Sezione Cambiamenti Climatici

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Sicilia, i droni monitorano lo stress idrico degli agrumeti

Ha preso il via, con i primi voli dei droni su alcune aziende agrumicole della Piana di Catania, il monitoraggio dello stress idrico degli agrumeti previsto dal progetto “Acqua – Agrumicoltura Consapevole della Qualità e Uso dell’Acqua”. Il progetto è promosso dal Distretto Agrumi di Sicilia e dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (Dicar) dell’Università di Catania, con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation.
Dopo l’avvio della mappatura dei fabbisogni e delle condizioni irrigue in un centinaio di aziende agrumicole “campione” su tutto il territorio siciliano, in corso grazie a un pool di agronomi rilevatori coordinati da Carmelo Asero, adesso è stata avviata anche la seconda fase del progetto che permetterà di avere un quadro generale, su tutto il territorio isolano, dell’uso e delle pratiche di utilizzo delle risorse idriche. 
 
Le Aziende coinvolte nella rilevazione con i droni sono La Normanna Soc. Coop. Agr., Coop. Il Girasole, A. & Co. S.a.s., Azienda Agricola F.lli Arena s.s., Calabretta Società Cooperativa Agricola, Azienda Agricola Diana Gerardo, Gea Soc. Coop. Agr., Az. Agricola Di Silvestro Francesco, tutte nell’area etnea di produzione dell’Arancia Rossa Igp; Azienda Agricola Reitana di Interdonato Attilio, nel territorio messinese in cui produce il Limone Interdonato Igp; Azienda Agricola Magliocco Sabrina e Azienda Agricola F.lli Malfitano, entrambe nell’areale del Limone di Siracusa Igp; Riberfrutta S.S. Agricola di Parlapiano Vincenzo, Paolo e Biagio e Azienda Agricola Orlando Giusy, ricadenti nell’area di produzione dell’Arancia di Ribera DOP); altre due aziende facenti parte del Consorzio “Il tardivo di Ciaculli”, a Palermo.
 
“Abbiamo iniziato – spiega Antonio Cancelliere, Ordinario di Costruzioni Idrauliche, Marittime e Idrologia al Dicar e responsabile scientifico del progetto – il monitoraggio ad alta risoluzione degli indicatori di stress idrico degli agrumeti, con l’impiego di tecnologie innovative, attraverso droni dotati di speciali sensori (telecamere multispettrali). L’individuazione di eventuali situazioni di stress idrico delle piante consente di migliorare le pratiche irrigue e in definitiva di ottimizzare l’uso dell’acqua in agrumicoltura. Dal punto di vista tecnico-scientifico – aggiunge il professore – il progetto ha una duplice finalità: da un lato si intende contribuire alla definizione di un quadro conoscitivo sull’uso dell’acqua nella filiera produttiva agrumicola in Sicilia, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, attraverso un’attività di raccolta dati e la successiva elaborazione attraverso tecniche WebGIS. Parallelamente, saranno sviluppate azioni di tipo dimostrativo, volte a diffondere metodologie innovative per l’uso sostenibile delle risorse idriche, tramite l’utilizzo di droni e la realizzazione di un impianto di irrigazione pilota”.
 
“Le attività progettuali – aggiunge Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia – procedono come da cronoprogramma. Abbiamo coinvolto i consorzi di tutela delle produzioni di qualità e le singole aziende associate e non al Distretto, in tutti i territori agrumetati della Sicilia, in modo da avere un approccio sistemico, il primo del genere, al tema dell’irrigazione e delle risorse idriche in agrumicoltura. Al termine delle attività avremo un quadro definito delle esigenze, delle eccellenze che ci sono, ma anche delle criticità che certo non mancano su tutto il territorio siciliano. La mappatura a cui stanno lavorando i nostri rilevatori e la rilevazione fatta con i droni offriranno dati empirici e scientifici preziosi, che il Dicar dell’Università di Catania elaborerà in modo unitario, per avere un quadro specifico della situazione. È nostro compito supportare le imprese della filiera agrumicola, su tutto il territorio regionale, nell’affrontare processi di conoscenza e ottimizzazione delle risorse dal punto di vista della qualità, dell’efficienza, della riduzione dei costi e, naturalmente, nel rispetto dell’ambiente. L’acqua è una risorsa fondamentale e dobbiamo imparare a utilizzarla in modo intelligente”.
 
Fonte: Ufficio stampa Distretto Agrumi
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Climate change, l’agricoltura italiana è quella che rischia di più

Due studi europei lanciano l’allarme: entro il 2020 la fragilità idrogeologica potrebbe provocare una perdita produttiva pari a 38 milioni di euro rispetto al 2010 per l’agricoltura italiana e un calo del valore dei terreni agricoli fino al 60% entro fine secolo

L’Italia è il Paese europeo più esposto all’erosione del suolo, causata dall’estremizzazione degli eventi atmosferici: già nel 2020 la fragilità idrogeologica potrebbe provocare una contrazione della produzione agricola superiore allo 0,5% con una perdita produttiva pari a 38 milioni di euro rispetto al 2010. Per recuperare un solo centimetro di suolo occorrono, in alcuni casi, ben 100 anni.

A lanciare l’allarme sono due studi europei: un documento del Joint Research Center dell’Unione Europea e il rapporto dell’Agenzia Ue per l’Ambiente (Eea) “Adattamento ai cambiamenti climatici nel settore agricolo in Europa – Climate change adaptation in the agricultural sector in Europe”.


Nel Rapporto dell’Eea si segnala che le violente precipitazioni hanno più probabilità di causare conseguenze idrogeologiche nelle regioni mediterranee e alpine piuttosto che nel Nord Europa e l’Italia emerge nella cartografia del rischio.

Si prevede che la produzione agricola e quella animale diminuiranno, e potrebbero persino dover essere abbandonate, in alcune parti delle regioni meridionali e mediterranee dell’Europa a causa dei maggiori impatti negativi dei cambiamenti climatici, secondo un rapporto della European Environment Agency (EEA) pubblicato il 3 settembre 2019. Lo studio afferma che l’adattamento ai cambiamenti climatici deve essere una priorità assoluta per il settore agricolo dell’Unione europea se si vuole migliorare la resilienza a eventi estremi come siccità, ondate di calore e inondazioni.

Nuovi record sono stati stabiliti in tutto il mondo a causa dei cambiamenti climatici e gli effetti negativi di questo cambiamento stanno già influenzando la produzione agricola in Europa, specialmente nel sud. Nonostante alcuni progressi, è necessario fare molto di più per fare in modo che il settore stesso si adatti, in particolare a livello di azienda agricola, e le future politiche dell’UE devono essere progettate in modo da facilitare e accelerare la transizione“, ha affermato Hans Bruyninckx, Direttore Esecutivo dell’EEA.

Gli impatti negativi dei cambiamenti climatici si stanno già avvertendo in tutta Europa. Le condizioni meteorologiche estreme, comprese le recenti ondate di calore in molte parti dell’UE, stanno già causando perdite economiche per gli agricoltori e per il settore agricolo dell’UE. I futuri cambiamenti climatici potrebbero anche avere alcuni effetti positivi a causa di stagioni di crescita più lunghe e condizioni colturali più adeguate, ma questi effetti saranno compensati dall’aumento di eventi estremi che incidono negativamente sul settore.

Secondo il report dell’EEA “Climate change adaptation in the agricultural sector in Europe” questi impatti negativi dovrebbero aumentare a causa dei previsti cambiamenti climatici. Il rapporto esamina i principali problemi dovuti ai cambiamenti climatici che l’agricoltura nell’UE deve affrontare e le prospettive per gli anni a venire. Fornisce inoltre una panoramica di come le politiche e i programmi dell’UE affrontano l’adattamento ai cambiamenti climatici e include esempi di azioni di adattamento fattibili e di successo. La valutazione dell’EEA è coerente con i messaggi chiave tratti dalla recente relazione del gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) sui cambiamenti climatici e il territorio.

L’impatto dei cambiamenti climatici ha portato a raccolti più poveri e costi di produzione più elevati, incidendo sul prezzo, sulla quantità e sulla qualità dei prodotti agricoli in alcune parti d’Europa. Mentre si prevede che i cambiamenti climatici miglioreranno le condizioni per la coltivazione delle colture in alcune parti del nord Europa, è vero che per la produttività delle colture nel sud dell’Europa accadrà il contrario. Secondo le proiezioni che utilizzano uno scenario di emissioni di fascia alta, si prevede che le rese di colture non irrigate come grano, mais e barbabietola da zucchero diminuiranno nell’Europa meridionale fino al 50% entro il 2050. Ciò potrebbe comportare un calo sostanziale del reddito agricolo entro il 2050, con grandi variazioni regionali.

In uno scenario simile, si prevede che i valori dei terreni agricoli diminuiranno di oltre l’80% in alcune parti dell’Europa meridionale entro il 2100, circostanza che potrebbe comportare l’abbandono della terra. Anche i modelli commerciali sono influenzati da questi aspetti, e questi a loro volta influenzano il reddito agricolo. Mentre la sicurezza alimentare non è minacciata nell’UE, secondo il report l’aumento della domanda alimentare in tutto il mondo potrebbe esercitare pressioni sui prezzi degli alimenti nei prossimi decenni.

L’adattamento a livello di azienda agricola è fondamentale

La maggior parte dei paesi membri dell’EEA ha adottato strategie nazionali di adattamento. Sebbene tutte queste strategie includano l’agricoltura come settore prioritario, solo un numero limitato di paesi ha incluso misure di adattamento specifiche per il settore agricolo.

La strategia di adattamento dell’UE è un fattore chiave delle azioni in questo campo in Europa. Uno dei suoi obiettivi è integrare l’adattamento in varie politiche dell’UE, compresa la Politica Agricola Comune (PAC). Tuttavia, l’adattamento a livello di azienda agricola spesso non avviene a causa della mancanza di finanziamenti, sostegno politico, capacità istituzionale e accesso al giusto know-how. La relazione EEA sottolinea che sono necessarie ulteriori conoscenze, innovazione e sensibilizzazione per migliorare l’uso delle misure di adattamento già disponibili, come l’introduzione di colture adattate, migliori tecniche di irrigazione, margini dei campi e agroforestria, diversificazione delle colture o agricoltura di precisione (vedere la figura) .

Queste pratiche dovrebbero anche portare a una riduzione delle emissioni di gas serra e di inquinanti atmosferici, e ad una migliore gestione del suolo, delle risorse idriche e della terra, che a sua volta contribuirà a preservare gli ecosistemi locali e la biodiversità. La relazione suggerisce inoltre che gli Stati membri dell’UE dovrebbero rendere prioritario l’adattamento nel settore agricolo in modo più efficace, ad esempio aumentando il finanziamento delle misure di adattamento attraverso l’attuazione della PAC.

Figura 5.3 Misure a livello di azienda agricola

Fifure 5.3 Measures at farm level

Fonte: EEA, 2019

 

In base ai dati Ispra, nel nostro Paese, le frane sono circa 620.000 ed interessano il 7,9% della Penisola; tale percentuale sale al 16,6% (il 100% dei territori di  Valle D’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria), se si aggiungono le aree a pericolosità idraulica media; più di cinque milioni di persone e circa 79.000 aziende operano in aree ad elevato rischio frana, mentre circa 9 milioni di persone e 576.000 imprese si trovano in aree a rischio alluvionale.

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Qualche punto fermo sul rapporto cambiamenti climatici e agricoltura

Tutti parlano di cambiamenti climatici e dei loro effetti in agricoltura, ma nel pubblico dibattito ognuno enfatizza un aspetto del problema ed è difficile coglierne l’insieme ed il loro impatto. Vediamo di mettere un po’ d’ordine nelle cose.
Il primo fattore, ed anche responsabile di tutti i cambiamenti climatici è l’innalzamento della CO2 atmosferica, una modifica principalmente dovuta all’attività umana, di portata enorme: basti pensare che siamo passati dalle 360 parti per milione di CO2 in atmosfera degli anni 60 ai 415 ppm di oggi, con una previsione ormai certa di raggiungere i 550 ppm alla metà del secolo.
L’aumento della CO2 avviene in modo identico in tutto il pianeta e ha di per sé un effetto fertilizzante sulle piante, molto significativo su specie come frumento o riso, quasi nullo su piante come il mais (una diversità di risposta dovuta alla diversa fisiologia delle specie).
Prove sperimentali realizzate in speciali sistemi che consentono di crescere le piante in condizioni di pieno campo innalzando la concentrazione di CO2 nell’aria che sta sopra le piante della prova, dimostrano che un frumento coltivato a 550 ppm di CO2 produce circa un 10% in più, ma con una diminuzione del contenuto di proteine e minerali (Ferro, Zinco). Tutto ciò, se non ci sono altri fattori limitanti come situazioni di carenza idrica.

Più CO2 porta, di conseguenza, a temperature mediamente più alte con numerose implicazioni sulla produzione agricola:
1. Le piante tendono ad accelerare il loro ciclo produttivo: se l’inverno è mite, il frumento anticipa la fioritura e se l’estate è molto calda, le uve maturano prima. Tradizionalmente, ottobre era il mese della vendemmia, ultimamente si inizia a raccogliere l’uva alla fine di agosto!
2. L’aumento della temperatura media si esprime anche attraverso ondate di calore che compromettono la crescita e la produzione delle piante. L’estate del 2003, una delle più calde di sempre, ha provocato enormi perdite produttive per i cereali ed altre colture.
3. L’innalzamento della temperatura media determina uno spostamento verso latitudini settentrionali delle specie coltivate, ad esempio oggi si coltiva con un certo successo la vite in Gran Bretagna.
4. Il cambiamento dei profili termici influenza l’evoluzione dei patogeni delle piante, e nuove razze di patogeni impongono nuove sfide alla gestione delle colture.

L’innalzamento della temperatura incrementa le necessità idriche delle piante ed in generale l’acqua che evapora dal suolo (e dagli specchi d’acqua). Una maggiore evaporazione è premessa di una maggiore piovosità, ma questo è vero solo su scala globale, così, mentre nell’Europa settentrionale ci si aspetta una maggiore piovosità, nella regione mediterranea, in particolare, i modelli climatici prevedono un aumento della temperatura associato ad una forte riduzione della piovosità. Per contrastare questa situazione è necessario da un lato migliorare i sistemi di gestione dell’acqua in agricoltura (nuovi bacini per accumulare l’acqua durante la stagione invernale, sistemi di irrigazione sempre più efficienti come l’irrigazione a goccia), dall’altro, invece, bisogna cambiare le piante per renderle idonee alle nuove condizioni climatiche.
L’insieme di questi cambiamenti ha già, ed avrà sempre più in futuro, un impatto sulla produzione agricola. Su scala globale, mantenendo inalterate le pratiche agronomiche e le piante coltivate (nessuna azione di miglioramento genetico), l’attesa è di una netta diminuzione della produzione agricola complessiva. Questo risultato tuttavia non sarà geograficamente omogeneo, per quanto detto sopra sono attesi aumenti produttivi delle aree settentrionali del pianeta e forti riduzioni nelle zone temperate o vicine ai tropici, ad esempio la regione del mediterraneo, con forti oscillazioni da anno a anno.
Una soluzione? Migliorare l’agricoltura ed adeguare le piante coltivate. Nel prossimo futuro continueremo a coltivare le stesse piante di oggi: frumento, pomodoro, fruttiferi, ecc. ma con varietà diverse. Già oggi si stanno selezionando varietà capaci di sfruttare meglio l’acqua disponibile, in grado di sincronizzare il loro ciclo vitale con i nuovi profili termici, sempre più resilienti, quindi capaci di produrre, nonostante la presenza di fattori avversi, e dotate di un numero sempre maggiore di resistenze genetiche, per poter essere coltivate con un utilizzo sempre più limitato di fitofarmaci. Una cosa è certa: per mangiare – e mangiare tutti – nel futuro che ci aspetta non potremo usare le varietà “antiche” selezionate un secolo fa per il clima ed i patogeni di quell’epoca.

Luigi Cattivelli, direttore CREA Genomica e Bioinformatica

Da Georgofili.INFO

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Irrigazione intelligente, Soonapse sarà presente al summit del settore Agri Tech

Soonapse presenterà Ploovium ad una platea di leader mondiali nel settore dell’agricoltura, investitori e colleghi, al prossimo World Agri-Tech Innovation Summit che si terrà a Londra il 15 e 16 ottobre.


Soonapse

Soonapse è una startup che nasce dalla grande esperienza dei suoi  soci fondatori, con una vision innovativa che si basa sui molti progetti di ricerca effettuati, sia nazionali che europei, e sulla profonda frequentazione di quella fucina di sperimentazione collaborativa internazionale che è l’Open Source, dove sono nate tutte le tecnologie e le metodologie che oggi rendono Internet l’esperienza planetaria che conosciamo.

Ploovium

La premessa

In agricoltura l’irrigazione è l’attività più costosa, specialmente quando si utilizzano sistemi mobili di irrigazione,  ed è anche decisiva per la gestione della qualità e della salute delle colture.
Le attuali centraline per l’irrigazione solitamente applicano in modo meccanico piani preimpostati ad inizio stagione sulla base delle serie storiche del meteo. Solo quelle più avanzate, in relazione ai dati dei sensori e/o alle previsioni meteo, sono in grado di bloccare o anticipare uno dei turni di irrigazione stabiliti.

L’innovazione

Soonapse punta sulla “pianificazione preventiva”: i piani non devono essere inseriti manualmente, ma li generiamo ed aggiorniamo automaticamente, tenendo conto in ogni momento della storia della coltura, dei dati dei sensori e delle previsioni meteo.
Questo è possibile perché Ploovium (alle sue origini era denominato WATERPLAN e conteneva il nostro sistema informatico chiamato SWAP) è basato su di un insieme di tecnologie di Business Intelligence, Intelligenza artificiale, Big Data Management, sensori di rilevamento e attuatori meccanici, è arricchito da una “conoscenza ontologica” e consulta costantemente le previsioni meteo a breve (a 5 giorni).

Come funziona Ploovium

Una volta attivato, in pochi giorni Ploovium impara a conoscere l’impronta idrica di ciascun terreno, con la coltura presente in quel momento (o senza coltura, nei periodi precedenti la semina), analizza le fasi fenologiche, e rileva costantemente il bilancio idrico del suolo.
Tutto questo, aggiunto ad una geolocalizzazione molto precisa del terreno, che permette di ottenere previsioni meteo personalizzate, rappresenta il prezioso bagaglio di conoscenze che permette a Ploovium di comprendere la situazione attuale, prevedere le condizioni future e mettere in pratica le migliori soluzioni per massimizzare rese colturali e minimizzare rischi e costi.

Le funzioni adattive di PLOOVIUM sono molteplici:

  • il cambiamento climatico in atto non ci permette di programmare turni di irrigazione validi per tutta la vita della coltura.
    Ploovium senza interventi da parte dell’utente, adegua la distribuzione dell’irrigazione alle condizioni reali,
    anticipando quei fenomeni che non sono prevedibili a tre mesi ma lo diventano a 5 giorni;
  • la corretta gestione dell’irrigazione prevede la conoscenza di informazioni che spesso l’utente non ha,
    prima fra tutte la composizione del suolo. Ploovium permette di inserire anche “Non lo so”.
    In questo caso Ploovium parte da impostazioni di default per poi determinare, nel giro di pochi giorni,
    il “comportamento idrico” del terreno, mantenendo sempre in sicurezza la coltura;
  • i piani a 5 giorni vengono ricalcolati in automatico, se i dati dei sensori divergono da quelli previsti dal meteo.
    Se però questi ricalcoli sono troppo frequenti, il motore di machine learning
    di Ploovium identifica la causa intervenendo automaticamente (es. modificando il valore di una regola)
    o inviando un alert (es. la sorgente meteo scelta dall’utente risulta scarsamente attendibile).

Soonapse cerca Gruppo Operativo PEI-Agri, accedi da qui  per sviluppare soluzioni di servizi innovativi di irrigazione intelligente


Il World Agri-Tech Innovation Summit è il più importante evento di networking internazionale per aziende che operano nel settore agroalimentare (chi fornisce soluzioni , imprenditori e investitori). Il suo obiettivo è quello di accelerare la commercializzazione di tecnologie agricole avanzate generando partenariati e collaborazioni a carattere globale. Con oltre 60 relatori e un pool internazionale di start-up di grande rilievo, l’agenda di questo summit verterà in particolare su:

soluzioni per l’agricoltura intelligente,

il potere del microbioma,

la protezione delle colture,

il gene editing,

la robotica e l’Intelligenza Artificiale

e la tracciabilità della catena di approvvigionamento.

L’evento, che si tiene ogni anno a San Francisco e a Londra,  è il principale punto di riferimento per chi opera nel settore dell’agroalimentare ai massimi livelli. Soonapse ci sarà da protagonista, presentando Ploovium e le straordinarie prospettive di sviluppo del suo mercato, e per raccontare come a soli pochissimi mesi dal lancio ufficiale sia già diventato un punto di riferimento importante nella ricerca per lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile.

Qui l’agenda dettagliata dei due giorni.

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Nova Agricoltura irrigazione 2019, appuntamento ad Acqua Campus-CER di Budrio

Il prossimo degli eventi Nova Agricoltura 2019 vi dà appuntamento il 26 settembre a Budrio con focus sugli interventi irrigui a pioggia.

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Dalle ore 9.00 Registrazione visitatori 

Dalle ore 9.30 alle 13.00
Visita guidata ai cantieri di irrigazione e dimostrazioni in campo 
A cura di: Alessandro Maresca, giornalista Edagricole

Ore 13.00 Colazione in campo (offerta dagli organizzatori)

Dalle ore 14.00 alle 16.00
TAVOLA ROTONDA: Le nuove frontiere dell’irrigazione per aspersione

Distribuzione dell’acqua in Italia, 
i problemi da risolvere 
Francesco Vincenzi, ANBI – Associazione Nazionale Consorzi di gestione  e tutela del territorio e acque irrigue

Sessantanni di Cer per il progresso dell’irrigazione 
Massimiliano Pederzoli e Paolo Mannini, Canale Emiliano Romagnolo

Psr e irrigazione
Roberto Genovesi, Canale Emiliano Romagnolo

Presentazione del progetto “Positive” 
Stefano Caselli, CIDEA Università di Parma

Irrigazione evoluta e a basso impatto con i moderni sistemi a pioggia meccanizzati 
Graziano Ghinassi, Università di Firenze

La proposta politica di Amis per l’irrigazione a pioggia 
Roberto Bandieri, Associazione Macchine Irrigatrici Semoventi

Il sostegno della Regione Emilia Romagna all’irrigazione 
Simona Caselli, Assessore all’agricoltura, caccia e pesca Regione Emilia Romagna

Modera: Alessandro Maresca, giornalista Edagricole

 

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Dalla rivoluzione verde alla Rivoluzione Bio: il biologico tra presente e futuro. 5 e 6 settembre a Bologna

Rivoluzione Bio è la nuova iniziativa rivolta agli operatori del settore del Biologico che coinvolge istituzioni, esperti, organizzazioni ed enti di categoria in due giornate di confronto e aggiornamento. Il primo giorno sarà dedicato interamente al tavolo di lavoro articolato in specifiche sessioni tematiche con relatori di rilievo internazionale. Il 6 settembre il confronto proseguirà sui risultati emersi e verrà presentato il Manifesto del Bio che delineerà le linee strategiche di intervento.

RIVOLUZIONE BIO è l’ideale prosecuzione del proficuo confronto iniziato a EXPO Milano 2015 – promosso da BolognaFiere, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e del Turismo, ICE e dalle organizzazioni del settore da cui ha preso avvio il percorso che ha portato all’adozione del Piano Strategico nazionale del biologico che si concluderà nel 2020 da parte della Conferenza Stato Regioni.

RIVOLUZIONE BIO intende rappresentare un’iniziativa per elaborare proposte e raccomandazioni per i decisori pubblici e per affermare ancora una volta distintività e rilevanza di un settore cruciale per l’economia italiana. RIVOLUZIONE BIO sarà il primo importante momento di riflessione sul ruolo del biologico per l’agricoltura italiana, soprattutto ora che è fondamentale pensare al settore come leva determinante per affrontare le sfide cruciali dello sviluppo sostenibile, del futuro delle prossime generazioni e della salvaguardia dell’ambiente. Biodiversità, protezione delle acque, benessere degli animali, climate change sono solo alcune delle aree di lavoro cruciali.


RIVOLUZIONE BIO si svolgerà a Bologna e si aprirà il 5 settembre con una giornata di lavori – articolata in 4 sessioni tematiche – presso il Palazzo dei Congressi (BolognaFiere). Il 6 settembre seguirà una Tavola Rotonda, evento di apertura di SANA 2019.

Programma del 5 settembre

Ore 10:15 – Sessione 1 VERSO IL 2030: SCENARI & MEGATREND
Ore 11:45 – Sessione 2 MERCATO BIOLOGICO GLOBALE: QUALE STRADA PRENDERE?

Ore 14:30 – Sessione 3 DOVE C’È BIO, C’È INNOVAZIONE

Ore 16:00 – Sessione 4 I VALORI DEL BIO: TRA COMUNICAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

Programma del 6 settembre

Ore 11:00 SALUTI ISTITUZIONALI

Ore 11:15 MANIFESTO BIO 2030

Ore 11:45 – Sessione 3 TAVOLA ROTONDA

Angelo FRASCARELLI| Università di Perugia
Simona CASELLI | Assessore Agricoltura, Caccia e Pesca Regione Emilia-Romagna
Giorgio MERCURI | Presidente Alleanza Cooperative Agroalimentari
Dino SCANAVINO | Presidente Nazionale CIA – Agricoltori Italiani
Ettore PRANDINI | Presidente COLDIRETTI
Maria Grazia MAMMUCCINI | Presidente FEDERBIO
Paolo DE CASTRO | Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale Parlamento Europeo
Carlo FERRO | Presidente ICE
Gian Marco CENTINAIO | Ministro Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo (in attesa di conferma)
Luigi GIA | Caporedattore La Repubblica/Affari&Finanza

 

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La Commissione europea intensifica l’azione per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta

Lo scorso 24 luglio la Commissione europea ha adottato una comunicazione di ampia portata in cui delinea un nuovo quadro di azioni volte a proteggere e ripristinare le foreste del pianeta, che custodiscono l’80 % della biodiversità terrestre, contribuiscono al sostentamento di circa un quarto della popolazione mondiale e costituiscono una risorsa fondamentale nella lotta contro i cambiamenti climatici.


L’approccio più risoluto annunciato oggi affronta la questione sia sul piano dell’offerta sia su quello della domanda, introducendo misure a sostegno della cooperazione internazionale con i portatori di interessi e gli Stati membri, della finanza sostenibile, di un migliore uso del suolo e delle risorse, della creazione di posti di lavoro sostenibili, della gestione sostenibile delle catene di approvvigionamento, della ricerca e della raccolta di dati mirati. Avvia inoltre una valutazione di possibili nuovi interventi di regolamentazione per ridurre al minimo la deforestazione e il degrado forestale causati dai consumi dell’Unione.

Frans Timmermans, Primo vicepresidente responsabile per lo Sviluppo sostenibile, ha dichiarato: “Le foreste sono il polmone verde del pianeta ed è nostra responsabilità prendercene cura. Se non le proteggiamo sarà impossibile raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati in materia di clima. Benché le più grandi foreste primarie al mondo non si trovino sul territorio dell’Unione, il comportamento di ciascuno di noi e le nostre scelte politiche possono fare la differenza. Oggi abbiamo dimostrato ai nostri cittadini e ai partner mondiali che per i prossimi cinque anni e oltre l’UE è pronta ad assumersi un ruolo di primo piano in questo settore.”

Il Vicepresidente Jyrki Katainen, responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha affermato: “La superficie forestale mondiale continua a diminuire a un ritmo allarmante. Con questa comunicazione intensifichiamo l’azione dell’UE per proteggere meglio le foreste esistenti e gestirle in modo sostenibile. Proteggere le foreste ed espandere la superficie forestale in modo sostenibile significa preservare i mezzi di sostentamento delle comunità locali ed aumentarne il reddito. Le foreste rappresentano anche un promettente settore dell’economia verde, che ha il potenziale di creare tra 10 e 16 milioni di posti di lavoro dignitosi in tutto il mondo. Questa comunicazione costituisce un importante passo avanti in tal senso.”

Karmenu Vella, Commissario responsabile per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha aggiunto: “Serve un’azione europea più incisiva ed efficace per proteggere e ripristinare le foreste, perché la situazione – nonostante gli sforzi già compiuti – è ancora precaria. La deforestazione ha conseguenze disastrose per la biodiversità, il clima e l’economia.”

Neven Mimica, Commissario per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo, ha dichiarato: “Siamo pronti a collaborare con i paesi partner per proteggere e gestire in modo sostenibile le foreste di tutto il mondo, nell’interesse della sicurezza alimentare, delle risorse idriche, della lotta contro i cambiamenti climatici, della resilienza e della pace. È un passo dovuto per un futuro più sostenibile e inclusivo.”

L’ambizioso approccio europeo definito oggi è una risposta all’annoso problema della distruzione delle foreste, che continua a interessare tutto il mondo: tra il 1990 e il 2016 sono andati persi 1,3 milioni di chilometri quadrati, equivalenti a circa 800 campi da calcio l’ora. Tra i principali responsabili della deforestazione c’è la domanda di alimenti, mangimi, biocarburanti, legname e altri prodotti.

Le emissioni di gas serra connesse a questa pratica sono la seconda causa di cambiamenti climatici, motivo per cui proteggere le foreste è essenziale per adempiere agli impegni dell’accordo di Parigi. Sul piano socio-economico le foreste contribuiscono al sostentamento del 25 % circa della popolazione mondiale, oltre ad essere depositarie di preziosi valori culturali, sociali e spirituali.

La comunicazione adottata oggi persegue un duplice obiettivo: da un lato, tutelare e migliorare la salute delle foreste esistenti, in particolare quelle primarie; dall’altro, espandere in modo significativo la superficie forestale mondiale, all’insegna della sostenibilità e della biodiversità. La Commissione ha individuato cinque priorità:

  • ridurre l’impronta dei consumi dell’UE sul suolo e incoraggiare il consumo di prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non contribuiscano alla deforestazione nell’UE;
  • collaborare con i paesi produttori per diminuire la pressione sulle foreste e spingere l’UE verso una cooperazione allo sviluppo che non sia causa di deforestazione;
  • rafforzare la cooperazione internazionale per arrestare la deforestazione e il degrado forestale e promuovere il ripristino delle foreste;
  • riorientare i finanziamenti verso pratiche più sostenibili di uso del suolo;
  • sostenere la disponibilità, la qualità e l’accesso alle informazioni sulle foreste e le catene di approvvigionamento dei prodotti e promuovere la ricerca e l’innovazione.

Per vagliare le misure volte a ridurre il consumo dell’UE e incoraggiare l’uso di prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non contribuiscono alla deforestazione verrà creata una piattaforma multi-partecipativa sulla deforestazione, il degrado e la rigenerazione forestali, che riunirà un ampio ventaglio di portatori di interessi. La Commissione favorirà anche il potenziamento dei sistemi di certificazione riservati ai prodotti che non sono causa di deforestazione e valuterà possibili misure legislative e altri incentivi sul versante della domanda.

La Commissione lavorerà a stretto contatto con i paesi partner per aiutarli a ridurre la pressione sulle foreste e si assicurerà che le politiche dell’UE non contribuiscano alla deforestazione o al degrado forestale. Affiancherà i suoi partner nell’elaborazione e nell’attuazione di quadri nazionali di ampio respiro in materia di foreste, favorendo il loro uso sostenibile e migliorando la sostenibilità delle catene del valore basate su queste ultime. La Commissione, inoltre, si adopererà nelle sedi internazionali (quali FAO, ONU, G7 e G20, OMC e OCSE) per rafforzare la cooperazione in questo ambito, tanto sul piano delle azioni quanto su quello delle politiche. Continuerà ad impegnarsi affinché gli accordi commerciali negoziati dall’UE favoriscano una gestione responsabile e improntata alla sostenibilità delle catene di approvvigionamento mondiali, oltre a sostenere il commercio di prodotti agricoli e forestali che non causano deforestazione o degrado forestale. La Commissione si propone anche di creare meccanismi che incentivino i piccoli agricoltori a mantenere e potenziare i servizi ecosistemici e ad adottare pratiche sostenibili di gestione agricola e forestale.

Nell’ottica di migliorare la disponibilità, la qualità e l’accesso alle informazioni sulle foreste e sulle catene di approvvigionamento la Commissione propone di istituire un osservatorio dell’UE sulla deforestazione e sul degrado forestale, dedicato al monitoraggio e alla misurazione delle variazioni della superficie forestale a livello mondiale e dei relativi fattori trainanti. Questo strumento consentirà agli enti pubblici, ai consumatori e alle imprese di accedere più facilmente alle informazioni sulle catene di approvvigionamento, stimolando una maggiore sostenibilità. La Commissione valuterà anche la possibilità di usare più sistematicamente il sistema di satelliti di Copernicus per monitorare le foreste.

La Commissione punta a riorientare i finanziamenti pubblici e privati per incentivare la gestione sostenibile e le catene del valore sostenibili basate sulle foreste, come pure la tutela delle foreste esistenti e la rigenerazione sostenibile di nuove superfici forestali. Inoltre, di concerto con gli Stati membri, esaminerà i meccanismi che potrebbero contribuire a promuovere la finanza verde, stimolando e attraendo ulteriori investimenti.

Contesto

L’UE è un leader mondiale indiscusso del settore. Dal 2003 attua un piano d’azione per l’applicazione delle normative, la governance e il commercio nel settore forestale (FLEGT) volto a combattere il disboscamento illegale e il relativo commercio di legname. La comunicazione della Commissione sulla deforestazione, risalente al 2008, ha gettato le basi di un quadro strategico a livello dell’UE, fissando tra le altre cose l’obiettivo di arrestare entro il 2030 la perdita di superfici forestali su scala globale e di ridurre la deforestazione tropicale lorda di almeno il 50 % entro il 2020. Nonostante gli sforzi dell’Unione, difficilmente sarà possibile conseguire questi traguardi: occorre dunque un impegno più deciso.

La comunicazione odierna è frutto di ampie consultazioni dei portatori di interessi, che, principalmente nell’ambito di due conferenze (nel 2014 e nel 2017), una consultazione pubblica (nel 2019) e tre studi, si sono espressi sulla deforestazione, il degrado forestale e i possibili interventi dell’UE. La comunicazione dà anche seguito alle richieste del Parlamento europeo e del Consiglio, che hanno sollecitato ripetutamente un’azione più coordinata e, in particolare, l’eliminazione della deforestazione dalle filiere dei prodotti agricoli.

Le foreste sono imprescindibili per far fronte alle grandi sfide del nostro tempo in materia di sostenibilità, tra cui il declino della biodiversità, i cambiamenti climatici e l’aumento della popolazione. Gli accordi e gli impegni internazionali riconoscono la necessità di un’azione ambiziosa per invertire la tendenza alla deforestazione.

Le emissioni di gas serra derivanti dall’uso del suolo e dai cambiamenti d’uso del suolo, soprattutto per effetto della deforestazione, sono la seconda causa di cambiamenti climatici dopo i combustibili fossili e rappresentano quasi il 12 % del totale (più della quota imputabile al settore dei trasporti). Le foreste accumulano grandi quantità di anidride carbonica, assorbita dall’atmosfera e fissata nella biomassa e nel suolo; arrestare la deforestazione e il degrado forestale è quindi cruciale per lottare contro i cambiamenti climatici. La creazione di nuove foreste e il ripristino sostenibile di quelle degradate possono essere valide soluzioni per integrare gli sforzi in questo ambito: se pianificato e attuato nel rispetto dei principi della sostenibilità, il rimboschimento può apportare notevoli benefici.

Per ulteriori informazioni

Domande e risposte

Scheda informativa

Comunicazione sull’intensificazione dell’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta

Documento di lavoro dei servizi della Commissione sulle attività di consultazione

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Siccità in Europa: la Commissione annuncia un sostegno supplementare per gli agricoltori europei

La Commissione europea lo scorso 25 luglio ha annunciato il proprio sostegno agli agricoltori danneggiati dalle ondate di siccità che stanno colpendo l’intero continente.

Phil Hogan, commissario per l’Agricoltura, ha dichiarato: “L’attuale, prolungata siccità è fonte di preoccupazione per i nostri agricoltori. La Commissione si tiene in stretto contatto con gli Stati membri e sta valutando la situazione. Come sempre, siamo pronti ad assistere gli agricoltori colpiti dalla siccità: a tal fine abbiamo deciso di predisporre pagamenti anticipati più consistenti e deroghe ad alcune norme di inverdimento per agevolare la produzione di alimenti per gli animali“. Gli agricoltori europei potranno percepire una percentuale più elevata degli anticipi sui pagamenti diretti e sui pagamenti per lo sviluppo rurale. Inoltre, per nutrire il bestiame, disporranno di maggiore flessibilità nell’uso di terreni normalmente non utilizzati a fini di produzione.

 

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FIT4REUSE, sistemi innovativi per il risparmio idrico

Al via un nuovo progetto internazionale, coordinato dall’Università di Bologna, che metterà a punto sistemi innovativi, sostenibili e a basso costo per l’utilizzo di risorse idriche non convenzionali come le acque reflue o le acque saline e salmastreIl settore responsabile del maggior consumo di acqua nei paesi del Mediterraneo è quello agricolo. La disponibilità di risorse idriche della regione è però limitata, e gli effetti nocivi del cambiamento climatico metteranno sempre più a rischio le riserve destinate all’irrigazione. La soluzione? Utilizzare le cosiddette “risorse idriche non convenzionali” come le acque reflue o le acque saline e salmastre. Che però vanno opportunamente depurate e trattate. Come? Un nuovo progetto europeo coordinato dall’Università di Bologna lavorerà per i prossimi tre anni alla ricerca di sistemi innovativi, sostenibili e a basso costo per diffondere questa pratica in tutta la regione.

Il progetto si chiama FIT4REUSE e prende il via ufficialmente oggi con un kick-off meeting a Bologna. Finanziato con 2 milioni di euro nell’ambito del programma PRIMA (una partnership per la ricerca e l’innovazione nell’area mediterranea), FIT4REUSE si concentrerà sul trattamento e la dissalazione delle acque reflue e delle acque saline o salmastre. Per farlo i ricercatori combineranno soluzioni “naturali”, come la fitodepurazione, e trattamenti intensivi che prevedono l’utilizzo di reattori anaerobici, membrane e specifici nanomateriali.

“Analizzeremo le diverse tecnologie e prassi per l’irrigazione, nonché gli effetti che le risorse idriche non convenzionali hanno sul terreno e sulla sicurezza delle colture per il consumo umano”, spiega il professor Attilio Toscano del Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna, che coordina il progetto. “I risultati ottenuti saranno poi studiati per valutare gli impatti economici, sociali ed ambientali delle soluzioni proposte e standardizzare un piano di riutilizzo delle acque non convenzionali”.

Migliorando l’efficienza dei sistemi di gestione delle risorse idriche, riducendo l’impatto negativo sull’ambiente e incentivando una più ampia applicazione delle risorse idriche non convenzionali, FIT4REUSE mira a realizzare soluzioni innovative, sostenibili e a basso costo che possano assicurare per il futuro un approvvigionamento idrico regolare, sostenibile e sicuro in agricoltura. Soluzioni che saranno utili per mitigare gli effetti nocivi del cambiamento climatico e potranno servire da esempio anche per altre regioni con problemi simili di approvvigionamento idrico.

FIT4REUSE è finanziato con 2 milioni di euro nell’ambito del Programma PRIMA – Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area, iniziativa di ricerca e innovazione congiunta che coinvolge sia paesi dell’Unione Europea che paesi extra UE del bacino del Mediterraneo, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative e concrete in materia di agricolturaindustria alimentare e uso delle risorse idriche.

Il progetto è coordinato dal Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna, con la partecipazione anche del Dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali, e coinvolge nove istituzioni di sette diversi paesi. Oltre all’Alma Mater partecipano: Università Politecnica delle Marche (Italia), Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – ISPRA (Italia), BIOAZUL S.L. (Spagna), Ecofilae (Francia), National Technical University of Athens (Grecia), MEKOROT WATER CO. (Israele), Higher Institute for Applied Biological Sciences of Tunis (Tunisia), ITUNOVA (Turchia).

Fonte: ufficio stampa Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

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Occupazione e sviluppi sociali in Europa, la lotta ai cambiamenti climatici fattore trainante per crescita e occupazione

La Commissione ha pubblicato oggi l’edizione 2019 dell’indagine annuale sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE). Alla luce delle tendenze globali a lungo termine quali l’invecchiamento, la globalizzazione, la trasformazione tecnologica e i cambiamenti climatici, l’ESDE 2019 è dedicata al tema della sostenibilità.

La relazione dimostra che la lotta ai cambiamenti climatici e una crescita durevole vanno di pari passo. Definisce una serie di opzioni strategiche in grado di mantenere la competitività dell’UE, sostenere la crescita e diffonderne i benefici all’intera popolazione dell’UE e alle generazioni future, perseguendo nel contempo un’ambiziosa transizione verso un’economia a impatto climatico zero. L’indagine 2019 conferma inoltre la continua espansione dell’attività economica dell’UE, con nuovi livelli record di occupazione e un miglioramento della situazione sociale.

Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha dichiarato: “Questa indagine annuale mostra che la ripresa si è consolidata nell’economia europea. Con 240,7 milioni di europei che lavorano e 13,4 milioni di posti di lavoro in più dall’insediamento della Commissione Juncker, il tasso di occupazione nell’UE è il più elevato mai registrato. La disoccupazione in Europa ha raggiunto i minimi storici e il numero di persone a rischio di povertà continua a diminuire. Si tratta di un buon punto di partenza per aumentare l’intervento a favore dei cittadini sulla base del pilastro europeo dei diritti sociali. Tale intervento deve comprendere una transizione equa verso un’economia a impatto climatico zero, che sfrutti pienamente le opportunità della ‘crescita verde’. Possiamo migliorare il tenore di vita di tutti purché l’UE e gli Stati membri, insieme alle parti sociali, investano in competenze nuove e migliori, qualifiche più elevate e servizi sociali.”

Il passaggio a un’economia a zero emissioni di carbonio aumenterà il numero dei posti di lavoro disponibili e inciderà sulla struttura del mercato del lavoro, sulla distribuzione dei posti di lavoro e sulle competenze necessarie. Entro il 2030 si stima che la transizione creerà altri 1,2 milioni di posti di lavoro nell’UE oltre ai 12 milioni di nuovi posti di lavoro già previsti. La transizione potrebbe attenuare la polarizzazione del lavoro in corso, derivante dall’automazione e dalla digitalizzazione, creando posti di lavoro anche per quanto riguarda i salari e le competenze di livello medio, in particolare nei settori della costruzione e dell’industria manifatturiera.

Ciò premesso, l’incidenza della transizione varierà a seconda dei paesi e dei settori. I paesi devono quindi prepararsi a questa transizione per garantire che le persone che hanno occupazioni o che lavorano in settori e regioni ancora legati a modelli ad alte emissioni di carbonio non siano lasciate indietro. Riveste un’importanza fondamentale integrare la dimensione sociale fin dall’inizio, ad esempio attraverso misure che prevedono un sostegno al reddito durante la transizione o combinano una maggiore tassazione dell’energia con una ridistribuzione. Anche il dialogo sociale può contribuire a rendere la transizione equa, garantendo il coinvolgimento dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Più in generale, l’indagine dimostra che per portare avanti la crescita economica l’UE dovrà investire nelle competenze delle persone e nell’innovazione. Le imprese dell’UE che ottengono i risultati migliori sono quelle che investono maggiormente nella formazione dei lavoratori e in condizioni di lavoro di elevata qualità. Gli investimenti nelle competenze, nelle qualifiche e nella formazione formale degli adulti sostengono realmente l’occupabilità dei lavoratori, la crescita dei salari e la competitività delle imprese. L’indagine ESDE evidenzia inoltre che gli investimenti sociali, come l’accesso ai servizi di assistenza all’infanzia e all’educazione della prima infanzia, rendono le persone più produttive e aumentano il loro benessere. Alloggi adeguati e a prezzi accessibili consentono agli europei di sfruttare pienamente le loro potenzialità sul mercato del lavoro e di partecipare alla società.

 

Contesto

L’indagine annuale sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa fornisce un’analisi economica aggiornata delle tendenze a livello sociale e occupazionale in Europa e considera le opzioni strategiche collegate. Si tratta della relazione analitica principale della Commissione europea nell’ambito dell’occupazione e degli affari sociali.

La nuova agenda strategica 2019-2024 del Consiglio europeo invita ad accogliere i cambiamenti determinati dalla transizione verde, dal progresso tecnologico e dalla globalizzazione, assicurando, nel contempo, che nessuno sia lasciato indietro. L’edizione ESDE di quest’anno esamina lo stato dell’occupazione e gli sviluppi sociali alla luce di una delle quattro priorità principali di questa nuova agenda strategica — “costruire un’Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero”. I risultati dell’indagine ESDE possono essere una fonte di ispirazione per i responsabili politici sul modo in cui conseguire questi obiettivi ambiziosi. Contribuiranno inoltre al dibattito orientativo sugli aspetti occupazionali della visione strategica a lungo termine per un’economia a impatto climatico zero in occasione della prossima riunione del Consiglio dei ministri europei dell’Occupazione e degli affari sociali (EPSCO) dell’8 luglio 2019.

Gli esempi da cui emerge che la Commissione si adopera per affrontare le questioni sollevate nelle relazioni annuali ESDE sono numerosi. Uno di questi è la proposta della Commissione del maggio 2018 relativa al quadro finanziario pluriennale, che destina maggiori fondi per investire nelle persone, anche grazie al nuovo Fondo sociale europeo Plus (FSE+) e a un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) migliorato. Il pilastro europeo dei diritti sociali e iniziative e strumenti come l’agenda per le competenze per l’Europa, il programma Europa digitale(link is external), la garanzia per i giovani, l’ulteriore rafforzamento del programma Erasmus e il corpo europeo di solidarietà contribuiranno tutti al perseguimento di questi obiettivi.

 

Per ulteriori informazioni

Scheda informativa: Occupazione e sviluppi sociali 2019 zoom sull’impatto sociale dei cambiamenti climatici

Indagine 2019 sull’occupazione e sugli sviluppi sociali

Una nuova agenda strategica 2019-2024

Sezione dedicata all’analisi dell’occupazione e della situazione sociale sul sito web della DG EMPL