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Giahs, in programma Fao per valorizzare lo lo sviluppo rurale

Tutelare i territori rurali e formare i professionisti del paesaggio agrario con il programma Giahs. Toscana protagonista

Dopo le colline vitate del Soave e gli olivi secolari della fascia pedemontana dell’Umbria tra Assisi e Spoleto, altri territori italiani tra i candidati per l’iscrizione al programma internazionale Giahs della Fao per la tutela dei paesaggi e dei sistemi rurali di interesse globale.

Modelli agricoli tradizionali

I vigneti terrazzati di Lamole in Chianti e i terrazzamenti dell’agricoltura montana della Valtellina fanno parte di una lista di venti modelli agricoli tradizionali e sostenibili selezionati dai partecipanti al primo Master Internazionale di Agricoltural Heritage System che, inserito nel programma FAO, forma nuovi manager per la gestione dei paesaggi agricoli.

I sistemi agricoli candidati al riconoscimento internazionale sono stati presentati il 30 gennaio a Firenze nella sede della Regione Toscana di Palazzo Strozzi Sagrati in occasione del convegno “L’agricoltura salverà il pianeta”, nel corso del quale è stata inaugurata anche la seconda edizione del Master, coordinato dal laboratorio per il Paesaggio del Dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e Forestali dell’Università di Firenze e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo con il contributo di Fao e Regione Toscana.

Il programma Fao

Il programma Giahs, Globally Important Agricultural Heritage Systems, è stato creato dalla Fao per valorizzare modelli di sviluppo rurale unici, frutto di tradizioni e saperi secolari, la cui conservazione garantisce la sopravvivenza e la sostenibilità dei paesaggi, la biodiversità, l’assetto idrogeologico e l’economia delle popolazioni rurali «Per molte aree montane o marginali, anche nel nostro paese, il modello di agricoltura industriale non è funzionale né sostenibile e i rischi sono la stasi, la recessione e l’abbandono» ha spiegato Mauro Agnoletti presidente del Comitato scientifico del Programma della Fao e direttore del Master.

L’abbandono non è una soluzione

«Ma l’idea che l’abbandono del territorio favorisca il ritorno della natura e quindi la conservazione dell’ambiente per l’Italia rappresenta un suicidio. Abbiamo abbandonato dieci milioni di ettari rendendo fragili e improduttivi i nostri territori. Dare visibilità con dei riconoscimenti internazionali a coloro che restano in questi luoghi per produrre ad esempio olio, vino o frumento, significa anche fare arrivare ai consumatori il messaggio che questi contadini che applicano modelli unici di agricoltura sostenibile sono necessari per la conservazione dell’ambiente e anche per la mitigazione del riscaldamento globale».

A differenza dei programmi di valorizzazione dell’Unesco che tengono conto principalmente degli aspetti estetici degli ambienti e dei paesaggi, i modelli che vengono inseriti nei Giahs (e che spesso sono anche siti Unesco) comprendono anche una dimensione dinamica di produttività e non escludono la possibilità di introdurre pratiche o tecnologie innovative purchè sostenibili e rispettose del sistema stesso.

Cinque i criteri che i sistemi agricoli devono possedere per presentare la loro candidatura alla certificazione Giahs: garantire la sicurezza alimentare e produrre cibo di qualità, tutelare l’agro-biodiversità, salvaguardare le conoscenze tradizionali, conservare il paesaggio tradizionale e promuovere valori culturali e sociali.

Le venti forme di agricoltura selezionate dai partecipanti al Master rispondono a questi criteri e comprendono tra gli altri, insieme ai due siti italiani di Lamole e della Valtellina, anche gli orti galleggianti del Lago Inle nel Myanmar, le coltivazioni di rosa in Barzok in Iran, le oasi montane della Tunisia, l’agricoltura delle isole vulcaniche di Sao Tome (Portogallo) e di Lanzarote (Spagna).

In Italia le candidature internazionali al programma Fao così come l’iscrizione ai siti patrimonio dell’Unesco vedono come primo passaggio l’inserimento al Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, gestito dall’Osservatorio nazionale del paesaggio rurale istituito nel novembre 2012 dal Ministero delle Politiche Agricole.

E in Italia tutte le regioni presentano esempi unici da preservare. Nella sola Toscana, oltre ai vigneti di Lamole, i paesaggi silvopastorali di Moscheta e il paesaggio policolturale di Trequanda già iscritti al Registro altri sei siti presentano i requisiti per ambire ai riconoscimenti nazionali e internazionali.

Per saperne di più sul progetto GIAHS accedi da qui