Sezione Agricoltura di Precisione

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La ricerca in agricoltura: il piano straordinario del CREA

Approvato il 20 gennaio 2019 lo schema di decreto ministeriale recante approvazione del piano di ricerca straordinario per lo sviluppo di un sistema informatico integrato di trasferimento tecnologico, analisi e monitoraggio delle produzioni agricole attraverso strumenti di sensoristica, diagnostica, meccanica di precisione, biotecnologie e bioinformatica, predisposto dalla stesso Crea.
Lo scopo di tale intervento è quello di rilanciare la ricerca e la sperimentazione in agricoltura ai sensi del’art. 1, comma 381 della legge 23 dicembre 2014, n° 190. Il Piano di ricerca straordinario, di durata triennale, si articola in due grandi progetti (o aree tematiche) denominate rispettivamente Biotecnologie sostenibili per l’agricoltura italiana e “AgriDigit – Agricoltura digitale. Esso prevede anche una terza parte (investimenti) relativa alla realizzazione di strutture ed acquisto di attrezzature.
Il progetto “Biotecnologie sostenibili per l’agricoltura italiana” ha l’obiettivo di rilanciare il settore delle biotecnologie applicate al miglioramento genetico, per costituire nuovi genotipi vegetali con migliori proprietà nutrizionali, adatti alle nuove esigenze colturali e con maggiore resistenza alle avversità biotiche e abiotiche. L’urgenza di tale sperimentazione è legata ai cambiamenti che l’agricoltura italiana è chiamata ad affrontare nei prossimi anni in relazione all’esigenza di un incremento delle produzioni, dell’adattamento delle piante ai cambiamenti climatici e dell’adozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente. Nel piano viene sottolineato come l’Italia, pur possedendo una grande ricchezza di germoplasma di molte specie agrarie, dipende in maniera significativa dall’estero per i materiali di moltiplicazione.

Il progetto AgriDigit – Agricoltura digitale ha, poi, come obiettivo generale la realizzazione di un sistema “tecnologie-dati-servizi-conoscenza”, a supporto dei processi decisionali di vario livello nel settore agricolo italiano, dall’assistenza operativa di pieno campo, alle analisi di livello strategico di soggetti pubblici e collettivi.

La realizzazione del progetto AgriDigit si articola in 5 sub-progetti che affrontano quattro linee di attività principali oltre ad una azione trasversale per lo sviluppo di una infrastruttura informatica. Ogni singolo sotto- 2 progetto è, a sua volta, organizzato in Work- package e task. Nel dettaglio, i sub-progetti riguardano:

AgroFiliere: ha come obiettivo generale l’analisi, lo studio, l’applicazione e la dimostrazione di come le tecnologie digitali (ingegneristiche, meccatroniche, informatiche, logistiche, di comunicazione, ecc.) possano migliorare il rafforzamento sostenibile di alcuni sottosistemi delle agro-filiere (cerealicole, ortive, IV gamma, floricole, olivicole).

AgroModelli: prevede la realizzazione di un sistema dati-servizi, basato su modelli biofisici di processo, a supporto di processi decisionali a diversa scala spaziale per il comparto agricolo ed agroalimentare italiano, dall’assistenza operativa di pieno campo alle aziende agricole, alle analisi di livello strategico di associazioni di produttori ed Enti pubblici.

Selvicoltura: prevede lo sviluppo e verifica di metodi e tecnologie innovative per la valorizzazione del patrimonio forestale nazionale e lo sviluppo delle sue filiere produttive.

Zootecnia: rivolto all’esigenza di maggiore efficienza delle aziende zootecniche inserite nella filiera del latte bovino e bufalino.

Viticoltura: riguarda la gestione del potenziale viticolo che dovrà essere basata sulla riduzione dell’impatto ambientale, sull’affrontare in modo mirato il cambio climatico e i suoi effetti sulle risorse primarie (vedi acqua), sulla possibilità di prevenire le perturbazioni dei mercati dovute allevariazioni produttive;

Agri-lnfo – Piattaforma Informatica: intende realizzare una struttura informatica, funzionale alle azioni del progetto AgriDigit.

Accedi al testo dello schema di decreto CREA – PIANO DI RICERCA STRAORDINARIO

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Il CREA su “Repubblica”: l’agricoltura robotizzata amica dell’ambiente

Quando i robot andranno a mietere il grano. L’agricoltura automatizzata farà risparmiare acqua e concime. E fornirà dati precisi sullo stato di salute delle singole piante

Accedi da qui all’articolo pubblicato su Scienze Ambiente e Tecnologie de la Repubblica del 10 aprile 2019 Scienze 10 Aprile

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Rivoluzione digitale e agricoltura 4.0

La rivoluzione digitale è già una realtà nei paesi tecnologicamente avanzati. Il nostro Paese accusa un certo ritardo, sia a livello pubblico che privato. Si tratta di una opportunità che bisogna sapere cogliere nella consapevolezza però dei cambiamenti che essa porta nella società e nel mondo del lavoro dove, inevitabilmente, verranno a meno determinate mansioni ma nuove ne sorgeranno. Una rivoluzione quindi che ha forti implicazioni sull’economia e sulle persone e che, pertanto, pone questioni anche sul piano etico. A fronte di questi problemi, in un recente convegno tenutosi all’Università Luiss, si è provato a immaginare algoritmi capaci di essere a favore delle persone e non contro di esse.


Alla base di questi cambiamenti vi sono i cosiddetti Big Data. Questi Big Data, non sono solo dati numerici ma molto di più e cioè, ad esempio, foto e immagini ed anche informazione trasmesse come quelle, ad esempio, che il trattore condivide con la macchina operatrice ad esso accoppiata. La mole di dati è veramente enorme grazie alle informazioni contenute nel Cloud, a quelle provenienti dalle costellazioni satellitari, dai sensori montati su mezzi aerei e droni od anche su macchine. Tra le costellazioni, è opportuno ricordare quella dei satelliti Sentinels del programma europeo di monitoraggio ambientale: “Copernicus: lo sguardo dell’Europa sulla Terra”. Infatti, il monitoraggio della costellazione sulla terraferma riguarda, tra l’altro, il modo con cui il terreno viene utilizzato ed anche lo stato di salute della vegetazione, fornendo così informazioni importanti per l’agricoltura. La possibilità di utilizzare questa mole di dati deriva: da un lato, dalla capacità di trasformarli in un formato leggibile da un computer e di poterli elaborare; dall’altro, di riuscire a tradurli in strategie operative attraverso specifici algoritmi. Per l’agricoltura questo significa la possibilità di potere attuare l’agricoltura 4.0.


Tutto questo ha, come anticipato, un forte impatto sulla risorsa capitale umano che, a questa rivoluzione, deve essere preparato attraverso un’adeguata formazione.  Le nuove professioni di cui la rivoluzione digitale necessita devono anzitutto essere formate tramite una stretta collaborazione tra il mondo dell’impresa, che ha necessità di avere persone preparate sulle tematiche digitali, e il mondo universitario, che deve fornire agli studenti le competenze richieste dalla nuova realtà di comunicazione ed economico-produttiva. Solo in questi ultimi anni, alcune Università italiane hanno aperto corsi mirati a questo tipo di formazione, per cui non è ancora chiara la possibilità di occupazione di queste nuove professioni. E’ indubbio però che questa è la strada da seguire in quanto, per potere rispondere ai cambiamenti del mercato del lavoro, è necessario investire sempre più sulle competenze del capitale umano. Competenze che debbono essere continuamente aggiornate, perché l’innovazione in settori come quello dell’Intelligenza Artificiale corre molto velocemente. Oltre alla carenza di competenze, un altro ostacolo all’introduzione del digitale è rappresentato dal ritardo, abbastanza diffuso su scala nazionale, all’accesso a una connessione a banda larga sufficientemente veloce; come pure la costatazione che le piccole e medie imprese, che sono la maggioranza nel tessuto produttivo del nostro Paese, sono quelle che incontrano maggiori difficoltà ad adeguarsi. Da qui l’impegno, anche con politiche adeguate, per questo settore.

Quella del nanismo delle imprese è purtroppo una realtà che caratterizza la nostra agricoltura. Per potere attuare l’agricoltura 4.0 è quindi necessario pensare a realizzare forme di gestione aziendale e dei servizi a più larga maglia territoriale, con un uso condiviso delle macchine e delle tecnologie e/o con il maggiore ricorso alla cooperazione o al contoterzismo. Non va infatti dimenticato che il parco macchine nazionale è fortemente obsoleto, mentre l’agricoltura 4.0 richiede l’impiego di macchine tecnologicamente avanzate. Occorre poi superare il ritardo culturale degli agricoltori nei confronti dell’innovazione della quale non hanno ben chiari i benefici economico-produttivi. Ritardo a cui contribuisce l’età media elevata dei capi azienda (57 anni contro i 38 degli USA). Ancora marginale è la giovane imprenditoria agricola (solo il 10% circa dei conduttori ha meno di 40 anni); imprenditoria che va invece incentivata per accelerare il ricambio generazionale e favorire la formazione delle competenze che l’agricoltura 4.0 richiede.
di Pietro Piccarolo
Georgofili INFO, 3 aprile 2019

Approvazione delle linee guida per lo sviluppo dell’Agricoltura di Precisione in Italia

Linee guida per lo sviluppo dell’Agricoltura di Precisione in Italia

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L’agricoltura di precisione in Puglia e in Grecia: l’esperienza del progetto TAGs

È in programma il 20 marzo 2019 a Brindisi, (9.30-13.40), presso la sede di CETMA, Centro di Ricerche Europeo di Tecnologie Design e Materiali, la Prima Conferenza Internazionale del progetto di cooperazione TAGs – “Technological and business innovation services to stimulate the local Agro-food ecosystems and to support a cross border collaboration among local action Groups”, finanziato per € 885.000,00 dal Programma Interreg V-A Grecia-Italia 2014-2020.

TAGs, finanziato nell’ambito dell’Asse Prioritario 1 (Innovazione e Competitività) è coordinato dal Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia agraria di Bari (CREA) ed ha come partner sul lato Italia il CETMA di Brindisi e il Gruppo di Azione Locale “Terra Dei Trulli e di Barsento”, mentre sul lato Greco l’Istituto di Formazione Tecnologica della Regione della Grecia Occidentale e la Regione della Grecia Occidentale, entrambi con sede a Patrasso.
Tema centrale della Conferenza Internazionale sarà l’agricoltura di precisione, una strategia innovativa applicata in agricoltura che consente, grazie alle moderne applicazioni tecnologiche, un aumento significativo della produttività dell’azienda agricola con processi più rispettosi dell’ambiente, come ad esempio la riduzione del consumo di acqua e dei prodotti chimici.
La conferenza rappresenta, infatti, un interessante momento di incontro per rappresentanti di Enti Pubblici, Università, Organizzazioni di Ricerca e Tecnologia, associazioni di categoria, imprese agricole, gruppi di azione locale per lo sviluppo rurale per condividere esperienze, buone pratiche e nuove idee, con l’obiettivo di aprire la strada alla futura cooperazione in materia di agricoltura di precisione
La sfida dei partner di progetto è di avviare un percorso per stimolare e promuovere le innovazioni tecnologiche e di business nel settore agricolo per creare un cluster transfrontaliero composto da attori della ricerca e dell’innovazione, responsabili politici e imprese della Grecia occidentale e della Puglia.
Trasferire l’innovazione tecnologica e la ricerca a servizio delle PMI, del business e della sostenibilità ambientale dei territori.

Presentazione del progetto TAGs Presentaz Progetto TAGs

Programma dei lavori della Conferenza TAGS_Intern_conf_20 Mar 2019_prog (1)

 

Contatti:
CETMA- Centro di Ricerche Europeo di Tecnologie Design e Materiali
Project Manager – Ida Carolla +390831449503 – ida.carolla@cetma.it 

Regione Puglia – Communication Officer Programma Interreg Grecia-Italia
Carmela Sfregola + 39/3493916007 c.sfregola@greece-italy.eu; press@greece-italy.eu

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L’innovazione tecnologica in agricoltura

L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA IN AGRICOLTURA

di Pietro Piccarolo

La combinazione tra meccanica, elettronica e informatica (meccatronica), ha portato a una notevole evoluzione nelle macchine agricole, consentendo di praticare l’agricoltura di precisione (AP). Un’agricoltura nella quale gli interventi vengono definiti “sito specifico”, in quanto eseguiti in funzione della variabilità spaziale e temporale delle colture e del terreno. Questo significa che singole aree di uno stesso appezzamento vengono considerate come unità separate, in funzioni delle condizioni e delle specifiche esigenze agronomiche e colturali.

Insieme alle macchine, la messa a punto di sensori e di sistemi di supporto alle decisioni (DSS) molto efficienti, consente di:
– acquisire e di elaborare dati provenienti dalle macchine, dai sistemi satellitari, dai sensori ma anche di utilizzare ed elaborare i cosiddetti Big data;
– la realizzazione di mappe di prescrizione che riproducono le diverse condizioni delle colture e del terreno permettendo di fare interventi mirati;
– la gestione dell’operatività delle macchine in campo, quale la guida assistita o automatica, la rilevazione della qualità e della quantità del prodotto raccolto, il rateo variabile.

Il rateo variabile è essenzialmente applicato nei trattamenti fitosanitari e di diserbo e in quelli di fertilizzazione. Viene effettuato con due possibili approcci: le mappe di prescrizione che, come si è detto, riproducono le condizioni dello stato vegetativo delle colture o quelle del terreno prima dell’intervento, in funzione delle quali l’intervento verrà eseguito; in real time, quando i sensori montati sulle macchine, o i droni che sorvolano il campo, rilevano la situazione e la comunicano alla macchina che adegua dose e bersaglio al comando ricevuto.

In questi ultimi anni si assiste a un uso crescente dei droni in agricoltura, non solo per operazioni di monitoraggio e trasmissione dati, ma anche per effettuare interventi diretti quali trattamenti e concimazione. Si stima che entro il 2023, a livello mondiale, l’agricoltura potrebbe divenire il secondo maggiore utente di droni.
La rivoluzione digitale in atto ha interessato non solo i servizi, il commercio e l’industria, ma ha anche aperto nuovi orizzonti per l’agricoltura, per cui si parla non solo di industria 4.0 ma anche di agricoltura 4.0. Uno dei fattori di questo sviluppo è Internet of Things (IoT), cioè l’internet delle cose, con il quale il mondo delle tecnologie e dell’informazione si integra strettamente con il mondo reale. E’ così possibile monitorare il ciclo completo di vita dei prodotti e rendere sempre disponibili le informazioni, ma anche generare prodotti intelligenti con capacità decisionale. In sostanza si tratta di fare sempre più ricorso all’Intelligenza artificiale e a sistemi Machine learnig, con conseguenti forti cambiamenti nel mondo del lavoro. In questa prospettiva nel futuro dell’agricoltura si prefigurano aziende smart che utilizzano i dati stoccati nel  Cloud e che impiegano macchine comandate in remoto, con colture e allevamenti monitorati in continuo.

I tempi per arrivare a questo, se mai si arriverà, non possono essere brevi né su scala nazionale, né su scala europea, ma non averlo come prospettiva sarebbe penalizzate per l’agricoltura. Del resto, recentemente, il Consiglio dell’UE ha approvato un documento che promuove l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale in Europa, aumentando gli investimenti pubblici e privati e incrementando la collaborazione tra l’industria e il mondo accademico.  Il ruolo dell’Università in questo processo è chiaramente fondamentale. Un bell’esempio viene dall’accordo recentemente siglato tra la Regione Piemonte e il Politecnico di Torino per la realizzazione di un polo di innovazione digitale dell’agricoltura piemontese, denominato “Agriculturale Digital Innovation Hub”.
da: Georgofili INFO  del 13.03.2019
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Boom dell’Agricoltura 4.0: 400 milioni nel 2018, +270%

Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 nel 2018 vale fra 370 e 430 milioni di euro, il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo; oltre 300 soluzioni già sul mercato, impiegate dal 55% delle aziende agricole intervistate. L’età e il titolo di studio non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0

Il digitale innova anche tracciabilità e qualità alimentare: 133 soluzioni già disponibili, il 38% delle aziende ha migliorato l’efficacia del processo, il 32% l’efficienza

Sono 500 le startup nel mondo, per 2,9 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti solo negli ultimi 2 anni, attive soprattutto in ambito eCommerce (65%) e Agricoltura 4.0 (24%). L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di startup ma con il finanziamento medio più basso

Brescia, 12 febbraio 2019 – L’innovazione digitale entra nella filiera agrifood con soluzioni che aumentano la competitività dell’intero settore e migliorano qualità e tracciabilità del Made in Italy alimentare. Sono già 133 le soluzioni tecnologiche per la tracciabilità presenti sul mercato italiano e il 44% delle imprese che le hanno adottate ha migliorato efficienza ed efficacia, riducendo tempi e costi. Ma è l’Agricoltura 4.0 – l’utilizzo di diverse tecnologie interconnesse per migliorare resa e sostenibilità delle coltivazioni, qualità produttiva e di trasformazione, nonché condizioni di lavoro – l’ambito di maggior fermento, con oltre 300 soluzioni 4.0 già disponibili, orientate soprattutto all’agricoltura di precisione e in misura minore all’agricoltura interconnessa (il cosiddetto internet of farming), impiegate dal 55% di 766 imprese agricole intervistate nella ricerca, con l’età e il titolo di studio che non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0. La crescente offerta tecnologica spinge un mercato in rapida espansione, che nel 2018 raggiunge un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270% in un solo anno), pari a circa il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo, generato da oltre 110 aziende fornitrici fra player affermati e startup.

In questo contesto favorevole, anche le startup che propongono soluzioni digitali al settore agricolo e agroalimentare proseguono nella loro spinta innovativa: sono 500 le startup nel mondo, per un totale di 2,9 miliardi di dollari di investimenti raccolti, attive soprattutto in ambito eCommerce (65%) e Agricoltura 4.0 (24%). L’Italia si colloca davanti a tutti gli altri paesi Europei per numerosità, ma con appena 25,3 milioni di euro di finanziamenti (pari all’1% del finanziamento complessivo) appare ancora marginale per capacità di raccogliere capitali

La Ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milanoe del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia, presentata questa mattina al convegno “Il digitale scende in campo, ma la partita è di filiera!” presso l’Università degli Studi di Brescia. “L’innovazione digitale è una leva strategica per il settore agroalimentare italiano, in grado di garantire maggiore competitività a tutta la filiera, dalla produzione in campo alla distribuzione alimentare, passando per la trasformazione – dice Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood -. Il successo delle imprese agricole passa sempre di più dalla capacità di raccogliere e valorizzare la grande mole di dati che si genereranno, soprattutto per ottenere il controllo dei costi e l’aumento della qualità della produzione. Va evidenziato comunque che tra gli attori del settore emerge ancora poca chiarezza su come sfruttare queste opportunità; un segnale che serve investire nella creazione di sane competenze, al di là delle mode”.

“Anche nel settore agroalimentare cominciano a emergere chiaramente le opportunità generate da una valorizzazione strategica dei dati – rileva Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart Agrifood -. Il 71% delle soluzioni di Agricoltura 4.0 oggi è in grado di supportare le decisioni facendo leva sui dati anche con sistemi di analytics avanzati e quasi metà degli agricoltori intervistati, il 45%, è cosciente della rilevanza dei dati, ma non gli è ancora chiaro come valorizzarli. Una corretta gestione dei dati in digitale, inoltre, è cruciale per la tracciabilità, su cui siamo ancora agli inizi, mentre è già un chiaro fattore di sviluppo per le startup, che li sfruttano nell’85% dei casi analizzati”.

Agricoltura 4.0: mercato e soluzioni

 

Il mercato globale dell’Agricoltura 4.0 vale 7 miliardi di dollari (il doppio rispetto allo scorso anno), di cui il 30% generato in Europa. La crescita è ancora più rapida in Italia, dove il mercato ha un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270%), che per circa l’80% è generato da offerte innovative di attori già affermati nel settore (ad esempio i fornitori di macchine e attrezzature agricole) e per circa il 20% da soluzioni di attori emergenti (soprattutto startup), che propongono sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica.

L’Osservatorio ha mappato 110 imprese del comparto (74% brand affermati e 26% startup) che offrono oltre 300 soluzioni tecnologiche di Agricoltura 4.0, con ruoli e posizionamento molto diversi lungo la filiera. Il 49% delle aziende sono fornitrici di soluzioni avanzate come Internet of Things(IoT), robotica e droni, il 22% di soluzioni di data analysis, il 16% di macchine e attrezzature per il campo, il 7% produce componentistica e strumenti elettronici, mentre nel 3% dei casi sono realtà produttive in ambito agricolo. Le soluzioni più frequenti sono i sistemi utilizzabili trasversalmente in più settori agricoli (53%), seguite da quelle rivolte al comparto cerealicolo (24%), ortofrutticolo (24%) e vitivinicolo (16%). Cresce, anche se molto lentamente, l’attenzione per l’internet of farming, abilitato dal 14% delle soluzioni offerte: quasi l’80% delle soluzioni è applicabile in fase di coltivazione, il 13% supporta la fase di pianificazione, il 4% il monitoraggio degli stock e il 3% la logistica aziendale.

Da un’indagine condotta dall’Osservatorio su 1.467 aziende agricole emerge come le imprese italiane siano sempre più consapevoli delle opportunità offerte dal paradigma 4.0 (85% delle 766 rispondenti) e utilizzino sempre più frequentemente soluzioni orientate all’Agricoltura 4.0 (55%). Il controllo dei costi di produzione e l’aumento della produzione sono le esigenze più urgenti per le imprese, mentre i fabbisogni legati all’acquisizione, elaborazione e interpretazione dei dati sono considerati importanti ma non ancora prioritari. Il 55% delle aziende dichiara di utilizzare macchinari o tecnologie avanzate per la pianificazione delle colture, la semina, la coltivazione, il raccolto, e fra questi il 45% lo fa da più di cinque anni. Il 30% degli imprenditori ha meno di 40 anni e un terzo è laureato, ma l’età e il titolo di studio non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0, al contrario, invece, della dimensione dei terreni e dei settori di riferimento. Sotto i 10 ettari solo il 25% delle aziende adotta soluzioni 4.0, contro il 65% di quelle sopra i 100 ettari.

Il digitale al servizio della tracciabilità alimentare

Le tecnologie digitali hanno un grande impatto sull’efficienza e l’efficacia dei processi di tracciabilità alimentare. Il 30% delle imprese che adottano soluzioni digitali di tracciabilità rileva una riduzione degli errori di inserimento dei dati e del rischio di manomissione, il 27% nota una diminuzione dei costi richiesti all’attivazione delle procedure di rintracciabilità e il 21% un risparmio di tempo per la raccolta dei dati. Anche i processi e le relazioni nella supply chain beneficiano di queste soluzioni, soprattutto per quanto riguarda i costi di gestione delle scorte (15%), la riduzione degli sprechi alimentari (14%) e il consolidamento dei rapporti di filiera (13%). Il 13% delle aziende ha anche riscontrato un aumento delle vendite, mentre il 14% evidenzia la necessità di puntare su soluzioni per migliorare i processi di certificazione.

Le 133 soluzioni tecnologiche per la tracciabilità alimentare disponibili sul mercato italiano intervengono nei processi di identificazione univoca, acquisizione del dato, registrazione, analisi, integrazione e trasmissione. Il 59% di queste soluzioni sono ancora “tradizionali” (trasformano il dato in digitale richiedendo un importante contributo umano) e le più diffuse sono piattaforme software per registrazione, integrazione ed elaborazione del dato (62%), seguite da soluzioni che combinano strumenti hardware e software (30%) e da strumenti hardware come sensori IoT e lettori codici a barre (8%). Fra quelle più avanzate (42%), invece, le più utilizzate sono RFID (Radio-Frequency Identification, 20%), Cloud (19%), i Big Data Analytics (14%) e i sensori IoT  (10%).

La Blockchain nell’agroalimentare

Cresce l’interesse per l’applicazione delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger nella filiera alimentare: sono 42 i progetti internazionali e italiani mappati dal 2016 al 2018, più che raddoppiati nell’ultimo anno. Si tratta di iniziative che, nel 24% dei casi, trovano applicazione in diversi ambiti, nel 21% sono dedicate alla filiera della carne, nel 17% all’ortofrutta e nel 10% al cerealicolo. Nel 50% dei casi è stato riscontrato un forte ruolo guida da parte degli attori della distribuzione e della trasformazione.

Le startup del mondo Smart Agrifood

Sono 500 le startup internazionali finanziate che offrono soluzioni digitali al settore agricolo e agroalimentare censite dall’Osservatorio, fondate a partire dal 2012, per un totale di 2,9 miliardi di dollari di investimenti raccolti. Gli Stati Uniti si confermano l’area con la maggior densità di startup (37%) e di finanziamenti alle nuove imprese (41%), seguiti dall’Europa (30% delle startup e 35% dei finanziamenti) e dall’Asia (20% delle startup e 20% degli investimenti). Dopo gli Stati Uniti, i singoli paesi più virtuosi per capacità di convogliare finanziamenti sulle nuove imprese sono Regno Unito (19%), Germania (12%), Cina (8%) e Israele (2%). L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di startup, ma incide soltanto per l’1% sul totale dei finanziamenti ricevuti dalle nuove imprese, con solo 25,3 milioni di euro.

Le startup internazionali si dividono tra fornitori di tecnologia (31%) e di servizi (16%), retailer (34%) e fornitori di servizi nel settore della ristorazione (19%). Oltre metà delle startup (55%) si rivolge a clienti privati, solo il 5% opera in un mercato di nicchia; l’8% vende i propri servizi sia ai consumatori sia alle aziende, offrendo servizi per la disintermediazione della filiera e vetrine per produttori o retailer, mentre il 37% propone servizi o prodotti tecnologici solo alle imprese, servendo in particolare le aziende agricole o zootecniche (68%) e le industrie di trasformazione (10%).

L’eCommerce è il principale ambito di interesse per le startup, con il 65% delle nuove imprese internazionali attive e un’incidenza sui finanziamenti pari all’84% del totale. La maggior parte delle startup eCommerce offre soluzioni B2c per l’acquisito di prodotti agroalimentari (eCommerce Food, 57%), con modelli di business innovativi che puntano a far incontrare produttori agricoli e consumatori finali. Seguono le startup Food Delivery, piattaforme che mettono a confronto le offerte e consentono di ordinare piatti (36%) e gli Aggregatori,piattaforme mirate a favorire lo scambio di informazioni, prodotti e attrezzature agricole (7%). Quasi un quarto delle startup, invece, opera nell’ambito Agricoltura 4.0 (24% delle startup e 11% dei finanziamenti complessivi), in cui emergono soprattutto le soluzioni digitali per il monitoraggio da remoto di terreni e coltivazioni (69%), seguite da servizi di analisi e integrazione dei dati per supportare gli agricoltori nel processo decisionale (27%) e da strumenti di mappatura di terreni e coltivazioni a partire dai dati sulla resa delle colture o da immagini ricavate da droni (24%). Più marginali le startup che offrono soluzioni per migliorare la qualità alimentare (8%) e la sostenibilità (4%) e quelle in ambito zootecnia di precisione (3%).

Tra le tecnologie più rilevanti per l’innovazione del settore agricolo emergono i dati: li usa il 94% delle startup operanti nell’Agricoltura 4.0 e il 56% impiega tecnologie IoT per raccogliere e trasmettere dati in tempo reale sulle condizioni ambientali e per monitorare le attività delle macchine. Seguono i droni (24%) e i robot per le attività in campo (3%). I dati sono preziosi anche per la qualità alimentare: ne fa uso il 78% delle startup operanti in questo ambito, mentre il 75% sfrutta l’IoT.

da: Ufficio stampa Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano