Sezione Cambiamenti Climatici

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PRIMA. Call for proposals su agroalimentare e risorse idriche nel Mediterraneo

Aperti i bandi PRIMA per progetti di ricerca e innovazione nel settore idrico e agro-alimentare nel Mediterraneo.

Le call sono le seguenti:
Call Section 1 “Water Management 2020”, topic (IA) Implementing sustainable, integrated management of water resources in the Mediterranean, under climate change conditions.
Budget: euro 7.500.000.
Call Section 1 “Agro-Food Value chain 2020” topic (IA) Valorising the health benefits of the Traditional Mediterranean food products.
Budget: euro 8.800.000.
Call Section 1 “Farming Systems 2020” topic Genetic conservation and animal feeds; sub-topic A) Conservation and valorization of local Animal Genetic Resources (RIA).
Budget: euro 3.500.000.
Call Section 1 “Farming Systems 2020” topic Genetic conservation and animal feeds; sub-topic B) Alternative animal feeds (IA).
Budget: euro 7.200.000.
Call Section 1 “Nexus 2020” topic (IA) Demonstrating benefits of the Water-Ecosystem-Food Nexus approach in delivering optimal economic development, achieving high level of environmental protection and ensuring fair access to natural resources.
Budget: euro 6.000.000.
Call Section 2 “Multitopic 2020” topic Transnational call funded by Participating States.
Budget: euro 38.000.000.
SOGGETTI AMMISSIBILI
Organismi di ricerca; Enti locali e Pubblica Amministrazione; Imprese.
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Agricoltura 4.0: convegno a cura di Greenplanner

Il Convegno dal titolo “Coltivare smart fa molto ECO. Ovvero l’agricoltura si fa 4.0”, organizzato da Edizioni Greenplanner e moderato dal direttore Cristina M. Ceresa, farà il punto sulle novità tecnologiche da mettere in campo per ottimizzare le coltivazioni e al contempo, ridurre costi, sprechi e impatto ambientale. Dal risparmio idrico, alle serre verticali; dai carburanti green derivati dal riutilizzo degli scarti agricoli, fino alle nuove frontiere della genetica. Queste le soluzioni 4.0 per ottimizzare le attività.

L’appuntamento è fissato per la giornata di mercoledì 26 febbraio dalle 9.30 alle 13.00 in occasione di Myplant & Garden, manifestazione fieristica internazionale dedicata all’orto-florovivaismo, al paesaggio e al garden in Italia che si rivolge ai professionisti del settore dal 26 al 28 febbraio 2020 nella cornice del polo fieristico di Milano Rho Fiera.

Per entrare gratuitamente in fiera richiedere il biglietto a scrivendo a iscrizioni@greenplanner.it

Il Convegno partecipa al programma di formazione professionale continua dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali per 0,406 CFP con riferimento al Regolamento CONAF n. 3/2013. È richiesta l’iscrizione anche tramite il SIDAF.

Qualche anticipazione sulle tematiche affrontate

L’evento si apre con l’intervento dell’Europarlamentare Paolo De Castro con qualche anticipazione sulla PAC (Politica agricola comune), che regola i finanziamenti e gli interventi sull’agricoltura. La politica futura a sostegno del settore, nel solco del Green Deal, avrà bisogno di risorse certe che nei prossimi mesi dovranno essere formalizzate con il nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’UE. E di finanziamenti, bandi e incentivi a livello europeo parla anche Francesco Laera membro dell’ufficio della commissione europea a Milano.

Luigi Cattivellidirettore centro genomica e bioinformatica del Crea, spiega come la biodiversità agricola non sia quasi mai il risultato dell’evoluzione naturale, bensì e soprattutto il frutto dell’azione dell’uomo. Conoscere la genetica delle piante consente di ridurre l’uso della chimica in agricoltura e tutelare l’ambiente, affrontare i cambiamenti climatici e sostenere la competitività del made in Italy agro-alimentare.

Michele Festuccia, Direttore tecnico Cisco Italia, definisce i vantaggi della digitalizzazione applicata all’agricoltura. Lo fa tramite Safety4Food, l’iniziativa di Cisco Italia che divulga il messaggio di adozione del digitale nel comparto dell’agroalimentare nazionale. Un controllo digitale degli ecosistemi per valutazioni e valorizzazioni oggettive della qualità di una supply chain integrata che fornisce una nuova visione dell’agricoltura e dell’industria del cibo, migliorando i processi di produzione e offrendo soluzioni di tracciabilità dei prodotti.

biologi Daniele Brigolin (Università Ca’ Foscari Venezia) e Marco Francese, (Shoreline soc. coop c/o AREA S.P. Trieste) illustrano nuove produzioni basate sull’acquaponica. Carlo Carnevali, Centro studi Enama, Ente Nazionale Meccanizzazione Agricola, descrive invece come ridurre le emissioni inquinanti della mobilità nei campi. Per concludere, Manuela Miloni, Consigliere nazionale Florovivaisti italiani, CIA, spiega alle giovani imprese come diventare smart e portare valore aggiunto al settore.

 

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Progetto Ecolop, riutilizzo acque reflue per l’irrigazione

Il progetto Ecoloop nasce con l’intento di rendere possibile il pieno riutilizzo delle acque reflue per l’irrigazione, vincendo le attuali barriere del riuso. Come? Coinvolgendo tutti gli attori del riuso, dall’ente gestore del servizio idrico alla cooperativa di distribuzione, a finire alle aziende agricole e fornendo a tutti loro gli strumenti tecnologici necessari a realizzare un’irrigazione in piena sicurezza, rispettando ed incrementando gli obiettivi produttivi.In particolare, saranno realizzati due sistemi di supporto alle decisioni: uno dedicato ai gestori degli impianti di depurazione e distribuzione ed uno dedicato agli agricoltori, dove sarà possibile gestire l’irrigazione, essere costantemente informati sulle analisi di qualità dell’acqua in arrivo, gestire la fertirrigazione e molto altro!

Nel riuso la tecnologia gioca un ruolo fondamentale per due motivi: il controllo e la performance. Se da una parte infatti è fondamentale poter verificare in ogni momento la qualità dell’acqua in ingresso, dall’altra è altrettanto importante poter tenere sotto controllo quello che sta succedendo in campo, per sapere sempre cosa fare per raggiungere gli obiettivi di produzione. Per questo la soluzione ECOLOOP prevede l’utilizzo delle ultime tecnologie per il monitoraggio agronomico (cosa accade in campo) e delle acque (l’acqua in arrivo è buona?), mettendo nelle mani degli agricoltori uno strumento potente e preciso, per gestire a pieno le attività in campo!

Per saperne di più: http://www.ecoloop.it/ecoloop/

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Rapporto ISMEA sulle grandi aziende agricole assicurate

La polizza resta uno strumento cardine delle politiche aziendali di gestione del rischio

C’è una diffusa consapevolezza tra gli operatori del settore agricolo sull’importanza di adottare strumenti e strategie di prevenzione dei rischi, sia climatici sia economico-finanziari. Con l’assoluta centralità riconosciuta allo strumento della polizza assicurativa agevolata a copertura delle perdite di produzione causate da eventi atmosferici avversi.
E’ quanto emerge dal Rapporto sulla gestione del rischio nella percezione delle grandi aziende agricole assicurate, basato su una indagine condotta da ISMEA su un panel di 500 operatori con valori assicurati superiori a 300.000 euro. I risultati evidenziano una diffusa cultura della prevenzione tra gli intervistati (chi si assicura lo fa a scopo cautelativo), con solo il 10% delle aziende che denota un atteggiamento di carattere opportunistico, motivando il ricorso alle polizze con l’aspettativa di ottenere un vantaggio economico dalla frequenza e dall’entità dei risarcimenti.
Il contributo pubblico, fino al 70% sul premio, rappresenta un importante incentivo, ma un’eventuale riduzione del sostegno non porterebbe all’abbandono dello strumento per una buona metà delle aziende del campione.
L’analisi, realizzata nell’ambito delle attività di supporto al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, nell’ambito del PSRN 2014-2020 – Misura 17, ha puntato ad acquisire proposte e suggerimenti per lo sviluppo delle politiche in materia di gestione del rischio in agricoltura, individuando nello specifico i punti di forza e di debolezza dell’attuale sistema assicurativo, i fabbisogni delle aziende per fronteggiare i rischi ai quali si sentono maggiormente esposte, nonché le modalità e le strategie per favorire una maggiore e più omogenea diffusione sul territorio nazionale degli strumenti oggi disponibili.
Un’azienda su quattro individua nella semplificazione e nella trasparenza dei contratti assicurativi gli elementi cruciali per incrementare il ricorso alle assicurazioni agricole agevolate. Ma c’è bisogno di correttivi a partire dalle franchigie, ritenute il principale elemento di criticità, e di una revisione delle modalità di perizia per un’adeguata quantificazione delle perdite economiche derivanti non solo dal calo di resa ma anche dal danno di qualità, oggi limitata a poche colture.
A giudizio degli intervistati (tre su quattro) la polizza agricola non “migliora” il merito creditizio delle aziende, in un contesto operativo in cui le modalità di concessione dei prestiti bancari risultano ancora sbilanciate su schemi tradizionali, basati essenzialmente sulla richiesta di garanzie reali e fideiussorie. Se valutata in sede di istruttoria, tuttavia, la polizza assume un ruolo significativo nella concessione del credito o nell’erogazione di un importo addirittura superiore a quello altrimenti ottenibile.
In relazione agli strumenti innovativi, emerge, tra i pochi che hanno dichiarato di conoscerle, una prevalente diffidenza verso le polizze parametriche, che per il calcolo dell’indennizzo fanno riferimento a un indice predeterminato, mentre la polizza ricavo, a copertura anche del rischio prezzo, seppure ancora poco diffusa, mostra un elevato potenziale di sviluppo, catalizzando le attenzioni degli agricoltori soprattutto nei settori più esposti al fenomeno della volatilità dei prezzi.
Ancora poco noti, i fondi di mutualizzazione (tre quarti degli intervistati non sanno di cosa si tratti) sono ritenuti utili da chi conosce lo strumento, ma prevalentemente in combinazione con uno schema di polizza tradizionale.
Ampio il consenso sull’ipotesi di introdurre, con la riforma della Politica agricola comune, una copertura obbligatoria contro gli eventi catastrofali (gelo, siccità e alluvione) a garanzia di tutte le aziende agricole italiane, fenomeni meno frequenti della grandine o dell’eccesso di pioggia, ma con potenziali di danno molto elevati. È emersa anche la necessità di una semplificazione dell’attuale iter burocratico, strumentale soprattutto all’abbattimento dei tempi di erogazione dei contributi e alla riduzione degli adempimenti in capo agli agricoltori, come già riscontrato in precedenti indagini sul tema. Suggerita inoltre l’opportunità di ampliare il ventaglio delle avversità, includendo i danni da fauna selvatica, e di rimodulare a livello territoriale le finestre temporali di copertura assicurativa, oggi “tarate” sulle specifiche esigenze delle regioni del Nord Italia.

Accedi da qui per consultare e scaricare il Rapporto completo: IsmeaReportIndagineGrandiAssicurati

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Effetto della sostanza organica nel fornire acqua alle colture

Studio congiunto tra l’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo (Cnr-Isafom) e l’emerito professore in Soil Science Johan Bouma (University of Wageningen – Olanda) pubblicato sulla prestigiosa rivista Geoderma di Elsevier (IF 4.3). Tale studio ha mostrato come l’accumulo di sostanza organica nei suoli rappresenta un’opportunità per mitigare i cambiamenti climatici ed allo stesso tempo influenzare le caratteristiche fisiche chimiche dei suoli e quindi la capacità di quest’ultimi di rendere disponibile l’acqua per le colture.

Nel lavoro appena pubblicato gli autori analizzano l’effetto dell’incremento della sostanza organica nell’orizzonte superficiale (strato o porzione di suoli lavorato, denominato Ap) sulle proprietà fisiche (ritenzione idrica e conducibilità idraulica) di sei suoli a diversa tessitura in termini disponibilità idrica per la coltura di mais in condizioni di cambiamento climatico (scenario RCP 8.5). Nei risultati ottenuti e nella discussione riportata è stato evidenziato come il concetto statico di Available Soil Water Capacity (AWC, capacità di ritenuta idrica di un suolo) non sia in grado di rappresentare la reale disponibilità idrica per la coltura, la quale è definita dalla Moisture Supply Capacity (SMC, capacità di approvvigionamento idrico), e come quest’ultima non aumenti incondizionatamente all’aumentare della sostanza organica dell’orizzonte superficiale. In conclusione, l’incremento di sostanza organica in un suolo favorisce sicuramente la mitigazione del cambiamento climatico ma non sempre migliora la disponibilità idrica di un suolo.

Bonfante, A., Basile, A., Bouma, J., 2020. Exploring the effect of varying soil organic matter contents on current and future moisture supply capacities of six Italian soils. Geoderma 361, 114079. https://doi.org/10.1016/j.geoderma.2019.114079

Vedi anche:

Fonte: Consiglio Nazionale delle Ricerche

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Agricoltura italiana sicura e sostenibile, male la gestione di acqua e suolo

Italia agricola promossa su sicurezza alimentare, bio, riduzione sprechi e chimica ancora criticità su gestione acqua e erosione suolo

Roma, 22 gennaio 2020 – Da coimputato ad alleato verde. Alla vigilia del Green Deal europeo l’agricoltura italiana sfata molti luoghi comuni e si scopre in forte empatia con la rivoluzione sostenibile a emissioni zero voluta da Bruxelles. L’Italia è il Paese con i cibi più sani e sicuri del Vecchio continente, il più attento agli sprechi e alle emissioni di gas serra; uno Stivale che negli ultimi 10 anni ha diminuito l’utilizzo della chimica nei propri campi con punte del 50% in favore di un’agricoltura più biologica, la prima in Europa per seminativi e colture permanenti. Per contro, il primario italiano paga alcune lacune strutturali del Paese – come la carenza e la gestione di acqua in alcune zone del territorio, oltre all’erosione del suolo – e dovrà far valere la propria fungibilità per contribuire alla transizione sostenibile. Lo rivela il report presentato oggi a Roma dall’Osservatorio Fieragricola-Nomisma in occasione della presentazione della rassegna di riferimento per il settore, in programma a Veronafiere dal 29 gennaio al 1° febbraio prossimiPer il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani«Se il valore sociale delle nostre campagne in termini di approvvigionamento alimentare è storicamente assodato, lo stesso non si può dire per le potenzialità in chiave sostenibile. Il trust verde della nuova agricoltura rappresenta uno degli assi portanti in grado di contribuire in modo decisivo alla transizione verso le emissioni zero della rivoluzione economica che ci apprestiamo ad affrontare. Un passaggio epocale, nel quale Fieragricola sarà ancora una volta monitor e interprete».

 

FROM FARM TO FORK – IL CIBO VA A BRACCETTO CON L’AMBIENTE

È il nome della strategia che interessa il settore agroalimentare e che fa parte della comunicazione, licenziata lo scorso 11 dicembre, “Green Deal Europeo”. L’Ue pubblicherà gli asset strategici entro la prossima primavera, ma già dalla comunicazione si capisce dove il Green Deal vuole andare a parare (e in parte a finanziare), indicando tutta una serie di obiettivi ai quali l’agricoltura europea dovrà tendere nella logica di costruire un’economia circolare basata su un sistema alimentare sano, equo e rispettoso dell’ambiente.

 

SICUREZZA PRODOTTI, SPRECO, CHIMICA E BIO – ITALIA PARTE IN POLE

Lo studio realizzato dall’Osservatorio Fieragricola-Nomisma ha messo in luce come l’agricoltura italiana, in attesa del piano operativo sull’economia verde più importante della storia, sia già in vantaggio su uno dei paradigmi cardine: la salubrità e la sicurezza dei suoi alimenti, che presentano le percentuali più alte di prodotti che secondo i controlli dell’autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) risultano essere assolutamente privi di residui, meglio di quanto possano vantare Francia, Spagna e Germania. Buone notizie anche sul fronte degli sprechi, con i rifiuti alimentari pro-capite (126 kg annui) del 16% inferiori alla media europea e in forte calo nell’ultimo decennio. Dalla tavola alla terra, secondo il report di Fieragricola-Nomisma, le virtù si sommano: lo Stivale detiene il record Ue di superficie e incidenza bio per seminativi e colture permanenti con 1,5 milioni di ettari, davanti a Francia, Spagna e Germania, mentre calano anche le emissioni di gas serra (-12,3% negli ultimi vent’anni secondo Eurostat), che incidono per il 7% sul totale delle emissioni contro il 10% della media europea. Ma la sensibilità green degli agricoltori e dei prodotti italiani è ancora più evidente alla prova di agrofarmaci e fertilizzanti. Infatti, secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nell’ultimo decennio se ne è fatto sempre meno uso e spesso i consumi si sono dimezzati: è il caso degli insetticidi (da 1,2 kg di principi attivi ad ettaro a 0,6 kg), dei fungicidi (-30%), degli erbicidi (-20%), ma anche di azoto (-25%), anidride fosforica (-36%), ossido di potassio (-50%).

 

BIODIVERSITÀ E FORESTE DA PROTEGGERE. EMERGENZA ACQUA ED EROSIONE SUOLO

E proprio dalla tutela del territorio e delle sue risorse arrivano gli elementi su cui sarà fondamentale operare un salto di qualità. Se – per l’indagine Fieragricola Nomisma – sul fronte della tutela della biodiversità e delle aree boschive l’Italia è stabilmente nella top 5 dei Paesi Ue, è invece più problematica la gestione del fattore acqua, con il Belpaese fanalino di coda nel rapporto prelievi/risorse idriche, dove l’agricoltura incide per la metà del proprio utilizzo complessivo. Un problema strutturale da mitigare attraverso sistemi intelligenti di gestione – come l’irrigazione di precisione – al pari dei consumi di energia da fonti rinnovabili che nel primario rappresenta solo il 2% dei consumi totali. Gravosi infine, e sempre più nemici della preservazione del territorio e dell’ambiente, i fenomeni di consumo del suolo, cresciuti del 50% solo negli ultimi 30 anni, così come l’erosione da acqua che vede il nostro Paese in cima alla classifica europea per i danni inferti al territorio da tali eventi metereologici. In media in Italia si verifica un’erosione di quasi 9 tonnellate di suolo per ettaro all’anno, contro i 4 della Spagna e i 2 della Francia.

SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE MA NON ECONOMICA

«È evidente – ha detto il responsabile agroalimentare di Nomisma e curatore dello studio, Denis Pantini – come dallo studio emergano gli enormi sforzi fatti negli anni dagli agricoltori italiani per rendere la propria attività più rispettosa dell’ambiente e come il loro operato sia fondamentale per la tutela dei nostri territori, soprattutto a fronte delle calamità prodotte dai cambiamenti climatici. Una sostenibilità ambientale che però non può essere scollegata da quella economica, senza la quale l’attività agricola stessa non può esistere. E da questo lato, purtroppo, negli ultimi cinque anni i redditi delle imprese agricole italiane non si sono mossi, a fronte invece di quelli degli agricoltori spagnoli e francesi».

Sul piano economico complessivo, l’Italia è in testa nel panorama produttivo europeo come valore aggiunto (32,2 miliardi di euro, media ultimo biennio), al secondo posto dietro la Francia (76,3 miliardi di euro) per valore della produzione (56,7 miliardi di euro, media biennio), mentre è più indietro (4ª) nell’export, a 7,6 miliardi di euro. Critica invece la situazione relativa al reddito delle imprese, segnalato nell’ultimo quinquennio in calo nel Belpaese dell’1% a fronte di una media Ue a +6%, con Spagna e Francia a +11%.

Dieci padiglioni, 900 espositori italiani ed esteri, 130 mila operatori attesi e un calendario di 130 eventi tra convegni, workshop e prove dinamiche. Questi i numeri della 114ª edizione di Fieragricola (29 gennaio-1 febbraio 2020), storica rassegna internazionale di Veronafiere, che a 122 anni dalla nascita si conferma termometro del settore primario e punta sul connubio tra specializzazione e nuove tecnologie. Tra i temi cardine, innovazione, sostenibilità ed economia circolare; dall’agricoltura 4.0 alla meccanica e attrezzature agricole di ultima generazione fino ai sistemi più avanzati per viticoltura, frutticoltura, colture specializzate e zootecnia per affrontare le sfide del Green Deal europeo. Attese, al convegno inaugurale dedicato all’agribusiness di Ue e Italia in Africa, la ministra alle Politiche agricole, Teresa Bellanova, e la ministra dell’Agricoltura della Croazia, Marija Vučković.

Fonte: ufficio stampa Veronafiere

Fieragricola 2020, i numeri della kermesse

Fieragricola 2020 occuperà dieci padiglioni dell’expo scaligera. Di questi: 5 dedicati alla meccanica, 2 alle colture specializzate in vigneto e frutteto, 3 alla zootecnica; 900 espositori (+8,2% sull’edizione 2018); una superficie netta di 67.600 metri quadrati (+18,7%); due aree demo esterne di 9.500 metri quadrati allestite per gli «special show»; 800 capi di bestiame in esposizione (+14,3%); 130 mila operatori attesi; oltre 130 convegni, workshop e prove dinamiche in quattro giorni, per un evento che punta su innovazione, sostenibilità ed economia circolare.

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Rete REALS Calabria, seminario formativo Agricoltura Sostenibile

In occasione della Settimana UNESCO di Educazione alla Sostenibilità 2019, dal 18 al 24 novembre, quest’anno sul tema cambiamenti climatici e salute, la Regione Calabria, Assessorato all’Ambiente, nell’ambito del progetto Follow Environment, finalizzato alla costituzione di una rete calabrese di educatori ambientali per la sostenibilità (REALS), partecipa all’iniziativa sia con un suo evento proprio, sia con un programma di iniziative che si svolgeranno su tutto il territorio regionale.

L’evento organizzato dal Parco nazionale della Sila, in collaborazione con il CREA – Centro di Ricerca Olivicoltura Frutticoltura, Agrumicoltura Sede di Rende, sarà un Seminario formativo, seguito da laboratorio didattico, incentrato sullo stretto rapporto tra cambiamenti climatici, impatti sulle produzioni agricole, alimentazione e salute, destinato agli studenti, alle Guide Ufficiali del Parco ed agli operatori aderenti alla CETS Carta Europea del Turismo Sostenibile.

Seminario formativo “Rete REALS Calabria – Agricoltura Sostenibile nel Parco e nella Riserva Area MaB Sila: l’esperienza didattico-formativa del progetto BIOVALSILA” Lorica, 20 novembre 2019 ore 10:00

 

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In 20 anni il frutteto in Italia ha perso un quarto delle superfici

Il cambiamento climatico e l’omologazione dei consumi stanno colpendo anche i frutteti. E questo è un problema per diverse ragioni. Per la nostra dieta, per quella degli altri animali, ma anche per la lotta al climate change. Meno piante significa meno lavoro e meno contrasto all’inquinamento. A sostenerlo è l’ultimo report della Coldiretti, diffuso al Villaggio contadino di Bologna con l’Arca di Noè della fattoria italiana. A presenziare all’evento, nel giorno del terzo Friday for Future, flora, fauna, cibi a rischio di estinzione e agricoltori, giovani e studenti.

Il Secolo scorso e il confronto con oggi

Nel corso degli ultimi 100 anni sono scomparse dalla nostra tavola tre varietà di frutta su quattro. La perdita di biodiversità riguarda l’intero sistema agricolo e di allevamento: il rischio di estinzione si estende dalle piante coltivate agli animali allevati.

Se nel XX secolo potevamo contare sulla presenza di 8.000 varietà di fruttaoggi il numero è sceso a poco meno di 2.000. Di queste, 1.500 sono considerate a rischio “estinzione” anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale, che privilegiano le grandi quantità e la spersonalizzazione dell’offerta.

L’omologazione e la standardizzazione delle produzioni a livello internazionale concorrono a mettere in pericolo gli antichi semi della tradizione italiana, sapientemente custoditi da generazioni di agricoltori. E questo è un pericolo sia per i produttori che per i consumatori. A rischio c’è il patrimonio alimentare, culturale e ambientale del Made in Italy. Sovranità alimentare e biodiversità sono ora sotto attacco.

Tuttavia, negli ultimi anni l’agricoltura italiana ha invertito la rotta, diventando la più green d’Europa. L’Italia, evidenziano i dati di Coldiretti, è l’unico Paese al mondo che può vantare 5.155 prodotti alimentari tradizionali censiti, 297 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg. È anche leader europeo con quasi 60 mila aziende agricole biologiche, forte della scelta di vietare le coltivazioni Ogm e la carne agli ormoni, a tutela della biodiversità e della sicurezza alimentare.

L’Italia conta 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei vicini francesi e 533 varietà di olive autoctone contro le 70 spagnole.

Quanto offre oggi il “frutteto” italiano

Nell’arco di un ventennio, il “frutteto italiano” ha visto un crollo netto del 23%. A risentirne di più sono state le pesche, con la superficie coltivata a loro disposizione ridotta del 38%. Seguono uva da tavola (-35%), pere (-34 %), limoni (-27%), arance (-23%), mele (-17%), clementine e mandarini (-3%). Un grave danno non solo economico ed occupazionale ma anche ambientale.

“Con l’estinzione dei frutteti viene a mancare il prezioso ruolo di contrasto dell’inquinamento e del cambiamento climatico svolto proprio dalle piante, capaci di ripulire l’aria da migliaia di chili di anidride carbonica e sostanze inquinanti come le polveri pm10”, sottolinea il report Coldiretti.

Frutta salva-ambiente

La superficie italiana destinata a colture legnose (come frutteti e vigneti) è di circa 2.5 milioni di ettari: il 25% della superficie boschiva totale. Il ruolo della frutticoltura nella tutela dell’ambiente deriva dalla sua capacità di catturare CO2: un’azione che potrebbe ulteriormente essere potenziata.

Un ettaro di frutteto in produzione è in grado di catturare 20mila kg di anidride carbonica all’anno, contrastando le polveri sottili PM10 e abbassando la temperatura dell’ambiente circostante durante le estati più calde e afose. Non a caso, rilevano i dati Ispra, la differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi.

Se le emissioni inquinanti non verranno ridotte entro la fine del secolo, la produzione di grano potrebbe calare del 20%, del 40% quella della soia e del 50% quella del mais. “Ma i cambiamenti climatici” continua Coldiretti “hanno un impatto negativo anche sullo stesso valore dei terreni che potrebbero subire una perdita tra il 34 e il 60% nei prossimi decenni rispetto alle quotazioni attuali. E questo proprio a causa dell’innalzamento delle temperature che minaccia anche i redditi agricoli, rischiando di far aumentare la domanda di acqua per l’irrigazione dal 4 al 18%”.

“Un conto salato per un’agricoltura che ha già perso negli ultimi dieci anni ben 14 miliardi di euro tra danni alla produzione agricola nazionale e alle strutture e alle infrastrutture a causa delle anomalie del clima”. L’attuale tendenza alla tropicalizzazione è un nemico, per le coltivazioni, sempre più difficile da affrontare. Sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, il rapido passaggio dal sole al maltempo, ma anche sbalzi termici significativi compromettono i raccolti.

Allora come aiutare il mondo ortofrutticolo? Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini non ha dubbi. “Mettere più frutta italiana nelle bibite per far tornare conveniente piantare alberi nel nostro Paese sarebbe la vera svolta green che aiuta l’ambiente, la salute e l’economia e l’occupazione Made in Italy”.

“Oggi si continua a tollerare la presenza nelle bevande analcoliche di appena il 12% di frutta senza neanche l’obbligo di indicarne la provenienza, con un inganno per i consumatori ed un danno per i produttori. Occorre dire basta alle aranciate senza arance ed impegnarsi concretamente – conclude Prandini – nell’educazione alimentare a partire dalle scuole”.

L’azione di recupero della biodiversità è da attribuire ai nuovi sbocchi commerciali aperti dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica, attivi in tutte le Regioni. Si tratta di opportunità che offrono, ad allevatori e coltivatori, varietà e razze a rischio di estinzione. Una parte di biodiversità che altrimenti non sarebbe mai sopravvissuta alle  attuali dinamiche di produzione e distribuzione.

“La difesa dell’ambiente – sottolinea la Coldiretti – è il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy. Investire sulla distintività è una condizione necessaria per le imprese agricole. Questo perché permette di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo”.

 

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A Nova Irrigazione, tecnologia per gestire l’acqua in modo facile, sostenibile e redditizio

A Nova Irrigazione la dimostrazione di come lavorano le più evolute macchine per l’irrigazione a pioggia e lo stato dell’arte della ricerca per fornire soluzioni sempre più efficienti per l’uso dell’acqua

Possibilità di gestire da remoto tutte le fasi dell’irrigazione, dal volume dell’acqua all’angolo di gittata, fino alla polverizzazione del getto. Sensori e sistemi di supporto delle decisioni che informano gli agricoltori quando è opportuno somministrare acqua, in quali zone e in che quantità. Il comparto dei rotoloni ha fatto passi da gigante rispetto ai primi modelli e oggi si può dire senza remore che siano strumenti di agricoltura di precisione perché contribuiscono a rendere più sostenibili le attività agricole ottimizzando l’impiego delle risorse idriche, riducendo le immissioni in atmosfera di gas serra, mitigano gli effetti del cambiamento climatico e migliorano la redditività delle imprese. Ma anche per il risparmio economico sull’utilizzo dell’acqua e per l’apporto che danno allo svolgimento del ciclo colturale: evitando alle piante stress da carenza o da sovrabbondanza di acqua si ottengono rese maggiori e caratteristiche organolettiche migliori. Con un conseguente aumento della plv.

Di tutto questo si è ragionato, con tanto di cantieri dove si sono viste in azione le soluzioni più innovative in fatto di irrigatori semoventi per aspersione, alla seconda edizione di Nova Agricoltura irrigazione la giornata in campo organizzata da Edagricole in collaborazione con Cer (Canale Emiliano-Romagnolo) e Amis (Associazione macchine irrigue semoventi) a Mezzolara di Budrio (Bo), proprio nel centro prove e sperimentazioni del Cer Acqua Campus, e sui terreni dell’azienda Tugnoli, che ha messo a disposizione i campi situati lungo il Canale Emiliano-Romagnolo per le prove dimostrative. L’evento si è svolto proprio nel giorno in cui il Cer ha festeggiato 60 anni.

Tecnologia nel segno di Greta

Centraline meteo e sensori di umidità del suolo che dialogano con web server e calcolano le giuste quantità di acqua da erogare e soprattutto quando e dove, inviando allerte facilmente leggibili via pc e smartphone. Attrezzature che si interfacciano tra loro per lavorare in maniera efficace ed efficiente grazie all’alta tecnologia, migliorando l’aspersione dell’acqua, che diventa praticamente una pioggia simulata. Non è fantascienza, sono tutti dispositivi in commercio, offerti dalle principali aziende del settore, molte delle quali presenti a Nova Agricoltura irrigazione per illustrare ai partecipanti il loro funzionamento. Tra l’altro, le macchine per irrigare sono tutte personalizzabili a seconda delle varie esigenze di coltura e conformazione dei campi. Tutto nel segno della massima efficienza e sostenibilità ambientale, temi di stretta attualità e non solo in ambito agricolo, per l’iniziativa della giovane attivista svedese Greta Thumberg.

L’importanza della ricerca e i 60 anni del Cer

Tutti questi risultati sono il frutto di anni di ricerche e sperimentazioni. Un notevole contributo al miglioramento delle performance delle macchine per irrigare l’ha dato il Cer, che proprio in questi giorni compie 60 anni. Un lavoro scrupoloso che ha portato negli anni alla creazione della piattaforma Irriframe, accessibile sia da internet che tramite messaggi sms inviati automaticamente al cellulare dell’agricoltore aderente. In tal modo il consiglio irriguo personalizzato risulta facilmente fruibile. Nel 2018 erano 69 i consorzi aderenti al servizio per 50.000 utenti equivalenti al 65% della superficie irrigua italiana. Numeri che ne fanno il primo servizio di irrigazione europeo. Dal 20 al 25% l’acqua risparmiata grazie ai consigli di Irriframe.

«Negli ultimi 30 anni il cambiamento climatico ha aumentato le esigenze dell’irrigazione agricola del 20% – ha fatto notare il direttore generale del Cer Paolo Mannini durante il convegno del pomeriggio – ricerca e consigli irrigui di Irrinet e Irriframe sono riusciti a contenere queste esigenze, ora speriamo arrivino finanziamenti adeguati dalla nuova Pac per la gestione dell’acqua».

Vincenzi (Anbi): «Serve una politica europea dell’acqua»

«Serve una politica dell’acqua a livello europeo e non solo italiano –  ha detto il presidente dell’Anbi Francesco Vincenzi – la sostenibilità sarà una parola chiave della prossima Pac, dopo che il greening ha fatto un buco nell’acqua anche per i troppi adempimenti burocratici. Ma oggi è diverso – ha sottolineato Vincenzi – ci sono cambiamenti climatici non più ignobili e quindi servono azioni concrete per migliorare la sostenibilità dell’agricoltura. L’85% delle risorse alimentari italiane arriva da agricoltura irrigua, quindi non possiamo scegliere se usare o meno l’acqua, si tratta di un tema di assoluta priorità e dobbiamo farlo capire anche ai Paesi del Nord Europa».

«In Italia c’è una crisi infrastrutturale per la gestione delle risorse idriche – ha sottolineato il presidente dell’Anbi – ma grazie ai consorzi di bonifica si sono fatti passi importanti: oggi abbiamo a disposizione un miliardo di euro di opere di bonifica progettate e cantierabili. Ma il lavoro è lungo, ora puntiamo al piano nazionale degli invasi, il tutto in parallelo alla ricerca e all’innovazione».

Fonte: Nova Agricoltura

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Ministra Bellanova: “Agricoltura strategica per gli obiettivi Agenda 2030

I nostri suoli vanno protetti e curati: fondamentali per invertire la rotta. Coniugare sostenibilità ambientale e sostenibilità economica”.

L’agricoltura può svolgere un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030. La sostenibilità ambientale deve però essere coniugata sempre alla sostenibilità economica dei processi produttivi, senza la quale le imprese agricole non sarebbero messe nelle condizioni di operare al meglio. Questi i temi al centro del dibattito del consiglio informale dei Ministri dell’Agricoltura riuniti oggi, 24 settembre 2019, a Helsinki sotto la Presidenza finlandese.

In questo contesto, è stata analizzata anche la proposta di riforma della Politica agricola comune post 2020 ed evidenziata l’esigenza di prevedere la necessaria sussidiarietà e flessibilità, perché l’agricoltura europea è molto diversa da regione a regione. Occorre inoltre tenere sempre presente l’obiettivo della semplificazione, evitando le complesse sovrapposizioni di azioni e misure con i tre livelli di impegno previsti dalla proposta di riforma: condizionalità rafforzata, eco-schema, misure agro-ambientali del secondo pilastro.

Sono alcune delle questioni sollevate stamane dalla Ministra Teresa Bellanova nel corso della riunione di Helsinki.
“Affrontare insieme la crisi climatica in atto è fondamentale – ha affermato la Ministra – e l’Italia vuole essere in prima fila con un modello di agricoltura sostenibile a livello economico, sociale e ambientale. I nostri suoli vanno protetti e curati, perché possono essere una delle chiavi fondamentali per invertire la rotta. Sul piano operativo, non esiste una ricetta buona per tutte le agricolture europee perché le misure per aumentare il contenuto di sostanza organica nei terreni sono profondamente diverse da regione a regione. Per questo crediamo che ogni Stato membro deve avere la possibilità, nell’ambito del proprio Piano strategico, di definirne una lista in grado di rappresentare la migliore soluzione possibile per aumentare la percentuale di carbonio nei suoli. Proponiamo impegni flessibili e adattabili alle diverse realtà territoriali. Pensiamo per esempio al ruolo importante dei pascoli permanenti, agli allevamenti estensivi che utilizzano pascoli legati a pratiche tradizionali, alle buone pratiche nei frutteti, alla gestione forestale sostenibile e all’utilizzo dei prodotti legnosi derivati”.

“Se i futuri Piani strategici della PAC consentiranno questi adattamenti – ha concluso Bellanova – avremo posto basi più solide per rendere più moderna l’agricoltura. Con risposte utili per le imprese agricole che dovranno essere consapevoli dell’importanza delle sfide che hanno di fronte e anche del loro ruolo primario. Non bisogna dimenticare, infine, che il contenimento delle emissioni di gas serra in agricoltura è un tema globale, non solo europeo. Per questo le politiche commerciali dell’Unione dovranno necessariamente considerare questi aspetti negli accordi commerciali con i Paesi terzi e l’Unione europea dovrà pretendere, nel rispetto del principio di reciprocità, garanzie equivalenti per i prodotti importati, in termini di sostenibilità ambientale, qualitativa e di sicurezza alimentare”.

A latere della riunione, la Ministra Bellanova ha incontrato il collega francese Didier Guillaume al quale ha ribadito la forte contrarietà italiana a eventuali tagli di bilancio sulla Pac, la necessità di semplificare le norme a favore degli agricoltori e riequilibrare la dotazione per l’Italia alla luce delle penalizzazioni subite con l’attuale programmazione, la necessità di rafforzare nel primo pilastro gli interventi settoriali e quella di salvaguardare ruolo e competenze delle Regioni, oggi penalizzate dalla proposta della Commissione.
Si è discusso anche di etichettatura dei prodotti alimentari, tema su cui la Ministra Bellanova ha ribadito l’importanza della trasparenza sull’indicazione dell’origine di tutti i prodotti agricoli.

Ufficio Stampa Mipaaf