Sezione Cambiamenti Climatici

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Rete REALS Calabria, seminario formativo Agricoltura Sostenibile

In occasione della Settimana UNESCO di Educazione alla Sostenibilità 2019, dal 18 al 24 novembre, quest’anno sul tema cambiamenti climatici e salute, la Regione Calabria, Assessorato all’Ambiente, nell’ambito del progetto Follow Environment, finalizzato alla costituzione di una rete calabrese di educatori ambientali per la sostenibilità (REALS), partecipa all’iniziativa sia con un suo evento proprio, sia con un programma di iniziative che si svolgeranno su tutto il territorio regionale.

L’evento organizzato dal Parco nazionale della Sila, in collaborazione con il CREA – Centro di Ricerca Olivicoltura Frutticoltura, Agrumicoltura Sede di Rende, sarà un Seminario formativo, seguito da laboratorio didattico, incentrato sullo stretto rapporto tra cambiamenti climatici, impatti sulle produzioni agricole, alimentazione e salute, destinato agli studenti, alle Guide Ufficiali del Parco ed agli operatori aderenti alla CETS Carta Europea del Turismo Sostenibile.

Seminario formativo “Rete REALS Calabria – Agricoltura Sostenibile nel Parco e nella Riserva Area MaB Sila: l’esperienza didattico-formativa del progetto BIOVALSILA” Lorica, 20 novembre 2019 ore 10:00

 

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In 20 anni il frutteto in Italia ha perso un quarto delle superfici

Il cambiamento climatico e l’omologazione dei consumi stanno colpendo anche i frutteti. E questo è un problema per diverse ragioni. Per la nostra dieta, per quella degli altri animali, ma anche per la lotta al climate change. Meno piante significa meno lavoro e meno contrasto all’inquinamento. A sostenerlo è l’ultimo report della Coldiretti, diffuso al Villaggio contadino di Bologna con l’Arca di Noè della fattoria italiana. A presenziare all’evento, nel giorno del terzo Friday for Future, flora, fauna, cibi a rischio di estinzione e agricoltori, giovani e studenti.

Il Secolo scorso e il confronto con oggi

Nel corso degli ultimi 100 anni sono scomparse dalla nostra tavola tre varietà di frutta su quattro. La perdita di biodiversità riguarda l’intero sistema agricolo e di allevamento: il rischio di estinzione si estende dalle piante coltivate agli animali allevati.

Se nel XX secolo potevamo contare sulla presenza di 8.000 varietà di fruttaoggi il numero è sceso a poco meno di 2.000. Di queste, 1.500 sono considerate a rischio “estinzione” anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale, che privilegiano le grandi quantità e la spersonalizzazione dell’offerta.

L’omologazione e la standardizzazione delle produzioni a livello internazionale concorrono a mettere in pericolo gli antichi semi della tradizione italiana, sapientemente custoditi da generazioni di agricoltori. E questo è un pericolo sia per i produttori che per i consumatori. A rischio c’è il patrimonio alimentare, culturale e ambientale del Made in Italy. Sovranità alimentare e biodiversità sono ora sotto attacco.

Tuttavia, negli ultimi anni l’agricoltura italiana ha invertito la rotta, diventando la più green d’Europa. L’Italia, evidenziano i dati di Coldiretti, è l’unico Paese al mondo che può vantare 5.155 prodotti alimentari tradizionali censiti, 297 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg. È anche leader europeo con quasi 60 mila aziende agricole biologiche, forte della scelta di vietare le coltivazioni Ogm e la carne agli ormoni, a tutela della biodiversità e della sicurezza alimentare.

L’Italia conta 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei vicini francesi e 533 varietà di olive autoctone contro le 70 spagnole.

Quanto offre oggi il “frutteto” italiano

Nell’arco di un ventennio, il “frutteto italiano” ha visto un crollo netto del 23%. A risentirne di più sono state le pesche, con la superficie coltivata a loro disposizione ridotta del 38%. Seguono uva da tavola (-35%), pere (-34 %), limoni (-27%), arance (-23%), mele (-17%), clementine e mandarini (-3%). Un grave danno non solo economico ed occupazionale ma anche ambientale.

“Con l’estinzione dei frutteti viene a mancare il prezioso ruolo di contrasto dell’inquinamento e del cambiamento climatico svolto proprio dalle piante, capaci di ripulire l’aria da migliaia di chili di anidride carbonica e sostanze inquinanti come le polveri pm10”, sottolinea il report Coldiretti.

Frutta salva-ambiente

La superficie italiana destinata a colture legnose (come frutteti e vigneti) è di circa 2.5 milioni di ettari: il 25% della superficie boschiva totale. Il ruolo della frutticoltura nella tutela dell’ambiente deriva dalla sua capacità di catturare CO2: un’azione che potrebbe ulteriormente essere potenziata.

Un ettaro di frutteto in produzione è in grado di catturare 20mila kg di anidride carbonica all’anno, contrastando le polveri sottili PM10 e abbassando la temperatura dell’ambiente circostante durante le estati più calde e afose. Non a caso, rilevano i dati Ispra, la differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi.

Se le emissioni inquinanti non verranno ridotte entro la fine del secolo, la produzione di grano potrebbe calare del 20%, del 40% quella della soia e del 50% quella del mais. “Ma i cambiamenti climatici” continua Coldiretti “hanno un impatto negativo anche sullo stesso valore dei terreni che potrebbero subire una perdita tra il 34 e il 60% nei prossimi decenni rispetto alle quotazioni attuali. E questo proprio a causa dell’innalzamento delle temperature che minaccia anche i redditi agricoli, rischiando di far aumentare la domanda di acqua per l’irrigazione dal 4 al 18%”.

“Un conto salato per un’agricoltura che ha già perso negli ultimi dieci anni ben 14 miliardi di euro tra danni alla produzione agricola nazionale e alle strutture e alle infrastrutture a causa delle anomalie del clima”. L’attuale tendenza alla tropicalizzazione è un nemico, per le coltivazioni, sempre più difficile da affrontare. Sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, il rapido passaggio dal sole al maltempo, ma anche sbalzi termici significativi compromettono i raccolti.

Allora come aiutare il mondo ortofrutticolo? Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini non ha dubbi. “Mettere più frutta italiana nelle bibite per far tornare conveniente piantare alberi nel nostro Paese sarebbe la vera svolta green che aiuta l’ambiente, la salute e l’economia e l’occupazione Made in Italy”.

“Oggi si continua a tollerare la presenza nelle bevande analcoliche di appena il 12% di frutta senza neanche l’obbligo di indicarne la provenienza, con un inganno per i consumatori ed un danno per i produttori. Occorre dire basta alle aranciate senza arance ed impegnarsi concretamente – conclude Prandini – nell’educazione alimentare a partire dalle scuole”.

L’azione di recupero della biodiversità è da attribuire ai nuovi sbocchi commerciali aperti dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica, attivi in tutte le Regioni. Si tratta di opportunità che offrono, ad allevatori e coltivatori, varietà e razze a rischio di estinzione. Una parte di biodiversità che altrimenti non sarebbe mai sopravvissuta alle  attuali dinamiche di produzione e distribuzione.

“La difesa dell’ambiente – sottolinea la Coldiretti – è il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy. Investire sulla distintività è una condizione necessaria per le imprese agricole. Questo perché permette di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo”.

 

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A Nova Irrigazione, tecnologia per gestire l’acqua in modo facile, sostenibile e redditizio

A Nova Irrigazione la dimostrazione di come lavorano le più evolute macchine per l’irrigazione a pioggia e lo stato dell’arte della ricerca per fornire soluzioni sempre più efficienti per l’uso dell’acqua

Possibilità di gestire da remoto tutte le fasi dell’irrigazione, dal volume dell’acqua all’angolo di gittata, fino alla polverizzazione del getto. Sensori e sistemi di supporto delle decisioni che informano gli agricoltori quando è opportuno somministrare acqua, in quali zone e in che quantità. Il comparto dei rotoloni ha fatto passi da gigante rispetto ai primi modelli e oggi si può dire senza remore che siano strumenti di agricoltura di precisione perché contribuiscono a rendere più sostenibili le attività agricole ottimizzando l’impiego delle risorse idriche, riducendo le immissioni in atmosfera di gas serra, mitigano gli effetti del cambiamento climatico e migliorano la redditività delle imprese. Ma anche per il risparmio economico sull’utilizzo dell’acqua e per l’apporto che danno allo svolgimento del ciclo colturale: evitando alle piante stress da carenza o da sovrabbondanza di acqua si ottengono rese maggiori e caratteristiche organolettiche migliori. Con un conseguente aumento della plv.

Di tutto questo si è ragionato, con tanto di cantieri dove si sono viste in azione le soluzioni più innovative in fatto di irrigatori semoventi per aspersione, alla seconda edizione di Nova Agricoltura irrigazione la giornata in campo organizzata da Edagricole in collaborazione con Cer (Canale Emiliano-Romagnolo) e Amis (Associazione macchine irrigue semoventi) a Mezzolara di Budrio (Bo), proprio nel centro prove e sperimentazioni del Cer Acqua Campus, e sui terreni dell’azienda Tugnoli, che ha messo a disposizione i campi situati lungo il Canale Emiliano-Romagnolo per le prove dimostrative. L’evento si è svolto proprio nel giorno in cui il Cer ha festeggiato 60 anni.

Tecnologia nel segno di Greta

Centraline meteo e sensori di umidità del suolo che dialogano con web server e calcolano le giuste quantità di acqua da erogare e soprattutto quando e dove, inviando allerte facilmente leggibili via pc e smartphone. Attrezzature che si interfacciano tra loro per lavorare in maniera efficace ed efficiente grazie all’alta tecnologia, migliorando l’aspersione dell’acqua, che diventa praticamente una pioggia simulata. Non è fantascienza, sono tutti dispositivi in commercio, offerti dalle principali aziende del settore, molte delle quali presenti a Nova Agricoltura irrigazione per illustrare ai partecipanti il loro funzionamento. Tra l’altro, le macchine per irrigare sono tutte personalizzabili a seconda delle varie esigenze di coltura e conformazione dei campi. Tutto nel segno della massima efficienza e sostenibilità ambientale, temi di stretta attualità e non solo in ambito agricolo, per l’iniziativa della giovane attivista svedese Greta Thumberg.

L’importanza della ricerca e i 60 anni del Cer

Tutti questi risultati sono il frutto di anni di ricerche e sperimentazioni. Un notevole contributo al miglioramento delle performance delle macchine per irrigare l’ha dato il Cer, che proprio in questi giorni compie 60 anni. Un lavoro scrupoloso che ha portato negli anni alla creazione della piattaforma Irriframe, accessibile sia da internet che tramite messaggi sms inviati automaticamente al cellulare dell’agricoltore aderente. In tal modo il consiglio irriguo personalizzato risulta facilmente fruibile. Nel 2018 erano 69 i consorzi aderenti al servizio per 50.000 utenti equivalenti al 65% della superficie irrigua italiana. Numeri che ne fanno il primo servizio di irrigazione europeo. Dal 20 al 25% l’acqua risparmiata grazie ai consigli di Irriframe.

«Negli ultimi 30 anni il cambiamento climatico ha aumentato le esigenze dell’irrigazione agricola del 20% – ha fatto notare il direttore generale del Cer Paolo Mannini durante il convegno del pomeriggio – ricerca e consigli irrigui di Irrinet e Irriframe sono riusciti a contenere queste esigenze, ora speriamo arrivino finanziamenti adeguati dalla nuova Pac per la gestione dell’acqua».

Vincenzi (Anbi): «Serve una politica europea dell’acqua»

«Serve una politica dell’acqua a livello europeo e non solo italiano –  ha detto il presidente dell’Anbi Francesco Vincenzi – la sostenibilità sarà una parola chiave della prossima Pac, dopo che il greening ha fatto un buco nell’acqua anche per i troppi adempimenti burocratici. Ma oggi è diverso – ha sottolineato Vincenzi – ci sono cambiamenti climatici non più ignobili e quindi servono azioni concrete per migliorare la sostenibilità dell’agricoltura. L’85% delle risorse alimentari italiane arriva da agricoltura irrigua, quindi non possiamo scegliere se usare o meno l’acqua, si tratta di un tema di assoluta priorità e dobbiamo farlo capire anche ai Paesi del Nord Europa».

«In Italia c’è una crisi infrastrutturale per la gestione delle risorse idriche – ha sottolineato il presidente dell’Anbi – ma grazie ai consorzi di bonifica si sono fatti passi importanti: oggi abbiamo a disposizione un miliardo di euro di opere di bonifica progettate e cantierabili. Ma il lavoro è lungo, ora puntiamo al piano nazionale degli invasi, il tutto in parallelo alla ricerca e all’innovazione».

Fonte: Nova Agricoltura

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Ministra Bellanova: “Agricoltura strategica per gli obiettivi Agenda 2030

I nostri suoli vanno protetti e curati: fondamentali per invertire la rotta. Coniugare sostenibilità ambientale e sostenibilità economica”.

L’agricoltura può svolgere un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030. La sostenibilità ambientale deve però essere coniugata sempre alla sostenibilità economica dei processi produttivi, senza la quale le imprese agricole non sarebbero messe nelle condizioni di operare al meglio. Questi i temi al centro del dibattito del consiglio informale dei Ministri dell’Agricoltura riuniti oggi, 24 settembre 2019, a Helsinki sotto la Presidenza finlandese.

In questo contesto, è stata analizzata anche la proposta di riforma della Politica agricola comune post 2020 ed evidenziata l’esigenza di prevedere la necessaria sussidiarietà e flessibilità, perché l’agricoltura europea è molto diversa da regione a regione. Occorre inoltre tenere sempre presente l’obiettivo della semplificazione, evitando le complesse sovrapposizioni di azioni e misure con i tre livelli di impegno previsti dalla proposta di riforma: condizionalità rafforzata, eco-schema, misure agro-ambientali del secondo pilastro.

Sono alcune delle questioni sollevate stamane dalla Ministra Teresa Bellanova nel corso della riunione di Helsinki.
“Affrontare insieme la crisi climatica in atto è fondamentale – ha affermato la Ministra – e l’Italia vuole essere in prima fila con un modello di agricoltura sostenibile a livello economico, sociale e ambientale. I nostri suoli vanno protetti e curati, perché possono essere una delle chiavi fondamentali per invertire la rotta. Sul piano operativo, non esiste una ricetta buona per tutte le agricolture europee perché le misure per aumentare il contenuto di sostanza organica nei terreni sono profondamente diverse da regione a regione. Per questo crediamo che ogni Stato membro deve avere la possibilità, nell’ambito del proprio Piano strategico, di definirne una lista in grado di rappresentare la migliore soluzione possibile per aumentare la percentuale di carbonio nei suoli. Proponiamo impegni flessibili e adattabili alle diverse realtà territoriali. Pensiamo per esempio al ruolo importante dei pascoli permanenti, agli allevamenti estensivi che utilizzano pascoli legati a pratiche tradizionali, alle buone pratiche nei frutteti, alla gestione forestale sostenibile e all’utilizzo dei prodotti legnosi derivati”.

“Se i futuri Piani strategici della PAC consentiranno questi adattamenti – ha concluso Bellanova – avremo posto basi più solide per rendere più moderna l’agricoltura. Con risposte utili per le imprese agricole che dovranno essere consapevoli dell’importanza delle sfide che hanno di fronte e anche del loro ruolo primario. Non bisogna dimenticare, infine, che il contenimento delle emissioni di gas serra in agricoltura è un tema globale, non solo europeo. Per questo le politiche commerciali dell’Unione dovranno necessariamente considerare questi aspetti negli accordi commerciali con i Paesi terzi e l’Unione europea dovrà pretendere, nel rispetto del principio di reciprocità, garanzie equivalenti per i prodotti importati, in termini di sostenibilità ambientale, qualitativa e di sicurezza alimentare”.

A latere della riunione, la Ministra Bellanova ha incontrato il collega francese Didier Guillaume al quale ha ribadito la forte contrarietà italiana a eventuali tagli di bilancio sulla Pac, la necessità di semplificare le norme a favore degli agricoltori e riequilibrare la dotazione per l’Italia alla luce delle penalizzazioni subite con l’attuale programmazione, la necessità di rafforzare nel primo pilastro gli interventi settoriali e quella di salvaguardare ruolo e competenze delle Regioni, oggi penalizzate dalla proposta della Commissione.
Si è discusso anche di etichettatura dei prodotti alimentari, tema su cui la Ministra Bellanova ha ribadito l’importanza della trasparenza sull’indicazione dell’origine di tutti i prodotti agricoli.

Ufficio Stampa Mipaaf

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Presentazione rapporto nazionale 2019 su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici

ISPRA presenta i nuovi dati sul consumo di suolo in Italia e l’edizione 2019 del Rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. Con un aumento del 180% di consumo di suolo dagli anni ’50 ad oggi, la superficie naturale in Italia si riduce ogni anno, aumentando gli effetti negativi sul territorio, sull’ambiente e sul paesaggio. Il contributo della ricerca, oltre al monitoraggio sull’andamento del fenomeno e sui relativi danni ambientali, è rilevante per l’indicazione di nuove prospettive di pianificazione e per fornire strumenti e criteri utili per una progettazione sostenibile delle aree urbane.

Una nuova progettazione che dovrà essere il necessario punto di arrivo della nuova città e che sarà disegnata dalle politiche per l’azzeramento del consumo di suolo e per la rigenerazione urbana. In collaborazione con Scienza Insieme e nell’ambito dell’evento del MAXXI “Abitare la scienza. Per un futuro più sostenibile”, l’evento sarà arricchito da due esposizioni fotografiche: “l’Italia perde terreno” reportage di Angelo Antolino con immagini del consumo di suolo a cura di ISPRA e “Il verde in città per un futuro più sostenibile e resiliente”.

 

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Sicilia, i droni monitorano lo stress idrico degli agrumeti

Ha preso il via, con i primi voli dei droni su alcune aziende agrumicole della Piana di Catania, il monitoraggio dello stress idrico degli agrumeti previsto dal progetto “Acqua – Agrumicoltura Consapevole della Qualità e Uso dell’Acqua”. Il progetto è promosso dal Distretto Agrumi di Sicilia e dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (Dicar) dell’Università di Catania, con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation.
Dopo l’avvio della mappatura dei fabbisogni e delle condizioni irrigue in un centinaio di aziende agrumicole “campione” su tutto il territorio siciliano, in corso grazie a un pool di agronomi rilevatori coordinati da Carmelo Asero, adesso è stata avviata anche la seconda fase del progetto che permetterà di avere un quadro generale, su tutto il territorio isolano, dell’uso e delle pratiche di utilizzo delle risorse idriche. 
 
Le Aziende coinvolte nella rilevazione con i droni sono La Normanna Soc. Coop. Agr., Coop. Il Girasole, A. & Co. S.a.s., Azienda Agricola F.lli Arena s.s., Calabretta Società Cooperativa Agricola, Azienda Agricola Diana Gerardo, Gea Soc. Coop. Agr., Az. Agricola Di Silvestro Francesco, tutte nell’area etnea di produzione dell’Arancia Rossa Igp; Azienda Agricola Reitana di Interdonato Attilio, nel territorio messinese in cui produce il Limone Interdonato Igp; Azienda Agricola Magliocco Sabrina e Azienda Agricola F.lli Malfitano, entrambe nell’areale del Limone di Siracusa Igp; Riberfrutta S.S. Agricola di Parlapiano Vincenzo, Paolo e Biagio e Azienda Agricola Orlando Giusy, ricadenti nell’area di produzione dell’Arancia di Ribera DOP); altre due aziende facenti parte del Consorzio “Il tardivo di Ciaculli”, a Palermo.
 
“Abbiamo iniziato – spiega Antonio Cancelliere, Ordinario di Costruzioni Idrauliche, Marittime e Idrologia al Dicar e responsabile scientifico del progetto – il monitoraggio ad alta risoluzione degli indicatori di stress idrico degli agrumeti, con l’impiego di tecnologie innovative, attraverso droni dotati di speciali sensori (telecamere multispettrali). L’individuazione di eventuali situazioni di stress idrico delle piante consente di migliorare le pratiche irrigue e in definitiva di ottimizzare l’uso dell’acqua in agrumicoltura. Dal punto di vista tecnico-scientifico – aggiunge il professore – il progetto ha una duplice finalità: da un lato si intende contribuire alla definizione di un quadro conoscitivo sull’uso dell’acqua nella filiera produttiva agrumicola in Sicilia, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, attraverso un’attività di raccolta dati e la successiva elaborazione attraverso tecniche WebGIS. Parallelamente, saranno sviluppate azioni di tipo dimostrativo, volte a diffondere metodologie innovative per l’uso sostenibile delle risorse idriche, tramite l’utilizzo di droni e la realizzazione di un impianto di irrigazione pilota”.
 
“Le attività progettuali – aggiunge Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia – procedono come da cronoprogramma. Abbiamo coinvolto i consorzi di tutela delle produzioni di qualità e le singole aziende associate e non al Distretto, in tutti i territori agrumetati della Sicilia, in modo da avere un approccio sistemico, il primo del genere, al tema dell’irrigazione e delle risorse idriche in agrumicoltura. Al termine delle attività avremo un quadro definito delle esigenze, delle eccellenze che ci sono, ma anche delle criticità che certo non mancano su tutto il territorio siciliano. La mappatura a cui stanno lavorando i nostri rilevatori e la rilevazione fatta con i droni offriranno dati empirici e scientifici preziosi, che il Dicar dell’Università di Catania elaborerà in modo unitario, per avere un quadro specifico della situazione. È nostro compito supportare le imprese della filiera agrumicola, su tutto il territorio regionale, nell’affrontare processi di conoscenza e ottimizzazione delle risorse dal punto di vista della qualità, dell’efficienza, della riduzione dei costi e, naturalmente, nel rispetto dell’ambiente. L’acqua è una risorsa fondamentale e dobbiamo imparare a utilizzarla in modo intelligente”.
 
Fonte: Ufficio stampa Distretto Agrumi
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Climate change, l’agricoltura italiana è quella che rischia di più

Due studi europei lanciano l’allarme: entro il 2020 la fragilità idrogeologica potrebbe provocare una perdita produttiva pari a 38 milioni di euro rispetto al 2010 per l’agricoltura italiana e un calo del valore dei terreni agricoli fino al 60% entro fine secolo

L’Italia è il Paese europeo più esposto all’erosione del suolo, causata dall’estremizzazione degli eventi atmosferici: già nel 2020 la fragilità idrogeologica potrebbe provocare una contrazione della produzione agricola superiore allo 0,5% con una perdita produttiva pari a 38 milioni di euro rispetto al 2010. Per recuperare un solo centimetro di suolo occorrono, in alcuni casi, ben 100 anni.

A lanciare l’allarme sono due studi europei: un documento del Joint Research Center dell’Unione Europea e il rapporto dell’Agenzia Ue per l’Ambiente (Eea) “Adattamento ai cambiamenti climatici nel settore agricolo in Europa – Climate change adaptation in the agricultural sector in Europe”.


Nel Rapporto dell’Eea si segnala che le violente precipitazioni hanno più probabilità di causare conseguenze idrogeologiche nelle regioni mediterranee e alpine piuttosto che nel Nord Europa e l’Italia emerge nella cartografia del rischio.

Si prevede che la produzione agricola e quella animale diminuiranno, e potrebbero persino dover essere abbandonate, in alcune parti delle regioni meridionali e mediterranee dell’Europa a causa dei maggiori impatti negativi dei cambiamenti climatici, secondo un rapporto della European Environment Agency (EEA) pubblicato il 3 settembre 2019. Lo studio afferma che l’adattamento ai cambiamenti climatici deve essere una priorità assoluta per il settore agricolo dell’Unione europea se si vuole migliorare la resilienza a eventi estremi come siccità, ondate di calore e inondazioni.

Nuovi record sono stati stabiliti in tutto il mondo a causa dei cambiamenti climatici e gli effetti negativi di questo cambiamento stanno già influenzando la produzione agricola in Europa, specialmente nel sud. Nonostante alcuni progressi, è necessario fare molto di più per fare in modo che il settore stesso si adatti, in particolare a livello di azienda agricola, e le future politiche dell’UE devono essere progettate in modo da facilitare e accelerare la transizione“, ha affermato Hans Bruyninckx, Direttore Esecutivo dell’EEA.

Gli impatti negativi dei cambiamenti climatici si stanno già avvertendo in tutta Europa. Le condizioni meteorologiche estreme, comprese le recenti ondate di calore in molte parti dell’UE, stanno già causando perdite economiche per gli agricoltori e per il settore agricolo dell’UE. I futuri cambiamenti climatici potrebbero anche avere alcuni effetti positivi a causa di stagioni di crescita più lunghe e condizioni colturali più adeguate, ma questi effetti saranno compensati dall’aumento di eventi estremi che incidono negativamente sul settore.

Secondo il report dell’EEA “Climate change adaptation in the agricultural sector in Europe” questi impatti negativi dovrebbero aumentare a causa dei previsti cambiamenti climatici. Il rapporto esamina i principali problemi dovuti ai cambiamenti climatici che l’agricoltura nell’UE deve affrontare e le prospettive per gli anni a venire. Fornisce inoltre una panoramica di come le politiche e i programmi dell’UE affrontano l’adattamento ai cambiamenti climatici e include esempi di azioni di adattamento fattibili e di successo. La valutazione dell’EEA è coerente con i messaggi chiave tratti dalla recente relazione del gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) sui cambiamenti climatici e il territorio.

L’impatto dei cambiamenti climatici ha portato a raccolti più poveri e costi di produzione più elevati, incidendo sul prezzo, sulla quantità e sulla qualità dei prodotti agricoli in alcune parti d’Europa. Mentre si prevede che i cambiamenti climatici miglioreranno le condizioni per la coltivazione delle colture in alcune parti del nord Europa, è vero che per la produttività delle colture nel sud dell’Europa accadrà il contrario. Secondo le proiezioni che utilizzano uno scenario di emissioni di fascia alta, si prevede che le rese di colture non irrigate come grano, mais e barbabietola da zucchero diminuiranno nell’Europa meridionale fino al 50% entro il 2050. Ciò potrebbe comportare un calo sostanziale del reddito agricolo entro il 2050, con grandi variazioni regionali.

In uno scenario simile, si prevede che i valori dei terreni agricoli diminuiranno di oltre l’80% in alcune parti dell’Europa meridionale entro il 2100, circostanza che potrebbe comportare l’abbandono della terra. Anche i modelli commerciali sono influenzati da questi aspetti, e questi a loro volta influenzano il reddito agricolo. Mentre la sicurezza alimentare non è minacciata nell’UE, secondo il report l’aumento della domanda alimentare in tutto il mondo potrebbe esercitare pressioni sui prezzi degli alimenti nei prossimi decenni.

L’adattamento a livello di azienda agricola è fondamentale

La maggior parte dei paesi membri dell’EEA ha adottato strategie nazionali di adattamento. Sebbene tutte queste strategie includano l’agricoltura come settore prioritario, solo un numero limitato di paesi ha incluso misure di adattamento specifiche per il settore agricolo.

La strategia di adattamento dell’UE è un fattore chiave delle azioni in questo campo in Europa. Uno dei suoi obiettivi è integrare l’adattamento in varie politiche dell’UE, compresa la Politica Agricola Comune (PAC). Tuttavia, l’adattamento a livello di azienda agricola spesso non avviene a causa della mancanza di finanziamenti, sostegno politico, capacità istituzionale e accesso al giusto know-how. La relazione EEA sottolinea che sono necessarie ulteriori conoscenze, innovazione e sensibilizzazione per migliorare l’uso delle misure di adattamento già disponibili, come l’introduzione di colture adattate, migliori tecniche di irrigazione, margini dei campi e agroforestria, diversificazione delle colture o agricoltura di precisione (vedere la figura) .

Queste pratiche dovrebbero anche portare a una riduzione delle emissioni di gas serra e di inquinanti atmosferici, e ad una migliore gestione del suolo, delle risorse idriche e della terra, che a sua volta contribuirà a preservare gli ecosistemi locali e la biodiversità. La relazione suggerisce inoltre che gli Stati membri dell’UE dovrebbero rendere prioritario l’adattamento nel settore agricolo in modo più efficace, ad esempio aumentando il finanziamento delle misure di adattamento attraverso l’attuazione della PAC.

Figura 5.3 Misure a livello di azienda agricola

Fifure 5.3 Measures at farm level

Fonte: EEA, 2019

 

In base ai dati Ispra, nel nostro Paese, le frane sono circa 620.000 ed interessano il 7,9% della Penisola; tale percentuale sale al 16,6% (il 100% dei territori di  Valle D’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria), se si aggiungono le aree a pericolosità idraulica media; più di cinque milioni di persone e circa 79.000 aziende operano in aree ad elevato rischio frana, mentre circa 9 milioni di persone e 576.000 imprese si trovano in aree a rischio alluvionale.

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Qualche punto fermo sul rapporto cambiamenti climatici e agricoltura

Tutti parlano di cambiamenti climatici e dei loro effetti in agricoltura, ma nel pubblico dibattito ognuno enfatizza un aspetto del problema ed è difficile coglierne l’insieme ed il loro impatto. Vediamo di mettere un po’ d’ordine nelle cose.
Il primo fattore, ed anche responsabile di tutti i cambiamenti climatici è l’innalzamento della CO2 atmosferica, una modifica principalmente dovuta all’attività umana, di portata enorme: basti pensare che siamo passati dalle 360 parti per milione di CO2 in atmosfera degli anni 60 ai 415 ppm di oggi, con una previsione ormai certa di raggiungere i 550 ppm alla metà del secolo.
L’aumento della CO2 avviene in modo identico in tutto il pianeta e ha di per sé un effetto fertilizzante sulle piante, molto significativo su specie come frumento o riso, quasi nullo su piante come il mais (una diversità di risposta dovuta alla diversa fisiologia delle specie).
Prove sperimentali realizzate in speciali sistemi che consentono di crescere le piante in condizioni di pieno campo innalzando la concentrazione di CO2 nell’aria che sta sopra le piante della prova, dimostrano che un frumento coltivato a 550 ppm di CO2 produce circa un 10% in più, ma con una diminuzione del contenuto di proteine e minerali (Ferro, Zinco). Tutto ciò, se non ci sono altri fattori limitanti come situazioni di carenza idrica.

Più CO2 porta, di conseguenza, a temperature mediamente più alte con numerose implicazioni sulla produzione agricola:
1. Le piante tendono ad accelerare il loro ciclo produttivo: se l’inverno è mite, il frumento anticipa la fioritura e se l’estate è molto calda, le uve maturano prima. Tradizionalmente, ottobre era il mese della vendemmia, ultimamente si inizia a raccogliere l’uva alla fine di agosto!
2. L’aumento della temperatura media si esprime anche attraverso ondate di calore che compromettono la crescita e la produzione delle piante. L’estate del 2003, una delle più calde di sempre, ha provocato enormi perdite produttive per i cereali ed altre colture.
3. L’innalzamento della temperatura media determina uno spostamento verso latitudini settentrionali delle specie coltivate, ad esempio oggi si coltiva con un certo successo la vite in Gran Bretagna.
4. Il cambiamento dei profili termici influenza l’evoluzione dei patogeni delle piante, e nuove razze di patogeni impongono nuove sfide alla gestione delle colture.

L’innalzamento della temperatura incrementa le necessità idriche delle piante ed in generale l’acqua che evapora dal suolo (e dagli specchi d’acqua). Una maggiore evaporazione è premessa di una maggiore piovosità, ma questo è vero solo su scala globale, così, mentre nell’Europa settentrionale ci si aspetta una maggiore piovosità, nella regione mediterranea, in particolare, i modelli climatici prevedono un aumento della temperatura associato ad una forte riduzione della piovosità. Per contrastare questa situazione è necessario da un lato migliorare i sistemi di gestione dell’acqua in agricoltura (nuovi bacini per accumulare l’acqua durante la stagione invernale, sistemi di irrigazione sempre più efficienti come l’irrigazione a goccia), dall’altro, invece, bisogna cambiare le piante per renderle idonee alle nuove condizioni climatiche.
L’insieme di questi cambiamenti ha già, ed avrà sempre più in futuro, un impatto sulla produzione agricola. Su scala globale, mantenendo inalterate le pratiche agronomiche e le piante coltivate (nessuna azione di miglioramento genetico), l’attesa è di una netta diminuzione della produzione agricola complessiva. Questo risultato tuttavia non sarà geograficamente omogeneo, per quanto detto sopra sono attesi aumenti produttivi delle aree settentrionali del pianeta e forti riduzioni nelle zone temperate o vicine ai tropici, ad esempio la regione del mediterraneo, con forti oscillazioni da anno a anno.
Una soluzione? Migliorare l’agricoltura ed adeguare le piante coltivate. Nel prossimo futuro continueremo a coltivare le stesse piante di oggi: frumento, pomodoro, fruttiferi, ecc. ma con varietà diverse. Già oggi si stanno selezionando varietà capaci di sfruttare meglio l’acqua disponibile, in grado di sincronizzare il loro ciclo vitale con i nuovi profili termici, sempre più resilienti, quindi capaci di produrre, nonostante la presenza di fattori avversi, e dotate di un numero sempre maggiore di resistenze genetiche, per poter essere coltivate con un utilizzo sempre più limitato di fitofarmaci. Una cosa è certa: per mangiare – e mangiare tutti – nel futuro che ci aspetta non potremo usare le varietà “antiche” selezionate un secolo fa per il clima ed i patogeni di quell’epoca.

Luigi Cattivelli, direttore CREA Genomica e Bioinformatica

Da Georgofili.INFO

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Irrigazione intelligente, Soonapse sarà presente al summit del settore Agri Tech

Soonapse presenterà Ploovium ad una platea di leader mondiali nel settore dell’agricoltura, investitori e colleghi, al prossimo World Agri-Tech Innovation Summit che si terrà a Londra il 15 e 16 ottobre.


Soonapse

Soonapse è una startup che nasce dalla grande esperienza dei suoi  soci fondatori, con una vision innovativa che si basa sui molti progetti di ricerca effettuati, sia nazionali che europei, e sulla profonda frequentazione di quella fucina di sperimentazione collaborativa internazionale che è l’Open Source, dove sono nate tutte le tecnologie e le metodologie che oggi rendono Internet l’esperienza planetaria che conosciamo.

Ploovium

La premessa

In agricoltura l’irrigazione è l’attività più costosa, specialmente quando si utilizzano sistemi mobili di irrigazione,  ed è anche decisiva per la gestione della qualità e della salute delle colture.
Le attuali centraline per l’irrigazione solitamente applicano in modo meccanico piani preimpostati ad inizio stagione sulla base delle serie storiche del meteo. Solo quelle più avanzate, in relazione ai dati dei sensori e/o alle previsioni meteo, sono in grado di bloccare o anticipare uno dei turni di irrigazione stabiliti.

L’innovazione

Soonapse punta sulla “pianificazione preventiva”: i piani non devono essere inseriti manualmente, ma li generiamo ed aggiorniamo automaticamente, tenendo conto in ogni momento della storia della coltura, dei dati dei sensori e delle previsioni meteo.
Questo è possibile perché Ploovium (alle sue origini era denominato WATERPLAN e conteneva il nostro sistema informatico chiamato SWAP) è basato su di un insieme di tecnologie di Business Intelligence, Intelligenza artificiale, Big Data Management, sensori di rilevamento e attuatori meccanici, è arricchito da una “conoscenza ontologica” e consulta costantemente le previsioni meteo a breve (a 5 giorni).

Come funziona Ploovium

Una volta attivato, in pochi giorni Ploovium impara a conoscere l’impronta idrica di ciascun terreno, con la coltura presente in quel momento (o senza coltura, nei periodi precedenti la semina), analizza le fasi fenologiche, e rileva costantemente il bilancio idrico del suolo.
Tutto questo, aggiunto ad una geolocalizzazione molto precisa del terreno, che permette di ottenere previsioni meteo personalizzate, rappresenta il prezioso bagaglio di conoscenze che permette a Ploovium di comprendere la situazione attuale, prevedere le condizioni future e mettere in pratica le migliori soluzioni per massimizzare rese colturali e minimizzare rischi e costi.

Le funzioni adattive di PLOOVIUM sono molteplici:

  • il cambiamento climatico in atto non ci permette di programmare turni di irrigazione validi per tutta la vita della coltura.
    Ploovium senza interventi da parte dell’utente, adegua la distribuzione dell’irrigazione alle condizioni reali,
    anticipando quei fenomeni che non sono prevedibili a tre mesi ma lo diventano a 5 giorni;
  • la corretta gestione dell’irrigazione prevede la conoscenza di informazioni che spesso l’utente non ha,
    prima fra tutte la composizione del suolo. Ploovium permette di inserire anche “Non lo so”.
    In questo caso Ploovium parte da impostazioni di default per poi determinare, nel giro di pochi giorni,
    il “comportamento idrico” del terreno, mantenendo sempre in sicurezza la coltura;
  • i piani a 5 giorni vengono ricalcolati in automatico, se i dati dei sensori divergono da quelli previsti dal meteo.
    Se però questi ricalcoli sono troppo frequenti, il motore di machine learning
    di Ploovium identifica la causa intervenendo automaticamente (es. modificando il valore di una regola)
    o inviando un alert (es. la sorgente meteo scelta dall’utente risulta scarsamente attendibile).

Soonapse cerca Gruppo Operativo PEI-Agri, accedi da qui  per sviluppare soluzioni di servizi innovativi di irrigazione intelligente


Il World Agri-Tech Innovation Summit è il più importante evento di networking internazionale per aziende che operano nel settore agroalimentare (chi fornisce soluzioni , imprenditori e investitori). Il suo obiettivo è quello di accelerare la commercializzazione di tecnologie agricole avanzate generando partenariati e collaborazioni a carattere globale. Con oltre 60 relatori e un pool internazionale di start-up di grande rilievo, l’agenda di questo summit verterà in particolare su:

soluzioni per l’agricoltura intelligente,

il potere del microbioma,

la protezione delle colture,

il gene editing,

la robotica e l’Intelligenza Artificiale

e la tracciabilità della catena di approvvigionamento.

L’evento, che si tiene ogni anno a San Francisco e a Londra,  è il principale punto di riferimento per chi opera nel settore dell’agroalimentare ai massimi livelli. Soonapse ci sarà da protagonista, presentando Ploovium e le straordinarie prospettive di sviluppo del suo mercato, e per raccontare come a soli pochissimi mesi dal lancio ufficiale sia già diventato un punto di riferimento importante nella ricerca per lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile.

Qui l’agenda dettagliata dei due giorni.

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Nova Agricoltura irrigazione 2019, appuntamento ad Acqua Campus-CER di Budrio

Il prossimo degli eventi Nova Agricoltura 2019 vi dà appuntamento il 26 settembre a Budrio con focus sugli interventi irrigui a pioggia.

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Dalle ore 9.00 Registrazione visitatori 

Dalle ore 9.30 alle 13.00
Visita guidata ai cantieri di irrigazione e dimostrazioni in campo 
A cura di: Alessandro Maresca, giornalista Edagricole

Ore 13.00 Colazione in campo (offerta dagli organizzatori)

Dalle ore 14.00 alle 16.00
TAVOLA ROTONDA: Le nuove frontiere dell’irrigazione per aspersione

Distribuzione dell’acqua in Italia, 
i problemi da risolvere 
Francesco Vincenzi, ANBI – Associazione Nazionale Consorzi di gestione  e tutela del territorio e acque irrigue

Sessantanni di Cer per il progresso dell’irrigazione 
Massimiliano Pederzoli e Paolo Mannini, Canale Emiliano Romagnolo

Psr e irrigazione
Roberto Genovesi, Canale Emiliano Romagnolo

Presentazione del progetto “Positive” 
Stefano Caselli, CIDEA Università di Parma

Irrigazione evoluta e a basso impatto con i moderni sistemi a pioggia meccanizzati 
Graziano Ghinassi, Università di Firenze

La proposta politica di Amis per l’irrigazione a pioggia 
Roberto Bandieri, Associazione Macchine Irrigatrici Semoventi

Il sostegno della Regione Emilia Romagna all’irrigazione 
Simona Caselli, Assessore all’agricoltura, caccia e pesca Regione Emilia Romagna

Modera: Alessandro Maresca, giornalista Edagricole

 

Clicca qui per iscriverti all’evento