. Sarà sufficiente un telefono cellulare o un piano d’appoggio con sensori basati sull’intelligenza artificiale. I sensori mobili di batteri potrebbero enormemente aumentare la velocità dei test sugli agenti patogeni, passando da giorni a secondi”.

  1. Ciclo chiuso

Altra questione sostanziale quando si parla di alimentazione è quella dei rifiuti: è evidente ormai che l’obiettivo a cui tendere nel futuro dell’agricoltura è la realizzazione di un ciclo produttivo chiuso, che sfrutti i rifiuti e gli scarti per generare nuovi prodotti. Dalla IBM fanno sapere che entro 5 anni tutti gli imballaggi e il packaging saranno realizzati con materiale riciclabile. L’innovazione si chiama VolCat: è un processo chimico catalitico che trasforma alcuni materiali plastici in una sostanza che può essere direttamente riutilizzata nelle macchine per la produzione della plastica per realizzare nuovi prodotti.

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Accordo Unical – MITO per il fondo d’investimento “Progress Tech Transfer”

Firmato martedì 16 aprile scorso, nella Sala Stampa, l’accordo tra Università della Calabria e la società MITO Technology per l’adesione dell’Ateneo a “Progress Tech Transfer”, il nuovo fondo d’investimento per il trasferimento e la valorizzazione delle tecnologie generate dalla ricerca pubblica italiana nel campo della sostenibilità.


L’Accordo ha lo scopo di aumentare per ricercatori e studenti dell’UNICAL le opportunità di investimento e migliorare i tassi di successo delle operazioni di trasferimento tecnologico come le cessioni di tecnologia, le licenze, nonché la creazione di imprese spin-off concernenti tecnologia e diritti di proprietà intellettuale.
Caratteristiche, obiettivi e attese di “Progress Tech Transfer” sono stati presentati da Francesco De Michelis, Amministratore Delegato di MiTo, e da Michele Costabile dell’Università LUISS e partner di MiTo, durante la conferenza, moderata dal Responsabile del Liaison Office Andrea Attanasio, alla quale ha presenziato il Delegato al Trasferimento Tecnologico dell’Unical Giuseppe Passarino che ha firmato l’accordo per UNICAL.
Il fondo, gestito dalla società MITO Technology, come sottolineato da De Michelis, durante la presentazione, apre per gli atenei che aderiscono anche a tecnologie di ricercatori, di dottorandi ma anche di studenti che sono ancora nella fase proof of concept, una fase in cui è molto difficile trovare un investitore. Attraverso call periodiche si selezionano le tecnologie a basso livello di maturazione per le quali saranno effettuati investimenti fino a 200mila euro in cambio di un’opzione sul brevetto che sarà depositato.
Il fondo ha una dotazione complessiva di 40 milioni di euro, sottoscritti pariteticamente dal Fondo Europeo degli Investimenti (FEI), attraverso i fondi InnovFin, e da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) nell’ambito della piattaforma ITAtech.
Oltre che alle tecnologie proof of concept, il fondo si rivolge ai progetti di spin-off in cui ci sia un ricercatore o un dottorando dell’ateneo; in questo caso il fondo interviene sotto forma di equity.
Sia le tecnologie proof of concept, siai progetti di ricerca tecnologici delle spin-off devono ricadere nel settore della sostenibilità (energia, risorse naturali, agri-food) e provenire dal mondo della ricerca pubblica italiana.
“L’iniziativa presentata si inserisce nella strategia complessiva dell’Ateneo che punta sempre di più sul trasferimento tecnologico includendo nelle azioni di valorizzazione della ricerca anche i più giovani attraverso iniziative come la Start Cup Calabria dalla quale negli ultimi due anni sono venuti fuori i vincitori del Premio Nazionale per l’Innovazione” – ha affermato il prof. Giuseppe Passarino definendo l’accordo firmato un’importante opportunità per l’Unical.
Il fondo, che come evidenziato dal prof. Costabile ha l’obiettivo ambizioso di valorizzare la tecnologia dal momento in cui viene progettata fino alla sua brevettazione, si innesta in un’ottica che reputa fondamentale la costituzione di un team con competenze complementari volto ad alimentare il brevetto e lo sviluppo dello business aziendale.
Per accedere al “Progress Tech Transfer” occorre rispondere alle due call annuali del fondo. Per l’anno 2019 la prima si è aperta il 2 aprile con scadenza 31 maggio 2019; la seconda aprirà il 15 settembre prossimo. La piattaforma per la sottomissione delle tecnologie è raggiungibile alla seguente URL: https://progressttfund.it/en/program/1-spring-call-2019
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Innovagorà, piazza dei brevetti e dell’innovazione italiana: i brevetti bioeconomia e agroalimentare

Da lunedì 6 a mercoledì 8 maggio si tiene a Milano l’evento nazionale che intende far conoscere e valorizzare brevetti e tecnologie nate nel mondo della ricerca pubblica. L’iniziativa è promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, organizzata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci e realizzata in collaborazione con Il Corriere della Sera


Dal 6 all’8 maggio 2019 Milano diventa capitale dell’innovazione con InnovAgorà, la ‘piazza’ dei brevetti della ricerca italiana, l’evento nazionale che ha l’obiettivo di far conoscere e valorizzare brevetti e tecnologie nati nel mondo della ricerca pubblica e metterli a disposizione dello sviluppo economico-sociale del Paese.
L’iniziativa è stata presentata oggi in una conferenza stampa ospitata dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, sede dell’evento, a cui hanno partecipato il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Marco Bussetti, il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Massimo Inguscio, il Responsabile Dipartimento Università del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca Giuseppe Valditara, il Direttore Generale del Museo Fiorenzo Marco Galli e Alessandro Bompieri, Direttore Generale News Italy RCS.

Promosso dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, l’evento è organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia e realizzato in collaborazione con Il Corriere della Sera: protagoniste saranno 171 ‘innovazioni’ messe a punto da ricercatori e team di ricerca provenienti da 48 Università italiane e 13 Enti di ricerca di tutta Italia, suddivise in 7 aree tematiche che rispecchiano temi oggi prioritari per l’economia:

– Bioeconomia e agroalimentare

– Manifattura intelligente: materiali innovativi, robotica e Ict

– Energia sostenibile, ambiente e tecnologie verdi

– Società intelligenti, sicure e inclusive; Mobilità sostenibile

– Dispositivi per la diagnosi e la cura

– Nuovi farmaci e biotecnologie per la salute

– Tecnologie innovative per l’edilizia, le infrastrutture  e il patrimonio culturale.


I brevetti “Bioeconomia e Agroalimentare”

17 Tracciabilità degli alimenti, QR CODE e DNA Catering
23 Food/fluid screening mediante risonanza magnetica per l’identificazione e quantificazione di zuccheri e altre sostanze
36 Nuovo pastorizzatore per il trattamento del latte umano donato delle banche del latte
39 Bio-ristor: monitoraggio in continua dei parametri biochimici nella linfa delle piante
46 Uso di acidi grassi come esaltatori del gusto nei prodotti alimentari
47 Procedimento di trattamento di materiali fibrosi per ottenere proprietà idrorepellenti
67 Dispositivo per il rilevamento della maturazione fenolica dell’uva basato su smartphone e analisi di immagini
81 Rimozione di inquinanti organici dalla cera
82 Sequenze nucleotidiche ed amminoacidiche di fitoplasmi responsabili della flavescenza dorata e fitoplasmi filogeneticamente simili, e loro uso
83 Processo per la produzione di una pasta alimentare di grano duro ad elevato potenziale nutrizionale e pasta alimentare di grano duro ad elevato potenziale nutrizionale
84 Dispositivo e procedimento di riduzione della dispersione nell’ambiente di polvere da abrasione di sementi conciate da parte di seminatrici pneumatiche di precisione
86 Apparato per la denocciolatura delle olive
94 Sistema mobile per la sicurezza alimentare
122 Batteri lattici e film edibile antibatterico: nuove soluzioni di packaging
123 Composizione edibile per la conservazione degli alimenti, procedimento per la sua preparazione e relativi usi
124 Metodo molecolare per l’autenticazione di pani tradizionali/tipici a lievitazione naturale
130 Associazione a base di inulina e suo impiego come sostituto dei grassi in composizioni e formulazioni alimentari
143 Riduzione dell’acrilammide in un alimento
148 Sistema di illuminazione per organismi fotosintetici acquatici
149 Procedimenti e composizioni per la produzione di astaxantina da organismi marini
167 Impianto per trattare reflui organici e per realizzare un fertilizzante
170 Un microchip per l’anti-contraffazione di oli

 


I 171 inventori – singoli o in team – avranno l’opportunità di presentare le proprie innovazioni e prototipi in una tre giorni densa di appuntamenti, con presentazioni di brevetti, incontri B2B, workshop tematici e sessioni speciali ai quali saranno presenti investitori, imprenditori e rappresentanti delle associazioni di categoria partner dell’evento. Inoltre, all’interno del Museo, per tutta la durata dell’evento sarà allestita un’area espositiva con una selezione di prototipi.

Il programma di ‘InnovAgorà’ è ricco di tavole rotonde e momenti di approfondimento su temi di stretta attualità scientifica. Ad aprire i lavori sarà l’evento inaugurale di lunedì 6 maggio (ore 11, spazio Polene), un ampio confronto sul tema dell’innovazione al quale saranno presenti rappresentanti istituzionali, imprenditori e associazioni di categoria: in particolare, interverranno il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Massimo Inguscio con una relazione sul tema ‘L’offerta: la ricerca pubblica in Italia, i settori di eccellenza e gli scenari di sviluppo’ e, in chiusura, il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Marco Bussetti con un intervento su ‘La valorizzazione della ricerca pubblica come opportunità di crescita per il Paese’.

Sempre lunedì 6 maggio alle ore 14 è in programma una sessione speciale dedicata al tema ‘Intelligenza Artificiale’. Curata dal Tavolo Tecnico Intelligenza Artificiale istituito dal MIUR, sarà un’occasione per definire l’agenda italiana del settore, tenuto conto del recente piano di coordinamento avviato dalla Commissione Europea sul tema, e presentare il programma di formazione nazionale previsto per i dottorati.

Altri momenti saranno specificatamente dedicati a vari aspetti del trasferimento tecnologico, a partire dal quadro normativo che regola il tema dei brevetti e della proprietà intellettuale in Italia e dagli strumenti di sostegno ai processi di valorizzazione della ricerca.

Tra questi, la sessione speciale ‘Valorizzazione della ricerca e trasferimento tecnologico: il punto di vista delle imprese’ (lunedì 6 maggio ore 16, a cura delle associazioni di categoria partner dell’iniziativa: Confagricoltura, Confartigianato Imprese, Confcommercio – Imprese per l’Italia, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della piccola media impresa, Confindustria, Unioncamere, Camera di Commercio di Milano Monza-Brianza Lodi, Unione Artigiani Italiani e delle Pmi); il focus sulla ‘Cultura della brevettazione’ (martedì 7 maggio ore 11,30, in cui si parlerà anche della candidatura di Milano ad ospitare il Tribunale Unificato dei Brevetti), il workshop ‘Il sostegno finanziario alla valorizzazione economica della ricerca’ (martedì 7 maggio ore 16), in cui verranno formulate proposte e soluzioni per tradurre l’alta ‘densità scientifica’ che caratterizza il nostro Paese in un’adeguata risposta brevettuale, così da generare un circolo virtuoso innovazione-produttività-crescita-occupazione, così come riscontrabile in altri Paesi.

Oggi alla sua prima edizione, InnovAgorà rappresenta il punto di partenza di un nuovo programma del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che punta a favorire l’introduzione nella società di applicazioni e tecnologie dal forte impatto innovativo: l’obiettivo è renderlo un appuntamento annuale che si ponga quale strumento di conoscenza e valorizzazione della migliore ricerca italiana.

Info: www.innovagora.it

Ufficio stampa:
Francesca Gorini
Ufficio stampa Cnr
francesca.gorini@cnr.it

Capo ufficio stampa:
Marco Ferrazzoli
marco.ferrazzoli@cnr.it
ufficiostampa@cnr.it
06 4993 3383
skype marco.ferrazzoli1

Vedi anche:

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Premio UNASA 2019

E’ istituito il “Premio UNASA 2019” dedicato alla “OrtoFloroFrutticoltura” (Esclusi Olivo e Vite) e alla “Economia Agraria e al Diritto Agrario”.
E’ previsto un premio per ogni settore, con lo scopo di incentivare nei giovani la passione per la Ricerca.
Possono partecipare ricercatori italiani che abbiano pubblicato un lavoro su rivista internazionale con IF.

– Il lavoro deve essere stato pubblicato nel 2018 (o accettato fino al 28 marzo 2019)
– L’Autore del lavoro partecipante al premio deve essere primo nome o corresponding author ed avere un’età massima di 38 anni al 31.12.2018
– Il termine per la presentazione delle domande è fissato per mercoledì 8 maggio 2019.

Accedi all’avviso del premio Avviso UNASA

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Arriva il primo pane di grano arricchito con fibre di agrumi

Crea, benefico per la salute e nuova alternativa ecologica

Le fibre alimentari aiutano a mantenersi in salute e contribuiscono a prevenire le malattie cardiovascolari e l’insorgenza del diabete di tipo 2. Proprio per queste ragioni, i ricercatori del CREA (centri di Cerealicoltura e Colture Industriali e di Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura) hanno sviluppato un pane “ad alto contenuto di fibre”, arricchito per la prima volta con le fibre contenute nella farina di agrumi. Quest’ultima, costituita per oltre il 70% da fibra di cui, per circa il 60% da fibre insolubili e per il 40% da fibre solubili, si ottiene dopo numerosi lavaggi ed essiccazione, dal pastazzo (buccia, polpa e semi), un sottoprodotto della lavorazione degli agrumi, che ancora oggi rappresenta un oneroso rifiuto, con elevati costi di smaltimento e problematiche ambientali, vista la produzione pari a circa 500.000 t all’anno.

A partire dalla semola e dalle parti della crusca più facilmente digeribili dal nostro organismo (differenti percentuali di cruschello e tritello), sono state prodotte in un panificio industriale pagnotte di pane, di circa 1 kg, con l’aggiunta di 2 tipologie di fibre di agrumi (arancia rossa e limone), da sole o miscelate, a 2 differenti livelli (1,5 e 2%). I ricercatori, quindi, hanno valutato gli effetti delle diverse tipologie e livelli di fibra di agrumi, dei differenti tempi di conservazione (fino a 120 giorni) e della loro interazione sui parametri chimico-fisici e sensoriali del pane dopo la cottura e durante la lunga conservazione, grazie al confezionamento delle pagnotte con speciali film plastici in atmosfera modificata (ATM).

Dal punto di vista chimico-fisico, le fibre di agrumi, di differenti tipologie e in diverse percentuali, non hanno avuto alcun impatto sulla conservabilità del pane, sul volume e sul peso, sulla struttura interna e sul pH. Dal punto di vista sensoriale, i pani arricchiti con fibre di arance rosse e di limone presentano un leggero sapore agrumato, ma qualitativamente risultano simili ai pani che ne sono privi. Inoltre, l’aggiunta di fibre di arance rosse e di limone nella farina di grano duro consente di produrre pane “ad alto contenuto di fibre”, perché presenta valori superiori ai 6 g per 100 g di prodotto, soglia minima secondo quanto previsto dal Reg. CE 1924/2006. Il pane integrale tradizionale, invece, si compone anche dello strato più esterno del seme (la cosiddetta crusca a foglia larga), quella parte che contiene fibra 100% insolubile, non digeribile e che può incidere negativamente sulle caratteristiche fisiche e sensoriali dei prodotti da forno (volume, altezza, alveolatura interna, aspetto esterno, rugosità della crosta, odore, colore, sapore). A differenza, quindi, di un pane prodotto con uno sfarinato integrale 100% di grano, quello arricchito con le farine di agrumi preserva le caratteristiche fisiche e sensoriali del pane tradizionale, ma con un maggiore valore nutrizionale.

L’uso di fibre di agrumi nella panificazione, infine, può essere considerato un’alternativa ecologica per il riutilizzo e la valorizzazione degli scarti e dei sottoprodotti della lavorazione degli agrumi.

Lo studio, realizzato insieme al Dipartimento di Agricoltura Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, è stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Frontiers in Nutrition, ed è consultabile al link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6381019/

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La ricerca in agricoltura: il piano straordinario del CREA

Approvato il 20 gennaio 2019 lo schema di decreto ministeriale recante approvazione del piano di ricerca straordinario per lo sviluppo di un sistema informatico integrato di trasferimento tecnologico, analisi e monitoraggio delle produzioni agricole attraverso strumenti di sensoristica, diagnostica, meccanica di precisione, biotecnologie e bioinformatica, predisposto dalla stesso Crea.
Lo scopo di tale intervento è quello di rilanciare la ricerca e la sperimentazione in agricoltura ai sensi del’art. 1, comma 381 della legge 23 dicembre 2014, n° 190. Il Piano di ricerca straordinario, di durata triennale, si articola in due grandi progetti (o aree tematiche) denominate rispettivamente Biotecnologie sostenibili per l’agricoltura italiana e “AgriDigit – Agricoltura digitale. Esso prevede anche una terza parte (investimenti) relativa alla realizzazione di strutture ed acquisto di attrezzature.
Il progetto “Biotecnologie sostenibili per l’agricoltura italiana” ha l’obiettivo di rilanciare il settore delle biotecnologie applicate al miglioramento genetico, per costituire nuovi genotipi vegetali con migliori proprietà nutrizionali, adatti alle nuove esigenze colturali e con maggiore resistenza alle avversità biotiche e abiotiche. L’urgenza di tale sperimentazione è legata ai cambiamenti che l’agricoltura italiana è chiamata ad affrontare nei prossimi anni in relazione all’esigenza di un incremento delle produzioni, dell’adattamento delle piante ai cambiamenti climatici e dell’adozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente. Nel piano viene sottolineato come l’Italia, pur possedendo una grande ricchezza di germoplasma di molte specie agrarie, dipende in maniera significativa dall’estero per i materiali di moltiplicazione.

Il progetto AgriDigit – Agricoltura digitale ha, poi, come obiettivo generale la realizzazione di un sistema “tecnologie-dati-servizi-conoscenza”, a supporto dei processi decisionali di vario livello nel settore agricolo italiano, dall’assistenza operativa di pieno campo, alle analisi di livello strategico di soggetti pubblici e collettivi.

La realizzazione del progetto AgriDigit si articola in 5 sub-progetti che affrontano quattro linee di attività principali oltre ad una azione trasversale per lo sviluppo di una infrastruttura informatica. Ogni singolo sotto- 2 progetto è, a sua volta, organizzato in Work- package e task. Nel dettaglio, i sub-progetti riguardano:

AgroFiliere: ha come obiettivo generale l’analisi, lo studio, l’applicazione e la dimostrazione di come le tecnologie digitali (ingegneristiche, meccatroniche, informatiche, logistiche, di comunicazione, ecc.) possano migliorare il rafforzamento sostenibile di alcuni sottosistemi delle agro-filiere (cerealicole, ortive, IV gamma, floricole, olivicole).

AgroModelli: prevede la realizzazione di un sistema dati-servizi, basato su modelli biofisici di processo, a supporto di processi decisionali a diversa scala spaziale per il comparto agricolo ed agroalimentare italiano, dall’assistenza operativa di pieno campo alle aziende agricole, alle analisi di livello strategico di associazioni di produttori ed Enti pubblici.

Selvicoltura: prevede lo sviluppo e verifica di metodi e tecnologie innovative per la valorizzazione del patrimonio forestale nazionale e lo sviluppo delle sue filiere produttive.

Zootecnia: rivolto all’esigenza di maggiore efficienza delle aziende zootecniche inserite nella filiera del latte bovino e bufalino.

Viticoltura: riguarda la gestione del potenziale viticolo che dovrà essere basata sulla riduzione dell’impatto ambientale, sull’affrontare in modo mirato il cambio climatico e i suoi effetti sulle risorse primarie (vedi acqua), sulla possibilità di prevenire le perturbazioni dei mercati dovute allevariazioni produttive;

Agri-lnfo – Piattaforma Informatica: intende realizzare una struttura informatica, funzionale alle azioni del progetto AgriDigit.

Accedi al testo dello schema di decreto CREA – PIANO DI RICERCA STRAORDINARIO

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Agroalimentare: Future Food Insitute e SMAU insieme per la food innovation

Realizzare azioni orientate alla valorizzazione e alla diffusione di innovazione e digitalizzazione nel settore agroalimentare. E’ questo lo scopo condiviso che ha portato Future Food Institute e SMAU(Salone, Macchine e Attrezzature per l’Ufficio) a firmare un accordo strategico triennale che vedrà la compresenza delle due realtà nelle tappe nazionali e internazionali del Roadshow SMAU, l’appuntamento di riferimento per l’ecosistema italiano dell’Innovazione dove big player del digital, imprese, startup ma anche pubbliche amministrazioni, entrano in connessione in modo nuovo, trovano ispirazione dal confronto con altre esperienze e gettano solide basi per future collaborazioni nel segno dell’innovazione.

Tutto ciò è avvenuto nella tappa SMAU Padova che si è svolta nelle giornate 28-29 marzo scorso, evento rivolto a tutte le imprese del Nordest che vogliono avvicinarsi al mondo della ricerca e dello sviluppo di progetti d’innovazione e di rinnovamento, facendo leva sul supporto delle Regioni che, tramite i fondi europei, possono incentivare la specializzazione dei territori e delle imprese.

“Dal 1964 collaboriamo con Smau raccontando l’innovazione dei settori di punta del Made in Italy, ma da quest’anno intendiamo consolidare la promozione del Sistema Italia e garantire il presidio dell’innovazione applicata al settore agroalimentare che oggi rappresenta non solo un’opportunità di business ma anche una necessità per generare un impatto esponenziale in termini sociali, ambientali e culturali” afferma Sara Roversi, founder di Future Food Institute.

Il settore agrifood infatti è riconosciuto come uno dei settori chiave per il Made in Italy e per la promozione internazionale delle eccellenze del sistema Italia che, attraverso la trasformazione digitale innovano e generano valore. Le prossime tappe che vedranno Smau e Future Food Institute assieme saranno Smau Londra (10-11-12 aprile), Smau Bologna (6-7 giugno), Smau Berlino (19-20-21 giugno), Smau Milano (22-23-24 ottobre) e Smau Napoli (12-13 dicembre).

Roadshow Smau per portare l’innovazione alle imprese

Dal 2008 Smau ha avviato un Roadshow sul territorio che coinvolge le Regioni italiane più dinamiche dal punto di vista della domanda di innovazione. All’interno di ciascuna tappa del Roadshow sono in programma momenti di networking, workshop formativi e Live Show in cui vengono raccontate le esperienze di aziende e PA del territorio che hanno realizzato con successo progetti di innovazione e che quindi sono state selezionate per ricevere il Premio Innovazione Smau. Un riconoscimento dedicato a realtà di diversi settori, dall’Agrifood, al Manifatturiero, dal Chimico al Fashion, fino alle amministrazioni e agli enti locali che, presentando la propria candidatura hanno voluto condividere la propria strategia d’innovazione affinché altre aziende in visita intraprendano la stessa strada.

Esperienze concrete di food innovation

Obiettivo comune di Smau e di Future Food Institute è quello di fare della food innovation un tema chiave attraverso la presentazione di esperienze concrete di innovazione in ambito Agrifood da parte di imprese italiane e internazionali. A Smau Padova sono state presentate alcune esperienze di aziende che hanno puntato sull’innovazione come leva per competere.

 

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Le innovazioni Sorma Group all’European Packaging Forum

Sorma Group sarà tra i protagonisti dello European Packaging Forum (4-5 giugno, Düsseldorf) con uno speech di Thomas Carta, amministratore delegato di S&B Verpackungsmaschinen GmbH, azienda del Gruppo. Il congresso, organizzato da Agrarmarkt Informations-Gesellschaft (AMI) e Fruchthandel Magazin si terrà presso l’Hotel Nikko e riunirà i key player dell’industria ortofrutticola per fare il punto sulle principali tematiche e tendenze del settore.

“Negli ultimi anni – anticipa Thomas Carta di S&B Verpackungsmaschinen GmbH – il mercato si sta per fortuna dimostrando sempre più consapevole e attento alla tutela ambientale. Nello specifico, Il consumatore è alla ricerca di soluzioni ecosostenibili in grado di proteggere e preservare il prodotto. La distribuzione, d’altra parte, induce i fornitori a dotarsi di packaging a basso impatto ambientale che garantiscano prestazioni e conservabilità elevate”. “Il nostro obiettivo – ha concluso – è quello di migliorare giorno dopo giorno la nostra offerta”.

Sorma Group è nota sul mercato per offrire ai produttori ortofrutticoli una innovativa e completa gamma di packaging, in grado di soddisfare ogni esigenza, dalla più complessa alla più semplice. Ne è la prova il completo catalogo che l’azienda offre ai propri clienti, che di recente consta di due nuove versioni della soluzione innovativa Sormabag, ottenute dalle confezionatrici BSH-134 e BRS-134.


La nuova Sormabag flowpack risponde ad una reale urgenza di abbassare sia i costi produzione, sia l’impatto ambientale. Realizzata con la floppatrice verticale BSH-134, Sormabag flowpack è una pratica confezione mono-materiale, in polipropilenecompletamente riciclabile, che non fa rimpiangere il cestino e comporta un risparmio di materiale plastico fino al 70%. Ideale per tutti quei prodotti che richiedono un isolamento dall’esterno, è composta dal film, che a seconda delle esigenze è antifog, macroforato o microforato. Si presta perfettamente per confezionare: Carote, Pomodorini, Noci, Castagne, Zucchine, Melanzane, Finocchi, Agrumi e tanto altro ancora.

La seconda novità è la nuova Sormabag a rete tessuta. Con film sagomato, è invece completamente in polietilene ed è il risultato di una riduzione del 50% della plastica. Prodotta dalla confezionatrice BRS-134, è di facile utilizzo ed offre piena visibilità al suo contenuto. A dispetto della sua leggerezza, presenta inoltre una grande resistenza. In più, la sua totale trasparenza e l’equilibrata perforazione della rete rendono ben visibile ogni singolo prodotto all’interno e ne assicurano una maggiore respirazione, allungando così la shelf-life.

“A valorizzare e completare le proposte innovative ed ecosostenibili di Sorma Group – sottolinea Andrea Mercadini, AD del Gruppo – è poi, da sempre, la completezza dei nostri servizi: i tempi di consegna garantiti, la conformità ai più severi capitolati della GDO, la profonda conoscenza delle dinamiche evolutive dei canali distributivi e la rete tecnica e commerciale presente a livello globale.