Sezione Cambiamenti Climatici

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Al CREA di Foggia si parla delle relazioni tra agricoltura ed emissioni di gas serra

Il 17 aprile, in occasione delle celebrazioni della Giornata Mondiale della Terra, il CREA Agricoltura e Ambiente di Foggia organizza, in collaborazione con la Fondazione ITS Agroalimentare Puglia, il Field day “Il Respiro della Terra – il turnover del carbonio e il ruolo dei sistemi colturali”.

Per l’occasione il CREA Agricoltura e Ambiente apre i suoi laboratori (presso l’Azienda Sperimentale Podere 124 a Foggia) ai cittadini e agli studenti, in particolare della scuola superiore, che durante la giornata toccheranno con mano tutto ciò che è necessario per comprendere le relazioni tra agricoltura ed emissioni di gas serra (GreenHouse Gases, GHG) con un’attenzione speciale all’acqua e all’anidride carbonica, che rappresentano “il respiro della terra”.

Per quanto riguarda l’acqua s’impone sempre più l’esigenza di ricorrere a una gestione sostenibile, basandosi su tecniche innovative, come l’applicazione di sistemi irrigui ad alta efficienza, come gli impianti di microirrigazione auto-compensanti a goccia, la determinazione accurata dello stato idrico del suolo e dei reali fabbisogni fisiologici della coltura. In tal senso il ricorso ai sensori consente il monitoraggio dello stato idrico del suolo e della pianta sempre più veloce, accurato, a basso costo e basato sul consiglio irriguo (quando e quanto irrigare), per migliorare l’efficienza dell’uso dell’acqua.

Le emissioni di gas serra provengono dall’intero processo agro-industriale e non solo da quello di trasformazione, ma anche dalla produzione del singolo prodotto, dal consumo del prodotto stesso, fino allo smaltimento degli scarti di produzione e post-consumo. Attraverso la metodologia Life Cycle Assessment, LCA, è possibile analizzare tutto il ciclo di vita del prodotto, individuando quali fasi del processo sono maggiormente impattanti, ed indicare strategie alternative per ridurre le emissioni di GHG.

Scarica il programma della giornata Brochure Giorn Mond della Terra_CREA-AA 17 apr 2019 (1)

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PSR Calabria, attivata la piattaforma e-learning Misura 10

Il Dipartimento Agricoltura e Risorse agroalimentari comunica di aver attivato una piattaforma regionale destinata alle attività informative/formative per i circa 5 mila beneficiari della Misura 10 del PSR Calabria “Pagamenti agro-climatico-ambientali” (tipologie di Intervento: 10.01.01, 10.01.02, 10.01.03, 10.01.04, 10.01.05, 10.01.07), specificando che la partecipazione a tale attività risulta obbligatoria e preordinata all’effettuazione dei pagamenti da parte dell’organismo pagatore.


Il Dipartimento informa i beneficiari della Misura 10 che, per le attività informative/formative necessarie al rispetto degli impegni previsti in fase di domanda, riceveranno, a partire da lunedì 8 aprile, sulla mail/pec indicata nel fascicolo aziendale, una comunicazione dall’indirizzo di posta supporto-lms@telecomitalia.it, contenente il link attraverso il quale potranno registrarsi per accedere alla piattaforma informativa web di Social Learning.

I contenuti informativi/formativi, sulla piattaforma web di Social Learning, sono articolati in temi trasversali, destinati a tutti i beneficiari della Misura 10, e temi specifici, destinati ai beneficiari delle singole tipologie di intervento.I Beneficiari che non siano in possesso di un indirizzo di posta elettronica, o coloro i quali abbiamo indicato nel fascicolo aziendale una mail/pec che non dovesse risultare più attiva, dovranno attivare in forma autonoma una nuova mail, il cui indirizzo dovrà essere tempestivamente comunicato, insieme al CUAA, il Codice Unico di Identificazione delle Aziende Agricole, all’indirizzo mail info.misura10psr@regione.calabria.it.

Nel caso in cui il beneficiario vorrà ricevere assistenza, potrà rivolgersi, a partire da lunedì 8 aprile, all’help desk dedicato, telefonando al numero fisso 0961-853069 o al numero mobile 349/7845420, oppure scrivendo all’indirizzo mail info.misura10psr@regione.calabria.it.Le attività informative/formative, si ricorda, sono obbligatorie e propedeutiche ai fini del pagamento dell’annualità 2018 e delle successive annualità. In particolare, ciascun beneficiario è tenuto a seguire i temi trasversali e i temi specifici, questi ultimi secondo la tipologia di intervento per cui ha presentato domanda (i beneficiari che hanno presentato più domande per diverse tipologie di intervento sono tenuti a seguire i temi specifici di ciascuna tipologia di intervento per cui hanno presentato domanda). Al fine di consentire la verifica dell’impegno assunto ed il successivo pagamento, si sottolinea che le attività di informazione/formazione devono concludersi entro il 6 maggio 2019. A ciascun beneficiario partecipante sarà rilasciata un’attestazione di partecipazione.

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I cambiamenti climatici al centro del workshop organizzato dalla Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura

Dati, idee, buone pratiche per una PAC amica del clima

In occasione della marcia globale per il clima, lo scorso 15 marzo, durante FIRENZE BIO, nella Sala Arancio del Padiglione Spadolini a Fortezza da Basso, sono state approfondite idee e proposte per una seria e radicale riforma della PAC post 2020 in grado di ridurre il contributo dell’agricoltura e della zootecnia ai cambiamenti climatici.

Una PAC basata su un modello agroecologico, che protegge il clima e l’ambiente, di cui l’agricoltura biologica e biodinamica rappresentano gli esempi concreti più avanzati e diffusi a livello globale. Questo il tema al centro del workshop organizzato dalle Associazioni della Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura formata da Aiab, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Fondo Ambiente Italiano, FederBio, Isde Italia Medici per l’Ambiente, Lipu, Legambiente, ProNatura e WWF Italia.


Durante il workshop è stato presentato l’Atlante della PAC, strumento ideato per spiegare lo stretto legame tra l’agricoltura e la vita quotidiana di tutti i cittadini, ma anche per sottolineare quanto poco denaro pubblico della Politica Agricola Comune viene oggi realmente destinato a obiettivi di sostenibilità e mitigazione dei cambiamenti climatici. Il bilancio ambientale e sociale della PAC è oggi complessivamente negativo, il modello di agricoltura dominante ha determinato un aumento dei residui di pesticidi negli alimenti, nei suoli e nelle acque, l’alterazione del clima, la perdita di biodiversità negli agroecosistemi, un progressivo abbandono delle aree rurali marginali e una crescente intensificazione nelle aree di pianura, con una conseguente banalizzazione dei paesaggi rurali. A livello globale il rapporto dell’IPCC attribuisce al settore primario il 20% delle emissioni di gas clima alteranti, ecco perché la PAC che entrerà in vigore nel 2020 dovrà essere trasformata in un motore della transizione ecologica dell’agricoltura per promuovere un nuovo paradigma delle produzioni agroalimentari.

La seconda parte dell’incontro è stata invece dedicata alle testimonianze delle buone pratiche di un’agricoltura pulita, equa e solidale in diverse Regioni italiane presentate nella pubblicazione Storie dal territorio. Ventidue racconti, espressione di una straordinaria biodiversità agraria, che indicano il percorso per armonizzare l’agricoltura con la sostenibilità economica, ambientale e sociale. L’approccio produttivo con il quale le imprese generano valore e garantiscono il reddito delle persone dimostra che non è solo opportuno cambiare l’attuale PAC ma è anche possibile attraverso un nuovo modello produttivo basato sull’agroecologia in grado di raggiungere gli obiettivi di contrasto e adattamento al cambiamento climatico, sicurezza e salubrità alimentare, conservazione della biodiversità, per un’economia circolare a basso impatto di emissioni.


Accedi per scaricare le due pubblicazioni:

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Irrigazione sostenibile, progetto pilota per gli agrumi

Una mappatura delle pratiche di irrigazione esistenti e delle esigenze delle aziende, un monitoraggio dello stress idrico degli agrumeti realizzato con i droni, un impianto pilota di irrigazione sostenibile. Tutto per incentivare un uso sostenibile dell’acqua in agrumicoltura, dalla produzione alla trasformazione degli agrumi. E’ questo l’obiettivo del progetto“A.C.Q.U.A.–Agrumicoltura Consapevole della Qualità e Uso dell’Acqua”, promosso dal Distretto Agrumi di Sicilia e dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (Dicar) dell’Università di Catania, con il contributo non condizionato d The Coca-Cola Foundation. Il progetto, che ha appena preso il via e si concluderà nel 2020, si sviluppa attraverso una serie di interventi e la realizzazione di un impianto pilota di irrigazione sostenibile.


“Puntiamo a dare un contributo tecnico e fattivo a tutta la filiera – spiega Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia – perché prestare attenzione al tema delle risorse idriche è quanto mai necessario, visti gli eventi climatici che hanno caratterizzato le ultime stagioni. E’ nostro compito supportare le imprese della filiera agrumicola, su tutto il territorio regionale, nell’affrontare processi di conoscenza e ottimizzazione delle risorse dal punto di vista della qualità, dell’efficienza, della riduzione dei costi e, naturalmente, nel rispetto dell’ambiente. L’acqua è una risorsa fondamentale e dobbiamo imparare a utilizzarla in modo intelligente, riducendo gli sprechi e le inefficienze del sistema e operando un’agrumicoltura che rispetti il territorio e riesca a preservarlo”.

“Dal punto di vista tecnico-scientifico – spiega Antonio Cancelliere, Ordinario di Costruzioni Idrauliche, Marittime e Idrologia al Dicar e responsabile scientifico del progetto – il progetto ha una duplice finalità: da un lato si intende contribuire alla definizione di un quadro conoscitivo sull’uso dell’acqua nella filiera produttiva agrumicola in Sicilia, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, attraverso un attività di raccolta dati e la successiva elaborazione attraverso tecniche WebGIS. Parallelamente, saranno sviluppate azioni di tipo dimostrativo, volte a diffondere metodologie innovative per l’uso sostenibile delle risorse idriche tramite l’utilizzo di droni e la realizzazione di un impianto di irrigazione pilota”.

“Nei confronti dell’ambiente – afferma Cristina Broch, direttore comunicazione e relazioni istituzionali per Coca-Cola Italia – a livello globale Coca-Cola ha assunto un impegno: reintegrare il 100% dell’acqua che usa su scala mondiale. Anche in Italia, gli imbottigliatori sono impegnati con azioni concrete sul territorio, con l’obiettivo di crescere in maniera responsabile e sostenibile, rispettando e contribuendo a tutelare i territori in cui operiamo. Solo in Italia, grazie alla The Coca-Cola Foundation, dal 2010 ad oggi sono stati reinvestiti oltre 5,4 milioni di euro per progetti nelle comunità locali: in particolare, in Sicilia stiamo promuovendo dal 2014 diverse iniziative a sostegno della filiera agrumicola, con progetti di formazione e dedicati a tecnologie innovative per l’agricoltura che possano contribuire a promuovere un comparto così strategico anche dal punto di vista della crescita del territorio. Il progetto A.C.Q.U.A è solo l’ultimo tassello di quanto The Coca-Cola Foundation investe in Italia, con l’obiettivo di valorizzare e dare nuovo impulso al territorio: abbiamo un legame davvero speciale con questo paese ed in particolare con la produzione agrumicola, perché proprio qui è nata Fanta, prodotta con succo da sempre 100% italiano”.

Fonte: Distretto Agrumi di Sicilia

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Il progetto internazionale Freeclimb per il miglioramento varietale

Il progetto internazionale Freeclimb – Fruit Crops Resilience to Climate Change in the Mediterranean Basin è un progetto collaborativo triennale coordinato dall’Università degli Studi di Milano e costruito per rispondere alle tematiche del bando Prima (http://prima-med.org/), il quale promuove lo sviluppo di sistemi agricoli sostenibili nel Mediterraneo per preservare le risorse naturali e incrementare l’efficienza produttiva.

Il progetto coinvolge 15 partner provenienti dai paesi della sponda Nord e Sud del Mediterraneo e 6 differenti specie arboree da frutto. Obiettivo cruciale del progetto è l’ampliamento della disponibilità di germoplasma e materiali di miglioramento varietale nonchè la rivalutazione di varietà locali resilienti nei confronti degli scenari climatici futuri previsti per l’area del Mediterraneo. Il progetto si focalizzerà sullo sviluppo di ideotipi varietali elaborati in collaborazione con i principali attori del comparto frutticolo, con l’intento di fornire una gamma di strumenti capaci di accelerare la creazione, l’individuazione e lo sfruttamento di varietà resilienti per colture di importanza storica e strategica nel Mediterraneo: agrumi, albicocco, mandorlo, olivo, pesco e vite.


A tal fine, il progetto perseguirà una serie di obiettivi, tra cui:
–    la caratterizzazione, lo sfruttamento e la selezione di varietà adattate a differenti condizioni agro-ecologiche e gestioni agronomiche;
–    la dissezione delle basi genetiche di caratteri legati alla sostenibilità delle colture e alla loro resilienza a stress biotici ed abiotici, con particolare attenzione alle interazioni con l’ambiente;
–    lo studio delle basi molecolari, biochimiche e fisiologiche dell’adattamento delle piante alle diverse condizioni ambientali e agronomiche e agli stress biotici/abiotici;
–    l’incremento dell’efficienza dei metodi di selezione, tramite lo sviluppo e l’applicazione di strumenti genomici;
–    il trasferimento dei risultati del progetto attraverso attività di formazione e divulgazione a tutte le parti interessate, includendo i giovani scienziati, in particolare in quei paesi in cui la produzione frutticola è meno sviluppata.

Freeclimb è stato studiato per trarre il miglior beneficio possibile dalla collaborazione tra le sponde Sud e Nord del Mediterraneo.


Maggiori informazioni e contatti al sito https://sites.unimi.it/primafreeclimb/home/

Parte integrante del progetto è anche il Crpv di Cesena, che ospita nei propri siti sperimentali il campo di riferimento per la specie pesco, replicato e condiviso assieme ad altre istituzioni scientifiche europee (Spagna, Francia e Grecia). Il campo, sito presso l’azienda sperimentale Astra-Innovazione e Sviluppo U.O di Imola, è costituito da circa 1.100 piante per una superficie totale di 1.5 ettari, e rappresenta una preziosa fonte di variabilità genetica oggi in parte ancora inesplorata e sfruttata ai fini del miglioramento varietale.

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22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua: Fondazione Barilla fornisce alcune evidenza dei nostri attuali sistemi alimentari

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua che si celebra come ogni anno il 22 marzo, Fondazione Barilla fornisce alcune evidenze emerse dall’analisi dei nostri attuali sistemi alimentari.

GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA FONDAZIONE BARILLA: “L’AGRICOLTURA SI BEVE IL 70% DELL’ACQUA DOLCE PRELEVATA, MA PER 2 MILIARDI DI PERSONE È UNA RISORSA DIFFICILE DA REPERIRE”

• Il paradosso dell’acqua dolce: mentre il nostro sistema agricolo è responsabile del consumo di buona parte di questa risorsa, ancora troppe persone, nel mondo, vi accedono con difficoltà.

• Aumento della popolazione, urbanizzazione e incremento del reddito ci stanno allontanando dalle diete sostenibili e spingono verso sistemi alimentari ‘idrovori’ e poco salutari.

• Il cambiamento climatico porta con sé la minaccia di siccità e inondazioni, pericolo che mette a rischio la disponibilità di risorse idriche, l’agricoltura basata sull’acqua piovana, che produce gran parte del cibo consumato nei Paesi in via di sviluppo.

• Secondo il Food Sustainability Index, in Italia si moltiplicano gli eventi estremi dovuti al cambiamento climatico, con impatti negativi sull’agricoltura.

 

Milano, 12 marzo 2019 – L’acqua è base della vita sulla terra e risorsa fondamentale per il nostro sistema alimentare, riconosciuta nel 2010 dall’ONU come diritto umano essenziale per il pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani. Ma che uso facciamo oggi dell’acqua? Il 70% dell’acqua dolce prelevata da fonti di superficie o falde acquifere è impiegata nel settore agricolo ed è, quindi, alla base della produzione di cibo, mentre oltre il 90% della nostra impronta idrica1 è legata proprio al consumo di cibo2. Un vero paradosso, visto che – sempre secondo l’ONU – circa 2 miliardi di persone nel mondo vivono in zone ad elevato stress idrico3, ossia con difficoltà ad accedere all’acqua. Un quadro destinato a impattare anche sulle migrazioni, dato che entro il 2030 si prevede che proprio la scarsità di acqua in alcuni luoghi aridi e semi-aridi farà spostare dai 24 ai 700 milioni di persone4. E’ questa l’analisi elaborata da Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, che ricorre il prossimo 22 marzo.

Il quadro che emerge da questa analisi appare però ancora più complesso: due terzi della popolazione mondiale (circa 4 miliardi di persone) vive attualmente in aree che soffrono di carenza idrica per almeno un mese all’anno5, mentre 1,6 miliardi di persone (quasi 1/4 della popolazione mondiale) soffre la carenza di acqua per motivi economici, perché i Paesi in cui vivono non dispongono delle infrastrutture necessarie per prelevare questa risorsa6. Per questo, serve guardare a modelli alimentari che siano davvero sostenibili, privilegiando quegli alimenti – e quelle diete – che tengano conto anche dell’impronta idrica del cibo che mettiamo ogni giorno a tavola. E se si pensa che da qui al 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone, ecco che interventi concreti appaiono più che mai necessari. Intervenire sulla produzione di cibo, che rappresenta la maggiore causa di utilizzo dell’acqua a livello globale, e sul modo in cui lo consumiamo sembra ormai un passo inevitabile ed urgente.

Marta AntonelliResponsabile del Programma di Ricerca della Fondazione Barilla, afferma: “Quando parliamo di accesso all’acqua, ‘Non lasciare nessuno indietro’ (Leaving No One Behind, tema della Giornata Mondiale dell’Acqua 2019) appare essenziale per superare la povertà e affrontare altre disuguaglianze sociali ed economiche. Una sfida resa ancora più difficile dalla crescita dei redditi pro capite e dall’urbanizzazione che, combinate col forte aumento della popolazione, stanno portando una crescita della domanda di cibo e prodotti ad alta impronta idrica, come carne e latticini, allontanandoci da diete sostenibili come quella mediterranea. Migliorare le pratiche di produzione e consumo di cibo rappresenta un passo necessario alla costruzione di una società impegnata nella salvaguardia del pianeta, nel rispetto delle sue risorse e per il benessere delle generazioni presenti e future”.

I numeri confermano come le nostre scelte alimentari impattino sul consumo di acqua: scegliere un menu con carne, che ha un’impronta idrica di 2031 Kcal, significa consumare ben 4.707 litri di acqua. Quantità che si andrebbe a ridurre scegliendo un menu vegetariano (2.828 litri e 2016 Kcal) o uno vegano (2.523 litri e 2109 Kcal). A livello europeo è stato stimato che mangiare meno carne potrebbe ridurre l’impronta idrica fino al 35%, mentre sostituendo la carne con il pesce, l’impronta idrica si ridurrebbe fino al 55% (stessa percentuale che si otterrebbe passando ad una dieta vegetariana7) . Apportare questi cambiamenti non solo farebbe risparmiare acqua, ma avrebbe anche un impatto positivo sulla salute, migliorando la dieta nei Paesi in cui più di 1/3 della popolazione è in sovrappeso e circa 1/4 obesa8.

IL CLIMATE CHANGE MINACCIA L’AGRICOLTURA ALIMENTATA DA ACQUA PIOVANA

Che le nostre scelte alimentari impattino su ambiente e cambiamenti climatici è un dato ormai assodato (si stima che l’agricoltura produca circa il 24% dei gas serra globali, una delle cause dei cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo). E proprio i cambiamenti climatici rischiano di compromettere i sistemi agricoli dei Paesi in via di sviluppo. L’agricoltura che dipende dall’acqua piovana rappresenta, infatti, la tecnica maggiormente utilizzata per oltre il 95% delle terre coltivate nell’Africa sub-sahariana; il 90% di quelle in America Latina; il 75% di quelle nel Medio Oriente e nel Nord Africa; Il 65% di quelle in Asia orientale; e il 60% di quelle in Asia meridionale. Come noto, le risorse idriche piovane dipendono dalle condizioni atmosferiche di ogni zona e, in questo quadro, una potenziale minaccia alla agricoltura alimentata da acqua piovana potrebbe arrivare dal cambiamento climatico. Proprio quest’ultimo, infatti, sta già modificando la frequenza e la copiosità delle precipitazioni causando aumenti negli eventi di siccità e nelle inondazioni: si prevede che la frequenza delle precipitazioni estreme aumenterà in maniera preoccupante in Paesi come il Regno Unito (le precipitazioni potrebbero aumentare di 5 volte nelle aree Nord ed Ovest del Paese) e il Bangladesh (dove si prevedono aumenti delle precipitazioni di 3-7 volte9)  con conseguenti aumenti della durata, dell’estensione e della gravità delle inondazioni.

ITALIA, IMPRONTA IDRICA MIGLIORE RISPETTO A SPAGNA E USA, MA SFRUTTIAMO TROPPO LE RISORSE ITTICHE

Continuando con l’analisi della Fondazione Barilla si scopre che ogni italiano ha un’impronta idrica complessiva (ossia derivante dal consumo di prodotti agricoli e industriali, sommati all’uso dell’acqua a livello domestico) pari a 6.300 litri giornalieri circa (pari a quasi 700 casse da 6 bottiglie di acqua da 1 litro e mezzo o di 42 vasche da bagno). Un’impronta idrica più bassa del 6% rispetto alla Spagna e di ben il 20% rispetto agli Stati Uniti10. Il 90% dei nostri 6.300 litri sono riconducibili al cibo che consumiamo. L’ultimo censimento ISTAT, però, in termini di produzione del cibo mostra un dato positivo, visto che circa il 30% della superficie agricola in Italia adotta le tecniche di irrigazione a goccia, caratterizzate da maggiori efficienze rispetto ad altre soluzioni e che consentono di ridurre il consumo di acqua tra il 15% e l’80%. In questo quadro, però, colpisce che oltre 6.000 Mm³ di acqua vengano “importati” ogni anno attraverso prodotti agricoli e alimentari. Una cifra minore solo rispetto a quanto fatto da Regno Unito e Germania in Europa11.

Sempre guardando alla situazione italiana, il 2018 è stato l’anno più caldo dal 1800, con un totale di 148 eventi estremi e seri impatti per l’agricoltura12. La produzione di olio di oliva ad esempio vede il peggior calo registrato negli ultimi anni, superiore al 55%. Diversi sono gli aspetti su cui l’Italia può migliorare. Primo tra tutti, lo stato delle reti idriche, visto che il 40% dell’acqua messa in rete non raggiunge l’utenza13. Altro aspetto su cui lavorare è lo stato delle riserve ittiche. Il FSI 2018 ha messo in evidenza come oltre il 75% dello stock ittico italiano sia sovra sfruttato. Un dato che rappresenta la peggiore performance all’interno del gruppo UE-28 e, insieme alla Turchia (79,7%), il caso peggiore nell’area del Mediterraneo14. Buone notizie arrivano, invece, dall’agricoltura: in Italia, le attività agricole impattano solo per il 6,74% sulle risorse idriche rinnovabili. Un buon risultato all’interno dell’area mediterranea, soprattutto se confrontato con altri Paesi come la Grecia (11,58%), la Spagna (22,84%) e Israele (57,08%)15.


1 Indicatore che misura l’ammontare di acqua usata nelle fasi di produzione di un bene

2 Hoekstra, A.Y & Mekonnen M.M., (2012) http://www.pnas.org/content/109/9/3232.short

3 UN – Sustainable Development Goal 6 Synthesis Report on Water and Sanitation 2018  

4 https://www.unccd.int/Lists/SiteDocumentLibrary/Publications/Desertificationandwater.pdf

5 Mesfin M. Mekonnen and Arjen Y. Hoekstra; https://bit.ly/2IGssXb

6 FAO, coping on water scarcity – 2017

7 Davy Vanham et al, The water footprint of different diets within European sub-national geographical entities, Nature Sustainability (2018)

8 Davy Vanham et al, The water footprint of different diets within European sub-national geographical entities, Nature Sustainability (2018) 

9 (Palmer and Raisanen, 2002)

10  Mekonnen & Hoekstra (2011) National Water Footprint Accounts. UNESCO-IHE

11 Ibidem

12 Legambiente, Osservatorio Città Clima

13 Istat 2018

14 FSI 2018

15 FAO, Aquastat. http://www.fao.org/nr/water/aquastat/water_use/index.stm


Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition 

La Fondazione BCFN è un centro di ricerca multidisciplinare che analizza le cause e gli effetti che le relazioni economiche, scientifiche, sociali e ambientali hanno sull’alimentazione. Produce contenuti scientifici che possono essere utilizzati per informare ed aiutare le persone ad una scelta responsabile per quanto riguarda alimentazione, nutrizione, salute e sostenibilità.

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Presentato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030. Ora on line per la consultazione pubblica

Ieri 20 marzo 2019, il Ministro Luigi Di Maio ha presentato, inseme al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e al sottosegretario Davide Crippa, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 ed è stato messo online il portale energiaclima2030.mise.gov.it per la consultazione pubblica.

Gli obiettivi sono definiti per ciascuna dimensione dell’energia, confrontando due scenari: il primo (scenario base o di riferimento) proietta l’evoluzione del sistema energetico nazionale partendo dalle politiche attualmente vigenti. Il secondo (scenario con obiettivi o di policy) impone gli obiettivi, tratteggiando le soluzioni economicamente più convenienti, in base ad assunzioni sulla evoluzione delle tecnologie. Lo scenario di riferimento è diffusamente descritto nel capitolo 4 della proposta di piano, mentre gli obiettivi sono trattati nel capitolo 2.

Sulla base delle regole europee, talora gli obiettivi sono numericamente quantificati, altre volte sono più qualitativi. Si riportano di seguito quelli principali, con sintetica spiegazione delle motivazioni.

1. Decarbonizzazione (comprese le fonti rinnovabili)

Un obiettivo, non direttamente conseguente alle previsioni del pacchetto europeo, è l’abbandono del carbone per la produzione elettrica. Il raggiungimento di questo obiettivo presuppone la realizzazione di impianti e infrastrutture sufficienti per sostituire la corrispondente produzione energetica e per mantenere in equilibrio il sistema elettrico.

Sul fronte delle fonti rinnovabili, l’obiettivo è stato definito tenendo conto di tre elementi fondamentali:

  1. fornire un contributo all’obiettivo europeo coerente con le previsioni del regolamento governance (allegato II);
  2. accrescere la quota dei consumi coperti da fonti rinnovabili nei limiti di quanto possibile, considerando, nel settore elettrico, la natura intermittente delle fonti con maggiore potenziale di sviluppo (eolico e fotovoltaico) e, nei settori termico, i limiti all’uso delle biomasse, conseguenti ai contestuali obiettivi di qualità dell’aria;
  3. l’esigenza di contenere il consumo di suolo: ciò ha condotto a definire un obiettivo di quota dei consumi totali coperti da fonti rinnovabili pari al 30% al 2030.

Si tratta di un obiettivo assai impegnativo, che comporterà, nel settore elettrico, oltre che la salvaguardia e il potenziamento del parco installato, una diffusione rilevante sostanzialmente di eolico e fotovoltaico, con un installato medio annuo dal 2019 al 2030 pari, rispettivamente, a circa 3200 MW e circa 3800 MW, a fronte di un installato medio degli ultimi anni complessivamente di 700 MW. Questa diffusione di eolico e fotovoltaico richiederà anche molte opere infrastrutturali e il ricorso massivo a sistemi di accumulo distribuiti e centralizzati, sia per esigenze di sicurezza del sistema, sia per evitare di dover fermare gli impianti rinnovabili nei periodi di consumi inferiori alla produzione.

Importanti sforzi saranno richiesti anche per incrementare il consumo di energia rinnovabile per il riscaldamento e raffrescamento, soprattutto in termini di diffusione di pompe di calore, e per i trasporti.

Da ricordare che, ai fini della decarbonizzazione, sussiste un obiettivo nazionale vincolante, consistente nel ridurre, al 2030, del 33% le emissioni di CO2 nei settori non ETS, rispetto a quelle del 2005, risultato che può essere raggiunto attraverso diversi interventi, sia nazionali che comunitari, soprattutto in termini di efficienza energetica e fonti rinnovabili.

2. Efficienza energetica

Sussistono diversi obiettivi da raggiungere, tutti derivanti dalle regole europee.

Il primo consiste nella riduzione, al 2030, del fabbisogno di energia primaria europeo del 32,5%, calcolato rispetto alle proiezioni elaborate dalla CE nel 2007 con lo scenario Primes. Si prevede che l’Italia conseguirà una riduzione del 43%, calcolata allo stesso modo.

Molto impegnativo è l’obiettivo di ridurre, in ciascuno degli anni dal 2021 al 2030, i consumi finali di energia di un valore pari allo 0,8% dei consumi annui medi del triennio 2016-18, mediante politiche attive. Questo obiettivo equivale a una riduzione di 0,93 Mtep/anno, e, confrontato con il consumo finale 2016 di 115,9 Mtep, evidenzia il grande sforzo che richiederà, anche in settori “difficili”, tra i quali gli edifici e i trasporti.

Molto importante sarà la penetrazione dell’elettricità nei trasporti: si mira, al 2030, a 1,6 ML di auto elettriche pure, 4,5 ML di auto ibride, su un parco auto circolante nelle stesso anno di 37 ML di veicoli, leggermente inferiore a quello attuale.

3. Sicurezza energetica

Si punta a migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento, da un lato, incrementando le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica e, dall’altro, diversificando le fonti di approvvigionamento, ad esempio con il ricorso al gas naturale anche tramite GNL, avvalendosi di infrastrutture coerenti con lo scenario di decarbonizzazione profonda al 2050. Ai fini della sicurezza sarà necessario il coordinamento dei piani di emergenza nazionali con quelli degli altri Paesi che sono collegati ai medesimi corridoi di approvvigionamento fisico.

Un ruolo nuovo per le infrastrutture gas, da investigare, potrebbe derivare da carburanti come il biometano e dall’integrazione con il sistema elettrico, ad esempio con la trasformazione in combustibili gassosi dell’energia da fonti rinnovabili non immediatamente consumata.

Per quanto riguarda i prodotti petroliferi, che continueranno ad essere necessari per i trasporti, sarà favorita l’evoluzione in senso green delle infrastrutture esistenti, tra le quali le raffinerie.

Sul fronte del sistema elettrico, sarà importante promuovere la realizzazione di infrastrutture e sistemi di accumulo necessari per tener conto dell’evoluzione del mix produttivo, sempre più basato su rinnovabili intermittenti, tema peraltro connesso alla dimensione mercato interno.

4. Mercato interno

Si vuole garantire maggiore flessibilità del sistema elettrico, ampliando le risorse che potranno fornire i servizi necessari all’equilibrio in tempo reale tra domanda e offerta. Parimenti, le regole del mercato dovranno evolvere in modo da favorire l’integrazione della crescente quota di rinnovabili, ad esempio con un progressivo avvicinamento del termine di negoziazione a quello di consegna fisica dell’elettricità.

Opportuni sviluppi della rete di trasmissione, interna e con Paesi terzi, e l’accoppiamento del mercato elettrico nazionale con quelli di altri Stati concorreranno ad avvicinare i prezzi italiano dell’energia elettrica a quelli europei.

Di centrale importanza sarà un ruolo sempre più attivo dei consumatori, in veste di prosumer (produttori da fonti rinnovabili e consumatori), anche attraverso le comunità dell’energia rinnovabile. Importante sarà la tutela dei consumatori, sia promuovendone un ruolo attivo sul mercato, sia attraverso una maggiore trasparenza del mercato in tutte le sue fasi, in particolare quella della vendita.

Occorrerà comunque introdurre meccanismi di mercato per garantire anche l’adeguatezza del sistema, vale a dire la capacità del sistema di soddisfare il fabbisogno di energia elettrica atteso nel medio e lungo termine, rispettando i requisiti di operatività e qualità, tema dunque connesso anche agli obiettivi di sicurezza.

Da ultimo, non in ordine di importanza, saranno perfezionati gli strumenti volti a contrastare il fenomeno della povertà energetica (famiglie in disagio economico).

5. Ricerca, innovazione e competitività

In tema di ricerca, si punta a migliorare la capacità del sistema della ricerca di presidiare e sviluppare le tecnologie di prodotto e di processo essenziali per la transizione energetica e a favorire l’introduzione di tecnologie, sistemi e modelli organizzativi e gestionali funzionali alla stessa transizione energetica e alla sicurezza.

Gli strumenti principali consisteranno in un miglior governo del sistema ricerca e nel coordinamento tra le politiche e misure sul fronte della domanda di prodotti e tecnologie (indotta, ad esempio, dai meccanismi di sostegno delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica) e dell’offerta degli stessi prodotti e tecnologie, in modo che il sistema produttivo trovi conveniente evolvere in senso coerente con le esigenze del futuro sistema energetico.

Per raggiungere gli obiettivi qui sintetizzati (e meglio descritti nel capitolo 2 della proposta di piano) sono delineate misure diffusamente descritte nel capitolo 3 della proposta di piano ed elencate nella tabella 2 a pagina 11 dello stesso documento.

Il piano definitivo deve essere trasmesso alla Commissione europea entro la fine del 2019.

Il processo di preparazione del piano si articola in cinque fasi:

1. Preparazione e invio alla CE della proposta di piano

Questa fase si è già conclusa. Si tratta infatti del documento, già inviato alla CE a fine 2018, su cui viene avviata questa consultazione.

2. Svolgimento della consultazione pubblica sulla proposta di piano

La consultazione si svolge attraverso:

  1. canali istituzionali
  2. valutazione ambientale strategica
  3. gruppi tematici di esperti
  4. consultazione pubblica.

Vai alla sezione dedicata per la descrizione e per partecipare alla consultazione.

3. Svolgimento consultazione con gli Stati membri vicini

E’ una delle forme di consultazione previste dal regolamento governance, e ha lo scopo di favorire l’armonizzazione dei piani di ciascuno Stato, tenendo conto, in particolare, delle interdipendenze nel settore energetico. Ad esempio, l’Italia importa ogni anno circa il 12% dell’energia elettrica richiesta sulla rete (e, in alcune circostanze, esporta, sebbene in misura inferiore a quanto importa), prevalentemente dalle frontiere con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia: è quindi evidente il reciproco interesse a sapere come questo interscambio possa variare, in funzione dei rispettivi piani (per i paesi UE).

Questa consultazione dovrebbe essere facilitata dalla CE, che si è impegnata a rendere disponibili i testi in inglese delle proposte di piano di tutti gli Stati membri.

4. Valutazione della proposta di piano da parte della CE, con eventuale raccomandazioni allo Stato

E’ in corso la valutazione, a cura della CE, delle proposte di piano presentate dagli Stati membri. Entro il 30 giugno 2019, anche a seguito di confronti bilaterali tra la Commissione e ciascuno Stato (che potrà presentare gli esiti della consultazione sulla propria proposta), la stessa CE potrà formulare “raccomandazioni”, che possono riguardare in particolare:

  1. il livello di ambizione degli obiettivi nazionali ai fini del conseguimento degli obiettivi dell’Unione dell’energia, in particolare per le fonti rinnovabili l’efficienza energetica;
  2. l’adeguatezza delle misure proposte in relazione agli obiettivi nazionali;
  3. eventuali politiche e misure aggiuntive che possano essere necessarie;
  4. le interazioni e la coerenza tra le politiche e misure vigenti e quelle previste incluse nel piano nazionale integrato per l’energia e il clima nell’ambito di una singola dimensione e tra le diverse dimensioni dell’Unione dell’energia.

 

5. Invio alla CE del piano definitivo

La proposta di piano, emendata a seguito della consultazione e delle raccomandazioni della CE, viene inviata alla stessa CE entro la fine del 2019.

 

Accedi alla presentazione del Piano : WEB_ENERGIACLIMA2030

 

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Cambiamento climatico: ultima frontiera

Venerdì 22 e sabato 23 marzo si svolgerà a Cosenza l’evento «Cambiamento climatico: Ultima Frontiera. Dalla mitigazione all’adattamento del territorio», un’iniziativa organizzata da Infolife e
dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali di Cosenza.
L’evento inizierà venerdì 22 marzo alle ore 9 nel Palazzo della Provincia di Cosenza (ingresso via Pezzullo, Sala Nova – Enoteca Regionale). Durante la mattinata si parlerà di come viene raccontato il fenomeno del cambiamento climatico in chiave giornalistica e di come gestire i mutamenti nelle foreste italiane, specie nell’area del Mediterraneo. Il pomeriggio sarà dedicato, invece, al ruolo che dovranno avere nei prossimi anni i dottori agronomi e i dottori forestali nella gestione dei territori e nella tutela delle filiere agro-forestali.
La due giorni si concluderà sabato 23 marzo al Castello Svevo (Sala del Trono) di Cosenza con due panel tecnici nel corso dei quali verranno presentate una serie di esperienze positive in
materia di relazione, reazione e adattamento ai cambiamenti climatici, cercando di comprendere quali azioni saranno necessarie in futuro per salvaguardare e valorizzare al meglio l’ambiente e i territori.
La partecipazione all’evento è libera. Per favorire l’organizzazione si consiglia di iscriversi attraverso il modulo online disponibile a questo indirizzo:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdT32WV2Gw_SJa0Sh13ZqTY8bB_L3dXePvrQM511 Scffrnzdg/viewform
Verranno inoltre rilasciati i relativi CFP ai dottori agronomi e forestali.
Per informazioni: Ufficio Comunicazione Odaf Cosenza, telefono 338.9964932

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Presentato l’Annuario dei Dati Ambientali 2018 dell’ISPRA

Oggi 19 marzo 2019, l’ISPRA ha presentato alla Camera dei Deputati l’edizione 2018 dell’Annuario dei Dati Ambientali, frutto di un lavoro di ricerca complesso e articolato che include molteplici fasi: dalla raccolta sistematica dei dati primari al monitoraggio e al controllo, dalla verifica della solidità scientifica delle informazioni allo sviluppo di indicatori statistici sempre più efficaci nel descrivere le condizioni ambientali del Paese. Tale lavoro è svolto dall’ISPRA in collaborazione con le Agenzie per la protezione dell’ambiente regionali e delle province autonome nell’ambito del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), istituito già due anni fa con la Legge 132 del 28 giugno 2016.

L’Annuario, con un core set di 306 indicatori per un totale di 150.000 dati aggiornati, non è solo una “Banca dati”, cioè un semplice sistema informativo, ma rappresenta un utile e completo strumento di conoscenza al servizio di cittadini, esperti e decisori politici. Infatti la presente edizione comprende anche il rapporto “Dati sull’Ambiente”, con una selezione e sintesi delle tematiche e degli indicatori ambientali in linea con gli obiettivi del VII Programma di Azione Ambientale dell’Agenzia Europea per l’Ambiente; l’“Annuario in cifre”, che restituisce una sintesi dell’Annuario (versione integrale) fruibile da un ampio pubblico anche di non esperti e, infine, “Ricapitolando…l’ambiente” che, per alcuni tra i temi ambientali di maggiore interesse, fornisce una sintesi e un confronto con gli altri paesi europei.

ALCUNI DATI DI DETTAGLIO SUDDIVISI PER TEMI:

DISSESTO IDROGEOLOGICO
I principali eventi di frana nel 2017 sono stati 172 e hanno causato complessivamente 5 vittime, 31 feriti e danni prevalentemente alla rete stradale, eventi distribuiti in particolare nelle regioni
Abruzzo, Campania, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Marche. Diverse sono state le frane che si sono attivate/riattivate in Abruzzo, sia a causa dello scioglimento della neve caduta nell’eccezionale nevicata del 18 gennaio del 2017, sia delle intense precipitazioni. In Italia, oltre 6 milioni di abitanti sono residenti in aree a pericolosità idraulica media (tempo di ritorno tra 100
e 200 anni), mentre la popolazione a rischio frane, se si considerano le 2 classi a maggiore pericolosità (elevata e molto elevata), è pari a oltre 1,2 milioni di abitanti.

Dal punto di vista della sismicità, nel 2017 quattro eventi hanno raggiunto e superato Magnitudo 5, tutti avvenuti il 18 gennaio, con epicentri in provincia de L’Aquila. I terremoti di Magnitudo pari o superiore a 4 sono stati 16, di cui 13 nell’area epicentrale della sequenza del Centro Italia. Degno di rilievo è, inoltre, il terremoto che ha colpito l’isola di Ischia il 21 agosto  che, seppure di Magnitudo 4, ha procurato molti danni al patrimonio edilizio e 2 vittime. Nel 2017 nessun evento sismico ha raggiunto Magnitudo 6.

CLIMA E INQUINAMENTO ATMOSFERICO
La caratteristica più rilevante del clima in Italia nel 2017 è stata la siccità. Con una precipitazione cumulata media al di sotto della norma del 22% circa, il 2017 si colloca al 2° posto, appena dopo il 2001, tra gli anni più “secchi” dell’intera serie dal 1961. E’ stata di +1,30 °C l’anomalia della temperatura media in Italia, superiore a quella globale sulla terra ferma (+1,20 °C). Le emissioni totali di gas serra dal 1990 al 2016 sono diminuite del 17,5%.

Il valore limite giornaliero (50 μg/m3 da non superare più di 35 volte per anno civile), di PM10 nel 2017 non è stato rispettato nel 31% delle stazioni. Complessivamente, però, dal 1990 al 2016 le emissioni nazionali di particolato atmosferico PM10 sono in diminuzione del -33,7% e le emissioni complessive di ossidi di zolfo, ossidi di azoto e ammoniaca sono in calo del -66,8%.

BIODIVERSITA’
La fauna in Italia conta oltre 60.000 entità e la nostra flora 8.195 entità di piante vascolari e 3.873 entità non vascolari. Volendo fare un confronto con l’Europa, per quanto riguarda la fauna, tra gli insetti, gli Ortotteri (grilli e cavallette) sono circa il triplo di quelli della Polonia, il decuplo della Gran Bretagna e della Norvegia e oltre 150 volte quelli dell’Islanda e il numero di specie dei Lepidotteri (farfalle) è più del doppio di quello della Gran Bretagna.

Resta alto il livello di minaccia: 120 specie di vertebrati terrestri sono minacciate per la perdita e la degradazione di habitat; sono 3.182 specie alloctone introdotte in Italia e potenzialmente invasive; tra invertebrati, sono minacciati gli anfibi (36%) e i pesci ossei di acqua dolce (48%). Particolarmente minacciate il 42% delle 202 specie tutelate dalla Direttiva Habitat.

MARE
Più dell’89% delle acque costiere di balneazione è in classe eccellente nel quinquennio 2014-2017. Nel 2017 lo stato di qualità delle acque costiere di balneazione, in relazione ai fattori igienico sanitari, ricade in classe eccellente per l’89,7%, buona per il 5,4%.
Il distretto della Sardegna si conferma migliore dal punto di vista della qualità chimica delle acque marino costiere: il 90% presenta infatti uno stato chimico “buono”.
La presenza dell’alga tossica Ostreoptis ovata nel 2017 è stata riscontrata in 10 regioni costiere e assente in Abruzzo, Emilia-Romagna e Veneto.

QUALITA’ DELLE ACQUE INTERNE (FIUMI E LAGHI)
Su 7.493 fiumi, il 43% raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico e il 75% quello di qualità per lo stato chimico. Su 347 laghi, il 20% raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico e il 48% quello di qualità per lo stato chimico. Fiumi: buono ed elevato lo stato ecologico per la Provincia di Bolzano (94%), Valle d’Aosta (88%), Provincia di Trento (86%) e Liguria (75%); uno stato chimico buono superiore al 90% per i fiumi in Molise, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e le province autonome di Trento e Bolzano. Laghi: obiettivo di qualità ecologica buono in Valle d’Aosta (100%), Provincia di Bolzano (89%), Emilia-Romagna (60%) e stato chimico buono per il 100% dei corpi idrici lacustri in Valle d’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Abruzzo, Molise e nella Provincia di Bolzano.

AGENTI FISICI (ELETTROMAGNETISMO, RUMORE)
Dal luglio 1998 al luglio 2018, sono stati 635 i superamenti dei limiti di legge degli impianti Radiotelevisivi (RTV) e 119 quelli di Stazioni Radio Base (SRB). In diminuzione dal 2016 al 2017 gli
impianti RTV (-4%,), mentre aumentano i servizi e i siti degli impianti SRB rispettivamente dell’11% e del 3%.

Il 32,1% delle sorgenti di rumore sottoposte al controllo del SNPA, presenta almeno un superamento dei limiti previsti dalla normativa, evidenziando un problema di inquinamento acustico. Il 61% dei comuni ha approvato la classificazione acustica (suddivisione del territorio urbanizzato in aree acustiche omogenee); le regioni del Nord sono le più virtuose nel 2017, le regioni con la percentuale di comuni zonizzati superiore al 90% sono Valle d’Aosta (100%), Marche (97%), Lombardia e Toscana (96%), Veneto (91%).

EMISSIONI IN AGRICOLTURA E AZIENDE BIO
Le emissioni di ammoniaca (NH3) in atmosfera prodotte dal settore agricolo, derivano principalmente dalle forme intensive praticate negli ultimi decenni, dall’utilizzo esteso di fertilizzanti sintetici e organici e dalla gestione degli allevamenti. La revisione della Direttiva sui limiti nazionali di emissione (NEC) ha stabilito i nuovi obiettivi di riduzione al 2020 e 2030: per l’Italia, tali obiettivi saranno di 403,13 migliaia di tonnellate (kt) di emissioni nazionali di ammoniaca al 2020 (riduzione del 5% rispetto al 2005) e di 356,45 kt al 2030 (riduzione del 16% rispetto al 2005). Nel 2016 il settore agricoltura è responsabile dell’emissione in atmosfera di 358,47 kt di ammoniaca, pari al 93,8% del totale nazionale. L’andamento delle emissioni di ammoniaca è in linea con gli obiettivi fissati. Dal 1990, in crescita l’agricoltura biologica, che interessa il 15,4% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) nazionale e il 5,8% delle aziende agricole. Nel 2017 le superfici già convertite e quelle in via di conversione bio sono state pari a 1.908.653 ettari (+6,3% rispetto al 2016). Sicilia, Puglia, Calabria le regioni che da sole rappresentano il 46% dell’intera superficie biologica nazionale.

AGENTI CHIMICI
L’Italia è il 3° produttore di agenti chimici in Europa, dopo Germania e Francia e il decimo nel mondo; 2.800 sono infatti le imprese chimiche nel nostro Paese ed occupano circa 108.000 addetti altamente qualificati, ma l’uso dei prodotti chimici interessa tutti i settori produttivi. In particolare, i pesticidi nelle acque superficiali hanno riportato superamenti dei limiti in 371 punti, pari al 23,9% del totale.

VALUTAZIONI, AUTORIZZAZIONI E CERTIFICAZIONI AMBIENTALI
La procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) si conclude positivamente nell’84% dei casi nel 2017; su 44 decreti VIA emanati, 37 sono positivi e solo 7 negativi. Nel 2017 sono stati rilasciati 1.849 certificati EMAS; le organizzazioni più attive sono quelle del settore rifiuti e recupero materiali con 278 registrazioni: 364 le licenze Ecolabel UE per un totale di 9.333 prodotti/servizi certificati.

Vai alle infografiche ISPRA: Annuario_Infografiche-compresso per la stampa

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IX Simposio Internazionale sull’Irrigazione delle colture orticole

La International Society for Horticultural Science ( (ISHS) e il DiCEM / Università della Basilicata stanno organizzando il IX Simposio Internazionale sull’Irrigazione delle colture orticole, che si terrà a Matera dal 17 al 20 giugno 2019. Durante il congresso, ricercatori di diversi paesi si confronteranno sulle ricerche che interessano l’irrigazione delle colture orticole, sui risultati ottenuti e le prospettive di ricerca future, in un contesto in cui le risorse idriche disponibili sono in costante diminuzione e l’adattamento dell’agricoltura alle diverse condizioni indotte dai cambiamenti climatici è indispensabile.

Durante i giorni del convegno “IX International Symposium on Irrigation of Horticultural Crops” (17-20 giugno 2019) presso il nuovo campus dell’Università degli studi della Basilicata, a Matera sarà organizzato il “Festival dell’innovazione su acqua e irrigazione”, in cui saranno coinvolte aziende, associazioni e reti a livello nazionale e internazionale, responsabili delle ultime tecnologie e innovazioni.

Questo evento è rivolto sia ai tecnici del territorio che ai ricercatori provenienti da tutto il mondo e ha l’obiettivo di avvicinare/collegare il mondo scientifico della ricerca a quello del lavoro, realizzando workshop tematici, attività di training e networking.

Cosa ci sarà 

Espositori delle ultime tecnologie relative all’irrigazione (sensoristica, DSS,… )

Workshop tematici/Attività di training (es. Installazione sonde, utilizzo app da cellulare,…)

Meeting di progetto e networking (LIFE, EUFRIN, EUVRIN, WIRE,…)

Programma culturale correlato

Mostra fotografica (acqua e cambiamenti climatici,…)

Concerto o performance a cura della Fondazione Matera-Basilicata 2019

Proiezioni (a tema)

Sedute yoga

Perchè partecipare (come azienda)

Per far crescere la propria azienda, essere aggiornati sulle ultime tecnologie ed entrare in contatto con nuovi potenziali clienti, il Festival dell’innovazione è ciò che stai cercando!

Perchè esporre (come azienda)

Per promuovere la tua azienda e i suoi prodotti ai tecnici e ricercatori il Festival dell’Innovazione è il posto giusto!

Perchè partecipare (come tecnici e come ricercatori)

Per essere sempre aggiornati sulle ultime tecnologie e innovazioni e avere l’opportunità di incontrare altri tecnici e ricercatori per confrontarsi su tematiche specifiche e partecipare a workshop tematici, ampliando le proprie competenze.