Sezione Cambiamenti Climatici

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FIT4REUSE, sistemi innovativi per il risparmio idrico

Al via un nuovo progetto internazionale, coordinato dall’Università di Bologna, che metterà a punto sistemi innovativi, sostenibili e a basso costo per l’utilizzo di risorse idriche non convenzionali come le acque reflue o le acque saline e salmastreIl settore responsabile del maggior consumo di acqua nei paesi del Mediterraneo è quello agricolo. La disponibilità di risorse idriche della regione è però limitata, e gli effetti nocivi del cambiamento climatico metteranno sempre più a rischio le riserve destinate all’irrigazione. La soluzione? Utilizzare le cosiddette “risorse idriche non convenzionali” come le acque reflue o le acque saline e salmastre. Che però vanno opportunamente depurate e trattate. Come? Un nuovo progetto europeo coordinato dall’Università di Bologna lavorerà per i prossimi tre anni alla ricerca di sistemi innovativi, sostenibili e a basso costo per diffondere questa pratica in tutta la regione.

Il progetto si chiama FIT4REUSE e prende il via ufficialmente oggi con un kick-off meeting a Bologna. Finanziato con 2 milioni di euro nell’ambito del programma PRIMA (una partnership per la ricerca e l’innovazione nell’area mediterranea), FIT4REUSE si concentrerà sul trattamento e la dissalazione delle acque reflue e delle acque saline o salmastre. Per farlo i ricercatori combineranno soluzioni “naturali”, come la fitodepurazione, e trattamenti intensivi che prevedono l’utilizzo di reattori anaerobici, membrane e specifici nanomateriali.

“Analizzeremo le diverse tecnologie e prassi per l’irrigazione, nonché gli effetti che le risorse idriche non convenzionali hanno sul terreno e sulla sicurezza delle colture per il consumo umano”, spiega il professor Attilio Toscano del Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna, che coordina il progetto. “I risultati ottenuti saranno poi studiati per valutare gli impatti economici, sociali ed ambientali delle soluzioni proposte e standardizzare un piano di riutilizzo delle acque non convenzionali”.

Migliorando l’efficienza dei sistemi di gestione delle risorse idriche, riducendo l’impatto negativo sull’ambiente e incentivando una più ampia applicazione delle risorse idriche non convenzionali, FIT4REUSE mira a realizzare soluzioni innovative, sostenibili e a basso costo che possano assicurare per il futuro un approvvigionamento idrico regolare, sostenibile e sicuro in agricoltura. Soluzioni che saranno utili per mitigare gli effetti nocivi del cambiamento climatico e potranno servire da esempio anche per altre regioni con problemi simili di approvvigionamento idrico.

FIT4REUSE è finanziato con 2 milioni di euro nell’ambito del Programma PRIMA – Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area, iniziativa di ricerca e innovazione congiunta che coinvolge sia paesi dell’Unione Europea che paesi extra UE del bacino del Mediterraneo, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative e concrete in materia di agricolturaindustria alimentare e uso delle risorse idriche.

Il progetto è coordinato dal Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna, con la partecipazione anche del Dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali, e coinvolge nove istituzioni di sette diversi paesi. Oltre all’Alma Mater partecipano: Università Politecnica delle Marche (Italia), Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – ISPRA (Italia), BIOAZUL S.L. (Spagna), Ecofilae (Francia), National Technical University of Athens (Grecia), MEKOROT WATER CO. (Israele), Higher Institute for Applied Biological Sciences of Tunis (Tunisia), ITUNOVA (Turchia).

Fonte: ufficio stampa Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

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Occupazione e sviluppi sociali in Europa, la lotta ai cambiamenti climatici fattore trainante per crescita e occupazione

La Commissione ha pubblicato oggi l’edizione 2019 dell’indagine annuale sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE). Alla luce delle tendenze globali a lungo termine quali l’invecchiamento, la globalizzazione, la trasformazione tecnologica e i cambiamenti climatici, l’ESDE 2019 è dedicata al tema della sostenibilità.

La relazione dimostra che la lotta ai cambiamenti climatici e una crescita durevole vanno di pari passo. Definisce una serie di opzioni strategiche in grado di mantenere la competitività dell’UE, sostenere la crescita e diffonderne i benefici all’intera popolazione dell’UE e alle generazioni future, perseguendo nel contempo un’ambiziosa transizione verso un’economia a impatto climatico zero. L’indagine 2019 conferma inoltre la continua espansione dell’attività economica dell’UE, con nuovi livelli record di occupazione e un miglioramento della situazione sociale.

Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha dichiarato: “Questa indagine annuale mostra che la ripresa si è consolidata nell’economia europea. Con 240,7 milioni di europei che lavorano e 13,4 milioni di posti di lavoro in più dall’insediamento della Commissione Juncker, il tasso di occupazione nell’UE è il più elevato mai registrato. La disoccupazione in Europa ha raggiunto i minimi storici e il numero di persone a rischio di povertà continua a diminuire. Si tratta di un buon punto di partenza per aumentare l’intervento a favore dei cittadini sulla base del pilastro europeo dei diritti sociali. Tale intervento deve comprendere una transizione equa verso un’economia a impatto climatico zero, che sfrutti pienamente le opportunità della ‘crescita verde’. Possiamo migliorare il tenore di vita di tutti purché l’UE e gli Stati membri, insieme alle parti sociali, investano in competenze nuove e migliori, qualifiche più elevate e servizi sociali.”

Il passaggio a un’economia a zero emissioni di carbonio aumenterà il numero dei posti di lavoro disponibili e inciderà sulla struttura del mercato del lavoro, sulla distribuzione dei posti di lavoro e sulle competenze necessarie. Entro il 2030 si stima che la transizione creerà altri 1,2 milioni di posti di lavoro nell’UE oltre ai 12 milioni di nuovi posti di lavoro già previsti. La transizione potrebbe attenuare la polarizzazione del lavoro in corso, derivante dall’automazione e dalla digitalizzazione, creando posti di lavoro anche per quanto riguarda i salari e le competenze di livello medio, in particolare nei settori della costruzione e dell’industria manifatturiera.

Ciò premesso, l’incidenza della transizione varierà a seconda dei paesi e dei settori. I paesi devono quindi prepararsi a questa transizione per garantire che le persone che hanno occupazioni o che lavorano in settori e regioni ancora legati a modelli ad alte emissioni di carbonio non siano lasciate indietro. Riveste un’importanza fondamentale integrare la dimensione sociale fin dall’inizio, ad esempio attraverso misure che prevedono un sostegno al reddito durante la transizione o combinano una maggiore tassazione dell’energia con una ridistribuzione. Anche il dialogo sociale può contribuire a rendere la transizione equa, garantendo il coinvolgimento dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Più in generale, l’indagine dimostra che per portare avanti la crescita economica l’UE dovrà investire nelle competenze delle persone e nell’innovazione. Le imprese dell’UE che ottengono i risultati migliori sono quelle che investono maggiormente nella formazione dei lavoratori e in condizioni di lavoro di elevata qualità. Gli investimenti nelle competenze, nelle qualifiche e nella formazione formale degli adulti sostengono realmente l’occupabilità dei lavoratori, la crescita dei salari e la competitività delle imprese. L’indagine ESDE evidenzia inoltre che gli investimenti sociali, come l’accesso ai servizi di assistenza all’infanzia e all’educazione della prima infanzia, rendono le persone più produttive e aumentano il loro benessere. Alloggi adeguati e a prezzi accessibili consentono agli europei di sfruttare pienamente le loro potenzialità sul mercato del lavoro e di partecipare alla società.

 

Contesto

L’indagine annuale sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa fornisce un’analisi economica aggiornata delle tendenze a livello sociale e occupazionale in Europa e considera le opzioni strategiche collegate. Si tratta della relazione analitica principale della Commissione europea nell’ambito dell’occupazione e degli affari sociali.

La nuova agenda strategica 2019-2024 del Consiglio europeo invita ad accogliere i cambiamenti determinati dalla transizione verde, dal progresso tecnologico e dalla globalizzazione, assicurando, nel contempo, che nessuno sia lasciato indietro. L’edizione ESDE di quest’anno esamina lo stato dell’occupazione e gli sviluppi sociali alla luce di una delle quattro priorità principali di questa nuova agenda strategica — “costruire un’Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero”. I risultati dell’indagine ESDE possono essere una fonte di ispirazione per i responsabili politici sul modo in cui conseguire questi obiettivi ambiziosi. Contribuiranno inoltre al dibattito orientativo sugli aspetti occupazionali della visione strategica a lungo termine per un’economia a impatto climatico zero in occasione della prossima riunione del Consiglio dei ministri europei dell’Occupazione e degli affari sociali (EPSCO) dell’8 luglio 2019.

Gli esempi da cui emerge che la Commissione si adopera per affrontare le questioni sollevate nelle relazioni annuali ESDE sono numerosi. Uno di questi è la proposta della Commissione del maggio 2018 relativa al quadro finanziario pluriennale, che destina maggiori fondi per investire nelle persone, anche grazie al nuovo Fondo sociale europeo Plus (FSE+) e a un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) migliorato. Il pilastro europeo dei diritti sociali e iniziative e strumenti come l’agenda per le competenze per l’Europa, il programma Europa digitale(link is external), la garanzia per i giovani, l’ulteriore rafforzamento del programma Erasmus e il corpo europeo di solidarietà contribuiranno tutti al perseguimento di questi obiettivi.

 

Per ulteriori informazioni

Scheda informativa: Occupazione e sviluppi sociali 2019 zoom sull’impatto sociale dei cambiamenti climatici

Indagine 2019 sull’occupazione e sugli sviluppi sociali

Una nuova agenda strategica 2019-2024

Sezione dedicata all’analisi dell’occupazione e della situazione sociale sul sito web della DG EMPL

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ISPRA, gli indicatori del clima in Italia nel 2018

Pubblicato sul sito dell’ISPRA il Rapporto SNPA “Gli Indicatori del Clima in Italia nel 2018”
Caldo, con nuovi record della temperatura media annuale e della media annuale della temperatura minima giornaliera, eventi meteorologici estremi – numerosi ed in alcuni casi eccezionali – che hanno interessato diverse aree del nostro Paese; queste le caratteristiche del clima in Italia nel 2018, estratte dal Rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente “Gli Indicatori del Clima in Italia nel 2018” disponibile online sul sito dell’Istituto.
Tra gli eventi estremi, di particolare rilievo i fenomeni associati al ciclone denominato “Vaia”, che ha investito gran parte del territorio nazionale tra il 27 e il 30 ottobre: venti di straordinaria intensità, con medie orarie fino a 120 km/h e raffiche fino a 200 km/h hanno soffiato insistentemente per diverse ore sulla nostra Penisola, causando, tra l’altro, danni ingenti ed estesi al patrimonio forestale dell’arco alpino; negli stessi giorni, precipitazioni di intensità eccezionale per diverse durate, da un’ora a tre giorni, si sono abbattute sulle regioni del Nord Italia.

Il Rapporto, che illustra l’andamento del clima nel corso del 2018 e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia, si basa su una grande mole di dati e indicatori climatici, derivati in gran parte dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA, www.scia.isprambiente.it), realizzato dall’ISPRA in collaborazione con gli organismi titolari delle principali reti di osservazione presenti in Italia. Le informazioni di sintesi sono poi trasmesse all’Organizzazione Meteorologica Mondiale e contribuiscono a comporre il quadro conoscitivo sullo stato e sull’evoluzione del clima a scala globale.


Ecco alcune sintesi di dettaglio.

Temperatura
Se a scala globale il 2018 è stato il 4° anno più caldo della serie storica dopo il 2016, il 2015 e il 2017, in Italia il 2018 ha segnato il nuovo record di temperatura media annuale, con un’anomalia (lo scarto rispetto al valore climatologico di riferimento 1961-1990) di +1.71°C. Tutti i mesi dell’anno – ad eccezione di febbraio e marzo – sono stati più caldi della norma, con punte di anomalia positiva nel mese di aprile al Centro (+3.74 °C) e al Nord (+3.69 °C). Il 2018 è stato il 28° anno consecutivo con anomalia positiva e quattro dei cinque valori più elevati di temperatura media sono stati registrati negli ultimi cinque anni: oltre al 2018, nell’ordine il 2015, 2014 e 2016, con anomalie comprese tra +1.34 e +1.60°C.

Elemento saliente della temperatura nel 2018 è stato il nuovo record di anomalia della temperatura minima giornaliera (+1.68 °C), che ha superato il precedente record del 2014 (+1.58 °C), mentre l’anomalia della temperatura massima del 2018 è risultata la terza di tutta la serie, dopo quelle del 2015 e del 2017. A rappresentare il 2018 come l’anno più caldo della serie storica hanno contribuito in modo particolare le notti più calde.

Su base stagionale, l’autunno del 2018 è stato il più caldo della serie storica (anomalia di +2.0 °C), superando di poco quello del 2014; la primavera (+1.88 °C) e l’estate (+2.0 °C) sono state
rispettivamente la terza e la quinta più calde della serie.
Analogamente a quella dell’aria, nel 2018 la temperatura superficiale dei mari italiani è stata nettamente superiore alla norma. Con un’anomalia media di +1.08°C rispetto al valore climatologico di riferimento, il 2018 si colloca al secondo posto dell’intera serie storica, dopo il 2015.

Precipitazioni
In Italia nel 2018 le precipitazioni in media sono state moderatamente superiori ai valori climatologici normali. L’andamento nel corso dell’anno è stato tuttavia piuttosto altalenante e mesi molto piovosi si sono alternati ad altri più secchi. Marzo, maggio e ottobre sono stati caratterizzati da piogge abbondanti, estese a tutto il territorio nazionale, mentre ad aprile, settembre e soprattutto dicembre le piogge sono stati scarse in tutte le regioni.

Al Nord i mesi relativamente più piovosi sono stati ottobre (anomalia media + 87%), marzo (+62%) e maggio (+40%); al Centro, sono stati marzo (+131%), maggio (+105%) e febbraio
(+60%); al Sud i mesi estivi: agosto (nettamente più piovoso della media: +275%), giugno (+226%) e maggio (+132%). I mesi più secchi rispetto alla norma sono stati dicembre (soprattutto al Nord, anomalia di -66%), settembre, aprile e, limitatamente al Centro e al Sud, gennaio.
Con un’anomalia di precipitazione cumulata media in Italia di +18% circa, il 2018 si colloca all’8° posto tra gli anni più piovosi della serie dal 1961. Le precipitazioni sono state superiori alla norma soprattutto al Meridione e sulle Isole, dove l’anomalia annuale del 2018 (+29%) risulta essere la terza più elevata di tutta la serie. Su base stagionale, sia l’estate (anomalia media +62%) che la primavera (+38%) del 2018, si collocano al terzo posto tra le più piovose dell’intera serie dal 1961; anomalie più contenute, ma sempre positive, per l’autunno e l’inverno.

Anche nel 2018 non sono mancati eventi di precipitazione intensa, di durata più o meno breve. I valori più elevati di precipitazione giornaliera sono stati registrati il 27 ottobre in Liguria e il
28 ottobre in Friuli Venezia Giulia, dove sono state registrate precipitazioni cumulate comprese tra 300 e 400 mm, con un massimo di 406 mm. Un’altra area che ha registrato precipitazioni
giornaliere abbondanti è la Calabria ionica, dove il 4 ottobre diverse località hanno ricevuto più di 200 mm di precipitazione, con una punta di 340 mm.
Riguardo agli indici climatici rappresentativi delle condizioni di siccità, valori elevati dell’indice “numero di giorni asciutti”, superiori a 300 giorni, si registrano sulle coste centrale e meridionale adriatica, ionica e della Sicilia meridionale ed in Pianura Padana. Quanto al numero massimo di giorni consecutivi nell’anno con precipitazione giornaliera inferiore o uguale a 1 mm, i valori più alti si registrano nella Sardegna settentrionale (fino a 90 giorni secchi consecutivi), seguita dalla Sicilia sud-occidentale e dalla Sardegna occidentale (fino a 60 giorni secchi consecutivi). Nel resto del Paese i giorni secchi consecutivi sono stati relativamente bassi (quasi ovunque inferiori a 40), a conferma di un anno in media, sia pur moderatamente, più piovoso della norma.

Ufficio stampa ISPRA
Cristina Pacciani – Tel. 329/0054756
06/50072394-2260
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@ISPRAmbiente
@ISPRA_Press

Accedi e consulta il Rapporto integrale 

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l’UE, il Canada e la Cina convocano la terza riunione ministeriale sull’azione per il clima

Oggi 28 giugno l’UE, il Canada e la Cina hanno convocato a Bruxelles la terza riunione ministeriale sull’azione per il clima. Il Commissario per l’Azione per il clima e l’energia, Miguel Arias Cañete, la Ministra canadese dell’Ambiente e dei cambiamenti climatici, Catherine McKenna, e il Rappresentante speciale per i cambiamenti climatici della Cina, Xie Zhenhua, copresiederanno la riunione dei Ministri e dei rappresentanti di alto livello di oltre 30 paesi, compresi i Ministri del G20 e i presidenti dei principali gruppi delle parti dei negoziati sul clima dell’ONU.

La terza edizione della riunione ministeriale sull’azione per il clima affronterà la questione dell’attuazione più ampia dell’accordo di Parigi nel contesto post Katowice. L’incontro non sarà un ulteriore dialogo esclusivo tra Ministri, ma cercherà di favorire gli scambi tra partner provenienti da contesti diversi, compresi rappresentanti di alto livello delle imprese, dell’industria, degli investitori, del mondo scientifico, delle organizzazioni che si occupano di diritti e delle organizzazioni di esperti.

Dall’adozione dell’accordo di Parigi nel 2015 e del corpus di norme di Katowice lo scorso anno, l’attenzione della politica si sta spostando dai negoziati dell’UNFCCC verso un’attuazione più ambiziosa, necessaria per l’ammodernamento delle economie. L’attuazione efficace dell’accordo di Parigi richiede un dibattito aperto e franco tra politici e professionisti, che tenga conto del punto di vista dell’industria, del settore finanziario, degli investitori, degli assicuratori, della società civile, delle organizzazioni di esperti e dei cittadini. L’UE si impegna a continuare a dare l’esempio nella transizione verso un’economia a impatto climatico zero entro il 2050, come proposto nella strategia della Commissione. L’UE ha predisposto un quadro legislativo completo e ambizioso da attuare entro il 2050 e la grande maggioranza degli Stati membri ha abbracciato questo approccio la settimana scorsa.

L’UE si è dotata di un quadro legislativo completo e ambizioso per ridurre le emissioni del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e la scorsa settimana la Commissione ha pubblicato la valutazione dei primissimi piani nazionali integrati per l’energia e il clima, concepiti per recepire negli ordinamenti nazionali gli impregni presi nell’accordo di Parigi. Se da un lato possiamo essere fieri dei progressi compiuti a livello di UE, è evidente che la sfida dei cambiamenti climatici può essere vinta solo lavorando fianco a fianco con i partner internazionali e queste riunioni ministeriali, convocate congiuntamente con altre due importanti economie, sono la piattaforma ideale per scambiarsi buone pratiche e dare l’esempio.

Ufficio Rappresentanza in Italia della Commissione europea

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Problemi fitosanitari e cambiamenti climatici: Italia, Francia, Spagna e Portogallo scrivono all’UE

L’Alleanza Cooperative Agroalimentari ha partecipato ieri, 26 giugno, a Parigi alla riunione del Gruppo Misto Ortofrutta che come ogni anno vede impegnati associazioni ed organizzazioni della filiera ortofrutticola e rappresentanti istituzionali in una due giorni di confronto e dibattito sulle principali questioni di attualità del comparto ortofrutticolo. Quest’anno sono quattro i paesi partecipanti, poiché a Francia, Italia e Spagna si è unito anche il Portogallo.

Una delle tematiche che è stata maggiormente dibattuta è stata quella fitosanitaria, che rappresenta una problematica molto avvertita dai sistemi produttivi dei principali Paesi mediterranei.

Secondo Davide Vernocchi, coordinatore Ortofrutta di Alleanza Cooperative Agroalimentari, “è quanto mai urgente dare risposte concrete ai produttori, per salvaguardare la qualità delle produzioni. È ormai sotto gli occhi di tutti che i cambiamenti climatici stanno avendo conseguenze non solo sulle coltivazioni, ma anche in termini di patologie. La globalizzazione è infatti la genesi dell’ingresso in Europa di patogeni prima a noi sconosciuti come il blackspot per gli agrumi e la cimice asiatica che sta causando non pochi danni ai nostri produttori di frutta”.

Al termine di un dibattito, che è stato a tratti anche molto teso, si è deciso di scrivere una lettera alla Commissione UE, firmata dalle quattro amministrazioni nazionali, per rimarcare la necessità di richiedere una reciprocità sui requisiti di natura fitosanitaria nell’ambito delle negoziazioni commerciali Ue con i paesi Terzi.

Alleanza Cooperative Agroalimentari ha richiesto che il concetto di reciprocità venga esteso anche a tutti gli aspetti legati al lavoro e alla produzione agricola, considerate le notevoli differenze esistenti nei paesi extra Ue in tema di condizioni etiche e sociali.

In conclusione dei lavori, è stata ribadita la necessità di una migliore armonizzazione e un mutuo riconoscimento tra gli stessi paesi della Ue in tema di questioni fitosanitarie, dal momento che oggi le autorizzazioni fitosanitarie vengono gestite a livello nazionali. È stata inoltre ribadita la posizione favorevole dei 4 Paesi alla proposta Pac di sostegno al settore basata sui Programmi Operativi delle Op, tenendo conto di una adeguata transizione verso nuovi e più ambiziosi requisiti ambientali, in linea con la maggiore attenzione che la Pac post 2020 pone verso le sfide ambientali e le conseguenze dei cambiamenti climatici e verso un miglioramento delle misure di prevenzione e gestione delle crisi.

Corriere Ortofrutticolo, 26 giugno 2019

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Arrigoni a Greentech: alta tecnologia a impatto zero

Leader internazionale nella produzione di tessuti e schermi “green” per la difesa colturale, Arrigoni è stato uno degli espositori della kermesse olandese Greentech 

Si è svolta dall’11 al 13 giugno la quarta edizione di Greentech, la fiera internazionale per operatori del settore dell’orticoltura che propone le soluzioni più innovative nell’ambito della tecnologia agri e floricolturale. A offrire tra i prodotti più all’avanguardia in termini di protezione colturale è stato Arrigoni S.p.A.

Il gruppo, specializzato nella produzione di schermi protettivi per l’agricoltura, è stato uno dei protagonisti del salone di Amsterdam, con diverse proposte di punta: la gamma Prisma® di schermi termo-riflettenti bianchi con additivo LD (nello specifico Prisma LDF / MDF / HDF), gli schermi ultra resistenti Robuxta® per applicazioni heavy-duty, la gamma anti-insetto Biorete® Air Plus e Protecta®, l’innovativo tessuto per la protezione delle colture dalla pioggia.

“La produzione di frutta e verdura – ha spiegato Patrizia Giuliani, la export manager del Gruppo Arrigoni – oggi è sempre più limitata da insetti infestanti, spesso veicoli di agenti patogeni. I danni causati da tali vettori insieme a quelli dovuti agli agenti atmosferici (basti pensare alle conseguenze del maltempo di queste settimane), se non arginati in tempo, possono portare anche alla totale perdita del raccolto. In questo contesto, Greentech è per noi l’opportunità perfetta per presentare ai produttori di tutto il mondo delle soluzioni concrete e green a questi due problemi. Oltre ad essere una risposta a criticità attuali, i nostri agrotessili sono poi la perfetta sintesi degli ambiti su cui si focalizza la tre giorni: innovazione, tecnologia e sostenibilità ambientale”.

Sono due i più importanti focus ad alto tasso di tecnologia applicata del Gruppo Arrigoni: l’ottimizzazione della diffusione della luce e l’aumento dell’airflow. Questi risultati caratterizzano infatti i nuovi prodotti, concepiti grazie alla pluriennale esperienza nel settore e soprattutto grazie a mirati investimenti dell’azienda in Ricerca, Laboratorio e studio accurato delle esigenze dei diversi mercati.

Nello specifico, allo stand 331A – Hall 12, il Gruppo ha  in primo luogo le caratteristiche e i punti di forza di due innovative soluzioni per l’agricoltura professionale.

Robuxta® è la gamma di schermi ibridi appositamente progettati per resistere in condizioni di elevato stress meccanico da abrasione su tensiostrutture. La struttura dello schermo è una combinazione di monofilo in catena e trama e bandella in seconda trama e si presenta in diversi colori e densità per ottimizzare l’ombreggiamento per ogni coltura e condizioni climatiche. In colore bianco con additivo LD, acronimo di “Light Diffusion”, offre gli stessi vantaggi degli schermi termo-riflettenti Prisma® che assicurano un eccezionale controllo della temperatura, protezione dalle scottature, buone condizioni per lo sviluppo delle piante e dell’ambiente di lavoro, risparmio idrico nelle applicazioni in serra.

Protecta®, è il frutto della ricerca di Arrigoni sul fronte della protezione colturale da pioggia eccessiva. Opportunamente inclinato, lo schermo Protecta® permette infatti di proteggere le coltivazioni dai danni della pioggia, senza pregiudicare la sua capacità di essere attraversato dall’aria, che è garanzia di rendimento nella raccolta di molti frutti.

Accedi per saperne di più sui prodotti Arrigoni

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La Piattaforma delle Conoscenze: nuovo strumento di condivisione di buone pratiche in materia di ambiente e clima

La Piattaforma delle Conoscenze è stata concepita quale strumento di condivisione delle buone pratiche in materia di ambiente e clima adatte ad essere replicate e trasferite, nonchè di networking tra tutti coloro che hanno sviluppato le buone pratiche nei settori Ambiente e Clima con i potenziali “replicatori”.

Che cos’è la Piattaforma delle Conoscenze?

In Italia sono presenti un numero importante di progetti, finanziati dalla Commissione europea (LIFE, CIP Eco Innovazione, CIP Europa Intelligente Energia, VII Programma Quadro di Ricerca) che hanno sperimentato con successo soluzioni, tecniche, metodi ed approcci, in materia di ambiente ed hanno contribuito a migliorare la base delle conoscenze nonchè favorito l’attuazione e lo sviluppo delle politiche e della legislazione dell’Unione. A fronte di un notevole numero di progetti di eccellenza, rispetto alle principali tematiche ambientali (rifiuti, efficienza delle risorse, tutela del suolo, inquinamento atmosferico, ambiente e salute, sostanze chimiche, adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici), si è ritenuto necessario compiere una scelta strategica e pragmatica diretta a mettere a sistema tutte le buone pratiche ambientali e sul clima per valorizzare e capitalizzare le esperienze a livello nazionale.

A chi è rivolta?

La Piattaforma delle Conoscenze è stata concepita quale mezzo di condivisione delle buone pratiche e di networking tra tutti coloro che hanno sviluppato la buona pratica con i potenziali “replicatori”.

La Piattaforma delle Conoscenze è rivolta a tutti quei soggetti pubblici e privati che programmano investimenti in campo ambientale, offrendo metodi, tecniche e modelli già sperimentati a livello locale e potenzialmente replicabili.

Che cosa contiene?

La Piattaforma delle Conoscenze è un sito web dinamico, collegato al portale del Ministero dell’Ambiente, che contiene le schede tecniche di dettaglio delle buona pratiche con i relativi risultati raggiunti. Tali schede sono state raggruppate per settore tematico (rifiuti, natura, biodiversità, acqua, ambiente urbano, clima, energia, suolo e uso efficiente delle risorse). Il sito web inoltre, comprende un’area dedicata alla normativa ambientale, nazionale e comunitaria, e una sezione riservata ai programmi di finanziamento che prevedono sovvenzioni di azioni nei settori dell’ambiente e del clima. La Piattaforma consentirà di tenersi al passo sui sistemi e le tecnologie ambientali in determinati settori chiave.

Qual è l’obiettivo?

La Piattaforma delle Conoscenze ha come principale obiettivo quello di facilitare l’accesso alle buone pratiche contribuendo a trasferirle a coloro che sono alla ricerca di una soluzione già testata, prontamente cantierabile ed implementabile dalle autorità pubbliche (Amministrazioni centrali, Regioni, Enti Locali, Enti di ricerca, Parchi, Università) o dal sistema produttivo. Tutto ciò nell’ottica di migliorare l’efficacia dell’utilizzo dei finanziamenti pubblici ed aumentarne l’impatto.

I Focus della Piattaforma delle Conoscenze:

  • Complementarietà: rendere effettivo l’uso ottimale dei fondi e dei finanziamenti dell’Unione Europea, nei settori della tutela dell’ambientale e dell’adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici, massimizzando l’impatto e l’efficienza dei finanziamenti pubblici dell’Unione attraverso i programmi a gestione diretta ed indiretta ed evitando il rischio del doppio finanziamento.
  • Sinergia: evitare che gli investimenti siano fine a sé stessi, ma abbiano invece un maggiore impatto ed una sostenibilità nel tempo. In questo senso sinergia significa anche ampliare l’impatto dei Fondi.
  • Condivisione: mettere a sistema tutte le buone pratiche finanziate in Italia nel corso delle programmazioni 2007-2013 e 2014-2020.
  • Suggerire i fondi e gli strumenti finanziari attivi per l’implementazione dei risultati.
  • Coordinare tutte le iniziative nazionali o locali su uno specifico settore ambientale (Acqua, Rifiuti, Adattamento, ecc.).
  • Favorire il Networking con le reti tematiche e le piattaforme esistenti.
  • Ispirare aggiornamenti normativi.
  • Favorire partnership pubblico – private.
  • Fornire una rassegna aggiornata della normativa e delle politiche nazionali e dell’Unione in campo ambientale e del clima

La Piattaforma delle Conoscenze non si limiterà a mettere a sistema tutte le buone pratiche, ma rappresenterà anche il perno di una campagna di comunicazione nazionale che verrà promossa per aumentare la conoscenza delle soluzioni sperimentate rivolta a tutti gli stakeholders.

Accedi per sapere di più … 

Agricoltura. Cambiamenti climatici, rischi e assicurazioni.

Se ne è discusso a Corigliano Rossano il 23 maggio 2019 nell’ambito del progetto “Ortofrutta 2030”, progetto cofinanziato del PSR Calabria 2014-2020 – Misura 1.2.1

Guarda il video delle interviste ai protagonisti dell’evento informativo 

 

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Alberi che crescono più velocemente ma muoiono prima per colpa dei cambiamenti climatici

Un nuovo studio condotto dall’Università di Cambridge e pubblicato su Nature, ha scoperto che con l’aumentare delle temperature gli alberi crescono più velocemente, ma tendono anche a morire più giovani.
Di fatto, la quantità di anidride carbonica immagazzinata dalle foreste viene ridotta dal riscaldamento globale. Gli alberi contribuiscono a eliminare parte della CO2 che produciamo, purtroppo proprio i cambiamenti climatici stanno limitando questo processo. Secondo il nuovo studio infatti, la crescita accelerata degli alberi causata dal global warming non si traduce necessariamente in un migliore stoccaggio del carbonio, perché appunto vivono meno.
Durante la fotosintesi, gli alberi e altre piante assorbono l’anidride carbonica dall’atmosfera e la usano per costruire nuove cellule. Alberi longevi come i pini che vivono ad alta quota e altre conifere trovate nelle foreste boreali alle alte latitudine settentrionale, possono immagazzinare carbonio per secoli. Ma il riscaldamento globale può ridurre la loro sopravvivenza sulla Terra.
Mentre il pianeta si riscalda, le piante crescono più velocemente, quindi il pensiero è che piantare più alberi porterà a rimuovere più carbonio dall’atmosfera”, ha spiegato autore principale dello studio. “Ma questa è solo metà della storia. L’altra metà non è stata considerata: questi alberi a crescita rapida trattengono il carbonio per periodi di tempo più brevi”.
Per dimostrarlo, il prof. Büntgen del Dipartimento di Geografia di Cambridge ha utilizzato le informazioni contenute negli anelli degli alberi, studiando le condizioni climatiche del passato e del presente. Gli anelli sono distintivi come le impronte digitali: la larghezza, la densità e l’anatomia di ogni anello annuale contengono informazioni su come era il clima durante quell’anno in particolare. Prelevando campioni da alberi viventi e altri da alberi morti, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire il comportamento del sistema climatico terrestre del passato e capire come gli ecosistemi avessero risposto alle variazioni di temperatura.
Sono stati campionati oltre 1100 pini montani vivi e morti dei Pirenei spagnoli e 660 esemplari di larice siberiano dall’Altai russo. I ricercatori hanno potuto ricostruire la durata la vita totale e il tasso di crescita giovanile degli alberi sia nell’era industriale che in quella preindustriale.
Hanno così scoperto che condizioni rigide e fredde rallentano la crescita degli alberi, ma li rendono anche più forti, permettendo loro di vivere più a lungo. Al contrario, gli alberi che crescono più velocemente durante i loro primi 25 anni, muoiono molto prima dei loro parenti a crescita lenta.
La relazione tra il tasso di crescita e la durata della vita è analoga a quella tra frequenza cardiaca e durata della vita osservata nel regno animale: gli animali con una frequenza cardiaca più rapida tendono a crescere più velocemente ma hanno una vita media più breve.

da: Green Me, 16/5/2019
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